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id 41 – Chiesa S. Sisto Vecchio sulla Via Appia: il restauro delle superfici dipinte dell’aula capitolare e del chiostro

CUP F89C21000570006

Importo del finanziamento: € 350.000,00

Localizzazione: Roma – Municipio I – Rione Celio – P.le Numa Pompilio, 8 – CAP 00153

L’attuale aspetto del complesso di San Sisto Vecchio si deve all’intervento dell’architetto Filippo Raguzzini che, negli anni Venti del Settecento per volere di papa Benedetto XIII (1724-1730), progettò la nuova facciata e il nuovo chiostro, che sostituì quello medievale. Anche l’interno della chiesa fu in quel periodo completamente restaurato e arricchito di nuovi dipinti secondo il gusto dell’epoca. Papa Orsini incaricò il pittore Andrea Casali, allievo di Francesco Trevisani, di dipingere ad affresco nel grande chiostro un ciclo di trentadue lunette raffiguranti le storie della vita di San Domenico, che rappresenta una delle testimonianze più complete dell’iconografia domenicana nel Settecento. Tra il 1728 e il 1730 l’artista realizzò opere pittoriche di elevata qualità artistica e di grande pregio.

Episodi della vita di san Domenico sono anche dipinti sulle pareti dell’aula capitolare, cui si accede dallo stesso chiostro. I dipinti murali, realizzati dal pittore e padre missionario francese Jean Baptiste Besson tra il 1852 e il 1859, rappresentano un interessante esempio a Roma di pittura ispirata ai cosiddetti “primitivi”, ossia ai pittori operanti prima di Raffaello, come ad esempio Beato Angelico.

Il restauro ha riguardato sia i dipinti murali settecenteschi del chiostro, opera di Andrea Casali, che quelli dell’aula capitolare di padre Besson, entrambi in avanzato stato di degrado. L’intrinseca fragilità della tecnica esecutiva con cui furono realizzati questi ultimi, ad olio su muro, spiega in parte il cattivo stato conservativo in cui si trovavano prima dell’intervento eseguito. Erano infatti visibili molti distacchi della pellicola pittorica originale, con sollevamenti di scaglie di colore che rischiavano di cadere.

I problemi conservativi degli affreschi del chiostro erano invece dovuti, oltre che alla loro collocazione in un ambiente semiconfinato (esposto alle variazioni termoigrometriche), anche a precedenti interventi di restauro eseguiti in maniera poco controllata. Nel corso del Novecento il ciclo pittorico del chiostro aveva infatti subito due interventi di restauro durante i quali, con lo scopo di consolidare gli intonaci e fissare il colore, erano state applicate sostanze che nel tempo si erano alterate, virando sui toni del verde e falsando così completamente la lettura delle opere.

Scopo dell’intervento è stato quindi rimuovere questi materiali alterati per restituire la corretta lettura dei valori cromatici dei dipinti. Inoltre, è stato necessario porre rimedio a tutti quei fenomeni di degrado che interessavano le opere, come il distacco degli strati di supporto, le efflorescenze saline e la decoesione della pellicola pittorica.

Un “cantiere pilota”, realizzato nel 2021 su uno dei quattro lati del chiostro sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza, è stato alla base del progetto di restauro dell’intero ciclo pittorico, avendo permesso di esaminare approfonditamente, anche con il supporto delle indagini chimiche, le condizioni conservative dell’opera, comprendere i fattori di degrado e mettere a punto la metodologia di intervento.

id 42 – Santa Maria in Domnica alla Navicella: restauro dei dipinti murali

CUP F89C21000560006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I, Rione Celio, via della Navicella, 10 – 00184 Roma (RM)

L’aspetto della chiesa nella sua struttura fondamentale è rimasto inalterato nel corso dei secoli, mantenendo la forma voluta da papa Pasquale I (817-824), che ristrutturò l’antico oratorio conferendogli l’attuale aspetto basilicale a tre navate.

Dal punto di vista decorativo, la navata centrale è il frutto di un intervento ottocentesco guidato da Andrea Busiri Vici con l’intento chiaro di realizzare una nuova decorazione in assoluto accordo e in piena armonia con il preesistente fregio di leoni che corre sopra le finestre lungo tutta la navata, fatto dipingere tra il 1489 e il 1513 da Giovanni de Medici (futuro papa Leone X), allora cardinale titolare della chiesa di S. Maria in Domnica. I lavori relativi alla decorazione delle pareti sottostanti al fregio cinquecentesco furono affidati al ferrarese Alessandro Mantovani, artista dell’entourage di papa Pio IX, che riuscì a raggiungere quell’omogeneità stilistica auspicata da Busiri Vici.

L’osservazione ravvicinata di questi dipinti durante il cantiere di restauro ha rivelato una esecuzione raffinata ed accurata e, grazie ad un’attenta e graduale pulitura delle superfici, è stato possibile recuperare le originarie cromie e i passaggi chiaroscurali.

Oltre ai dipinti murali della navata maggiore, il restauro ha riguardato anche gli affreschi dell’abside al di sotto del mosaico, raffiguranti tre episodi della vita di S. Lorenzo e di S. Ciriaca. L’opera, realizzata da Lazzaro Baldi (1624-1703) ha subito nel tempo molti restauri che, con puliture poco controllate, hanno depauperato le superfici dipinte e, con pesanti ridipinture, hanno alterato il testo originario. L’intervento è stato quindi mirato a ridare ordine ed equilibrio all’intera parete dipinta.

Infine il restauro si è concentrato sulle due cappelline laterali, decorate da Gisberto Ceracchini tra il 1920 e il 1930 e che versavano in avanzato stato di degrado.

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