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id 222 – Area archeologica Sud Ovest della Città Sport nell’area di Tor Vergata: scavi archeologici, restauri e valorizzazione

CUP F89D22001290006

Importo del finanziamento: € 1.700.000,00

Localizzazione: Municipio: Roma VI; Rione: Tor Vergata; Via: Viale dell’Archiginnasio / Via di Passo Lombardo; CAP: 00133 Roma (RM)

L’area di intervento si colloca nella porzione sud-occidentale del comparto denominato ‘Città dello Sport’ in località Tor Vergata, tra l’autostrada A1 e Viale dell’Archiginnasio. Prima dell’intervento si presenta come un ambito caratterizzato da preesistenze archeologiche diffuse: resti di una villa rustica (domus rustica), tracciati viari, necropoli, sistemi di drenaggio e manufatti produttivi con stratificazioni dall’età repubblicana fino all’età tardoantica. Le indagini archeologiche preventive iniziano il 24 luglio 2006 e documentano una frequentazione pluristratificata con utilizzo del territorio dal IV secolo a.C. al VI secolo d.C.

In particolare nell’area denominata “Area Casali” i dati di scavo attestano frequentazioni del VI secolo d.c. che raccontando una fase di vita, probabilmente l’ultima, della villa rustica esistente già in età repubblicana. L’area è soggetta a vincoli paesaggistici e archeologici e risulta in prossimità di interventi moderni dovuti alla realizzazione del Palazzo dello Sport.

L’intervento prevede scavi archeologici, operazioni di restauro conservativo e misure di protezione e valorizzazione finalizzate alla fruizione pubblica. Le attività includono il consolidamento delle strutture murarie e delle pavimentazioni superstiti, la rimozione dei depositi sovrapposti, la diserbo e il trattamento fitosanitario, nonché la sistemazione dei piani di calpestio e delle aree esterne. È prevista la realizzazione di una copertura leggera e parziale a protezione della porzione più significativa della domus, con appoggi puntuali e fondazioni discontinue per ridurre l’impatto sulle stratigrafie archeologiche. Sono inoltre previste passerelle di visita, segnaletica informativa, illuminazione e impianti autonomi per alimentazione ed irrigazione, progettati per minimizzare le interferenze con le emergenze archeologiche. Tutte le operazioni si svolgono con personale specializzato nel rispetto delle normative di settore e delle prescrizioni di tutela.

Il progetto favorisce la fruizione mediante percorsi accessibili e privi di barriere, passerelle per l’osservazione con punti informativi e supporti multimediali (QR code) e aree di sosta ombreggiate con pergolati lignei. L’accesso è garantito dalla viabilità esistente (via di Passo Lombardo e Viale dell’Archiginnasio) e la sistemazione paesaggistica utilizza specie arbustive e arboree autoctone e filari ornamentali che richiamano la vocazione agricola storica del sito. L’intervento è progettato per limitare le interferenze con le opere presenti nell’intorno urbano e in maniera da facilitare le opere di manutenzione ordinaria. Sono previste opere di valorizzazione in grado di garantire la sostenibilità della fruizione.

id 224 – Chiesa SS Marcellino e Pietro ad duas lauros – Mausoleo di S. Elena: manutenzione e completamento dell’allestimento

CUP F89D21000640006

Importo del finanziamento: € 700.000,00

Localizzazione: Municipio: V; Rione: Prenestino-Labicano; Via Casilina 641; CAP: 00132

Il bene oggetto dell’intervento è il Mausoleo di S. Elena, inserito nel complesso della Chiesa SS. Marcellino e Pietro ad duas lauros, di proprietà demaniale e sottoposto a vincolo ai sensi del D.lgs. 42/2004 (DM 18/3/94). Prima dell’intervento si presentavano fenomeni di degrado sulle superfici storiche, criticità nella regimentazione delle acque meteoriche e limiti dell’allestimento espositivo che ne hanno ridotto la fruizione pubblica. Sono state effettuate indagini conoscitive, rilievi geometrici, analisi materiche e mappature del degrado finalizzate a definire gli interventi di conservazione e il completamento dell’allestimento museale. Il complesso è in gestione, per convenzione, con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

L’intervento ha previsto attività di manutenzione e completamento dell’allestimento con azioni mirate: miglioramento della regimentazione delle acque meteoriche e rifacimento della pavimentazione esterna; interventi sulle superfici storiche e sull’arco di ingresso; misure per l’abbattimento delle barriere architettoniche e adeguamento dell’accessibilità per persone con mobilità ridotta; mappatura degrado e schede di restauro per interventi conservativi mirati; redazione del piano di manutenzione.

