Cerca

id 31 – Progetto Teverever

CUP F89D21000520001

Importo del finanziamento: € 10.000.000,00

Localizzazione: Riva sinistra del Tevere da Ponte Garibaldi a Ponte Testaccio

Rinsaldare il legame tra la città e il suo fiume millenario: il progetto Teverever interessa circa 3 km della banchina sinistra del Tevere, da Ponte Garibaldi a Ponte Testaccio, nel cuore storico di Roma. L’intervento si sviluppa lungo la quota inferiore, dominata dai muraglioni ottocenteschi che definiscono l’assetto urbano del fiume. L’obiettivo è trasformare questo tratto in una passeggiata continua, integrata con i percorsi già esistenti, in dialogo con il paesaggio storico e naturale. Il tracciato alterna sequenze più contemplative (in prossimità di contesti archeologici e naturalistici) e ambiti più dinamici lungo i muraglioni, adatti a usi polifunzionali. La pavimentazione impiega sanpietrini e travertino, materiali coerenti con la tradizione romana; il disegno del verde privilegia essenze autoctone, tutela le alberature storiche e introduce vegetazione igrofila nel parco lineare.

L’intervento prevede una serie coordinata di lavorazioni finalizzate a migliorare accessibilità, sicurezza e qualità spaziale del fronte fluviale. In primo luogo, si attuano bonifiche e pulizie diffuse, con rimozione della vegetazione infestante e ripristino delle condizioni di fruibilità della quota di banchina. Contestualmente si esegue il restauro conservativo dei muraglioni ottocenteschi, tramite pulitura, trattamenti anti-biodeteriogeni, stuccature e riprese puntuali, oltre a consolidamenti localizzati dove necessario.

Il progetto comprende il rifacimento della banchina e del piano di calpestio nei tratti degradati o discontinui, garantendo continuità del percorso e regolarità delle superfici; si prevede inoltre il recupero degli elementi lapidei e dei bordi in travertino, con integrazioni e ripristini compatibili. Per assicurare una connessione efficace tra città e quota inferiore, è prevista l’installazione di un ascensore come nuovo dispositivo di accessibilità verticale, integrato nel contesto e pensato per ampliare la fruizione anche a persone con mobilità ridotta.

A rafforzare il rapporto diretto con l’acqua, l’intervento include l’inserimento di una piattaforma galleggiante ancorata e adattabile alle variazioni del livello del fiume, destinata a sosta, osservazione e approdo controllato. In continuità con questa logica di riconnessione e valorizzazione percettiva del paesaggio fluviale, è inoltre prevista una passerella panoramica che collega il Ponte Rotto con il Ponte Palatino, offrendo un attraversamento dedicato e un nuovo punto di vista sul fiume e sulle emergenze storiche del tratto. Completano il progetto l’illuminazione del percorso, dotazioni leggere e un impianto paesaggistico coerente, capace di coniugare tutela del patrimonio storico con una nuova esperienza continua e accessibile del Tevere.

id 32 – Chiesa SM della Consolazione al Foro Romano e Area Archeologica

CUP F89D21001330006

Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Campitelli; Piazza della Consolazione n.84; CAP 00186, Roma

La Chiesa di Santa Maria della Consolazione al Foro Romano è un luogo di culto del centro storico di Roma, posta nei pressi del Foro Romano e ai piedi della rupe Tarpea. Prima dell’intervento si presentava con evidenti fenomeni di degrado diffusi sulle superfici esterne e sulle decorazioni interne. L’edificio, eretto originariamente nel 1470 e riedificato tra il 1583 e il 1606 su progetto di Giacomo della Porta e Martino Longhi il Vecchio, è a tre navate con cinque cappelle per lato e un abside cassettonato; custodisce opere pittoriche e scultoree di autori rinascimentali e seicenteschi (tra gli altri Taddeo Zuccari, Pomarancio, Cristoforo Roncalli) e un organo storico in cassa lignea. La facciata in travertino e le superfici decorate interne presentano depositi atmosferici, patine biologiche, efflorescenze saline e cedimenti dell’intonaco.

