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id 331 – Ninfeo dell’Orto Botanico e giardino storico: restauro conservativo dei manufatti e del giardino

CUP F89D21000780006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Trastevere, Largo Cristina di Svezia 23A-24, 00165 Roma (RM)

Situato nel parco di Villa Corsini, un tempo residenza di Cristina di Svezia, e su parte dell’area archeologica denominata Horti Getae, anticamente costituita dalle terme di Settimio Severo, l’Orto Botanico, uno dei più grandi d’Italia, si inserisce a pieno titolo nella tradizione dei giardini dall’importante valore scientifico-naturalistico.

Il complesso oggetto d’intervento comprende la scalinata con la Fontana degli Undici Zampilli, il Nicchione di Cornelius Cornutus e l’area antistante, collocati sul margine settentrionale dell’Orto Botanico di Roma. Storicamente il Ninfeo è riconducibile alla fase pre-corsiniana della Villa Riario, poi Corsini; il progetto originario dell’assetto prospettico prevedeva il Nicchione come punto di fuga della scalinata. L’area è caratterizzata da presenza arborea storica e da percorsi che si affacciano sulla Passeggiata del Gianicolo.

La fontana monumentale è stata realizzata del 1742 e negli anni immediatamente successivi su progetto dell’architetto Ferdinando Fuga. La struttura è articolata su tre rampe di scale e ed è arricchita da cinque vasche sovrapposte, munite ciascuna di due zampilli e sormontate da una vasca sommitale con getto sgorgante da un delfino.

L’urbanizzazione postunitaria e il frazionamento della proprietà ha comportato un nuovo disegno della viabilità che si è sovrapposto ai percorsi e alle strade antiche che conducevano a Porta San Pancrazio. La conseguenza è stata la perdita dell’accessibilità del margine settentrionale dell’Orto Botanico (oggi in via di recupero), con il degrado degli arredi e delle fontane posti lungo questo confine. In particolare, il Ninfeo, originariamente interconnesso alla scalinata e che ne costituisce il punto focale della prospettiva che unifica il percorso dalle pendici alla sommità del colle, è oggi da essa fisicamente e visivamente separato da un recinto.

Prima dell’intervento di restauro conservativo, questi manufatti presentavano diffuse condizioni di degrado: erosione e disgregazione delle superfici lapidee, incrostazioni calcaree nelle vasche, colonizzazioni biologiche (licheni, alghe, muschi), vegetazione infestante negli interstizi, lacune di intonaco e stuccature non idonee; erano inoltre presenti graffiti e importanti fenomeni di ossidazione degli elementi metallici.

L’intervento è stato impostato come restauro conservativo mirato alla rimozione dei materiali non compatibili e al ristabilimento delle condizioni conservative dei manufatti e del giardino. Le attività progettuali hanno previsto il rilievo tridimensionale e la diagnostica materica, indagini stratigrafiche archeologiche preliminari e lo studio delle patologie. Le opere principali hanno previsto: puliture differenziate e rimozione di depositi incoerenti; trattamenti biocidi e diserbo selettivo; preconsolidamenti e consolidamenti localizzati; ristabilimento dell’adesione e reintegro materico dei modellati con malte idonee; rimozione e rifacimento parziale del cocciopesto delle vasche; passivazione e protezione degli elementi metallici; rimozione di stuccature inidonee e

successiva stuccatura con materiali compatibili; operazioni di protezione idrorepellente e antigraffito dopo prove preliminari. Per il Nicchione è stata eseguita la revisione integrale della copertura con sostituzione delle tegole irrecuperabili.

