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Caput Mundi rappresenta lo strumento strategico tramite cui valorizzare l’immenso patrimonio storico, culturale e artistico di Roma all’interno del contesto storico contemporaneo, caratterizzato dal Giubileo della Speranza 2025.

La dotazione complessiva della Misura 1 Component 3 Investimento 4.3: Caput Mundi. Next Generation EU per grandi eventi turistici, pari a 500 milioni €, è articolata in 6 linee di intervento:

  • “Patrimonio Culturale Romano per EU-Next Generation”, che riguarda la rigenerazione e il restauro del patrimonio culturale e urbano e dei complessi di alto valore storico-architettonico della città di Roma;
  • “Percorsi giubilari” (dalla Roma pagana a quella cristiana), finalizzati alla valorizzazione, messa in sicurezza, consolidamento antisismico, restauro di luoghi ed edifici di interesse storico e percorsi archeologici;
  • #LaCittàCondivisa, che riguarda la riqualificazione di siti in aree periferiche;
  • #Mitingodiverde, che copre interventi su parchi, giardini storici, ville e fontane;
  • #Roma 4.0, che prevede la digitalizzazione dei servizi culturali e lo sviluppo di app per i turisti;
  • #Amanotesa, finalizzata ad aumentare l’offerta di proposte culturali alle periferie per l’integrazione sociale.

Fra i Soggetti Attuatori, la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma presenta una dotazione specifica di 189,1 milioni € per il finanziamento di 149 interventi, di seguito riportati.

id 31 – Teverever: Riqualificazione della riva sinistra
CUP F89D21000520001 Importo del finanziamento: € 10.000.000,00

id 32 – Chiesa S.Maria della Consolazione al Foro Romano e area archeologica: restauro dei prospetti esterni secondari e delle superfici decorate interne. Restauro delle due cantorie a balcone e dell’organo. Risanamento dell’umidità di risalita
CUP F89D21001330006 Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

id 33 – Monastero delle Oblate di S. Francesca Romana in Tor de’ Specchi: restauro della facciata del monastero su via del Teatro di Marcello e su via Montanara
CUP F89D21001320006 Importo del finanziamento: € 650.000,00

id 34 – Tempio di Apollo Sosiano: ricostruzione in anastilosi e sistemazione area dell’archeologica con recupero dei percorsi pedonali di accesso
CUP F89D22001400006 Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

id 35 – Caserma Carreca – Area archeologica: consolidamento e restauro delle murature, completamento della illuminazione, messa in sicurezza e completamento dei percorsi di visita, allestimento di reperti archeologici
CUP F89D21001090006 Importo del finanziamento: € 345.000,00

id 36 – Domus dei Valerii: rimontaggio del corridoio antico con affreschi e mosaico pavimentale, fruizione e valorizzazione
CUP F89D21001080006 Importo del finanziamento: € 345.000,00

id 37 – Basilica Hilariana: copertura del sito, consolidamento delle murature, didattica e valorizzazione
CUP F89C21000580006 Importo del finanziamento: € 575.000,00

id 38 – Horti di Domitia Lucilla all’interno del complesso ospedaliero S. Giovanni: restauro degli edifici romani e della strada basolata, didattica e valorizzazione
CUP F89D21001070006 Importo del finanziamento: € 345.000,00

id 39 – Mitreo della chiesa di S. Stefano Rotondo al Celio: sostituzione solaio ammalorato, interventi puntuali di restauro e consolidamento, impianto illuminotecnico, valorizzazione
CUP F89D21001060006 Importo del finanziamento: € 400.000,00

id 40 – Monastero dei Santi Quattro Coronati: consolidamento strutturale dei prospetti su via dei Querceti, restauro degli intonaci di facciata, del primo e secondo cortile, indagini geologiche sulle falde acquifere sotterranee, rifacimento del pavimento del II° cortile, restauro delle superfici decorate dell’oratorio di San Silvestro
CUP F89D21000810006 Importo del finanziamento: € 1.200.000,00

id 41 – Chiesa S. Sisto Vecchio sulla Via Appia: il restauro delle superfici dipinte dell’aula capitolare e del chiostro
CUP F89C21000570006 Importo del finanziamento: € 350.000,00

id 42 – Chiesa S. Maria in Domnica alla Navicella: restauro dei dipinti murali
CUP F89C21000560006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 100 – Oratorio del Santissimo Crocifisso: restauro del cassettonato ligneo
CUP F89D21001290006 Importo del finanziamento: € 300.000,00

id 101 – La Necropoli Portuense (tomba di via Ravizza; Area Archeologica di Pozzo Pantaleo; Drugstore Museum; Area archeologica di via Belluzzo): restauro e messa in sicurezza dei monumenti; progettazione museografica del nuovo allestimento, sistemazione a verde e funzionale delle aree esterne
CUP F89D21000710006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 102 – Area archeologica del Santuario detto Siriaco a via Dandolo (Trastevere): rilievo digitale completo e restauro delle strutture, messa in sicurezza e valorizzazione della componente vegetazionale; eliminazione barriere architettoniche, realizzazione di un’area funzionale nella ex casa del custode
CUP F89D21000980006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 103 – Museo Diffuso di Testaccio, Monte dei Cocci, Porto fluviale, Porticus Aemiliae, Nuovo Mercato: restauro e valorizzazione e percorso espositivo per l’apertura al pubblico
CUP F89D21000620006 Importo del finanziamento: € 1.500.000,00

id 104 – Piramide di Caio Cestio: revisione della recinzione e restauro della scala d’ingresso, revisione e restauro delle murature di confine, rifacimento impianto elettrico e idrico, sistemazione del giardino
CUP F89D21000570006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 105 – Sinagoga di Roma: restauro delle superfici decorate interne
CUP F89D22001360006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 106 – Chiesa S. Pancrazio: restauro del portale di ingresso e del percorso di accesso alla chiesa, restauro della facciata, monitoraggio e intervento di risanamento dall’umidità, monitoraggio strutturale con revisione e messa in sicurezza delle coperture
CUP F89D21001230006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 107 – Chiesa S. Maria in Trastevere: restauri delle cappelle, del cassettonato e delle coperture
CUP F89C22000680006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 108 – S. Cosimato: restauro conservativo ed estetico delle superfici decorate della chiesa, restauro della cappella di S. Severa e dei chiostri
CUP F89C21000500006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 109 – Spezieria di S. Maria della Scala: restauro di manufatti di vario genere
CUP F89C21000480006 Importo del finanziamento: € 800.000,00

id 110 – Chiesa di Giovanni Battista dei Genovesi: restauro del chiostro dell’Ospedale
CUP F89D21000800006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 111 – Villa “La Farnesina” – soffitto della sala delle prospettive: restauro del cassettonato ligneo policromo
CUP F89D22001420006 Importo del finanziamento: € 400.000,00

id 112 – Chiesa S. Maria dell’Orto: restauro del presbiterio e degli affreschi degli Zuccari
CUP F89C21000490006 Importo del finanziamento: € 200.000,00

id 113 – S. Cecilia in Trastevere: musealizzazione dell’area archeologica retrostante la cappella Ponziani e valorizzazione percorsi integrati e restauro dei chiostri
CUP F89C21000470006 Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

id 114 – Chiesa San Crisogono – area archeologica: restauro degli affreschi, degli oggetti e delle strutture murarie, indagini microclimatiche, ridefinizione dei percorsi di visita
CUP F89C21000520006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 115 – Basilica sotterranea di Porta Maggiore: completamento del restauro delle superfici decorate e nuovo ingresso
CUP F89D21000610006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 116 – Domus di Via Marcella 4/6: indagini georadar, rilievo fotogrammetrico 3D, ricostruzione virtuale, restauro delle superfici pittoriche decorate, messa in sicurezza e rinfunzionalizzazione dell’area archeologica ipogea
CUP F89D21000950006 Importo del finanziamento: € 300.000,00

id 117 – Domus di Largo Arrigo VII, 2 detta Casa Bellezza e Chiesa di S. Prisca: ricostruzione virtuale dell’apparato decorativo, sistemazione e allestimento reperti della domus, valorizzazione del mitreo e del percorso delle terme deciane incluso il ninfeo dell’ Accademia di Danza
CUP F87B22000710006 Importo del finanziamento: € 1.300.000,00

id 118 – Complesso Santa Sabina – area archeologica: rilievo, rifunzionalizzazione, valorizzazione e divulgazione scientifica
CUP F89D21000930006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 119 – Area archeologica e complesso monumentale di Santa Balbina: rilievo fotogrammetrico, messa in sicurezza della copertura sulle Mura Serviane e restauro delle strutture archeologiche, valorizzazione
CUP F89D21000920006 Importo del finanziamento: € 200.000,00

id 120 – Chiesa di Santa Balbina: consolidamento delle capriate e rifacimento del tetto
CUP F89C21000400006 Importo del finanziamento: € 800.000,00

id 121 – Basilica di Santa Balbina: restauro dei dipinti murali
CUP F89C21000550006 Importo del finanziamento: € 300.000,00

id 122 – Mausoleo detto di Cilone: restauro e consolidamento strutturale, indagine archeologica e revisione arborea
CUP F89D21000910006 Importo del finanziamento: € 250.000,00

id 123 – Area archeologica e complesso monumentale di San Saba e chiesa di S. Saba: sistemazione Lapidarium, ripristino locali all’interno della Basilica
CUP F89D21000900006 Importo del finanziamento: € 200.000,00

id 124 – Complesso archeologico delle Terme di Caracalla: apertura regolare mitreo, restauro e consolidamento murature, manutenzione straordinaria ed eventuale consolidamento dei mosaici, opere lapidee e lacerti di intonaco antico, scavo porzione dei sotterranei
CUP F89D21001180006 Importo del finanziamento: € 8.000.000,00

id 125 – Arco di Giano: restauro e consolidamento, sistemazione delle aree circostanti
CUP F89D21001170006 Importo del finanziamento: € 3.000.000,00

id 126 – Horti Laminiani Volta Gatti: rimontaggio dell’ aula/ninfeo, realizzazione di un’aula polifunzionale per la musealizzazione di reperti
CUP F89D21001160006 Importo del finanziamento: € 4.000.000,00

id 127 – Basilica di S. Pietro in Vincoli a Colle Oppio: restauro degli altari, dei monumenti sepolcrali, degli apparati decorativi e degli intonaci delle navate laterali e del transetto. Area archeologica: restauro, valorizzazione, apertura al pubblico
CUP F89C21000450006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 128 – Chiesa Rettoria di San Francesco di Paola ai Monti: messa in sicurezza delle superfici ammalorate delle tre cappelle della parete laterale destra
CUP F89C21000440006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 129 – Rettoria S. Maria Immacolata all’Esquilino: interventi di revisione delle coperture
CUP F89C21000430006 Importo del finanziamento: € 200.000,00

id 130 – Chiesa Santa Pudenziana – area archeologica: restauro e consolidamento delle superfici musive e delle decorazioni pittoriche della domus, delle murature, valorizzazione e divulgazione
CUP F89C21000590006 Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

id 131 – Domus San Sergio e Bacco: rilievo dei resti archeologici, restauro e consolidamento delle murature e degli apparati decorativi, adeguamento impiantistico, valorizzazione e divulgazione
CUP F89D21001140006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 132 – Domus Liceo Cavour: rilievo dei resti archeologici, restauro e consolidamento delle murature e degli apparati decorativi, adeguamento impiantistico, valorizzazione e divulgazione
CUP F89D21001150006 Importo del finanziamento: € 350.000,00

id 133 – Parrocchia S. Camillo De Lellis: verifica strutturale, verifica delle superfici decorate interne, restauro delle facciate
CUP F89D21000650006 Importo del finanziamento: € 1.500.000,00

id 134 – Chiesa S. Giovanni Battista Decollato e Oratorio: restauro del della copertura, revisione del cassettonato ligneo della chiesa e della sagrestia, risanamento delle infiltrazioni
CUP F89C22000650006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 135 – Recinto piranesiano di piazza dei Cavalieri di Malta: completamento del restauro, sistemazione della piazza, valorizzazione illuminotecnica
CUP F89D22001490006 Importo del finanziamento: € 400.000,00

id 136 – Clivo dei Publicii: restauro degli intonaci esterni, sostituzione infissi, restauro del mosaico esterno
CUP F89D21001110006 Importo del finanziamento: € 700.000,00

id 137 – Chiesa S. Carlino alle Quattro Fontane: miglioramento della vulnerabilità sismica e restauro del convento e delle fondazioni, valorizzazione illuminotecnica della facciata
CUP F89D21001360006 Importo del finanziamento: € 935.000,00

id 138 – Chiesa di SS. Nereo e Achilleo: restauro della facciata
CUP F89C21000390006 Importo del finanziamento: € 600.000,00

id 139 – Chiesa dei SS. Nereo e Achilleo: restauro dei dipinti murali
CUP F89C21000540006 Importo del finanziamento: € 300.000,00

id 140 – Cappella di S. Ignazio da Loyola presso il convento di S. Antonio alle Terme: restauro delle superfici (murarie e lignee) e nuovo sistema di illuminazione
CUP F89C21000380006 Importo del finanziamento: € 180.000,00

id 141 – Basilica di S. Maria degli Angeli e dei Martiri: revisione delle coperture, restauro delle superfici decorate dell’interno
CUP F89D22001350006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 142 – Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri: restauro e valorizzazione dei grandi dipinti provenienti dalla Basilica Vaticana
CUP F89C21000530006 Importo del finanziamento: € 990.000,00

id 143 – Obelisco del monumento ai caduti di Dogali e area verde circostante: restauro del monumento e del verde storico, nuova recinzione dell’area
CUP F89D22001340006 Importo del finanziamento: € 600.000,00

id 144 – Palazzo del Quirinale: restauro di parte degli infissi e delle superfici decorate
CUP F89D22001430006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 145 – Chiesa S. Nicola in Carcere: completamento del restauro delle superfici della navata, controfacciata e cripta, progetto di messa in sicurezza, valorizzazione e accessibilità integrata della chiesa e ambienti ipogei, miglioramento della fruibilità digitale e dell’accessibilità fisica e cognitiva
CUP F89C21000610006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 146 – Chiesa S. Angelo in Pescheria e Oratorio Università Pescivendoli: restauro della cappella di S. Andrea dell’Università dei Pescivendoli e dei dipinti nell’oratorio ipogeo
CUP F89C21000600006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 147 – Villa delle Colonnacce: restauro delle murature e consolidamento dei rivestimenti parietali e pavimentali, adeguamento impiantistico e valorizzazione
CUP F89D21001220006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 148 – Villa Doria Pamphili – Necropoli e via Aurelia antica: rimozione delle strutture moderne inseriti nella necropoli, realizzazione di nuove coperture di protezione, sistemazione della galleria lapidaria e riallestimento reperti
CUP F89D21001210006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 149 – Villa romana di Casalotti: completamento degli scavi, restauro delle murature e degli apparati decorativi dell’interno, valorizzazione e divulgazione
CUP F89D21000700006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 150 – Parco culturale di Castel di Guido: rifunzionalizzazione e valorizzazione
CUP F89D21000690006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 151 – I luoghi ritrovati della Cornelia (Città dei Morti, SS Persiani, Sepolcro Regina, Eco-Archeo Tour): valorizzazione ed apertura al pubblico
CUP F89D21000680006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 152 – Ipogeo degli Ottavi, Ninfeo Lucchina: restauro delle murature e consolidamento dei rivestimenti parietali e pavimentali, scavo stratigrafico, adeguamento impiantistico e valorizzazione
CUP F89D21000960006 Importo del finanziamento: € 400.000,00

id 153 – Complesso di S. Spirito in Sassia – area archeologica: valorizzazione e opere per la fruizione degli scavi archeologi posti sotto le Corsie Sistine
CUP F89C21000510006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 154 – Complesso di S. Spirito in Sassia: restauri e valorizzazione
CUP F89D22001500006 Importo del finanziamento: € 4.000.000,00

id 155 – Palazzo dei Penitenzieri – area archeologica: valorizzazione ed apertura al pubblico
CUP F89D21000970006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 156 – Museo Paleontologico de La Polledrara di Cecanibbio: sistemazione aree verdi, valorizzazione ed adeguamento impiantistico
CUP F87B22000660006 Importo del finanziamento: € 700.000,00

id 157 – San Giovanni dei Fiorentini: restauro della cripta, del Museo di Arte Sacra e delle superfici interne della chiesa
CUP F89D21001190006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 158 – Forte Bravetta: restauro e consolidamento, valorizzazione dei percorsi e adeguamento impiantistico
CUP F89D21001200006 Importo del finanziamento: € 800.000,00

id 159 – Chiesa S. Maria in Traspontina: restauro delle coperture, restauro degli apparati decorativi dell’interno, restauro dell’Oratorio della Dottrina della Fede
CUP F89D22001300006 Importo del finanziamento: € 900.000,00

id 160 – Ex convento dei santi Bonifacio e Alessio all’Aventino: restauro e adeguamento funzionale della sede dell’Istituto Nazionale di Studi Romani
CUP F89D22001440006 Importo del finanziamento: € 1.700.000,00

id 161 – Area Archeologica di Crustumerium: valorizzaizone e fruizione
CUP F87B22000670006 Importo del finanziamento: € 1.500.000,00

id 162 – Area Archeologica di Gabii: tutela e restauro
CUP F89D21001310006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 163 – Area Archeologica di Gabii: valorizzazione e fruizione
CUP F84H21000320006 Importo del finanziamento: € 3.000.000,00

id 69 – Chiesa SS. Stimmate: restauro della cripta e dell’ edificio di culto
CUP F89D21000750006 Importo del finanziamento: € 2.100.000,00

id 70 – Acquedotto Vergine: mappatura del degrado e restauro, aggiornamento rilievi e divulgazione
CUP F89D21000740006 Importo del finanziamento: € 900.000,00

id 71 – Colonna di Marco Aurelio: restauro e valorizzazione illuminotecnica
CUP F89D21000730006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 72 – Palazzo Spada – Area A (insulae), Area B (domus): pulitura e restauro delle strutture e dei materiali archeologici, sistemazione, catalogazione e studio dei materiali dello scavo, sistemazione degli impianti di illuminazione e areazione, sistemazione/sostituzione delle vetrine espositive, sistemazione ambienti moderni in cui si conservano i resti
CUP F89D21000720006 Importo del finanziamento: € 1.200.000,00

id 73 – Chiesa S. Rocco all’Augusteo: indagini, risanamento, consolidamento e restauro della chiesa e suo inserimento nel percorso di visita delle chiese maggiori
CUP F89D21001000006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 74 – Chiesa S. Giacomo in Augusta: verifica sismica e miglioramento della vulnerabilità dell’intero complesso, restauro delle coperture e della facciata principale e dei propilei
CUP F89D21000990006 Importo del finanziamento: € 3.000.000,00

id 75 – Chiesa S. Maria dei Miracoli: verifica sismica e miglioramento della vulnerabilità dell’intero complesso, restauro superfici decorate dell’interno della chiesa
CUP F89D21000850006 Importo del finanziamento: € 800.000,00

id 76 – Chiesa S. Maria in Porta Paradisi: verifica sismica e miglioramento della vulnerabilità dell’intero complesso, restauro della facciata principlae e laterali, revisione delle coperture
CUP F89C22000670006 Importo del finanziamento: € 1.800.000,00

id 77 – Museo Astronomico Padre Secchi: completamento del restauro e accessibilità
CUP F89D21000830006 Importo del finanziamento: € 600.000,00

id 78 – Chiesa S. Marco Evangelista al Campidoglio: verifica e messa in sicurezza del manto di copertura e del cassettonato ligneo, interventi sulla basilica ipogea
CUP F89D21000670006 Importo del finanziamento: € 1.500.000,00

id 79 – Chiesa S. Maria in via Lata: verifica delle coperture, restauro delle cappelle demolizione ripristino funzionale e restauro delle superfici interne della loggia, redazione del quadro fessurativo dell’angolo tra via del Corso e via Lata, restauro e sistemazione percorso espositivo dell’area archeologica
CUP F89D21000660006 Importo del finanziamento: € 1.300.000,00

id 80 – Chiesa SS. Sacramento al Tritone: restauro degli apparati decorativi mobili e immobili dell’interno
CUP F89D21001130006 Importo del finanziamento: € 700.000,00

id 81 – Chiesa S. Agnese in Agone e cripta: indagini diagnostiche e monitoraggi, interventi di risoluzione delle problematiche infiltrative, consolidamenti strutturali e restauro delle superfici decorate, risanamento e restauro della cripta e del cimitero Pamphili
CUP F89D21001370006 Importo del finanziamento: € 1.980.000,00

id 82 – Complesso di S. Ivo alla Sapienza: restauro delle superfici del cortile interno e delle superfici interne della chiesa
CUP F89C21000420006 Importo del finanziamento: € 2.300.000,00

id 83 – Chiesa di S. Ivo alla Sapienza: restauro della pala d’altare
CUP F89D21001280006 Importo del finanziamento: € 250.000,00

id 84 – Biblioteca Angelica: completamento delle verifiche strutturali (verifica sismica), adeguamento strutturale e impiantistico
CUP F89D21000560006 Importo del finanziamento: € 600.000,00

id 85 – Chiesa Sant’ Eustachio: verifica e consolidamento strutturale delle volte e dei locali della sacrestia e restauro delle pale
CUP F89C21000410006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 86 – Chiesa S. Agostino in Campo Marzio: completamento del restauro delle navate laterali, del transetto e dell’abside. restauro della scalinata, del campanile e della sacrestia
CUP F89D22001370006 Importo del finanziamento: € 2.700.000,00

id 87 – Chiesa S. Celso e Giuliano ai Banchi: verifica sismica e miglioramento della vulnerabilità dell’intero complesso, restauro del campanile e del tamburo della cupola, revisione delle coperture, restauro delle superfici decorate dell’interno della chiesa
CUP F89C22000660006 Importo del finanziamento: € 2.400.000,00

id 88 – Palazzo Mattei di Giove: completamento dei restauri e valorizzazione
CUP F89D22002630006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 89 – Chiesa S. Maria in Campitelli: restauro della facciata e della cupola, completamento del restauro delle cappelle laterali
CUP F89D22001380006 Importo del finanziamento: € 1.800.000,00

id 90 – Chiesa S. Maria della Pace: restauro della facciata e dei prospetti laterali, riqualificazione della piazza
CUP F89D21001270006 Importo del finanziamento: € 1.100.000,00

id 91 – Chiesa S. Maria dell’Orazione e Morte: restauro degli apparati decorativi interni
CUP F89D21001260006 Importo del finanziamento: € 900.000,00

