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id 231 – Villa al Cimitero Prima Porta (Labaro): revisione delle coperture, restauro della muratura e dei pavimenti musivi, fruizione e divulgazione

CUP F89D21000870006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio XV; Rione: Prima Porta (Labaro); Via Flaminia km 14,400; CAP 00138

Il sito comprende la Villa al Cimitero Prima Porta, situata nell’area del cimitero Flaminio e articolata in una parte residenziale, un complesso termale e un mausoleo, distribuiti su due terrazze digradanti. Prima dell’intervento le emergenze archeologiche erano esposte e interessate dalla vegetazione infestante, le coperture risultavano ammalorate e le pavimentazioni musive presentano presentavano distacchi, perdite di malta e depositi superficiali. Le indagini preliminari hanno compreso rilievi tridimensionali e topografici con laser scanner e documentazione fotografica ad alta risoluzione, finalizzati alla lettura stratigrafica e allo studio dei materiali e dei danni.

L’intervento ha avuto come obiettivo il miglioramento dello stato di conservazione e valorizzazione el contesto mediante: revisione e manutenzione delle coperture della villa restauro conservativo delle murature.

E’ stato realizzato un percorso di visita privo di barriere architettoniche, con nuovi pannelli didattici in lingua inglese.

id 232 – Cave di Grotta Oscura

CUP F89D21000860006

Importo del finanziamento: € 6.500.000,00

Localizzazione: Comune: Roma (RM); Municipio: XV; Via di Grotta Oscura snc; CAP: 00188

Il complesso delle cave di tufo di Grotta Oscura si estende lungo la sponda destra del Tevere, in corrispondenza dell’odierna via Tiberina (tra km 4,500 e km 8,500). L’area comprende circa 47 ettari di bosco e un articolato sistema di gallerie ipogee di estrazione del tufo, con fronti e cunicoli di elevato valore archeologico e morfologico. Il tufo estratto è documentato in edifici romani antichi; la zona, inserita nella cartografia paesaggistica regionale come ‘Paesaggio Naturale’ e tutelata, presenta fisionomie vegetazionali ad alta copertura boschiva. Dal 1934 il sito è stato demanializzato a favore del Ministero della Difesa e fino al 2009 le gallerie sono state impiegate per stoccaggio militare; la dismissione ha permesso il trasferimento al demanio dei Beni Culturali. L’area presenta accessi, manufatti d’epoca moderna e un percorso infrastrutturale sotterraneo realizzato nel Novecento.

L’intervento ha dato priorità alla bonifica dalle coperture contenenti amianto, alla rimozione controllata di elementi pericolanti, al rilievo metrico e materico del complesso ipogeo e delle superfici esterne, alla predisposizione dei sottoservizi. Sono state eseguite attività di diserbo selettivo nelle aree di intervento, la demolizione selettiva di manufatti in precarie condizioni e la sostituzione temporanea delle coperture degli edifici considerati recuperabili con soluzioni provvisorie di protezione. Sono altresì state effettuate: l’integrazione della recinzione perimetrale, la bonifica del verde e degli ordigni bellici. Il progetto ha incluso rilievi tridimensionali e la verifica dei cunicoli della cava finalizzati alla successiva musealizzazione.

id 234 – Chiesa S. Andrea del Vignola: verifica sismica, restauro interni, illuminazione, installazione di telecamere di sicurezza

CUP F89C21000460006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio XV; Via Flaminia- 00196 Roma

La chiesa di S. Andrea, progettata da Jacopo Barozzi detto il Vignola, è un piccolo edificio sacro con aula centrale a cupola, presbiterio, due nicchie decorate e una sacrestia addossata. Originariamente cappella extraurbana in ambito semi-rurale, è trasformata in chiesa parrocchiale nel corso del XVI secolo; fra il XIX e il XX secolo sono documentati interventi significativi, fra cui il restauro di Giuseppe Valadier (1828-1829) e campagne di manutenzione nel XX secolo. L’interno conserva apparati pittorici nelle nicchie attribuiti a Pellegrino Tibaldi e una pavimentazione cinquecentesca in laterizi e marmi; il piccolo campanile a vela si affaccia sul retro. L’edificio è soggetto a fenomeni di risalita capillare dell’umidità nelle fasce di zoccolatura e a dissesti localizzati in corrispondenza delle finestre laterali e del tamburo della cupola. Precedenti interventi di restauro (1996-1998; 2018-2020) hanno riportato alla luce finiture antiche e ripristinato in parte il manto di copertura; permangono tuttavia criticità conservative e impiantistiche che ne limitano la piena fruizione.

