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id 135 – Recinto piranesiano di piazza dei Cavalieri di Malta: completamento del restauro, sistemazione della piazza, valorizzazione illuminotecnica

CUP F89D22001490006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Ripa, Piazza dei Cavalieri di Malta, 00153 Roma

Il Recinto piranesiano costituisce la delimitazione muraria, articolata plasticamente e architettonicamente, della piazza dei Cavalieri di Malta antistante la Villa omonima e la chiesa di S. Maria del Priorato, progettati da Giovan Battista Piranesi nel 1765. La configurazione della piazza, con motivi ornamentali a trofei e stemmi, richiama riferimenti iconografici all’Armilustrium romano. L’organismo architettonico presenta paramenti intonacati e a stucco caratterizzati da una raffinatissima decorazione a basso rilievo, manufatti lapidei in travertino e marmo, elementi fittili (sfere, anfore) connessi da ancoraggi metallici. Prima dell’intervento, il monumento versava in critico stato conservativo, con un diffuso quadro di degrado dovuto all’azione degli agenti atmosferici, alla presenza di vegetazione infestante, con diffusi fenomeni di disgregazione, efflorescenze e ossidazione degli elementi metallici. La piazza si colloca alla sommità del Colle Aventino, al termine dell’antico tracciato di via di S. Sabina, fulcro monumentale all’interno dell’importante contesto paesaggisticamente tutelato del Colle Aventino.

Il progetto prevede il completamento di precedenti interventi di restauro delle superfici decorate e delle membrature del Recinto, già condotti dalla Soprintendenza Speciale, volti a ripristinare l’integrità del monumento e a restituirne la leggibilità formale. Gli interventi comprendono: pulitura e disinfezione da microrganismi, rimozione di depositi incoerenti e di stuccature incongrue, consolidamento delle lesioni e reintegrazione puntuale degli intonaci e degli stucchi, restauro delle superfici lapidee e dei paramenti murari, riequilibratura cromatica e applicazione di protettivi superficiali. Si prevedono trattamenti antiossidanti per gli elementi metallici o sostituzione di quelli deteriorati, con revisione e ricostituzione degli ancoraggi, e, se necessario, la fornitura e la posa di nuovi elementi fittili per la reintegrazione formale dell’immagine. Le scelte progettuali mirano a ripristinare la coesione materica e le funzioni protettive degli strati superficiali nel rispetto delle tecniche conservative e dell’aspetto storicizzato del monumento.

L’area oggetto dell’intervento è nella disponibilità dell’Amministrazione e non presenta complementarità con altri interventi attualmente programmati. I lavori completano fasi di restauro precedentemente eseguite e prevedono misure organizzative per la sicurezza del cantiere e la gestione degli accessi alla piazza, al fine di tutelare il bene e garantire la fruibilità durante l’esecuzione. A conclusione è prevista la definizione di un programma di manutenzione preventiva e controlli periodici per garantire la durabilità degli interventi.

La valorizzazione illuminotecnica del monumento, finalizzata a migliorare la leggibilità e la fruizione notturna della piazza – considerata la capienza del finanziamento – non sarà eseguita in questa fase, mentre al termine dell’intervento sarà realizzato, in collaborazione con l’Amministrazione Capitolina, il ripristino delle pendenze stradali e della pavimentazione in sanpietrini per assicurare il corretto deflusso delle acque e scongiurare i fenomeni di degrado da umidità di risalita attualmente presenti nel Recinto monumentale.

id 136 – Clivo dei Publicii: restauro degli intonaci esterni, sostituzione infissi, restauro del mosaico esterno

CUP F89D21001110006

Importo del finanziamento: € 700.000,00

Localizzazione: Municipio I Centro Storico; Colle Aventino; Largo Arrigo VII, 5; 00153 Roma (RM)

Sopra le rovine di un complesso termale romano di epoca imperiale, denominato ‘Castellum Aquae’, nei primi anni del Ventennio fascista, grazie al nuovo piano regolatore, sorse un edificio adibito a ristorante, il Castello dei Cesari, che il proprietario donò a Mussolini nel 1932 e che l’architetto Gaetano Minnucci trasformò, tra gli anni 1935 e 1943, nella “Casa della Giovane Italiana” dell’Opera Nazionale Balilla.

