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id 88 – Palazzo Mattei di Giove

CUP F89D22002630006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione XI Sant’Angelo; Via Michelangelo Caetani 32; CAP 00186 Roma

Il complesso di Palazzo Mattei di Giove, ubicato tra Via Michelangelo Caetani e Via dei Funari nel rione Sant’Angelo, costituisce una porzione dell’Insula Mattheorum ed è parte di un aggregato di palazzi signorili. Prima dell’intervento si presentava con due fronti principali, un cortile principale decorato con marmi antichi separato da un loggiato ad unico livello e un giardino posteriore con muro di fondo e fontana con mascherone. L’edificio ospita istituzioni culturali e si articola in ambienti ornati con apparati pittorici, soffitti a cassettoni lignei e pavimenti in tarsia lignea; la loggia conserva due ordini di colonne e superfici affette da lacune e depositi. Storicamente il palazzo è documentato nella prima età moderna: la costruzione si data tra il 1598 e il 1616 attribuita a Carlo Maderno; la committenza è riferita ad Asdrubale Mattei (1556-1638). Il bene è sottoposto a tutela ai sensi della normativa sui beni culturali e ricade nel tessuto medievale del centro storico.

L’intervento progettuale è finalizzato al recupero conservativo delle superfici architettoniche interne ed esterne e al miglioramento delle condizioni di esercizio. Le opere previste riguardano il restauro della loggia e del cortile quattrocentesco, la riproposizione delle pavimentazioni e il restauro della scala; il rifacimento dell’intonaco e il restauro della fontana nel giardino di Asdrubale Mattei con rifunzionalizzazione delle aree verdi; il risanamento delle superfici del prospetto su Via Caetani e la sostituzione delle persiane incongrue; il recupero delle sale dell’ex ufficio di Giovanni Gentile, con restauro di superfici pittoriche, pavimenti in tarsia ligneo, infissi e cassettonato. È prevista la razionalizzazione degli impianti elettrici con soluzioni compatibili dal punto di vista estetico. I criteri guidano interventi di minimo impatto, reversibilità e compatibilità materica, rimozione di superfetazioni incongrue e riassetto degli elementi compromessi per garantire stabilità e durabilità conservativa. Gli interventi mirano inoltre a incrementare la fruibilità pubblica e la leggibilità architettonica del complesso senza modificare le dinamiche morfologiche dell’isolato. Prima dell’intervento alcune aree risultavano poco fruibili e in uso a funzioni di servizio, con presenza di veicoli nel loggiato; il progetto prevede il ripristino dello spazio monumentale e la ricomposizione degli assetti verdi per ripristinare la gerarchia spaziale. Sono previste azioni per

id 86 – S. Agostino C. Marzio

CUP F89D22001370006

Importo del finanziamento: € 2.700.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione VIII S. Eustachio; Piazza di S. Agostino, 00186 Roma

La Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio è un edificio di culto a pianta a croce latina situato in Piazza di S. Agostino, lungo via della Scrofa, nel Rione VIII S. Eustachio. L’accesso è rialzato rispetto alla quota stradale mediante una scalinata e la facciata è rivestita in travertino; l’interno presenta tre navate scandite da pilastri rivestiti in marmi policromi, cinque cappelle per lato, transetto e abside semicircolare. Prima dell’intervento si presentavano diffuse condizioni di degrado su intonaci dipinti, volte e superfici lapidee, con distacchi di lastre marmoree, fessurazioni e depositi superficiali. La chiesa è stata riedificata tra il 1479 e il 1483 e subisce una trasformazione significativa tra il 1756 e il 1761 ad opera di Luigi Vanvitelli, con modifiche alla cupola e al complesso conventuale.

