Storia
La chiesa di Santa Maria sopra Minerva, situata nei pressi del Pantheon, è una delle chiese più ricche di storia e d’arte di Roma. È l’unica grande chiesa neogotica della città e rappresenta un importante centro religioso, culturale e artistico legato soprattutto all’ordine dei Domenicani.
Il titolo “sopra Minerva” deriva dal fatto che la chiesa è edificata nel XIII sec. sui resti di un tempio pagano che si pensava fosse dedicato a Minerva, ma che in seguito si è scoperto essere il tempio di Iside e Serapide risalente al I secolo d.C.
Nel 1275 Alessandro IV (12.12.1254-25.05.1261) assegnata ai frati domenicani, che stabiliscono qui la loro sede principale a Roma, l’area, oggi corrispondente al presbiterio, dove c’era l’antico oratorio dedicato a Maria Vergine con il toponimo di Minervum che papa Zaccaria (03.12.741-15.03.752) aveva concesso alle monache basiliane fuggite da Costantinopoli per le persecuzioni degli iconoclasti.
La costruzione del corpo centrale della basilica inizia intorno al 1280 e va avanti fino al 1370 sotto la direzione probabilmente di Sisto Fiorentino e Ristoro da Campi, gli stessi domenicani ai quali è attribuita la fabbrica di Santa Maria Novella a Firenze. La navata principale della chiesa è già coperta con le volte a crociera verso il 1357-58, ma la conclusione definitiva dei lavori, ai quali vengono aggiunte le cappelle laterali e il chiostro del convento, arriva solo nel 1453.
Tra il Cinquecento e il Seicento vengono costruite nuove cappelle laterali e rinnovati alcuni altari laterali. Baldassarre Peruzzi, Giovan Battista da Sangallo e Antonio da Sangallo il Giovane sono impegnati nella prima metà del XVI sec. nell’ampliamento e nel rifacimento dell’abside per collocarvi i monumenti funebri dei papi Leone X (09.03.1513-01.12.01521) e Clemente VII (19.11.1523-25.09.1534), i cui lavori vanno così a rilento che si rinuncerà alla risistemazione complessiva del coro, trasformato poi da Giovanni Fontana e Carlo Maderno tra il 1603 e il 1616 circa, e le due tombe saranno sistemate lì solo nel 1540.
L’impianto planimetrico longitudinale attuale presenta tre navate divise da arcate a sesto acuto su pilastri con semicolonne addossate e copertura a volte a crociera. Alle navate laterali si affacciano sei cappelle laterali.
La facciata, realizzata nel XV sec. grazie alla generosità di Francesco Orsini, è tipicamente rinascimentale con terminazione lineare, tripartita da un ordine gigante di lesene e con tre portali sormontati da grandi oculi. Fino al maggio 1725 la facciata della basilica rimane con la muratura in laterizi a vista e sarà Benedetto XIII a farla rivestire con l’intonaco. Il portale centrale conserva ancora il fregio a festoni dell’architrave mentre il timpano triangolare gli è stato aggiunto nel 1610 con il restauro finanziato da Andrea Capranica. L’ingresso laterale viene aperto nel 1600 in occasione del Giubileo.
Nel 1628 il convento adiacente diventa sede del Sant’Uffizio, l’Inquisizione, e ospiterà due conclavi, uno nel 1431 e uno nel 1447, nei quali verranno eletti Eugenio IV (03.03.1431-23.02.1447) e Niccolò V (06.03.1447-24.03.1455) oltre ad essere sede nel 1633 del processato a Galileo Galilei.
Dalla sacrestia si accede a un piccolo ambiente nel quale nel 1637 è stata riscostruita per volontà del cardinale Antonio Barberini la camera, dove è morta Santa Caterina da Siena nel 1380, con all’interno ancora visibili i dipinti murali di Antoniazzo Romano.
Nel 1667, sulla piazza antistante, viene innalzato l’obelisco dell’Elefante, disegnato da Gian Lorenzo Bernini ed eseguito da Ercole Ferrata, divenuto subito il simbolo caratteristico di piazza della Minerva e ormai parte integrante della visione d’insieme dalla chiesa.
