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id 92 – Chiesa di S. Maria del Suffragio: restauro conservativo della facciata principale della chiesa e del complesso conventuale su via dei Bresciani e monitoraggio strutturale

CUP F89D21001250006

Importo del finanziamento: € 800.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Ponte; Via Giulia 59A, 00186 Roma

Il complesso conventuale della chiesa di Santa Maria del Suffragio, risalente ai rimi anni del Seicento, si affaccia su Via Giulia all’angolo con Via dei Bresciani, ed è costituito dall’Oratorio del Suffragio, dagli spazi secondari della chiesa e dalle abitazioni dell’Arciconfraternita. L’immobile è articolato su un piano seminterrato e quattro piani fuori terra: il piano nobile, l’ammezzato, e due livelli superiori, dai quali si giunge alla terrazza e al sottotetto; le facciate, interamente intonacate, sono incorniciate da lesene a imitazione del travertino; la fascia marcapiano e la cornice a guscio sommitale sono anch’esse intonacate con finitura a imitazione del travertino, come anche le mostre delle finestre dei due ordini superiori; le finestre dell’ammezzato, del piano nobile e del piano seminterrato, le mostre delle porte e il portale principale dell’Oratorio sono invece in travertino, così come lo zoccolino basamentale. La facciata su Via Giulia presenta tutte le finestre del mezzanino tamponate e intonacate: al di sotto della tinteggiatura rosso-bruna era possibile intravedere tracce di decorazione celeste, a rappresentare finte vetrate a trompe-l’oeil. Nell’Oratorio, riccamente decorato con affreschi e tele, si rilevano tracce di interventi ottocenteschi e modifiche avvenute nel Novecento.

Il manto di copertura e la struttura lignea a capriate del sottotetto si presentava fortemente ammalorata e bisognosa di interventi di revisione anche sotto il profilo strutturale.

Prima dell’intervento di restauro conservativo, entrambe le facciate dell’Oratorio presentavano diffusi fenomeni di degrado: umidità di risalita con distacchi ed esfoliazioni dell’intonaco, rappezzi e integrazioni eseguite con malte non omogenee per qualità, colore e finitura; era inoltre evidente un quadro fessurativo significativo, particolarmente rilevante su Via Giulia, con lesioni passanti presenti soprattutto nella fascia centrale. La caratteristica più evidente era però la disomogeneità cromatica delle superfici lapidee e intonacate: il colore di fondo marrone-rossiccio scuro, applicato sull’intonaco a ricomprendere anche la cornice sommitale, si era conservato solo sulla cornice stessa, protetta dall’azione delle piogge, e in alcune porzioni residuali al di sotto della fascia marcapiano e all’interno delle finestre tamponate; le vastissime aree in cui la finitura dell’intonaco era stata dilavata dagli agenti atmosferici lasciavano esposto il fondo, di prevalente colorazione violacea, e superfici giallo-brune in corrispondenza delle mostre delle finestre.

L’intervento ha previsto il consolidamento strutturale e il restauro conservativo delle facciate e la riparazione della copertura lignea. È stato eseguito il rinforzo delle murature d’appoggio della copertura per contenere il meccanismo di apertura delle facciate angolari, il rifacimento e l’integrazione dell’orditura lignea del tetto e la sostituzione del solaio del sottotetto interessato da un importante deterioramento. Il manto di copertura è stato ricomposto secondo la tipologia tradizionale (tavelloni/pianelle e coppi), dotandolo di adeguata impermeabilizzazione. È stata inoltre realizzata la ricostruzione dei lucernari e il ripristino dei comignoli, la sostituzione dei sistemi di raccolta delle acque e il consolidamento delle murature lesionate con iniezioni a base di calce idraulica.

