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Gli alberi nelle loro varie aggregazioni, da isolati o in gruppi, monospecifici o diversificati nelle specie, hanno sempre caratterizzato il paesaggio, non solo quello naturale ed agricolo ma anche quello delle ville storiche, dei piccoli e grandi centri urbani, assumendo, in questi ambienti, un ruolo significativo nel connotare gli spazi architettonici ed urbanistici in cui sono stati inseriti dall’uomo.

Tale importanza di valore si accresce nel tempo via via che gli alberi si sviluppano. Nella loro veste di organismi viventi intessono relazioni vitali sempre più complesse che implicano non solo aspetti estetici e culturali ma soprattutto lo sviluppo di funzioni eco-paesaggistiche e biologiche fondamentali per la vivibilità della terra e degli agglomerati urbani, in quanto producono ossigeno ed assorbono CO2, , migliorano la qualità dell’aria, agendo come filtri naturali e migliorando indirettamente la nostra salute, influenzano positivamente il ciclo dell’acqua, stabilizzando i terreni ove essi crescono, conservano la biodiversità fornendo specifici habitat, cibo e protezione a innumerevoli specie animali e vegetali.

Nelle aree urbane gli alberi, oltre a caratterizzare la storia dell’evoluzione della città nelle diverse epoche, sono un elemento fondamentale per creare un paesaggio urbano di qualità; con la loro specifica disposizione si possono formare viali, quinte, fondali, allineamenti percettivi, mascheramenti o zone di filtro visivo, dando una connotazione identitaria al luogo. Inoltre svolgono il ruolo di mitigazione delle ondate di calore, rinfrescano l’aria attraverso l’ombreggiatura e l’evapotraspirazione delle loro chiome, aiutando a contrastare le “isole di calore” e di riduzione dell’inquinamento acustico, agendo, con le loro chiome, come barriere fonoassorbenti, proteggendo le abitazioni dal rumore del traffico e delle aree industriali.

Non ultimo influiscono sul benessere psicologico, in quanto la presenza di alberi e spazi verdi migliora la salute fisica e mentale, riducendo lo stress, la pressione sanguigna e accelerando i tempi di recupero da malattie.[1]

Ricordiamo inoltre l’importanza che la copertura arborea riveste nei grandi parchi urbani e le ville storiche, da Villa Borghese, Villa Ada, Villa Pamphilj, fino a Villa Torlonia, alla Passeggiata del Gianicolo, alla Riserva Naturale di Monte Mario, al Parco degli Acquedotti e molti altri.

Infine le più importanti aree archeologiche come quelle dell’Appia Antica e di Ostia sono anch’esse caratterizzate dalla presenza di specifici alberi.

EVOLUZIONE STORICA DELLE ALBERATURE  NELLA CITTA’ DI ROMA

“A Roma gli alberi che costituiscono un elemento di forte identità sono olmi, platani, tigli, pini domestici, cipressi; le alberate stradali caratterizzano strade e quartieri, parlano di precisi periodi storici e raccontano pezzi di storia della città. Si pensi ai platani, impronta visibile dei Savoia sulla nuova capitale unitaria; al pino domestico che a fine Ottocento divenne elemento caratteristico nel piano di valorizzazione dell’area archeologica della “nuova Roma”; ai lecci di viale Mazzini, opera di Raffaele De Vico, che, attraverso il progetto dei grandi parchi e giardini del novecento ha contribuito a costituire l’immagine identitaria del paesaggio romano; ma anche agli aranci amari di via XX Settembre; ad altre strade e quartieri dove si sono consolidate nuove identità locali.

L’immagine attuale delle alberate stradali è frutto di una stratificazione storica che ha visto l’avvicendarsi di diverse specie dominanti nella scena urbana [2]. L’olmo fu tipico della Roma di Sisto V nel XVI secolo, quando le “olmate” erano poste lungo le vie di percorrenza dei pellegrini, che portavano alle Basiliche. Il platano fu espressione della Roma “umbertina”, ovvero dell’intento del re Umberto I di conferire a Roma quel carattere internazionale delle altre grandi capitali europee attraverso l’impiego di un albero selezionato come ibrido in Inghilterra (Platanus x acerifolia).

Nel primo censimento del 1898 e quindi poco dopo l’Unità d’Italia, relativo a poco più di 11.000 alberi e 27 specie, Roma presenta il platano come specie largamente prevalente (oltre 30%), seguito da olmo campestre (12%). In particolare, il platano prevaleva nelle vie che si affacciano sul Tevere, oggetto di profonde trasformazioni urbanistiche in quegli anni, mentre l’olmo dominava localmente in alcune porzioni del centro cittadino e della parte sud-occidentale. I rioni centrali (Esquilino, Celio, Castro Pretorio) erano caratterizzati da Gleditsia(una leguminosa in seguito abbandonata per gli aculei pericolosi su rami e tronco), mentre nella parte orientale (Collatino) venivano impiegati ailanto e robinia.