Le attività di conservazione e fruizione sono state pianificate in coordinamento con l’Università La Sapienza – Orto Botanico e con Roma Capitale. Specifica attenzione è stata dedicata alla presenza del Platanus Orientalis secolare presente nell’area e al suo apparato radicale, con l’adozione delle opportune misure per evitare danni alle radici durante i lavori.

id 324 – Villa Celimontana

CUP F89D21000770006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Celio; Via della Navicella, Piazza Celimontana 2-4; CAP 00184 Roma

L’area d’intervento, denominata Campo Celimontano, si estende per circa 1,2 ettari lungo le pendici del Celio e confina con il muro di Villa Celimontana, sviluppo di circa 120 m e altezza variabile tra 3,5 m e 11 m con funzione prevalente di sostruzione. All’interno si rilevano manufatti storico‑edilizi quali un ambiente voltato riconosciuto come ninfeo e resti di un bacino fontanile parzialmente interrato. L’area è di proprietà demaniale ed è attualmente in uso al CREA in base ad un accordo di collaborazione con la Soprintendenza. Dalle indagini storico‑documentarie è emerso che la sostruzione è riconducibile al belvedere della villa dei Mattei e che una parte consistente del sistema murario è crollata nel corso degli eventi del 1928. L’insieme presenta carattere paesaggistico e archeologico con vincoli di tutela paesaggistica e necessità di coordinamento con gli enti usurari e gli interventi limitrofi.

Il progetto si concentra sul consolidamento e sul restauro conservativo dei manufatti e sul presidio del verde storico, prioritariamente sui tratti indicati come muro 1 e muro 2. Le indagini geognostiche, geofisiche e strutturali evidenziano condizioni di instabilità che richiedono misure di messa in sicurezza: riduzione del carico a monte, scavo di alleggerimento, posa di ancoraggi di progetto e realizzazione di drenaggi per contenere spinte idrostatiche. Si prevede il ripristino e il consolidamento dei paramenti in laterizio e del nucleo cementizio, il restauro delle superfici intonacate e del ninfeo, il recupero del bacino fontanile emergente e interventi di cucitura e integrazione muraria dove necessario. Sono altresì previsti scavi archeologici stratigrafici con assistenza specialistica, indagini integrative in corso d’opera e un sistema di monitoraggio permanente delle deformationi del fronte murario per la gestione della sicurezza durante i lavori.

Le opere di fruibilità prevedono la realizzazione di un percorso pedonale accessibile dall’ingresso su Via della Navicella fino all’area prospiciente il ninfeo, con pendenze e aree di sosta adeguate, pannelli divulgativi e la predisposizione infrastrutturale per un futuro impianto di illuminazione. Sono pianificate attività di gestione del verde storico, comprensive di potature, trattamenti fitosanitari, consolidamento e integrazione di nuove piantumazioni, nonché interventi su essenze malate. L’attuazione richiede coordinamento con gli enti contigui per le fasi di bonifica vegetazionale e per interferenze con cantieri limitrofi; l’intervento costituisce un primo stralcio funzionale ad una più ampia riqualificazione del belvedere e a possibili aperture al pubblico, salvaguardando la compatibilità con il contesto urbano e i vincoli di tutela.

id 326 – Ville di Dragoncello e Fralana interventi archeologici di recupero e restauro e messa in sicurezza dei siti

CUP F89D22001480006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio X; Rione Acilia; Via Francesco Menzio; Via Ottone Fattiboni; CAP 00125

L’intervento riguarda due insediamenti archeologici ubicati a Acilia nel Municipio X di Roma: la Villa F di Dragoncello e la Villa di Fralana (Acilia – Malafede). Entrambi i siti sono di proprietà pubblica e sono soggetti a vincoli archeologici e paesaggistici. La Villa F presenta una pars urbana e una pars rustica, pavimentazioni musive documentate e strutture in cattivo stato di conservazione; la Villa di Fralana mostra una pars urbana con mosaici e una pars fructuaria con torcularium. Dalla documentazione emerge che l’area è frequentata sin dalla fine del IV–inizio III secolo a.C.; la Villa F è riconducibile a una fase costruttiva del I secolo a.C. con ristrutturazioni nel II secolo d.C. Le condizioni conservative differiscono: la Villa F richiede indagini e consolidamenti estesi, mentre Fralana è parzialmente indagata e necessita di interventi mirati su porzioni emerse.