id 92 – Chiesa S. Maria del Suffragio: restauro conservativo della facciata principale della chiesa e del complesso conventuale su via dei Bresciani e monitoriaggio strutturale
CUP F89D21001250006 Importo del finanziamento: € 800.000,00

id 93 – Palazzo Cesi: restauro del portale e verifica dello stato della facciata e costituzione di un itineario tematico della Roma Picta
CUP F89D21001240006 Importo del finanziamento: € 700.000,00

id 94 – Chiesa di S. Lucia del Gonfalone: restauro delle superfici architettoniche decorate
CUP F89C22000640006 Importo del finanziamento: € 900.000,00

id 95 – Chiesa S. Maria Annunziata del Gonfalone – oratorio: revisione delle coperture
CUP F89D22001410006 Importo del finanziamento: € 400.000,00

id 96 – Chiesa SS. Trinità dei Pellegrini: verifica sismica e miglioramento della vulnerabilità dell’intero complesso, consolidamento della crociera, impianti tecnologici, restauro delle superfici decorate dell’interno, con recupero e sistemazione dei beni dell’arciconfraternita fondata da S. Filippo Neri
CUP F89D22001390006 Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

id 97 – Chiesa SS. Giovanni Evangelista e Petronio dei Bolognesi: restauro delle superfici dipinte, miglioramento della fruibilità e dell’accessibilità
CUP F89C21000630006 Importo del finanziamento: € 400.000,00

id 98 – Oratorio di Santa Caterina dei Senesi: monitoraggio strutturali e restauro degli apparati decorativi mobili e immobili
CUP F89C21000620006 Importo del finanziamento: € 300.000,00

id 99 – S. Gregorio dei Muratori: interventi di recupero, restauro e valorizzazione degli apparati decorativi
CUP F89D21001300006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 222 – Area archeologica Sud Ovest della Città Sport nell’area di Tor Vergata: scavi archeologici, restauri e valorizzazione
CUP F89D22001290006 Importo del finanziamento: € 1.700.000,00

id 224 – Chiesa SS Marcellino e Pietro ad duas lauros – Mausoleo di S. Elena: manutenzione e completamento dell’ allestimento
CUP F89D21000640006 Importo del finanziamento: € 700.000,00

id 225 – Museo di Malborghetto: restauro, monumentalizzazione e ripristino dei percorsi
CUP F89D22001450006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 226 – Villa di Livia: interventi di restauro, monumentalizzazione e ripristino dei percorsi
CUP F89D22001460006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 227 – Tempio di Minerva Medica: restauro, sistemazione del verde, adeguamento impianti, valorizzazione
CUP F89D21001050006 Importo del finanziamento: € 1.200.000,00

id 228 – Sede di S. Croce in Gerusalemme della Soprintendenza Speciale di Roma*via di Santa Croce in Gerusalemme*completamento degli interventi di restauro sui monumenti archeologici e sugli edifici storici, sistemazione delle coperture e illuminazione delle aree archeologiche, sistemazione dell’area verde
CUP F89D21000600006 Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

id 229 – Mausoleo Marco Macrino e area funeraria V miglio: messa in sicurezza, risanamento e restauro, valorizzazione
CUP F89D21000890006 Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

id 230 – Mausoleo presso Centro Rai, via Flaminia e area archeologica di Grottarossa al VI miglio: restauro e messa in sicurezza, realizzazione percorso di acceso e visita
CUP F89D21000880006 Importo del finanziamento: € 1.300.000,00

id 231 – Villa al Cimitero Prima Porta e Ponte Augusto sul Fosso Valchetta (Labaro): revisione delle coperture, restauro della muratura e dei pavimenti musivi, fruizione e divulgazione
CUP F89D21000870006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 232 – Cave di Grotta Oscura: bonifica delle coperture in amianto,sistemazione dell’area, recupero di parte dell’edilizia esistente, adeguamento impiantistico, messa in sicurezza dei cunicoli della cava, musealizzazione del parco archeologico e bonifica del verde
CUP F89D21000860006 Importo del finanziamento: € 6.500.000,00

id 233 – Chiesa S. Clemente a Torrenova: restauro strutturale e degli apparati decorativi, indagini archeologiche del sottosuolo
CUP F89C21000460006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 234 – Chiesa S. Andrea del Vignola: verifica sismica, restauro interni, illuminazione, installazione di telecamere di sicurezza
CUP F89D21001400006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 235 – Palazzo Borromeo: verifica sismica, restauro e conservazione del cortile interno e dell’ingresso voltato
CUP F89D21001390006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 236 – Moschea di Roma: restauro e risanamento degli spazi esterni
CUP F89C22000630006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 237 – Villa di Anagnina: restauro e il consolidamento delle strutture e la ripresa delle creste dei muri, valorizzazione e fruizione
CUP F89D22001470006 Importo del finanziamento: € 320.000,00

id 238 – La Villa e le Terme di Via Carciano: restauro e valorizzazione
CUP F89D21000630006 Importo del finanziamento: € 500.000,00

id 239 – Area archeologica di via della Lega Lombarda: ultimazione degli scavi, restauro delle strutture e dei reperti, piattaforma digitale, illuminazione scenografica e plastico ricostruttivo
CUP F89D21000540006 Importo del finanziamento: € 400.000,00

id 240 – Sepolcro della Medusa: progettazione del parco archeologico, restauro cella, digitalizzazione mausoleo
CUP F89D21000530006 Importo del finanziamento: € 150.000,00

id 241 – Castro Pretorio – Biblioteca Nazionale: creazione di un parco archeologico e valorizzazione
CUP F89D22001330006 Importo del finanziamento: € 900.000,00

id 242 – Mitreo Barberini: valorizzazzione e fruizione
CUP F89D21001040006 Importo del finanziamento: € 50.000,00

id 243 – Mausoleo di Aquilio Regolo: restauro della struttura e rifacimento della copertura, valorizzazione
CUP F89D21001020006 Importo del finanziamento: € 250.000,00

id 244 – Villa Podere Rosa, via Diego Fabbri e villa romana di via Pollenza in loc. Borgata Tidei: messa in sicurezza aree, restauro delle strutture, interventi per la fruizione e valorizzazione
CUP F89D21001010006 Importo del finanziamento: € 400.000,00

id 245 – Catacombe ebraiche di Villa Torlonia: sistemazione esterna dell’area sopra suolo e accesso da via Spallanzani alle catacombe e restauro del locale guardiania ad uso bookshop
CUP F89D21000820006 Importo del finanziamento: € 800.000,00

id 246 – Chiesa di S. Susanna alle Terme di Diocleziano e area archeologica: messa in sicurezza e restauro del cassettonato ligneo, restauro della decorazione della cripta
CUP F89D21001100006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 247 – Villa romana di Ripa Mammea con approdo fluviale sull’Aniene e casale: restauro del casale, sistemazione del verde, scavi archeologici, nuovi impianti tecnologici
CUP F89D21001350006 Importo del finanziamento: € 585.000,00

id 248 – Casale della Cervelletta: recupero e riqualificazione del casale e del borgo
CUP F89D21000550006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 249 – Castello Vittorino e Ponte Lupo: restauro, recupero, valorizzazione e fruibilità
CUP F89D21000790006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 250 – Chiesa S. Agnese Fuori le Mura: verifica sismica esterni, copertura del matroneo, cappelle, interni, restauro abside e tampuro con mosaici e marmi del VII sec. e scalone monumentale con decorazioni, murali ed elementi lapidei medievali
CUP F89D21001380006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 251 – Area Archeologica Tor Tre Teste e Tor Bella Monaca: interventi per la manutenzione e la fruizione dell’area
CUP F89D21000590006 Importo del finanziamento: € 300.000,00

id 252 – Area Archeologica Tor dei Cenci: attività di tutela e manutenzione degli ambiti archeologici
CUP F89D21000580006 Importo del finanziamento: € 200.000,00

id 253 – Casale Sisto e abitato protostorico Acqua Acetosa: interventi di recupero e valorizzazione dell’area
CUP F89D21001340006 Importo del finanziamento: € 1.500.000,00

id 254 – Chiesa San Lorenzo fuori le mura: restauro della chiesa e del chiostro romanico
CUP F89D22001280006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 324 – Villa Celimontana: restauro conservativo dei manufatti e del verde storico
CUP F89D21000770006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 325 – Villa Ada: conservazione e restauro del Tempio di Flora, dell’area circostante
CUP F89D22001320006 Importo del finanziamento: € 1.500.000,00

id 326 – Ville di Dragoncello e Fralana: interventi archeologici di recupero e restauro e messa in sicurezza dei siti
CUP F89D22001480006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 327 – La via Severiana e la Villa di Plinio: interventi archeologici
CUP F87B22000680006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 328 – Complesso dei casali di Giano: interventi di riqualificazione, restauro e consolidamento strutturale
CUP F87B22000690006 Importo del finanziamento: € 3.000.000,00

id 329 – Connessione Tor San Michele: realizzazione di parco pubblico e valorizzazione
CUP F87B22000700006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 330 – Sistemazione a verde aree archeologiche (Gabi, Crustumerium, Le Colonnacce, Vigne Nuove, ecc)
CUP F89D21000760006 Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

id 331 – Ninfeo dell’Orto Botanico e giardino storico: restauro conservativo dei manufatti e del giardino
CUP F89D21000780006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 272 – Valorizzazione con tecnologia digitale della Caserma Adrianea Metro C
CUP F89D21001030006 Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

id 273 – Suoni, luci e realtà immersiva del Foro Boario e Olitorio all’Arco di Giano: interventi per la fruibilità dell’area
CUP F89D21001120006 Importo del finanziamento: € 900.000,00

Per maggiori informazioni su Caput Mundi https://www.ministeroturismo.gov.it/caput-mundi-new-generation-eu-per-i-grandi-eventi-turistici/

01 - Patrimonio culturale di Roma per Next Generation EU

Finalizzati alla valorizzazione, messa in sicurezza, consolidamento antisismico, restauro di luoghi ed edifici di interesse storico e percorsi archeologici.

Vai agli interventi

01 - Patrimonio culturale di Roma per Next Generation EU

CUP F89D21000520001

Importo del finanziamento: € 10.000.000,00

Localizzazione: Riva sinistra del Tevere da Ponte Garibaldi a Ponte Testaccio

Rinsaldare il legame tra la città e il suo fiume millenario: il progetto Teverever interessa circa 3 km della banchina sinistra del Tevere, da Ponte Garibaldi a Ponte Testaccio, nel cuore storico di Roma. L’intervento si sviluppa lungo la quota inferiore, dominata dai muraglioni ottocenteschi che definiscono l’assetto urbano del fiume. L’obiettivo è trasformare questo tratto in una passeggiata continua, integrata con i percorsi già esistenti, in dialogo con il paesaggio storico e naturale. Il tracciato alterna sequenze più contemplative (in prossimità di contesti archeologici e naturalistici) e ambiti più dinamici lungo i muraglioni, adatti a usi polifunzionali. La pavimentazione impiega sanpietrini e travertino, materiali coerenti con la tradizione romana; il disegno del verde privilegia essenze autoctone, tutela le alberature storiche e introduce vegetazione igrofila nel parco lineare.

L’intervento prevede una serie coordinata di lavorazioni finalizzate a migliorare accessibilità, sicurezza e qualità spaziale del fronte fluviale. In primo luogo, si attuano bonifiche e pulizie diffuse, con rimozione della vegetazione infestante e ripristino delle condizioni di fruibilità della quota di banchina. Contestualmente si esegue il restauro conservativo dei muraglioni ottocenteschi, tramite pulitura, trattamenti anti-biodeteriogeni, stuccature e riprese puntuali, oltre a consolidamenti localizzati dove necessario.

Il progetto comprende il rifacimento della banchina e del piano di calpestio nei tratti degradati o discontinui, garantendo continuità del percorso e regolarità delle superfici; si prevede inoltre il recupero degli elementi lapidei e dei bordi in travertino, con integrazioni e ripristini compatibili. Per assicurare una connessione efficace tra città e quota inferiore, è prevista l’installazione di un ascensore come nuovo dispositivo di accessibilità verticale, integrato nel contesto e pensato per ampliare la fruizione anche a persone con mobilità ridotta.

A rafforzare il rapporto diretto con l’acqua, l’intervento include l’inserimento di una piattaforma galleggiante ancorata e adattabile alle variazioni del livello del fiume, destinata a sosta, osservazione e approdo controllato. In continuità con questa logica di riconnessione e valorizzazione percettiva del paesaggio fluviale, è inoltre prevista una passerella panoramica che collega il Ponte Rotto con il Ponte Palatino, offrendo un attraversamento dedicato e un nuovo punto di vista sul fiume e sulle emergenze storiche del tratto. Completano il progetto l’illuminazione del percorso, dotazioni leggere e un impianto paesaggistico coerente, capace di coniugare tutela del patrimonio storico con una nuova esperienza continua e accessibile del Tevere.

CUP F89D21001330006

Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Campitelli; Piazza della Consolazione n.84; CAP 00186, Roma

La Chiesa di Santa Maria della Consolazione al Foro Romano è un luogo di culto del centro storico di Roma, posta nei pressi del Foro Romano e ai piedi della rupe Tarpea. Prima dell’intervento si presentava con evidenti fenomeni di degrado diffusi sulle superfici esterne e sulle decorazioni interne. L’edificio, eretto originariamente nel 1470 e riedificato tra il 1583 e il 1606 su progetto di Giacomo della Porta e Martino Longhi il Vecchio, è a tre navate con cinque cappelle per lato e un abside cassettonato; custodisce opere pittoriche e scultoree di autori rinascimentali e seicenteschi (tra gli altri Taddeo Zuccari, Pomarancio, Cristoforo Roncalli) e un organo storico in cassa lignea. La facciata in travertino e le superfici decorate interne presentano depositi atmosferici, patine biologiche, efflorescenze saline e cedimenti dell’intonaco. 

L’intervento è finalizzato alla tutela e alla conservazione del manufatto e prevede un insieme coordinato di opere, tra cui: il restauro conservativo della facciata principale; il consolidamento della parte inferiore del prospetto laterale; il risanamento delle superfici decorate dell’abside; il consolidamento degli intonaci, degli stucchi e dei manufatti lapidei; il ripristino dell’impermeabilizzazione del manto di copertura della navata laterale sinistra, finalizzato alla mitigazione delle infiltrazioni; il restauro delle due cantorie; la messa a norma dell’impianto elettrico e il rinnovamento dell’illuminazione interna mediante un sistema di gestione programmabile. 

Le scelte progettuali sono state definite sulla base di rilievi accurati e di indagini diagnostiche chimico-fisiche e georadar. Le opere sono concepite per garantire la fruizione sicura e la conservazione a lungo termine del bene, migliorando accessibilità, sicurezza impiantistica e qualità ambientale del luogo di culto. È prevista la movimentazione temporanea delle tele e delle componenti mobili verso sedi idonee per le fasi più invasive, con successivo rimontaggio in sito. L’intervento si colloca in un quadro di interventi integrati promossi dall’amministrazione competente e dalla Soprintendenza e non comporta espropri; è prevista documentazione fotografica e rilievi strumentali (laser scanner, fotogrammetria) per il monitoraggio. Si prevede inoltre la rimozione della vegetazione infestante e dei depositi che compromettono le murature e le superfici decorate.

CUP F89D21001320006

Importo del finanziamento: € 650.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Campitelli; Via del Teatro di Marcello n.32 (prospetto anche su Via Montanara); CAP 00186, Roma 

Il bene oggetto dell’intervento è il Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana in Tor de’ Specchi, con prospetti esterni affaccianti su via del Teatro di Marcello e via Montanara. Le superfici presentano intonaci, paramenti murari in laterizio, elementi lapidei e apparati decorativi tra cui un affresco settecentesco raffigurante la Madonna con San Benedetto e Santa Francesca Romana e un tondo marmoreo settecentesco attribuito ad Andrea Bergondi. Sono inoltre presenti reperti archeologici riutilizzati nel prospetto. Prima dell’intervento si riscontrano depositi superficiali coerenti e incoerenti, patine biologiche, distacchi e decoesione degli intonaci con lacune, fenomeni di risalita capillare e efflorescenze saline alle porzioni basamentali; i paramenti in laterizio mostrano piccole lacune, fratturazione e scagliatura; gli elementi lapidei presentano patine e concrezioni coerenti con l’esposizione urbana. L’affresco, da un’indagine visiva a distanza, appare in condizioni complessivamente buone, sebbene sottoposto a fattori degradativi ambientali. 

L’intervento prevede una fase conoscitiva integrativa in cantiere con saggi e indagini diagnostiche per definire tecniche e materiali. Per intonaci e paramenti murari si prevedono operazioni di rimozione dei depositi e delle croste incoerenti, disinfezione delle patine biologiche, estrazione dei sali solubili, consolidamento localizzato delle porzioni decoese, rimozione di stuccature e elementi incongrui e successiva integrazione con malte a base di calce idraulica adeguate alla granulometria e cromia esistenti; i profili architettonici compromessi vengono reintegrati e le superfici protette con idonei prodotti di protezione superficiale. Per gli elementi lapidei sono previste disinfezione, pulitura selettiva, consolidamento delle decoesioni superficiali, microstuccature e reintegri sottolivello ove necessario, seguiti da protezione superficiale. Per l’affresco si prevedono disinfezione, consolidamento degli strati pittorici decoesi, puliture differenziate, rimozione controllata dei sali e stuccature con malte compatibili; le reintegrazioni cromatiche saranno eseguite a velature acquerellate ove opportuno, lasciando sottolivello le lacune non ricostituibili. Tutte le operazioni saranno definite e adeguate in funzione dei risultati delle indagini preliminari. 

L’intervento è finalizzato al risanamento conservativo dei prospetti esterni e al recupero della corretta lettura degli apparati decorativi, contribuendo alla fruizione visiva del contesto urbano. Le aree interessate sono soggette a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004; non è prevista attività espropriativa. Le aree/beni non sono nella piena disponibilità dell’Amministrazione e si prevede il coinvolgimento della Congregazione delle Oblate di Santa Francesca Romana mediante accordo o protocollo. L’intervento è integrato con investimenti già realizzati dalla Soprintendenza Speciale e non comporta interferenze segnalate. Sono previste consegne documentali finali comprensive di documentazione fotografica delle fasi operative, mappatura dello stato di conservazione e relazione di restauro con descrizione delle lavorazioni eseguite. 

CUP F89D22001400006

Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione XI – Sant’Angelo; Via del Teatro di Marcello, 42; CAP 00186 

Il Tempio di Apollo Sosiano sorge nell’area tra il Teatro di Marcello, il tempio di Bellona e la sPorticus Octaviae.  

Il culto del dio si diffonde a Roma nel VI secolo a.C. e il tempio di Apollo Sosiano ne testimonia il permanere nella stessa area fino alla metà del V secolo d.C., attraverso la costruzione e il rifacimento di due templi, con diverse fasi edilizie. L’attuale edificio si sovrappone dal tempio di Apollo Medico, eretto in occasione della pestilenza del 433, ma prende il nome dal Caio Sosio, luogotenente di Cesare, che ne terminò la ricostruzione nel I sec. a.C. dedicandolo per conto di Augusto.  

Il tempio è stato in parte indagato tra la fine degli anni 20 e gli inizi degli anni ’30, durante i lavori per isolare e sistemare il teatro di Marcello. La sistemazione definitiva del monumento fu completata con grande celerità in occasione dell’inaugurazione dell’area per il Natale di Roma del 1940. Le tre colonne visibili crollate verso il teatro di Marcello ed un tratto della trabeazione del pronao, furono collocate sull’angolo opposto del podio rispetto a quello originario in modo da rendere visibile, con scopi celebrativi, la ricca decorazione architettonica a chi passasse sull’attuale Via Petroselli. 

Le varie campagne di scavo hanno portato in luce la fronte, il lato orientale ed una parte del lato di fondo del tempio nella sua fase di fine I sec. a. C.; il resto delle strutture giace tuttora sotto l’interro che circonda e sostiene il c.d. Albergo della Catena. L’elevato è pressocché inesistente, mentre è quasi integralmente conservata la massicciata che sosteneva il pavimento della cella, di cui sono stati visti, in varie occasioni, larghi brani. All’interno del podio, il cui interro è in buona parte sigillato dalla suddetta massicciata, a vari livelli di profondità sono inglobati gli avanzi delle fasi precedenti. 

I rocchi della colonna angolare nord‑orientale della cella, in travertino con rivestimento in stucco, risultano in parte in posizione primaria di crollo e in parte frammentari disseminati nell’area.  

L’intervento previsto mira alla anastilosi della colonna angolare, l’unica ancora nell’originaria posizione di crollo, alla sistemazione dell’area archeologica circostante e al recupero dei percorsi pedonali di accesso. Sono previste operazioni di scavo, consolidamento, restauro e ricollocazione degli elementi lapidei originali, secondo criteri di compatibilità materica e rispetto filologico. 

Il progetto intende restituire leggibilità storica e coerenza volumetrica al monumento, migliorandone la fruibilità pubblica e rafforzando l’identità culturale dell’area permettendo una migliore comprensione del fronte orientale. 

Il progetto integra misure per la fruizione e l’accessibilità: realizzazione di percorsi facilitati in calcestre verso l’area nord‑orientale, musealizzazione di elementi lapidei non riutilizzabili in anastilosi e posa di pannelli didattici con testi e immagini. L’illuminazione del percorso è prevista con apparecchi idonei alla valorizzazione museale e alla sicurezza. L’intervento si colloca in un contesto ad alta densità monumentale e prevede modalità di cantiere volte a minimizzare interferenze con il Teatro di Marcello, il Tempio di Bellona e i flussi di visitatori; sono previste azioni per la sostenibilità ambientale del cantiere, la protezione dei reperti e la programmazione della manutenzione post‑intervento.  

CUP F89D21001080006

Importo del finanziamento: € 345.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione: Celio; Via Eleniana 2; CAP 00184

La Domus dei Valerii è una residenza di età tardo-adrianea (primo quarto del II secolo d.C.) portata alla luce fin dalla costruzione dell’Ospedale dell’Addolorata, agli inizi del Novecento. Gli ultimi scavi condotti nell’area per la realizzazione del dipartimento di oncoematologia in livelli interrati della struttura ospedaliera hanno messo in luce una porzione della domus con un corridoio, intenzionalmente abbattuto, di cui sono stati però integralmente recuperati i rivestimenti: affreschi parietali (e soffitto) e mosaico pavimentale. Negli ultimi anni gli intonaci e il soffitto sono stati ricomposti, restaurati e custoditi entro casse di legno appositamente costruite, a cura e spese della Soprintendenza Speciale di Roma, e messi a deposito in un locale all’interno del complesso ospedaliero. 

