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id 77 – Museo Astronomico Padre Secchi: completamento del restauro e accessibilità

CUP F89D21000830006

Importo del finanziamento: € 600.000,00

Localizzazione: Via del Collegio Romano, 27 – 00186 Roma; Municipio I; Rione IX Pigna

L’intervento ha interessato l’ex Appartamento Secchi, sede dell’Osservatorio Astronomico Padre Secchi e costituisce la terza e ultima fase di un più ampio progetto di manutenzione e restauro conservativo.

In questo contesto sono stati recuperati gli infissi interni ed esterni, limitando le sostituzioni a quelle strettamente necessarie, si è intervenuto su lucernai e abbaini che presentavano significativi fenomeni di infiltrazioni e si è proceduto con il restauro della pavimentazione in cotto e degli elementi in pietra (targhe commemorative) e stucco (busto celebrativo).

L’intervento ha mirato a garantire e incrementare la fruibilità museale e l’accessibilità del complesso, con ricadute su visite e attività culturali, anche mediante la completa riorganizzazione degli spazi espositivi, e superare le barriere architettoniche, mediante la dotazione di scala di sicurezza e di emergenza, montascale e rampe, atti a superare dislivelli e pendenze.

id 78 – Chiesa S. Marco Evangelista al Campidoglio: verifica e messa in sicurezza del manto di copertura e del cassettonato ligneo

CUP F89D21000670006

Importo del finanziamento: € 1.500.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Pigna, Piazza S. Marco n. 48, ROMA

La basilica di S. Marco, come oggi appare, è ancora sostanzialmente l’impianto voluto da Papa Gregorio IV (827-844), successivamente modificato da Paolo II (1464-1470). Fondata nel 336 da Papa Marco, è una delle più antiche basiliche di Roma, venne ricostruita nell’833 e rifatta in forme dal veneziano Papa Paolo II come chiesa della comunità veneziana.

Negli anni Cinquanta (tra il 1947 -49) il Genio Civile effettuò opere di bonifica e, demolendo il pavimento della navata centrale, vennero in luce i resti della basilica paleocristiana di IV secolo costruita da Papa Marco (gennaio 336 – ottobre 336) realizzata su di una serie di murature precedenti appartenenti ad un edificio romano risalente al II e di III secolo. La basilica paleocristiana avrebbe successivamente avuto (tra V e VI secolo) un rialzamento di quota di circa un metro e una inversione di orientamento di 180 gradi. Tre campagne di scavi condotte tra il 1988 e il 1990 hanno permesso di delineare una nuova storia delle fasi della basilica. Nell’area del sottoportico è venuta in luce la struttura dell’abside della chiesa paleocristiana di S. Marco ed il percorso stradale (I-II secolo) fino ad oggi sconosciuto che la lambiva. Gli ipogei oggi si articolano in due ambienti distinti: l’ambiente A, sottostante al portico, con volte a crociera e resti archeologici; l’ambiente B, corrispondente alla navata, con pavimentazione in opus sectile e lacune consolidate in epoca successiva.

Il progetto prevede la verifica e la messa in sicurezza del manto di copertura, privilegiando interventi conservativi e di manutenzione delle superfici di copertura della navata centrale e del lastrico della navatella destra. Sulle falde si eseguiranno operazioni finalizzate al recupero del manto laterizio, al ripristino dello strato impermeabilizzante e al ripristino dei sistemi di raccolta e smaltimento delle acque; sulle superfici piane si interverrà sul massetto, sulla impermeabilizzazione e sulla regolarizzazione dei parapetti e dei ballatoi.

Negli ipogei si eseguiranno puliture, consolidamenti e stuccature sulle murature e sui lacerti archeologici, il risanamento delle pavimentazioni moderne incongrue e la predisposizione di un impianto elettrico dedicato per l’illuminazione e per dispositivi di proiezione.