L’interno nel tempo ha subito varie trasformazioni, soprattutto nel Seicento e nell’Ottocento, che ne modificano in parte l’aspetto originario. Alla fine del XVII sec. vengono eseguiti interventi decorativi e pittorici barocchi negli interni e anche alcune cappelle vengono aggiornate allo stile dell’epoca. Tra il 1797 e il 1814, durante l’occupazione francese di Roma, il convento viene utilizzato come caserma di fanteria, provocando ingenti danni. Nel 1810 l’intero complesso subisce un ulteriore degrado in diversi ambienti poiché, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi, i frati sono costretti ad abbandonare il convento e a disperdersi. Solo nel 1825, dopo il loro rientro, vengono avviati i lavori per riparare i danni causati dalle truppe: è in questo periodo che maturerà l’idea di un restauro integrale della chiesa.
Tra il 1848 e il 1855 si attua un radicale restauro neogotico promosso da Girolamo Bianchedi con il quale si vuole riportare la chiesa alle primitive linee romanico-gotiche, che comporta notevoli cambiamenti strutturali e che modifica fortemente l’aspetto austero della chiesa medioevale: nel coro sono aperte nuove finestre, mentre le sei finestre quadrangolari della navata maggiore sono sostituite con dodici aperture circolari; vengono rifatte le volte della tribuna e del coro; vengono realizzate le fasce trasversali delle campate della navata centrale, impostate sui capitelli delle semicolonne addossate ai pilastri; vengono messi in opera i costoloni lungo le nervature delle crociere; vengono inserite le vetrate dipinte nella navata centrale, nella controfacciata e nell’abside, raffiguranti i Santi dell’Ordine Domenicano.
Nel 1873 il complesso è espropriato e incamerato dal demanio del Regno d’Italia, che destina il convento a sede del Ministero del Tesoro e successivamente del Ministero della Pubblica Istruzione e del Ministero delle Poste, e successivamente passa in quello della Repubblica italiana, che ancora oggi la gestisce attraverso il Fondo Edifici di Culto (FEC).
Tra il 1870 e il 1900 vengono effettuati ulteriori lavori di consolidamento statico e un restauro degli affreschi e delle volte.
Nel 1929 i frati domenicani ottengono di potere ritornare nel convento, occupando alcuni ambienti, per officiare la chiesa.
Negli anni Ottanta del Novecento si provvede al restauro dell’interno, alla pulitura delle cappelle e al miglioramento dell’illuminazione.
Il convento dal 2007 ospita il Polo bibliotecario parlamentare, nel quale sono confluite la Biblioteca della Camera dei Deputati e quella del Senato della Repubblica.
Tra le opere presenti all’interno della basilica troviamo: Storie della vita di Gesù Cristo e Santi (1482-1483), dipinti murali di Antoniazzo Romano presenti nella stanza di Caterina da Siena; Affreschi (fine XV sec.)di Filippino Lippi nella Cappella Carafa, tra i migliori esempi del Rinascimento romano e Cristo della Minerva (1521) di Michelangelo Buonarroti, una scultura in marmo raffigurante il Cristo risorto che regge la croce.
Inoltre la chiesa ospita le tombe d’importanti figure storiche: Santa Caterina da Siena (solo il corpo, mentre la testa è a Siena); Beato Angelico (pittore domenicano e santo); i Papi Leone X (realizzata da Raffaello da Montelupo) e Clemente VII (opera di Nanni di Baccio Bigio), entrambi della famiglia Medici.
Interventi in corso
Tra gli interventi in corso si segnalano il restauro delle cantorie, dell’abside e della cappella Altieri e la messa in sicurezza delle navate laterali (finanziamento FEC € 1.500.000,00) e la sponsorizzazione tecnica di Mecenati Roman Heritage per il restauro del corredo d’altare e della pala di Carlo Maratta della cappella Altieri rappresentante San Pietro presenta alla Vergine San Luigi Bertrand, Santa Rosa da Lima, San Filippo Benizzi, San Francesco Borgia, San Gaetano da Thiene.
Iniziative di valorizzazione
Tra le iniziative di valorizzazione si menziona il concerto «Pittografie sonore». La musica al tempo di Maratti della Cappella Musicale di Santa Maria dell’Animaedell’Ensemble Seicentonovecento diretti da Flavio Colusso, maestro di cappella, del 4 dicembre 2025 per l’anno marattiano dove sono stati eseguiti il Magnificat di Giuseppe Spoglia (1634-1713) e la Missa concertata di Antonio Draghi (1634-1700).