Il corridoio antico era originariamente lungo oltre 8 m e largo circa 3,7 m, con altezze conservate fino a 1-1,60 m. Le pareti interne e il soffitto mostrano organici apparati decorativi a specchiature, figure umane, fregi e cornici in stucco; la parete verso il giardino è ornata a graticcio e semicolonne.  

L’intervento ha previsto il rimontaggio integrale del corridoio antico e la sua esposizione in un ambiente museale appositamente adattato all’interno alla Palazzina D del Comprensorio di S. Croce in Gerusalemme, una delle sedi della Soprintendenza Speciale di Roma. La ricostruzione del volume originario è stata impostata su un impalcato in struttura metallica che ha consentito anche l’alloggiamento delle reti impiantistiche; le superfici prive di lacerti di affresco sono state integrate graficamente per consentire la lettura complessiva dell’apparato decorativo originario.  

L’allestimento è stato organizzato secondo un percorso articolato in tre settori: introduzione, con evocazione del viridarium e relativi frammenti architettonici; il corridoio ricostruito, interamente percorribile; una sezione espositiva con vetrine per reperti selezionati. È stato realizzato un nuovo impianto elettrico e illuminotecnico dedicato all’allestimento e alla conservazione. 

Il progetto ha integrato pannelli didattici in italiano, inglese e per ipovedenti, vetrine e supporti didattici multimediali. Particolare cura è stata rivolta all’abbattimento delle barriere architettoniche e alla sicurezza dei visitatori.  

CUP F89C21000580006

Importo del finanziamento: € 575.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione Celio; Piazza Celimontana, c/o Policlinico Militare del Celio; CAP 00184

La Basilica Hilariana è un complesso archeologico con pianta trapezoidale e cortile centrale, emerso integralmente durante le campagne di scavo condotte in prima battuta al momento della costruzione dell’Ospedale militare del Celio (1887) e poi ancora tra il 1987 e il 2000. Costruita intorno alla metà del II secolo d.C., era la sede collegiale dei Dendrofori, associati al culto della Magna Mater (Cibele) e di Attis. L’accesso avviene dal lato orientale attraverso una scalinata marmorea che immette in un vestibolo pavimentato con mosaici, con iscrizione augurale; dal vestibolo si accede al cortile con decorazione musiva e ad ambienti laterali interpretati come aule e logge per le attività collegiali. Nel tempo l’edificio ha subito diverse trasformazioni funzionali, fino all’abbandono tardoantico.  

Prima dell’intervento l’edificio, il cui piano di calpestio si trova a una quota media di circa -3.00 m rispetto al piazzale del Policlinico, era protetto da una copertura provvisoria realizzata con elementi in tubo-giunto e lastre in lamiera ondulata, ormai obsoleta e che impediva la lettura d’insieme del monumento. Gli apprestamenti temporanei che erano stati negli anni installati a tutela dei rinvenimenti archeologici sono stati sostituiti da un’unica copertura a protezione dell’intero edificio, garantendo la difesa del sito dagli agenti atmosferici e l’efficace allontanamento delle acque meteoriche. 

L’intervento di restauro delle consistenze archeologiche ha previsto la bonifica di tutta l’area dalla vegetazione infestante e la pulizia delle murature perimetrali moderne che confinano l’area, il consolidamento puntuale delle murature e controllo e pulitura dei rivestimenti e dei pavimenti lapidei e musivi. Gli interventi di valorizzazione sono stati rivolti alla predisposizione di pannelli didattici. 

A seguito dell’intervento, la Basilica Hilariana è fruibile dal pubblico tramite accessi regolamentati, attraverso percorsi didattici e visite guidate, con attenzione all’accessibilità dei contenuti didattici per tutti. l’intervento si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del Policlinico e del quartiere Celio. 

CUP F89D21001070006

Importo del finanziamento: € 345.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione: San Giovanni; Via dell’Amba Aradam; CAP 00184 

Gli Horti di Domitia Lucilla si collocano all’interno del complesso ospedaliero San Giovanni-Addolorata, area che fu oggetto di una importante campagna di scavi negli anni tra il 1959 e il 1964. A seguito della costruzione di nuovi corpi di fabbrica dell’Ospedale, in quegli anni è tornato alla luce un vasto complesso di strutture, in particolare presso l’Ospedale Nuovo sono emerse due residenze, separate da una strada basolata. Mentre la domus più occidentale, attribuita ai fratelli Quintilii, fu a suo tempo interrata, gli orti di Domizia Lucilla (Hoorti Domitiae Lucillae), madre dell’imperatore Marco Aurelio, identificata come proprietaria da fistualae aquariae (tubi di piombo per l’acqua potabile) con impresso il suo nome, furono lasciati in vista, a cielo aperto.

Gli orti, così denominati perché sede di attività produttive fin dalla prima edificazione nel I secolo d.C., comprendono diversi edifici, con cortili a peristilio, vasche e un doliarium (area di stoccaggio dei dolia, grandi contenitori per olio, vino, frutta e grano), tabernae affacciate sulla strada basolata. Alcune scale conducevano al piano superiore il quale, tra l’altro, conserva ancora pavimenti musivi.

Prima dell’intervento le aree erano visibili dall’esterno ma non accessibili al pubblico a causa di condizioni di sicurezza e collegamenti verticali non adeguati. L’intervento ha previsto il consolidamento delle strutture archeologiche emergenti, con integrazioni puntuali, bonifica dalla vegetazione infestante e revisione dei solai moderni. Sono stati realizzati percorsi di visita adeguatamente corredati da pannelli didattici.

La fruizione prevede visite guidate ad accesso controllato, con particolare attenzione alla possibilità di fruizione da parte dei degenti dell’ospedale e dei loro accompagnatori. L’intervento si integra con altre iniziative di valorizzazione in atto nel medesimo comprensorio ospedaliero, favorendo una gestione coordinata con altri interventi e con iniziative di divulgazione (siti istituzionali e social media) per assicurare coerenza informativa e connessioni con le altre aree archeologiche del complesso.

CUP F89D21001060006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; via di S. Stefano Rotondo, Roma; CAP: 00184 

Il Mitreo è un ambiente archeologico ipogeo collocato al di sotto della pavimentazione della Basilica di Santo Stefano Rotondo, fondato intorno al 180 d.C. Inizialmente era un ambiente rettangolare di circa 4 metri per 10, poi raddoppiato nel secolo successivo.

Il Mitreo, rinvenuto negli anni ’70 del secolo scorso, era stato impiantato in un ambiente precedente, appartenente ai Castra peregrinorum, ovvero alla caserma urbana dei servizi segreti imperiali.

Presenta un atrio e, nell’aula vera e propria, i caratteristici banconi (praesepia), dove si stendevano i fedeli. Di particolare importanza è l’affresco che rappresenta Selene, la luna, che in origine era simmetrico ad una rappresentazione del Sol, poi distrutta dall’inserimento dall’alto nel Mitreo delle fondazioni della chiesa.

Le pareti sono coperte di intonaco dipinto a finti marmi e con alcune suggestive rappresentazioni di vasi. Il pavimento è in laterizi originali. L’altare è ancora ben conservato, come pure vari altri elementi lapidei che costituivano il corredo del luogo di culto, tra cui trapezofori e colonnine.

L’originale rilievo con Mitra tauroctono, rinvenuto a pezzi sul pavimento e sicuramente eliminato in modo intenzionale da Cristiani, è ora stato ricomposto ed è esposto c/o il Museo Nazionale Romano, sede delle Terme di Diocleziano.

Nello specifico il progetto ha riguardato la sostituzione integrale degli elementi lignei del solaio, affetti da carie bruna, con elementi in carpenteria metallica; il miglioramento dello stato di conservazione delle superfici archeologiche; la valorizzazione dell’ambiente con un nuovo impianto d’illuminazione e l’installazione di apparati didattici, allo scopo di riaprirlo al pubblico.

Una delle maggiori difficoltà correlate all’intervento è stata quella della protezione delle superfici archeologiche durante il cantiere e del rispetto del delicato equilibrio ambientale dell’ambiente ipogeo durante i lavori, equilibrio che rischiava di essere compromesso durante la rimozione della pavimentazione soprastante. Sono state per questo motivo adottate misure di controllo, utili per fornire informazioni preziose sui parametri da mantenere all’interno dell’ipogeo anche in vista dell’apertura dell’ambiente ai visitatori.

Un’altra criticità legata all’intervento è stata quella della difficoltosa riproposizione del pavimento ‘d’arte’ in terrazzo alla veneziana con inerti e inclusi marmorei, realizzato nel 2004 e da allora ‘storicizzato’ e ormai parte inscindibile della Basilica stessa.

Prima dell’intervento il luogo era normalmente chiuso o fortemente limitato nelle visite; grazie all’intervento si è riusciti a consentire visite regolari e percorsi accessibili compatibili con la delicatezza dell’ambiente.

CUP F89D21000810006

Importo del finanziamento: € 1.200.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Celio, Via dei SS. Quattro 20, 00184 Roma

Il Monastero dei Santi Quattro Coronati è un complesso monumentale sito nel rione Celio caratterizzato da un’articolata stratificazione che va dell’età romana fino ai nostri giorni. Comprende oggi: una basilica a tre navate del XII secolo, che occupa la parte ovest della sola navata centrale della precedente più grande basilica di età carolingia sorta a sua volta su una paleocristiana; un monastero medievale sviluppato intorno a un chiostro cosmatesco (XII-XIII secolo); un palazzo cardinalizio (XIII-XIV secolo), in cui nota è l’Aula gotica per gli affreschi. Questo insieme fu riunito nel 1564 in un unico monastero di Monache agostiniane, che gestivano un orfanotrofio femminile.

I due cortili interni attuali, di cui nell’intervento, sono quello a est il risultato delle trasformazioni di un grande quadriportico costruito insieme alla basilica in età carolingia, il secondo quanto avanzò della navata centrale di questa basilica, dopo la riduzione dello spazio di culto a quello attuale. La parete est del secondo cortile è quindi quella della navata della basilica carolingia. L’ultimo intervento significativo dal punto di vista architettonico in entrambi i cortili appartiene alla fase dell’orfanotrofio, quando nella prima metà del ‘600 furono dotati di loggiati decorati con intonaci a falso bugnato.

Le superfici esterne e i loggiati presentano diffuse alterazioni dell’intonaco, depositi superficiali e fenomeni di umidità capillare concentrati sui basamenti.

Il progetto esecutivo prevede il consolidamento strutturale dei prospetti del monastero medievale su Via dei Querceti e interventi di restauro conservativo sulle superfici intonacate del primo e del secondo cortile, nonché interventi puntuali per rimuovere le infiltrazioni di acqua meteorica dall’oculo del Salone Gotico. Le opere includono: il ripristino delle pendenze e il riassetto del sistema di smaltimento delle acque meteoriche di alcuni discendenti; il consolidamento non invasivo di lesioni interne; il restauro puntuale degli intonaci e degli apparati decorativi, che cerchi di rendere leggibili le pregevoli incisioni a finto bugnato e che raggiunga l’obiettivo della pulizia e protezione degli elementi lapidei e metallici.

Gli interventi sono finalizzati alla conservazione del bene e al miglioramento della fruibilità e della sicurezza del complesso, garantendo il rispetto delle fasi e dei materiali storicamente esistenti. È prevista la verifica in cantiere delle soluzioni conservative e la programmazione di indagini integrative in funzione della cantierizzazione. Inoltre, per l’oratorio di San Silvestro, parte del palazzo cardinalizio e prospiciente i cortili, si prevede il ripristino di un sistema di aerazione controllata a fini conservativi delle superfici decorate. Le lavorazioni sono coordinate per ridurre interferenze con le funzioni religiose e con l’uso del complesso.

CUP F89C21000570006

Importo del finanziamento: € 350.000,00

Localizzazione: Roma – Municipio I – Rione Celio – P.le Numa Pompilio, 8 – CAP 00153 

L’attuale aspetto del complesso di San Sisto Vecchio si deve all’intervento dell’architetto Filippo Raguzzini che, negli anni Venti del Settecento per volere di papa Benedetto XIII (1724-1730), progettò la nuova facciata e il nuovo chiostro, che sostituì quello medievale. Anche l’interno della chiesa fu in quel periodo completamente restaurato e arricchito di nuovi dipinti secondo il gusto dell’epoca. Papa Orsini incaricò il pittore Andrea Casali, allievo di Francesco Trevisani, di dipingere ad affresco nel grande chiostro un ciclo di trentadue lunette raffiguranti le storie della vita di San Domenico, che rappresenta una delle testimonianze più complete dell’iconografia domenicana nel Settecento. Tra il 1728 e il 1730 l’artista realizzò opere pittoriche di elevata qualità artistica e di grande pregio.

Episodi della vita di san Domenico sono anche dipinti sulle pareti dell’aula capitolare, cui si accede dallo stesso chiostro. I dipinti murali, realizzati dal pittore e padre missionario francese Jean Baptiste Besson tra il 1852 e il 1859, rappresentano un interessante esempio a Roma di pittura ispirata ai cosiddetti “primitivi”, ossia ai pittori operanti prima di Raffaello, come ad esempio Beato Angelico.

Il restauro ha riguardato sia i dipinti murali settecenteschi del chiostro, opera di Andrea Casali, che quelli dell’aula capitolare di padre Besson, entrambi in avanzato stato di degrado. L’intrinseca fragilità della tecnica esecutiva con cui furono realizzati questi ultimi, ad olio su muro, spiega in parte il cattivo stato conservativo in cui si trovavano prima dell’intervento eseguito. Erano infatti visibili molti distacchi della pellicola pittorica originale, con sollevamenti di scaglie di colore che rischiavano di cadere.

I problemi conservativi degli affreschi del chiostro erano invece dovuti, oltre che alla loro collocazione in un ambiente semiconfinato (esposto alle variazioni termoigrometriche), anche a precedenti interventi di restauro eseguiti in maniera poco controllata. Nel corso del Novecento il ciclo pittorico del chiostro aveva infatti subito due interventi di restauro durante i quali, con lo scopo di consolidare gli intonaci e fissare il colore, erano state applicate sostanze che nel tempo si erano alterate, virando sui toni del verde e falsando così completamente la lettura delle opere.

Scopo dell’intervento è stato quindi rimuovere questi materiali alterati per restituire la corretta lettura dei valori cromatici dei dipinti. Inoltre, è stato necessario porre rimedio a tutti quei fenomeni di degrado che interessavano le opere, come il distacco degli strati di supporto, le efflorescenze saline e la decoesione della pellicola pittorica.

Un “cantiere pilota”, realizzato nel 2021 su uno dei quattro lati del chiostro sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza, è stato alla base del progetto di restauro dell’intero ciclo pittorico, avendo permesso di esaminare approfonditamente, anche con il supporto delle indagini chimiche, le condizioni conservative dell’opera, comprendere i fattori di degrado e mettere a punto la metodologia di intervento.

CUP F89C21000560006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I, Rione Celio, via della Navicella, 10 – 00184 Roma (RM)

L’aspetto della chiesa nella sua struttura fondamentale è rimasto inalterato nel corso dei secoli, mantenendo la forma voluta da papa Pasquale I (817-824), che ristrutturò l’antico oratorio conferendogli l’attuale aspetto basilicale a tre navate. 

Dal punto di vista decorativo, la navata centrale è il frutto di un intervento ottocentesco guidato da Andrea Busiri Vici con l’intento chiaro di realizzare una nuova decorazione in assoluto accordo e in piena armonia con il preesistente fregio di leoni che corre sopra le finestre lungo tutta la navata, fatto dipingere tra il 1489 e il 1513 da Giovanni de Medici (futuro papa Leone X), allora cardinale titolare della chiesa di S. Maria in Domnica. I lavori relativi alla decorazione delle pareti sottostanti al fregio cinquecentesco furono affidati al ferrarese Alessandro Mantovani, artista dell’entourage di papa Pio IX, che riuscì a raggiungere quell’omogeneità stilistica auspicata da Busiri Vici. 

L’osservazione ravvicinata di questi dipinti durante il cantiere di restauro ha rivelato una esecuzione raffinata ed accurata e, grazie ad un’attenta e graduale pulitura delle superfici, è stato possibile recuperare le originarie cromie e i passaggi chiaroscurali. 

Oltre ai dipinti murali della navata maggiore, il restauro ha riguardato anche gli affreschi dell’abside al di sotto del mosaico, raffiguranti tre episodi della vita di S. Lorenzo e di S. Ciriaca. L’opera, realizzata da Lazzaro Baldi (1624-1703) ha subito nel tempo molti restauri che, con puliture poco controllate, hanno depauperato le superfici dipinte e, con pesanti ridipinture, hanno alterato il testo originario. L’intervento è stato quindi mirato a ridare ordine ed equilibrio all’intera parete dipinta. 

Infine il restauro si è concentrato sulle due cappelline laterali, decorate da Gisberto Ceracchini tra il 1920 e il 1930 e che versavano in avanzato stato di degrado. 

02 - Percorsi Giubilari 2025: dalla Roma pagana alla Roma cristiana

CUP F89D21000710006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio XI; Rione: Portuense; Via: Via Portuense 317 (Drugstore Museum). Tomba dell’Airone: via Giuseppe Ravizza. CAP: 00149 

L’intervento interessa il Circuito della Necropoli Portuense, comprendente il Drugstore Museum di via Portuense 317, l’Area Archeologica di Pozzo Pantaleo, la Necropoli di Vigna Pia e la Tomba dell’Airone in via Giuseppe Ravizza.  

Gli interventi, condotti su più siti, sono stati realizzati nell’ottica di un più ampio disegno di connessione e valorizzazione degli stessi, al fine di favorire la conservazione delle aree e dei reperti archeologici e la pubblica fruizione. 

Le operazioni eseguite sono state improntate ai principi di minimo intervento, compatibilità e reversibilità ed hanno interessato, in linea generale, il restauro degli apparati pittorici, il consolidamento dei supporti murari e il controllo microclimatico degli ambienti. Accanto a queste, sono state realizzate opere di sistemazione esterna, aree a verde e parcheggi di servizio al Circuito. 

Il progetto ha integrato conservazione e fruizione, prevedendo pannellistica informativa e didattica, con possibilità di integrazione digitale (QR code, contenuti multilingue). 

CUP F89D21000980006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Trastevere (R. XIII); Via Dandolo n.47 (Villa Sciarra); CAP 00153, Roma

L’intervento ha interessato il piccolo Santuario detto Siriaco, scoperto nel 1906 durante i lavori per l’edificazione della casina del custode di Villa Sciarra. Questo complesso ha attratto l’interesse di archeologi e storici per oltre un secolo, offrendo un importante sguardo sui culti antichi che caratterizzavano la vita spirituale della Roma tardoantica. Costruito nel IV secolo d.C. sui resti di edifici preesistenti risalenti al I-II secolo d.C., il santuario fu a lungo considerato un luogo dedicato ai culti siriaci, ipotesi che ne ha dato il nome attuale.  

Tuttavia, studi recenti suggeriscono una destinazione più complessa, forse legata al culto di Osiride, come indicato dalla scoperta di una statuetta in bronzo di una figura maschile avvolta nelle spire di un serpente, oggi custodita preso il Museo Nazionale Romano.  Situato vicino agli scali fluviali e ai mercati, il santuario si trovava in una zona che era una vera e propria porta verso il Mediterraneo, permettendo lo scambio di merci, persone e, evidentemente, anche idee religiose. Questa posizione privilegiata facilitava la diffusione dei culti orientali e dei rituali misterici che erano diffusi tra la popolazione romana, in particolare tra le classi mercantili e artigiane. 

Prima dell’intervento il Santuario si presentava come un ambito archeologico con paramenti murari e frammenti lapidei parzialmente interrati, contiguo alla ex casa del custode, esteso su un’area di circa 1.700 m². Il complesso ricade nella città storica e risulta sottoposto ai vincoli paesaggistici e archeologici previsti dal Piano Territoriale Paesaggistico Regionale. 

L’intervento ha previsto il rilievo digitale completo dell’area, il restauro dei paramenti murari e dei reperti marmorei ivi rinvenuti, la messa in sicurezza delle strutture e la valorizzazione della componente vegetazionale. La ex casa del custode è stata rifunzionalizzata per ospitare uno spazio espositivo sia fisico che virtuale, con l’installazione di nuovi infissi, pavimentazioni in cotto e rivestimenti in travertino.  

Sono state inoltre eseguite opere di sistemazione esterne (localizzati interventi di consolidamento murario, pavimentazioni in cubetti di porfido, ripristino della cordonata, una piazzola panoramica), mentre il superamento delle barriere architettoniche è stato ottenuto mediante un percorso di accesso privo di barriere fisiche. L’allestimento museale all’interno della ex casa del custode è stato dotato di arredi per l’esposizione e la fruizione dei reperti. 

CUP F89D21000620006

Importo del finanziamento: € 1.500.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione XX Testaccio; Piazza Orazio Giustiniani, Roma; CAP 00153

Il progetto riguarda il Rione Testaccio e si articola attorno alle emergenze archeologiche e architettoniche del Nuovo Mercato (horreum ipogeo), della Porticus Aemilia, del Porto fluviale e del Monte dei Cocci. Prima dell’intervento l’area si presentava con resti archeologici parzialmente accessibili, segnaletica insufficiente e limitata integrazione fra i luoghi emersi e lo spazio urbano contemporaneo. L’area conserva stratificazioni a partire dall’età romana (origine delle prime urbanizzazioni dall’II sec. a.C.) e ha subito una trasformazione rilevante dopo il 1870 con insediamenti industriali e la costruzione del Mattatoio, che hanno determinato la configurazione attuale del tessuto urbano. Il Museo Diffuso si propone di connettere i diversi siti del quartiere tramite un percorso tematico che valorizza la vocazione commerciale storica e la rete di luoghi di interesse pubblico. 

L’intervento prevede la musealizzazione dell’area archeologica sotto il Nuovo Mercato con l’allestimento di un percorso accessibile e protetto, la sistemazione dell’ingresso su via Ghiberti e la qualificazione dello spazio didattico ‘Sottosopra’. La proposta si basa sui principi del minimo intervento, della compatibilità materica e della reversibilità. Sono previste passerelle sopraelevate per la fruizione degli scavi, affacci e punti di sosta, un adeguato progetto illuminotecnico per la lettura stratigrafica e supporti informativi integrati (pannelli, leggii, targhe, QR-code). La conoscenza del sito è supportata da rilievi 3D e restituzioni planimetriche impiegate come base per il progetto conservativo e per la modellazione delle soluzioni di fruizione. 