L’intervento si concentra sul restauro conservativo delle superfici interne dell’aula liturgica, con completamento del restauro delle navate laterali, del transetto e dell’abside, e con adeguamento degli impianti tecnologici. Sono previste operazioni di consolidamento, pulitura, sigillatura delle lesioni, consolidamento delle parti disgregate e reintegrazione plastica e pittorica su marmi, stucchi, intonaci dipinti e dipinti murali. Il progetto include il recupero dell’altare maggiore, le pareti affrescate dell’abside, la volta della navata destra, il recupero delle superfici del transetto sinistro, il restauro di cappelle e arredi (balaustra, tre cancelletti, fonte battesimale, confessionali e pavimentazioni) e la sostituzione o l’adeguamento degli impianti di illuminazione, videosorveglianza, rivelazione fumi e allarme. Le opere sono pianificate sulla base di indagini diagnostiche e rilievi dettagliati e si eseguono secondo criteri conservativi e di reversibilità.

L’intervento mira inoltre a migliorare la conservazione e la fruibilità della Basilica preservando le stratigrafie storiche e garantendo sicurezza e tutela delle opere. Prima dell’intervento si prevede monitoraggio strutturale della sacrestia; durante i lavori è prevista una documentazione fotografica e grafica dettagliata delle fasi di cantiere e delle operazioni eseguite. Le misure di cantiere comprendono pannelli informativi e aperture su recinzioni per la visibilità al pubblico. Sono previste azioni per la protezione dei manufatti lignei, metallici e vetrosi e per la tutela delle superfici lapidee. L’intervento è complementare ad altri interventi in corso nell’area e, secondo la progettazione disponibile, non genera interferenze; si prevede inoltre il riordino funzionale dell’intorno urbano mediante la ridefinizione dell’area pedonale della piazza per favorire l’accesso e la fruizione del bene.

id 80 – Chiesa  SS.  Sacramento  al  Tritone:  restauro degli  apparati  decorativi  mobili  e  immobili dell’interno

CUP F89D21001130006

Importo del finanziamento: € 700.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Trevi, Piazza Poli 11, 00187 Roma (RM)

L’Oratorio del Santissimo Sacramento al Tritone è un edificio di culto a pianta rettangolare con angoli smussati e copertura a volta a botte lunettata illuminata da lanternino. Prima dell’intervento si presentava una decorazione interna ottocentesca alterata da fenomeni di degrado: umidità di risalita con distacchi e decoesioni degli intonaci e sollevamenti della pellicola pittorica; si riscontrano inoltre fessurazioni localizzate su arco absidale e nelle lunette della volta. L’interno è decorato con dipinti attribuiti a Luigi Marinori; documentazione storico-artistica indica interventi precedenti, tra cui i lavori eseguiti dall’Armellini (1865-1867). L’organo settecentesco e la cantoria concorrono al valore complessivo dell’apparato interno.

L’intervento riguarda il restauro degli apparati decorativi della volta e del lanternino, il recupero degli scranni in legno e l’installazione di un sistema di monitoraggio strutturale e ambientale. Prima dell’esecuzione si prevede una campagna diagnostica comprensiva di rilievi fotogrammetrici, termografia, riprese UV, spettrofotometria XRF, riprese multispettrali e indagini chimiche e biologiche mirate. Le operazioni di conservazione comprendono opere preliminari di consolidamento, consolidamento, pulitura, estrazione di sali, trattamenti biocidi ove necessari, stuccatura e integrazione cromatica e applicazione di protezioni finali; è prevista la documentazione fotografica e stratigrafica delle superfici. Il sistema di monitoraggio misura l’apertura delle lesioni, l’inclinazione delle pareti e parametri climatici interni per supportare le scelte conservative.

L’intervento si svolge nell’ambito del centro storico (classificato nel PRG come ‘Città storica – Tessuto di origine medievale’) e interessa superfici decorate di un edificio soggetto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004. Le aree su cui insiste l’intervento non sono nella disponibilità dell’Amministrazione proponente; la proposta progettuale è stata condivisa con il Vicariato. Non emergono interferenze con altri interventi. Le attività saranno organizzate in modo da garantire la conservazione dell’autenticità della materia esistente e la fruibilità futura dell’oratorio; il sistema di monitoraggio fornirà dati utili per eventuali successivi interventi di consolidamento strutturale e per la programmazione manutentiva.

id 154 – S. Spirito in Sassia

CUP F89D22001500006

Importo del finanziamento: € 4.000.000,00

Localizzazione: Municipio I (Roma Centro), Rione Borgo XIV, Borgo Santo Spirito (via Borgo Santo Spirito), CAP 00165, Roma

Complesso di S. Spirito in Sassia

 ”Progetto di restauro e valorizzazione”

Il complesso di S. Spirito in Sassia è un grande complesso monumentale che copre l’intera area compresa fra via de’ Penitenzieri, borgo S. Spirito e Lungotevere in Sassia, è la più antica istituzione ospedaliera di Roma, le sue origini si fondono con quelle stesse di Borgo.

