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Campagna romana Gaspard Doughet (1647) affresco chiesa di San Martino ai Monti

Il paesaggio della campagna romana come doveva apparire nella prima metà del secolo XVII, lo conosciamo attraverso l’affresco di Gaspard Doughet che «ci offre un’immagine di un paesaggio di pascoli, di macchie, di acquitrini, di rari campi a cultura aperti, che esprime le forme di un sistema agrario a campi ed erba, nel quale le attività dell’allevamento, nettamente, prevalgono su quelle agricole» (E. Sereni, Storia del paesaggio agrario Italiano, Bari 1961), paradigmatico dell’agro romano.

Campagna romana “La Campagna desolata di Roma”, Enrico Coleman (dipinto, 1901)

Questo paesaggio conserva per i secoli successivi lo stesso aspetto desolato e di silenzio che, immagine di una campagna romana minacciata dall’avanzare dell’industrializzazione e della città moderna, ci restituisce una visione a campi aperti e nudi.

All’inizio del ‘900, attraverso il dipinto del 1901 “La Campagna desolata di Roma”, di Enrico Coleman abbiamo conferma come il paesaggio dell’agro romano «all’indomani dell’Unità non segna importanti trasformazioni nei sistemi agrari: quelli tradizionali a campi ed erba seguitano a prevalere, con un regime di campi aperti, anche se si può rilevare , nell’ambito di questi sistemi, un certo progresso dei dissodamenti e della cultura granaria a  spese del pascolo, e qua e là un progresso delle piantagioni arboree ed arbustive in prossimità dei centri abitati»(E. Sereni, Storia del paesaggio agrario Italiano, Bari 1961).

Campagna romana – “Tor di quinto in primavera “, Giulio Aristide Sartorio (1903)

«Nell’agro romano dove predomina una pastorizia transumante, il paesaggio – del quale Sartorio ci offre una documentazione – ripete ancora sostanzialmente le forme già rilevate nei decenni precedenti o nei secoli lontani» (E. Sereni, Storia del paesaggio agrario Italiano, Bari 1961). Per Sartorio “il paesaggio è forma d’arte per sé stesso” l’artista ha solo il compito di scegliere il luogo, il momento e il taglio che intende dare alla scena al fine di comunicare il suo sentimento al riguardante per ricreare la primitiva sensazione.

Nel secondo dopo guerra, l’urbanizzazione incontrollata dell’agro romano non ha impedito il mantenimento di alcune tenute storiche condotte a pascolo o seminativo che conservano oggi i valori storico paesaggistici dell’ambiente agricolo. I punti di forza, sul piano percettivo, che contribuiscono a delineare i peculiari caratteri paesaggistici e determinano la complessiva trama paesaggistica del territorio, sono le torri isolate sulla sommità delle pendici collinari e i casali agricoli, con aree coltivate spesso contornate da aree boscate, che si alternano ai più moderni insediamenti della cintura periurbana. Paesaggio i cui valori identitari sono riconoscibili nell’alternarsi di pianori, pascoli, fossi e valloni stretti, ricchi di forre e macchie di vegetazione, contornati da resti archeologici, casali e insediamenti nobiliari e agricoli che, tradizionalmente, hanno costituito il contorno territoriale di ingresso a Roma, contribuendo alla forma territoriale d’insieme della città stessa.

IL PAESAGGIO VEGETALE DELL’AGRO ROMANO: CAMPIONATURA FOTOGRAFICA DELLA VEGETAZIONE

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