L’intervento prevede la verifica sismica dell’intero complesso e opere di consolidamento locale, fra cui l’inserimento di dispositivi di contrasto delle deformazioni murarie e il ripristino della continuità nelle lesioni strutturali mediante riempimenti e stuccature compatibili. Si prevede il recupero delle superfici interne mediante descialbo selettivo delle tinteggiature sovrapposte, consolidamento delle pellicole pittoriche, integrazioni cromatiche e pulitura delle superfici decorate. Sono programmati interventi per la bonifica dell’umidità di risalita: rimozione degli intonaci di rifacimento alla base, impermeabilizzazione della fascia muraria esterna e applicazione di intonaco macroporoso compatibile. Sulle coperture si interviene per il ripristino del manto di cocciopesto della cupola, la ripresa di porzioni crettate e la sostituzione di lastre d’ardesia danneggiate; è previsto il restauro del campanile e la revisione del sistema campanario con adeguamento del funzionamento delle campane. Il progetto include il recupero della pavimentazione in laterizi e marmi, la revisione degli infissi, l’adeguamento dell’impianto elettrico e dell’illuminazione interna, nonché l’installazione di telecamere di sicurezza.

L’intervento mira a migliorare la fruibilità e l’accessibilità dell’edificio entro i limiti imposti dalla conformazione storica: è previsto un percorso alternativo di accesso tramite la porta laterale del recinto e la sacrestia, con minime modifiche delle soglie e pavimentazioni, per consentire l’accesso a persone con ridotta mobilità. Gli interventi impiantistici ridurranno l’impatto delle opere provvisorie sull’architettura e garantiranno punti di alimentazione certificati e un sistema di illuminazione configurabile per usi liturgici e conservativi. Il bene è nella disponibilità della Soprintendenza (SSABAP Roma) e sottoposto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004; si prevede il coinvolgimento del Vicariato per autorizzazioni e pareri. L’azione si colloca in continuità con i restauri precedenti (anni ’90 e 2018-2020) e non risulta interferire con altri interventi in corso nell’area.

id 235 – Palazzo Borromeo: verifica sismica, restauro e conservazione del cortile interno e dell’ingresso voltato

CUP F89D21001390006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio I (Centro Storico); Rione: Pinciano; Viale delle Belle Arti, 2; CAP: 00196 Roma (RM).

Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, è un complesso storico con impianto cinquecentesco articolato intorno a un cortile pseudo-esagonale con portico e un androne voltato di accesso da Via Flaminia. L’edificio conserva testimonianze costruttive e decorative riconducibili a interventi tra il XVI e il XX secolo; tra i dati storici si segnala l’elevazione del fabbricato intorno alla fontana monumentale tra il 1561 e il 1564 su progetto di Pirro Ligorio e l’acquisizione da parte dello Stato Italiano nel 1929 per la destinazione a sede diplomatica. Prima dell’intervento si presentava uno stato di conservazione globale medio, con fenomeni diffusi di vetustà materica, lesioni e quadri locali di degrado strutturale e igrometrico, in particolare nel portico interno, nell’androne voltato e nelle murature affette da umidità di risalita.

L’intervento prevede la verifica sismica delle strutture murarie e voltate, indagini diagnostiche e il restauro conservativo delle superfici e degli elementi decorativi del cortile e dell’ingresso voltato. Sono state effettuate operazioni conoscitive comprensive di rilievo laser scanner, tomografie geoelettriche e sismiche, prove meccaniche e materiche e rilievo del degrado per definire il livello di conoscenza LC3. Le operazioni progettuali contemplano il ricucimento delle fessurazioni, il consolidamento localizzato di volte e pilastri, il risanamento delle murature afflitte da umidità di risalita con cicli deumidificanti, il restauro di elementi lapidei e in cotto, la pulitura e integrazione delle superfici decorate e la revisione degli elementi metallici. Le scelte tecniche seguono i principi del restauro conservativo (minimo intervento, reversibilità e compatibilità) e le prescrizioni di tutela del bene. Le opere sono progettate per garantire la sicurezza strutturale e la conservazione del bene senza compromettere le funzioni istituzionali della sede. Prima dell’intervento il cortile ospita eventi istituzionali; pertanto, la programmazione esecutiva prevede misure di coordinamento con l’Ambasciata per ridurre le interferenze. Sono previste azioni per il miglioramento della fruibilità e della accessibilità nelle parti oggetto di intervento, nonché il ripristino delle pavimentazioni e dell’illuminazione esistente compatibili con il valore storico. Non risultano interferenze significative con altri interventi nell’area; le attività di cantiere sono organizzate per limitare l’impatto sulle attività istituzionali e preservare la continuità d’uso degli spazi restaurati.

