Un capolavoro dell’architettura imperiale
Le Terme di Caracalla sono un complesso straordinario per dimensioni e varietà di decorazioni, musive e marmoree. Costruite in soli cinque anni nella parte meridionale della città di Roma su tre terrazze digradanti, servite dall’acquedotto Antoniniano appositamente realizzato, raggiunte dalla via Nova, rappresentano uno degli edifici imperiali meglio conservati dell’antichità perché non interessate da costruzioni successive. Le Terme furono costruite su iniziativa dell’imperatore Marco Aurelio Antonino Bassiano, detto Caracalla, figlio di Settimio Severo, che inaugurò l’edificio nel 216 d.C., ma il cantiere si prolungò fin dopo la sua morte (217 d.C.), e fu terminato con gli ultimi imperatori della dinastia, Elagabalo e Alessandro Severo. Restaurato più volte, soprattutto dall’imperatore Costantino, l’impianto termale cessò di funzionare nel 537 d.C. quando, nel corso della guerra greco-gotica, Vitige, re dei Goti, tagliò gli acquedotti durante l’assedio di Roma.
Struttura e funzioni del complesso termale
Le Terme presentano un’articolazione tipica delle “grandi terme imperiali”: un vasto recinto esterno rettangolare che racchiude un blocco centrale. Nel primo si trovano due biblioteche simmetriche a sud, le latrine sui lati est e ovest, le cisterne, ghostwriter agentur. In questo grande spazio avevano luogo attività come il passeggio, la meditazione, lo studio. Il blocco centrale, destinato invece agli ambienti e alle attività termali, è disposto su un unico asse lungo il quale si aprono in sequenza il calidarium, il tepidarium, il frigidarium e la natatio, unico ambiente scoperto. Sui lati est e ovest, disposte simmetricamente, sono due grandi palestre e gli spogliatoi. Sopra le palestre è presente un piano superiore destinato ad altre attività, come la depilazione e i massaggi. Gli accessi principali erano sul fronte nord sopra alcune tabernae, anticamente aperte sulla via Nova.
Il mondo sotterraneo delle Terme
I sotterranei erano il fulcro della vita del complesso, il luogo in cui lavoravano centinaia di schiavi e di operai specializzati in grado di far funzionare l’ingegnosa macchina tecnologica delle Terme. Conservati per circa due chilometri, i sotterranei erano un dedalo di gallerie carrozzabili dove si trovavano, oltre ai depositi di legname, l’impianto di riscaldamento, costituito da forni e caldaie, un impianto idrico, un mulino e il Mitreo. Questo è uno dei più grandi mitrei conservati nella città di Roma, in cui è ancora oggi riconoscibile la fossa sanguinis, utilizzata per i rituali di iniziazione degli adepti al culto. Il Mitreo è parte integrante del complesso termale e denota la forte vicinanza della famiglia dei Severi, provenienti dalla città africana di Leptis Magna, ai culti orientali.


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