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Il cosiddetto Santuario Siriaco del Gianicolo è posto nel Rione Trastevere, in via Dandolo 47, alle falde di Villa Sciarra. In quest’area le fonti ponevano il bosco sacro e la fonte della ninfa Furrina, dove Caio Gracco si diede la morte nel 121 a.C.: una piccola sorgente è ancora visibile nell’ala ovest del complesso.

Dopo il casuale ritrovamento di iscrizioni legate al culto di divinità orientali, a partire dal 1908 scavi sistematici a opera dell’archeologo Paul Gauckler nei terreni di proprietà del diplomatico americano George Wurts portarono al rinvenimento del complesso, che si credeva fosse il tempio siriaco menzionato dalle iscrizioni, caratterizzato da almeno tre fasi costruttive. Numerosi scavi e restauri si sono susseguiti negli anni; grazie a fondi propri e PNRR, la Soprintendenza Speciale di Roma ha realizzato negli ultimi anni la messa in sicurezza del terrapieno alle spalle dell’edificio, il restauro delle strutture emerse e l’allestimento della ex casa del custode come spazio espositivo e ricettivo.

La prima fase costruttiva (I sec. d.C.?) individuata dagli scavi consisteva in strutture pertinenti forse a condotte e piscine o vasche connesse con la fonte; a una seconda fase (II-III sec. d.C.) risalgono ulteriori apprestamenti idraulici e di drenaggio e alcuni ambienti pavimentati a mosaico. Le strutture attualmente visibili appartengono a un complesso databile al IV sec. d.C., orientato in senso est-ovest, realizzato in opus vittatum, composto da una parte occidentale organizzata intorno a una sala absidata, fiancheggiata da due ali laterali; una corte centrale chiusa da un recinto scandito da quattro accessi (a sud e a nord); una costruzione orientale di forma poligonale, absidata, inquadrata da due stanze pentagonali, anch’esse dotate di ingressi a sud e a nord. Alcune sepolture alla cappuccina, attualmente non databili, vennero rinvenute all’interno e all’esterno del complesso.

Dagli scavi nel sito proviene un cospicuo numero di reperti, tra cui numerose statue in marmo e iscrizioni, oggi conservate in vari musei di Roma. Il rinvenimento più noto è quello di una statuetta in bronzo, raffigurante una figura avvolta nelle spire di un serpente, scoperta nel piccolo vano triangolare all’interno  dell’aula poligonale e identificabile forse – per caratteristiche e tipo di deposizione – con una divinità inserita in una vicenda rituale ciclica: Adonis, Aion, Attis o forse Osiride.

Anche l’identificazione di tutto il complesso è dubbia: più che a un santuario, oggi si pensa a una porzione di un edificio privato tardoantico, forse un esempio di “privatizzazione” di culti pagani in una domus, in un’epoca successiva all’editto di Teodosio (380 d.C.). Si tratta comunque di un’importante testimonianza della presenza di influssi culturali provenienti dalle provincie orientali, in un luogo multietnico dal carattere commerciale e produttivo lungo la riva destra del Tevere, direttamente connesso agli scali fluviali.

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