Le superfici delle facciate, terminata la fase della pulitura, hanno restituito la tecnica esecutiva originale: un intonaco di fondo a calce e pozzolana (da cui il caratteristico colore violaceo) con una pregiata finitura di colore bianco in toni ‘freddi’ per il fondo, che diventa un bianco caldo con toni dorati sugli elementi trattati a imitazione del travertino. La colorazione rosso-brunastra apparteneva evidentemente a una fase tarda, e andava a obliterare le partizioni originali con una copertura a colore molto uniforme e molto lontana dall’aspetto che l’edificio originale presentava. Il fondo dell’intonaco, che mostrava una superficie completamente erosa e micro-fessurata, in particolare ai livelli inferiori, è stato consolidato e risarcito con una malta appositamente confezionata utilizzando gli stessi leganti e inerti per ottenere la massima compatibilità chimico-fisica; su questa superficie è stata stesa una serie di velature a latte di calce per restituire le colorazioni chiare originali del fondo e degli elementi architettonici, mentre gli elementi in travertino sono stati sottoposti a pulitura, imperniatura delle porzioni fratturate e stuccatura. Le finestre dipinte a trompe-l’oeil, al di sotto della tinteggiatura rosso-bruna, hanno svelato la caratteristica partizione degli infissi vetrati in legno con gli antichi ferma-vetri in ferro. Alcune finestre del piano mezzanino, sfuggite ai rifacimenti otto-novecenteschi, presentavano ancora la stessa tipologia di infissi, che sono stati anch’essi sottoposti a restauro conservativo.

id 93-Palazzo Cesi – restauro del portale e verifica dello stato della facciata e costituzione di un itinerario tematico della Roma Picta

CUP F89D21001240006

Importo del finanziamento: € 700.000,00

Localizzazione: Via degli Acquasparta, 2 Rione Ponte, 00100 Roma

Inquadramento Storico

Il Palazzo fu fatto costruire dai Gaddi, ricca famiglia di mercanti fiorentini, già affermatisi a Roma sin dal ‘400. L’autore è rimasto, purtroppo, ignoto. Attraverso una riproduzione custodita nel Museo “Albertina” di Vienna, è possibile farsi un’idea delle mirabili decorazioni, con affreschi a chiaroscuro e graffiti, che impreziosivano la facciata su via della Maschera d’Oro, successivamente andate in rovina e irrimediabilmente perdute in quanto ricoperte con vernice. Il palazzo passò, successivamente, ai Rossi di San Secondo. Poi, nel 1567, il Conte Sigismondo de ROSSI di Sansecondo lo rivendette ad Angelo Cesi, figlio di Giangiacomo Cesi e di Isabella di Alviano. Dai CESI venne, quindi, dato in locazione nel 1570 a D. Ugo Boncompagni, che lo occupò fino alla sua elezione al soglio pontificio (col nome di Gregorio XIII), dopodiché tornò nella disponibilità della famiglia Cesi. Le successive vicende dell’edificio, che da allora assunse la denominazione di Palazzo Cesi, lo videro ceduto nel 1798 ad Ulisse Pentini, quindi acquistato dal barone Camuccini (figlio del celebre pittore Vincenzo), che nel 1855 lo rivendette ad un nobile britannico, il duca di Northumberland. Fu poi ceduto ai Santarelli e, infine, nel 1929, al signor Salvatore Buffardi. Nel 1940, in seguito ad esproprio, il palazzo passò al Ministero della Guerra, per essere adibito a sede del Tribunale Militare di Roma. Oggi accoglie il Consiglio della Magistratura militare e gli Uffici giudiziari militari superiori.

Facciata stato attuale

Allo stato attuale le principali problematiche di degrado rilevate sulla facciata di palazzo CESI, lato via della Maschera d’Oro, provengono dall’intervento edilizio, avvenuto tra gli anni 1998 e 1999, di rifacimento dell’intonaco dell’intera facciata ivi comprese le opere di restauro degli elementi di architettura: portale, finestre, marcadavanzali, e fors’anche la riedizione del cornicione.

Elementi di degrado dovuto alla presenza di fili elettrici posti in vista così come alcune cassette, telecamere, sensori etc.. sono circoscritti nelle aree di bordo della facciata.

Anche nell’anno 1965 era stato eseguito un intervento edilizio sulla facciata. I lavori interessarono l’intera fascia di basamento a terra per un’altezza di circa mt 2,00. Furono eseguiti: la spicconatura dell’intonaco esistente, la realizzazione di nuovo intonaco, la collocazione per l’intera lunghezza del basamento di lastre di travertino alte circa mt 1,00 – tutt’ora presente.

Il risultato finale, ancora in a-o, e costruito da una tinteggiatura colore ocra arancio con sfumature sovrapposte colore perlaceo dato su intonaco spesso da 3 a 5 mm, materiale questo alquanto

consistente steso con una tecnica che mantiene in evidenza gli inerti e che conferisce alla superficie un effetto granuloso.