Decaduta la “Schola Saxonum” sorta nel 727 a opera di Ina re dei Sassoni, per l’assistenza dei pellegrini connazionali, Innocenzo III costruì un nuovo ospedale, già funzionante nel 1204 e affidato all’ordine di S. Spirito fondato in Francia da Guido Montpellier, per la cura degli infermi, dell’infanzia abbandonata e dei poveri. Tale istituzione era finanziariamente autonoma e sottoposta solamente all’autorità papale, ne fissava il funzionamento il più antico regolamento ospedaliero che si conosca: il “Liber Regulae”:

Il progetto PNRR di restauro e valorizzazione ha riguardato alcuni fabbricati dell’intero complesso:

La Porta Santo Spirito, cominciata da Antonio da Sangallo il Giovane nel 1543, fu interrotta l’anno seguente per i contrasti di Sangallo con Michelangelo sul disegno delle fortificazioni vaticane, rimanendo così incompiuta. E’ caratterizzata da un’architettura solenne in conci di travertino di ispirazione classica con quattro colonne giganti che stringono il grande arcone centrale e due nicchie laterali. La parte superiore, finita ad intonaco con un cornicione in travertino, appartiene ad una fase successiva. La porta si trovava prima dell’intervento in una situazione di estremo degrado, molto sporca presentava importanti fenomeni di carbonatazione dei travertini e la presenza di spesse croste nere, nonché una folta vegetazione infestante interessava sia la parte basamentale che quelle in elevazione. I travertini risultavano con molte fratture e presentavano la caduta e perdita di parti. La Porta è stata oggetto quindi di un intervento di restauro conservativo, attraverso una calibrata pulitura delle superfici un attento diserbo, una riequilibratura e consolidamento degli intonaci, stuccature e restauro delle parti cadute. E’ stata quindi apposta una nuova illuminazione che  mira a ripristinare la fruibilità visiva e urbana della Porta di Santo Spirito e del percorso pedonale connesso a via della Lungara e via dei Penitenzieri, migliorando la leggibilità del manufatto nelle ore notturne mediante un progetto illuminotecnico con sorgenti a LED e gestione programmabile.

Il Palazzo del Commendatore il  Chiostro e la facciata:

sede principale dell’Ospedale di S. Spirito in Sassia è raccordato alla chiesa di S. Spirito in Sassia da una parete che condividono, iniziato nel 1567 forse su disegno di Nanni di Baccio Bigio, fu ultimato nel 1571 da Ottaviano Mascherino. La facciata pienamente ascrivibile alle architetture del pieno 500 è ornata da un ricco e pregiatissimo cornicione e dal un possente portale bugnato in travertino.

Il cortile a due ordini di arcate su colonne con capitelli dorici e ionici, particolarmente pregevole per le proporzione degli ordini,  è stato decorato nei secoli dalla ricca fontana sul fondo del 1614 e dal curioso orologio che termina con un cappello cardinalizio del 1827. Vi si affacciano i locali storici più importanti dell’ospedale la “Spezieria”, “L’accademia Lancisiana” fondata nel 1714 e la “Biblioteca Lancisiana”. Intorno alla loggia al piano superiore corre un fregio ad affresco appartenente già alla fase cinquecentesca.

Il chiostro come la facciata si presentava con un quadro di degrado diffuso: superfici lapidee e intonaci con depositi inquinanti, patine biologiche e ridotte pellicole pittoriche; coperture lignee con avvallamenti, vegetazione infestante e accumuli di guano. Inoltre negli anni erano state soprammesse ridipinture che deprimevano i valori architettonici dell’insieme.