id 236 – Moschea di Roma: restauro e risanamento degli spazi esterni

CUP F89C22000630006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio: Roma II Quartiere: Parioli (area nord di Roma); Viale della Moschea 85; CAP: 00197

La Grande Moschea di Roma, progettata da Paolo Portoghesi con Sami Mousawi e realizzata tra il 1984 e il 1995, è un complesso di culto e centro culturale esteso su circa 30.000 m². L’edificio, a pianta quadrata con una grande cupola circondata da sedici cupole minori, può ospitare fino a 12.000 fedeli e registra significativi afflussi nelle principali festività. L’area esterna a nord‑ovest presenta due ali planimetricamente curvilinee che definiscono una sequenza di spazi su quote diverse: un piazzale trapezoidale, una zona di accoglienza antistante la moschea circondata da porticato e una terrazza a sud. I materiali costitutivi sono prevalentemente travertino, peperino, marmo e laterizi. Il complesso è situato tra Viale della Moschea e la ferrovia Roma‑Viterbo.

L’intervento si è concentrato sulle superfici esterne lapidee e sulle infrastrutture di raccolta delle acque in tre ambiti distinti: piazzale inferiore (prospetti laterali e corpo scala principale), zona accoglienza e terrazza. Lo stato di fatto ha evidenziato patine biologiche, incrostazioni, macchie e alcuni distacchi e rotture di lastre in travertino sulla fascia di coronamento, nonché inefficienze nel deflusso delle acque meteoriche con fenomeni di ristagno. Le opere eseguite hanno compreso disinfezione e pulitura delle superfici, integrazione e consolidamento puntuale dei materiali lapidei, protezione adeguata delle superfici trattate, riparazione della fascia di coronamento in corrispondenza dei punti di distacco e interventi per il miglioramento del sistema di raccolta delle acque di prima pioggia nelle aree di accoglienza e terrazza, secondo i criteri del minimo intervento e della durabilità.

L’intervento è stato finalizzato al recupero conservativo degli spazi esterni per garantire migliori condizioni di conservazione e fruizione del complesso, limitando il degrado dovuto all’esposizione atmosferica e alla stagnazione delle acque. Si è previsto il mantenimento delle caratteristiche materiche e formali esistenti, con soluzioni compatibili con i materiali originali. Lavori e attività progettuali sono condotti in coordinamento con la Comunità/il Centro Islamico di riferimento per minimizzare ricadute sull’uso religioso e culturale degli spazi. L’intervento si colloca nel contesto urbano nord‑romano, fra Viale della Moschea e la ferrovia Roma‑Viterbo, e contribuisce al miglioramento della qualità degli spazi esterni destinati alla frequentazione pubblica e alle celebrazioni comunitarie.

id 237 – Villa di Anagnina: restauro e il consolidamento delle strutture e la ripresa delle creste dei muri, valorizzazione e fruizione

CUP F89D22001470006

Importo del finanziamento: € 320.000,00

Localizzazione: MUNICIPIO VII Via: area compresa fra Via Belcastro, Via di Campo Romano e Via Anagnina; CAP 00173: non indicato nei documenti; Comune: Roma.

Proprietà Comune di Roma

La Villa Anagnina è un’area archeologica situata a Roma, compresa fra Via Belcastro, Via di Campo Romano e Via Anagnina. Prima dell’intervento si presentava come un complesso di resti di una villa di età repubblicana-imperiale, con ambienti residenziali e produttivi disposti attorno ad atrii con vasche centrali, pavimentazioni in opus signinum, mosaici e sistemi idraulici; si rilevano inoltre nuclei di sepolture, due mausolei, cave e canalizzazioni idrauliche. Lo scavo ha restituito elementi architettonici, parti scultoree e materiali di corredo; le indagini consentono di datare l’insediamento al II-I secolo a.C., con una prolungata frequentazione sino al IV secolo d.C. Sono presenti sistemi di raccolta delle acque, cunicoli e doliarium con resti di dolia. L’area è sottoposta alle disposizioni di tutela previste dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