Facciata PROGETTO

Per quanto concerne gli interventi di restauro delle pareti della facciata, essi saranno volti al recupero delle tracce, qualora esistente, delle pitture originali.

Se la facciata risulterà essere interessata dalla presenza di decorazioni, si procederà con la rimozione degli strati sovrammessi con bisturi previa applicazione di compresse di cellulosa, imbevute con soluzioni di sali inorganici

Per quanto concerne, invece, il trattamento superficiale delle restanti parti d’intonaco prive di decorazioni, si prevede l’esecuzione di giustapposizioni di scialbature, eseguite a base di latte di calce e terre naturali,

id 94 – S. Lucia del Gonfalone

CUP F89C22000640006

Importo del finanziamento: € 900.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione: Regola; Via dei Banchi Vecchi, 12; CAP: 00186 Roma

La chiesa di S. Lucia del Gonfalone sorge in via dei Banchi Vecchi, nel rione Regola, centro storico di Roma. La sua storia si lega alla fondazione e allo sviluppo dell’Arciconfraternita del Gonfalone. Le notizie sulla chiesa risalgono al primo XIII secolo; l’edificio – dal ricco passato rinascimentale – si presenta oggi nel suo assetto sostanzialmente ottocentesco quale risultato programmatico dell’integrale rifacimento strutturale e decorativo avvenuto sotto il pontificato di Pio IX, tra il 1863 e il 1867. Intorno al 1761, furono intrapresi importanti lavori di restauro, coordinati dall’architetto Marco David, responsabile della facciata in laterizio con elementi in travertino. L’interno, al contrario, si presenta nella sua veste ottocentesca, frutto della radicale riforma operata dall’architetto Francesco Azzurri, il quale, pur conservando la pianta ad aula unica, ne modificò l’assetto originario, progettando una grandiosa volta a botte ed ampliando il numero delle cappelle circostanti, anch’esse voltate a botte. Inalterata nella sua configurazione ottocentesca, S. Lucia del Gonfalone si pone come emblematico esempio delle campagne di restauro promosse da papa Mastai Ferretti, offrendo un percorso intatto ed essenzialmente integro – ancorché molto deperito in conseguenza delle mancate manutenzioni – della produzione artistica e architettonica della Roma del secondo XIX secolo. E’ rimasta infatti inalterata nelle sembianze neorinascimentali; gli enfatici e vigorosi affreschi di Cesare Mariani documentano iconograficamente le attività assistenziali svolte dall’Arciconfraternita del Gonfalone nell’intercessione per la liberazione degli schiavi e nelle opere di redenzione dei peccatori, oltre a stabilire i legami della chiesa con la Vergine Santissima e con il dogma dell’Immacolata Concezione (stabilito da Pio IX), restituendo inoltre pregnanza alla visione di San Bonaventura, collegata alla fondazione del pio sodalizio romano.

L’intervento di restauro delle superfici volge alla tutela e salvaguardia del complesso dei beni artistici, inscindibilmente legati alla storia dell’edificio. Esso ha previsto il restauro conservativo ed estetico delle superfici del presbiterio – dall’abside affrescata da Cesare Mariani con la Visione di San Bonaventura alle pareti ai lati dell’altare maggiore, all’altare ideato da Marco David nel XVIII secolo, includente la venerata icona mariana (sec. XVI) che sarà oggetto di un prossimo intervento – e di due cappelle laterali, del Crocifisso e Barbarigo, entrambe integralmente rivestite da decorazioni murali ottocentesche. I lavori sono stati preceduti da una campagna di indagini stratigrafiche per l’individuazione della metodologia operativa più appropriata e in sede di cantierizzazione hanno richiesto la realizzazione di opere provvisionali interne, complesse e articolate. Gli obiettivi e le finalità dell’intervento sono consistiti in una serie di operazioni atte a scongiurare la perdita di elementi costitutivi e decorativi che appartengono a una delle più rilevanti e significative emergenze monumentali della storia dell’arte e dell’architettura italiana.

id 95 – Oratorio di S. Lucia del Gonfalone: restauro delle superfici decorate interne

CUP F89D22001410006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Roma – Municipio I – Rione Ponte – Via del Gonfalone, 32

