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id 139 – Chiesa dei SS. Nereo e Achilleo: restauro dei dipinti murali

CUP F89C21000540006

Importo del finanziamento: € 300.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione San Saba, viale delle Terme di Caracalla 28, 00153 Roma

Commissionato dal cardinal Cesare Baronio e realizzato tra il 1596 e il 1599 da un gruppo di artisti di cultura tardomanierista vicini all’ambiente oratoriano, è l’ampio e articolato ciclo pittorico della Basilica dei SS. Nereo e Achilleo. I dipinti murali ricoprono interamente le pareti della chiesa, sviluppandosi nelle tre navate, nella controfacciata e nell’abside. Partendo dalla storia dei due servi eunuchi martiri cristiani, Nereo e Achilleo, e della loro padrona Domitilla, l’erudito cardinale aveva incentrato il programma decorativo sulla glorificazione del martirio, facendo ricorso ad un ampio uso di simboli e ad un linguaggio chiaro ed immediato, intellegibile da tutti. L’idea, espressa nei suoi scritti, della pittura come Biblia pauperum assumeva dunque nella basilica di cui era titolare piena concretezza. Nella navata principale, in sei distinti riquadri, raccontava la storia della vita dei due santi Nereo e Achilleo e della loro padrona Domitilla, mentre dedicava ai supplizi di tredici martiri, con scene crude e macabre, le pareti delle due navate laterali. Conclusione ideale del ciclo erano gli affreschi dell’abside e della controfacciata, celebrazione della Chiesa Trionfante.

Il restauro dei dipinti murali ha rappresentato una preziosa occasione di studio della tecnica esecutiva e delle dinamiche del cantiere di fine Cinquecento. L’osservazione a luce radente dei dipinti, la campagna fotografica e le indagini chimiche effettuate hanno permesso di individuare i segni delle incisioni dirette e indirette per la costruzione delle architetture e delle scene figurative, nonché la sovrapposizione delle giornate e i passaggi tra le pontate. Ciò che emerge è un cantiere assai complesso e dinamico nel quale lavorarono contemporaneamente più squadre di artisti, ciascuna caratterizzata da un proprio modus operandi.

L’intervento era necessario per l’avanzato stato di degrado in cui versavano molte pitture, specialmente quelle delle navate laterali dove le diffuse efflorescenze saline avevano reso quasi illeggibile il testo figurativo. La completa alterazione dei prodotti consolidanti, applicati in maniera abbondante nel corso dell’ultimo restauro databile all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, aveva inoltre compromesso ulteriormente la lettura dei dipinti che apparivano iscuriti e macchiati.

Il restauro ora completato permette di apprezzare nuovamente la ricchezza iconografica, la vivacità cromatica e la varietà figurativa di una delle più importanti committenze artistiche romane della fine del XVI secolo.

140 – Cappella di S. Ignazio da Loyola presso il convento di S. Antonio alle Terme: restauro delle superfici (murarie e lignee) e nuovo sistema di illuminazione

CUP F89C21000380006

Importo del finanziamento: € 180.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione: Celio, Convento di S. Antonio alle Terme, Roma