Ensemble Seicentonovecento
Il lavoro dell’Ensemble Seicentonovecento è di grande importanza nella vita musicale in Italia. Non solo le esecuzioni delle musiche da loro scelte sono di alta qualità, ma spesso portano a risultati sorprendenti. [H.C. Robbins Landon, 1993]
È uno dei gruppi italiani più originali della scena internazionale e nel 2023 ha compiuto 40 anni di attività. Impegnato in capolavori inediti del passato e prime esecuzioni di musica d’oggi. Fra le produzioni teatrali, concertistiche e discografiche (oltre 70 CD per EMI, Brilliant, MR, Bongiovanni) realizzate con compositori, direttori e solisti celebri, si segnalano Farinelli et son temps e il repertorio per gli evirati cantori (Caffarelli, Marchesi, Rauzzini, etc.) incisi con il sopranista Aris Christofellis – tra i primi uomini ai nostri giorni a cantare i ruoli di soprano – per la EMI, la prima incisione dell’Ottone in Villa di Vivaldi e della Messa di Gloria di Mascagni, le rarità e prime incisioni assolute di Abbatini, Geremia, Mariani, Palestrina, Pergolesi, Perti, Sarro, A. Scarlatti, Torelli, Vaccaj, e molti altri. Tra i festival e le istituzioni ricordiamo: Beaux Arts di Bruxelles, Società Aquilana dei Concerti, IUC, Teatro Massimo di Palermo, Associazione Scarlatti di Napoli, Sagra Malatestiana di Rimini, Festival de Granada, Festival de Música Antigua de Barcelona, Bratislava Music Festival, Conservatoire de Paris, Conservatoire de Luxembourg, Central Conservatory of Beijin, Château de Chantilly. È impegnato dal 1983 nell’esecuzione e pubblicazione delle opere di Giacomo Carissimi del quale ha registrato i mottetti (3 CD) della raccolta Arion Romanus (1670) e l’Integrale degli oratori (9 CD) in collaborazione con la RAI, l’Académie de France e numerosi partner europei; ha avviato l’integrale degli oratori di Antonio Draghi. Ha inoltre realizzato: i Madrigali d’Archadelt con l’Académie de France e il Museo del Louvre (Francesco Salviati e La bella Maniera); l’oratorio La nascita del Redentore di Anfossi in prima moderna alla RAI di Roma in diretta europea UER; la prima esecuzione delle Musiche per le Quarant’hore di Raimo di Bartolo per il San Carlo di Napoli; il film di G. Brintrup: Palestrina princeps musicae per ZDF e ARTE, presentato in prima assoluta all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia; Santini’s Netzwerk, prodotto per WDR, con il quale ha preso vita il progetto La via dell’Anima – con la Cappella Musicale di Santa Maria dell’Anima – sui manoscritti della Collezione Santini di Münster.
Cappella Musicale di Santa Maria dell’Anima
Formata da solisti vocali e strumentali di fama internazionale, cura il servizio liturgico-musicale dell’omonima Chiesa della comunità cattolica di lingua tedesca in Roma sotto la direzione del compositore e direttore Flavio Colusso. È impegnata in iniziative come l’integrale degli oratori e delle composizioni sacre di Antonio Draghi [Rimini 1634 – Wien 1700] e “La via dell’Anima” che valorizza il patrimonio musicale della collezione di manoscritti raccolti da Fortunato Santini, musicista romano della prima metà dell’Ottocento che abitava proprio in Via dell’Anima, ora conservati nella Diözesanbibliothek di Münster. Il repertorio spazia dalla Scuola romana di Palestrina, Victoria, Carissimi ai classici come Haydn e Mozart alle nuove composizioni dell’attuale Maestro di cappella – del quale ha inciso in CD la Missa de Anima (2018) e la Missa Veni Creator Spiritus (2024) – e a quelle degli antichi maestri dell’Anima come Christiaan Ameyden, Pietro Paolo Bencini, Giovanni Battista Borghi, Giovanni Battista Casali, Arcangelo Corelli, G.B. Costanzi, Ruggero Giovannelli, Niccolò Jommelli. È protagonista musicale del film di Georg Brintrup Santini’s Netzwerk (La rete di Santini) e il concerto eseguito nel Paulus-Dom di Münster è stato trasmesso dalla Radio-Televisone tedesca WDR. Ha interpretato la Missa l’Homme Armé a 12 voci di Giacomo Carissimi a Pordenone al Festival Int.le di Musica Sacra, a Roma in collaborazione con la IUC-Istituzione Universitaria dei Concerti e a Marino, in occasione della pubblicazione dell’opera edita dall’IISM-Istituto Italiano per la Storia della Musica. Ha interpretato in prima moderna la Missa Papae Marcelli nella versione a 12 voci in collaborazione con la Fondazione Palestrina, evento ripreso da K-TV e, in occasione del 350° di Orazio Benevoli, la Missa Paradisi Portas a 8 voci al Festival di Trento in collaborazione con il Centro di eccellenza “Laurence K.J. Feininger” e la Fondazione G.P. da Palestrina.