Per gli ipogei si è previsto un allestimento espositivo minimale nel primo ambiente con pannelli, teche e un dispositivo multimediale rivolto alla parete destra, oltre a interventi di catalogazione e restauro dei reperti mobili; nell’ambiente secondo è prevista la rimozione del massetto cementizio incongruo e la ricostruzione di integrazioni pavimentali compatibili con l’opus sectile. L’accesso ai locali rimane mediato dalle attuali passerelle.

id 79 – S. Maria in Via Lata

CUP F89D21000660006

Importo del finanziamento: € 1.300.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Pigna, Via del Corso n. 306, 00186 Roma (RM)

La Chiesa di Santa Maria in Via Lata presenta un loggiato con colonne in travertino e una volta decorata, due cappelle laterali al presbiterio (Cappella del S.S. Crocifisso e Cappella di San Ciriaco e Santa Caterina) e l’accesso a un complesso ipogeo di elevato interesse archeologico. Gli ambienti sotterranei sono riferiti all’età adrianea e conservano stratigrafie pittoriche di varie epoche, con un ciclo figurativo datato al VII secolo. Prima dell’intervento le superfici interne ed esterne evidenziavano diffusi fenomeni di degrado: risalite capillari, depositi superficiali, difetti di adesione di intonaci e lastre marmoree, lacune e reintegri non coevi; inoltre una superfetazione moderna occupa parte del loggiato oscurando superfici originarie e alterandone lo stato conservativo.

L’intervento riguarda la verifica delle coperture e la revisione del sistema di smaltimento delle acque meteoriche, il restauro delle superfici decorate delle due cappelle presbiteriali, il restauro della pavimentazione in marmo della navata centrale, il consolidamento, pulitura e restauro con presentazione estetica delle decorazioni e delle pitture parietali nei due ambienti di accesso, la demolizione controllata della superfetazione nel loggiato e il ripristino funzionale delle superfici interne di quest’ultimo, compresa la posa di una nuova pavimentazione esterna in cotto. È prevista la redazione di un quadro fessurativo per l’angolo tra Via del Corso e Via Lata al fine di escludere meccanismi cinematici attivi. Le operazioni comprendono la messa in sicurezza delle aree degradate, il consolidamento e la pulitura delle superfici, la rimozione di interventi e materiali inidonei e le reintegrazioni materiche e cromatiche con prodotti compatibili alla materia originale; è prevista inoltre la sostituzione di elementi lignei e di grondaie danneggiate con materiali coerenti con l’impianto storico.

id 81 – Chiesa di S. Agnese in Agone

CUP F89D21001370006

Importo del finanziamento: € 1.980.000,00

Localizzazione: Municipio I – Rione Parione – Piazza Navona, CAP 00186, Roma

La chiesa di Sant’Agnese in Agone è un complesso storico stratificato che affaccia su Piazza Navona e comprende la fabbrica seicentesca, l’antica cripta e il cimitero Pamphilj. La costruzione della chiesa si sviluppa tra il 1652 e il 1672; la cripta conserva fasi costruttive e materiali che vanno dall’antichità romana alle fasi medievali, rinascimentali e barocche, con evidenze legate alle sostruzioni dello Stadio di Domiziano. Lo stato attuale presenta fenomenologie conservative differenziate: infiltrazioni da coperture e finestrature, umidità negli ambienti interrati, degrado degli apparati decorativi e dissesti localizzati in elementi lapidei e superfici voltate.

L’intervento prevede una campagna diagnostica integrata e attività di monitoraggio, seguite da opere di consolidamento e restauro conservativo. Le indagini comprendono rilievi strumentali, mappe del degrado, indagini chimico-fisiche e stratigrafiche e monitoraggio dei quadri fessurativi; i dati supportano la progettazione degli interventi mirati. Le opere progettuali riguardano la risoluzione delle infiltrazioni di copertura e degli elementi di tenuta dei finestroni, il consolidamento locale delle murature e dei paramenti lapidei, il risanamento della cripta con interventi per la mitigazione dell’umidità di risalita.