L’intervento mira a rendere stabile l’apertura al pubblico e a favorire l’inclusione: gli itinerari garantiscono accessibilità universale mediante ascensori, rampe e percorsi di larghezza adeguata; leggii tattili e testi in braille integrano le informazioni. La segnaletica identitaria collegherà i principali punti del Museo Diffuso, favorendo l’orientamento nel quartiere. Per la Porticus Aemilia è prevista la riqualificazione del perimetro, la realizzazione di percorsi pedonali in terra stabilizzata, arredi (sedute) e filtri vegetali a protezione delle aree contigue; gli allestimenti esterni consentono usi didattici e eventi open air. L’intervento si integra con le attività e i progetti in corso nell’area per restituire fruibilità quotidiana agli spazi pubblici e promuovere la conoscenza del patrimonio locale. 

CUP F89D21000570006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione XX Testaccio; Piazzale Ostiense, Roma; CAP 00154

La Piramide di Caio Cestio è collocata in un’area sistemata a verde che si trova a una quota molto inferiore rispetto a quella dell’attuale tessuto urbano, compresa tra Piazzale Ostiense e il Cimitero Acattolico, e integrata nel tracciato delle mura Aureliane nei pressi di Porta San Paolo. Prima dell’intervento l’area presentava recinzioni verso Viale del Campo Boario non conformi alle vigenti norme di sicurezza, accessi e scale di collegamento ammalorati, impianto elettrico e illuminotecnico non funzionante, impianto idrico affetto da copiose perdite d’acqua che alimentavano la diffusa presenza di vegetazione spontanea radicatasi sia sulle murature antiche che sulle consistenze archeologiche al livello del terreno, antistanti l’ingresso della Piramide. In quest’ultimo caso, i lacerti delle murature antiche risultavano quasi del tutto obliterati dalla presenza di terriccio ed erbe infestanti, al punto da non essere più distintamente identificabili. 

L’intervento ha previsto la messa a norma e l’adeguamento delle recinzioni per impedire cadute accidentali dall’alto, con integrazione di reti metalliche e di pannelli illustrativi, la sostituzione del cancello su Viale del Campo Boario e l’installazione di un corrimano centrale nella scala di accesso. Le murature interessate da vegetazione spontanea sono state trattate con idonei prodotti biocidi e le piante infestanti sono state eradicate, sigillando le fessure nel tessuto murario per prevenire nuove infestazioni. Le consistenze archeologiche al livello del terreno sono state rimesse in luce con un’attenta pulizia archeologica, eliminando la vegetazione e il terriccio che le ricopriva, e sono state consolidate e restaurate per essere restituite al pubblico godimento.  

È stato ripensato l’impianto di illuminazione esistente con l’utilizzo di dispositivi a risparmio energetico volti a massimizzare la sicurezza anche nelle ore serali, minimizzare l’abbagliamento e valorizzare sia l’area esterna che gli spazi interni; è stato riqualificato l’impianto idrico esistente, ed esteso a servizio dell’innaffiamento delle nuove aiuole; è stato realizzato un nuovo percorso pedonale in battuto di calce e pozzolana, che si snoda in adiacenza alle preesistenze archeologiche per fornire ai visitatori il miglior punto di osservazione del monumento, ed è stato modificato l’esistente percorso in basoli verso l’ingresso alla Piramide, realizzato negli anni ‘80 del Novecento, armonizzandolo con le consistenze archeologiche riportate nuovamente alla luce. Gli interventi sono stati pensati per migliorare la fruibilità e la sicurezza del sito, rendendo accessibile a tutti il percorso che dalla rampa esistente conduce alla porta di accesso alla Piramide, corredandolo di pannelli informativi e dotando il monumento di un’adeguata illuminazione d’accento. 

CUP F89D21001230006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio XII; Rione: Trastevere; Piazza di S. Pancrazio, 5D; CAP: 00153 Roma 

La basilica di San Pancrazio si trova sull’area sovrastante la catacomba di Ottavilla, circa 1 km fuori Porta San Pancrazio. L’edificio misura approssimativamente 55 m di lunghezza e 27 m di larghezza e conserva l’impianto seicentesco a tre navate con un prolungato presbiterio e abside, soffitto ligneo a lacunari e cassettonato. Il complesso comprende il cortile d’ingresso e il portale seicentesco; la navata destra confina con l’Istituto Casa San Pio X Opera femminile don Guanella. Si presentano fenomeni diffusi di umidità ascendente nelle murature e anomalie nelle coperture e nelle strutture lignee dovute a dissesti e cedimenti fondali. Storicamente la basilica è attestata dal VI secolo (erezione da papa Simmaco) e subisce una ricostruzione ampliativa nel VII secolo (Onorio I). 

L’intervento prevede il restauro conservativo del prospetto e del portale d’ingresso, il risanamento delle superfici murarie interessate da umidità e il monitoraggio strutturale con revisione e messa in sicurezza delle coperture. Sono programmate indagini integrative (stratigrafiche, indagini di umidità e verifiche strutturali) e attività di monitoraggio delle fessurazioni e dei cedimenti in corrispondenza delle aree interessate dalle catacombe sottostanti. Le operazioni comprendono la bonifica degli elementi lignei degradati del cassettonato, il consolidamento delle strutture di copertura e il ripristino delle superfici esterne con tecniche compatibili con le materie originali. Le attività saranno precedute da accertamenti puntuali e monitoraggi durante la progettazione ed esecuzione. 

L’accesso al complesso avviene mediante il portale settecentesco e il cortile antistante su Piazza di S. Pancrazio; il progetto include interventi di sistemazione del percorso d’accesso per migliorare fruibilità e sicurezza. Si prevede il coordinamento con le funzioni e gli spazi dell’Istituto adiacente per limitare interferenze durante i lavori e tutelare l’area archeologica sottostante. Il programma integra la gestione delle acque meteoriche e la manutenzione periodica delle superfici esterne per prevenire fenomeni di risalita capillare e garantire la durabilità degli interventi e la sicurezza dei visitatori.

CUP F89C21000500006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: TRASTEVERE, PIAZZA DI S. COSIMATO

Inquadramento Storico 

L’ex monastero dei Santi Cosma e Damiano in Mica Aurea, noto anche come San Cosimato, venne fondato tra il 936 e il 947 da Benedetto Campanino, collaboratore del princeps Alberico e fu affidato alle cure di monaci benedettini sostituiti nel 1234 da monache dell’Ordo Sancti Damiani, note poi come clarisse, che qui restarono fino alla fine del XIX secolo. La costruzione terminò nel 1069, anno in cui papa Alessandro II consacrò la chiesa, come ricorda una lapide tuttora conservata. L’intero complesso fu poi radicalmente ristrutturato da Sisto IV nel 1475. Trasformato in un ospizio, tra il 1875 e il 1892, in seguito all’unificazione del regno d’Italia e alla conseguente soppressione delle corporazioni religiose, dal 1960 è sede di un ospedale. La chiesa, preceduta da un protiro romanico su colonne di spoglio che dà accesso al cortile antistante, si presenta con una semplice facciata e un elegante portale quattrocentesco. L’interno, a navata unica e con soffitto ligneo, ha subito un totale restauro nel 1871 ma conserva alcune opere d’arte di un interesse, tra cui un affresco quattrocentesco che raffigura la “Madonna col Bambino tra San Francesco e Santa Chiara”. A sinistra dell’altare maggiore si trova la cappella di Santa Severa con volta a crociera ribassata, costruita dalle Clarisse nel 1685 con elementi dismessi del monumento funebre del cardinale Lorenzo Cybo, provenienti dalla chiesa di S. Maria del Popolo.  

Progetto di restauro 

Nel quadro degli interventi previsti nell’ambito dei lavori in oggetto, sono presenti lavorazioni di tipo specialistico; 

Gli interventi sono stati suddivisi per tipologia di materiali da trattare e riguardano: 

  1. Reperti lapidei, mosaici, laterizi e calchi dell’Antiquarium
  2. Elementi architettonici in materiale lapideo
  3. Intonaci degli ambulacri
  4. Intonaci dei prospetti esterni
  5. Paramento murario dei prospetti esterni
  6. Pavimentazione del chiostro rinascimentale

 

  1. Reperti lapidei, mosaici, laterizi e calchi dell’Antiquarium

I reperti conservati nell’ambulacro nord del chiostro sono costituiti da lastre marmoree, iscrizioni, bassorilievi e sculture a tuttotondo (sarcofagi, capitelli, basi di colonne, busti), frammenti di mosaico, laterizi con bolli di epoca romana, calchi. . 

La metodologia di intervento prevede una fase preliminare con la rimozione dei depositi superficiali incoerenti a secco e la rimozione delle vecchie stuccature. Si procederà quindi al trattamento biocida con soluzioni a base di sali di ammonio quaternario con successiva rimozione dei residui con spazzolini a setole morbide. 

 

  1. Elementi architettonici in materiale lapideo

Altri manufatti lapidei presenti nel chiostro sono le colonnine binate, le cornici marcapiano, i capitelli, le cornici delle porte ed alcune lastre più recenti in travertino.  

Il degrado delle opere in oggetto va ascritto a cause strutturali ed alla mancanza di manutenzione. 

 

  1. Intonaci degli ambulacri

Causa principale del degrado degli intonaci degli ambulacri è la presenza di umidità di risalita, di infiltrazioni (apparentemente sanate) e la mancanza di manutenzione. I fenomeni di degrado si manifestano con la presenza di depositi superficiali coerenti ed incoerenti, macchie di umidità, attacchi biologici, efflorescenze e subflorescenze, difetti di adesione e di coesione, lacune, stuccature con malta cementizia, esfoliazione delle tinteggiature 

 

  1. Intonaci dei prospetti esterni

Gli intonaci dei prospetti esterni si presentano in maniera eterogenea e richiedono trattamenti specifici caso per caso. Possiamo rilevare le seguenti tipologie:  

  • Intonaci storicizzati presenti prevalentemente nei prospetti est e sud (escluso il primo piano) 
  • Intonaci del primo piano dei prospetti nord e sud 
  • Intonaci più recenti del prospetto ovest 

CUP F89C21000480006

Importo del finanziamento: € 800.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I – Rione Trastevere, Piazza della Scala 23, CAP: 00153

L’intervento riguarda l’Antica Spezieria dei Padri Carmelitani Scalzi, posta al primo piano dell’omonimo Convento annesso alla Chiesa di Santa Maria della Scala. La Spezieria, il cui primo nucleo è databile ai primi anni del Seicento, è composta dalla Sala di Vendita, dal Magazzino delle erbe e dal Laboratorio. La Sala di Vendita è un ampio ambiente coperto da una volta ribassata dipinta con motivo a trompe-l’oeil di tendaggi in tessuto damascato marrone e oro, soffitto a fondo celeste ornato da cornici floreali e dallo stemma carmelitano; gli arredi lignei, probabilmente settecenteschi, ospitano vasi in vetro di Murano e ceramiche finemente dipinte, e i recipienti contengono ancora gli ingredienti e i preparati galenici originali.

La Spezieria, rimasta in attività fino al 1954, è oggi fruibile da piccoli gruppi, su prenotazione. Prima dell’intervento tutti gli ambienti presentavano degradi diffusi sugli apparati decorativi e importanti criticità strutturali su volte, murature e solai, nonché fenomeni di infestazione degli arredi lignei. Già prima dell’esecuzione dei lavori erano state infatti adottate opportune misure provvisionali di puntellatura degli ambienti voltati, stante la presenza di importanti lesioni ai piani terra e primo.

La progettazione degli interventi di consolidamento strutturale e restauro conservativo si è basata su una campagna diagnostica e su rilievi geomatici (laser scanner, ortofoto e modello BIM) finalizzati alla conoscenza geometrica e materica degli ambienti. L’intervento ha previsto il consolidamento statico delle volte (interventi dall’estradosso, al secondo piano, e dall’intradosso, dal piano terra, per minimizzare le ricadute sulle superfici decorate), l’inserimento di sistemi di collegamento tra le pareti, il rinforzo e la sostituzione delle strutture lignee degradate e la messa in sicurezza della parete di facciata tramite tirantatura con catene metalliche.

In particolare, negli ambienti a destinazione residenziale posti al secondo piano, in corrispondenza della volta della Sala di Vendita, sono state eliminate le partizioni murarie non portanti, gravanti sulla volta stessa; sono state rimosse le pavimentazioni moderne in piastrelle e il sottostante massetto, per poter intervenire con le adeguate misure di consolidamento all’estradosso della volta dipinta. Analogamente, negli ambienti al piano terra sottostanti l’antica Spezieria, sono state inserite catene metalliche di rinforzo delle volte in muratura e con funzione anti-ribaltamento della porzione di facciata prospiciente Via della Scala.

La copertura dell’antico Laboratorio, una falda in orditura lignea dove appoggia direttamente il manto in coppi ed embrici, sulla quale è stata successivamente realizzata una seconda copertura, è stata sottoposta a revisione e sostituzione degli elementi ammalorati e al rifacimento dell’impermeabilizzazione. Prima della ricostituzione della copertura, sulla volta in muratura del Laboratorio, che presentva importanti criticità strutturali, è stato eseguito il rinforzo estradossale. Sul muro perimetrale esterno del Laboratorio, che ospita le due grandi finestre affacciate sulla chiostrina, è stata sostituita l’architrave in legno, fortemente degradata e quasi priva di appoggi. Nel Magazzino delle Erbe è stato eseguito il rinforzo intradossale del solaio ligneo di copertura, i cui elementi alle verifiche strutturali risultavano significativamente sotto-dimensionati, e il successivo restauro conservativo del soffitto ligneo.

Sulle superfici di murature e volte degli ambienti dell’Antica Spezieria sono stati invece eseguiti interventi specialistici di restauro conservativo quali: la rimozione controllata degli elementi estranei, la risarcitura delle lesioni, il consolidamento delle superfici e il restauro pittorico delle decorazioni; trattandosi di decorazioni eseguite con la tecnica ‘a secco’, dunque particolarmente delicate, il restauro pittorico è stato eseguito con particolare cura in relazione al fissaggio delle pellicole pittoriche e alla riadesione al supporto dei frammenti distaccati ed esfoliati. La leggibilità dei partiti decorativi è stata ripristinata con la reintegrazione pittorica a tratteggio delle lacune della pellicola pittorica.

Gli arredi mobili sono stati catalogati, digitalizzati, smontati e trattati per la disinfestazione prima della messa a deposito. Il progetto ha previsto anche il rinnovo degli impianti elettrici e di illuminazione. L’intervento ha ripristinato le condizioni di sicurezza e di conservazione degli ambienti antichi, ora compatibili con la fruizione pubblica e la tutela del bene. Il restauro e il rimontaggio degli arredi lignei saranno oggetto di un ulteriore intervento conservativo, pensato in continuità con le opere di consolidamento dell’involucro murario e delle decorazioni pittoriche sopra descritte.

CUP F89D21000800006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: VIA ANICIA, 12, 00153 ROMA RM 

Inquadramento Storico 

La chiesa di Giovanni Battista dei Genovesi è situata all’angolo tra via Anicia e via dei Genovesi; prende il nome dall’antico Ospedale, dove venivano accolti e curati i marinai genovesi non appena sbarcati nel vicino porto di Ripa Grande. L’ospedale si articolava intorno ad un chiostro realizzato nella seconda metà del XV secolo ed attribuito a Baccio Pontelli, architetto di Sisto IV, e definito dal Vasari uno dei più belli della città. Le arcate a tutto sesto che delimitano il perimetro del piano inferiore (nove in ogni lato) sono rette da pilastri ottagonali in travertino, mentre la loggia superiore, ugualmente spartita da pilastri ma di dimensioni minori, è architravata. Sotto il portico destro si trova la porta di accesso all’oratorio della Confraternita, nel quale si trova il pregevole soffitto a cassettoni seicenteschi con stemmi, un arco a tutto sesto con pilastri che divide l’ambiente in due parti, ed affreschi con “Storie della Vergine e del Battista”. Nel cortile interno, tenuto a giardino, è posto un pozzo quattrocentesco costruito con grossi blocchi di travertino e con una trabeazione sorretta da due colonne ioniche. 

Progetto di consolidamento 

Il progetto di consolidamento si riferisce agli interventi di riparazione strutturale del solaio di copertura ligneo del chiostro.  

Il rilievo e la quantificazione del degrado presente sulle orditure lignee, hanno permesso di individuare le parti della struttura più vulnerabili anche alle azioni statiche. Dalle indagini macroscopiche condotte è emerso che il chiostro dell’Ospedale presenta carenze legate allo stato conservativo degli elementi lignei che compongono il solaio di copertura.  

Gli interventi strutturali di riparazione locale previsti nel progetto di consolidamento risultano i seguenti:  

  • Sostituzione parziale degli elementi strutturali lignei maggiormente degradati, che compongono ilsolaio di copertura del chiostro.

Progetto di restauro delle superfici 

Il progetto di restauro delle superfici riguarda le facciate del chiostro, del camminamento ai due livelli e la copertura del loggiato al primo livello. 

Prima di procedere con il restauro delle superfici si effettuerà il descialbo controllato di alcuni 

tasselli di intonaco liscio (cm. 10×10) per evidenziare la successione temporale dei vari strati di tinteggiatura, ove presenti. Si prevede anche l’esecuzione di sezioni lucide e sottili per conoscere la composizione mineralogico-petrografica degli intonaci. Si propone di effettuare tasselli di pulitura anche sugli elementi lignei e sui modellati in cotto. 

La finalità dell’intervento è conservativa tesa ad arrestare i fenomeni di degrado e salvaguardare l’autenticità della materia esistente. 

CUP F89D22001420006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I, rione Trastevere, Via della Lungara 230, 00165

La Villa La Farnesina ospita la Sala delle Prospettive, ambiente di rappresentanza al primo piano dotato di un soffitto a cassettoni ligneo policromo. Il cassettonato è composto da una scacchiera di 35 lacunari disposti in cinque file per sette colonne; l’intradosso misura complessivamente circa 16 x 9 metri. La conformazione originaria venne modificata in occasione dell’ampliamento della sala realizzato da Baldassarre Peruzzi intorno al 1518, con l’aggiunta di un rango di lacunari e di bande lignee di raccordo; nel lacunare centrale è collocato uno scudo araldico. Le pareti della sala sono decorate da vedute prospettiche affrescate da Peruzzi nel 1519. Il bene è sede del Museo di Villa Farnesina dell’Accademia Nazionale dei Lincei. 

L’intervento ha previsto la verifica statico-strutturale dell’organismo ligneo e il restauro conservativo ed estetico dell’intradosso dipinto e dorato. Gli esami diagnostici esistenti sulle capriate lignee erano stati preventivamente acquisiti dall’ente proprietario; a questi è stata aggiunta l’esecuzione di analisi fisico-chimiche non invasive e micro-invasive sui materiali decorativi. Il progetto ha compreso la definizione delle fasi di conservazione, il rilievo dello stato di fatto, l’abaco delle forme di alterazione, le modalità di monitoraggio e il piano di manutenzione dell’opera.  

L’intervento realizzato garantisce la conservazione del cassettonato e la fruizione pubblica della Sala delle Prospettive nell’ambito del contesto museale. 

CUP F89C21000490006

Importo del finanziamento: € 200.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I – Rione Trastevere, Via Anicia, 10, 00153

La chiesa cinquecentesca di S. Maria dell’Orto presenta un impianto a tre navate con coro decorato a stucco e affresco. L’area absidale conserva il pregevole ciclo pittorico di Taddeo e Federico Zuccari e un altare marmoreo realizzato tra XVI e XVII secolo nel quale è incastonata una icona quattrocentesca della Vergine, proveniente da una antica edicola viaria. Prima dell’intervento il presbiterio mostrava un diffuso degrado degli intonaci, degli stucchi dorati e delle superfici marmoree, in gran parte correlato a fenomeni di umidità capillare e infiltrazioni meteoriche. Nel corso dei secoli l’area è stata più volte oggetto di interventi di integrazione e ridipinture che hanno modificato la lettura stratigrafica degli apparati decorativi. 

L’intervento è stato quindi rivolto al recupero conservativo del presbiterio e al restauro degli affreschi e degli stucchi dorati con l’obiettivo di restituire al ciclo delle Storie mariane connesse alla Natività di Gesù leggibilità, significato e decoro estetico, rendendo l’opera nuovamente fruibile e comprensibile nel contesto sacro, recuperandone l’identità visiva e spirituale. È stato previsto un dettagliato piano diagnostico preliminare con l’esecuzione di saggi stratigrafici, analisi multispettrali e dei sali. Le operazioni hanno compreso la rimozione controllata dei depositi incoerenti, la stabilizzazione degli intonaci e della pellicola pittorica, il consolidamento delle lacune e la reintegrazione pittorica con tecniche compatibili e reversibili. Sono state previste operazioni di pulitura, stuccatura e ripristino cromatico delle reintegrazioni sulle superfici marmoree e sugli stucchi, nonché interventi specifici per la riduzione dei fattori di degrado rilevati. 

Il restauro ha mirato a migliorare la conservazione e la fruibilità del bene, consentendo la piena ripresa dell’uso liturgico del presbiterio.  

CUP F89C21000470006

Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

Localizzazione:  Roma, Municipio I, Rione Trastevere, Piazza di S. Cecilia, CAP 00153

L’intervento riguarda l’area archeologica annessa alla Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere, ubicata sotto il piano della navata e adiacente alla Cappella Ponziani. Prima dell’intervento si presentavano evidenze stratificate dall’età repubblicana all’altomedioevo: resti di una domus del II sec. a.C. inglobata in un’insula, strutture di balneum databili ai secoli III-IV con ipocausto e tubuli fittili, nonché un battistero riconducibile ai primi secoli cristiani con decorazione pittorica a velario. Il complesso conserva elementi liturgici e decorativi inglobati nelle trasformazioni successive della chiesa; tra i riferimenti storici si segnala la tradizione di consacrazione al titulus Caeciliae (sec. V), la fondazione della basilica da parte di papa Pasquale I, ispiratore del mosaico tutt’ora presente nel catino absidale (IX secolo), i restauri della fine del XIII secolo, ai quali risalgono il ciborio marmoreo di Arnolfo di Cambio (1293) e il vasto dipinto murale del Giudizio Universale di Pietro Cavallini sulla parete della controfacciata. Nel 1599, a seguito delle ricerche promosse dal cardinale titolare Paolo Emilio Sfondrati si rinvennero le presunte spoglie della martire Cecilia, ritratta da Stefano Maderno nella statua custodita nell’altare maggiore. La chiesa ha subito vari rimaneggiamenti che non ne hanno alterato la configurazione architettonica; la facciata è stata edificata nel 1725 su disegno di Ferdinando Fuga e le antiche colonne della navata sono state inglobate entro pilastri al principio del XIX secolo.    