L’intervento in oggetto ha interessato uno spazio situato al secondo piano del complesso conventuale di S. Antonio alle Terme: la Cappella di S. Ignazio da Loyola. Il convento con l’area annessa dell’odierno Collegio di studio dei Frati Minori Conventuali in Roma, comunemente denominato La Vigna Antoniniana appartenne prima, e per oltre due secoli, alla compagnia di Gesù che lo aveva acquistato già al tempo di Sant’Ignazio di Loyola., Nel 1555 fu acquistato dalla compagnia di Gesù ad scolasticorum recreationem, cioè come residenza estiva del Collegio Germanico e dei novizi dell’ordine. La ragione dell’acquisto sembra quindi essere stata quella di offrire un luogo di aria salubre per la ricreazione degli studenti e per il riposo degli infermi. Lo stesso Sant’Ignazio vi andò a dimorare per breve tempo, prima della morte e ancora oggi vi si conserva con venerazione la Cappella del Santo, detta della Vigna, oggetto dell’intervento in questione. La Cappella della Vigna è uno dei primi incarichi di Andrea Pozzo a Roma e fu ricavata nelle stanze ove visse lo stesso Sant’Ignazio, a sostituzione dell’antica posta al piano inferiore. Sull’architrave della porta, che segna l’accesso alla nuova cappella, si legge: B P N IGNATII CUB ovvero Beati patris Nostri Igntii Cubiculum. L’attuale mensa d’altare marmoreo, di fattura moderna, sostituisce quella antica, di cui si riconoscono alcune lastre nel giardino esterne del convento. I dipinti murali, di pregevole le fattura, posti a decorazione della Cappella, sono stati eseguiti nel 1684-85 e rappresentano, inseriti in un’architettura dipinta, i Santi Stanislao Kostka, Luigi Gonzaga, Francesco Borgia e Francesco Saverio unitamente scene della vita di Sant’Ignazio di Loyola. Nel corso del tempo l’apparato pittorico e ligneo ha subito numerose e progressive alterazioni che hanno interessato: la pellicola pittorica, che presentava gravi fenomeni di degrado (bottaccioli strutturali, ridipinture alterate, scurimento da protettivi ossidati); il soffitto ligneo con in integrazioni non originali e finiture marmoree moderne incongrue. Preliminarmente sono state svolte indagini diagnostiche, saggi di pulitura e mappature del degrado. Le operazioni per l’apparato pittorico hanno incluso un pre-consolidamento, prove di pulitura, rimozione di materiali non idonei, stuccatura delle lacune; per il soffitto disinfestazione, pulitura, consolidamento e reintegrazione. L’intervento per l’apparato pittorico ha riguardato: la verifica strutturale, la messa in sicurezza e il consolidamento; per il soffitto ligneo policromo il restauro delle superfici; per il pavimento in marmo: il trattamento conservativo. Il ripristino dell’epigrafe nella collocazione originaria, previsto nel progetto, non è stato realizzato in quanto i fondi sono stati di destinati al completamento del restauro del soffitto ligneo. Il progetto ha infine previsto l’installazione di un nuovo impianto di illuminazione con proiettori orientabili, finalizzato alla valorizzazione compatibile con la tutela e la conservazione delle superfici decorate.

id 142 – Basilica di Santa Maria degli angeli e dei martiri. Restauro e valorizzazione dei grandi dipinti provenienti dalla Basilica Vaticana

CUP F89C21000530006

Importo del finanziamento: € 990.000,00

Localizzazione: Roma – Municipio I – Rione Castro Pretorio – Piazza della Repubblica, 00185 Roma

L’intervento, che si pone a completamento di un ambizioso progetto che ha riguardato il restauro di tutte le venti grandi tele del transetto della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, ha permesso il recupero e la valorizzazione delle otto semilunette con i Sette doni dello Spirito Santo e la Madonna Assunta, dipinte da Niccolò Ricciolini (1687-1772) tra il 1730 e il 1734. Le imponenti tele (circa 24 metri quadrati ciascuna) furono originariamente concepite come cartoni per i mosaici della Cupola della Madonna della Colonna della Basilica di San Pietro in Vaticano e poi trasferite, in occasione del Giubileo del 1750, nella Certosa di Roma, dove furono collocate ai lati dei grandi finestroni a una quota di oltre venticinque metri.

Mai restaurati prima, i dipinti presentavano problemi conservativi e alterazioni superficiali che rendevano il testo figurativo quasi del tutto illeggibili dal basso. Il cantiere è stato svolto in quota, su un ponteggio scorrevole su binari che ha permesso di operare su due quadri alla volta, senza così ingombrare lo spazio della basilica, che è rimasta sempre aperta durante il cantiere durato circa un anno e mezzo. Tale organizzazione ha inoltre consentito di rispettare i tempi del PNRR e di ottenere un notevole risparmio economico.

