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Uno dei maggiori impegni delle Soprintendenze è quello di proporre modifiche migliorative dal punto di vista paesaggistico agli interventi og­getto di valutazione. Attività di grande rilevanza, ma poco conosciuta, che si esplica mediante l’in­terazione con enti locali, professionisti e cittadi­ni, configurandosi, di fatto, come un’assistenza all’attività di progettazione, per assicurare inter­venti meglio inseriti nel contesto paesaggistico.

Opinione diffusa è quella che vede l’attività di tutela del paesaggio del MiC esercitata esclusivamente mediante vincoli, veti e pareri negativi alla realizzazione di opere sia pubbliche che private; grande è invece l’impegno degli uffi­ci del Ministero volto a concordare o a richiedere modifiche ai progetti proposti al fine di migliora­li paesaggisticamente.

Non di rado sono i progettisti stessi, sia di pic­cole sia di grandi opere che, in fase di ideazione dell’intervento, chiedono pareri informali preli­minari agli uffici del Ministero, in modo tale da procedere, nelle fasi successive della progettazio­ne, senza la necessità di modifiche significative. Altre volte l’interlocuzione con i progettisti, ai fini della modifica del progetto, avviene a seguito di un preavviso di diniego o di un parere negati­vo: confronto che porta sovente al miglioramen­to dell’opera ai fini di un parere favorevole finale.

Vi è dunque un’impegnativa, complessa, capillare attività, poco conosciuta, lontana dal clamore dei mezzi d’informazione, che non dà luogo all’e­spressione di singoli provvedimenti, né genera numeri di protocollo, né figura nei monitoraggi delle attività istituzionali. Essa prevede l’attento studio dei progetti, il procedere con eventuali ri­chieste d’integrazione laddove gli elaborati non definiscono in modo sufficientemente chiaro l’opera, il confronto con i progettisti o con le commissioni paesaggistiche comunali, l’effettua­zione di sopralluoghi. L’obiettivo principale di tale attività è, nella grande maggioranza dei casi, il miglioramento qualitativo dell’opera, rispetto ai valori paesaggistici dei luoghi.

Questa attività si esplica in vari modi. Le So­printendenze, innanzitutto, dedicano almeno un giorno a settimana al “ricevimento del pub­blico”; è in questa occasione che i progettisti di amministrazioni pubbliche, società o privati cittadini possono colloquiare con i funzionari di zona per illustrare preventivamente ipotesi di intervento e ottenere un parere informale o in­dicazioni di modifiche e mitigazioni che consen­tano di procedere con un progetto che in sede di approvazione ai fini paesaggistici potrà essere assentito senza prescrizioni. Questa procedura consente di raggiungere i migliori risultati per il paesaggio con un risparmio di tempo sia per il proponente che per l’ufficio, anche perché con­sente di scoraggiare fin dalle prime fasi ideative eventuali opere del tutto incompatibili.

Altre volte il proponente o il progettista incarica­to si recano in Soprintendenza per confrontarsi con il funzionario a seguito del ricevimento di un preavviso di parere negativo per concordare le modifiche da apportare al progetto affinché pos­sa essere assentito. Si tratta di una fase delicata in cui è necessaria l’alta professionalità e imparziali­tà dei funzionari del Ministero. Altre volte ancora il funzionario, dopo aver esaminato il progetto, effettuato eventuali sopralluoghi, e riscontrato criticità paesaggistiche, sulla base delle proprie competenze, esperienza e conoscenza dei luoghi nonché della tipologia di opera, individua nel det­taglio specifiche migliorie al progetto o misure di mitigazione tali da renderlo compatibile paesag­gisticamente e le pone come prescrizioni al pare­re favorevole. Tali prescrizioni possono portare a un intervento nettamente migliore senza fermare la realizzazione dell’opera.