Ubicato sul Colle Aventino con affaccio sul Circo Massimo e sul Roseto comunale, accessibile da Largo Arrigo VII, l’edificio, di notevole pregio architettonico, diventò sede dell’Accademia Nazionale di Danza nel 1954, ed è oggi sottoposto a tutela ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, vincolato come ‘Castello dei Cesari’ e per le strutture antiche delle Terme di L. Licinio Sura; ricade inoltre nell’area paesaggistica tutelata del Colle Aventino e nella porzione della Città Storica compresa nel sito UNESCO. La sua configurazione distributiva e cromatica è stata alterata in maniera significativa con interventi successivi a partire dagli anni ’70 del Novecento.

Prima del progetto i serramenti esterni si presentano prevalentemente in alluminio anodizzato con vetro singolo, privi di adeguate prestazioni sia estetiche che relative al contenimento dei consumi energetici; erano inoltre presenti tende parasole esterne e sistemi di oscuramento interni molto eterogenei.

Il progetto ha dato priorità alla sostituzione dei serramenti esterni e dei sistemi di oscuramento interni, prevedendo l’installazione di nuovi infissi a taglio termico in acciaio, di cromia grigio scuro, per le vetrate di minori dimensioni e in alluminio con profili ridotti, esteticamente analoghi, per le vetrate di maggiori dimensioni. Sono inoltre stati installati sistemi di oscuramento interni di aspetto omogeneo (tende a rullo in tessuto color avorio con classe di reazione al fuoco RE1). Le opere edili, di modesta entità, hanno riguardato adeguamento delle bucature, riprese murarie sottofinestra, riposizionamento delle soglie, risarcitura dei vani cassonetto, stuccature e tinteggiature nelle imbotti.

Gli interventi sono stati finalizzati alla riqualificazione formale del complesso, favorendo la rilettura della pregevole architettura degli anni Trenta, rivolgendo al contempo attenzione al miglioramento delle prestazioni energetiche degli infissi e conseguentemente del comfort interno degli ambienti, senza alterare gli elementi architettonici di pregio.

L’intervento non ha modificato la destinazione d’uso dell’immobile, di proprietà demaniale, che rimane sede della prestigiosa Accademia Nazionale di Danza. La sostituzione degli infissi ha permesso di ripristinare l’unità formale delle facciate, garantendo al contempo il raggiungimento degli standard normativi e la coerenza con gli interventi di adeguamento in corso, relativi alla sicurezza antincendio.

Gli interventi eseguiti potranno essere integrati con il restauro degli intonaci e del mosaico esterno, originariamente previsti ma differiti per dare priorità al riordino formale e funzionale degli infissi.

id 151 – I luoghi ritrovati della Cornelia (Città dei Morti, SS Persiani, Sepolcro Regina, Eco-Archeo Tour): valorizzazione ed apertura al pubblico

CUP F89D21000680006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Santa Maria Janua Coeli: Municipio XIII; Via di Boccea 922: Municipio XIV, Via di Boccea 922.

L’intervento riguarda due siti archeologici ubicati lungo l’antica Via Cornelia: il sepolcro semi‑ipogeo, unitamente al pozzo emergente all’interno della corte della chiesa di Santa Maria Janua Coeli, e il tratto di basolato romano con connessi monumenti funerari nella proprietà di Via di Boccea 922. Il sepolcro presenta murature in opera laterizia e conglomerato, intonaco dipinto, pavimentazione musiva a tessere bianche e nere e mostra fasi di defunzionalizzazione databili al X secolo d.C. L’impianto è riconducibile al III secolo d.C. Entrambe le aree risultano in gran parte prive di percorsi e strutture di accoglienza e in condizioni tali da limitarne la normale fruizione.