L’obiettivo dell’iniziativa era quello di migliorare la fruizione pubblica del mausoleo e l’accessibilità del complesso, mantenendo la destinazione culturale e il regime di tutela.

id 225 – Museo di Malborghetto restauro

CUP F89D22001450006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio XV, Via Flaminia Km. 19,4, CAP: 00188

Il Museo e l’Area Archeologica di Malborghetto costituiscono un complesso edilizio di pertinenza demaniale lungo la Via Flaminia. Prima dell’intervento si presentavano paramenti murari interni con superfici differenziate (mattoni a vista, intonaci storicizzati, intonaci cementizi e pitture lavabili), volte a botte e a crociera in muratura faccia a vista, pavimentazione in basolato e livelli esterni dei cortili Nord e Sud. Il progetto recepisce le indicazioni degli interventi di restauro precedenti (eseguiti nel 1984 dalla Soprintendenza Archeologica di Roma) e si sviluppa tenendo conto delle indagini stratigrafiche condotte nel maggio 2024. In alcuni ambiti si riscontrano fenomeni di degrado dovuti a umidità di risalita e la presenza di intonaci non compatibili con la materia storica; sono inoltre presenti elementi architettonici di accesso con quote differenziate rispetto alla quota estradossale del basolato della Via Flaminia.

L’intervento si articola prioritariamente in opere di restauro dei paramenti murari interni e in interventi connessi allo scavo archeologico. Sulle murature si prevede la rimozione degli intonaci cementizi e delle pitture non compatibili, la sostituzione o integrazione dei laterizi degradati, il ripristino di intonaci e finiture a base di pura calce e trattamenti specifici per i mattoni faccia a vista, volti a preservare le caratteristiche materiche originarie. Al piede delle murature è prevista la reintegrazione della fascia basamentale mediante interventi di consolidamento tradizionale (cuci-suci) per garantire la trasmissione dei carichi al terreno. Sulla pavimentazione in basolato si esegue pulitura e rimozione di depositi biologici. Sono inoltre previste opere per la revisione distributiva: rimodulazione della scala interna tra piano terra e primo con riduzione delle alzate, realizzazione di un pianerottolo di accesso e di una rampa metallica in collegamento alla scala esistente, realizzazione di una scala rimovibile per l’accesso a vani minori e parziale riconfigurazione della scala al piano attico.

L’intervento mira a migliorare la fruibilità e l’accessibilità del complesso museale, a consentire il raccordo complanare tra gli spazi interni e i cortili esterni e a integrare il cortile Nord nel percorso di visita trasformando una finestra in varco di accesso. il riallineamento delle soglie d’ingresso per facilitare i percorsi. Il progetto include il recupero delle superfici intradossali del solaio ligneo e la sistemazione del cortile Sud per migliorare la fruizione esterna. L’intervento è complementare ad altri investimenti realizzati e in programmazione dalla Soprintendenza Speciale di Roma e si svolge con misure di tutela dei caratteri storici e materici del bene, nel rispetto delle condizioni di disponibilità demaniale indicate nei documenti.

id 226 – Villa di Livia

CUP F89D22001460006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio XV; Rione: Prima Porta; Via: Via della Villa di Livia; CAP: 00188

La Villa di Livia è un complesso archeologico in area periurbana presso Prima Porta, caratterizzato da opere murarie, superfici dipinte, mosaici e percorsi di visita. Prima dell’intervento si presentava in uno stato di conservazione differenziato: i dipinti e i mosaici, restaurati nel 2014, risultano in buona parte sigillati, mentre le opere murarie e le coperture moderne mostrano dissesti, fessurazioni, perdita di malta e vegetazione infestante. Le tettoie esistenti e la struttura lignea a protezione del peristilio sono gravemente ammalorate. L’area è soggetta alle disposizioni di tutela del D.Lgs. 42/2004 e connessi provvedimenti; il progetto si basa su rilievi, indagini conoscitive e sulla documentazione stratigrafica esistente.

Il progetto prevede il consolidamento conservativo delle opere murarie, il restauro delle superfici dipinte e dei mosaici, la sostituzione delle tettoie gravemente ammalorate e la manutenzione delle passerelle di visita. Le opere di restauro includono pulitura, consolidamento delle parti distaccate, rimozione di stuccature inidonee, integrazione delle stuccature, reintegrazione cromatica nei limiti della distinzione tra originale e apporto, e trattamenti protettivi e manutentivi. Per i mosaici si prevede il ripristino degli allettamenti, interventi di microstuccatura, protezione delle superfici esposte e coperture stagionali. La nuova copertura è progettata con pendenza per evitare ristagni e con materiali e colori coerenti con l’intorno; il sistema di raccolta delle acque è dimensionato in relazione alle superfici e ai punti di scarico individuati. In fase di progettazione sono state effettuate indagini geognostiche, geotecniche, sismiche, prove soniche sui muri e tassellature ispezionarie.

