Storia
La basilica di Santa Maria in Aracoeli, posta sul culmine del Campidoglio, è uno dei luoghi più simbolici di Roma: un santuario civico, oltre che religioso, in cui storia antica, tradizione medievale e interventi rinascimentali e barocchi si intrecciano in modo unico. La sua storia intreccia mito, religione e politica: secondo una tradizione riportata nei Mirabilia Urbis Romae, proprio qui l’imperatore Augusto, dopo aver interrogato la sibilla, avrebbe avuto la visione della Vergine col Bambino seduta su un altare celeste, episodio da cui deriverebbe il nome Ara Coeli, “Altare del Cielo”.
Le origini del complesso si fanno risalire a un primo nucleo monastico altomedievale, probabilmente fondato da monaci greci nell’VIII secolo, entro il X secolo affidato ai benedettini con il titolo di Santa Maria in Capitolio. Nel 1249 papa Innocenzo IV trasferì il complesso ai francescani, che vi insediarono definitivamente la loro comunità, dando avvio alla rifondazione ab imis dell’edificio.
La ricostruzione gotica, condotta nella seconda metà del Duecento, dette alla chiesa l’impianto basilicale a tre navate scandite da 22 colonne coronate da capitelli ionici e corinzi – tutto prevalentemente di spoglio – e concluso da un ampio transetto. In questa fase si colloca probabilmente l’intervento di Arnolfo di Cambio, cui la critica attribuisce un ruolo centrale soprattutto nella realizzazione del transetto e del grande finestrone triforo rivolto verso il Campidoglio. Della decorazione duecentesca restano tuttavia pochi frammenti: affreschi di derivazione cavalliniana presso l’ingresso laterale e lacerti musivi della facciata, con episodi francescani come il Sogno di Innocenzo III. Per la sua posizione, adiacente al palazzo Senatorio, cuore dell’attività politica e civile della Roma comunale, la chiesa assume il ruolo di “cappella palatina”, sede di assemblee e momenti rilevanti della vita civica, fino ad assumere, forse, anche la funzione di aula di giustizia, come asserito da una parte della critica, la quale ritiene che l’originario ingresso laterale verso il Campidoglio venisse usato anche come sede del tribunale istituito da Carlo d’Angiò durante la carica da senatore.
Agli anni del potere di Cola di Rienzo si ascrive l’inaugurazione dell’imponente scalinata di 125 gradini, iniziata nel 1328 dal marmoraro romano Lorenzo di Simone di Andreozzo e secondo la legenda donata dal popolo romano come ex voto dopo i drammatici eventi che avevano interessato la città alla metà del trecento, la peste e il terremoto: il collegamento con il sottostante tessuto urbano certifica il definitivo spostamento dell’asse ideologico e religioso del Campidoglio dall’area dei fori alla direttrice della basilica di S. Pietro.
Nel corso dei secoli successivi la chiesa subì numerose trasformazioni, che progressivamente modificarono l’assetto della primitiva chiesa francescana: tra Quattro e Cinquecento, si procedette alla realizzazione o al rifacimento integrale di molte delle cappelle laterali, espressione del mecenatismo delle grandi famiglie romane, mentre Pio IV ordinò l’abbattimento dell’abside originaria per sostituirla con un nuovo coro. Nel periodo compreso tra il 1572 e l 1578, tuttavia, si attuò la più radicale modifica dello spazio ecclesiale, attraverso la realizzazione, in luogo della originaria sequenza di semplici capriate, del sontuoso soffitto ligneo a lacunari dorati sulla navata centrale – opera di Flaminio Bolangier, con dorature e pitture eseguite da Cesare Trapassi coadiuvato dal Sermoneta – realizzato sotto i pontificati di Pio V Ghisilieri e Gregorio XIII Boncompagni per celebrare la vittoria di Lepanto contro le navi turche, ottenuta nel 1571 da Marcantonio Colonna. Questo soffitto venne a formare un singolare contrappunto decorativo con il pavimento cosmatesco duecentesco, caratterizzato ancora oggi da lastre marmoree rettangolari incorniciate da fasce in opus sectile. Nel 1686, poi, venne modificato l’assetto del claristorio: le finestre a sesto acuto eseguite con la tecnica francese della tracery vennero sostituite da aperture rettangolari, mentre le pareti furono decorate con un ciclo di dipinti oggi solo in parte leggibile. Le drastiche modifiche del contesto urbano avvenute alla fine dell’Ottocento dopo la demanializzazione del complesso, con la realizzazione del monumento a Re Vittorio Emanuele III, interessarono solo marginalmente la chiesa – che perdette la sagrestia e la cappella del Bambino Gesù, ricostruite sul fianco sinistro dell’edificio – mentre comportarono la quasi completa distruzione del complesso conventuale.