La sua costruzione risale alla metà del XVI secolo quando viene realizzata una sopraelevazione sulla preesistente chiesa di S. Lucia Vecchia, chiesa annoverata già dal 1187 fra le filiali di S. Lorenzo in Damaso, ed in cui si riuniva la Confraternita del Gonfalone già dalla fine del XV secolo. Lo spazio dell’oratorio si articola su uno vano a pianta rettangolare preceduto da un atrio, le pareti accolgono un importante ciclo pittorico, eseguito tra il 1569 e il 1576, che rappresenta il primo esempio di quel genere di pittura ispirata agli ideali etici ed estetici della Controriforma, che continuò a dominare la cultura artistica Italiana ed Europea per almeno due secoli. Il ciclo è scandito in dodici episodi: inizia con l´entrata in Gerusalemme, prosegue con l´Ultima Cena, l´Orazione nell´orto, la Cattura di Cristo, Cristo davanti a Caifa, la Flagellazione, l´Incoronazione di spine, l´Ecce Homo, la Salita al Calvario, la Crocifissione e si conclude con la Resurrezione. Le scene sono inquadrate da una intelaiatura architettonica formata da colonne tortili ispirate alle colonne vitinee dell´antica Basilica di San Pietro, che provenivano, secondo una antica leggenda, dal Tempio di Salomone. Sopra ogni episodio sono raffigurati un Profeta e una Sibilla, suddivisi da una edicola architettonica, che racchiude una figura allegorica dipinta in monocromo. L’aula dispone di una cappella in cui è posizionato l’altare maggiore e due porte laterali situate a metà delle pareti più lunghe, una con accesso ad un cortile aperto e l’altra connessa ad ambienti che, come quelli dietro l’abside dell’Oratorio, probabilmente fungevano da sagrestia e da magazzini per il deposito di oggetti liturgici. La copertura è costituita da una struttura portante in legno con capriate, travi, travetti e manto in pianelle, strato impermeabilizzante e coppi. A seguito delle ispezioni effettuate si è preso atto dell’avanzato stato di degrado della copertura (fenomeni fessurativi presenti su puntoni e pianellato, infestazioni biologiche su travature, deformazioni plastiche di numerosi travetti e distacchi localizzati). La suddetta condizione sommata al difficile accesso al sottotetto (che avviene attraverso una piccola botola) avrebbe implicato l’utilizzo di importanti opere provvisionali operazione non attuabile con i fondi a disposizione. Tutto ciò ha indotto a stralciare quanto previsto in fase preliminare per gli interventi in copertura. La progettazione si è quindi concentrata sulle altre porzioni dell’immobile: il restauro del prospetto principale su via del Gonfalone (descialbo totale dello strato di finitura, consolidamenti dell’intonaco, stuccature, reintegrazioni volumetriche del modellato a stucco, velatura finale), il restauro della cancellata esterna in ferro e relativa pavimentazione in sanpietrini, la revisione del soffitto ligneo dell’atrio e solaio soprastante (rimozione meccanica con spazzole e bisturi, consolidamento della pellicola pittorica tramite impregnazioni, reintegrazioni materiche degli elementi lignei non più idonei, velatura finale), il restauro della pavimentazione (169,22 mq) in cotto bicromo intarsiato a campi geometrici dell’aula affrescata (reintegrazioni materiche, stuccature, consolidamenti dello strato sottostante, strato di protezione) e il recupero della statua lignea di Santa Lucia posta in una nicchia dell’atrio dell’oratorio (indagini preliminari per la verifica dell’essenza lignea, disinfezione anossica, trattamento antitarlo, pulitura con pennellesse, iniezioni di resina per consolidare la struttura lignea completamente compromessa).

id 96 – Chiesa SS. Trinità dei Pellegrini: verifica sismica e miglioramento della vulnerabilità dell’intero complesso, consolidamento della crociera, impianti tecnologici, restauro delle superfici decorate dell’interno, con recupero e sistemazione dei beni dell’arciconfraternita fondata da S. Filippo Neri

CUP F89D22001390006

Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I – Rione Regola, Piazza della Trinità dei Pellegrini, 1, 00186

La Chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini insiste all’angolo tra Piazza della SS. Trinità dei Pellegrini, Via dei Pettinari e via di San Paolo alla Regola ed è inserita in un complesso articolato in chiesa, refettorio, sacrestia e oratorio le cui origini risalgono all’istituzione della cinquecentesca Arciconfraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti fondata da san Filippo Neri. L’aula della chiesa presenta una navata centrale coperta da volta, sei cappelle laterali e un sistema di copertura del transetto con cupola su tamburo. Le superfici interne sono rivestite da apparati pittorici murali del XVII, XVIII e XIX secolo, stucchi dorati, scagliola e altari in marmo policromo. La rimozione della decorazione a finti lacunari della volta, riferita all’intervento di Antonio Sarti (prima metà del XIX sec.) è avvenuta nel 1963. Il cosiddetto piccolo refettorio, parte superstite dell’antico ospedale per i Pellegrini demolito nella prima metà del XX secolo, conserva una cospicua serie di pregevoli monumenti lapidei.