L’intervento ha previsto il restauro e la conservazione mirata delle emergenze archeologiche, l’integrazione delle strutture di protezione e la realizzazione di dispositivi per la fruizione. Per il sito Santa Maria Janua Coeli sono stati previsti, tra le altre cose, il ripristino della copertura esistente, il restauro del sepolcro e del pozzo e l’installazione di un sistema di illuminazione a basso consumo. Per l’area di Via di Boccea 922 si è eseguita l’estensione dello scavo verso ovest, la sistemazione e messa in sicurezza delle scarpate, il ripristino e l’integrazione dei percorsi pedonali.

Obiettivo dell’intervento è stato quello di migliorare l’accessibilità e la fruizione delle aree anche attraverso l’installazione di pannellistica informativa e la realizzazione di percorsi pedonali adeguati anche a soggetti con ridotta mobilità. A tal fine, è stata sviluppata anche una piattaforma web dedicata al Museo on-line della via Cornelia.

L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest

id 152 – Ipogeo degli Ottavi, Ninfeo Lucchina: restauro delle murature e consolidamento dei rivestimenti parietali e pavimentali, scavo stratigrafico, adeguamento impiantistico e valorizzazione

CUP F89D21000960006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Municipio: XIV; Quartiere: Ottavia-Lucchina; Via: Via della Stazione di Ottavia, 73 e Grande Raccordo Anulare km 8,700; CAP: 00135, Roma

L’intervento riguarda due monumenti di età romana entrambi situati nel quartiere Ottavia-Lucchina: l’Ipogeo degli Ottavi e il Ninfeo della Lucchina.

L’Ipogeo degli Ottavi è una tomba semipogea composta da un corridoio pavimentato in opus spicatum che conduce ad un piccolo vestibolo affrescato dal quale si accede alla camera sepolcrale a pianta quadrata con tre arcosoli sui lati. I pavimenti del vestibolo e della camera sepolcrale sono realizzati in mosaico bianco con fasce marginali nere e le pitture parietali imitano lastre di marmo colorate. Al momento della scoperta nel 1921 al suo interno furono rinvenuti quattro sarcofagi marmorei.

Il Ninfeo, scoperto nel 1990, è un edificio a pianta centrale con dromos voltato a botte che immette in una rotonda decorata da intonaci dipinti e mosaici; la struttura conserva uno zoccolo marmoreo e la pavimentazione musiva.

Entrambi i siti ricadono in aree sottoposte a vincolo archeologico e paesaggistico e sono parte del tessuto insediativo e viario storico dell’area.

L’intervento prevede il consolidamento di alcuni settori della muratura e il restauro conservativo delle superfici decorate (affreschi e mosaici), lo scavo stratigrafico all’esterno, presso il Ninfeo, e l’adeguamento impiantistico. Si prevedono operazioni di diagnostica e rilievo preventivo, indagini termografiche e campionature propedeutiche alla mappatura dei materiali e dei fenomeni di degrado. Nell’Ipogeo sono previste misure per il miglioramento microclimatico, il ripristino dell’illuminazione e la chiusura delle aperture con pannellature coibentate; nel Ninfeo sono previste opere per la mitigazione dell’umidità interna e, nell’area antistante, la ripavimentazione con terra stabilizzata drenante e lo smaltimento delle acque piovane.

Le scelte progettuali si fondano sui principi del minimo intervento, della distinguibilità e della reversibilità con approccio interdisciplinare.