Il progetto ha privilegiato la conservazione materiale e la minima invasività, basandosi su rilievo metrico e modellazione digitale (rilievo laser scanner e Scan to BIM) e su indagini diagnostiche stratigrafiche e materiche. Gli interventi hanno previsto la rimozione delle stuccature incongrue, la pulitura calibrata delle superfici, il consolidamento degli intonaci e della pellicola pittorica, la stuccatura e l’integrazione plastica delle lacune con malte compatibili, nonché reintegrazioni cromatiche e protezioni finali. Per le coperture si è prevista la mappatura del degrado, rimozione dei materiali non recuperabili, integrazione o sostituzione degli elementi lignei compromessi, ripristino del tavolato e rimontaggio del manto con elementi di recupero.

Il progetto ha poi interessato anche  la conservazione del ciclo pittorico del primo piano e la messa in sicurezza dell’orologio storico; le opere hanno tenuto conto della qualità dello spazio urbano e delle esigenze di tutela.

id 143 – Obelisco del monumento ai caduti di Dogali e area verde circostante: restauro del monumento e del verde storico,  nuova recinzione dell’area

CUP F89D22001340006

Importo del finanziamento: € 600.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione XVIII Castro Pretorio; Viale Luigi Einaudi; CAP 00185; Roma (RM)

Il monumento dedicato ai caduti di Dogali è collocato nei giardini tra via delle Terme di Diocleziano e Viale Luigi Einaudi, nei pressi della Stazione Termini. Originariamente collocato in Piazza dei Cinquecento è stato trasferito nella posizione attuale nel 1925.

Il monumento è costituito da un basamento ottocentesco in granito con edicole e altari laterali e da un obelisco monolitico in granito rosso di origine egizia. Sui prospetti sono presenti tavole commemorative in bronzo e rilievi.

Prima dell’intervento si presentava in uno stato avanzato di degrado a causato da depositi superficiali, attacchi biologici e fenomeni di fessurazione degli elementi lapidei e di ossidazione degli elementi in bronzo.

L’intervento ha previsto il restauro conservativo degli elementi lapidei e metallici mediante consolidamento, la pulitura, rimozione di depositi e protezione delle superfici.

È stata inoltre riqualificata l’area verde a ridosso del Monumento mediante nuova sistemazione delle essenze, rifacimento del cordolo perimetrale, rivestito con materiale lapideo compatibile, oltre alla realizzazione di una recinzione metallica di carattere storico-compatibile.

id 89 – S. Maria in Campitelli

CUP F89D22001380006

Importo del finanziamento: € 1.800.000,00

Localizzazione: Roma – Municipio I; Rione XI S. Angelo; Piazza Campitelli 9; CAP 00186

La Chiesa di Santa Maria in Campitelli, situata nel rione Sant’Angelo al ghetto di Roma, rappresenta uno degli esempi più significativi di architettura barocca. Voluta da papa Alessandro VII per custodire l’immagine miracolosa della Vergine venerata dopo la peste del 1661, fu affidata a Carlo Rainaldi che trasformò la pianta in una basilica a navata unica, accentuando lo spazio verso il fondo dove spicca la fastosa macchina barocca dorata che racchiude la preziosa immagine della Madonna.

La facciata in travertino, articolata su due ordini e caratterizzata da colonne staccate, dona movimento e monumentalità, integrandosi scenograficamente nel tessuto urbano, grazie alle ali laterali.

All’interno, la spazialità è sottolineata da colonne e annovera importanti opere d’arte di artisti come Luca Giordano, Sebastiano Conca e Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccia. La chiesa ospita anche le spoglie di San Giovanni Leonardi, fondatore dei Chierici Regolari della Madre di Dio, che la officiano.

Interventi precedenti

A metà degli anni Settanta, insieme al rinnovo del manto del tetto, fu eseguita una nuova copertura a struttura metallica e tavelloni, ed inoltre, il restauro della cupola con un consolidamento strutturale ed il restauro del lanternino, compresa la sfera di rame e la croce. Poi, è stato eseguito il restauro della vela delle campane con la sostituzione della travatura di incastellatura del sostegno delle campane.

