All’interno del moderno complesso ospedaliero del Policlinico Umberto I, si intravede tra i padiglioni 8 e 9, ad un livello inferiore di – 5.50 metri rispetto al piano di calpestio attuale, un monumento in blocchi di travertino bianco: si tratta del cosìdetto mausoleo della Medusa.
La monumentale sepoltura è ciò che rimane oggi di un’antica necropoli che doveva trovarsi in quest’area, costruita lungo una strada basolata secondaria, che uscendo dalla Porta Clausa o Porta inter Aggeres del recinto Aureliano, collegava il Castro Pretorio con la via Tiburtina.
La struttura fu rinvenuta nel mese di gennaio del 1839 durante lavori nella vigna di proprietà del conte Antonio Lozano Argoli. Il Mausoleo della Medusa ha una forma a dado, con planimetria quasi quadrata di ca. 6 m di lato. Fu costruito in opera quadrata con blocchi squadrati di travertino disposti su quattro file, con cornici decorative alla base e alla sommità. L’ingresso avveniva dal lato nord, attraverso un’apertura di 1,48 metri con cornice modanata, che, sulla soglia, conserva ancora i fori per i cardini.
Il monumento si conserva quasi interamente, manca il coronamento dell’edificio, che oggi presenta una copertura in cemento, frutto di moderni restauri avvenuti tra il 1843 e il 1917. Si ipotizza che in origine la copertura fosse di forma tronco-piramidale, forse a gradoni.
Un alto muro di recinzione in opera reticolata e mattoni, ancora parzialmente visibile sul lato nord-est, circondava il monumento e nascondeva la vista ai passanti sulla strada. Il muro era rivestito da intonaco dipinto a scomparti, all’interno dei quali erano presenti resti di varie figure.
L’interno del mausoleo è costituito da una cella con pianta a croce greca, con volta ribassata in mattoni sesquipedali e pavimento rivestito in lastre di marmo giallo antico e palombino, di cui al momento della scoperta restavano solo pochi frammenti. I quattro lati erano formati da nicchie rettangolari, con archi leggermente ribassati e cornice in stucco celeste. In ogni nicchia, ad eccezione di quella con la porta d’ingresso, era posizionato un sarcofago di marmo ornato con motivi mitologici ma senza iscrizioni. I tre sarcofagi, che contenevano i resti di diverse deposizioni, al momento della scoperta sono stati trovati con i coperchi spostati, segno che la tomba era stata già violata in tempi più antichi. Nel 1843 i tre sarcofagi furono venduti dal conte Alessandro Lonzano al Museo Lateranense per 2000 scudi. Attualmente sono conservati ed esposti presso i Musei Vaticani
Il sarcofago di marmo greco posto nella nicchia di fronte alla porta d’ingresso, è decorato sulla fronte da tre eroti sorreggenti due ghirlande con frutta, sopra i quali, sono due teste di Gorgone / Medusa. Dai Gorgoneia raffigurati su questo sarcofago deriva il nome “Mausoleo della Medusa” che venne attribuito al sepolcro dall’archeologo Thomas Ashby. La datazione del monumento all’età adrianea è stata possibile grazie all’analisi stilistica dei sarcofagi presenti al suo interno e ai bolli laterizi rinvenuti su due mattoni della volta.
Dal punto di vista tipologico il sepolcro sembra si inserisca nelle tombe ad altare, molto diffuse nelle necropoli del I secolo a.C. e del I secolo d.C., ma presenti, anche se sporadicamente, ancora nelle necropoli del II secolo d.C. Questo mausoleo farebbe parte del gruppo nel quale la camera era nascosta all’interno del basamento. Nel 1888 in questa area si decise di costruire il nuovo policlinico universitario di Roma Umberto I e durante la costruzione riemersero anche altre tombe antiche lungo i tratti del basolato romano del diverticolo. A conclusione dei lavori venne tutto reinterrato, mentre il sepolcro della Medusa venne preservato e la raffigurazione della Medusa, divenne il simbolo che ancora oggi caratterizza il logo del Policlinico Umberto I. Il monumento venne recintato e circondato dai padiglioni delle nuove strutture ospedaliere; ma la posizione nascosta del monumento, comportò un progressivo abbandono e degrado.
Nel 2021 la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma ha effettuato un primo intervento di valorizzazione del monumento attraverso nuove indagini archeologiche e di restauro, che hanno permesso evidenziare le fondazioni del sepolcro, visibili per un’altezza massima di m 2,50, quelle del recinto e resti di murature di altre strutture limitrofe, non ancora conosciute.
Oggi, grazie ad un finanziamento europeo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) Caput Mundi, la Soprintendenza Speciale di Roma ha realizzato un nuovo progetto di fruizione e valorizzazione dell’area archeologica che ha previsto la riqualificazione del monumento e la costituzione di un parco archeologico diffuso, collegato anche al Castro Pretorio, per raccontare a tutti un tassello importante della storia di questo luogo e del Policlinico.

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