Cerca

La maestosa facciata a due ordini è rivestita da blocchi di travertino provenienti, secondo la tradizione, dal Colosseo. Nel timpano sovrastante l’ingresso centrale è scolpito lo stemma del cardinale d’Estouteville. Il portale principale è sormontato da un affresco raffigurante la Consegna della Regola Agostiniana (secolo XVIII) ed è affiancato da due portali minori sovrastati da due finestre tonde. L’interno, a croce latina, è suddiviso da pilastri in tre navate, con cinque cappelle su ognuna delle navate laterali, un transetto e un’abside affiancata da altre cappelle.

Le opere d’arte custodite nella Basilica

Varcato l’ingresso, sulla destra troviamo la famosa “Madonna del Parto“, che la tradizione vuole fosse stata realizzata con l’adattamento di un’antica statua romana raffigurante “Agrippina con il piccolo Nerone in braccio”, mentre è del 1516 ad opera di Jacopo Tatti detto “il Sansovino“. La scultura, forse la più venerata della Madonne romane, traboccante di ex voto di ogni genere, è considerata la protettrice delle partorienti.
 
La navata centrale è inquadrata da pilastri sostenenti arcate a tutto sesto, sopra le quali si snodano 12 storie della vita della Vergine Maria: in particolare, il terzo pilastro sinistro custodisce un gruppo marmoreo rappresentante “S. Anna che riunisce in un unico abbraccio la Vergine Maria ed il Bambino”, opera di Andrea Sansovino: nel giorno di Sant’Anna tutti i poeti di Roma venivano ad appendere intorno al simulacro i loro componimenti poetici, conservati nella chiesa.
 
A questo gruppo scultoreo è collegato il sovrastante affresco di Raffaello del 1512 raffigurante il profeta Isaia fiancheggiato da due putti.
L’altare maggiore, progettato nel 1627 dal Bernini e realizzato da Orazio Torriani, fu inaugurato nel 1628. Al centro vi è collocata l’icona bizantina raffigurante la “Vergine con Bambino” proveniente dalla chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli.
 
La seconda cappella è quella dei Pio, così denominata in quanto il progetto della cappella fu affidato da Angelo Pio al Bernini. Segue la Cappella di Santa Chiara, con la pala dell’altare di Sebastiano Conca (1680-1764); gli affreschi del catino sono attribuiti a Girolamo Nanni. La quarta cappella è quella di Sant’Apollonia, raffigurata con un’opera di Girolamo Muziano (1532-1592); di Francesco Rosa (1638-1687), allievo di Pietro da Cortona, sono i dipinti a lato dell’altare e sulla volta con l’affresco “Gloria di S. Apollonia”.
La quinta cappella è dedicata a San Giovanni di San Facondo. La navata di destra inizia con la cappella dedicata a Santa Caterina, alla quale segue quella dedicata a San Giuseppe. La terza cappella è dedicata a Santa Rita, opera di Giovanni Contini (1641-1723), allievo del Bernini: sopra l’altare si trova l’Estasi di S. Rita di Giacinto Brandi (1623-1691). La quarta cappella è dedicata a San Pietro, raffigurato nel gruppo marmoreo realizzato nel 1569 da Giovanni Battista Cassignola; nel timpano spezzato, sopra l’altare, si trova un Dio Padre circondato da cherubini, un dipinto su tavola attribuito alla scuola del Pinturicchio (fine del XV secolo). La navata chiude con la Cappella del Crocifisso, un pregevole Crocifisso ligneo del XVI secolo, davanti al quale la tradizione vuole si recasse a pregare San Filippo Neri.
Il transetto ospita due cappelle: a destra troviamo la Cappella di Sant’Agostino, che custodisce, sopra l’altare, il dipinto “S. Agostino tra S. Giovanni Battista e S. Paolo Eremita” del Guercino (Giovanni Francesco Guerrieri 1591-1666), mentre ai lati “S. Agostino lava i piedi al Redentore” (a sinistra) e “S. Agostino sconfigge le eresie” (a destra), opere del Lanfranco (1580-1647).
Sul lato sinistro invece si trova la Cappella di San Tommaso da Villanova, ricca di marmi pregiati, opera di Giovanni Baratta (1644-1679); la scultura sopra l’altare è “S. Tommaso da Villanova e la Carità” di Melchiorre Caffà (1638-1667), che fu ultimata da Ercole Ferrata (1610-1686) per la morte prematura del suo allievo; sopra al timpano il Dio Padre è ancora di Ercole Ferrata. Accanto all’altare troviamo le altre cappelle: a destra si trova la Cappella di San Nicola da Tolentino, mentre a sinistra si trova la Cappella di Santa Monica, madre di Sant’Agostino: il dipinto sopra l’altare è di Giovanni Gottardi (1733-1812), mentre gli affreschi della volta sono di Giovanni Battista Ricci.  In questa cappella riposa Santa Monica. Accanto a questa si trova anche la cappella dedicata ai Santi Agostino e Guglielmo, uno dei capolavori di Lanfranco: entrando a sinistra vediamo “S. Guglielmo curato dalla Vergine”, di fronte “S. Agostino medita sulla Santa Trinità” e sull’altare “l’Incoronazione della Vergine con i Santi Agostino e Guglielmo”; l’affresco nella lunetta mostra gli “Apostoli intorno alla tomba vuota della Vergine”, mentre sulla volta “l’Assunzione della Vergine”.
 