Negli anni Ottanta è stata restaurata la Gloria lignea dorata con ciborio, sita nell’abside, e, nel 2016, l’icona Sacra in lamina di rame dorato con fondi a smalto.

I lavori più importanti che hanno interessato la facciata sono stati eseguiti in occasione del Grande Giubileo del 2000 che è stato esteso anche alle superfici interne, con il restauro della controfacciata in stucco, dei relativi monumenti sepolcrali, e di quattro piccolo cappelle mentre, negli anni a seguire, i lavori hanno interessato la volta e la navata di sinistra.

Attuale intervento

Il cantiere PNRR è mirato a completare il restauro delle superfici interne della navata interessando le superfici della navata laterale di destra, dell’arcone e del transetto sino all’imposta della volta. Il cantiere comprende anche degli interventi di tipo strutturale che si estendono alle superfici esterne della cupola. Per la facciata viene realizzata una manutenzione delle superfici per allontanarne il degrado legato al ristagno delle acque meteoritiche e si restaura il gradino d’imposta della facciata stessa.

L’intervento descritto si svolge dunque nel centro storico, con ricaduta diretta sulla fruizione della Chiesa in piazza Campitelli: le limitazioni alla fruizione del bene interessano in particolare il transetto per il periodo della primavera ossia tre mesi dei lavori e sono disciplinate in accordo con l’Ente gestore. Infine, il progetto prevede un piano di manutenzione e misure di controllo periodico per la conservazione degli esiti del restauro, con particolare attenzione agli interventi strutturali operati.

id 87 – S.S. Celso e Giuliano ai Banchi

CUP F89D22000660006

Importo del finanziamento: € 2.400.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione V; Via del Banco di Santo Spirito, 52; CAP 00186; Roma (RM)

Progetto

“Verifica sismica e miglioramento della vulnerabilità sismica dell’intero complesso, restauro del campanile e del tamburo della cupola, revisione delle copertura, restauro delle superfici decorate dell’interno della chiesa”   

La chiesa dei Santi Celso e Giuliano, situata in via del Banco di Santo Spirito, nei pressi di Castel Sant’Angelo, venne consacrata nel 432 da papa Celestino I; nel 1198 la chiesa fu dichiarata cappella papale da papa Innocenzo III. L’attuale edificazione fu cominciata nel 1509 ad opera del Bramante e continuata con Antonio da Sangallo il Giovane; in parte incompiuta, tra il 1733 e il 1735 la chiesa prese l’aspetto che conosciamo oggi, su volere di papa Clemente XII e su progetto dell’arch. Carlo De Dominicis. 

Nel 1867- 68 fu restaurata da Pio IX con la direzione dell’architetto pontificio Andrea Busiri Vici che eseguì un’opera di sistemazione dei sotterranei, pose in opera l’attuale pavimento e ridefinì le finiture delle superfici settecentesche.

La facciata settecentesca, di gusto borrominiano, è a due ordini ornata in basso da colonne e in alto da lesene. L’interno, a pianta ellittica trasversale scandita da lesene corinzie e da tre cappelle radiali per lato, presenta un presbiterio rettangolare con cupolini. 

Le superfici originali settecentesche sono decorate con stucchi e gli altari sono marmorei,anche i confessionali lignei sono settecenteschi, inoltre, si conservano le pale d’altare settecentesche tra cui spicca l’importante dipinto del Batoni all’altare Maggiore, insiemeagli arredi liturgici.

Interventi precedenti

La vicinanza al Tevere ha determinato nel tempo fenomeni di umidità e danni da esondazione, si registrano ancor oggi sottili lesioni storiche diffuse alla volta centrale. 

Lo studio dei documenti d’archivio ha evidenziato importanti interventi edili di tipo strutturale eseguiti negli anni 1978-1986 attraverso 4 lotti di intervento.

Tali restauri hanno riguardato la risarcitura delle lesioni della cupola e il rifacimento del tetto compresa l’orditura lignea e la caldana dell’estradosso della cupola (1° lotto). In seguito a indagini di fondazione, sono stati realizzati micropali di sottofondazione e pulizia della facciata (2° lotto), sono state poi realizzate le risarciture delle lesioni del tamburo della cupola principale (3° lotto), e delle scale di accesso ai coretti (4° lotto).

