
Le tombe dei Nasoni e di Fadilla testimoniano quanto si conserva di una serie di ipogei funerari rupestri presenti nel territorio di Saxa Rubra, tra le vie Flaminia e Cassia.
Scoperta nel 1674 al chilometro 8,300 della Flaminia nel corso di lavori per l’ampliamento della via in vista del Giubileo del 1675, la Tomba dei Nasoni è stata risparmiata, rimanendo sostanzialmente integra fino agli inizi dell’800, seppur isolata dal contesto circostante e sottoposta a continue spoliazioni.
La conoscenza dell’aspetto originale si deve alle 35 tavole realizzate dal pittore e incisore Pietro Sante Bartoli subito dopo il rinvenimento. Le incisioni, edite e commentate da Giovanni Bellori qualche anno dopo, rivelano come l’ambiente fosse completamente decorato da diversi temi mitologici e da raffigurazione simboliche legate alla speranza della sopravvivenza dopo la morte.
Grazie a queste immagini sappiamo che la facciata, oggi scomparsa, era in marmo e a forma di tempietto, con una porta sormontata da una tabula inscriptionis che ha permesso di attribuire il sepolcro a Quintus Nasonius Ambrosius e dunque alla famiglia dei Nasoni.
Il sepolcro, datato al II secolo d.C., presentava originariamente un ambiente rettangolare con volta a botte, articolato in tre arcosoli sui lati lunghi e uno sulla parete di fondo sotto i quali si aprivano coppie di tombe a cassone. In un secondo momento sono state ricavate altre quattro fosse per lato e due lungo la parete di fondo, intaccando l’originario pavimento a mosaico, in modo da accogliere almeno altri 25 inumati appartenenti al medesimo gruppo familiare.
La complessa decorazione, suddivisa da una cornice su due registri, alterna riquadrature in stucco e pitture; la zona inferiore è resa con nicchie e quella superiore con pannelli. Nelle nicchie, in origine affiancate da pilastri e inframezzate da figure di Geni con frutti, sono affrescate scene del mito mentre gli spazi di risulta accolgono coppie di mostri marini e Vittorie alate. Sulla parete di fondo il fregio comprende pannelli quadrati, in quello a destra è raffigurato Edipo con la Sfinge, in quello di sinistra Pegaso tra due ninfe.
Della decorazione del soffitto, particolarmente ricca, rimangono parte del “Giudizio di Paride” e la scena della fine della guerra di Troia che per gli antichi rappresentava un’allegoria alla vita umana
Del ricco pavimento musivo bicromo si conserva un lacerto di reticolo a rombi con rosette nere all’interno.
Foto: Simona Sansonetti/SSABAP
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Dove siamo
Tomba dei Nasonii, via Flaminia 961
Come arrivare
Treno urbano Ferrovie Roma Nord, fermata Due Ponti
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Responsabile
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