La fruizione dei manufatti è condizionata dalla natura semipogea e dagli elementi costruttivi: in entrambi i siti non è possibile l’abbattimento delle barriere architettoniche, pertanto l’accessibilità rimane limitata. Si prevede il collegamento alla rete elettrica pubblica in sostituzione dell’alimentazione a generatore. L’intervento si inserisce nel contesto urbano come azione di tutela e valorizzazione delle emergenze lungo l’antico tracciato viario (la c.d. strada romana della Lucchina, ricalcata oggi in parte da via della Stazione di Ottavia), con rilievo delle evidenze archeologiche e segnaletica informativa sul territorio. Non risultano interferenze con altri progetti in corso sull’area.

id 153 – S. Spirito in Sassia

CUP F89C21000510006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Borgo (Borgo Santo Spirito); Via Borgo Santo Spirito; CAP 00193

L’intervento riguarda l’area archeologica posta sotto le Corsie Sistine del Complesso di S. Spirito in Sassia, nel Borgo Santo Spirito, Municipio I. Al di sotto di esse sono conservati i resti degli Horti di Agrippina Maggiore, nipote di Augusto, assieme ai contigui Horti di Domizia, nei quali è costruito il Mausoleo di Adriano, costituivano due grandi parchi dell’area Vaticana dotati di edifici e sontuosi giardini, all’interno dei quali si trovavano aree residenziali e pubbliche immerse nel verde.

Alla morte della madre Caligola ereditò gli Horti; dall’ambasciatore ebreo Filone abbiano notizie circostanziate circa la loro ubicazione. Filone incontrò Caligola nel 40 d.C., mentre questi stava uscendo proprio dai suoi horti; l’incontro avvenne probabilmente nelle prossimità del ponte che egli aveva fatto costruire per avere un comodo accesso alla sua proprietà all’incirca nell’area dell’attuale Ospedale di Santo Spirito. All’interno degli horti Caligola fece costruire il circo, che aveva al centro della spina l’obelisco che oggi si può vedere in piazza San Pietro. Il circo venne utilizzato dagli imperatori Claudio e Nerone; in esso, secondo la tradizione, venne crocifisso San Pietro.

Sono riconducibili al grande parco degli Horti di Agrippina le strutture del Teatro di Nerone, rinvenute sotto Palazzo della Rovere e quelle venute alla luce durante la realizzazione del sottopasso di Piazza Pia.

Gli ambienti sotto le Corsie Sistine conservano resti murari e apparati pavimentali che si sono salvati malgrado gli importanti lavori per la realizzazione della Schola Saxonum prima e delle Corsie Sistine poi.

L’intervento si articola in opere di conservazione e valorizzazione finalizzate alla messa in sicurezza, al restauro dei materiali e al miglioramento della fruizione. Sono previste operazioni di pulitura dei depositi superficiali, rimozione di patine biologiche e delle risarciture improprie, consolidamento delle porzioni disgregate di muratura e ricomposizione delle lacune murarie e delle pavimentazioni musive. Si interviene sullo stato delle volte intradossali, sui paramenti in opera reticolata, sulle soglie e sulle gradonate; è prevista la revisione e l’adeguamento del percorso di visita e delle dotazioni impiantistiche di illuminazione e distribuzione elettrica.

Le opere puntano a migliorare la fruibilità e, per quanto possibile, l’accessibilità del sito ipogeo attraverso il restauro degli accessi esistenti e il miglioramento della circolazione dell’aria negli ambienti ipogei. Sono previsti interventi sulle scale e rampe per ridurre i rischi di inciampo, il miglioramento del sistema di illuminazione e l’installazione di pannelli didattici e di vetrine e espositive.

id 155 – Palazzo dei Penitenzieri – area archeologica: valorizzazione ed apertura al pubblico

CUP F89D21000970006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Borgo (R. XIV); Via della Conciliazione 29; 00193 Roma

Palazzo de’ Penitenzieri, di proprietà dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, si trova tra via della Conciliazione e Borgo Santo Spirito, di fronte alla chiesa di Santo Spirito in Sassia. La sua realizzazione si ebbe a partire dal 1480 per volontà del cardinale Domenico Della Rovere su progetto attribuito a Baccio Pontelli; l’edificio ospita ambienti affrescati e il celebre Soffitto dei Semidei. All’interno e nell’area esterna sono emersi resti archeologici riconducibili a un palinsesto stratigrafico compreso tra il I e il XV secolo d.C., tra cui strutture riferibili al Theatrum Neronis e agli Horti Agrippinae. Gli scavi condotti hanno documentato reperti mobili e strutture di epoche diverse.