L’intervento prevede la pulizia dello scavo e la tutela delle emergenze mediante opere di restauro e consolidamento delle strutture esistenti e la ripresa delle creste murarie. Sono programmati interventi di diserbo, protezione e recinzione perimetrale, la rimozione controllata di depositi incoerenti, il reinterro delle aree non destinate a immediata fruizione con materiale filtrante e la posa di geotessile per la protezione delle superfici archeologiche. Per i pavimenti musivi è previsto un programma di pulitura, consolidamento, reintegrazione delle lacune e protezione superficiale, nonché la ricostruzione parziale di un lato murario per completare la ‘scatola’ dell’ambiente. Sono inoltre previsti la realizzazione di percorsi pedonali e di un accesso carrabile da Via Anagnina, la delimitazione di zone di visita e l’adozione di misure conservative finalizzate alla fruizione in sicurezza.

L’intervento mira a restituire l’area come area archeologica e parco pubblico aperto alla cittadinanza. La zona di visita è articolata in due ambiti principali, attorno all’impluvium e verso l’ambiente con mosaico; i percorsi saranno segnalati e realizzati con materiali coerenti con il contesto, privilegiando la visibilità delle emergenze. Le opere di delimitazione e accesso sono progettate per garantire sicurezza e controllo degli accessi. L’area è censita nel N.C.E.U. del Comune di Roma; le aree interessate non risultano nella disponibilità dell’Amministrazione attuatrice e il titolare del bene è il Comune di Roma. Dalla documentazione progettuale non emergono complementarità con altri interventi nell’area.

id 239 – Area archeologica di via della Lega Lombarda: ultimazione degli scavi, restauro delle strutture e dei reperti, piattaforma digitale, illuminazione scenografica e plastico ricostruttivo

CUP F89D21000540006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Municipio II; Rione Nomentano; Via della Lega Lombarda, CAP: 00162 Roma

L’area archeologica di via della Lega Lombarda è un complesso ipogeo collocato al di sotto del complesso residenziale e commerciale denominato ‘La Città del Sole’, sorto negli anni 2010-2020 tra il quartiere Nomentano e la Stazione ferroviaria Tiburtina, nell’area dell’ex Deposito ATAC. Prima dell’intervento PNRR l’area archeologica, che si trova al di sotto del Complesso, era stata già completamente messa in luce, ma presentava alcune superfici murarie e pavimentali bisognose di interventi conservativi, e ospitava reperti archeologici e antropologici, depositati in oltre 4.000 cassette, in attesa di studio e restauro. Il sito archeologico offre una cronologia che va dal Pleistocene fino al VI secolo d.C,, e la fase più antica ha restituito fossili di grandi mammiferi.

All’epoca arcaica risale un primo sistema di drenaggio e regimazione delle acque di falda realizzato attraverso cunicoli, pozzi, canalette, e la necropoli, area che ha restituito diverse sepolture. Successivamente, sorgono diverse strutture murarie, affiancate da una vasca monumentale. Tra la fine del periodo repubblicano e il periodo imperiale vengono edificati un mitreo (I-III sec. D.C.) e un colombario (IV sec. D.C.). Gli spazi ipogei interconnessi alle consistenze archeologiche sono stati riservati all’allestimento di un Antiquarium per l’esposizione di una selezione dei materiali archeologici rinvenuti in loco.

L’intervento ha previsto operazioni di restauro conservativo delle strutture murarie, delle superfici intonacate e dei pavimenti in tessellato, con particolare riguardo all’area del Mitreo, nel quale il pavimento in mosaico di un ambiente laterale reca il simbolo del Sole, che ha dato il nome all’intero Complesso. Le attività di restauro hanno previsto l’estrazione dei sali, la disinfezione da patine biologiche, la stuccatura e microstuccatura di fratture, la stilatura dei giunti, il consolidamento delle porzioni disgregate del nucleo murario e la reintegrazione delle lacune.