Con complesse operazioni di movimentazione, ogni quadro è stato rimosso dalla sua nicchia e osservato, analizzato e studiato nel suo complesso, in modo da poter verificare innanzitutto l’efficienza della sua struttura (telaio e supporto in tela). Un’ampia campagna diagnostica ha supportato ogni scelta e guidato l’intervento, che ha seguito il criterio del minimo intervento, nel rispetto dell’opera e della sua materia originale.

L’intervento si è concluso con la realizzazione di un nuovo sistema di illuminazione dei dipinti, pensato ad hoc per migliorare la fruizione e la valorizzazione delle opere appena restaurate.

id 144 – Palazzo del Quirinale: restauro di parte degli infissi e delle superfici decorate

CUP F89D22001430006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Piazza del Quirinale – 00187 Roma

L’intervento ha riguardato la Coffee House nel giardino del Palazzo del Quirinale, costituita da una unità edilizia con due sale di rappresentanza dotate di volte in camera a canne decorate con intonaci dipinti, tele e apparati in stucco dorato e bianco. Le volte presentano riquadrature, fasce e cornici in stucco dorato e quattro gruppi scultorei in stucco che incorniciano i tondi con tele pittoriche. Prima dell’intervento si riscontrava vetustà diffusa delle componenti lignee esterne e degrado degli apparati decorativi dovuto ad agenti atmosferici, biologici e a precedenti interventi inadeguati. Il progetto si riferisce alla complessa unità decorativa della metà del XVIII secolo legata alla fabbrica storica dell’edificio; le persiane attuali risultano un’aggiunta realizzata oltre un secolo dopo la fase originaria.

L’intervento ha inoltre previsto il restauro conservativo degli infissi esterni (finestre e porte-finestre), la revisione della ferramenta e la sostituzione delle persiane lignee non recuperabili con modelli conformi all’esistente. Per le superfici decorate sono previste indagini preliminari, rimozione di stuccature incongrue e depositi, consolidamento degli strati pittorici e dei supporti, stuccatura delle lacune, reintegrazione pittorica secondo criteri di riconoscibilità e protezione finale delle pellicole pittoriche. Gli elementi lignei non recuperabili sono sostituiti con essenze compatibili; le lavorazioni puntano a ripristinare funzionalità e coerenza materica mantenendo la leggibilità storica delle componenti. Sono inoltre previste opere minori di integrazione degli intonaci e manutenzione delle soglie e della piccola terrazza.

L’intervento è finalizzato nel complesso al recupero funzionale e conservativo delle componenti interessate senza modificare la fruizione degli spazi. I beni sono di proprietà demaniale e sottoposti a vincolo ai sensi del D.Lgs. 42/2004; le attività sono state coordinate dalla Soprintendenza competente. Le opere completano interventi già eseguiti dalla Soprintendenza e non presentano interferenze con altri cantieri in corso sull’edificio, come risulta dalla documentazione. Sono state previste verifiche diagnostiche integrative per definire dettagli esecutivi e fasi di cantiere compatibili con la tutela delle superfici decorate e con la conservazione degli apparati lapidei e metallici presenti.

id 145 – S. Nicola in Carcere

CUP F89C21000610006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione S. Angelo, Via del Teatro di Marcello 46, 00186 Roma

La chiesa di San Nicola in Carcere si trova nell’area del Foro Olitorio, sovrapposta ai basamenti di tre templi repubblicani, ed è intitolata a San Nicola di Myra dal XII secolo. Lo stato di conservazione delle superfici pittoriche murarie è stato lungamente esposto a fenomeni di degrado dovute alle infiltrazioni di umidità, soprattutto di risalita dal sottosuolo, con gravi effetti di condensa specialmente localizzati nell’area del presbiterio. L’edificio, inserito nel centro storico e sottoposto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004, è accessibile dal portale principale su Via del Teatro Marcello e da un ingresso secondario sulla navata laterale destra prospiciente Via del Foro Olitorio. Negli ultimi anni sono stati eseguiti interventi parziali di restauro sulle due absidi laterali e sul cassettonato ligneo del transetto.

