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Nel centro storico romano, a pochi passi tra piazza di Spagna e la Fontana di Trevi, sorge la Basilica di Sant’Andrea delle Fratte, un luogo di culto che unisce storia, evoluzione architettonica e profonda devozione popolare.

La Basilica ha origine da un oratorio realizzato intorno all’anno Mille e citato nei documenti antichi come Sant’Andrea infra hortos in Pincis, a testimonianza della natura ancora rurale dell’area, un tempo caratterizzata da orti, fratte e modesti edifici ai margini dell’abitato. Col trascorrere dei secoli il toponimo venne progressivamente volgarizzato in “delle Fratte”, perpetuando nella memoria urbana il ricordo di quel paesaggio silvestre.

Un complesso architettonico nel corso dei secoli

Il complesso architettonico attuale è il risultato di un’evoluzione lunga e complessa. Nel 1585, papa Sisto V affidò la chiesa all’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola; l’edificio medievale si trovava in condizioni tali da richiedere una completa ricostruzione. La nuova fabbrica prese forma a partire dal 1604 con l’intervento di Gaspare Guerra, il quale impostò l’impianto generale su una navata unica con cappelle laterali, transetto appena accennato e abside profonda.

Il cantiere fu rivoluzionato dall’arrivo di Francesco Borromini nel 1653. L’architetto ticinese, dotato di un linguaggio plastico anticonvenzionale, trasformò gli elementi caratteristici della chiesa – abside, tamburo della cupola e campanile – in un vero laboratorio del Barocco romano.

Il tamburo che sorregge la cupola, lasciato in laterizio grezzo per via delle interruzioni del cantiere, mostra un complesso gioco di volumi: una struttura cilindrica inserita in un involucro quadrangolare dai lati convessi, con contrafforti diagonali che conferiscono all’insieme la forma simbolica della croce di Sant’Andrea.

Il campanile è un vertice di ingegnosità strutturale e fantasia ornamentale. Nei primi ordini prevale la forma poligonale, movimentata da colonne con capitelli dalle bizzarre erme di Giano Bifronte; nei livelli superiori, invece, la struttura si arrotonda e culmina in un coronamento radiante sostenuto da volute e figure alate. L’alternanza di materiali – il laterizio del tiburio contro il marmo bianco del campanile – accresce la forza espressiva del complesso e crea un dialogo di contrasti, quasi una contrapposizione simbolica tra austerità e raffinatezza.

Solo nel 1826 Pasquale Belli completò la facciata della basilica rispettandone l’impianto seicentesco a due ordini, ma interpretandola attraverso una sensibilità neoclassica e purista: decorazioni ridotte all’essenziale, aggetti misurati, proporzioni equilibrate e un disegno sobrio che dialoga armoniosamente con l’ambito urbano circostante.

L’interno, caratterizzato da una spazialità unitaria e luminosa, conferma l’equilibrio tra la tradizione della controriforma e la rivoluzione del Barocco. La navata unica è scandita da lesene e archi che incorniciano le cappelle laterali, mentre la volta a botte, di ampio respiro, convoglia lo sguardo verso l’abside borrominiana, uno dei punti di maggiore raffinatezza spaziale. Il transetto, disposto secondo un equilibrio geometrico accurato, collega armoniosamente la navata e il presbiterio. Qui trovano posto altari e opere pittoriche di artisti del XVII e XVIII secolo, mentre alcune cappelle – come quella di Sant’Anna, arricchita dai contributi di Luigi Vanvitelli e Giuseppe Valadier – testimoniano la continuità di interventi architettonici in epoche successive.

Di particolare rilevanza architettonica e iconografica è la cappella della Madonna del Miracolo, simbolo del culto mariano all’interno della basilica e storica meta di pellegrinaggio. Rinnovata negli anni Cinquanta del Novecento da Marcello Piacentini, l’architetto ne ridisegnò la spazialità in forme ordinate e solenni, disponendo la celebre effigie della Vergine – legata all’apparizione ad Alphonse Ratisbonne del 1842 – entro un altare raffinato che combina marmi policromi, alabastro e verde antico.