Per la valorizzazione è stato previsto lo studio dei materiali archeologici e antropologici, la selezione dei reperti per l’allestimento delle vetrine esistenti, la realizzazione di contenuti digitali da comunicare attraverso due monitor a parete e un tavolo interattivo, la realizzazione di un plastico/diorama ricostruttivo e un sistema di proiezione scenografica. I contenuti digitali consultabili attraverso il tavolo interattivo e la proiezione scenografica sono stati pensati per favorire la comprensione del sito anche in relazione alle porzioni non direttamente accessibili da parte dei visitatori, e per comunicare anche con i visitatori più giovani; i contenuti video, che verranno trasmessi attraverso i monitor a parete anche nella lingua dei segni, favoriranno l’inclusione e la comunicazione verso tutti gli utenti del sito.

id 240 – Sepolcro della Medusa: progettazione del parco archeologico, restauro e digitalizzazione mausoleo

CUP F89D21000530006

Importo del finanziamento: € 150.000,00

Localizzazione: Comune di Roma; Municipio II (ex III); Rione Nomentano; c/o I Clinica Medica, Policlinico Umberto I, Viale del Policlinico; CAP 00162

Il Sepolcro della Medusa è un mausoleo di età romana costruito in blocchi di travertino e situato all’interno del Policlinico Umberto I, tra il VII e l’VIII padiglione, in via Condorelli. Il monumento, costituito da una unica camera sepolcrale, è databile al II secolo d.C. (età adrianea), e faceva parte di un’antica necropoli che si sviluppava lungo una strada che, uscendo dal recinto delle mura Aureliane (Porta Clausa o Porta inter Aggeres), collegava il Castro Pretorio con la via Tiburtina. La struttura è a forma di dado e presenta una planimetria quasi quadrata di ca. 6 m di lato; l’ingresso avveniva dal lato Nord, attraverso una porta con cornice modanata, che, sulla soglia, conserva ancora i fori per i cardini. La copertura in cemento è moderna, frutto dei restauri del 1843 e del 1917, ma si ipotizza che in origine fosse di forma tronco-piramidale, forse a gradoni. La camera sepolcrale, coperta da una volta ribassata in mattoni sesquipedali, era articolata in quattro nicchie rettangolari, in cui erano posti tre sarcofagi in marmo con decorazioni mitologiche anepigrafi, oggi ai Musei Vaticani. La decorazione di uno di questi, con teste della Gorgone-Medusa, ha ispirato il nome del mausoleo ed è diventata il logo del Policlinico Umberto I. Il monumento è stato rinvenuto nel 1839 e nei decenni successivi è stato inglobato dalle trasformazioni edilizie del complesso ospedaliero; la posizione nascosta, l’alta recinzione e l’accumulo di rifiuti ne hanno limitato per anni la visibilità, l’accessibilità e la manutenzione, condizionando lo stato di conservazione del sito. L’intervento PNRR del 2024-2025 ha previsto la progettazione di un piccolo parco archeologico attorno al sepolcro, misure di tutela, fruizione ampliata, valorizzazione e la digitalizzazione del mausoleo. Sono stati, infatti, previsti : l’ampliamento dell’area di rispetto – mediante una nuova recinzione perimetrale in pannelli trasparenti di vetro per ripristinare visibilità e decoro – la bonifica delle aree verdi, la rimozione della vegetazione infestante, la pulizia e il trattamento conservativo delle superfici esterne. Sono stati, inoltre, previsti percorsi e pavimentazioni accessibili e arredi minimi per la fruizione e realizzati contenuti multimediali, QR code, audio video in Lingua del Segni Italiana (LIS), ricostruzioni virtuali e pannelli informativi e tattili posizionati nell’area del monumento. Si precisa che, nelle priorità operative, la revisione e il restauro integrale della cella non sono stati compresi tra le lavorazioni immediate. L’intervento ha permesso di valorizzare e ampliare la godibilità del monumento, rendendo il sito fruibile sia agli utenti dell’Ospedale sia ai visitatori, superando le barriere sensoriali (visive e uditive) e cognitive e adeguando i percorsi alle norme di accessibilità e Universal Design.