Il progetto prevede attività archeologiche di scavo e indagine, diserbo, restauro conservativo e consolidamento delle strutture esposte, nonché interventi protettivi e di musealizzazione. Per la Villa F sono previste indagini diagnostiche, pulitura, consolidamento di muri e pavimenti e, ove necessario, coperture o reinterri protettivi per garantire la conservazione. Per la Villa di Fralana si interviene sul torcularium e sulle aree esplorate con consolidamento, sistemazione del piano di visita e strumenti espositivi. Il progetto include la realizzazione di percorsi accessibili, la predisposizione per l’illuminazione dell’area archeologica e pannelli informativi; è previsto un piano di manutenzione per la durabilità delle opere. Gli interventi sono finalizzati a ridurre il rischio per il bene e per l’incolumità pubblica senza alterare in modo definitivo la lettura del sito.

Le sistemazioni progettuali mirano a integrare i siti nel contesto urbano e verde esistente, favorendo una fruizione pianificata e controllata. A Dragoncello si prevede la creazione di una piazza pavimentata che segnala la geometria della domus sopraterrena, sedute e percorsi di collegamento; a Fralana si privilegia la conservazione del carattere naturale dell’area con percorsi che rispettano la giacitura dei muri e la visibilità del torcularium protetto. L’accessibilità è assicurata tramite percorsi a pendenza contenuta e dispositivi informativi, compresi pannelli e mappe tattili. Le opere si inseriscono nel più ampio contesto di interventi di riqualificazione urbana e sistemazione delle aree verdi del territorio, prevedendo coordinamento con gli enti locali per la gestione e la fruizione pubblica.

id 327 – La via Severiana e la Villa di Plinio: interventi archeologici

CUP F87B22000680006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio: X; Località: Lido di Ostia (Pineta di Castel Fusano); Viale della Villa di Plinio / viale di Castelfusano; CAP: 00100 Roma

Il sito è collocato nella Pineta di Castel Fusano, all’interno della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. L’ambito comprende un tratto della Via Severiana, antico tracciato litoraneo con limitati tratti in basolato affioranti, e la cosiddetta Villa di Plinio, con emergenze architettoniche, tra cui la Basilica paleocristiana e un mosaico noto come il ‘mosaico di Nettuno’. Prima dell’intervento l’area mostrava criticità legate alla scarsa riconoscibilità dei reperti, alla presenza di una recinzione provvisoria in rete metallica soggetta a danneggiamenti, ad accessi non organizzati e a fenomeni di degrado della vegetazione che copre porzioni di basolato. È presente un edificio di servizio non utilizzato, in buono stato esterno, identificato come possibile sede per la biglietteria a servizio della Villa.

L’intervento prevede indagini archeologiche mirate, lavori di restauro conservativo delle emergenze archeologiche e opere diffuse per la fruizione controllata del parco. Sono previsti il consolidamento e la pulizia del tratto di basolato della Via Severiana, il recupero e la riadesione delle tessere del mosaico mediante interventi conservativi specialistici, il restauro delle murature e degli intonaci con criteri di compatibilità e reversibilità, e la prosecuzione dei sondaggi archeologici. A servizio della fruizione sono progettati la sistemazione dei percorsi pedonali e ciclabili, la manutenzione della futura biglietteria, l’installazione di pannellistica e arredo urbano coerenti con il contesto, e la sostituzione della recinzione provvisoria con una recinzione metallica permanente. All’interno della Villa è prevista l’integrazione del percorso di visita con una passerella in quota per la visione del mosaico, progettata in modo da non interferire con le strutture esistenti.

Gli interventi migliorano la fruibilità dell’area promuovendo percorsi integrati tra la Via Severiana e la Villa di Plinio e prevedono segnaletica orientativa e informativa per guidare il visitatore. Le opere sono compatibili con la classificazione dell’area in ambito protetto e si svolgono nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale e paesaggistica; non sono previste acquisizioni per esproprio in quanto le aree sono di proprietà comunale o in consegna alla Soprintendenza. È prevista integrazione con le attività di manutenzione già avviate dal Comune di Roma e con i servizi locali (fermata bus, accessi carrabili), oltre a misure di contenimento dell’impatto dell’arredo e degli arredi da picnic, come indicato dalle autorizzazioni ambientali.

id 329 – Connessione Tor San Michele: realizzazione di parco pubblico e valorizzazione

CUP F87B22000700006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio X (Ostia Lido), Ostia, Viale degli Atlantici, 00121

Tor San Michele è un’antica fortezza parte del sistema difensivo costiero del Lazio, costruita nei pressi della foce del fiume Tevere, oggi inserita in un’ampia area demaniale, tra via degli Atlantici e via dell’Idroscalo, a ridosso della fascia costiera.