Le attività sono pianificate in lotti funzionali per garantire sequenzialità e limitare interferenze con l’uso liturgico e con la fruizione pubblica della piazza. È prevista la sistemazione degli apparati illuminotecnici per una fruizione coerente con la tutela delle opere e la visita guidata della cripta, unitamente all’installazione di pannelli divulgativi e dispositivi di sicurezza e controllo.

id 82 – Complesso di S. Ivo alla Sapienza: restauro delle superfici del cortile interno e delle superfici interne della chiesa

CUP F89C21000420006

Importo del finanziamento: € 2.300.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I, Rione Sant’Eustachio, Corso del Rinascimento n. 40, CAP 00186

Il complesso della Sapienza, oltre alla ben nota rilevanza storico-artistica data dalla conpresenza di opere di Giacomo della Porta (porticato), Francesco Borromini (Chiesa di S. Ivo e biblioteca alessandrina) e Pietro da Cortona (pala d’altare), risulta essere un edificio che assume una particolare rilevanza in relazione sia alle particolari funzioni che oggi ospita che a causa dei numerosi problemi di natura strutturale che hanno contraddistinto la fabbrica dal 1937 in poi. La decisione presa nel 1936 di trasformare l’antico Studium Urbis in sede dell’Archivio di Stato ha determinato tante e tali modifiche che i lavori compiuti dal 1938 al 1953 hanno generato una struttura completamente diversa da quella originaria creando, sin da subito, fenomeni fessurativi importanti. Questo stato di fatto, benché pregresso, risultava particolarmente critico se messo in relazione con le attuali destinazioni d’uso: deposito dei documenti dell’Archivio di Stato, luogo di culto, sala per mostre e convegni (biblioteca alessandrina), scuola di archivistica, Biblioteca dell’archivio di Stato aperta al pubblico. Nell’anno 2017 sono stati assegnati i fondi per la “Verifica di vulnerabilità sismica (Lv3) e intervento di miglioramento strutturale”, nel 2021 grazie a finanziamenti europei (POIN/FESR) si è iniziata la verifica degli impianti esistenti e la progettazione dei nuovi impianti. Sempre nel 2021 con fondi della SSBAP Roma è stato condotto un progetto pilota. L’obiettivo della proposta di intervento, riguardante il restauro delle superfici interne della chiesa e dei portici del cortile era quello di riequilibrare la giusta fruizione dello spazio architettonico. Il cortile presentava cromie diverse delle superfici intonacate; al piano terra i bracci sud, ovest ed nord erano giallo/ocra (coloritura risalente agli interventi del Genio Civile del 1951) mentre al piano primo il braccio sud era bianco (intervento 2000). Al piano terzo inoltre le aggiunte dell’ala nord (Busiri Vici) e quelle all’ala sud (Genio Civile 1951) sono arancio. A parte l’eterogeneità cromatica, tutte le superfici, sia quelle intonacate che quelle marmoree, presentavano un avanzato stato di degrado che in alcune zone era arrivato alla perdita di intere parti. La stessa situazione caratterizzava l’interno della chiesa, dove le risarciture, effettuate su una superficie notevolmente degradata, predominavano e percettivamente erano diventate delle vere e proprie lacune cromatiche. La lacuna si poneva come “figura” rispetto al “fondo” rappresentato dall’inviluppo architettonico della chiesa. Situazione questa enfatizzata dalla assenza totale di manutenzione ordinaria (pulitura) delle superfici architettoniche dal 1968. Sulle superfici aggettanti (cornici, nicchie, etc.) il deposito superficiale presente aveva raggiunto una corposa consistenza nera e grassa, nelle parti basse invece l’intonaco presenta fenomeni di rigonfiamento e di distacco parziale, fenomeni presenti anche alla sommità della superficie della lanterna.