L’intervento attuale prevede il completamento del restauro delle superfici decorate della navata centrale, del transetto (compreso il soffitto a cassettonato ligneo) e della controfacciata, risalenti all’intervento di risanamento e nuova decorazione effettuato con il patrocinio di papa Pio IX nel 1863-1865. Le operazioni includono la rimozione dei depositi incoerenti, puliture di sedimenti e ridipinture sovrapposte, disinfestazioni, risarcimenti di adesione e coesione della pellicola pittorica e degli strati preparatori, stuccature e ricostruzioni plastico-formali, reintegrazioni pittoriche e protezione finale. Sono previste attività di controllo degli ancoraggi e il trattamento degli elementi metallici. Per il contrasto dell’umidità di risalita è prevista l’installazione di apparecchiature di deumidificazione a neutralizzazione di carica. Per il superamento delle barriere architettoniche è stata prevista la realizzazione di una pedana e rampe regolamentari; per l’accessibilità cognitiva e la fruibilità è invece previsto l’allestimento di un totem con contenuti multimediali. Sono stati eseguiti rilievi laser scanner e fotogrammetrici; ulteriori indagini conoscitive sono state effettuate nel corso dell’esecuzione dei lavori. Restano esclusi gli interventi su coperture, parti esterne, impianti strutturali, la cripta e gli ambienti ipogei archeologici.

L’organizzazione dei lavori è ideata per consentire la fruizione religiosa e turistica mediante opere provvisionali interne. Il sito è caratterizzato da elevata frequentazione e da vincoli archeologici e urbanistici, con ingresso principale rialzato e limitazioni operative dovute alla presenza di reperti adiacenti; la via d’accesso secondaria consente di realizzare un percorso fruibile per persone con ridotta mobilità. Il bene è di pertinenza della chiesa rettoria (Vicariato) ed è sottoposto a tutela; l’intervento evita interferenze con il livello archeologico ipogeo e con le aree esterne circostanti.

id 137 – S. Carlino alle Quattro Fontane

CUP F89D21001360006

Importo del finanziamento: € 935.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Monti; Piazza delle Quattro Fontane (incrocio via XX Settembre, via del Quirinale e via delle Quattro Fontane); CAP: 00184.

Il complesso di San Carlino alle Quattro Fontane comprende la chiesa, il chiostro e il convento progettati da Francesco Borromini e realizzati per fasi tra il 1634 e il 1644; la facciata in travertino è stata aggiunta tra il 1665 e il 1667. Il complesso è segnato da fenomeni di dissesto correlati alla costruzione degli edifici adiacenti, i quali hanno determinato criticità nella porzione del convento prospiciente via delle Quattro Fontane.

Il progetto prevede interventi mirati al miglioramento della vulnerabilità sismica e al restauro conservativo degli ambienti interni e della facciata. Le azioni comprendono la stabilizzazione delle murature portanti e delle volte del vestibolo e della Sala Capitolare, la conservazione e il restauro degli apparati pittorici e degli intonaci interni, nonché la pulitura selettiva e la conservazione delle superfici lapidee della facciata in travertino. Sono previste indagini diagnostiche e monitoraggi per definire il quadro di danno e calibrare gli interventi, nonché interventi impiantistici finalizzati alla valorizzazione (illuminazione artistica della facciata e degli spazi interni).

id 148 – Villa Doria Pamphilj – Necropoli di via Aurelia antica

CUP F89D21001210006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio XII; Via Aurelia antica 111; CAP: 00164 Roma

L’intervento riguarda la necropoli romana di Villa Pamphilj, databile tra l’età tardo-repubblicana e l’età traianea e situata, un tempo, fuori dalle mura urbane, lungo la via Aurelia, coincidente con l’attuale via Aurelia antica. Il sito è ubicato all’interno nei giardini del Casino Algardi, oggi in uso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e comprende una porzione del sepolcreto riportata alla luce a partire dal Seicento dalla famiglia Doria Pamphilj. L’area conserva edifici sepolcrali del tipo detto “a colombario”, caratterizzati da piccole nicchie ricavate nelle pareti interne, per l’alloggiamento di urne cinerarie in terracotta. Sono inoltre presenti tombe a fossa, nonché numerosi cippi, stele, are e lastre sepolcrali.