La composizione percentuale delle specie lungo i viali alberati (25 specie, 11.279 alberi) nel 1898 mostra che le due specie più rappresentate erano Ulmus minor e Platanus × acerifolia. La prima può essere considerata il simbolo della Roma pontificia, mentre la seconda rappresenta il periodo umbertino (fine del XIX secolo)2.

Il secondo censimento, effettuato nel 1955, riporta un totale di 47.000 alberi e 29 specie e un quadro profondamente mutato dalla dominanza del pino domestico (28%). Con una percentuale inferiore al 5%, tra le poche specie realmente autoctone, il leccio compare nelle scelte di arredo urbanistico per viali più aperti realizzati negli anni ’30, ad esempio a Prati da parte di Raffaele De Vico. In termini di distribuzione territoriale, il platano restava affermato nei quartieri centrali, mentre il pino occupava gli spazi dei quartieri più nuovi dell’epoca (Della Vittoria, Trieste) e le specie di taglia minore (ad esempio, Hibiscus) quelli dei quartieri residenziali in espansione del quadrante orientale.

Composizione percentuale delle specie lungo i viali alberati (29 specie, 46.971 alberi) nel 1955.
La specie più utilizzata era
Pinus pinea, piantata durante il periodo fascista per simboleggiare il legame culturale con l’Impero Romano.

Il censimento del 1971 riflette lo sviluppo urbanistico incessante della città avvenuto nel dopoguerra, soprattutto rispetto ai quartieri residenziali in senso centrifugo. Rispetto agli oltre 70.000 alberi censiti e alle 32 specie, robinia e platano (circa 16% ciascuna) sono quelle prevalenti, con pino sotto il 10%.In termini distributivi, il centro storico resta dominio del platano, il tiglio prevale all’EUR, il pino domestico lungo alcune arterie principali e nei quartieri di nuova costruzione, ma il vero carattere distintivo è l’aumento dei quartieri privi di una specifica caratteristica.

Composizione percentuale delle specie nelle strade alberate (32 specie_70727 alberi) – 1971. In questo periodo la città subì una forte urbanizzazione e la Robinia pseudoacacia divenne la specie più rappresentata.

Nel censimento del 1998 (circa 120.000 alberi e 58 specie) la tendenza osservata in precedenza è sostanzialmente confermata, con la prevalenza di robinia e platano (intorno al 12%), seguiti da pino, ligustro e oleandro (8-10%). Sul territorio, il platano resta dominante nel centro, il pino nei quartieri più nuovi a ridosso del GRA, oleandro e ligustro sono caratteristici in altri quartieri periferici, mentre cresce ancora il numero di quartieri privi di specie caratteristiche (oltre il 50%), come risultato della sovrapposizione caotica della piantagione di specie nuove su quelle meno recenti già esistenti.

Composizione percentuale delle specie nelle strade alberate (58 specie_119873 alberi) – 1998. R. pseudoacacia rimane la specie più comune, ma molte specie di terza classe di altezza come Ligustrum japonicum, Nerium oleander, Hibiscus syriacus, Prunus x blirejana stanno diventando sempre più utilizzate.

A questi dati derivati dallo studio di Attorre et al. (2000) possono essere aggiunti quelli più recenti relativi al censimento del 2016. A fronte di un numero quasi inalterato di alberi (circa 120.000), sono state censite circa 160 entità tra specie e varietà. Platano e pino domestico sono le specie più rappresentate (11-12% ciascuna, con una leggera prevalenza della prima), la robinia è ridotta a circa il 6%. Il pino domestico, al di là dei problemi che può causare quando le radici non hanno lo spazio necessario allo sviluppo, rimane un landmark connotativo importante delle vie consolari di accesso alla città, di numerose strade di scorrimento secondarie, delle aree archeologiche e dei parchi suburbani”. [3]

Nelle Linee strategiche sul verde urbano di Roma del novembre 2023, con dati aggiornati al 2022, nelle aree pubbliche sono stati censiti circa 126.000 alberi in viali o aiuole stradali, circa 180.000 alberi in parchi e circa 14.000 nelle pertinenze degli istituti scolastici, distribuiti nell’ambito dei 15 municipi con concentrazioni differenti. Nessuna specifica viene data però riguardo le diverse specie.