Riguardo al merito delle questioni progettuali, il confronto con i progettisti va dalla analisi e ricer­ca della qualità dei dettagli di piccoli manufatti fino all’impostazione generale di grandi progetti solitamente presentati da amministrazioni pub­bliche o grandi società. Molto spesso si pone l’at­tenzione, talvolta trascurata nelle progettazioni, alla sistemazione degli spazi pertinenziali circo­stanti il manufatto che in realtà hanno grande va­lenza paesaggistica e mitigativa. Altra possibilità, praticata soprattutto nel confronto con le Pub­bliche Amministrazioni, è la richiesta di misure compensative che nel complesso garantiscano la conservazione o l’accrescimento della qualità del paesaggio nel suo insieme.

Tale confronto progettuale e l’attività migliorativa conseguente è anche esercitata in sede delle Conferenze dei servizi, procedura sempre più diffusa, anche per opere minori.

L’esperienza specifica di tipologie di opere ri­correnti nel territorio e la conoscenza della zona sono elementi fondamentali per un’azione effi­cace a tutela del paesaggio da parte dei funzio­nari. D’altro canto, solo conoscenze specifiche e l’esperienza consentono di proporre modifiche o mitigazio­ni efficaci ai fini dell’inserimento paesaggistico.

Il confronto continuo e capillare tra i progetti­sti e i funzionari delle Soprintendenze accresce reciprocamente la consapevolezza delle specificità e delle problematiche relative alla tu­tela del paesaggio e le strategie per conseguirla e favorisce la conoscenza e la diffusione di buone pratiche nei vari territori che vanno a porsi come esempio per gli interventi successivi.

L’attività di cui si parla risulta indispensabile perché pone spesso rimedio a una diffusa bassa qualità della progettazione (tale basso livello può essere dovuto sia a motivazioni culturali sia all’in­teresse del proponente di ottenere, con il minor costo di progettazione e dell’esecuzione dell’ope­ra la maggior utilità, sebbene una maggior cura progettuale non determini necessariamente mag­giori costi o utilità inferiori e al contrario porta alla realizzazione di un opera di maggior valore anche commerciale), a tutela dell’interesse collettivo costituito da un paesaggio di qualità.

È evidente come una maggiore consapevolezza dell’attività sopra descritta possa contribuire ad allontanare quell’idea che vede troppo spesso as­sociata all’attività di tutela del paesaggio un ef­fetto di freno allo sviluppo e alle attività impren­ditoriali, a favore invece di una visione che veda tale tutela quale garante di uno sviluppo compa­tibile con i valori del paesaggio. Un paesaggio di qualità che anzi dovrebbe diventare esso stesso risorsa economica e motore di sviluppo, oltre che elemento determinante per la qualità della vita dei suoi abitanti e motore attrattivo del turismo.

Di seguito vengono riportati i collegamenti con il REGOLAMENTO DEL VERDE PUBBLICO E PRIVATO E DEL PAESAGGIO URBANO DI ROMA CAPITALE e con LINEE GUIDA ALLA SCELTA DI SPECIE ARBOREE E ARBUSTIVE DA UTILIZZARE NEGLI INTERVENTI DI FORESTAZIONE (URBANA E PERIURBANA) NEL TERRITORIO DELLA REGIONE LAZIO.
Tali riferimenti svolgono un ruolo fondamentale per essere una guida da un lato nell’individuazione delle specie legnose più adatte da utilizzare nei diversi tipi di ambienti fitoclimatici e dall’altro nella gestione ordinaria degli alberi in ambiente urbano e agricolo. Bisogna tenere presente che la storia del paesaggio del territorio di Roma, così come di altri luoghi, è stata sempre condizionata dall’introduzione e diffusione di specie ornamentali esotiche, che sono diventate parte integrante di tale paesaggio, adattandosi al clima locale. Molte di queste specie esotiche si ritrovano nei parchi, nei giardini e lungo la viabilità cittadina, arricchendo la flora locale e permettendo di ampliare spesso l’utilizzo di specifiche piante in contesti con limitazioni ambientali significative. 

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