Di recente è stato eseguito il restauro della facciata (2014)

Intervento attuale

La fase progettuale ha compreso in via preliminare una campagna diagnostica che si è articolata in un rilievo laser scanner e drone, in indagini materiche e saggi stratigrafici per studiare le coloriture stese sugli stucchi, in indagini termo-radarografiche e in prove strutturali volte a caratterizzare murature, volte e coperture. 

L’intervento, basato sulle evidenze diagnostiche acquisite, si articola in un ulteriore studio volto alla conoscenza stratigrafica, storica e archivistica, in operazioni di consolidamento strutturale e nel restauro conservativo delle superfici, interessando l’interno della chiesa.

Le opere strutturali riguardano essenzialmente il consolidamento delle volte ribassate delle logge e di ambienti secondari, con sarcitura delle lesioni, ed in genere, in operazionistrutturali volte alla salvaguardia del bene; le opere di restauro riguardano il restauro degli altari marmorei, di una pala d’altare degradata, degli elementi lignei quali il portone d’ingresso e i confessionali, degli elementi metallici e soprattutto riguardano il recupero delle superfici decorate interne. Comprende dunque un esteso intervento di restituzione conservativa delle coloriture settecentesche degli stucchi ricoperti da un recente strato grigio a tempera e doratura a porporina, invece per le superfici architettoniche si prevede la stesura a più velature di tinte a calce, operando secondo i principi della reversibilità, della compatibilità e del minimo intervento.

id 90 – SM della Pace – Restauro della facciata e dei prospetti laterali, riqualificazione della piazza

CUP F89D21001270006

Importo del finanziamento: € 1.100.000,00

Localizzazione: RIONE PONTE, VIA ARCO DELLA PACE 5

Inquadramento Storico

La chiesa, con la sua architettura rinascimentale e barocca, è distinta da un’elegante facciata simmetrica in bianco travertino, nella quale la parte basamentale risulta in aggetto rispetto al fondo della quinta prospettica dello spazio urbano della piazza, così concepita da Pietro da Cortona (1597-1669) nel XVII secolo, su commissione di papa Alessandro VII della Rovere (1599-1667), con l’intento di dare il massimo risalto alla curva costituita dal portico addossato alla facciata della chiesa. L’architetto ricostruì la facciata, collegando il portico con le vie laterali e aprendo davanti uno spazio “ad imbuto” che si allarga verso via della Pace, una delle più antiche e frequentate del rione.

Utile supporto per le scelte metodologiche e operative fatte in fase di progettazione è stato lo studio dei documenti d’archivio, che ha restituito un quadro esaustivo degli interventi di restauro e manutenzione condotti sulla fabbrica.

Si è proposto un restauro critico-conservativo, volto alla tutela, alla salvaguardia e alla conservazione del bene culturale, considerato in forza dei suoi valori storico-artistici e di autenticità e al carattere identitario per la collettività, secondo i principi della riconoscibilità dell’intervento, della reversibilità, della compatibilità e del minimo intervento.

Progetto di restauro

La lettura architettonica dei prospetti, diversi tra loro negli elementi architettonici e decorativi, e la classificazione dei materiali costitutivi e delle tecniche esecutive e di restauro impiegate nel tempo, ha rappresentato il primo passo per la definizione dello stato di conservazione delle superfici esterne, con l’individuazione delle diverse patologie per singoli materiali. Appare immediatamente chiaro come le problematiche da affrontare siano fortemente differenziate a seconda del fronte che si esamina.

Le principali alterazioni dei materiali rilevate permettono di caratterizzare i fenomeni di degrado, relativamente ai diversi materiali.