Il progetto contempla l’integrazione con il contesto urbano e i percorsi archeologici esistenti, con collegamenti in termini di visita al Parco Archeologico dei Castra Praetoria nelle aree esterne della Biblioteca Nazionale. Dopo i lavori, l’’area è stata riconsegnata al Policlinico e non sono previste attività espropriative. L’allestimento informativo e digitale è studiato per favorire l’accesso alla conoscenza del sito e la fruizione diffusa, garantendo tutela e vigilanza del bene.

id 241 – Castro pretorio-Biblioteca Nazionale

CUP F89D22001330006

Importo del finanziamento: € 900.000,00

Localizzazione: Municipio II (ex III) Viale Castro Pretorio, 105, 00185 Roma

L’area oggetto di intervento costituisce la porzione residua ed esplorabile dell’antico complesso dei Castra Praetoria, compresa tra le Mura Aureliane e gli edifici della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Il complesso archeologico, edificato tra il 20 ed il 23 d. C. sotto l’imperatore Tiberio, occupava originariamente un’area di circa 16 ettari, racchiusa poi nelle Mura Aureliane. Il sito rappresenta un unicum nel panorama degli accampamenti militari dell’Impero Romano, essendo specificatamente dedicato alle guardie dell’imperatore. A più di 2000 anni dalla loro realizzazione, i Castra Praetoria, spesso citati nelle fonti antiche e teatro di episodi decisivi riguardanti i potenti pretoriani, costituiscono ancora oggi un complesso poco conosciuto e documentato non essendo stato mai, fino ad ora, oggetto di scavi sistematici e scientifici, nonché di restauri su larga scala e di pubblicazioni monografiche. Si tratta di uno tra i più significativi, seppur dimenticati, monumenti dell’Impero: dopo lo scioglimento del corpo dei Pretoriani il Castro fu sostanzialmente non occupato dall’età medievale sino al XVII secolo quando i Gesuiti vi impiantarono una loro vigna, dando all’area il nome di Macao (in ricordo della missione in Cina). La destinazione ad uso militare dell’area venne riconfermata poi negli ultimi anni del governo pontificio, con la creazione della caserma PIO IX e mantenuta anche con l’amministrazione Sabauda che qui scelse di posizionare le caserme Macao e Castro Pretorio. La realizzazione, negli anni 60 del secolo scorso, della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, se da un lato ha rappresentato l’obliterazione di una gran parte delle evidenze antiche, dall’altra, ha tuttavia costituito il più importante evento legato alla conoscenza del monumento, che ha portato alla dichiarazione di importante interesse archeologico del 18 maggio 1965. Le evidenze archeologiche dell’antico accampamento sono solo parzialmente conosciute e restano ancora da indagare molti settori solo parzialmente visibili o conservati nel sottosuolo, racchiusi all’interno delle Mura Aureliane. Il sito, di circa 5.000 mq, conserva infatti evidenze murarie, strutture ipogee, tratti di pavimentazioni e materiali rinvenuti durante gli scavi per la costruzione della Biblioteca. Il progetto PNRR 2024-2026 ha previsto la creazione di un Parco Archeologico in tre fasi: Fase 1 per la valorizzazione dell’area archeologica presso le mura Aureliane e i sotterranei, Fase 2 per la riqualificazione dell’area verde sovrastante, Fase 3 per la valorizzazione e fruizione dell’area compresa la c.d. “Camerella” posizionata presso l’ingresso secondario della BNCR. Nella prima fase sono stati previsti interventi di bonifica vegetazionale e delle specie infestanti, indagini e scavi archeologici stratigrafici, ricognizione e catalogazione dei reperti mobili e interventi conservativi sulle superfici lapidee e murarie scoperte.

Nella seconda fase sono stati previsti la realizzazione di una passeggiata archeologica accessibile, l’integrazione dei parapetti esistenti, e la sistemazione di arredi quali panchine e gazebi per aree di sosta o studio. L’ultima fase ha contemplato l’inserimento di pannelli informativi e tattili con supporti multimediali e sistemi inclusivi, audio-video in Lingua dei Segni Italiana (LIS) e in Linguaggio Internazionale (ISL) oltre a schermature vegetali per gli impianti e nuovi arredi e aree di sosta. L’intervento è volto a garantire la piena restituzione dell’area al pubblico (visitatori e utenti della Biblioteca) attraverso percorsi accessibili, aree di sosta/studio, strumenti multimediali e pannellistica inclusiva; la fruizione degli ambienti ipogei è garantita tramite contenuti informativi e visite accompagnate. Il progetto ha previsto, inoltre, il recupero di manufatti impiantistici dismessi per allestimenti reversibili, la sostituzione di elementi di pavimentazione e grigliati degradati e piantumazioni con essenze mediterranee. È stata prevista una connessione dell’itinerario con l’area del Sepolcro della Medusa per favorire percorsi urbani integrati; il bene è sottoposto a tutela archeologica e inserito nel contesto urbano della Biblioteca e delle Mura Aureliane.

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