Lungo l’odierna via Tiberina sulla sponda destra del Tevere, tra il km 4,500 e il km 8,500, si estende il vasto compendio delle Cave di Grottaoscura, tra gli esempi più antichi e maggiormente conservati di attività estrattiva del materiale litoide del Lazio. Per la loro posizione all’interno del territorio dominato dalla città di Veio le cave, già in uso dalla fine dell’età regia per esempio per la costruzione degli edifici più antichi rinvenuti nell’area sacra di Sant’Omobono, sono state sfruttate intensivamente solo dopo la presa della città etrusca da parte dei Romani (396 a.C.). In particolare si procedette all’apertura di ampie aree di coltivazione per l’estrazione del tufo semilitoide, utilizzato per realizzare i più antichi edifici monumentali di Roma e la cinta muraria in opera quadrata. In alcune cave sotterranee ben conservate della regione di Grottaoscura si può ancora perfettamente osservare il procedimento per l’ estrazione della pietra da taglio. Lo sfruttamento delle cave della via Tiberina sembra terminare intorno al 100 a.C. o poco prima.
Lo stato di conservazione del complesso, il pregio e l’unicità dell’area non solo dal punto di vista archeologico, ma anche architettonico e paesaggistico, evocativo dell’antico aspetto, rendono tale porzione di territorio particolarmente versatile. Il settore nord del compendio delle Cave presenta ancora oggi intere regioni inesplorate, mentre integra il vasto complesso anche il lembo di terreno che si estende parallelo alla Tiberina presso il km 4,500, che completa l’andito di accesso al complesso delle Cave secondo un percorso che ha mantenuto la sua funzione originaria fin da età antica. Questa porzione di terreno rappresenta oggi l’unico accesso alla proprietà.

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