L’intervento è finalizzato alla tutela e alla conservazione del manufatto e prevede un insieme coordinato di opere, tra cui: il restauro conservativo della facciata principale; il consolidamento della parte inferiore del prospetto laterale; il risanamento delle superfici decorate dell’abside; il consolidamento degli intonaci, degli stucchi e dei manufatti lapidei; il ripristino dell’impermeabilizzazione del manto di copertura della navata laterale sinistra, finalizzato alla mitigazione delle infiltrazioni; il restauro delle due cantorie; la messa a norma dell’impianto elettrico e il rinnovamento dell’illuminazione interna mediante un sistema di gestione programmabile.

Le scelte progettuali sono state definite sulla base di rilievi accurati e di indagini diagnostiche chimico-fisiche e georadar. Le opere sono concepite per garantire la fruizione sicura e la conservazione a lungo termine del bene, migliorando accessibilità, sicurezza impiantistica e qualità ambientale del luogo di culto. È prevista la movimentazione temporanea delle tele e delle componenti mobili verso sedi idonee per le fasi più invasive, con successivo rimontaggio in sito. L’intervento si colloca in un quadro di interventi integrati promossi dall’amministrazione competente e dalla Soprintendenza e non comporta espropri; è prevista documentazione fotografica e rilievi strumentali (laser scanner, fotogrammetria) per il monitoraggio. Si prevede inoltre la rimozione della vegetazione infestante e dei depositi che compromettono le murature e le superfici decorate.

id 33 – Monastero delle Oblate di S. Francesca Romana in Tor de’ Specchi

CUP F89D21001320006

Importo del finanziamento: € 650.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Campitelli; Via del Teatro di Marcello n.32 (prospetto anche su Via Montanara); CAP 00186, Roma

Il bene oggetto dell’intervento è il Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana in Tor de’ Specchi, con prospetti esterni affaccianti su via del Teatro di Marcello e via Montanara. Le superfici presentano intonaci, paramenti murari in laterizio, elementi lapidei e apparati decorativi tra cui un affresco settecentesco raffigurante la Madonna con San Benedetto e Santa Francesca Romana e un tondo marmoreo settecentesco attribuito ad Andrea Bergondi. Sono inoltre presenti reperti archeologici riutilizzati nel prospetto. Prima dell’intervento si riscontrano depositi superficiali coerenti e incoerenti, patine biologiche, distacchi e decoesione degli intonaci con lacune, fenomeni di risalita capillare e efflorescenze saline alle porzioni basamentali; i paramenti in laterizio mostrano piccole lacune, fratturazione e scagliatura; gli elementi lapidei presentano patine e concrezioni coerenti con l’esposizione urbana. L’affresco, da un’indagine visiva a distanza, appare in condizioni complessivamente buone, sebbene sottoposto a fattori degradativi ambientali.

L’intervento prevede una fase conoscitiva integrativa in cantiere con saggi e indagini diagnostiche per definire tecniche e materiali. Per intonaci e paramenti murari si prevedono operazioni di rimozione dei depositi e delle croste incoerenti, disinfezione delle patine biologiche, estrazione dei sali solubili, consolidamento localizzato delle porzioni decoese, rimozione di stuccature e elementi incongrui e successiva integrazione con malte a base di calce idraulica adeguate alla granulometria e cromia esistenti; i profili architettonici compromessi vengono reintegrati e le superfici protette con idonei prodotti di protezione superficiale. Per gli elementi lapidei sono previste disinfezione, pulitura selettiva, consolidamento delle decoesioni superficiali, microstuccature e reintegri sottolivello ove necessario, seguiti da protezione superficiale. Per l’affresco si prevedono disinfezione, consolidamento degli strati pittorici decoesi, puliture differenziate, rimozione controllata dei sali e stuccature con malte compatibili; le reintegrazioni cromatiche saranno eseguite a velature acquerellate ove opportuno, lasciando sottolivello le lacune non ricostituibili. Tutte le operazioni saranno definite e adeguate in funzione dei risultati delle indagini preliminari.

L’intervento è finalizzato al risanamento conservativo dei prospetti esterni e al recupero della corretta lettura degli apparati decorativi, contribuendo alla fruizione visiva del contesto urbano. Le aree interessate sono soggette a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004; non è prevista attività espropriativa. Le aree/beni non sono nella piena disponibilità dell’Amministrazione e si prevede il coinvolgimento della Congregazione delle Oblate di Santa Francesca Romana mediante accordo o protocollo. L’intervento è integrato con investimenti già realizzati dalla Soprintendenza Speciale e non comporta interferenze segnalate. Sono previste consegne documentali finali comprensive di documentazione fotografica delle fasi operative, mappatura dello stato di conservazione e relazione di restauro con descrizione delle lavorazioni eseguite.

id 34 – Tempio di Apollo Sosiano: ricostruzione in anastilosi e sistemazione area dell’archeologica con recupero dei percorsi pedonali di accesso

CUP F89D22001400006

Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione XI – Sant’Angelo; Via del Teatro di Marcello, 42; CAP 00186

Il Tempio di Apollo Sosiano sorge nell’area tra il Teatro di Marcello, il tempio di Bellona e la sPorticus Octaviae.