L’intervento mira a rendere il sito fruibile e sicuro per i visitatori, preservando i caratteri archeologici e garantendo misure di accessibilità e sicurezza conformi alla normativa vigente. Il percorso di visita è oggetto di manutenzione puntuale per ripristinare il calpestio e i parapetti; le operazioni prevedono anche la rimozione della vegetazione infestante e la sistemazione delle aree perimetrali. Le opere di appoggio alla nuova copertura verranno realizzate con plinti isolati previo accertamento archeologico. È prevista una programmazione della manutenzione periodica, con protezioni temporanee dei mosaici nei periodi di maggiore rischio climatico. L’intervento è complementare ad altri interventi e integrazioni in corso di gestione da parte della Soprintendenza Speciale, al fine di migliorare la fruizione del parco archeologico.

 

id 227 – Tempio di Minerva Medica: restauro, sistemazione del verde, adeguamento impianti, valorizzazione

CUP F89D21001050006

Importo del finanziamento: € 1.200.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione Esquilino; Via Giolitti; CAP 00185

Il c.d. Tempio di Minerva Medica è un’aula monumentale a pianta centrale decagonale polilobata con cupola di circa 25 m di diametro, realizzata nei primi decenni del IV secolo d.C. Il manufatto insiste in un tessuto urbano caratterizzato da successivi impianti ortivi e da fasi di frequentazione e trasformazione che vanno dall’età repubblicana al tardoantico; il sito è attraversato da evidenze di sistemazioni idrauliche, magazzini e strutture di servizio riconducibili alle fasi pregresse. Indagini stratigrafiche e campagne di scavo condotte negli ultimi decenni hanno documentato la complessità stratigrafica e le numerose fasi costruttive e di riuso, fornendo il quadro archeologico di riferimento per gli interventi di conservazione e fruizione.

Sono state eseguite la rimozione della vegetazione infestante e degli attacchi biologici, le risarciture puntuali degli intonaci, sono state realizzate stuccature compatibili con le tecniche di restauro, nonché la ri-creazione della pavimentazione perduta dell’aula con materiali stabilizzati idonei alla fruizione pubblica. Si è realizzato un percorso di visita accessibile e privo di barriere architettoniche, dotato di dispositivi informativi e didattici anche per ipovedenti; è stata inoltre effettuata la ristrutturazione dell’edificio moderno già presente nell’area con un allestimento museale di reperti selezionati che raccontano la storia del sito, anche prima del monumento. Le soluzioni progettuali sono state concepite per limitare al minimo gli scavi e le interferenze con le evidenze archeologiche, prevedendo procedure di cantiere compatibili con la tutela stratigrafica.

L’intervento è stato finalizzato all’apertura regolamentata del sito al pubblico e all’inserimento del monumento in percorsi di valorizzazione urbana. La fruizione è supportata da pannelli informativi, dispositivi multimediali e contenuti accessibili a persone con disabilità visive e cognitive; sono inoltre stati inclusi strumenti per la gestione di eventi temporanei senza apportare modifiche permanenti dell’ambiente archeologico. L’intervento ha riguardato anche la sistemazione degli spazi verdi, con punti di sosta e arredi mobili per la didattica anche dei più piccoli. Le attività di valorizzazione hanno tenuto conto degli interventi di consolidamento già eseguiti e delle campagne di scavo precedenti, assicurando integrazione con la programmazione locale e con la conservazione delle testimonianze archeologiche.

 

id 238 – La Villa e le Terme di Via Carciano: restauro e valorizzazione

CUP F89D21000630006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio: IV; Via Carciano 25, CAP 00131 Roma

L’area archeologica della Villa e delle Terme di Via Carciano, prima dei lavori, presentavano un diffuso degrado delle strutture e delle superfici e risultava solo parzialmente accessibile.

L’intervento ha previsto sia opere di restauro conservativo che di valorizzazione: accanto ad interventi di consolidamento di parte delle murature e dei mosaici pavimentali della terrazza superiore e di pulitura delle superfici intonacate, è stata prevista la realizzazione di una passerella in struttura metallica atta a rendere accessibili i diversi livelli del complesso. Al fine di favorire una maggiore comprensione del contesto sono stati installati pannelli didattici.

