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id 157 – San Giovanni dei Fiorentini: restauro della cripta, del Museo di Arte Sacra e delle superfici interne della chiesa

CUP F89D21001190006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Ponte, Via Acciaioli 2, 00186 Roma (RM)

La rivoluzione urbanistica immaginata da papa Giulio II Della Rovere si concretizzò nel 1508 con l’apertura di via Giulia, rettifilo che dal cuore della città portava sino in Vaticano. Proprio del 1508 è il primo progetto del Bramante per una grande chiesa dedicata a san Giovanni Battista dei Fiorentini che potesse costituire il capitolo architettonico a chiusura della via. Tale primo progetto, a pianta centrale, seppure non andato oltre la planimetria, costituirà un importante precedente, in quanto la fabbrica di San Giovanni dei Fiorentini procederà parallelamente per temi e progetti alla Fabbrica di San Pietro, copiandone addirittura i partiti decorativi.

Il successore di Giulio II, il papa fiorentino Leone X de’ Medici (1513-1521), lanciò nel 1518 un concorso di architettura per sostituire la vecchia chiesa di San Pantaleo, alla quale parteciparono Baldassare Peruzzi, Jacopo Sansovino, Giuliano da Sangallo e Raffaello Sanzio. Sansovino vinse il concorso con un progetto a pianta centrale, ma fu messo da parte quando ebbe difficoltà ad affrontare il problema delle fondazioni a sostruzione nel letto del fiume Tevere. La costruzione fu poi affidata ad Antonio da Sangallo il Giovane, che risolse brillantemente il problema delle sostruzioni. Tuttavia, di fronte ad altre difficoltà, il duca di Toscana Cosimo I de’ Medici chiese a Michelangelo di preparare nuovi piani per la chiesa. Questi progettò un impianto a croce greca, che però non fu adottato.

Fu solo con l’architetto Giacomo della Porta che la costruzione fu finalmente realizzata, tra il 1583 e il 1602, con una pianta basilicale a croce latina, tre navate separate da archi semicircolari, cinque cappelle per lato, tre absidi e la cupola. Carlo Maderno subentrò nella direzione dei lavori dal 1602 al 1620, completando il corpo principale della chiesa e la cupola. Nel 1623-24 Giovanni Lanfranco dipinse per la cappella Sacchetti. Nel 1634 il nobile fiorentino Orazio Falconieri chiese al pittore e architetto barocco Pietro da Cortona di progettare l’abside, con un ambizioso gruppo scultoreo. Ma è un progetto diverso che fu poi realizzato, 20 anni dopo, dall’architetto barocco Francesco Borromini, con la scultura di Antonio Raggi che rappresenta il Battesimo di Cristo. La facciata in travertino fu realizzata soltanto tra il 1734 e il 1738 da Alessandro Galilei, che morì un anno prima del completamento.

La Chiesa comprende al piano ipogeo la Cripta Falconieri, costituita da un’aula ellittica centrale con vano terminale provvisto di altare, due ambienti tombali laterali e due rampe di accesso. L’intervento interessa anche il Museo di Arte Sacra e le superfici interne della chiesa soprastante, in particolare l’abside e le cappelle laterali. Prima dell’intervento, la cripta presentava fenomeni diffusi di umidità nelle murature e criticità conservative delle superfici di finitura; alcune aree, sebbene oggetto di precedenti lavori di restauro, non risultavano ancora accessibili al pubblico.

Le principali problematiche di degrado rilevate nella cripta erano le seguenti:

– umidità da risalita capillare in tutte le murature, umidità igroscopica causata dalla forte salinizzazione di muri ed intonaci;

– umidità da infiltrazioni;

– umidità dovuta al contatto con il terreno delle murature ipogee;

– umidità da condensazione causata dall’eccessivo livello di umidità nell’aria e da insufficiente areazione degli ambienti ipogei.

L’intervento ha previsto l’effettuazione di indagini diagnostiche e operazioni di conservazione rivolte alla comprensione e al controllo dei fenomeni di degrado legati all’umidità. Sono state effettuate campagne di monitoraggio della temperatura e dell’umidità relativa negli ambienti della cripta, indagini stratigrafiche sulle superfici dell’aula centrale, rilievi geometrici e la digitalizzazione della documentazione archivistica esistente. Le attività di restauro hanno riguardato il risanamento e il consolidamento degli spazi ipogei: l’aula centrale, il vano con l’altare, gli ambienti tombali laterali e le rampe di accesso. Sono state condotte operazioni conservative sulle finiture ed è stata effettuata la rimozione di strati sovrammessi in epoca recente con materiali non compatibili con le superfici storiche, per restituire omogeneità estetica e ripristinare il corretto equilibrio chimico-fisico delle finiture. L’intervento ha permesso di rendere più fruibili e controllabili gli spazi restaurati, compresa la rimessa in funzione di sistemi di deumidificazione nella cripta. Per il Museo di Arte Sacra è stata effettuata la messa in sicurezza e il restauro degli elementi lignei di copertura.

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