Il culto del dio si diffonde a Roma nel VI secolo a.C. e il tempio di Apollo Sosiano ne testimonia il permanere nella stessa area fino alla metà del V secolo d.C., attraverso la costruzione e il rifacimento di due templi, con diverse fasi edilizie. L’attuale edificio si sovrappone dal tempio di Apollo Medico, eretto in occasione della pestilenza del 433, ma prende il nome dal Caio Sosio, luogotenente di Cesare, che ne terminò la ricostruzione nel I sec. a.C. dedicandolo per conto di Augusto.

Il tempio è stato in parte indagato tra la fine degli anni 20 e gli inizi degli anni ’30, durante i lavori per isolare e sistemare il teatro di Marcello. La sistemazione definitiva del monumento fu completata con grande celerità in occasione dell’inaugurazione dell’area per il Natale di Roma del 1940. Le tre colonne visibili crollate verso il teatro di Marcello ed un tratto della trabeazione del pronao, furono collocate sull’angolo opposto del podio rispetto a quello originario in modo da rendere visibile, con scopi celebrativi, la ricca decorazione architettonica a chi passasse sull’attuale Via Petroselli.

Le varie campagne di scavo hanno portato in luce la fronte, il lato orientale ed una parte del lato di fondo del tempio nella sua fase di fine I sec. a. C.; il resto delle strutture giace tuttora sotto l’interro che circonda e sostiene il c.d. Albergo della Catena. L’elevato è pressocché inesistente, mentre è quasi integralmente conservata la massicciata che sosteneva il pavimento della cella, di cui sono stati visti, in varie occasioni, larghi brani. All’interno del podio, il cui interro è in buona parte sigillato dalla suddetta massicciata, a vari livelli di profondità sono inglobati gli avanzi delle fasi precedenti.

I rocchi della colonna angolare nord‑orientale della cella, in travertino con rivestimento in stucco, risultano in parte in posizione primaria di crollo e in parte frammentari disseminati nell’area.

L’intervento previsto mira alla anastilosi della colonna angolare, l’unica ancora nell’originaria posizione di crollo, alla sistemazione dell’area archeologica circostante e al recupero dei percorsi pedonali di accesso. Sono previste operazioni di scavo, consolidamento, restauro e ricollocazione degli elementi lapidei originali, secondo criteri di compatibilità materica e rispetto filologico.

Il progetto intende restituire leggibilità storica e coerenza volumetrica al monumento, migliorandone la fruibilità pubblica e rafforzando l’identità culturale dell’area permettendo una migliore comprensione del fronte orientale.

Il progetto integra misure per la fruizione e l’accessibilità: realizzazione di percorsi facilitati in calcestre verso l’area nord‑orientale, musealizzazione di elementi lapidei non riutilizzabili in anastilosi e posa di pannelli didattici con testi e immagini. L’illuminazione del percorso è prevista con apparecchi idonei alla valorizzazione museale e alla sicurezza. L’intervento si colloca in un contesto ad alta densità monumentale e prevede modalità di cantiere volte a minimizzare interferenze con il Teatro di Marcello, il Tempio di Bellona e i flussi di visitatori; sono previste azioni per la sostenibilità ambientale del cantiere, la protezione dei reperti e la programmazione della manutenzione post‑intervento.

id 36 – Domus dei Valerii: rimontaggio del corridoio antico con affreschi e mosaico pavimentale, fruizione e valorizzazione

CUP F89D21001080006

Importo del finanziamento: € 345.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione: Celio; Via Eleniana 2; CAP 00184

La Domus dei Valerii è una residenza di età tardo-adrianea (primo quarto del II secolo d.C.) portata alla luce fin dalla costruzione dell’Ospedale dell’Addolorata, agli inizi del Novecento. Gli ultimi scavi condotti nell’area per la realizzazione del dipartimento di oncoematologia in livelli interrati della struttura ospedaliera hanno messo in luce una porzione della domus con un corridoio, intenzionalmente abbattuto, di cui sono stati però integralmente recuperati i rivestimenti: affreschi parietali (e soffitto) e mosaico pavimentale. Negli ultimi anni gli intonaci e il soffitto sono stati ricomposti, restaurati e custoditi entro casse di legno appositamente costruite, a cura e spese della Soprintendenza Speciale di Roma, e messi a deposito in un locale all’interno del complesso ospedaliero.

