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Nella Basilica dei Santi XII Apostoli, una delle numerose chiese romane di proprietà del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, è tornata accessibile, al termine dell’ultimo restauro curato dalla Soprintendenza Speciale di Roma, la Cappella del Cardinale Bessarione.
L’iniziativa intende arricchire l’offerta culturale romana in occasione dell’anno giubilare e celebrare il quarantesimo anno dall’istituzione del Fondo Edifici di Culto.
Alla cappella si accede da una piccola porta nella navata destra della basilica. Dell’ambiente originario rimane soltanto una piccola porzione corrispondente alla terminazione absidale perché fu occultato al principio del 700 con la costruzione della cappella Odescalchi e di conseguenza se ne perse la memoria per oltre due secoli. Solo nel 1959 nel corso di lavori di manutenzione nell’adiacente Palazzo Colonna si penetrò fortuitamente in questo ambiente e si scoprì che sotto uno strato di scialbo c’erano tracce di una ricca decorazione, portata poi alla luce nel 1990.
La cappella fu decorata negli anni Sessanta del Quattrocento per volere dal cardinale Basilio Bessarione, un prelato nato a Trebisonda, nell’attuale Turchia, con una formazione imperniata sulla cultura greca e la filosofia neoplatonica. Bessarione coltiva l’ambizione di promuovere la ricomposizione dello scisma che dal 1054 aveva determinato la separazione della chiesa latina da quella orientale.
Aveva difatti preso parte al concilio ecumenico tenutosi nelle città di Firenze e Ferrara tra 1438 e 1439 finalizzato all’unione delle due chiese. L’obbiettivo era anche dare maggiore forza al mondo cristiano contro l’avanzata degli ottomani, aspirazione che naufragò dopo pochi anni con la presa di Costantinopoli nel 1453 e la fine dell’Impero Romano d’Oriente.
Bessarione, dunque, definito dall’umanista Lorenzo Valla latinorum graecissimus e graecorum latinissimus, rappresenta un’importante figura di collegamento tra il mondo greco e il mondo latino in un momento in cui l’Impero Romano d’oriente è ormai al tramonto e le due chiese sanciscono, dopo un’effimera unione, la loro irrimediabile inconciliabilità.
Nel 1439 Bessarione era stato nominato dal papa Eugenio IV cardinale titolare della Basilica dei Santi XII Apostoli e aveva stabilito la propria residenza negli ambienti adiacenti alla chiesa, attualmente facenti parte del palazzo Colonna. Questa residenza diventa la sede dell’academia bessarionis, cenacolo di dotti umanisti impegnati a custodire e a trasmettere il patrimonio culturale dei classici greci e latini.
Quando nel 1463 gli viene concesso il patronato di questa cappella, Bessarione la sceglie quale luogo per la sua sepoltura e promuove una decorazione che doveva essere l’espressione visiva del suo pensiero.
Ci troviamo dunque davanti ad un progetto decorativo che illustra in maniera allegorica un progetto politico, testimonianza di un momento storico ben preciso.
La decorazione riveste un grande interesse anche sul piano artistico per la conoscenza della cultura figurativa del Quattrocento romano e dei maestri che operarono nella città eterna nei decenni centrali del XV secolo, in pieno Rinascimento.
La decorazione rispecchia in ogni caso un contesto artistico in fermento. Nell’Urbe si erano infatti succedute presenze di artisti importanti provenienti da Firenze e da altri centri del Rinascimento, come Masolino, Benozzo Gozzoli e Piero della Francesca, determinando la nascita di una nuova cultura figurativa che caratterizzerà gli anni del pontificato di Sisto IV.
Negli anni 1996-1997, la Soprintendenza ha eseguito uno scavo archeologico riportando alla luce la quota e parte del pavimento quattrocentesco e di quello a mosaico del VI secolo appartenente alla Basilica fatta edificare da Papa Pelagio.
La presenza di infiltrazioni di umidità provenienti dal contiguo palazzo Colonna, con cui i dipinti condividono il supporto murario, ha portato nel tempo ad una serie di interventi di manutenzione degli affreschi. A seguito di un’accurata indagine diagnostica, nel 2022, l’intero ciclo pittorico è stato nuovamente sottoposto ad un intervento di revisione dei precedenti restauri. Dal 2023 un impianto di rilevamento microclimatico permette di valutare l’impatto che le variazioni climatiche esterne e la fruizione del pubblico hanno sul ciclo pittorico che per tale ragione può essere vistato solo in piccoli gruppi.
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