L’intervento attuale si concentra su tre ambiti principali: riduzione della vulnerabilità sismica della navata e della copertura; restauro delle superfici decorate delle cappelle; restauro delle superfici del refettorio e sul prospetto esterno di quest’ultimo. Le azioni strutturali riguardano il consolidamento della volta della navata, il miglioramento delle capacità resistive degli elementi di copertura lignei e la riparazione di elementi strutturali connessi alla cantoria e al sottotetto, nonché l’installazione di dispositivi per la sicurezza e la manutenzione della copertura. Il progetto di restauro comprende rilievo metrico e fotografico, saggi di pulitura, indagini multispettrali e analisi stratigrafiche su micro campioni finalizzate all’individuazione di stratigrafie pittoriche e caratteristiche dei materiali. Sono previsti il restauro conservativo delle decorazioni delle sei cappelle, il trattamento delle pareti alte della navata, della controfacciata e della bussola d’ingresso, nonché il restauro delle superfici non decorate del refettorio e il rifacimento pittorico del prospetto esterno.

Le lavorazioni sono pianificate in modo da garantire l’autonomia funzionale degli interventi nel refettorio rispetto a quelli nella chiesa e consentire l’uso dell’edificio per le funzioni liturgiche, limitando i periodi di indisponibilità. Nel refettorio è previsto anche il rinnovo dell’illuminazione con sistema a gestione programmabile per migliorare l’efficienza energetica e la tutela delle superfici decorate. Il progetto include verifiche sulla titolarità e sulla disponibilità delle aree interessate. Le indagini diagnostiche e il rilievo laser scanner supportano la programmazione degli interventi e la definizione delle priorità per la conservazione, prevedendo misure di pronto intervento per aree non immediatamente accessibili

id 97 – Chiesa SS. Giovanni Evangelista e Petronio dei Bolognesi: restauro delle superfici dipinte, miglioramento della fruibilità e dell’accessibilità

CUP F89C21000630006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I – Rione Regola, via del Mascherone, 60, 00186

L’edificio è stato realizzato su progetto di Ottaviano Mascherino ed è presenta una ricca decorazione interna eseguita da artisti bolognesi. Le superfici oggetto di intervento comprendono il presbiterio, l’archivolto decorato a trompe-l’oeil e le pareti laterali con rivestimenti pittorici; l’altare maggiore conserva marmi, stucchi e una pala d’altare (Madonna con Bambino e Santi) di Giovanni Andrea Sirani. La chiesa è proprietà dell’Arciconfraternita dei Santi Giovanni e Petronio dei Bolognesi, istituita con approvazione papale nel 1575 ed è sottoposta a vincoli di tutela e ad accordi di programma ai sensi della normativa vigente; la decorazione presenta stratificazioni artistiche dei secoli XVII-XIX.

L’intervento ha previsto il restauro conservativo ed estetico delle superfici dipinte e decorate del presbiterio e degli elementi connessi, con interventi di natura conservativa ed estetica. Sono state oggetto di intervento il rivestimento trompe-l’oeil dell’archivolto attribuito ad Achille Cavazzuti (prima metà XIX secolo), le pareti laterali sempre a trompe-l’oeil attribuite a Pompeo Aldrovandini (primo quarto XVIII secolo) e il complesso dell’altare maggiore composto da marmi, stucchi e dalla pala di Giovanni Andrea Sirani (metà XVII secolo) che con l’occasione è stata accuratamente depolverata, avendo constatato la stabilità del supporto ligneo e della tela. Le operazioni sono state focalizzate quindi sul consolidamento delle superfici, la pulitura, l’integrazione pittorica e il ripristino cromatico secondo criteri di minima invasività e compatibilità con i materiali originali, al fine di assicurare la leggibilità e la stabilità delle superfici decorate.