Un altro tesoro di grande rilievo artistico è costituito dai due Angeli di Gian Lorenzo Bernini – quello con il cartiglio e quello con la corona di spine – scolpiti dal maestro settantenne per la decorazione del Ponte Sant’Angelo. Considerati troppo pregevoli per essere esposti alle intemperie, furono trattenuti nello studio dell’artista e solo nel 1729, per volontà dei suoi eredi, giunsero alla chiesa.

Dietro l’altare maggiore, una piccola scala conduce alla cripta, dove si trova l’unico putridarium conservato a Roma: una stanza angusta, dotata di sedili in muratura con fori centrali, destinata in passato alla prima fase del trattamento dei defunti. Tale ambiente, che aveva anche valore ascetico, ricordava ai religiosi la fragilità della condizione umana, richiamando il tema del memento mori.

Il complesso comprende anche il convento dei Minimi, costruito tra Cinquecento e Settecento. Il chiostro, su progetto di Gaspare Guerra, si presenta come un elegante quadrilatero con portici sostenuti da colonne doriche in travertino e lunette affrescate con episodi della vita di San Francesco di Paola.

Dopo l’Unità d’Italia, l’edificio fu parzialmente espropriato e destinato a usi pubblici; solo a seguito dei Patti Lateranensi una porzione è tornata ai religiosi, mentre la restante parte appartiene ancora al Demanio dello Stato e ospita una delle due sedi del Conservatorio Statale di Santa Cecilia.

Oggi la Basilica di Sant’Andrea delle Fratte si presenta come un organismo architettonico complesso e stratificato: un edificio nel quale si intrecciano la memoria medievale degli orti in Pincis, un impianto controriformato, invenzioni borrominiane di assoluta audacia, un compimento neoclassico nella quinta stradale e un convento che conserva la serenità dei chiostri rinascimentali.

Il cantiere di restauro

Negli ultimi anni la Basilica di Sant’Andrea delle Fratte è stata oggetto di un articolato programma di tutela e valorizzazione, sviluppato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Già tra il 2019 e il 2020 erano stati eseguiti interventi resi inevitabili dal progressivo aggravarsi di alcune criticità che hanno interessato tre elementi di particolare delicatezza: la decorazione a fresco della cupola, i marmi della cappella di Sant’Anna e il campanile borrominiano.

Il cantiere attualmente in corso, invece, riguarda il complesso nella sua organicità.

Il chiostro, autentico fulcro conventuale, è oggetto di un restauro conservativo che interessa sia il portico sia i prospetti esterni ancora in uso alla comunità religiosa. Sono previsti inoltre il risanamento delle pavimentazioni della corte e il restauro delle lunette affrescate del portico, opere che costituiscono un prezioso documento figurativo della devozione e della vita dell’Ordine dei Minimi.

Particolarmente rilevante è il restauro della grande volta della navata centrale, un intervento sistematico e operativamente complesso, a circa 20 metri di altezza rispetto alla pavimentazione della basilica, che comprende operazioni di consolidamento, pulitura, stuccatura e reintegrazione delle lacune.

Ulteriori interventi si concentrano sulle coperture laterali della chiesa, attualmente compromesse da infiltrazioni che mettono a rischio gli ambienti sottostanti e i percorsi di visita.

Infine, nel rispetto della vocazione pastorale e culturale della basilica, una parte del progetto è dedicata al tema dell’accessibilità, con interventi mirati all’eliminazione delle barriere architettoniche e alla creazione di percorsi più agevoli per l’utenza.

L’insieme di queste operazioni, dunque, concorre a restituire a Sant’Andrea delle Fratte la piena integrità delle sue architetture, preservando la storia costruttiva di un complesso che, attraverso i secoli, ha raccolto gli apporti di maestri straordinari.

Grazie al lavoro coordinato delle istituzioni, dei tecnici e degli specialisti coinvolti, questo restauro offre l’occasione di assicurare al monumento una tutela globale, capace di coniugare rigore scientifico e sensibilità conservativa per restituire il monumento alla collettività dei visitatori e dei pellegrini.

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Via di Sant'Andrea delle Fratte, 1, 00187 Roma RM

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