Flavio Colusso www.flaviocolusso.it
«La peculiarità creativa di Flavio Colusso è racchiusa tutta in questa filosofia dell’arte, intesa come creazione e ri-creazione in cui l’arcaico e il presente si incontrano in una commovente, umanissima, sintesi». [Pupi Avati, 2004]
Compositore, musicologo e direttore impegnato nel repertorio lirico e sinfonico e nella produzione di inediti, prime esecuzioni e sue composizioni con artisti come Nina Beilina, Konstantin Bogino, José Carreras, Mariella Devia, Cecilia Gasdia, Daniele Lombardi, Giovanni Sollima, Pietro Spagnoli, Joan Sutherland.
È presente in istituzioni come Gran Teatre del Liceu de Barcelona, La Fenice di Venezia, San Carlo di Napoli, Opera di Roma, Massimo di Palermo, La Maestranza de Siviglia, Palais des Beaux Arts di Bruxelles, Festival Puccini di Torre del Lago, Spoleto Festival, Tianjin Festival, Festival de la Opera de Tenerife, Conservatorie de Paris, Beijing Central Conservatory of Music, Académie de France, Sagra Malatestiana di Rimini, Settimana di Musica Sacra a Monreale, Festival de Granada, trasmessi da RAI, UER, RNE-2 Clásica, WDR, ZDF, ARTE, HRTV, MEZZO e incisi in oltre 50 CD (EMI, Brilliant, Bongiovanni, MR).
È Accademico Pontificio di Belle Arti e Lettere, Compositore residente dell’Università di Osnabrück, membro “ad honorem” del Centro Studi Farinelli e presidente della Sibelius Society Italia, fondata con Sir Antonio Pappano e la nipote di Sibelius. Maestro di cappella della Chiesa teutonica di S. Maria dell’Anima (fra i predecessori: Bencini, Corelli, Jommelli) e della Basilica di S. Giacomo (fra i predecessori: Benevoli, Giovannelli, A. Scarlatti), ha fondato e dirige l’Ensemble Seicentonovecento e dal 1983 cura l’esecuzione e la pubblicazione delle opere di Carissimi. La sua discografia comprende lavori di molti autori, fra cui Exultate jubilate di Mozart con Mariella Devia (pubblicato col facsimile del manoscritto – LIM “Musica Theatina”/Mozarteum Salzburg); le prime moderne della Messa di Gloria di Mascagni; le opere La Maga Circe di Anfossi e Ottone in Villa di Vivaldi; tutti gli “Oratori” e i mottetti Arion Romanus di Carissimi. Fin dagli anni ’80 ha affrontato il repertorio degli evirati cantori (Farinelli, Caffarelli, Marchesi, Rauzzini) con concerti e CD per la EMI dando impulso al revival sviluppatosi dagli anni ‘90: i suoi studi, concerti e CD sono un punto di riferimento nella riscoperta di questo repertorio. Autore di numerosi saggi e pubblicazioni interdisciplinari (Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Electa, Arte’m, Gangemi, Artemide, Recercare, Fondazione Palestrina, IISM-Istituto Italiano per la Storia della Musica, LIM-Libreria Musicale Italiana), ha scritto la maggior parte dei testi delle sue composizioni vocali e dei Libretti delle sue opere teatrali.

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