Tra le circa venti tombe presenti, si distinguono il cosiddetto “Grande Colombario”, ipogeo scoperto nel 1838, i cui affreschi furono distaccati negli anni Cinquanta e in parte esposti presso il Museo Nazionale Romano; un colombario tardo-repubblicano in opera quadrata di tufo con finta porta; e il cosiddetto “Piccolo Colombario”, decorato con stucchi e mosaici pavimentali. A breve distanza dall’area recintata si trova il colombario ipogeo “di Scribonio Menofilo”, rinvenuto nel 1984 e conservato per oltre la metà nella sua configurazione originaria, non oggetto dell’intervento.

Il piccolo e il grande Colombario sono stati, nel tempo, oggetto di ricostruzioni in elevato, realizzate ricalcando le murature originarie in laterizi, sormontate da tetti a falda in tegole e coppi di terracotta. Le coperture degli altri sepolcri, risalenti agli anni Ottanta, sono costituite da pilastri in muratura intonacata e tetti a capriata lignea con manto in tegole e coppi.

Il progetto prevede:

  • la manutenzione delle coperture dei sepolcri e la realizzazione di una nuova tettoia,
  • il consolidamento, la pulitura, la stuccatura e il trattamento biocida dei materiali lapidei; la pulitura, la stuccatura e il consolidamento delle superfici dipinte,
  • la revisione del sistema di deflusso delle acque,
  • l’installazione dell’impianto di illuminazione,
  • la realizzazione di un nuovo percorso di visita, con punti di sosta in corrispondenza di ciascun sepolcro,
  • la creazione di una galleria lapidaria,

La progettazione è stata preceduta da un’ampia campagna di indagini preliminari, comprendente rilievi georadar, indagini geofisiche e geotecniche, tomografia geoelettrica, analisi delle strutture lignee delle capriate.

La fase esecutiva è articolata in due fasi.

Lo Stralcio 1 comporta la rimozione della copertura del sepolcro in opera quadrata di tufo, non più idonea sotto il profilo statico; l’installazione di una tettoia provvisoria; l’esecuzione di uno scavo stratigrafico nell’area antistante, finalizzato all’individuazione dei punti di appoggio della nuova copertura e alla messa in luce del sistema di smaltimento delle acque.

Lo stralcio 2 prevede la realizzazione di una nuova tettoia per il sepolcro in opera quadrata di tufo, estesa ai due sepolcri limitrofi, nonché interventi di manutenzione sulle restanti coperture. Il percorso di visita sarà riorganizzato e valorizzato attraverso l’inserimento della galleria lapidaria, in modo da integrare l’esposizione dei materiali nel sistema complessivo dell’area archeologica.

La riqualificazione paesaggistica e la sistemazione delle scarpate, che circondano l’area, sono coordinate con l’intervento di sistemazione del verde.

id 147 – Villa delle Colonnacce

CUP F89D21001220006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio XII, Via del Quarto delle Colonne, Loc. Castel di Guido, Roma

La Villa delle Colonnacce, ubicata nell’Azienda Agricola Castel di Guido nel Municipio XII di Roma, ricade nel territorio dell’antica Lorium. Si tratta di un complesso di villa imperiale articolato in pars dominica e pars rustica, sviluppato su terrazzamenti con muri di sostruzione; la porzione emersa corrisponde verosimilmente a circa un terzo dell’impianto complessivo. Prima dell’intervento si presentava un quadro di degrado diffuso dovuto all’assenza di sistemi protettivi: depositi superficiali, patine biologiche, vegetazione infestante, disgregazione di massetti e distacchi di intonaco, erosione dei paramenti e perdite di materiale. Il sito venne identificato dopo scavi clandestini nel 1976 e successivamente indagato nel 1998. Nel corso degli anni, mosaici e lacerti di intonaco affrescato sono stati oggetto di indagini e successive asportazioni: reperti e porzioni dipinte risultano conservati al Museo Nazionale Romano.