Le opere, nel loro complesso, hanno teso a migliorare la fruibilità e l’accessibilità del sito, rimuovendo barriere architettoniche e definendo un percorso di visita accessibile e sicuro

id 248 – Casale della Cervelletta: recupero e riqualificazione del casale e del borgo

CUP F89D21000550006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio IV; Rione: Colli Aniene / Tor Sapienza; Via della Cervelletta 33

Il casale della Cervelletta sorge su un’altura tufacea, in un’area compresa fra la via Collatina e l’Aniene attraversata dal fosso di Tor Sapienza, detto “la Marrana” . Tale area della Campagna Romana è stata interessata, fin dal II-I secolo a.C., dalla presenza di insediamenti residenziali (i resti di una villa rustica risalente alla fine della repubblica-prima età imperiale sono stati trovati poco lontano dal complesso della Cervelletta), di condotte d’acqua e di antichi tracciati (come quello, in parte ancora visibile, di una strada che collegava la via Tiburtina con ponte Mammolo) ed è caratterizzata, nella parte prossima al fiume, dall’esistenza di zone fangose e umide con canneti e piccoli salici.

Il toponimo “Cervelletta”, o “Cervaretto”, nome col quale il casale viene identificato nel Catasto Alessandrino (1660-61), viene associato a quello del vicino casale di “Tor Cervara” e

viene fatto derivare, da G. Tomassetti, dalla presenza di cervi nella zona. Studi più recenti attribuiscono al toponimo una derivazione dal latino acervus (cumulo) per la presenza di cave di tufo, dove si creavano imponenti cumuli, dagli scarti di lavorazione ed estrazione del tufo, ancora esistenti nel medioevo e in età moderna.

Il casale, ora disabitato, era il centro della tenuta omonima ed è costituito da un’alta torre circondata da più corpi di fabbrica costruiti, a partire dal XV secolo, intorno a due cortili, uno di piccole dimensioni e uno a forma di ampia corte quadrangolare. Il corpo principale del casale presenta una facciata scandita da due file di finestre rettangolari riquadrate in tufo e da un cordolo arrotondato e aggettante che segna il limite del piano inferiore ‘a scarpa’. Un elegante portale, delineato da bugne di tufo, costituisce l’unico accesso al casale ed immette in un lungo corridoio coperto da una volta a botte leggermente ribassata, che termina in un’ampia corte chiusa, su tre lati, da stalle coperte da volte a botte ribassata sovrastate da ambienti utilizzati come fienili. All’interno del complesso sono presenti due grotte o arnaria scavate nel tufo e intonacate a calce. La prima (7,10×7,81 metri circa) è situata a destra del portale d’ingresso, nel 1854 era ancora utilizzata come cantina-deposito; la seconda, a circa dieci metri a nord-est rispetto al complesso, molto più ampia (12×30 metri circa), è coperta da una volta a sesto ribassato ed era utilizzata, sempre nel XIX secolo, come ricovero per gli animali.

L’intervento proposto è prioritariamente di messa in sicurezza e consolidamento conservativo. Le operazioni previste mirano a riportare stabilità strutturale ai paramenti murari e alle volte, ripristinare porzioni di copertura e limitare i meccanismi di degrado che compromettono la conservazione dell’organismo edilizio. Sono previste indagini diagnostiche propedeutiche, il ripristino localizzato delle murature con reintegri in conci di tufo, interventi di scuci-cuci dove necessari, il rinforzo delle piattabande e degli architravi, l’adozione di sistemi di incatenamento e la ricostruzione delle porzioni di volte e copertura crollate. Le scelte progettuali seguono criteri conservativi e le norme tecniche vigenti in materia di sicurezza e miglioramento sismico.

id 249 – Castello di S. Vittorino e Ponte Lupo

CUP F89D21000790006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio: Municipio VI di Roma Capitale; Rione: Agro Tiburtino Prenestino (area); Via: Polense S.P. n. 49A

Il presente intervento riguarda il Ponte Lupo, sito nel Municipio VI di Roma Capitale, nel Fosso dell’Acqua Rossa, accessibile da Via Polense S.P. n. 49A. Il manufatto si estende per circa 80-100 m con larghezza variabile tra 12 e 18 m e altezza fuori terra massima di circa 27 m; il progetto si concentra sulle due arcate centrali. L’opera originaria è databile tra il 144 e il 140 a.C. (Quinto Marcio Re) e presenta ampliamenti riconducibili al I secolo d.C. I materiali costituenti sono peperino, malta con pozzolana, laterizio (opus latericium) e opus reticulatum. La struttura conserva lo specus della condotta; la porzione sommitale include un camminamento oggi largamente obliterato dalla vegetazione. Il contesto è boschivo e geomorfologicamente dinamico, con presenza di deposizione alluvionale e criticità idrauliche locali.