Il corridoio antico era originariamente lungo oltre 8 m e largo circa 3,7 m, con altezze conservate fino a 1-1,60 m. Le pareti interne e il soffitto mostrano organici apparati decorativi a specchiature, figure umane, fregi e cornici in stucco; la parete verso il giardino è ornata a graticcio e semicolonne.

L’intervento ha previsto il rimontaggio integrale del corridoio antico e la sua esposizione in un ambiente museale appositamente adattato all’interno alla Palazzina D del Comprensorio di S. Croce in Gerusalemme, una delle sedi della Soprintendenza Speciale di Roma. La ricostruzione del volume originario è stata impostata su un impalcato in struttura metallica che ha consentito anche l’alloggiamento delle reti impiantistiche; le superfici prive di lacerti di affresco sono state integrate graficamente per consentire la lettura complessiva dell’apparato decorativo originario.

L’allestimento è stato organizzato secondo un percorso articolato in tre settori: introduzione, con evocazione del viridarium e relativi frammenti architettonici; il corridoio ricostruito, interamente percorribile; una sezione espositiva con vetrine per reperti selezionati. È stato realizzato un nuovo impianto elettrico e illuminotecnico dedicato all’allestimento e alla conservazione.

Il progetto ha integrato pannelli didattici in italiano, inglese e per ipovedenti, vetrine e supporti didattici multimediali. Particolare cura è stata rivolta all’abbattimento delle barriere architettoniche e alla sicurezza dei visitatori.

id 37 – Basilica Hilariana. Copertura del sito, consolidamento delle murature, didattica e valorizzazione

CUP F89C21000580006

Importo del finanziamento: € 575.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione Celio; Piazza Celimontana, c/o Policlinico Militare del Celio; CAP 00184

La Basilica Hilariana è un complesso archeologico con pianta trapezoidale e cortile centrale, emerso integralmente durante le campagne di scavo condotte in prima battuta al momento della costruzione dell’Ospedale militare del Celio (1887) e poi ancora tra il 1987 e il 2000. Costruita intorno alla metà del II secolo d.C., era la sede collegiale dei Dendrofori, associati al culto della Magna Mater (Cibele) e di Attis. L’accesso avviene dal lato orientale attraverso una scalinata marmorea che immette in un vestibolo pavimentato con mosaici, con iscrizione augurale; dal vestibolo si accede al cortile con decorazione musiva e ad ambienti laterali interpretati come aule e logge per le attività collegiali. Nel tempo l’edificio ha subito diverse trasformazioni funzionali, fino all’abbandono tardoantico.

Prima dell’intervento l’edificio, il cui piano di calpestio si trova a una quota media di circa -3.00 m rispetto al piazzale del Policlinico, era protetto da una copertura provvisoria realizzata con elementi in tubo-giunto e lastre in lamiera ondulata, ormai obsoleta e che impediva la lettura d’insieme del monumento. Gli apprestamenti temporanei che erano stati negli anni installati a tutela dei rinvenimenti archeologici sono stati sostituiti da un’unica copertura a protezione dell’intero edificio, garantendo la difesa del sito dagli agenti atmosferici e l’efficace allontanamento delle acque meteoriche.

L’intervento di restauro delle consistenze archeologiche ha previsto la bonifica di tutta l’area dalla vegetazione infestante e la pulizia delle murature perimetrali moderne che confinano l’area, il consolidamento puntuale delle murature e controllo e pulitura dei rivestimenti e dei pavimenti lapidei e musivi. Gli interventi di valorizzazione sono stati rivolti alla predisposizione di pannelli didattici.