La consistenza e la variabilità delle principali alberature stradali presenti nella rete viaria di Roma sono state focalizzate dallo studio del CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura  e l’analisi dell’economia agraria) relativo all’Analisi e strategie per la riqualificazione delle alberature stradali di Roma Capitale, e in particolare al capitolo 5.3. Patrimonio arboreo e alberature stradali al quale si rimanda[4].

“A livello generale, la componente prevalente tra gli alberi è quella dei pini (16%, oltre 50.000 piante), seguita dalle querce e dalle specie a portamento minore (oltre il 12% e 35.000 piante ciascuna), mentre un ruolo rilevante è anche da assegnare alla robinia (quasi 10%). Questi dati non si riflettono con le stesse proporzioni nelle alberature stradali: in questo caso, infatti, la specie prevalente è il platano (12,3%, quasi 15.000 piante), seguito dal pino (11,7%) e dal tiglio (7,6%), se si escludono le specie a portamento minore, quali quelle afferenti ai gruppi caratte-rizzati da ciliegi (8,3%), ligustro (9,6%) e le rimanenti con questa caratteristica, talvolta dal porta-mento arbustivo (18,8%, nel loro insieme). Nelle alberature stradali assumono un ruolo minore rispetto alle frequenze nelle alberature cittadine considerate nel loro insieme i tipi riferibili alla quercia (7,1 vs 12,4%, nel caso di Roma riferibile prevalentemente al leccio), robinia, olmo e cipresso, mentre nel tipo riferibile all’acero il ruolo è maggiore (6,4 vs 4,2%). Un ruolo piuttosto marginale in termini numerici, infine, è svolto da specie afferenti ai tipi riferibili ad altre conifere (0,3%), ad altre latifoglie sempreverdi (1,9%) e alle palme (0,4%)”

DINAMICHE RECENTI RIGUARDANTI LE ALBERATURE DELLA CITTA’ DI ROMA

Negli ultimi anni un cambiamento sostanziale che sta riguardato la Regione Lazio e in modo particolare la città di Roma è legato alla diffusione di un insetto parassita Toumeyella parvicornis, detto cocciniglia tartaruga, che colpisce in modo specifico il Pino domestico (Pinus pinea), emblema del paesaggio della capitale, con la conseguenza che tale specie sta subendo una forte decremento e trova difficoltà ad essere reintrodotta.

Un evento simile, anch’esso degli ultimi decenni, che ha inciso sulla storia del paesaggio soprattutto delle ville storiche, è stato legato alla moria di diverse specie di palme, anche in questo caso dovuta ad un insetto esotico quale il Punteruolo rosso (Rhyncophorus ferrugineus) che ha minato in modo irreversibile moltissimi esemplari di palme non solo comuni (come Phoenix spp.) ma anche più rare (es. Butia, Brahea spp.).

La sopravvivenza e la crescita delle diverse specie arboree nell’ambiente fortemente antropizzato come quello di Roma dipende in modo stretto da diversi fattori.

In primis tali fattori sono legati naturalmente:

  • alle specifiche esigenze autoecologiche di ciascuna specie
  • alla loro resistenza alle alterazioni ambientali dell’ambiente urbano  (sia aereo che sotterraneo)

ma rivestono importanza sostanziale:

  • la loro collocazione nello spazio urbano
  • le cure colturali che vengono loro rivolte nel tempo

Ciò implica la creazione diretta di una relazione sia con il “costruito”, antico e moderno, sia con le diverse forme viventi che a tali alberi sono legate, compreso l’uomo.


[1] Per conoscere specifiche funzioni degli alberi in ambiente urbano si vedano i contributi tematici contenuti nella   STRATEGIA NAZIONALE DEL VERDE URBANO,  Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Comitato per lo Sviluppo del Verde a questo link: https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/strategia_verde_urbano-pdf

[2] Fabio Attorre, Maurizio Bruno, Fabio Francesconi, Roberto Valenti, Franco Bruno 2020 – Landscape and Urban Planning 49 (2000) 115±128 https://www.academia.edu/4852281/Landscape_changes_of_Rome_through_tree_lined_roads

[3] Tratto dal capitolo “4.1. Alberature stradali e identità del paesaggio romano; Analisi e strategie per la riqualificazione delle alberature stradali di Roma Capitale. https://www.crea.gov.it/web/foreste-e-legno/-/foreste-urbane-riqualificazione-delle-alberature-stradali-di-roma-capitale

[4] https://www.crea.gov.it/web/foreste-e-legno/-/foreste-urbane-riqualificazione-delle-alberature-stradali-di-roma-capitale

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