L’intervento ha previsto la valorizzazione dell’area archeologica mediante l’allestimento di un Museo del Pellegrinaggio in locali al piano terra, con accesso da via della Conciliazione. La Soprintendenza ha curato il masterplan gestionale, la costituzione della collezione e i contenuti scientifici; la parte museografica e multimediale è stata integrata con apparati espositivi, visite multilingue e supporti digitali. Sono state previste attività di restauro e consolidamento dei reperti mobili emersi dallo scavo.

Il Museo si articola in una sala multimediale immersiva e in una sala espositiva con teche tematiche che coprono un arco cronologico dall’età giulio-claudia all’età contemporanea. Le tecnologie multimediali integrano la fruizione offrendo livelli di approfondimento e strumenti di accessibilità (traduzioni multilingue, sottotitoli, video LIS, audioguide, sistemi a induzione); esso, inoltre, si inserisce nell’ambito degli interventi di valorizzazione dell’area di Santo Spirito, essendo concettualmente connesso agli altri progetti archeologici e museali. La gestione prevede forme di collaborazione tra la Soprintendenza e l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro.

id 156 – Museo Paleontologico della polledrara di Cecanibbio

CUP F87B22000660006

Importo del finanziamento: € 700.000,00

Localizzazione: Via di Cecanibbio snc; CAP: 00166 Roma (RM)

Il sito della Polledrara di Cecanibbio ospita un giacimento paleontologico con depositi pleistocenici estesi per circa 1.200 mq oltre ad una parte musealizzata di circa 900 mq. I resti faunistici comprendono numerosi esemplari di Palaeoloxodon antiquus e altre specie, con evidenze di intervento umano e reperti litici e ossei; il giacimento è stato individuato nel 1984 ed è datato a circa 325–310 ka.

Il progetto ha previsto una generale sistemazione delle aree esterne e diversi interventi interni. Le opere esterne hanno interessato la realizzazione di un parcheggio per autobus, e il consolidamento delle scarpate mediante interventi di ingegneria naturalistica. È stato prevista la riqualificazione del percorso pedonale, la realizzazione di un punto di accoglienza, e la piantumazione di specie vegetali tipiche della campagna romana. All’interno del museo è stata realizzata l’implementazione degli impianti di illuminazione e multimediali e la verifica degli impianti tecnologici esistenti.

L’intervento ha teso a migliorare la fruibilità, l’accessibilità e la gestione del Museo Paleontologico nell’ambito del contesto rurale in cui si trova, garantendo accesso ai gruppi scolastici e turistici mediante nuovi spazi di sosta e percorsi pedonali. La nuova costruzione per l’accoglienza e i posti riservati rendono più agevole l’accesso a persone con mobilità ridotta; le dotazioni informative e multimediali integrano le soluzioni didattiche esistenti. Le sistemazioni paesaggistiche hanno adottato specie locali e misure di mitigazione visiva.

L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest

id 157 – San Giovanni dei Fiorentini: restauro della cripta, del Museo di Arte Sacra e delle superfici interne della chiesa

CUP F89D21001190006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Ponte, Via Acciaioli 2, 00186 Roma (RM)

La rivoluzione urbanistica immaginata da papa Giulio II Della Rovere si concretizzò nel 1508 con l’apertura di via Giulia, rettifilo che dal cuore della città portava sino in Vaticano. Proprio del 1508 è il primo progetto del Bramante per una grande chiesa dedicata a san Giovanni Battista dei Fiorentini che potesse costituire il capitolo architettonico a chiusura della via. Tale primo progetto, a pianta centrale, seppure non andato oltre la planimetria, costituirà un importante precedente, in quanto la fabbrica di San Giovanni dei Fiorentini procederà parallelamente per temi e progetti alla Fabbrica di San Pietro, copiandone addirittura i partiti decorativi.