L’area è sottoposta a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio e presenta rilevanti manufatti lapidei e pittorici da conservare e rendere accessibili al pubblico.  

Il progetto prevede l’aggiornamento del percorso museale dell’area retrostante la Cappella Ponziani mediante percorsi ideati per rendere leggibile la complessa stratificazione delle emergenze archeologiche venute in luce nel corso di diverse campagne di scavo, tra Otto e Novecento. Sono previste operazioni di restauro conservativo su pitture murali (velario) e su lacerti musivi, il recupero e la protezione delle superfici archeologiche, e interventi mirati sulle coperture e sugli elementi strutturali funzionali alla fruizione. L’allestimento comprende sistemi di illuminazione a basso impatto visivo per valorizzare le emergenze, superfici metalliche di delimitazione e pannellature informative per la lettura stratigrafica e sistemi di valorizzazione che preservano l’integrità delle testimonianze archeologiche e a garantiscono sicurezza e durabilità, privilegiando soluzioni reversibili e materiali compatibili con il contesto storico-archeologico.  

L’intervento è pensato per garantire la fruizione inclusiva del sito: il percorso museale uniforma le quote di calpestio per ridurre barriere architettoniche e prevede soluzioni per la visita assistita con supporti multimediali multilingue e sistemi di monitoraggio termoigrometrico per la tutela conservativa delle cappelle e del balneum. La musealizzazione integra gli spazi ipogei con il museo già esistente sottostante la chiesa, migliorando la connessione fisica e informativa tra le sezioni e valorizzando i reperti esposti.   

Le aree interessate sono vincolate e disponibili senza necessità di esproprio; le scelte progettuali privilegiano la minima invasività, la reversibilità degli interventi e la compatibilità con gli ambiti di tutela esistenti. 

CUP F89C21000520006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I – Rione Trastevere – Piazza Sidney Sonnino 44 – 00153 Roma 

La chiesa di Giovanni Battista dei Genovesi è situata all’angolo tra via Anicia e via dei Genovesi; prende il nome dall’antico Ospedale, dove venivano accolti e curati i marinai genovesi non appena sbarcati nel vicino porto di Ripa Grande. L’ospedale si articolava intorno ad un chiostro realizzato nella seconda metà del XV secolo ed attribuito a Baccio Pontelli, architetto di Sisto IV, e definito dal Vasari uno dei più belli della città. Le arcate a tutto sesto che delimitano il perimetro del piano inferiore (nove in ogni lato) sono rette da pilastri ottagonali in travertino, mentre la loggia superiore, ugualmente spartita da pilastri ma di dimensioni minori, è architravata. Sotto il portico destro si trova la porta di accesso all’oratorio della Confraternita, nel quale si trova il pregevole soffitto a cassettoni seicenteschi con stemmi, un arco a tutto sesto con pilastri che divide l’ambiente in due parti, ed affreschi con “Storie della Vergine e del Battista”. Nel cortile interno, tenuto a giardino, è posto un pozzo quattrocentesco costruito con grossi blocchi di travertino e con una trabeazione sorretta da due colonne ioniche.   

L’insieme costituisce un complesso archeologico con evidenti problemi di accessibilità e fruizione pubblica.  

La basilica paleocristiana di San Crisogono è un ambiente ipogeo di grandi dimensioni, con condizioni conservative complesse. Si tratta di un antico impianto basilicale paleocristiano ad unica navata eretto su murature romane preesistenti. La planimetria basilicale oggi non è percepibile a causa delle fondazioni della chiesa superiore che tagliano l’aula sfalsandone la percezione spaziale. La basilica era dotata di un’abside ai lati della quale si distinguono due ambienti con funzione di battistero e secretarium. Il presbiterio fu in seguito rialzato con tre gradini per creare la cripta con finestrella confessionis (attraverso la quale i fedeli venivano in contatto con le reliquie), accessibile da un corridoio semianulare che costeggiava la curva dell’abside. La basilica si trova a circa 6 metri al di sotto dell’attuale chiesa, la cui costruzione fu dettata dai ripetuti danneggiamenti subiti da quella originaria a causa delle piene del fiume Tevere, tanto da essere stata parzialmente interrata prima dell’anno mille, per volere del Cardinale Giovanni da Crema, fino agli inizi del XX secolo. Nella basilica paleocristiana sono presenti importanti cicli pittorici databili per la gran parte al XXI secolo, di cui si conservano quasi 100 mq di superfici dipinte, oltre ad altri pregevoli resti che ne fanno un complesso di eccezionale interesse storico-artistico ed archeologico.  

  

L’intervento prevede la musealizzazione dell’area archeologica mediante operazioni di catalogazione, restauro conservativo e valorizzazione di reperti selezionati e la realizzazione di un percorso sopraelevato che uniforma le quote interne e definisce il flusso di visita. Si prevede il rinnovo del sistema elettrico e dell’illuminazione con soluzioni compatibili per la tutela dei materiali e la fruizione espositiva, nonché predisposizioni impiantistiche per future installazioni multimediali. Sono inoltre previsti espositori dedicati, pannelli didattici figurativi e tattili e un’area didattica accessibile. Gli interventi mirano alla conservazione preventiva e alla messa in sicurezza dei manufatti senza alterare le strutture originarie dell’area archeologica.  

La fruibilità dell’area si realizza tramite accesso separato rispetto alla basilica soprastante, attraverso il chiostro e il percorso esistente che conduce al livello ipogeo. L’intervento ottimizza i percorsi di visita e predispone soluzioni per il superamento delle barriere architettoniche, riservando lo spazio per un futuro impianto elevatore non oggetto di questo finanziamento; la visita è progettata per essere contingentata in gruppi ridotti. Il cantiere si articola con allestimenti esterni nel chiostro.  

L’assetto progettuale privilegia la lettura integrata del contesto archeologico, la sicurezza dei visitatori e l’accessibilità differenziata degli spazi espositivi. 

CUP F89D21000950006

Importo del finanziamento: € 300.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione XII Ripa, Via Marcella 4/6, 00153 Roma.

Municipio I, Rione XII Ripa, Via Marcella 4/6, 00153 Roma. 

Al piano interrato e nel giardino di pertinenza del villino di proprietà sito in via Marcella nn. 4-6 (Municipio I, Aventino), ad una profondità di circa 5 m dal piano stradale, si conservano cinque ambienti di una ricca domus di età imperiale, caratterizzati da pregevoli rivestimenti parietali e pavimentali. I vani, realizzati in opera laterizia, sono disposti secondo un asse nord-sud e presentano una copertura con volte a botte a sesto ribassato. Basse e larghe aperture “a bocca di lupo” disposte lungo la parete ovest, confermano l’originaria collocazione ipogea dei locali. La decorazione pittorica risale alla fine del II e agli inizi del III sec. d. C. e costituisce uno degli esempi più significativi preservatisi a Roma per il periodo considerato. Eterogenee figure volanti riconducibili alla sfera dionisiaca, quali il Pan danzante, strumenti musicali e altri oggetti rituali (maschere teatrali, tirsi, cigni in volo, pesci, ma anche centauri, il Papposileno, le teste di Gorgone), inquadrate da semplici fasce policrome, campeggiano su un fondo monocromo bianco, atto a conferire luminosità agli ambienti. In tre stanze si conservano anche i pavimenti: uno è costituito da crustae e frammenti di marmo di reimpiego, tra cui alcuni pezzi di lesene, a testimonianza dell’uso prolungato nel tempo del complesso residenziale. Gli altri due rivestimenti pavimentali sono costituiti da mosaici a tessere bianche e nere con piccoli motivi geometrici ripetitivi (svastiche e crocette), in buono stato di conservazione. 

 Il progetto prevede la realizzazione di un accesso indipendente all’area archeologica ipogea, l’esecuzione degli essenziali interventi di manutenzione straordinaria del sito, quali il rinforzo della scala d’accesso, localizzati interventi di restauro dei rivestimenti parietali e pavimentali, nonché l’esecuzione di indagini georadar e di rilievi 3D. I locali saranno dotati di un apposito impianto di illuminazione e di videosorveglianza. 

 L’obiettivo del progetto è rendere il sito accessibile e visitabile al pubblico, agli studiosi e agli addetti ai lavori in condizioni di sicurezza, consentendone l’apertura attraverso un percorso dedicato e un ingresso autonomo rispetto all’attuale. 

CUP F87B22000710006

Importo del finanziamento: € 1.300.000,00

Localizzazione: Municipio: Aventino; Rione: Aventino; Via: Largo Arrigo VII 4; Via di Santa Prisca 8-13; CAP: 00153 Roma 

Il complesso interessa la Domus di Largo Arrigo VII, detta Casa Bellezza, e l’adiacente area con la chiesa di S. Prisca, il Mitreo. Gli spazi ipogei comprendono ambienti residenziali antichi, criptoportici e nuclei decorativi e statuari provenienti da scavi. Le aree sono nella disponibilità dell’Amministrazione e soggette a vincolo di tutela archeologica.  

L’intervento è finalizzato a rendere comprensibili le stratificazioni storiche e le emergenze archeologiche presenti nel sito e a migliorarne, e quanto possibile l’accessibilità, tenuto conto della complessa situazione storica che vede la presenza della chiesa di Santa Prisca, al di sopra del Mitreo, e di una abitazione privata al di sopra di casa Bellezza, nonché delle oggettive difficoltà dettate dal fatto che si tratta di ambienti ipogei confinati. 

L’intervento mira a migliorare la fruibilità pubblica e l’accessibilità culturale del complesso, favorendo visite guidate, percorsi interpretativi e supporti didattici multimediali.  

Prevede la pulizia e il consolidamento degli apparati decorativi, dei muri e delle pavimentazioni, l’eliminazione delle infiltrazioni di acqua, la creazione di un migliore progetto di illuminazione e il perfezionamento, in particolare per quanto riguarda Casa Bellezza, del sistema di filtraggio, ricircolo e distribuzione dell’aria che consenta di migliorare le condizioni ambientali sia per quanto riguarda la conservazione di questi ambienti ipogei confinati che la loro visita. 

CUP F89D21000930006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I – Aventino; Rione XII Ripa, Piazza Pietro d’Illiria n. 1, 00153 Roma.

Il complesso archeologico di Santa Sabina, ubicato sulla sommità dell’Aventino, immediatamente ad ovest della basilica, si caratterizza per una straordinaria continuità stratigrafica che va dall’età arcaica (VI sec. a. C.) a quella medievale (XIII sec.).  

I primi saggi archeologici condotti tra 1855‐1857 portarono alla scoperta di un tratto delle Mura Serviane in blocchi di tufo di Grotta Oscura del IV secolo a.C., parallelo al corso del Tevere e impostato su tre filari in tufo del Palatino, detto “cappellaccio”, risalente al VI secolo a.C. All’interno delle Mura sono stati inoltre riportati in luce edifici residenziali in opera incerta che si sviluppano a partire dalla fine del II secolo a.C. e che proseguono con rifacimenti in epoche successive, testimoniati da pregiati mosaici e pavimenti in opus sectile marmoreo, nonché da altre 7 strutture in opera reticolata e laterizia. È stato interpretato come un santuario domestico dedicato a Iside l’ambiente con affreschi a soggetto egizio datato al II secolo d.C., con graffiti a carattere religioso. Alla fine del III secolo d.C. è attribuibile un’ulteriore trasformazione strutturale di questo settore di indagine, con la realizzazione di due cisterne forse relative a un settore termale. Le costruzioni di epoca romana fanno da fondazione a una fortezza medievale sorta fin dal X secolo a opera della famiglia Crescenzi poi passata nel XIII secolo ai Savelli con successivi ampliamenti. 

 Il progetto prevede in primis la realizzazione di un rilievo fotogrammetrico tridimensionale d’insieme, utile alla lettura complessiva dei resti archeologici rinvenuti, afferenti a varie epoche. I rivestimenti parietali e pavimentali necessitano, inoltre, di estesi interventi di pulizia, restauro e consolidamento. Ai fini della rifunzionalizzazione del sito e della sua conseguente apertura al pubblico, si prevede infine la sostituzione delle parti metalliche ammalorate (scale, passerelle, ringhiere, ecc.), la messa in opera di un nuovo impianto di illuminazione, la realizzazione di apparati didattici per la fruizione.   

 L’intervento è finalizzato ad incrementare la fruizione del sito archeologico mediante visite guidate e contingentate.  

CUP F89D21000920006

Importo del finanziamento: € 200.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione San Saba (Aventino Minore), Via di Santa Balbina 6, 00153 Roma (RM). 

Il sito archeologico in oggetto è ubicato in Via di Santa Balbina 6, ad ovest dell’omonima chiesa. Nel 1983, durante le indagini archeologiche richieste dalla FAO, nel giardino antistante l’Istituto di Santa Margherita venne riportata alla luce un’imponente struttura in opera quadrata di tufo con resti strutturali riferibili a successive fasi di vita, identificata da alcuni come parte della Porta Naevia, da cui entrava in città l’importante arteria stradale denominata vicus Portae Naeviae. In età augustea, le fortificazioni di epoca repubblicana, ormai prive della loro originaria funzione difensiva, divennero il terrazzamento per alcuni ambienti di una domus, di cui restano oggi solo i livelli pavimentali, costituiti da piani di malta cementizia su cui erano allettati elementi marmorei, ora non più conservati. 

Prima dell’intervento, l’area non risultava adeguatamente delimitata né esisteva un percorso di visita definito. La copertura a protezione dei resti archeologici versava in uno stato manutentivo precario. Il progetto ha previsto la revisione e il trattamento della struttura di copertura esistente, il restauro e il consolidamento delle strutture murarie e la realizzazione di una nuova recinzione. 

L’intervento ha avuto come ulteriore obiettivo il miglioramento della fruizione e la sicurezza dell’area, definendo un percorso di visita e una precisa delimitazione delle aree accessibili al pubblico.  

CUP F89C21000400006

Importo del finanziamento: € 800.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione San Saba; Via delle Terme di Caracalla, 28

La basilica di santa Balbina è posta lungo il Clivus Delphini, la strada che conduceva
dalle Terme di Caracalla all’Aventino, unendo l’Appia all’Ardeatina e alla “via Nova”.
In questa area in età tardo repubblicana fu costruita un’imponente domus che,
probabilmente, divenne la casa privata di Adriano prima del suo principato, il quale salito
al trono, la donò all’impero. La domus fu poi donata da Settimio Severo al suo amico
Lucio Fabio Cilone, che era stato due volte console, prefetto di Roma, e tutore di
Caracalla. È stato ritrovato nel 1859 nelle vicinanze della chiesa un tubo di piombo
dell’acqua che riporta il nome di Lucio Fabio Cilone. Ai tempi di Costantino, il salone di
rappresentanza della domus fu trasformato in una chiesa, il titulus Tigridae, che nella
seconda metà del VI secolo, a seguito del trasferimento delle reliquie di Balbina, fu
dedicato alla martire. La prima citazione della nuova titolatura, Titulus Sanctæ appare
infatti in occasione del sinodo celebrato nel 595 da papa Gregorio Magno. Nel XII secolo
la chiesa versava in uno stato di grave abbandono, ci fu la caduta del catino absidale e la
distruzione del mosaico che lo decorava. Nel corso del XV secolo la chiesa fu restaurata:
il Cardinale Marco Barbo, nipote di Papa Paolo II, fece nel 1489 alcuni interventi di
restauro e l’iscrizione commemorativa in una delle capriate centrali ne è testimonianza. A
seguito di un sopralluogo effettuato dalla Soprintendenza e dalla proprietà nel settembre
2018, per verificare lo stato di conservazione delle capriate lignee e dell’orditura, si è
preso atto dell’avanzato stato di degrado della struttura lignea e della rottura di parte della
prima capriata prossima al catino absidale. Come constatato durante il sopralluogo buona
parte della copertura è ancora quella fatta costruire nel 1489 dal cardinale Marco Barbo.
Chiusa al pubblico per questioni di sicurezza e installato un ponteggio a presidio,
quest’ultimo è stato utilizzato anche per effettuare indagini conoscitive sull’orditura
lignea. I risultati di queste indagini insieme a quelli scaturiti da una indagine archivistica
che ha dato conto di un ribaltamento della facciata tra il 1965 e il 1972, hanno reso
urgente l’intervento condotto sulla copertura della navata principale.
Il cinematismo innescatosi nella facciata, di cui non è ancora chiara la causa, ha coinvolto
anche l’orditura principale della copertura portando a un generale disallineamento di tutte
le capriate. L’intervento ha previsto l’inserimento, all’interno delle capriate doppie
esistenti, di puntoni in acciaio tubolare a sezione rettangolare e di un tirante costituito da
una fune spiroidale in acciaio zincato, elementi che assumono il ruolo strutturale
dell’orditura primaria; il rinforzo delle murature di appoggio mediante l’inserimento di un
cordolo sommitale costituito da una piastra continua, collegata alle murature tramite barre
filettate; la ricucitura delle murature ed il ripristino degli intonaci interni. L’inserimento di
un sistema di controventatura in acciaio zincato, posato all’intradosso delle nuove travi in
acciaio ha il compito di collegare i nuovi puntoni in acciaio con le murature della chiesa.

CUP F89C21000550006

Importo del finanziamento: € 300.000,00

Localizzazione: Roma – Municipio I, Rione San Saba, Piazza di Santa Balbina 8, 00153 Roma

La Basilica di Santa Balbina, situata nel cosiddetto piccolo Aventino, è una chiesa filiale di San Pietro in Vaticano ed è di proprietà del Capitolo di San Pietro. 

Al suo interno presenta pregevoli dipinti murali realizzati nel 1600 dal pittore fiorentino Anastasio Fontebuoni su incarico dal cardinal Pompeo Arrigoni, titolare della basilica.  Nel catino absidale è rappresentato Cristo in gloria tra i santi Balbina, Felicissimo e Quirino mentre sull’arco campeggiano in alto lo stemma Aldobrandini e ai lati, tra finti marmi, i principi degli Apostoli, San Pietro e San Paolo.  

Tali opere, che si trovavano in avanzato stato di degrado con fratture, diffuse efflorescenze saline, importanti distacchi e puntuali cadute di porzioni di intonaco dipinto, sono state oggetto di un complesso intervento di restauro che ha permesso di garantirne la salvaguardia e il recupero. Sulla superficie si erano sedimentati nel tempo notevoli depositi ed era presente uno strato di fissativo alterato, sovrammesso in precedenti restauri. La pulitura, quindi, è avvenuta per gradi, in maniera selettiva e controllata per restituire ai dipinti la loro originaria cromia ricca e brillante. 

Preceduto e accompagnato da un’ampia campagna diagnostica, il restauro ha inoltre permesso lo studio dettagliato del dipinto, di grandissima qualità artistica e raffinato anche dal punto di vista della tecnica e dei materiali impiegati. 

L’intervento è stato mirato a conservare anche ciò che sopravviveva dell’ampio rifacimento, eseguito negli anni Trenta del Novecento dal pittore Orlandi in una zona del catino, e a trattare la lacuna presente per ridurre l’interferenza visiva. 

Infine il restauro ha riguardato l’icona del Salvatore, posta alla base del catino absidale. 

CUP F89D21000910006

Importo del finanziamento: € 250.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione San Saba (Aventino Minore), Via Lucio Fabio Cilone, 00153 Roma (RM). 

In un paesaggio urbano di rara e notevole suggestione, circoscritto dalle Mura Aureliane, i resti dell’Acquedotto Antoniano e le Terme di Caracalla, si erge un antico e maestoso mausoleo databile all’epoca tardo repubblicana ‐ augustea,  appartenente alla necropoli della via Ardeatina. Nonostante si presenti per buona parte interrato e privo del rivestimento originario, è ancora possibile cogliere le caratteristiche monumentali della poderosa costruzione. La struttura antica si imposta su un tamburo circolare di oltre 40 metri di diametro e spicca dall’attuale piano di campagna per un’altezza compresa tra i 3 e i 5 metri. Alla camera funeraria ipogea si accede attualmente da un’apertura moderna che immette in un corridoio con rivestimento in opera reticolata lungo 14 metri. Il dromos conserva buona parte della copertura a volta, dove sono ancora visibili tracce dell’originaria decorazione ad affresco con partizioni geometriche in rosso su fondo bianco. Lungo le pareti si aprono nicchie e arcosoli, forse destinati a ospitare cinerari. La camera funeraria, completamente priva dei rivestimenti originari si presenta come un ampio vano circolare con cinque nicchie rettangolari equidistanti tra loro. Lungo le pareti settentrionali sono presenti tre pilastri moderni posti a contenimento della costruzione, in parte collassata. Non si notano resti della pavimentazione originaria. L’intera costruzione doveva essere rivestita, sia all’interno che all’esterno, da blocchi di travertino alternati a elementi in peperino decorati con una sorta di rustico bugnato, come si osserva in alcuni blocchi superstiti rimasti nella sala ipogea. L’opera reticolata e i blocchi travertino del rivestimento, uniti alle osservazioni sull’architettura dell’edificio funerario “a tumulo” ‐ una tipologia che a Roma trova la sua compiuta realizzazione nel Mausoleo di Augusto in Campo Marzio ‐ ben si accordano con la datazione proposta tra lo scorcio dell’età repubblicana e i primi anni di regno di Augusto. L’attribuzione del mausoleo a Cilone non ha alcun fondamento storico e si deve alla prossimità nella zona delle proprietà di L. Fabio Cilone, personaggio di spicco dell’entourage dell’imperatore Settimio Severo (145‐211 d.C.). 

 L’intervento ha previsto il consolidamento strutturale dell’edificio mediante la realizzazione di opere di risanamento del paramento esterno del tamburo, l’integrazione di un’ampia lacuna muraria e il restauro della scala lapidea di accesso alla sommità, previo completamento della revisione arborea  e la rimozione della vegetazione infestante.  

 Le lavorazioni eseguite serviranno da punto di partenza per un più completo intervento di restauro e valorizzazione del contesto, a farsi sia all’interno che all’esterno del monumento, da condursi nel prossimo futuro. 