La progettazione è basata su rilievi digitali (fotogrammetria da drone e nuvola di punti), indagini geognostiche e strutturali e studi botanici e faunistici integrativi. A seguito della revisione è prevista la concentrazione delle risorse sul restauro e consolidamento di Ponte Lupo, rinviando gli interventi sul Castello. Le lavorazioni principali comprendono bonifica controllata della vegetazione infestante, pulitura conservativa delle superfici lapidee, consolidamento e riadesione degli elementi murari, ricostituzione puntuale di porzioni di nucleo e contrafforti con materiali compatibili, ancoraggi per elementi litici a rischio, ristilatura dei giunti e applicazione di protezioni superficiali di carattere idrofobico compatibili. Per la fruizione sono previsti il ripristino del camminamento con battuto pavimentale, l’installazione di una staccionata di protezione e pannelli informativi.

Gli interventi si conformano ai principi del restauro conservativo: limitazione dell’intervento, compatibilità materica e reversibilità. Sono previste misure di monitoraggio della stabilità strutturale e azioni di tutela per mitigare l’impatto sulle specie vegetali e faunistiche presenti, con procedure specifiche in caso di rinvenimento di nidificazioni attive. L’area è soggetta a vincoli paesaggistici e idrogeologici e le superfici interessate non risultano nella piena disponibilità amministrativa. Si prevede pertanto la sottoscrizione di un protocollo d’intesa e di una convenzione per la valorizzazione e la fruizione del bene, nonché l’acquisizione delle necessarie autorizzazioni da parte degli altri Enti coinvolti mediante Conferenza dei Servizi. La valorizzazione include percorsi protetti, segnaletica informativa e soluzioni di fruizione che garantiscono sicurezza, accessibilità e tutela del contesto ambientale.

id 250 – Chiesa S. Agnese Fuori le Mura: verifica sismica esterni, copertura del matroneo, cappelle, interni, restauro abside e tampuro con mosaici e marmi del VII sec. e scalone monumentale con decorazioni, murali ed elementi lapidei medievali

CUP F89D21001380006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio II, Quartiere Trieste, Via Nomentana 349, 00162 Roma

La chiesa di Sant’Agnese fuori le Mura si colloca nel complesso monumentale lungo la Via Nomentana, affiancata dal mausoleo di Costantina (IV secolo) e da resti della basilica costantiniana. L’attuale basilica onoriana, con elementi costruttivi stratificati tra l’VIII e il XIX secolo, presenta aula rettangolare con ambulacri su due livelli, matroneo, claristorio e un’abside ornata da decorazione musiva di età bizantina attribuita al VII secolo. All’interno si trovano pavimentazioni e rivestimenti marmorei, colonne di spoglio, cappelle laterali ed un soffitto a cassettoni seicentesco. Il complesso è soggetto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004 e inserito nella maglia della città storica; è frequentato sia dal pubblico religioso sia dai residenti e connesso a spazi verdi e percorsi urbani.

La progettazione si basa su una approfondita fase conoscitiva di livello LC2: rilievo geometrico tridimensionale con laser scanner e fotogrammetria, indagini strutturali e materiche (endoscopie, prove sclerometriche, pacometriche, prelievi e prove su armature), indagini geofisiche MASW per la classificazione del sottosuolo, campagne diagnostiche sui decori (sezioni lucide, FT/IR, dosaggio sali, termografia) e analisi sui supporti lignei. Gli interventi previsti includono la verifica e il miglioramento locale del comportamento sismico degli elementi in muratura, il consolidamento delle lesioni e il ripristino della continuità strutturale, nonché il restauro conservativo della decorazione musiva dell’abside e del rivestimento marmoreo del tamburo, delle pitture murali dell’arco trionfale e della navata, del soffitto ligneo e degli apparati lapidei. Le soluzioni privilegiano il minimo intervento, la compatibilità e la reversibilità.

L’intervento mira a migliorare la sicurezza strutturale e la conservazione delle superfici decorative senza alterare la morfologia e il valore storico del bene. Le opere sono progettate come interventi locali e non invasivi, concentrandosi sulla navata centrale, l’abside, i matronei. Si prevede di integrare i risultati delle indagini con eventuali approfondimenti in cantiere e di coordinare le attività con la Soprintendenza e gli altri soggetti coinvolti, incluso il Vicariato per le aree di proprietà ecclesiastica. L’intervento favorisce il mantenimento della fruibilità del luogo di culto e la tutela del contesto urbano, garantendo interventi compatibili con le precedenti azioni di manutenzione eseguite sulle coperture.

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