Secondo le fonti il progetto, avviato nel 1559, si deve a Michelangelo Buonarroti, alla morte del quale subentrò l’architetto pontificio Giovanni Lippi, anche detto Nanni di Baccio Bigio, fino all’effettivo completamento della fabbrica nel 1569.

La torre fu utilizzata prima come dogana e postazione di difesa e avvistamento, poi come faro e infine radiofaro per l’idroscalo di Ostia; dalla fine della seconda guerra mondiale l’edificio ha perso le sue originarie funzioni difensive.

La fortezza a pianta ottagonale, si sviluppa su tre livelli più terrazzo e torrino; l’altezza complessiva è di circa 18 m e la larghezza di base del forte è di 18 m.

La torre presenta un paramento murario in cortina laterizia, con cantonali e cornici lapidee in travertino; su ognuno degli otto prospetti si aprono due livelli sovrapposti di finestre strombate, realizzate nei primi anni del XX, e una terrazza, originariamente destina a piazza d’armi. L’edificio è circondato da un fossato, realizzato in epoca recente, soggetto ad allagamenti periodici, che determinano fenomeni di umidità di risalita e conseguente degrado dei paramenti murari. L’area adiacente alla torre, di proprietà demaniale, non recintata e priva di una destinazione d’uso è attualmente in stato di degrado, spesso soggetta a fenomeni di occupazioni abusive. Sia la torre con la sua area di pertinenza, che il paesaggio naturalistico circostante sono oggetto di un finanziamento PNRR, finalizzato al restauro dell’antica fortezza e alla realizzazione di un parco pubblico in connessione visiva e funzionale con l’adiacente Oasi Lipu e la foce del Tevere.

L’intervento prevede il restauro conservativo dei prospetti della torre e la realizzazione di un parco pubblico, con percorsi, aree didattiche e giardini tematici.

Il progetto di restauro delle superfici esterne della torre si compone di una serie di attività propedeutiche alla rimozione delle patologie di degrado e alla riconfigurazione di uno stato di conservazione dei paramenti murari tale da rallentare il più possibile l’inevitabile processo di invecchiamento. Si prevede preliminarmente di rimuovere la vegetazione infestante e i depositi superficiali presenti sia sulla cortina laterizia che sugli elementi lapidei; quindi, di consolidare e risarcire i giunti di malta erosi nel tempo con malte compatibili, la cui composizione sarà definita anche in accordo con i precedenti interventi manutentivi, infine reintegrare la cortina laterizia nelle porzioni particolarmente erose dagli agenti atmosferici. Anche gli elementi lapidei saranno oggetto di restauro, attraverso la risarcitura delle lesioni con specifiche malte. Si interverrà anche sulle imbotti delle aperture con la rimozione degli elementi in ferro impropri e la sostituzione delle balaustre danneggiate con elementi nuovi, progettati in accordo con la preesistenza.

Il progetto di rifunzionalizzazione e valorizzazione del parco pubblico comprende, oltre alle propedeutiche attività di bonifica meccanica e bellica, necessarie per eliminare ogni presenza impropria determinata dai precedenti usi, anche la realizzazione di percorsi pedonali in terra stabilizzata e in ghiaietto lavato,

piantumazioni con essenze autoctone anche al fine di ristabilire la macchia mediterranea, recinzioni e cancelli in legno, e la realizzazione di un parcheggio di pertinenza del parco, con pavimentazione drenante.

L’area progettata è concepita per uso ricreativo, ambientale e didattico per l’intero quartiere, con attenzione all’accessibilità e alla fruizione inclusiva. Le aree esterne e i percorsi sono dimensionati e realizzati per consentire la mobilità di persone con ridotta capacità motoria; i dislivelli sono gestiti rispettando limiti di pendenza.