CUP F89D21000900006

Importo del finanziamento: € 200.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I – Aventino; Rione: Aventino; Piazza Gian Lorenzo Bernini 20; CAP: 00153 

La Basilica di San Saba sorge sul colle Aventino, su un sito precedentemente occupato da strutture di età romana e da un oratorio alto-medievale. Nel Medioevo diventa uno dei monasteri più importanti della città di Roma e nei secoli successivi si susseguono i Benedettini, i monaci di Cluny, i Cistercensi e i Canonici Regolari. Nel 1573 diventa sede del Collegio Germanico Ungarico retto dalla Compagnia di Gesù.

Negli ambienti ipogei si conservano strutture di età romana. Al di sopra dei resti romani è stato individuato un ambiente rettangolare absidato, interpretato come l’aula a impianto basilicale di una domus di epoca tarda appartenuta secondo la tradizione a Santa Silvia, madre di Papa Gregorio Magno. Attorno al secolo VIII, tale complesso viene occupato da una comunità di monaci orientali esuli dalla Giudea che si insediano sui ruderi, ormai abbandonati. Appartiene a questo periodo la necropoli di tombe “a forno” con copertura di tegole disposte in doppio ordine, ancora oggi visibile nell’area.

Nel X secolo il monastero probabilmente è abitato da monaci benedettini, i quali avrebbero costruito la prima chiesa al di sopra dell’oratorio, che passò invece ad accogliere le sepolture dei monaci. Il monastero non subì successivamente sostanziali trasformazioni fino al momento della ricostruzione romanica avvenuta intorno al 1145, quando il monastero fu concesso ai monaci di Cluny da Papa Lucio II. Sul vecchio oratorio a navata unica si impostò così il nuovo edificio a pianta basilicale, a somiglianza delle grandi chiese paleocristiane: tre navate, ognuna terminante con un’abside, scandite da colonne. La nuova chiesa fu dotata anche di un campanile.

Nell’oratorio di San Saba si conserva ancora oggi uno straordinario palinsesto di pitture murali databile in un arco cronologico compreso tra VII e X secolo. Le più antiche pitture, molto frammentarie, sono state distaccate durante i lavori degli inizi del Novecento che portarono alla scoperta del complesso ecclesiastico ipogeo, mentre rimane ancora in situ la parte inferiore di una teoria di Santi che decorava l’abside.

Nel complesso si raccoglie, inoltre, un’importante collezione di iscrizioni e di materiali lapidei di epoca romana e medievale, conservati in due locali all’interno della chiesa, che hanno assunto una funzione di esposizione museale.

L’intervento prevede la sistemazione del percorso di accesso e visita, il restauro conservativo delle superfici e la manutenzione dei locali espositivi. In particolare si interviene per la messa in sicurezza e il consolidamento delle murature emergenti, il consolidamento e la pulitura delle pitture murali e la tutela delle tombe ‘a forno’.

Nei locali museali la rimozione dell’intonaco cementizio non traspirante ha portato alla luce le pareti di una cisterna di epoca romana, pertanto si è proceduto a mantenerle visibili per ripristinare un microclima più adatto alla conservazione. Sulle pareti dei due ambienti e della scala d’accesso sono stati posati intonaci a calce ed è stata effettuata una nuova tinteggiatura più conforme cromaticamente. Sono stati riqualificati gli impianti elettrici e si è provveduto all’installazione di un nuovo impianto illuminotecnico a basso impatto per valorizzare reperti e pitture, nonché operazioni di manutenzione sui cancelli metallici e sugli elementi in ferro presenti. E’ stata migliorata la ventilazione naturale dei locali espositivi, compresa la sostituzione della porta lignea con porta a telaio metallico con ante microforate.

L’accesso al complesso ipogeo avviene dall’interno della basilica tramite la scala esistente; il percorso espositivo si apre con pannelli didattici e si sviluppa nella chiesa inferiore e nei due locali seminterrati. L’intervento non garantisce l’accessibilità inclusiva integrale, a causa delle barriere esistenti, ma introduce dispositivi di segnalazione e delimitazione dei livelli e pannellistica informativa per favorire la comprensione del sito.

CUP F89D21001170006

Importo del finanziamento: € 3.000.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Ripa (R. XII); Via del Velabro / Piazza della Bocca della Verità; 00186 Roma 

L’Arco di Giano è un monumento a pianta quadrata con quattro piloni e quattro fornici; le dimensioni sono approssimativamente 12 m di larghezza e 16 m di altezza. Il rivestimento è costituito da lastre marmoree prevalentemente di riuso, con volte a crociera interne e costolature in laterizio; l’apparato decorativo comprende nicchie, semicolonne e chiavi di volta figurate. Nel Medioevo l’opera è stata trasformata in fortificazione dalla famiglia Frangipane; nelle immediate adiacenze si trova l’Arco degli Argentari, porta architravata datata al 204 d.C. Lo stato di conservazione evidenzia degrado atmosferico, depositi biologici, fessurazioni, locali distacchi del rivestimento e fenomeni di infiltrazione e solfatazione. 

L’intervento prevede operazioni finalizzate al restauro e al consolidamento dell’organismo monumentale preservandone leggibilità e autenticità. Sono previste pulizie differenziate delle superfici (chimiche, meccaniche), trattamenti per la rimozione della vegetazione e dei biofilm, consolidamento delle superfici decoese e dei legami tra rivestimento marmoreo e nucleo, stuccature compatibili delle fessure presenti. Sul coronamento si interviene per il miglioramento della tenuta della copertura e per la posa della finitura in cocciopesto. Tutte le fasi prevedono prove preliminari e monitoraggio per verificare compatibilità e stabilità del restauro. L’intervento include la sistemazione delle aree esterne per migliorare la fruizione e l’integrazione con la piazza antistante. La pavimentazione intorno all’arco viene riqualificata con un impianto in pietra a texture coerente con il contest. I lavori contemplano un piano di monitoraggio e manutenzione programmata. 

CUP F89C21000440006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Monti, Piazza di S. Francesco di Paola n. 10, 00184 Roma 

La Chiesa rettoria di San Francesco di Paola ai Monti si trova nel Rione Monti ed è annessa a un convento. L’edificio è stato realizzato tra il 1624 e il 1630 su progetto attribuito a Giovanni Pizzullo; a seguito dei lavori urbanistici del 1884 il livello stradale fu notevolmente abbassato e fu costruito un muraglione di contenimento sul fianco destro. Prima dell’intervento si presentava un quadro diffuso di degrado nelle tre cappelle adiacenti al lato destro della navata: umidità di risalita capillare, efflorescenze saline, sviluppo di biodeteriogeni e perdita di coesione dell’intonaco. Le superfici dipinte e gli stucchi manifestano abrasioni, distacchi, fessurazioni e cadute di intonaco con compromissione della leggibilità degli apparati decorativi. 

L’intervento si concentra sulla messa in sicurezza delle superfici decorate di due delle tre cappelle laterali destre e sul consolidamento della scatola muraria. Si prevede il consolidamento strutturale delle porzioni murarie interessate attraverso il collegamento delle componenti indebolite e l’inserimento di sistemi di ancoraggio trasversale per limitare l’evoluzione del quadro fessurativo. Le cause dell’umidità vengono rimosse e si eseguono operazioni di estrazione dei sali solubili e di consolidamento degli intonaci e della pellicola pittorica con materiali compatibili. Sono previste analisi stratigrafiche e saggi preliminari, protezione temporanea delle superfici, pulitura differenziata delle decorazioni, stuccature e reintegrazioni cromatiche distinguibili. Sono programmati controlli e monitoraggi preliminari del processo di deumidificazione prima dei restauri definitivi. 

Le opere sono articolate in fasi di cantiere interne ed esterne con accesso previsto dal cortile posteriore di pertinenza dell’Ordine dei Minimi; la cantierizzazione prevede limitazioni temporanee all’accesso alle aree interessate. Sono previste verifiche delle coperture e la razionalizzazione della gestione delle acque meteoriche sul lato esterno per prevenire future infiltrazioni. L’intervento integra e prosegue interventi di consolidamento già eseguiti in passato sulle lesioni delle cappelle e mira a restituire condizioni di sicurezza e fruibilità degli ambienti per il culto e la visita, nel rispetto delle caratteristiche materiali e formali del bene.  

CUP F89C21000590006

Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione Monti; Via Urbana 160; CAP 00184 

La Basilica di Santa Pudenziana si trova nel Rione Monti, in corrispondenza dell’antico Vicus Patricius; l’edificio attuale si sviluppa su più livelli e poggia su strutture di età romana (domus/insula del II secolo d.C.) con successive trasformazioni paleocristiane e moderne. La quota del cortile d’accesso è posta circa 3,6 m sotto il piano stradale di Via Urbana; verso Via Balbo il dislivello raggiunge circa 7 m rispetto alla navata. Il complesso comprende ambienti sotterranei con gallerie di sostruzione, vasche e porzioni di pavimentazione musiva e intonaci affrescati, oltre al prospetto storico con campanile romanico e facciata rifatta nel XIX secolo. Prima dell’intervento gli ipogei presentavano problemi diffusi di umidità, saline, patine biologiche e perdita di coesione degli intonaci e dei tessellati musivi.

Il progetto prevede il restauro e il consolidamento delle superfici musive e degli apparati pittorici degli ambienti ipogei, il consolidamento di murature e volte, il risanamento di elementi in calcestruzzo e di componenti metalliche e il completamento delle indagini conoscitive. Sono previste prime fasi di rilievo laser 3D e rilievo materico, indagini diagnostiche e un piano delle indagini per caratterizzare materiali, sali e condizioni microclimatiche; il monitoraggio ambientale e la valutazione del radon sono inseriti nel piano delle indagini. Interventi di scavo stratigrafico sono programmati per ambienti individuati; è prevista la revisione dell’impianto elettrico e illuminotecnico e la predisposizione di un sistema di ventilazione e drenaggio delle acque per contenere l’umidità.

L’intervento include la realizzazione di un percorso di visita su passerelle reversibili che attraversa gli ambienti voltati, con punti di sosta e affacci per l’osservazione dei manufatti. I parapetti e i supporti prevedono l’inserimento di pannelli informativi con testi in italiano e inglese; i contenuti divulgativi saranno sviluppati in fase successiva. L’accessibilità motoria completa è rinviata a una fase successiva, in assenza per ora dell’installazione di ascensore. Tutte le attività archeologiche saranno svolte sotto direzione scientifica; la produzione documentale comprenderà rilievi, schede, documentazione fotografica e relazioni finali utili alla gestione e alla manutenzione futura del sito.

CUP F89D21001140006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Monti; Piazza della Madonna dei Monti n. 3; CAP 00184 Roma

La Domus Santi Sergio e Bacco è un complesso archeologico urbano composto da due ambienti principali (denominati Ambiente A e Ambiente B) che conservano lacerti di murature in laterizio, murature in tufo (scapoli, blocchi e blocchetti), intonaci con intarsi in terracotta, superfici dipinte, intarsi e pavimenti in marmo, elementi in stucco e travi metalliche di copertura. I supporti presentano tecniche costruttive riconducibili anche a fasi edilizie antiche (opus quadratum e opus reticulatum) e successivi interventi storici. Prima dell’intervento si riscontrano deposizioni superficiali, efflorescenze, distacchi, fessurazioni, lacune, stuccature incongrue e patine biologiche diffuse; alcune aree pavimentali risultano parzialmente occupate da reperti archeologici e materiale di risulta. L’insieme è sottoposto a vincolo ai sensi del d.lgs. 42/2004. 

Il progetto prevede il rilievo dettagliato e indagini diagnostiche per la caratterizzazione dei materiali e degli apparati decorativi (analisi XRF, sezioni stratigrafiche, diffrattometria). Sulle superfici si interviene privilegiando i criteri del minimo intervento, compatibilità e reversibilità: rimozione di stuccature incongrue, pulitura dei depositi e degli efflorescenzi, trattamento di patine biologiche, estrazione dei sali, verifiche di adesione degli intonaci e consolidamento dei supporti murari e degli intarsi. Per le decorazioni pittoriche e gli intarsi si prevede la stabilizzazione delle superfici, la stuccatura delle lacune con malte compatibili e la reintegrazione cromatica compatibile e distinguibile. Si adottano interventi mirati per gli elementi in marmo, in stucco e per le travi metalliche, oltre alla rimozione degli elementi incongrui. 

L’intervento comprende l’adeguamento impiantistico necessario a garantire condizioni microclimatiche idonee alla conservazione, la realizzazione di un percorso di visita interno con apparati didattici e la produzione di materiale informativo e piattaforme digitali per la promozione e la divulgazione. Le scelte progettuali tengono conto della fruibilità del sito e della tutela del contesto urbano di Piazza della Madonna dei Monti, prevedendo soluzioni che favoriscono la visita guidata e la corretta lettura degli interventi conservativi. 

CUP F89D21001150006

Importo del finanziamento: € 350.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Monti; Via Cavour (accessi anche da Via Vittorino da Feltre e Via delle Carine n. 1); CAP 00184 

La Domus romana di epoca medio-imperiale è collocata sotto il Liceo Scientifico Statale Cavour, in un settore centrale tra le aree delle Carinae e dell’Esquilino, nei pressi del Colosseo. Prima dell’intervento si presentava in gran parte interrata, con cinque ambienti visibili, voltati e decorati, di cui due non interessati dai lavori. Le superfici parietali e le intradossi delle volte conservano intonaci decorati, motivi floreali, figure umane e stucchi monocromi; tuttavia sono presenti distacchi, lesioni e atti di vandalismo. Storicamente, durante gli scavi del 1895 fu scoperto il settore orientale della residenza, andato poi perduto per la costruzione di Via degli Annibaldi; inoltre è noto il rinvenimento di una fistula in piombo recante i nomi di Umbria Albina e L. Fabius Gallus, utile per la contestualizzazione cronologica e sociale della Domus. 

L’intervento prevede lo svuotamento archeologico parziale degli ambienti con asportazione dei riempimenti individuati mediante rilievo laser scanner, la rimozione di elementi moderni intrusivi e la vagliatura del materiale di scavo per il reperimento e la catalogazione dei rinvenimenti. Si effettuano consolidamento e restauro delle murature, delle volte e degli apparati decorativi mediante tecniche conservative adeguate allo stato di conservazione; la pulitura delle superfici, il trattamento delle colonie biologiche e la stuccatura controllata dei bordi sono previste secondo criteri di conservazione. È prevista la sistemazione dell’accesso, la modifica del collegamento con il Liceo attraverso un ambito rialzato e la realizzazione di un locale di servizio inferiore; si prevede inoltre l’adeguamento impiantistico essenziale, in particolare per la ventilazione controllata dell’area archeologica. 

Le opere includono la creazione di un ingresso diretto dalla strada e di un percorso di visita con apparati didattici e materiali informativi per favorire la fruizione pubblica. Prima dell’intervento la fruizione era limitata per ragioni di accessibilità e sicurezza; il progetto prevede l’abbattimento delle barriere architettoniche lungo il corridoio di accesso e la riemersione della pavimentazione romana dove conservata. Le azioni di valorizzazione comprendono la predisposizione di supporti divulgativi e piattaforme digitali per la promozione dell’area. L’intervento tiene conto del contesto urbanistico e della necessità di coordinamento con l’istituzione scolastica e le amministrazioni competenti, senza interferenze note con altri progetti nell’area. 

CUP F89C22000650006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Ripa, Via San Giovanni Decollato 22, 00100 Roma

Il complesso di San Giovanni Decollato, costituito dalla chiesa e dall’oratorio che si articolano – insieme ad altri ambienti – attorno al chiostro, è situato nel rione Ripa, nell’area del Velabro, e risulta sottoposto a vincolo monumentale ai sensi del D.Lgs. 42/2004.  

La fabbrica è storicamente legata alla Compagnia omonima, poi divenuta Arciconfraternita, fondata nel 1488, che ne detiene ancora oggi la proprietà. Sia la chiesa che l’oratorio, risalenti al XVI secolo, sono caratterizzati da coperture lignee a falda, interessate a vario titolo da modifiche nelle epoche successive: in particolare la chiesa presenta un soffitto a cassettoni decorato mentre l’oratorio è copertoi da un solaio ligneo piano, rivestito all’intradosso da un velario dipinto datato alla metà del Novecento. Entrambi gli ambienti conservano inoltre importanti cicli decorativi del XVI secolo, in particolare l’oratorio con affreschi della vita di Giovanni Battista opera, tra gli altri, di Francesco Salviati e Jacopino del Conte.  

Il complesso ha conosciuto nel tempo diverse fasi di trasformazione, fra le quali quella conseguente, nel XX secolo, all’abbassamento del piano stradale per la costruzione della via del Mare, connessa ai relativi sventramenti, che ha inciso, oltre che sul contesto urbanistico, sulle condizioni statiche degli apparati murari.  

I restauri previsti nel progetto, ponendosi in continuità con interventi di tutela già eseguiti nel complesso, si concentrano sul consolidamento degli elementi lignei delle coperture a falda della chiesa e dell’oratorio, che presentava, specie in quest’ultimo caso, condizioni conservative più critiche, necessitanti di interventi più radicali, potendo prevedere, invece, nella chiesa, solo l’esecuzione di operazioni puntuali. Pertanto l’intervento, preceduto da opportune verifiche diagnostiche, mira – nel caso dell’oratorio – al consolidamento ed alla sostituzione parziale delle strutture lignee portanti della copertura, compreso il rifacimento del manto e del sistema di smaltimento delle acque meteoriche, mentre – nel caso della chiesa – considerata la capienza del finanziamento complessivo, ad alcuni interventi di consolidamento puntuale delle strutture lignee da eseguirsi nel sottotetto.  

Le operazioni prevedono inoltre il restauro di tutte le superfici murarie esterne dell’oratorio, con la reintegrazione degli intonaci, l’esecuzione dei saggi stratigrafici e delle nuove finiture cromatiche, la pulitura e il restauro degli elementi lapidei. 

Il progetto privilegia infine il recupero degli elementi riutilizzabili, l’impiego di tecniche e materiali compatibili con le preesistenze e l’adozione di misure minime per la sicurezza e per la manutenzione futura (sistemi di ispezione e impianti di rilevazione fumi). 

L’intervento non modifica la destinazione d’uso: riguarda attività di manutenzione e restauro conservativo dei sottotetti, delle facciate dell’oratorio e della sagrestia, con adeguamenti impiantistici limitati alla sicurezza e all’illuminazione minima per ispezione.  

L’accesso operativo e l’area di cantiere sono previsti all’interno del perimetro del complesso dell’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato, con misure volte a limitare interferenze con la viabilità pubblica, senza interferenze con altri progetti nell’area. Sono previste procedure di gestione dei materiali e di riuso in cantiere nel rispetto della normativa ambientale vigente. 

CUP F89D22001490006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Ripa, Piazza dei Cavalieri di Malta, 00153 Roma

Il Recinto piranesiano costituisce la delimitazione muraria, articolata plasticamente e architettonicamente, della piazza dei Cavalieri di Malta antistante la Villa omonima e la chiesa di S. Maria del Priorato, progettati da Giovan Battista Piranesi nel 1765. La configurazione della piazza, con motivi ornamentali a trofei e stemmi, richiama riferimenti iconografici all’Armilustrium romano. L’organismo architettonico presenta paramenti intonacati e a stucco caratterizzati da una raffinatissima decorazione a basso rilievo, manufatti lapidei in travertino e marmo, elementi fittili (sfere, anfore) connessi da ancoraggi metallici. Prima dell’intervento, il monumento versava in critico stato conservativo, con un diffuso quadro di degrado dovuto all’azione degli agenti atmosferici, alla presenza di vegetazione infestante, con diffusi fenomeni di disgregazione, efflorescenze e ossidazione degli elementi metallici. La piazza si colloca alla sommità del Colle Aventino, al termine dell’antico tracciato di via di S. Sabina, fulcro monumentale all’interno dell’importante contesto paesaggisticamente tutelato del Colle Aventino. 

Il progetto prevede il completamento di precedenti interventi di restauro delle superfici decorate e delle membrature del Recinto, già condotti dalla Soprintendenza Speciale, volti a ripristinare l’integrità del monumento e a restituirne la leggibilità formale. Gli interventi comprendono: pulitura e disinfezione da microrganismi, rimozione di depositi incoerenti e di stuccature incongrue, consolidamento delle lesioni e reintegrazione puntuale degli intonaci e degli stucchi, restauro delle superfici lapidee e dei paramenti murari, riequilibratura cromatica e applicazione di protettivi superficiali. Si prevedono trattamenti antiossidanti per gli elementi metallici o sostituzione di quelli deteriorati, con revisione e ricostituzione degli ancoraggi, e, se necessario, la fornitura e la posa di nuovi elementi fittili per la reintegrazione formale dell’immagine. Le scelte progettuali mirano a ripristinare la coesione materica e le funzioni protettive degli strati superficiali nel rispetto delle tecniche conservative e dell’aspetto storicizzato del monumento. 

L’area oggetto dell’intervento è nella disponibilità dell’Amministrazione e non presenta complementarità con altri interventi attualmente programmati. I lavori completano fasi di restauro precedentemente eseguite e prevedono misure organizzative per la sicurezza del cantiere e la gestione degli accessi alla piazza, al fine di tutelare il bene e garantire la fruibilità durante l’esecuzione. A conclusione è prevista la definizione di un programma di manutenzione preventiva e controlli periodici per garantire la durabilità degli interventi. 

La valorizzazione illuminotecnica del monumento, finalizzata a migliorare la leggibilità e la fruizione notturna della piazza – considerata la capienza del finanziamento – non sarà eseguita in questa fase, mentre al termine dell’intervento sarà realizzato, in collaborazione con l’Amministrazione Capitolina, il ripristino delle pendenze stradali e della pavimentazione in sanpietrini per assicurare il corretto deflusso delle acque e scongiurare i fenomeni di degrado da umidità di risalita attualmente presenti nel Recinto monumentale. 

CUP F89D21001110006

Importo del finanziamento: € 700.000,00

Localizzazione: Municipio I Centro Storico; Colle Aventino; Largo Arrigo VII, 5; 00153 Roma (RM) 

Sopra le rovine di un complesso termale romano di epoca imperiale, denominato ‘Castellum Aquae’, nei primi anni del Ventennio fascista, grazie al nuovo piano regolatore, sorse un edificio adibito a ristorante, il Castello dei Cesari, che il proprietario donò a Mussolini nel 1932 e che l’architetto Gaetano Minnucci trasformò, tra gli anni 1935 e 1943, nella “Casa della Giovane Italiana” dell’Opera Nazionale Balilla. 