Nell’intervento di restauro si è cercato di privilegiare quelle scelte che, pur conservando con il massimo rispetto, i materiali e gli elementi esistenti, portino ad una comprensione completa e profonda del monumento e contribuiscano a facilitarne la lettura

id 91 – SM Orazione e Morte – Restauro degli apparati decorativi interni

CUP F89D21001260006

Importo del finanziamento: € 900.000,00

Localizzazione: VIA GIULIA, 262 00186 ROMA (RM)

Inquadramento Storico

La chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte è una chiesa di Roma, nel rione Regola, situata in Via Giulia, tra l’arco Farnese e l’adiacente Palazzo Falconieri. L’edificio fu eretto dalla confraternita omonima nel 1573 insieme all’oratorio annesso; tale confraternita aveva come scopo quello di dare sepoltura ai morti, trovati in campagna o annegati nel Tevere, senza identità o comunque che non potevano ricevere degne esequie. La chiesa originaria era a navata unica, rettangolare. Poiché era troppo angusta, fu riedificata nel 1737 da Ferdinando Fuga e consacrata sotto i titoli del SS. Crocifisso e della Beata Vergine da Cristoforo d’Almeida, arcivescovo di Perge, il 20 ottobre 1738. Il Fuga contemplò la Demolizione della vecchia chiesa cinquecentesca e la realizzazione al suo posto di un nuovo impianto, a forma ellittica, con l’asse maggiore perpendicolare alla facciata, allineata su via Giulia. Sul perimetro dell’ellisse furono aperte quattro cappelle radiali, poco profonde, chiuse da semicolonne sormontate da un timpano triangolare che conferiscono un andamento leggermente concavo-convesso all’impianto. Oltre alla chiesa, vennero costruiti anche un oratorio e un vasto cimitero, in parte sotterraneo ed in parte sulle rive del Tevere, cimitero che fu quasi completamente distrutto nel 1886 con la costruzione dei muraglioni del Tevere. L’interno presenta diverse opere notevoli: Sant’Antonio Abate e San Paolo di Tebe e San Simeone Stilita, affreschi distaccati di Giovanni Lanfranco; una copia del San Michele Arcangelo di Guido Reni; all’altar maggiore la Crocifissione di Ciro Ferri (1680 circa); Riposo in Egitto di Lorenzo Masucci (1750). Ma soprattutto è da ricordare la cripta sotterranea, un tempo cimitero della confraternita dove furono inumate dal 1552 al 1896 più di 8000 salme. Oggi si presenta come un ossario, dove tutto (decorazioni, sculture e lampadari) è fatto con ossa e scheletri; nell’Ottocento serviva da scenografia per le sacre rappresentazioni che si avvalevano di statue di cera a grandezza naturale.

La facciata

La facciata della Chiesa di S. Maria dell’Orazione e Morte corrisponde al progetto di Fuga; si distinguono due partizioni, una orizzontale che prevede una suddivisione in due ordini sovrapposti, sormontati ciascuno da un timpano curvilineo, di cui quello inferiore spezzato, per poi essere definita superiormente da un timpano triangolare di coronamento, e una verticale che prevede una parte centrale più dilatata, comprendente inferiormente la bucatura d’ingresso, racchiusa da un timpano semicircolare, e superiormente, un finestrone centrale con balaustra. Ai lati dell’ingresso due colonne in successione ravvicinata sono chiuse lateralmente da una parasta. Il campanile, coronato in sommità da una clessidra e dalla croce, si erge sul tiburio della cupola, ma collocato in posizione arretrata rispetto alla facciata.

Progetto di Restauro

L’intervento di restauro degli apparati decorativi della Chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte mira a recuperare e valorizzare gli elementi costitutivi di un’architettura tardo-barocca di particolare interesse, caratterizzata da un’importante collezione di arte sacra che attraversa i secoli. L’obiettivo è potenziare l’offerta culturale e l’attrattività turistica a livello nazionale attraverso operazioni mirate al risanamento delle superfici e degli apparati decorativi della chiesa.

Considerando la rilevanza storico-artistica del bene, il progetto di restauro mira a ristabilire le condizioni conservative degli apparati decorativi, facilitando al contempo una corretta lettura dei manufatti, in conformità con i principi del minimo intervento, della massima selettività e della reversibilità delle operazioni.

Lo stesso approccio è stato adottato per la valutazione e il restauro della struttura interna della cantoria, dove le indagini hanno evidenziato un significativo degrado della struttura lignea.

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