Nel 2024 grazie ai finanziamenti PNRR le operazioni testate con il progetto pilota del 2021 sono state estese a tutte le superfici interne della chiesa e del cortile

id 83 – Chiesa di S. Ivo alla Sapienza: restauro della pala d’altare

CUP F89D21001280006

Importo del finanziamento: € 250.000,00

Localizzazione: Municipio I (Centro), Rione S. Eustachio; Corso del Rinascimento, 40; 00186 Roma

La pala d’altare della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza è un grande dipinto ad olio su tela (m. 8,37 x 3,80) collocato sull’altare della cappella universitaria. L’opera raffigura nella parte superiore Cristo tra figure di santi e nella parte inferiore Sant’Ivo in atteggiamento di difensore dei poveri.

Il progetto della cappella venne commissionato da Papa Urbano VIII a Francesco Borromini nel 1632. Nel 1660 fu dato l’incarico a Pietro da Cortona di realizzare la monumentale pala che avrebbe adornato l’altare in muratura. L’opera fu completata da Giovanni Ventura Borghesi, succeduto a Pietro da Cortona alla morte di questo (1669).

Lo stato di conservazione dell’opera, prima dell’intervento, si presentava sensibilmente alterato da densi depositi di sporco e polveri e da strati di vernici ossidate.

Il restauro ha previsto preliminarmente un’approfondita fase diagnostica e di documentazione, compresa la realizzazione di fotografie ad alta risoluzione e l’esecuzione di indagini non invasive o micro-invasive finalizzati all’ampliamento della conoscenza inerente alla composizione dei materiali e allo stato di degrado. L’intervento, interamente eseguito in laboratorio, ha comportato lo smontaggio della pala e il suo trasporto presso i locali dell’Impresa esecutrice, che ha quindi provveduto ad eseguire le operazioni previste a progetto (messa in sicurezza della pellicola pittorica, pulitura e consolidamento del recto e del verso). Nel corso dei lavori è emersa la necessità di sostituire integralmente il telaio ligneo centinato, realizzato nei primi anni del Novecento

Durante i lavori sull’altare è stata collocata una riproduzione in scala 1:1 della pala per preservare la percezione del luogo di culto. L’operazione ha richiesto il coordinamento con la Diocesi di Roma e con il Complesso del Palazzo della Sapienza per le autorizzazioni e la disponibilità del bene, non essendo l’immobile nella piena disponibilità dell’Amministrazione.

id 123 – Area archeologica e complesso monumentale di San Saba e chiesa di S. Saba

CUP F89D21000900006

Importo del finanziamento: € 200.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I – Aventino; Rione: Aventino; Piazza Gian Lorenzo Bernini 20; CAP: 00153

La Basilica di San Saba sorge sul colle Aventino, su un sito precedentemente occupato da strutture di età romana e da un oratorio alto-medievale. Nel Medioevo diventa uno dei monasteri più importanti della città di Roma e nei secoli successivi si susseguono i Benedettini, i monaci di Cluny, i Cistercensi e i Canonici Regolari. Nel 1573 diventa sede del Collegio Germanico Ungarico retto dalla Compagnia di Gesù.

Negli ambienti ipogei si conservano strutture di età romana. Al di sopra dei resti romani è stato individuato un ambiente rettangolare absidato, interpretato come l’aula a impianto basilicale di una domus di epoca tarda appartenuta secondo la tradizione a Santa Silvia, madre di Papa Gregorio Magno. Attorno al secolo VIII, tale complesso viene occupato da una comunità di monaci orientali esuli dalla Giudea che si insediano sui ruderi, ormai abbandonati. Appartiene a questo periodo la necropoli di tombe “a forno” con copertura di tegole disposte in doppio ordine, ancora oggi visibile nell’area.

Nel X secolo il monastero probabilmente è abitato da monaci benedettini, i quali avrebbero costruito la prima chiesa al di sopra dell’oratorio, che passò invece ad accogliere le sepolture dei monaci. Il monastero non subì successivamente sostanziali trasformazioni fino al momento della ricostruzione romanica avvenuta intorno al 1145, quando il monastero fu concesso ai monaci di Cluny da Papa Lucio II. Sul vecchio oratorio a navata unica si impostò così il nuovo edificio a pianta basilicale, a somiglianza delle grandi chiese paleocristiane: tre navate, ognuna terminante con un’abside, scandite da colonne. La nuova chiesa fu dotata anche di un campanile.