Le pareti e la volta della navata centrale accolgono un ciclo di affreschi realizzato fra il 1858 ed il 1868 da Pietro Gagliardi. Nei grandi riquadri al di sopra degli archi sono rappresentate dodici Storie della Vita della Vergine,  e, tra i grandi finestroni, sei celebri eroine del Vecchio Testamento, Rebecca, Ruth, Giaele, Giuditta, Abgail ed Ester; nella zona superiore, entro clipei, troneggiano angeli con cartigli ed emblemi che si riferiscono agli episodi sottostanti; nelle vele della volta  spiccano due grandi tondi  a fondo azzurro con le figure di David e Abramo, motivi ornamentali e Storie del Vecchio Testamento a monocromo, con al centro lo stemma quattrocentesco in travertino e oro con l’emblema cardinalizio.
 

La Madonna dei Pellegrini di Caravaggio

La prima cappella della navata sinistra è la Cappella della Madonna di Loreto, famosa per ospitare uno dei massimi capolavori di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, la “Madonna dei Pellegrini“. Le figure circondate dall’oscurità risaltano nella loro pienezza e drammaticità: ai piedi di una giovane madre appoggiata allo stipite di una casa povera, sono umilmente in ginocchio due pellegrini vestiti di stracci a mani giunte in segno di adorazione e gioia nel vedere le due dolci figure. Il bambino investito di spalle dalla luce rivolge loro lo sguardo come la mamma e tende la mano in segno di benedizione.
L’opera venne commissionata al Caravaggio, ai primi del ‘600, dal notaio bolognese Cavalletti per essere posizionata nella cappella di famiglia, ma quando il dipinto fu esposto al pubblico “ne fu fatto dai preti e da’ popolani estremo schiamazzo”. Secondo alcuni studiosi l’opera suscitò scalpore perché il Caravaggio utilizzò, come modella per la Madonna, tale Maddalena Antognetti, detta Lena, che varie fonti indicano come prostituta, altre come amante dello stesso Caravaggio. Proprio a Lena è legato uno dei vari episodi violenti legati al grande artista: sembra, infatti, che Lena avesse posato per il Caravaggio contro la volontà del notaio Mariano Pasqualone, spasimante della donna, e che questi avesse insultato la madre di Lena per averla ceduta “ad uno scomunicato e maledetto”.
Il carattere litigioso e violento dell’artista non si smentì neanche in questa circostanza tanto che a piazza Navona aggredì il Pasqualone con una scure, fatto questo che lo costrinse prima a chiedere asilo, per qualche tempo, proprio nella chiesa di S. Agostino e poi a fuggire a Genova. Probabilmente non fu la presenza di Lena nel dipinto a destare scalpore, bensì gli “umili pellegrini”, raffigurati con la pelle rugosa, gli abiti sdruciti ed i piedi piagati e sudici per il faticoso viaggio, nonché la cuffia della donna, anch’essa sporca e rovinata che andava contro i canoni non solo dell’arte del tempo, ma anche, e specialmente, di quelli derivanti dal Concilio di Trento.

L’Organo

Il primo organo a canne dell’attuale basilica risale al 1431 e qui rimase sino al 1657-1658, quando venne sostituito da un nuovo strumento opera di Giuseppe Catarinozzi e Giuseppe Testa. Questo, distrutto da un incendio, fu sostituito da un altro organo, costruito da Giacomo Alari nel 1682. Nel 1838 venne inaugurato un nuovo strumento, voluto dal cardinale Cesare Brancadoro e costruito da Angelo Morettini ed ampliato nel 1867. Questo venne rimosso nei primi anni del XX secolo ed al suo posto venne installato un nuovo organo a canne, costruito nel 1905 da Carlo Vegezzi-Bossi e restaurato fra il 2005 e il 2007 dai suoi successori. Attualmente l’organo, collocato sull’apposita cantoria lignea in controfacciata, ha tre tastiere di 58 note ciascuna ed una pedaliera dritta di 30 ed è a trasmissione pneumatico-tubolare.

Le Sepoluture illustri

Nella chiesa, oltre a quella di Santa Monica, vi sono altre sepolture illustri, come i cardinali Lorenzo e Renato Imperiali, la penultima figlia di Lorenzo il Magnifico Contessina de’ Medici ed il cardinale Girolamo Verallo: è curioso notare che, insieme alle venerate spoglie di santi e cardinali, giacessero al proprio interno, unica chiesa di Roma, anche le salme di famose cortigiane. In questa chiesa trovarono sepoltura Fiammetta, amante preferita di Cesare Borgia, Giulia Campana, la famosa Tullia d’Aragona e la sorella Penelope: le tombe sono tutte scomparse, forse eliminate dal furore della Controriforma.
Le cortigiane erano assidue frequentatrici di S. Agostino, tanto che avevano dei banchi a loro destinati nelle prime file al fine di evitare che i fedeli, guardandole, si distraessero durante le prediche e le sacre funzioni.
 

Dove siamo

Roma, Piazza S. Agostino

Guarda su Google Maps

Come arrivare

Metro A

Metro

Metro A

Fermata: Spagna

Bus

Bus

30, 492, 628, 70, 87

Calendario aperture

Lunedì 7.30 - 12.00 e 16.00 - 20.00
Martedì 7.30 - 12.00 e 16.00 - 20.00
Mercoledì 7.30 - 12.00 e 16.00 - 20.00
Giovedì 7.30 - 12.00 e 16.00 - 20.00
Venerdì 7.30 - 12.00 e 16.00 - 20.00
Sabato 7.30 - 12.00 e 16.00 - 20.00
Domenica 7.30 - 12.00 e 16.00 - 20.00
Info

È di proprietà del Demanio dello Stato ed è in concessione all’Ordine degli Agostiniani

Quanto sono chiare le informazioni in questa pagina?

Average rating 0 / 5. 0