A seguito dell’intervento, la Basilica Hilariana è fruibile dal pubblico tramite accessi regolamentati, attraverso percorsi didattici e visite guidate, con attenzione all’accessibilità dei contenuti didattici per tutti. l’intervento si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del Policlinico e del quartiere Celio.

id 38 – Horti di Domitia Lucilla all’interno del complesso ospedaliero S. Giovanni: restauro degli edifici romani e della strada basolata, didattica e valorizzazione

CUP F89D21001070006

Importo del finanziamento: € 345.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione: San Giovanni; Via dell’Amba Aradam; CAP 00184

Gli Horti di Domitia Lucilla si collocano all’interno del complesso ospedaliero San Giovanni-Addolorata, area che fu oggetto di una importante campagna di scavi negli anni tra il 1959 e il 1964. A seguito della costruzione di nuovi corpi di fabbrica dell’Ospedale, in quegli anni è tornato alla luce un vasto complesso di strutture, in particolare presso l’Ospedale Nuovo sono emerse due residenze, separate da una strada basolata. Mentre la domus più occidentale, attribuita ai fratelli Quintilii, fu a suo tempo interrata, gli orti di Domizia Lucilla (Hoorti Domitiae Lucillae), madre dell’imperatore Marco Aurelio, identificata come proprietaria da fistualae aquariae (tubi di piombo per l’acqua potabile) con impresso il suo nome, furono lasciati in vista, a cielo aperto.

Gli orti, così denominati perché sede di attività produttive fin dalla prima edificazione nel I secolo d.C., comprendono diversi edifici, con cortili a peristilio, vasche e un doliarium (area di stoccaggio dei dolia, grandi contenitori per olio, vino, frutta e grano), tabernae affacciate sulla strada basolata. Alcune scale conducevano al piano superiore il quale, tra l’altro, conserva ancora pavimenti musivi.

Prima dell’intervento le aree erano visibili dall’esterno ma non accessibili al pubblico a causa di condizioni di sicurezza e collegamenti verticali non adeguati. L’intervento ha previsto il consolidamento delle strutture archeologiche emergenti, con integrazioni puntuali, bonifica dalla vegetazione infestante e revisione dei solai moderni. Sono stati realizzati percorsi di visita adeguatamente corredati da pannelli didattici.

La fruizione prevede visite guidate ad accesso controllato, con particolare attenzione alla possibilità di fruizione da parte dei degenti dell’ospedale e dei loro accompagnatori. L’intervento si integra con altre iniziative di valorizzazione in atto nel medesimo comprensorio ospedaliero, favorendo una gestione coordinata con altri interventi e con iniziative di divulgazione (siti istituzionali e social media) per assicurare coerenza informativa e connessioni con le altre aree archeologiche del complesso.

id 39 – Mitreo di Santo Stefano Rotondo: sostituzione solaio ammalorato, interventi puntuali di restauro e consolidamento, impianto illuminotecnico, valorizzazione

CUP F89D21001060006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; via di S. Stefano Rotondo, Roma; CAP: 00184

Il Mitreo è un ambiente archeologico ipogeo collocato al di sotto della pavimentazione della Basilica di Santo Stefano Rotondo, fondato intorno al 180 d.C. Inizialmente era un ambiente rettangolare di circa 4 metri per 10, poi raddoppiato nel secolo successivo.

Il Mitreo, rinvenuto negli anni ’70 del secolo scorso, era stato impiantato in un ambiente precedente, appartenente ai Castra peregrinorum, ovvero alla caserma urbana dei servizi segreti imperiali.

Presenta un atrio e, nell’aula vera e propria, i caratteristici banconi (praesepia), dove si stendevano i fedeli. Di particolare importanza è l’affresco che rappresenta Selene, la luna, che in origine era simmetrico ad una rappresentazione del Sol, poi distrutta dall’inserimento dall’alto nel Mitreo delle fondazioni della chiesa.

Le pareti sono coperte di intonaco dipinto a finti marmi e con alcune suggestive rappresentazioni di vasi. Il pavimento è in laterizi originali. L’altare è ancora ben conservato, come pure vari altri elementi lapidei che costituivano il corredo del luogo di culto, tra cui trapezofori e colonnine.

L’originale rilievo con Mitra tauroctono, rinvenuto a pezzi sul pavimento e sicuramente eliminato in modo intenzionale da Cristiani, è ora stato ricomposto ed è esposto c/o il Museo Nazionale Romano, sede delle Terme di Diocleziano.