L’intervento ha previsto il restauro e il consolidamento di murature e rivestimenti parietali e pavimentali secondo criteri di conservazione, minimo intervento e reversibilità. Le principali azioni hanno incluso la rimozione controllata dei depositi e delle patine biologiche, la disinfezione, la reintegrazione con malte compatibili di porzioni di nucleo e paramenti disgregati, la riadesione degli intonaci mediante interventi localizzati e la stuccatura e riequilibratura cromatica dei frammenti pittorici. Sui piani pavimentali sono state eseguite operazioni di pulitura e stuccature di profondità. Sono state realizzate opere leggere di protezione e una struttura espositiva non invasiva per pannellistica illustrativa. L’intero complesso è stato dotato di un sistema di videosorveglianza alimentato da energia solare e l’adeguamento impiantistico dei moduli di accoglienza e servizi, progettati per funzionamento off-grid.

Il progetto ha mirato a migliorare la fruibilità pubblica attraverso la realizzazione di un percorso di visita, un punto di accoglienza dotato di servizi igienici accessibili e di aree coperte attrezzate, e una nuova area di sosta esterna adatta ad accogliere per un numero limitato di autovetture e motocicli, con posti riservati per persone con disabilità.

L’intervento fa parte del più ampio ciclo di opere di restauro e valorizzazione che ha ricompreso anche l’area di Castel di Guido e la vicina Polledrara di Cecanibbio.

L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest

id 146 – S. Angelo in Pescheria e Oratorio Università Pescivendoli: restauro della cappella di S. Andrea dell’Università dei Pescivendoli e delle pale d’altare dell’Oratorio dei Pescivendoli.

CUP F89C21000600006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione S. Angelo; Via della Tribuna di Campitelli 6; CAP: 00186

La Cappella di Sant’Andrea è collocata sulla testata della navata destra della chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, annidata nel Portico d’Ottavia e al centro del rione Sant’Angelo. La chiesa è attestata sin dall’VIII secolo; la cappella è stata realizzata dopo l’acquisizione di parte della navata destra da parte dell’l’Università dei Pescivendoli che volle dedicarla al patrono sant’Andrea. L’ambiente è interamente incrostata di marmi policromi, con l’altare inquadrato dal colonne in breccia africana e coronato da un timpano marmoreo recante al centro la pala di Innocenzo Tacconi intitolata al santo titolare; le pareti sono rivestite da stucchi dorati alternati da storie di San Francesco e Santa Francesca Romana, le cui figure stanti fiancheggiano l’altare stesso e da un grande dipinto su tela raffigurante la Vocazione di Pietro attribuito a Bernardino Cesari. La volta è affrescata con le Storie di Sant’Andrea, dello stesso pittore bolognese Innocenzo Tacconi. Prima dell’intervento il sacello si presentava in uno stato di estremo degrado dovuto a fenomeni riconducibili principalmente all’umidità da risalita capillare e diffusa dalle coperture in passato lungamente ammalorate.

L’intervento ha previsto il restauro conservativo e estetico delle superfici affrescate e in stucco, degli elementi lapidei, delle opere lignee, della pavimentazione a tarsie marmoree, e delle sette pale d’altare dell’adiacente Oratorio di Sant’Andrea dei Pescivendoli (sec. XVIII), il tutto improntato ai principi di riconoscibilità, minimo intervento e reversibilità.

Le operazioni, inoltre, hanno mirato a restituire piena fruibilità liturgica e culturale alla cappella e a riposizionare in loco, dopo un lungo e delicato restauro, i dipinti mobili dell’Oratorio dedicati al ciclo delle Storie di San Pietro e Sant’Andrea, per oltre un secolo custodite altrove, puntando nel contempo al miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva dell’intero complesso.

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