Nell’oratorio di San Saba si conserva ancora oggi uno straordinario palinsesto di pitture murali databile in un arco cronologico compreso tra VII e X secolo. Le più antiche pitture, molto frammentarie, sono state distaccate durante i lavori degli inizi del Novecento che portarono alla scoperta del complesso ecclesiastico ipogeo, mentre rimane ancora in situ la parte inferiore di una teoria di Santi che decorava l’abside.

Nel complesso si raccoglie, inoltre, un’importante collezione di iscrizioni e di materiali lapidei di epoca romana e medievale, conservati in due locali all’interno della chiesa, che hanno assunto una funzione di esposizione museale.

L’intervento prevede la sistemazione del percorso di accesso e visita, il restauro conservativo delle superfici e la manutenzione dei locali espositivi. In particolare si interviene per la messa in sicurezza e il consolidamento delle murature emergenti, il consolidamento e la pulitura delle pitture murali e la tutela delle tombe ‘a forno’.

Nei locali museali la rimozione dell’intonaco cementizio non traspirante ha portato alla luce le pareti di una cisterna di epoca romana, pertanto si è proceduto a mantenerle visibili per ripristinare un microclima più adatto alla conservazione. Sulle pareti dei due ambienti e della scala d’accesso sono stati posati intonaci a calce ed è stata effettuata una nuova tinteggiatura più conforme cromaticamente. Sono stati riqualificati gli impianti elettrici e si è provveduto all’installazione di un nuovo impianto illuminotecnico a basso impatto per valorizzare reperti e pitture, nonché operazioni di manutenzione sui cancelli metallici e sugli elementi in ferro presenti. E’ stata migliorata la ventilazione naturale dei locali espositivi, compresa la sostituzione della porta lignea con porta a telaio metallico con ante microforate.

L’accesso al complesso ipogeo avviene dall’interno della basilica tramite la scala esistente; il percorso espositivo si apre con pannelli didattici e si sviluppa nella chiesa inferiore e nei due locali seminterrati. L’intervento non garantisce l’accessibilità inclusiva integrale, a causa delle barriere esistenti, ma introduce dispositivi di segnalazione e delimitazione dei livelli e pannellistica informativa per favorire la comprensione del sito.

id 120 – Chiesa di Santa Balbina: consolidamento delle capriate e rifacimento del tetto

CUP F89C21000400006

Importo del finanziamento: € 800.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione San Saba; Via delle Terme di Caracalla, 28