Ubicato sul Colle Aventino con affaccio sul Circo Massimo e sul Roseto comunale, accessibile da Largo Arrigo VII, l’edificio, di notevole pregio architettonico, diventò sede dell’Accademia Nazionale di Danza nel 1954, ed è oggi sottoposto a tutela ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, vincolato come ‘Castello dei Cesari’ e per le strutture antiche delle Terme di L. Licinio Sura; ricade inoltre nell’area paesaggistica tutelata del Colle Aventino e nella porzione della Città Storica compresa nel sito UNESCO. La sua configurazione distributiva e cromatica è stata alterata in maniera significativa con interventi successivi a partire dagli anni ’70 del Novecento.  

Prima del progetto i serramenti esterni si presentano prevalentemente in alluminio anodizzato con vetro singolo, privi di adeguate prestazioni sia estetiche che relative al contenimento dei consumi energetici; erano inoltre presenti tende parasole esterne e sistemi di oscuramento interni molto eterogenei.  

Il progetto ha dato priorità alla sostituzione dei serramenti esterni e dei sistemi di oscuramento interni, prevedendo l’installazione di nuovi infissi a taglio termico in acciaio, di cromia grigio scuro, per le vetrate di minori dimensioni e in alluminio con profili ridotti, esteticamente analoghi, per le vetrate di maggiori dimensioni. Sono inoltre stati installati sistemi di oscuramento interni di aspetto omogeneo (tende a rullo in tessuto color avorio con classe di reazione al fuoco RE1). Le opere edili, di modesta entità, hanno riguardato adeguamento delle bucature, riprese murarie sottofinestra, riposizionamento delle soglie, risarcitura dei vani cassonetto, stuccature e tinteggiature nelle imbotti.  

Gli interventi sono stati finalizzati alla riqualificazione formale del complesso, favorendo la rilettura della pregevole architettura degli anni Trenta, rivolgendo al contempo attenzione al miglioramento delle prestazioni energetiche degli infissi e conseguentemente del comfort interno degli ambienti, senza alterare gli elementi architettonici di pregio. 

L’intervento non ha modificato la destinazione d’uso dell’immobile, di proprietà demaniale, che rimane sede della prestigiosa Accademia Nazionale di Danza. La sostituzione degli infissi ha permesso di ripristinare l’unità formale delle facciate, garantendo al contempo il raggiungimento degli standard normativi e la coerenza con gli interventi di adeguamento in corso, relativi alla sicurezza antincendio.  

Gli interventi eseguiti potranno essere integrati con il restauro degli intonaci e del mosaico esterno, originariamente previsti ma differiti per dare priorità al riordino formale e funzionale degli infissi.  

CUP F89D21001360006

Importo del finanziamento: € 935.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Monti; Piazza delle Quattro Fontane (incrocio via XX Settembre, via del Quirinale e via delle Quattro Fontane); CAP: 00184. 

Il complesso di San Carlino alle Quattro Fontane comprende la chiesa, il chiostro e il convento progettati da Francesco Borromini e realizzati per fasi tra il 1634 e il 1644; la facciata in travertino è stata aggiunta tra il 1665 e il 1667. Il complesso è segnato da fenomeni di dissesto correlati alla costruzione degli edifici adiacenti,  i quali hanno determinato criticità nella porzione del convento prospiciente via delle Quattro Fontane. 

Il progetto prevede interventi mirati al miglioramento della vulnerabilità sismica e al restauro conservativo degli ambienti interni e della facciata. Le azioni comprendono la stabilizzazione delle murature portanti e delle volte del vestibolo e della Sala Capitolare, la conservazione e il restauro degli apparati pittorici e degli intonaci interni, nonché la pulitura selettiva e la conservazione delle superfici lapidee della facciata in travertino. Sono previste indagini diagnostiche e monitoraggi per definire il quadro di danno e calibrare gli interventi, nonché interventi impiantistici finalizzati alla valorizzazione (illuminazione artistica della facciata e degli spazi interni).  

CUP F89C21000390006

Importo del finanziamento: € 600.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Celio; Viale delle Terme di Caracalla; CAP 00184

La chiesa è dedicata ai martiri Nereo e Achilleo, servi della nobile Flavia Domitilla e con lei martirizzati all’epoca di Diocleziano, per la loro fede cristiana. La fase costruttiva più antica è quella che corrisponde al Titulus Fasciolae, il primitivo luogo di culto, documentato sin dall’anno 377 da un’epigrafe ritrovata nel 1831 nella Basilica di S. Paolo fuori le mura. Sotto il papa Gregorio Magno, il nome Fasciolae si trova già mutato in quello dei SS. Nereo e Achilleo. Leone III (795-817), riedifica la Chiesa dalle fondamenta realizzando l’impianto basilicale a tre navate con abside rivolta ad ovest. Durante il giubileo del 1475, per volere di Sisto IV furono eseguiti lavori per il recupero della chiesa che verteva in uno stato di completo abbandono. In questa fase viene ricostruita la porzione di facciata centrale inserendo il semplice portale architravato, ancora in situ, un oculo centrale, che verrà successivamente rimosso per inserire la nuova finestra centrale, e vengono fatte chiudere alcune aperture sia internamente che esternamente alla facciata, le cui tracce sono state riscontrate sotto l’intonaco durante gli ultimi lavori di restauro. Nuovi restauri vennero effettuati nel XVI secolo dal cardinale Cesare Baronio, a cui si devono gli affreschi dell’abside e delle navate. Arretrata rispetto al ciglio stradale e prospiciente un piccolo sagrato, la facciata presenta pitture a graffito realizzate da Girolamo Massei, pittore lucchese della fine del 1500. La scelta della tecnica a graffito è dovuta, oltre che a problemi economici che non permettevano di realizzare una facciata in travertino, anche al rispetto delle preesistenze. La facciata si compone di due ordini architettonici sovrapposti su paraste: il secondo si innesta sulla trabeazione del primo con interposta una alta base per dare più slancio a tutto il prospetto racchiuso nel sagrato. Completano la parte superiore le volute a semplice curvatura e il timpano triangolare. Sull’asse della facciata corrisponde, nella parte bassa, la porta di accesso alla chiesa, nella parte alta una finestra rettangolare con cornice in stucco. La parte inferiore è caratterizzata da un piccolo protiro a frontone triangolare con colonne in granito che inquadra un portale quattrocentesco, con cornice di marmo modanata, fiancheggiato da paraste intonacate leggermente sporgenti che sorreggono capitelli toscani in stucco. Lo stato di degrado della facciata della chiesa dei SS. Nereo e Achilleo evidenziava vari problemi causati da fattori ambientali e interventi passati di restauro. La superficie degli intonaci era velata da una tinta di colore bruno, che, probabilmente a causa del percolamento, era visibile anche sulla superficie in stucco e sugli elementi lapidei. Le grandi mancanze dell’intonaco erano chiuse da ampie stuccature in parte debordanti e più scure dell’intonaco originale. La bicromia e l’intonaco graffito decorato della facciata mostravano segni di perdita dovuti all’esposizione continua ai fenomeni naturali, all’umidità di risalita capillare, soprattutto nella parte più bassa, e all’esposizione a Nord. Questi fattori avevano contribuito a distacchi, disgregazione e decoesione della superficie. Sono quindi stati realizzati interventi di preconsolidamento per tutta la superficie, la pulitura e il consolidamento della stessa. Le porzioni un tempo dipinte sono state revisionate esteticamente e con approfonditi studi in loco e con tecniche diverse. Per il protiro si è proceduto con la pulitura dei depositi superficiali degli elementi lapidei ed il consolidamento. La pulitura degli elementi in stucco e marmo è avvenuta con acqua e tensioattivo con successiva spazzolatura e risciacquo. Gli elementi in marmo del portone sono stati interessati da una pulitura localizzata con ablatore e rifinitura meccanica mediante bisturi. Le colonne e i capitelli in travertino sono state pulite con acqua e tensioattivo applicato a pennello, e risciacquati con acqua. Gli elementi in stucco sono stati oggetto di scialbo eseguito con una boiacca liquida applicata a pennello ed equilibratura con colori a calce e pigmenti. 

CUP F89C21000540006

Importo del finanziamento: € 300.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione San Saba, viale delle Terme di Caracalla 28, 00153 Roma

Commissionato dal cardinal Cesare Baronio e realizzato tra il 1596 e il 1599 da un gruppo di artisti di cultura tardomanierista vicini all’ambiente oratoriano, è l’ampio e articolato ciclo pittorico della Basilica dei SS. Nereo e Achilleo. I dipinti murali ricoprono interamente le pareti della chiesa, sviluppandosi nelle tre navate, nella controfacciata e nell’abside. Partendo dalla storia dei due servi eunuchi martiri cristiani, Nereo e Achilleo, e della loro padrona Domitilla, l’erudito cardinale aveva incentrato il programma decorativo sulla glorificazione del martirio, facendo ricorso ad un ampio uso di simboli e ad un linguaggio chiaro ed immediato, intellegibile da tutti. L’idea, espressa nei suoi scritti, della pittura come Biblia pauperum assumeva dunque nella basilica di cui era titolare piena concretezza. Nella navata principale, in sei distinti riquadri, raccontava la storia della vita dei due santi Nereo e Achilleo e della loro padrona Domitilla, mentre dedicava ai supplizi di tredici martiri, con scene crude e macabre, le pareti delle due navate laterali. Conclusione ideale del ciclo erano gli affreschi dell’abside e della controfacciata, celebrazione della Chiesa Trionfante. 

Il restauro dei dipinti murali ha rappresentato una preziosa occasione di studio della tecnica esecutiva e delle dinamiche del cantiere di fine Cinquecento. L’osservazione a luce radente dei dipinti, la campagna fotografica e le indagini chimiche effettuate hanno permesso di individuare i segni delle incisioni dirette e indirette per la costruzione delle architetture e delle scene figurative, nonché la sovrapposizione delle giornate e i passaggi tra le pontate. Ciò che emerge è un cantiere assai complesso e dinamico nel quale lavorarono contemporaneamente più squadre di artisti, ciascuna caratterizzata da un proprio modus operandi. 

L’intervento era necessario per l’avanzato stato di degrado in cui versavano molte pitture, specialmente quelle delle navate laterali dove le diffuse efflorescenze saline avevano reso quasi illeggibile il testo figurativo. La completa alterazione dei prodotti consolidanti, applicati in maniera abbondante nel corso dell’ultimo restauro databile all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, aveva inoltre compromesso ulteriormente la lettura dei dipinti che apparivano iscuriti e macchiati. 

Il restauro ora completato permette di apprezzare nuovamente la ricchezza iconografica, la vivacità cromatica e la varietà figurativa di una delle più importanti committenze artistiche romane della fine del XVI secolo. 

CUP F89C21000380006

Importo del finanziamento: € 180.000,00

Localizzazione:  Municipio I, Rione: Celio, Convento di S. Antonio alle Terme, Roma 

L’intervento in oggetto ha interessato uno spazio situato al secondo piano del complesso conventuale di S. Antonio alle Terme: la Cappella di S. Ignazio da Loyola. Il convento con l’area annessa dell’odierno Collegio di studio dei Frati Minori Conventuali in Roma, comunemente denominato La Vigna Antoniniana appartenne prima, e per oltre due secoli, alla compagnia di Gesù che lo aveva acquistato già al tempo di Sant’Ignazio di Loyola., Nel 1555 fu acquistato dalla compagnia di Gesù ad scolasticorum recreationem, cioè come residenza estiva del Collegio Germanico e dei novizi dell’ordine. La ragione dell’acquisto sembra quindi essere stata quella di offrire un luogo di aria salubre per la ricreazione degli studenti e per il riposo degli infermi. Lo stesso Sant’Ignazio vi andò a dimorare per breve tempo, prima della morte e ancora oggi vi si conserva con venerazione la Cappella del Santo, detta della Vigna, oggetto dell’intervento in questione. La Cappella della Vigna è uno dei primi incarichi di Andrea Pozzo a Roma e fu ricavata nelle stanze ove visse lo stesso Sant’Ignazio, a sostituzione dell’antica posta al piano inferiore. Sull’architrave della porta, che segna l’accesso alla nuova cappella, si legge: B P N IGNATII CUB ovvero Beati patris Nostri Igntii Cubiculum. L’attuale mensa d’altare marmoreo, di fattura moderna, sostituisce quella antica, di cui si riconoscono alcune lastre nel giardino esterne del convento. I dipinti murali, di pregevole le fattura, posti a decorazione della Cappella, sono stati eseguiti nel 1684-85 e rappresentano, inseriti in un’architettura dipinta, i Santi Stanislao Kostka, Luigi Gonzaga, Francesco Borgia e Francesco Saverio unitamente scene della vita di Sant’Ignazio di Loyola. Nel corso del tempo l’apparato pittorico e ligneo ha subito numerose e progressive alterazioni che hanno interessato: la pellicola pittorica, che presentava gravi fenomeni di degrado (bottaccioli strutturali, ridipinture alterate, scurimento da protettivi ossidati); il soffitto ligneo con in integrazioni non originali e finiture marmoree moderne incongrue. Preliminarmente sono state svolte indagini diagnostiche, saggi di pulitura e mappature del degrado. Le operazioni per l’apparato pittorico hanno incluso un pre-consolidamento, prove di pulitura, rimozione di materiali non idonei, stuccatura delle lacune; per il soffitto disinfestazione, pulitura, consolidamento e reintegrazione. L’intervento per l’apparato pittorico ha riguardato: la verifica strutturale, la messa in sicurezza e il consolidamento; per il soffitto ligneo policromo il restauro delle superfici; per il pavimento in marmo: il trattamento conservativo. Il ripristino dell’epigrafe nella collocazione originaria, previsto nel progetto, non è stato realizzato in quanto i fondi sono stati di destinati al completamento del restauro del soffitto ligneo. Il progetto ha infine previsto l’installazione di un nuovo impianto di illuminazione con proiettori orientabili, finalizzato alla valorizzazione compatibile con la tutela e la conservazione delle superfici decorate. 

CUP F89C21000530006

Importo del finanziamento: € 990.000,00

Localizzazione: Roma – Municipio I – Rione Castro Pretorio – Piazza della Repubblica, 00185 Roma

L’intervento, che si pone a completamento di un ambizioso progetto che ha riguardato il restauro di tutte le venti grandi tele del transetto della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, ha permesso il recupero e la valorizzazione delle otto semilunette con i Sette doni dello Spirito Santo e la Madonna Assunta, dipinte da Niccolò Ricciolini (1687-1772) tra il 1730 e il 1734. Le imponenti tele (circa 24 metri quadrati ciascuna) furono originariamente concepite come cartoni per i mosaici della Cupola della Madonna della Colonna della Basilica di San Pietro in Vaticano e poi trasferite, in occasione del Giubileo del 1750, nella Certosa di Roma, dove furono collocate ai lati dei grandi finestroni a una quota di oltre venticinque metri.  

Mai restaurati prima, i dipinti presentavano problemi conservativi e alterazioni superficiali che rendevano il testo figurativo quasi del tutto illeggibili dal basso.  Il cantiere è stato svolto in quota, su un ponteggio scorrevole su binari che ha permesso di operare su due quadri alla volta, senza così ingombrare lo spazio della basilica, che è rimasta sempre aperta durante il cantiere durato circa un anno e mezzo. Tale organizzazione ha inoltre consentito di rispettare i tempi del PNRR e di ottenere un notevole risparmio economico. 

Con complesse operazioni di movimentazione, ogni quadro è stato rimosso dalla sua nicchia e osservato, analizzato e studiato nel suo complesso, in modo da poter verificare innanzitutto l’efficienza della sua struttura (telaio e supporto in tela). Un’ampia campagna diagnostica ha supportato ogni scelta e guidato l’intervento, che ha seguito il criterio del minimo intervento, nel rispetto dell’opera e della sua materia originale.  

L’intervento si è concluso con la realizzazione di un nuovo sistema di illuminazione dei dipinti, pensato ad hoc per migliorare la fruizione e la valorizzazione delle opere appena restaurate. 

CUP F89D22001430006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Piazza del Quirinale – 00187 Roma 

L’intervento ha riguardato la Coffee House nel giardino del Palazzo del Quirinale, costituita da una unità edilizia con due sale di rappresentanza dotate di volte in camera a canne decorate con intonaci dipinti, tele e apparati in stucco dorato e bianco. Le volte presentano riquadrature, fasce e cornici in stucco dorato e quattro gruppi scultorei in stucco che incorniciano i tondi con tele pittoriche. Prima dell’intervento si riscontrava vetustà diffusa delle componenti lignee esterne e degrado degli apparati decorativi dovuto ad agenti atmosferici, biologici e a precedenti interventi inadeguati. Il progetto si riferisce alla complessa unità decorativa della metà del XVIII secolo legata alla fabbrica storica dell’edificio; le persiane attuali risultano un’aggiunta realizzata oltre un secolo dopo la fase originaria. 

L’intervento ha inoltre previsto il restauro conservativo degli infissi esterni (finestre e porte-finestre), la revisione della ferramenta e la sostituzione delle persiane lignee non recuperabili con modelli conformi all’esistente. Per le superfici decorate sono previste indagini preliminari, rimozione di stuccature incongrue e depositi, consolidamento degli strati pittorici e dei supporti, stuccatura delle lacune, reintegrazione pittorica secondo criteri di riconoscibilità e protezione finale delle pellicole pittoriche. Gli elementi lignei non recuperabili sono sostituiti con essenze compatibili; le lavorazioni puntano a ripristinare funzionalità e coerenza materica mantenendo la leggibilità storica delle componenti. Sono inoltre previste opere minori di integrazione degli intonaci e manutenzione delle soglie e della piccola terrazza. 

L’intervento è finalizzato nel complesso al recupero funzionale e conservativo delle componenti interessate senza modificare la fruizione degli spazi. I beni sono di proprietà demaniale e sottoposti a vincolo ai sensi del D.Lgs. 42/2004; le attività sono state coordinate dalla Soprintendenza competente. Le opere completano interventi già eseguiti dalla Soprintendenza e non presentano interferenze con altri cantieri in corso sull’edificio, come risulta dalla documentazione. Sono state previste verifiche diagnostiche integrative per definire dettagli esecutivi e fasi di cantiere compatibili con la tutela delle superfici decorate e con la conservazione degli apparati lapidei e metallici presenti. 

CUP F89C21000610006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione S. Angelo, Via del Teatro di Marcello 46, 00186 Roma

La chiesa di San Nicola in Carcere si trova nell’area del Foro Olitorio, sovrapposta ai basamenti di tre templi repubblicani, ed è intitolata a San Nicola di Myra dal XII secolo. Lo stato di conservazione delle superfici pittoriche murarie è stato lungamente esposto a fenomeni di degrado dovute alle infiltrazioni di umidità, soprattutto di risalita dal sottosuolo, con gravi effetti di condensa specialmente localizzati nell’area del presbiterio. L’edificio, inserito nel centro storico e sottoposto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004, è accessibile dal portale principale su Via del Teatro Marcello e da un ingresso secondario sulla navata laterale destra prospiciente Via del Foro Olitorio. Negli ultimi anni sono stati eseguiti interventi parziali di restauro sulle due  absidi laterali e sul cassettonato ligneo del transetto. 

L’intervento attuale prevede il completamento del restauro delle superfici decorate della navata centrale, del transetto (compreso il soffitto a cassettonato ligneo) e della controfacciata, risalenti all’intervento di risanamento e nuova decorazione effettuato con il patrocinio di papa Pio IX nel 1863-1865. Le operazioni includono la rimozione dei depositi incoerenti, puliture di sedimenti e ridipinture sovrapposte, disinfestazioni, risarcimenti di adesione e coesione della pellicola pittorica e degli strati preparatori, stuccature e ricostruzioni plastico-formali, reintegrazioni pittoriche e protezione finale. Sono previste attività di controllo degli ancoraggi e il trattamento degli elementi metallici. Per il contrasto dell’umidità di risalita è prevista l’installazione di apparecchiature di deumidificazione a neutralizzazione di carica. Per il superamento delle barriere architettoniche è stata prevista la realizzazione di una pedana e rampe regolamentari; per l’accessibilità cognitiva e la fruibilità è invece previsto l’allestimento di un totem con contenuti multimediali. Sono stati eseguiti rilievi laser scanner e fotogrammetrici; ulteriori indagini conoscitive sono state effettuate nel corso dell’esecuzione dei lavori. Restano esclusi gli interventi su coperture, parti esterne, impianti strutturali, la cripta e gli ambienti ipogei archeologici. 

L’organizzazione dei lavori è ideata per consentire la fruizione religiosa e turistica mediante opere provvisionali interne. Il sito è caratterizzato da elevata frequentazione e da vincoli archeologici e urbanistici, con ingresso principale rialzato e limitazioni operative dovute alla presenza di reperti adiacenti; la via d’accesso secondaria consente di realizzare un percorso fruibile per persone con ridotta mobilità. Il bene è di pertinenza della chiesa rettoria (Vicariato) ed è sottoposto a tutela; l’intervento evita interferenze con il livello archeologico ipogeo e con le aree esterne circostanti. 

CUP F89C21000600006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione S. Angelo; Via della Tribuna di Campitelli 6; CAP: 00186

La Cappella di Sant’Andrea è collocata sulla testata della navata destra della chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, annidata nel Portico d’Ottavia e al centro del rione Sant’Angelo. La chiesa è attestata sin dall’VIII secolo; la cappella è stata realizzata dopo l’acquisizione di parte della navata destra da parte dell’l’Università dei Pescivendoli che volle dedicarla al patrono sant’Andrea. L’ambiente è interamente incrostata di marmi policromi, con  l’altare inquadrato dal colonne in breccia africana e coronato da un timpano marmoreo recante al centro la pala di Innocenzo Tacconi intitolata al santo titolare; le pareti sono rivestite da stucchi dorati alternati da storie di San Francesco e Santa Francesca Romana, le cui figure stanti fiancheggiano l’altare stesso e da un grande dipinto su tela raffigurante la Vocazione di Pietro attribuito a Bernardino Cesari. La volta è affrescata con le Storie di Sant’Andrea, dello stesso pittore bolognese Innocenzo Tacconi. Prima dell’intervento il sacello si presentava in uno stato di estremo degrado dovuto a fenomeni riconducibili principalmente all’umidità da risalita capillare e diffusa dalle coperture in passato lungamente ammalorate.  

L’intervento ha previsto il restauro conservativo e estetico delle superfici affrescate e in stucco, degli elementi lapidei, delle opere lignee, della pavimentazione a tarsie marmoree, e delle sette pale d’altare dell’adiacente Oratorio di Sant’Andrea dei Pescivendoli (sec. XVIII), il tutto improntato ai principi di riconoscibilità, minimo intervento e reversibilità. 