L’interno della chiesa custodisce un articolato patrimonio artistico che attraversa più epoche. Tra le opere più significative spiccano i cicli pittorici della prima e della seconda cappella destra, dedicate a S. Bernardino da Siena e alla Pietà e decorate, rispettivamente, dal Pinturicchio (nel 1486 su commissione di Niccolò Bufalini) e dal Pomarancio (nel 1585 su commissione di Paolo Mattei), mentre la cappella del Crocefisso, ospita la pala della Trasfigurazione dipinta nel 1573 da Girolamo Siciolante da Sermoneta. Di grande interesse sono anche la cappella di San Pietro d’Alcantara – progettata nel 1675 da Giovan Battista Contini, che accoglie il gruppo scultoreo con l’estasi del santo del berniniano Michel Maille – e la cappella di San Diego affrescata da Avanzino Nucci e Vespasiano Strada, nonché numerosi monumenti funebri rinascimentali, tra cui la tomba di Cecchino Bracci, legata alla cerchia di Michelangelo, e quella di Giovanni Antonio Manzi, attribuita a Sansovino.
Il presbiterio, dominato dal grande arco trionfale, conserva due pulpiti derivanti dallo smembramento di un unico ambone originale, composto da elementi di varia provenienza e datazione, opera di Lorenzo e Jacopo de’ Cosma, testimonianza della maestria dei marmorari romani. La testata destra del transetto è occupata dalla cappella Savelli, con il sontuoso altare progettato da Filippo Raguzzini per Benedetto XIII nel 1727, al centro del quale spicca la pala di Francesco Trevisani raffigurante l’estasi del santo. In adiacenza alla cappella si trovano le tombe di Luca Savelli e della moglie Giovanna Aldobrandeschi, attribuite dalla critica alla bottega di Arnolfo di Cambio.
Sul lato sinistro del transetto, invece, si trova il Tempietto circolare dedicato a S. Elena, secondo la tradizione edificato sopra l’ara che la tradizione vuole costruita da Augusto in seguito alla profezia della sibilla e all’apparizione della Vergine, determinandone il titolo. L’altare, conservato al di sotto del piano di calpestio, è una raffinata opera cosmatesca del XII secolo. All’interno del tempietto solo conservate, entro un’urna, le spoglie della santa, madre dell’imperatore Costantino. Il coro viene decorato da Niccolò Martinelli detto il Trombetta a partire dal 1565 che rappresenta sulla volta la Vergine in gloria e due grandi riquadri raffiguranti Augusto sacrifica all’Altare e Augusto e la sibilla.
Interventi in corso
Sulla Chiesa di S. Maria in Ara Coeli è prevista una serie di interventi di restauro che interesseranno il fronte laterale verso il Vittoriano e il tempietto di S. Elena. È stato anche programmato l’intervento di sostituzione dell’impianto d’illuminazione. Sono inoltre in corso i lavori per il consolidamento e il restauro della scalinata antistante.
Iniziative di valorizzazione
La chiesa, che fa parte del Fondo per gli Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, è attualmente officiata dai Frati Minori osservanti ed è liberamente visitabile tutti i giorni dalle ore 7.00 alle 19.00.

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