Logo
Ita/Eng/Gre/Fra/Deu
logo menu
 
26/12/2025
Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, completato il restauro delle grandi tele



Venti grandi tele, sei anni di lavoro, un grande lavoro di squadra. Concluso l’intervento di restauro delle pale d’altare e delle tele settecentesche di Francesco Trevisani e Niccolò Ricciolini della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri diretto da Roberta Porfiri, storica dell’arte della Soprintendenza Speciale di Roma guidata da Daniela Porro.
Sei anni di intervento che hanno trasformato il transetto della Certosa di Roma in un laboratorio di restauro di grandi dimensioni. Un progetto ambizioso che ha permesso di studiare da vicino le grandi tele nate come pale d’altare e cartoni per i mosaici della Basilica di San Pietro e riadattate per essere conservate ed esposte a Santa Maria degli Angeli in occasione del Giubileo del 1750.
"Il restauro - ha commentato il Soprintendente Speciale Daniela Porro - rappresenta un significativo esempio del lavoro svolto dalla Soprintendenza negli ultimi anni. Il cantiere si pone nel mezzo di un più ampio e complesso progetto conservativo, che dal 2019 a oggi, ha dato nuova luce all’intero complesso monumentale. L’intervento ha consentito infatti non solo di recuperare e valorizzare testimonianze preziose del patrimonio artistico nazionale ma anche, al contempo, di approfondire la conoscenza di queste straordinarie opere, che legano storicamente la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri alla Basilica Vaticana, luogo per il quale furono commissionate e dal quale provengono". 
Come ha spiegato Roberta Porfiri, nel momento in cui le grandi tele sono state rimosse dalla loro collocazione abituale per essere sottoposte al restauro è stato possibile esaminarle da vicino e ricostruire, attraverso lo studio delle tracce materiali e dei documenti d’archivio, la loro complessa storia.
Le opere, realizzate di dimensioni differenti, assumono nel progetto di Luigi Vanvitelli un formato unitario o addirittura una forma diversa, come nel caso del dipinto di Trevisani rappresentante il Padre Eterno e la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, che da rettangolare diviene ovale o le tele di Ricciolini trasformate in semilunette per essere adattate ai lati dei finestroni del transetto. Durante il restauro sono emersi tutti gli “escamotages” per adattare le singole scene agli spazi della basilica, senza perdere nulla della loro leggibilità e della coerenza dell’immagine. Un lavoro di adattamenti e riusi rimasto impresso nei tagli e nelle cuciture delle tele. Tele immense che superano, in alcuni casi, i 40 metri quadrati e che hanno rappresentato una sfida per l’equipe di restauratori a partire dalla delicata e complessa fase della movimentazione.
“Tutte le pale – ha spiegato ancora Roberta Porfiri - sono state rimosse dalle sedi e trasportate nella cappella Albergati, che è diventata il nostro laboratorio di restauro, visibile dal pubblico di turisti, fedeli e visitatori della basilica. Col tempo ci siamo sempre più perfezionati e abbiamo cercato di progettare e creare opere provvisionali e sistemi in grado di dare meno stress possibile alle opere. Per Trevisani, ad esempio, si è messo a punto un sistema con una trave reticolare che ha permesso di far scorrere e portare avanti ciascuna tela in modo da discostarla dalla parete e consentire di lavorare anche sul retro. Inoltre, per poter avere una visione sempre completa dell’opera, sul fronte è stato progettato un ponteggio scorrevole su binari in modo da poter all’occorrenza facilmente allontanarlo per poter valutare nell’insieme le operazioni di pulitura, di reintegrazione pittorica e di verniciatura. Insomma, le enormi dimensioni delle opere hanno richiesto uno studio approfondito e una progettazione ad hoc anche di tutto ciò che era funzionale al restauro stesso, a partire dai ponteggi. Le due enormi torri scorrevoli su binari, ad esempio, sono state pensate per restaurare in quota le tele di Ricciolini. Vista l’altezza, in questo caso abbiamo pensato di staccare sì le opere dalle nicchie ma di non portarle a terra per restaurarle ma di operare in quota. Il nostro laboratorio, attrezzato di tutto, sì è dunque trasferito a 25 metri di altezza e abbiamo proceduto restaurando due quadri alla volta, facendo poi scorrere il ponteggio in modo da occupare al minimo lo spazio della chiesa, che è rimasta sempre aperta durante il cantiere. Il progetto così pensato ha consentito anche di rispettare i tempi del PNRR e di ottenere un notevole risparmio economico”.
L’intervento è stato sperimentale sotto tanti punti di vista, anche per le molte strategie adottate per ‘curare’ le tele che dal Settecento non erano praticamente mai state toccate. Il restauro ha seguito il criterio del minimo intervento, rispettando la storia dell’opera e la sua materia originale. “Così oggi, conclude Roberta Porfiri, è possibile apprezzare nuovamente, anche grazie ad una nuova illuminazione realizzata ad hoc per valorizzare ogni dipinto restaurato, la straordinarietà del progetto del cardinal Annibale Albani, che ha trasformato l’antico frigidarium delle Terme di Diocleziano in una pinacoteca”.
Foto: Fabio Caricchia/SSABAP
Soprintendenza Speciale Archeologia
Belle Arti e Paesaggio di Roma

Piazza dei Cinquecento, 67 – 00185 Roma
Centralino 06 480201
Centralino sede di San Michele 06 67233681
posta ordinaria (PEO) e-mail: ss-abap-rm@cultura.gov.it (non abilitata a ricevere le istanze in entrata)
posta certificata (PEC) e-mail certificata: ss-abap-rm@pec.cultura.gov.it
Codice fiscale: 80199570583
Codice IPA: M9GECX

Copyright 2016 - 2025
Ministero della cultura