Nello specifico il progetto ha riguardato la sostituzione integrale degli elementi lignei del solaio, affetti da carie bruna, con elementi in carpenteria metallica; il miglioramento dello stato di conservazione delle superfici archeologiche; la valorizzazione dell’ambiente con un nuovo impianto d’illuminazione e l’installazione di apparati didattici, allo scopo di riaprirlo al pubblico.

Una delle maggiori difficoltà correlate all’intervento è stata quella della protezione delle superfici archeologiche durante il cantiere e del rispetto del delicato equilibrio ambientale dell’ambiente ipogeo durante i lavori, equilibrio che rischiava di essere compromesso durante la rimozione della pavimentazione soprastante. Sono state per questo motivo adottate misure di controllo, utili per fornire informazioni preziose sui parametri da mantenere all’interno dell’ipogeo anche in vista dell’apertura dell’ambiente ai visitatori.

Un’altra criticità legata all’intervento è stata quella della difficoltosa riproposizione del pavimento ‘d’arte’ in terrazzo alla veneziana con inerti e inclusi marmorei, realizzato nel 2004 e da allora ‘storicizzato’ e ormai parte inscindibile della Basilica stessa.

Prima dell’intervento il luogo era normalmente chiuso o fortemente limitato nelle visite; grazie all’intervento si è riusciti a consentire visite regolari e percorsi accessibili compatibili con la delicatezza dell’ambiente.

id 40 – SS. Quattro Coronati

CUP F89D21000810006

Importo del finanziamento: € 1.200.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Celio, Via dei SS. Quattro 20, 00184 Roma

Il Monastero dei Santi Quattro Coronati è un complesso monumentale sito nel rione Celio caratterizzato da un’articolata stratificazione che va dell’età romana fino ai nostri giorni. Comprende oggi: una basilica a tre navate del XII secolo, che occupa la parte ovest della sola navata centrale della precedente più grande basilica di età carolingia sorta a sua volta su una paleocristiana; un monastero medievale sviluppato intorno a un chiostro cosmatesco (XII-XIII secolo); un palazzo cardinalizio (XIII-XIV secolo), in cui nota è l’Aula gotica per gli affreschi. Questo insieme fu riunito nel 1564 in un unico monastero di Monache agostiniane, che gestivano un orfanotrofio femminile.

I due cortili interni attuali, di cui nell’intervento, sono quello a est il risultato delle trasformazioni di un grande quadriportico costruito insieme alla basilica in età carolingia, il secondo quanto avanzò della navata centrale di questa basilica, dopo la riduzione dello spazio di culto a quello attuale. La parete est del secondo cortile è quindi quella della navata della basilica carolingia. L’ultimo intervento significativo dal punto di vista architettonico in entrambi i cortili appartiene alla fase dell’orfanotrofio, quando nella prima metà del ‘600 furono dotati di loggiati decorati con intonaci a falso bugnato.

Le superfici esterne e i loggiati presentano diffuse alterazioni dell’intonaco, depositi superficiali e fenomeni di umidità capillare concentrati sui basamenti.

Il progetto esecutivo prevede il consolidamento strutturale dei prospetti del monastero medievale su Via dei Querceti e interventi di restauro conservativo sulle superfici intonacate del primo e del secondo cortile, nonché interventi puntuali per rimuovere le infiltrazioni di acqua meteorica dall’oculo del Salone Gotico. Le opere includono: il ripristino delle pendenze e il riassetto del sistema di smaltimento delle acque meteoriche di alcuni discendenti; il consolidamento non invasivo di lesioni interne; il restauro puntuale degli intonaci e degli apparati decorativi, che cerchi di rendere leggibili le pregevoli incisioni a finto bugnato e che raggiunga l’obiettivo della pulizia e protezione degli elementi lapidei e metallici.

Gli interventi sono finalizzati alla conservazione del bene e al miglioramento della fruibilità e della sicurezza del complesso, garantendo il rispetto delle fasi e dei materiali storicamente esistenti. È prevista la verifica in cantiere delle soluzioni conservative e la programmazione di indagini integrative in funzione della cantierizzazione. Inoltre, per l’oratorio di San Silvestro, parte del palazzo cardinalizio e prospiciente i cortili, si prevede il ripristino di un sistema di aerazione controllata a fini conservativi delle superfici decorate. Le lavorazioni sono coordinate per ridurre interferenze con le funzioni religiose e con l’uso del complesso.

Quanto sono chiare le informazioni in questa pagina?

Average rating 0 / 5. 0