Il successore di Giulio II, il papa fiorentino Leone X de’ Medici (1513-1521), lanciò nel 1518 un concorso di architettura per sostituire la vecchia chiesa di San Pantaleo, alla quale parteciparono Baldassare Peruzzi, Jacopo Sansovino, Giuliano da Sangallo e Raffaello Sanzio. Sansovino vinse il concorso con un progetto a pianta centrale, ma fu messo da parte quando ebbe difficoltà ad affrontare il problema delle fondazioni a sostruzione nel letto del fiume Tevere. La costruzione fu poi affidata ad Antonio da Sangallo il Giovane, che risolse brillantemente il problema delle sostruzioni. Tuttavia, di fronte ad altre difficoltà, il duca di Toscana Cosimo I de’ Medici chiese a Michelangelo di preparare nuovi piani per la chiesa. Questi progettò un impianto a croce greca, che però non fu adottato.

Fu solo con l’architetto Giacomo della Porta che la costruzione fu finalmente realizzata, tra il 1583 e il 1602, con una pianta basilicale a croce latina, tre navate separate da archi semicircolari, cinque cappelle per lato, tre absidi e la cupola. Carlo Maderno subentrò nella direzione dei lavori dal 1602 al 1620, completando il corpo principale della chiesa e la cupola. Nel 1623-24 Giovanni Lanfranco dipinse per la cappella Sacchetti. Nel 1634 il nobile fiorentino Orazio Falconieri chiese al pittore e architetto barocco Pietro da Cortona di progettare l’abside, con un ambizioso gruppo scultoreo. Ma è un progetto diverso che fu poi realizzato, 20 anni dopo, dall’architetto barocco Francesco Borromini, con la scultura di Antonio Raggi che rappresenta il Battesimo di Cristo. La facciata in travertino fu realizzata soltanto tra il 1734 e il 1738 da Alessandro Galilei, che morì un anno prima del completamento.

La Chiesa comprende al piano ipogeo la Cripta Falconieri, costituita da un’aula ellittica centrale con vano terminale provvisto di altare, due ambienti tombali laterali e due rampe di accesso. L’intervento interessa anche il Museo di Arte Sacra e le superfici interne della chiesa soprastante, in particolare l’abside e le cappelle laterali. Prima dell’intervento, la cripta presentava fenomeni diffusi di umidità nelle murature e criticità conservative delle superfici di finitura; alcune aree, sebbene oggetto di precedenti lavori di restauro, non risultavano ancora accessibili al pubblico.

Le principali problematiche di degrado rilevate nella cripta erano le seguenti:

– umidità da risalita capillare in tutte le murature, umidità igroscopica causata dalla forte salinizzazione di muri ed intonaci;

– umidità da infiltrazioni;

– umidità dovuta al contatto con il terreno delle murature ipogee;

– umidità da condensazione causata dall’eccessivo livello di umidità nell’aria e da insufficiente areazione degli ambienti ipogei.

L’intervento ha previsto l’effettuazione di indagini diagnostiche e operazioni di conservazione rivolte alla comprensione e al controllo dei fenomeni di degrado legati all’umidità. Sono state effettuate campagne di monitoraggio della temperatura e dell’umidità relativa negli ambienti della cripta, indagini stratigrafiche sulle superfici dell’aula centrale, rilievi geometrici e la digitalizzazione della documentazione archivistica esistente. Le attività di restauro hanno riguardato il risanamento e il consolidamento degli spazi ipogei: l’aula centrale, il vano con l’altare, gli ambienti tombali laterali e le rampe di accesso. Sono state condotte operazioni conservative sulle finiture ed è stata effettuata la rimozione di strati sovrammessi in epoca recente con materiali non compatibili con le superfici storiche, per restituire omogeneità estetica e ripristinare il corretto equilibrio chimico-fisico delle finiture. L’intervento ha permesso di rendere più fruibili e controllabili gli spazi restaurati, compresa la rimessa in funzione di sistemi di deumidificazione nella cripta. Per il Museo di Arte Sacra è stata effettuata la messa in sicurezza e il restauro degli elementi lignei di copertura.