Il progetto è articolato in due stralci funzionali: lo ‘stralcio 1’ riguarda l’area di pertinenza della Torre e la porzione di parco realizzabile con le risorse economiche disponibili; il secondo lotto di lavori prevederà il completamento del parco con ulteriori nuove piantumazioni, una pista ciclabile interna e la realizzazione di un secondo parcheggio su via degli Atlantici, con spazi per biciclette e un hub per futuri servizi di bike sharing.

È prevista la consegna delle aree demaniali per uso governativo alla Soprintendenza Speciale e la gestione partecipata del parco pubblico che, si auspica, diventi un nuovo ambito naturalistico restituito alla cittadinanza.

id 330 – Sistemazione a verde aree archeologiche (Villa di Livia, Necropoli di Villa Pamphili)

CUP F89D21000760006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Villa di Livia (Prima Porta) – Via Flaminia; Villa Doria Pamphilj (necropoli nord-est villino Algardi) – Via Aurelia Antica 111. Municipio: non indicato; Rione: non indicato; CAP: non indicato.

L’intervento riguarda due ambiti distinti: Villa di Livia e la necropoli di Villa Doria Pamphilj. Villa di Livia, collocata lungo la Via Flaminia all’interno del Parco Regionale di Veio, è un sito archeologico di età romana connesso alla residenza di Livia; la documentazione indica una frequentazione già nel I secolo a.C. La necropoli di Villa Doria Pamphilj, inserita nel grande parco storico di Villa Doria Pamphilj nelle adiacenze della Via Aurelia antica, riguarda un comparto archeologico circoscritto e in relazione con strutture funerarie romane; la villa di Doria Pamphilj ha origini documentate dall’età moderna (avvio lavori nel 1644). Entrambi i siti sono inseriti in vincoli paesaggistici e archeologici e presentano vegetazione autoctona e colonizzazioni spontanee che interagiscono con elementi diagnostici e strutturali emergenti. L’intervento prevede una sistemazione paesaggistica integrata che privilegia il recupero della leggibilità archeologica, la tutela del patrimonio, la sicurezza, l’accessibilità e la fruizione pubblica. Le opere principali comprendono: il restauro conservativo della via d’accesso alla villa, costituita da resti di strutture murarie in opus reticulatum/opus incertum e da una tratto di strada basolata; il ripristino del giardino riportando in in luce la traccia del muro del portico; la realizzazione di un boschetto didattico con specie autoctone che richiamano le alberature raffigurate negli affreschi oggi conservati al Museo Nazionale Romano; la sostituzione e l’adeguamento delle balaustre, della recinzione e dei manufatti lignei per garantire standard di sicurezza e leggibilità visiva; la risistemazione delle aree a verde, che presentavano vegetazione spontanea e nuclei arbustivi in formazione; il trasferimento al di fuori del sito dei container che costituiscono un elemento d’intralcio visuale; il riposizionamento degli elementi impiantistici relativi all’irrigazione e la schermatura paesaggistica degli stessi.

Per Villa Doria Pamphilj gli interventi comprendono il restauro del muro di recinzione perimetrale, il restauro delle sedute e dei cancelli d’accesso, la sostituzione della staccionata lignea, la rimozione della vegetazione infestante,; specifici interventi di consolidamento strutturale rifacimento della copertura e resaturo riguardano il cosiddetto “colombario piccolo”

Gli interventi mirano a migliorare la fruibilità, la sicurezza e l’accessibilità dei due siti, conciliando conservazione e fruizione pubblica. A Villa di Livia sono previsti percorsi informativi, totem e arredi. Nella necropoli di Villa Doria Pamphilj si interviene per stabilizzare il terreno attorno al colombario, migliorare il drenaggio e ripristinare le recinzioni e gli accessi pedonali. Le lavorazioni saranno coordinate con altri cantieri e con le attività di musealizzazione dell’area per evitare interferenze; tutte le fasi operative tengono conto dei vincoli archeologici e paesaggistici e prevedono misure conservative e controlli specialistici. Tutte le operazioni di scavo e movimentazione terra sono pianificate con presidio archeologico e indagini preliminari.

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