La basilica di santa Balbina è posta lungo il Clivus Delphini, la strada che conduceva
dalle Terme di Caracalla all’Aventino, unendo l’Appia all’Ardeatina e alla “via Nova”.
In questa area in età tardo repubblicana fu costruita un’imponente domus che,
probabilmente, divenne la casa privata di Adriano prima del suo principato, il quale salito
al trono, la donò all’impero. La domus fu poi donata da Settimio Severo al suo amico
Lucio Fabio Cilone, che era stato due volte console, prefetto di Roma, e tutore di
Caracalla. È stato ritrovato nel 1859 nelle vicinanze della chiesa un tubo di piombo
dell’acqua che riporta il nome di Lucio Fabio Cilone. Ai tempi di Costantino, il salone di
rappresentanza della domus fu trasformato in una chiesa, il titulus Tigridae, che nella
seconda metà del VI secolo, a seguito del trasferimento delle reliquie di Balbina, fu
dedicato alla martire. La prima citazione della nuova titolatura, Titulus Sanctæ appare
infatti in occasione del sinodo celebrato nel 595 da papa Gregorio Magno. Nel XII secolo
la chiesa versava in uno stato di grave abbandono, ci fu la caduta del catino absidale e la
distruzione del mosaico che lo decorava. Nel corso del XV secolo la chiesa fu restaurata:
il Cardinale Marco Barbo, nipote di Papa Paolo II, fece nel 1489 alcuni interventi di
restauro e l’iscrizione commemorativa in una delle capriate centrali ne è testimonianza. A
seguito di un sopralluogo effettuato dalla Soprintendenza e dalla proprietà nel settembre
2018, per verificare lo stato di conservazione delle capriate lignee e dell’orditura, si è
preso atto dell’avanzato stato di degrado della struttura lignea e della rottura di parte della
prima capriata prossima al catino absidale. Come constatato durante il sopralluogo buona
parte della copertura è ancora quella fatta costruire nel 1489 dal cardinale Marco Barbo.
Chiusa al pubblico per questioni di sicurezza e installato un ponteggio a presidio,
quest’ultimo è stato utilizzato anche per effettuare indagini conoscitive sull’orditura
lignea. I risultati di queste indagini insieme a quelli scaturiti da una indagine archivistica
che ha dato conto di un ribaltamento della facciata tra il 1965 e il 1972, hanno reso
urgente l’intervento condotto sulla copertura della navata principale.
Il cinematismo innescatosi nella facciata, di cui non è ancora chiara la causa, ha coinvolto
anche l’orditura principale della copertura portando a un generale disallineamento di tutte
le capriate. L’intervento ha previsto l’inserimento, all’interno delle capriate doppie
esistenti, di puntoni in acciaio tubolare a sezione rettangolare e di un tirante costituito da
una fune spiroidale in acciaio zincato, elementi che assumono il ruolo strutturale
dell’orditura primaria; il rinforzo delle murature di appoggio mediante l’inserimento di un
cordolo sommitale costituito da una piastra continua, collegata alle murature tramite barre
filettate; la ricucitura delle murature ed il ripristino degli intonaci interni. L’inserimento di
un sistema di controventatura in acciaio zincato, posato all’intradosso delle nuove travi in
acciaio ha il compito di collegare i nuovi puntoni in acciaio con le murature della chiesa.

id 121 – Basilica di Santa Balbina: restauro dei dipinti murali

CUP F89C21000550006

Importo del finanziamento: € 300.000,00

Localizzazione: Roma – Municipio I, Rione San Saba, Piazza di Santa Balbina 8, 00153 Roma

La Basilica di Santa Balbina, situata nel cosiddetto piccolo Aventino, è una chiesa filiale di San Pietro in Vaticano ed è di proprietà del Capitolo di San Pietro.

Al suo interno presenta pregevoli dipinti murali realizzati nel 1600 dal pittore fiorentino Anastasio Fontebuoni su incarico dal cardinal Pompeo Arrigoni, titolare della basilica. Nel catino absidale è rappresentato Cristo in gloria tra i santi Balbina, Felicissimo e Quirino mentre sull’arco campeggiano in alto lo stemma Aldobrandini e ai lati, tra finti marmi, i principi degli Apostoli, San Pietro e San Paolo.

Tali opere, che si trovavano in avanzato stato di degrado con fratture, diffuse efflorescenze saline, importanti distacchi e puntuali cadute di porzioni di intonaco dipinto, sono state oggetto di un complesso intervento di restauro che ha permesso di garantirne la salvaguardia e il recupero. Sulla superficie si erano sedimentati nel tempo notevoli depositi ed era presente uno strato di fissativo alterato, sovrammesso in precedenti restauri. La pulitura, quindi, è avvenuta per gradi, in maniera selettiva e controllata per restituire ai dipinti la loro originaria cromia ricca e brillante.

Preceduto e accompagnato da un’ampia campagna diagnostica, il restauro ha inoltre permesso lo studio dettagliato del dipinto, di grandissima qualità artistica e raffinato anche dal punto di vista della tecnica e dei materiali impiegati.

L’intervento è stato mirato a conservare anche ciò che sopravviveva dell’ampio rifacimento, eseguito negli anni Trenta del Novecento dal pittore Orlandi in una zona del catino, e a trattare la lacuna presente per ridurre l’interferenza visiva.

Infine il restauro ha riguardato l’icona del Salvatore, posta alla base del catino absidale.

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