id 158 – Forte Bravetta: restauro e consolidamento, valorizzazione dei percorsi e adeguamento impiantistico

CUP F89D21001200006

Importo del finanziamento: € 800.000,00

Localizzazione: Municipio XII; Rione: Gianicolense; Via di Bravetta, 739; CAP 00164 Roma (RM)

Il complesso di Forte Bravetta è un manufatto fortificato a sviluppo pentagonale posto su un terrapieno con fossato perimetrale e masse terrose di protezione; si articola in rampe di accesso, piazza d’armi, caponiere laterali, un tamburo difensivo sul fronte di gola e tre polveriere, di cui una ‘in caverna’. Il Forte è stato realizzato tra il 1877 e il 1883; all’interno è presente una lapide che ricorda i 77 caduti della Resistenza romana. L’edificio, di proprietà demaniale e inserito nel Parco Comunale dei Martiri di Forte Bravetta, è vincolato ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Prima dell’intervento il Forte era accessibile solo dal personale tecnico, con vegetazione d’alto fusto e arbustiva che invadeva e nascondeva ampie parti del perimetro. Il fossato, ora asciutto, poteva essere attraversato solo percorrendo il ponte, originariamente retrattile, che nel tempo ha perduto il tratto mobile, sostituito da una struttura fissa in c.a.; la parte originaria in acciaio si mantiene invece in discrete condizioni. I parapetti, da conservare per non alterare l’immagine storica del ponte, sono tuttavia inadeguati all’uso. Dal punto di vista costruttivo le murature sono in tufo e laterizi, con voltine a botte.

Certamente il complesso scontava i decenni di sostanziale abbandono, ma non si registravano le manomissioni strutturali che hanno invece fortemente modificato le sembianze di altri forti appartenenti alla stessa cinta difensiva, o ‘campo trincerato’ come viene definito il recinto difensivo post-unitario. Le strutture militari aggiunte recentemente (presumibilmente negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale), in stato di abbandono e dirute, forse volutamente portate a tale condizione per evitare occupazioni abusive, sono collocate all’esterno del fossato e non incidono sul complesso storico.

L’intervento è stato finalizzato al consolidamento strutturale e al restauro conservativo delle superfici e di alcuni elementi particolarmente significativi, nonché all’adeguamento impiantistico minimo per la fruizione. Le lavorazioni principali hanno previsto il recupero del ponte di accesso mediante la rimozione della soletta in c.a., la verifica, la reintegrazione o sostituzione degli elementi metallici degradati, il ripristino della funzionalità del pano di calpestio e l’inserimento di parapetti adatti alla pubblica fruizione.

Inoltre, è stato eseguito il consolidamento strutturale della caponiera orientale mediante ancoraggi e tiranti, il restauro delle facciate prospicienti il fossato tramite pulitura, consolidamento e integrazione delle lacune con l’utilizzo di materiali compatibili, e il consolidamento locale delle volte e delle coperture. Sono stati anche condotti interventi di sistemazione delle polveriere e opere di stabilizzazione marginale del fossato. L’adeguamento impiantistico ha previsto una distribuzione elettrica essenziale, con illuminazione a LED calibrata per limitare l’impatto luminoso e predisposizioni per implementare sistemi di controllo e videosorveglianza.

L’intervento ha permesso di raggiungere condizioni di sicurezza e visitabilità ottimali senza modificare le consistenze dell’edificio; la fruizione è intesa in chiave museale e di memoria storica, favorendo percorsi accessibili a tutti i visitatori nell’area d’ingresso, nei tunnel carrabili e in alcuni ambienti ipogei. Le soluzioni progettuali hanno privilegiato tecniche conservative e il massimo riutilizzo dei materiali esistenti, con limitato impatto sul sedime e con interventi minimamente invasivi per impianti e cablaggi (pose esterne).

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