L’intervento ha mirato anche a migliorare la fruibilità e l’accessibilità degli spazi interni, rendendo più agevole la percezione degli apparati decorativi senza alterare l’assetto storico.

L’azione condotta si è inserita nel solco degli interventi promossi dalla SSABAP Roma e già precedentemente eseguiti.

id 98 – Oratorio di Santa Caterina dei Senesi: monitoraggio strutturali e restauro degli apparati decorativi mobili e immobili

CUP F89C21000620006

Importo del finanziamento: € 300.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Regola (Rione VII); Via di Monserrato 111; CAP 00186 Roma

L’Oratorio di Santa Caterina dei Senesi fa parte del complesso dell’Arciconfraternita dei Senesi ed è connesso alla chiesa che si affaccia su via Giulia. L’impianto originario risale al 1526 e venne realizzato da Baldassarre Peruzzi; a partire dal 1767 vennero condotti importanti interventi di restauro eseguiti su progetto di Paolo Posi. All’interno sono presenti affreschi attribuiti a Giovan Battista Marchetti e a Tadeus Kuntze; la pala d’altare con la Resurrezione è il capolavoro di Girolamo Genga, legato da un rapporto di fraterna amicizia con Raffaello e dalla comune provenienza urbinate, datato al primo Cinquecento.

L’intervento ha previsto il monitoraggio strutturale e il restauro degli apparati decorativi mobili e immobili della sala principale e dell’anticamera. Fase propedeutica ai lavori è stata l’esecuzione del rilievo geometrico mediante acquisizione di nuvole di punti e ortofotografie in scala 1:1, l’individuazione dei materiali (dipinto murale, dipinto su tavola, dipinto su tela, elementi in stucco e metallici) e la lettura del degrado. Si è predisposto un sistema di monitoraggio digitale delle fessurazioni con sensori di spostamento e centralina wireless per rilevazioni continue e accesso remoto ai dati. Le azioni conservative sono state orientate all’arresto dei processi degradativi e al mantenimento dell’autenticità materiale.

L’intervento ha interessato sia le superfici architettoniche decorate sia gli apparati mobili presenti, con l’obiettivo di preservarne conservazione e favorirne la fruizione nel rispetto delle disposizioni normative sui beni culturali.

id 85 – Chiesa di S. Eustachio

CUP F89C21000410006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione VIII Sant’Eustachio; Piazza di Sant’Eustachio; CAP 00186; Roma

Non si ha certezza degli anni di edificazione, tuttavia è certo che si tratti di una struttura di origini antichissime: la prima menzione storica della chiesa risale al 795 durante il pontificato di papa Leone III ed è ricordata come un’antica diaconia romana. Secondo la leggenda la chiesa prende il nome dal martire Eustachio, al secolo Placido, centurione dell’Impero Romano vissuto durante l’impero di Adriano. Dopo aver rinnegato la neonata religione cristiana durante una battuta di caccia, ha in visione un cervo con una croce sulla fronte, immagine che successivamente diventa simbolo del santo. Con questa visione inizia la sua conversione al cristianesimo, seguita dal martirio subìto per aver rinnegato gli Dei della tradizione. Si narra, quindi, che Eustachio, con la moglie e i figli, viene ucciso divorato dai leoni. Circa due secoli dopo questa esecuzione (di cui non c’è alcuna prova storica), quando con l’Editto di Costantino la religione cristiana viene legittimata, nel luogo in cui sorgeva la sua casa e in cui è giustiziato viene edificata la chiesa che ancora oggi porta il suo nome, per volontà dell’Imperatore stesso. Della struttura originaria non si sa molto e quello che si può osservare oggi è in realtà il frutto di una serie di rifacimenti di cui il primo, in ordine storico, risale al 1195 quando, su richiesta di papa Celestino III, in cui la chiesa fu oggetto di importanti rifacimenti, tra cui l’aggiunta del campanile romanico, aperto da bifore e trifore (oggi parzialmente murate) e ancora visibile.

Prima dell’intervento la chiesa presentava lesioni diffuse all’intradosso e all’estradosso delle volte, concentrate soprattutto in corrispondenza dell’aula centrale e della navata. A valle della progettazione sono state effettuate una serie di indagini preliminari (saggi murari per la definizione della tessitura muraria, indagini georadar per la verifica dello spessore delle volte, indagini endoscopiche per definire la composizione di tutto lo spessore murario, prove di schiacciamento su campioni di pietra, indagini penetrometriche sulla malta, termografie). Sui dati così acquisiti sono state effettuate le analisi strutturali, l’analisi statica delle volte della chiesa non risultava soddisfatte a causa delle tensioni di trazione della muratura sviluppate dalla spinta non contrastata delle volte e soprattutto degli archi di scarico in mattoni pieni.

L’intervento progettato ha previsto il consolidamento delle volte e il risanamento delle murature per riportare le tensioni entro limiti di resistenza ammissibili, con operazioni di rimozione di malte incongrue e ricostruzione delle mancanze murarie, ripristino della planarità delle superfici voltate e trattamento sistematico delle lesioni. La progettazione ha interessato anche il dipinto murale presente sulla parete di fondo della sacrestia, si tratta di in intervento di ridipintura eseguito nel corso degli anni ‘90 e che aveva l’obiettivo di risolvere problemi strutturali e difetti di adesione e fratturazione della superficie originaria sottostante. Il dipinto necessitava di riacquisire la sua planarità, in primis per la sua conservazione e la stabilizzazione delle sue condizioni, ma anche per una unitarietà estetica.

id 84 – Biblioteca Angelica completamento delle verifiche e adeguamento strutturale.

CUP F89D21000560006

Importo del finanziamento: € 600.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Sant’Eustachio; Piazza di S. Agostino, 8; CAP 00186; Roma

La Biblioteca prende nome dal vescovo agostiniano Angelo Rocca (1546-1620), scrittore erudito e appassionato collezionista di edizioni pregiate, responsabile della Tipografia Vaticana durante il pontificato di Sisto V, che negli ultimi anni del XVI secolo affidò la sua raccolta libraria (20.000 volumi circa) ai frati del convento di Sant’Agostino di Roma. Nel corso dei secoli la biblioteca, grazie alle donazioni di nobili romani ai frati del convento, si arricchì di preziosi e numerosi manoscritti sia originali che in copia trascritta. A questo pregiato e cospicuo materiale il vescovo Rocca diede una sede idonea attraverso l’istituzione di una nuova biblioteca finanziata con rendite proprie, organizzata con preciso regolamento interno e soprattutto aperta a tutti, senza limiti di stato e di censo. Nel 1762 fu acquistata la ricchissima biblioteca del cardinale Domenico Passionei (1682-1761) che raddoppiò il patrimonio della Angelica e soprattutto lo arricchì dei rari testi che il cardinale, aveva ricercato e acquistato nei vari viaggi svolti.

La biblioteca è parte del grande complesso di Sant’Agostino localizzato nel versante nord del rione Sant’Eustachio. La definizione dell’isolato del complesso di Sant’Agostino è frutto di un processo di trasformazione dell’area, iniziata nel XIII secolo, e realizzata attraverso la costruzione degli edifici che, fra il XV e il XVI secolo, collegavano la chiesa di S. Trifone con la chiesa di S. Agostino. Nel 1659, per volere di Alessandro VII, la costruzione di una nuova e grande sala per la biblioteca fu affidata a Francesco Borromini, che prima di morire riuscì a realizzare la parte muraria e la copertura a tetto. Nel “vaso” borrominiano, rimasto incompiuto, fu trasferita il 21 agosto 1669 la Biblioteca. L’acquisizione nel 1762 dell’imponente raccolta appartenuta al cardinale Passionei rese necessaria una ristrutturazione della sala, che gli agostiniani affidarono all’architetto Luigi Vanvitelli, il quale nel 1765 terminò la definizione dell’attuale salone.

L’intervento ha previsto il completamento delle verifiche strutturali e la realizzazione di opere di consolidamento volte a migliorare la tenuta statica delle murature portanti. Sulla base delle indagini conoscitive già eseguite (aperture, videoendoscopia, prove non distruttive) si è intervenuto con un rinforzo localizzato delle murature mediante iniezioni di malta a base di calce idraulica naturale e con l’inserimento di connettori metallici in acciaio inox per migliorare la coesione interna dei nuclei murari. E’ stato effettuato un monitoraggio in corso d’opera mediante prove non distruttive al fine di verificare il riempimento dei vuoti e l’incremento delle caratteristiche meccaniche; a campione sono state ripetute le prove strumentali per confermare i risultati.

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