Le operazioni, inoltre, hanno mirato a restituire piena fruibilità liturgica e culturale alla cappella e a riposizionare in loco, dopo un lungo e delicato restauro, i dipinti mobili dell’Oratorio dedicati al ciclo delle Storie di San Pietro e Sant’Andrea, per oltre un secolo custodite altrove, puntando nel contempo al miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva dell’intero complesso. 

CUP F89D21001220006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio XII, Via del Quarto delle Colonne, Loc. Castel di Guido, Roma 

La Villa delle Colonnacce, ubicata nell’Azienda Agricola Castel di Guido nel Municipio XII di Roma, ricade nel territorio dell’antica Lorium. Si tratta di un complesso di villa imperiale articolato in pars dominica e pars rustica, sviluppato su terrazzamenti con muri di sostruzione; la porzione emersa corrisponde verosimilmente a circa un terzo dell’impianto complessivo. Prima dell’intervento si presentava un quadro di degrado diffuso dovuto all’assenza di sistemi protettivi: depositi superficiali, patine biologiche, vegetazione infestante, disgregazione di massetti e distacchi di intonaco, erosione dei paramenti e perdite di materiale. Il sito venne identificato dopo scavi clandestini nel 1976 e successivamente indagato nel 1998. Nel corso degli anni, mosaici e lacerti di intonaco affrescato sono stati oggetto di indagini e successive asportazioni: reperti e porzioni dipinte risultano conservati al Museo Nazionale Romano.  

L’intervento ha previsto il restauro e il consolidamento di murature e rivestimenti parietali e pavimentali secondo criteri di conservazione, minimo intervento e reversibilità. Le principali azioni hanno incluso la rimozione controllata dei depositi e delle patine biologiche, la disinfezione, la reintegrazione con malte compatibili di porzioni di nucleo e paramenti disgregati, la riadesione degli intonaci mediante interventi localizzati e la stuccatura e riequilibratura cromatica dei frammenti pittorici. Sui piani pavimentali sono state eseguite operazioni di pulitura e stuccature di profondità. Sono state realizzate opere leggere di protezione e una struttura espositiva non invasiva per pannellistica illustrativa. L’intero complesso è stato dotato di un sistema di videosorveglianza alimentato da energia solare e l’adeguamento impiantistico dei moduli di accoglienza e servizi, progettati per funzionamento off-grid. 

Il progetto ha mirato a migliorare la fruibilità pubblica attraverso la realizzazione di un percorso di visita, un punto di accoglienza dotato di servizi igienici accessibili e di aree coperte attrezzate, e una nuova area di sosta esterna adatta ad accogliere per un numero limitato di autovetture e motocicli, con posti riservati per persone con disabilità.  

L’intervento fa parte del più ampio ciclo di opere di restauro e valorizzazione che ha ricompreso anche l’area di Castel di Guido e la vicina Polledrara di Cecanibbio. 

L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest 

CUP F89D21001210006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio XII; Via Aurelia antica 111; CAP: 00164 Roma

L’intervento riguarda la necropoli romana di Villa Pamphilj, databile tra l’età tardo-repubblicana e l’età traianea e situata, un tempo, fuori dalle mura urbane, lungo la via Aurelia, coincidente con l’attuale via Aurelia antica. Il sito è ubicato all’interno nei giardini del Casino Algardi, oggi in uso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e comprende una porzione del sepolcreto riportata alla luce a partire dal Seicento dalla famiglia Doria Pamphilj. L’area conserva edifici sepolcrali del tipo detto “a colombario”, caratterizzati da piccole nicchie ricavate nelle pareti interne, per l’alloggiamento di urne cinerarie in terracotta. Sono inoltre presenti tombe a fossa, nonché numerosi cippi, stele, are e lastre sepolcrali. 

Tra le circa venti tombe presenti, si distinguono il cosiddetto “Grande Colombario”, ipogeo scoperto nel 1838, i cui affreschi furono distaccati negli anni Cinquanta e in parte esposti presso il Museo Nazionale Romano; un colombario tardo-repubblicano in opera quadrata di tufo con finta porta; e il cosiddetto “Piccolo Colombario”, decorato con stucchi e mosaici pavimentali. A breve distanza dall’area recintata si trova il colombario ipogeo “di Scribonio Menofilo”, rinvenuto nel 1984 e conservato per oltre la metà nella sua configurazione originaria, non oggetto dell’intervento. 

Il piccolo e il grande Colombario sono stati, nel tempo, oggetto di ricostruzioni in elevato, realizzate ricalcando le murature originarie in laterizi, sormontate da tetti a falda in tegole e coppi di terracotta. Le coperture degli altri sepolcri, risalenti agli anni Ottanta, sono costituite da pilastri in muratura intonacata e tetti a capriata lignea con manto in tegole e coppi. 

Il progetto prevede: 

  • la manutenzione delle coperture dei sepolcri e la realizzazione di una nuova tettoia,  
  • il consolidamento, la pulitura, la stuccatura e il trattamento biocida dei materiali lapidei; la pulitura, la stuccatura e il consolidamento delle superfici dipinte, 
  • la revisione del sistema di deflusso delle acque,  
  • l’installazione dell’impianto di illuminazione, 
  • la realizzazione di un nuovo percorso di visita, con punti di sosta in corrispondenza di ciascun sepolcro, 
  • la creazione di una galleria lapidaria, 

La progettazione è stata preceduta da un’ampia campagna di indagini preliminari, comprendente rilievi georadar, indagini geofisiche e geotecniche, tomografia geoelettrica, analisi delle strutture lignee delle capriate. 

La fase esecutiva è articolata in due fasi. 

Lo Stralcio 1 comporta la rimozione della copertura del sepolcro in opera quadrata di tufo, non più idonea sotto il profilo statico; l’installazione di una tettoia provvisoria; l’esecuzione di uno scavo stratigrafico nell’area antistante, finalizzato all’individuazione dei punti di appoggio della nuova copertura e alla messa in luce del sistema di smaltimento delle acque.  

Lo stralcio 2 prevede la realizzazione di una nuova tettoia per il sepolcro in opera quadrata di tufo, estesa ai due sepolcri limitrofi, nonché interventi di manutenzione sulle restanti coperture. Il percorso di visita sarà riorganizzato e valorizzato attraverso l’inserimento della galleria lapidaria, in modo da integrare l’esposizione dei materiali nel sistema complessivo dell’area archeologica.  

La riqualificazione paesaggistica e la sistemazione delle scarpate, che circondano l’area, sono coordinate con l’intervento di sistemazione del verde.

CUP F89D21000700006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio: Municipio XIII; Via di Casalotti, angolo Via Borgo Ticino; CAP: 00166

La Villa romana di Casalotti si sviluppa su due aree separate dall’attuale tracciato di Via di Casalotti, indicate come area nord e area sud. Scoperta nel 1930, è datata al II secolo d.C. e comprende una porzione rustica con dolia, un probabile torcularium e un impianto termale articolato in più ambienti, con settore riscaldato a ipocausto, vasche e un praefurnium. Sono presenti pavimentazioni in mosaico a tessere bianche e nere, superfici in cocciopesto e frammenti di intonaco dipinto; sono stati inoltre rinvenuti elementi legati alla lavorazione del vetro e sepolture di età imperiale. Le strutture manifestano fasi d’uso fino al IV-V secolo d.C. e successive spoliazioni.  

Il sito insiste su un piccolo parco accessibile al pubblico e rappresenta l’unica area verde attrezzata del quartiere Casalotti, molto frequentata dalla comunità locale. 

L’intervento ha previsto il completamento degli scavi e il restauro conservativo delle murature e degli apparati decorativi interni, con indagini archeologiche documentate e rilievi metrici e fotogrammetrici. Le indagini stratigrafiche hanno riguardato due settori circoscritti dell’area nord (103,79 mq) e dell’area sud (144,09 mq). Le opere di restauro hanno compreso il consolidamento e la pulitura delle superfici murarie e musive, il completamento degli interventi già avviati nel 2020-2021 e la posa di nuove pavimentazioni. Il sito è stato munito di dotazioni impiantistiche minime per illuminazione e ricambio d’aria. 

L’intervento si inserisce nell’ambito di un più ampio programma di valorizzazione di siti archeologici periferici promosso dalla Soprintendenza. 

L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest 

CUP F89D21000690006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio XIII; Via di Castel di Guido, 380; CAP: 00166

Il sito riguarda il Mausoleo di Castel di Guido, conservato nella parte ipogea della Chiesa dello Spirito Santo. Il monumento ha pianta circolare in opera laterizia con un pilastro centrale, un ambulacro anulare voltato a botte e nicchie radiali e arcosoli destinati a deposizioni funerarie. Prima dell’intervento l’area si presentava solo parzialmente accessibile, attraverso una serie gradini e accessi vetusti; gli ambienti interni conservano elementi lapidei e reperti archeologici attualmente in deposito. Il mausoleo è datato tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C.; la sovrastante Chiesa dello Spirito Santo è documentata a partire dal XVII secolo. L’area è inserita nel contesto dell’Ecomuseo di Roma Ovest e interagisce con il sistema di percorsi e testimonianze archeologiche della via Aurelia. 

L’intervento ha previsto opere di manutenzione, conservazione e riqualificazione finalizzate a migliorare l’accessibilità, la fruizione e la conservazione del monumento. Si è provveduto alla sostituzione dei portoni e degli infissi, al rifacimento della pavimentazione interna per l’eliminazione delle barriere architettoniche, al restauro delle murature e dei reperti archeologici, alla realizzazione di un locale front office, all’adeguamento dei sistemi di sicurezza e degli impianti oltreché all’installazione di un impianto di climatizzazione nel locale di accoglienza.  

L’intervento ha migliorato la fruibilità del Mausoleo e la sua integrazione nel contesto urbano e naturalistico: i percorsi esterni sono stati adeguati mediante posa in opera di nuova pavimentazione, rampe e segnaletica e pannellistica didattico-illustrativa. 

 

L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest 

CUP F89D21000680006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Santa Maria Janua Coeli: Municipio XIII; Via di Boccea 922: Municipio XIV, Via di Boccea 922.

L’intervento riguarda due siti archeologici ubicati lungo l’antica Via Cornelia: il sepolcro semi‑ipogeo, unitamente al pozzo emergente all’interno della corte della chiesa di Santa Maria Janua Coeli, e il tratto di basolato romano con connessi monumenti funerari nella proprietà di Via di Boccea 922. Il sepolcro presenta murature in opera laterizia e conglomerato, intonaco dipinto, pavimentazione musiva a tessere bianche e nere e mostra fasi di defunzionalizzazione databili al X secolo d.C. L’impianto è riconducibile al III secolo d.C. Entrambe le aree risultano in gran parte prive di percorsi e strutture di accoglienza e in condizioni tali da limitarne la normale fruizione. 

L’intervento ha previsto il restauro e la conservazione mirata delle emergenze archeologiche, l’integrazione delle strutture di protezione e la realizzazione di dispositivi per la fruizione. Per il sito Santa Maria Janua Coeli sono stati previsti, tra le altre cose, il ripristino della copertura esistente, il restauro del sepolcro e del pozzo e l’installazione di un sistema di illuminazione a basso consumo. Per l’area di Via di Boccea 922 si è eseguita l’estensione dello scavo verso ovest, la sistemazione e messa in sicurezza delle scarpate, il ripristino e l’integrazione dei percorsi pedonali.  

Obiettivo dell’intervento è stato quello di migliorare l’accessibilità e la fruizione delle aree anche attraverso l’installazione di pannellistica informativa e la realizzazione di percorsi pedonali adeguati anche a soggetti con ridotta mobilità. A tal fine, è stata sviluppata anche una piattaforma web dedicata al Museo on-line della via Cornelia. 

L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest 

CUP F89D21000960006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Municipio: XIV; Quartiere: Ottavia-Lucchina; Via: Via della Stazione di Ottavia, 73 e Grande Raccordo Anulare km 8,700; CAP: 00135, Roma 

L’intervento riguarda due monumenti di età romana entrambi situati nel quartiere Ottavia-Lucchina: l’Ipogeo degli Ottavi e il Ninfeo della Lucchina.  

L’Ipogeo degli Ottavi è una tomba semipogea composta da un corridoio pavimentato in opus spicatum che conduce ad un piccolo vestibolo affrescato dal quale si accede alla camera sepolcrale a pianta quadrata con tre arcosoli sui lati. I pavimenti del vestibolo e della camera sepolcrale sono realizzati in mosaico bianco con fasce marginali nere e le pitture parietali imitano lastre di marmo colorate. Al momento della scoperta nel 1921 al suo interno furono rinvenuti quattro sarcofagi marmorei.  

Il Ninfeo, scoperto nel 1990, è un edificio a pianta centrale con dromos voltato a botte che immette in una rotonda decorata da intonaci dipinti e mosaici; la struttura conserva uno zoccolo marmoreo e la pavimentazione musiva.  

Entrambi i siti ricadono in aree sottoposte a vincolo archeologico e paesaggistico e sono parte del tessuto insediativo e viario storico dell’area. 

L’intervento prevede il consolidamento di alcuni settori della muratura e il restauro conservativo delle superfici decorate (affreschi e mosaici), lo scavo stratigrafico all’esterno, presso il Ninfeo, e l’adeguamento impiantistico. Si prevedono operazioni di diagnostica e rilievo preventivo, indagini termografiche e campionature propedeutiche alla mappatura dei materiali e dei fenomeni di degrado. Nell’Ipogeo sono previste misure per il miglioramento microclimatico, il ripristino dell’illuminazione e la chiusura delle aperture con pannellature coibentate; nel Ninfeo sono previste opere per la mitigazione dell’umidità interna e, nell’area antistante, la ripavimentazione con terra stabilizzata drenante e lo smaltimento delle acque piovane.  

Le scelte progettuali si fondano sui principi del minimo intervento, della distinguibilità e della reversibilità con approccio interdisciplinare. 

La fruizione dei manufatti è condizionata dalla natura semipogea e dagli elementi costruttivi: in entrambi i siti non è possibile l’abbattimento delle barriere architettoniche, pertanto l’accessibilità rimane limitata. Si prevede il collegamento alla rete elettrica pubblica in sostituzione dell’alimentazione a generatore. L’intervento si inserisce nel contesto urbano come azione di tutela e valorizzazione delle emergenze lungo l’antico tracciato viario (la c.d. strada romana della Lucchina, ricalcata oggi in parte da via della Stazione di Ottavia), con rilievo delle evidenze archeologiche e segnaletica informativa sul territorio. Non risultano interferenze con altri progetti in corso sull’area. 

CUP F89C21000510006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Borgo (Borgo Santo Spirito); Via Borgo Santo Spirito; CAP 00193

L’intervento riguarda l’area archeologica posta sotto le Corsie Sistine del Complesso di S. Spirito in Sassia, nel Borgo Santo Spirito, Municipio I. Al di sotto di esse sono conservati i resti degli Horti di Agrippina Maggiore, nipote di Augusto, assieme ai contigui Horti di Domizia, nei quali è costruito il Mausoleo di Adriano, costituivano due grandi parchi dell’area Vaticana dotati di edifici e sontuosi giardini, all’interno dei quali si trovavano aree residenziali e pubbliche immerse nel verde.  

Alla morte della madre Caligola ereditò gli Horti; dall’ambasciatore ebreo Filone abbiano notizie circostanziate circa la loro ubicazione. Filone incontrò Caligola nel 40 d.C., mentre questi stava uscendo proprio dai suoi horti; l’incontro avvenne probabilmente nelle prossimità del ponte che egli aveva fatto costruire per avere un comodo accesso alla sua proprietà all’incirca nell’area dell’attuale Ospedale di Santo Spirito. All’interno degli horti Caligola fece costruire il circo, che aveva al centro della spina l’obelisco che oggi si può vedere in piazza San Pietro. Il circo venne utilizzato dagli imperatori Claudio e Nerone; in esso, secondo la tradizione, venne crocifisso San Pietro. 

Sono riconducibili al grande parco degli Horti di Agrippina le strutture del Teatro di Nerone, rinvenute sotto Palazzo della Rovere e quelle venute alla luce durante la realizzazione del sottopasso di Piazza Pia. 

Gli ambienti sotto le Corsie Sistine conservano resti murari e apparati pavimentali che si sono salvati malgrado gli importanti lavori per la realizzazione della Schola Saxonum prima e delle Corsie Sistine poi. 

L’intervento si articola in opere di conservazione e valorizzazione finalizzate alla messa in sicurezza, al restauro dei materiali e al miglioramento della fruizione. Sono previste operazioni di pulitura dei depositi superficiali, rimozione di patine biologiche e delle risarciture improprie, consolidamento delle porzioni disgregate di muratura e ricomposizione delle lacune murarie e delle pavimentazioni musive. Si interviene sullo stato delle volte intradossali, sui paramenti in opera reticolata, sulle soglie e sulle gradonate; è prevista la revisione e l’adeguamento del percorso di visita e delle dotazioni impiantistiche di illuminazione e distribuzione elettrica.  

Le opere puntano a migliorare la fruibilità e, per quanto possibile, l’accessibilità del sito ipogeo attraverso il restauro degli accessi esistenti e il miglioramento della circolazione dell’aria negli ambienti ipogei. Sono previsti interventi sulle scale e rampe per ridurre i rischi di inciampo, il miglioramento del sistema di illuminazione e l’installazione di pannelli didattici e di vetrine e espositive.  

CUP F89D21000970006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Borgo (R. XIV); Via della Conciliazione 29; 00193 Roma 

Palazzo de’ Penitenzieri, di proprietà dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, si trova tra via della Conciliazione e Borgo Santo Spirito, di fronte alla chiesa di Santo Spirito in Sassia. La sua realizzazione si ebbe a partire dal 1480 per volontà del cardinale Domenico Della Rovere su progetto attribuito a Baccio Pontelli; l’edificio ospita ambienti affrescati e il celebre Soffitto dei Semidei. All’interno e nell’area esterna sono emersi resti archeologici riconducibili a un palinsesto stratigrafico compreso tra il I e il XV secolo d.C., tra cui strutture riferibili al Theatrum Neronis e agli Horti Agrippinae. Gli scavi condotti hanno documentato reperti mobili e strutture di epoche diverse.  

L’intervento ha previsto la valorizzazione dell’area archeologica mediante l’allestimento di un Museo del Pellegrinaggio in locali al piano terra, con accesso da via della Conciliazione. La Soprintendenza ha curato il masterplan gestionale, la costituzione della collezione e i contenuti scientifici; la parte museografica e multimediale è stata integrata con apparati espositivi, visite multilingue e supporti digitali. Sono state previste attività di restauro e consolidamento dei reperti mobili emersi dallo scavo. 

Il Museo si articola in una sala multimediale immersiva e in una sala espositiva con teche tematiche che coprono un arco cronologico dall’età giulio-claudia all’età contemporanea. Le tecnologie multimediali integrano la fruizione offrendo livelli di approfondimento e strumenti di accessibilità (traduzioni multilingue, sottotitoli, video LIS, audioguide, sistemi a induzione); esso, inoltre, si inserisce nell’ambito degli interventi di valorizzazione dell’area di Santo Spirito, essendo concettualmente connesso agli altri progetti archeologici e museali. La gestione prevede forme di collaborazione tra la Soprintendenza e l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro. 

CUP F87B22000660006

Importo del finanziamento: € 700.000,00

Localizzazione: Via di Cecanibbio snc; CAP: 00166 Roma (RM) 

Il sito della Polledrara di Cecanibbio ospita un giacimento paleontologico con depositi pleistocenici estesi per circa 1.200 mq oltre ad una parte musealizzata di circa 900 mq. I resti faunistici comprendono numerosi esemplari di Palaeoloxodon antiquus e altre specie, con evidenze di intervento umano e reperti litici e ossei; il giacimento è stato individuato nel 1984 ed è datato a circa 325–310 ka.  

Il progetto ha previsto una generale sistemazione delle aree esterne e diversi interventi interni. Le opere esterne hanno interessato la realizzazione di un parcheggio per autobus, e il consolidamento delle scarpate mediante interventi di ingegneria naturalistica. È stato prevista la riqualificazione del percorso pedonale, la realizzazione di un punto di accoglienza, e la piantumazione di specie vegetali tipiche della campagna romana. All’interno del museo è stata realizzata l’implementazione degli impianti di illuminazione e multimediali e la verifica degli impianti tecnologici esistenti. 

L’intervento ha teso a migliorare la fruibilità, l’accessibilità e la gestione del Museo Paleontologico nell’ambito del contesto rurale in cui si trova, garantendo accesso ai gruppi scolastici e turistici mediante nuovi spazi di sosta e percorsi pedonali. La nuova costruzione per l’accoglienza e i posti riservati rendono più agevole l’accesso a persone con mobilità ridotta; le dotazioni informative e multimediali integrano le soluzioni didattiche esistenti. Le sistemazioni paesaggistiche hanno adottato specie locali e misure di mitigazione visiva.  

 L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest 

CUP F89D21001190006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Ponte, Via Acciaioli 2, 00186 Roma (RM) 

La rivoluzione urbanistica immaginata da papa Giulio II Della Rovere si concretizzò nel 1508 con l’apertura di via Giulia, rettifilo che dal cuore della città portava sino in Vaticano. Proprio del 1508 è il primo progetto del Bramante per una grande chiesa dedicata a san Giovanni Battista dei Fiorentini che potesse costituire il capitolo architettonico a chiusura della via. Tale primo progetto, a pianta centrale, seppure non andato oltre la planimetria, costituirà un importante precedente, in quanto la fabbrica di San Giovanni dei Fiorentini procederà parallelamente per temi e progetti alla Fabbrica di San Pietro, copiandone addirittura i partiti decorativi.  

Il successore di Giulio II, il papa fiorentino Leone X de’ Medici (1513-1521), lanciò nel 1518 un concorso di architettura per sostituire la vecchia chiesa di San Pantaleo, alla quale parteciparono Baldassare Peruzzi, Jacopo Sansovino, Giuliano da Sangallo e Raffaello Sanzio. Sansovino vinse il concorso con un progetto a pianta centrale, ma fu messo da parte quando ebbe difficoltà ad affrontare il problema delle fondazioni a sostruzione nel letto del fiume Tevere. La costruzione fu poi affidata ad Antonio da Sangallo il Giovane, che risolse brillantemente il problema delle sostruzioni. Tuttavia, di fronte ad altre difficoltà, il duca di Toscana Cosimo I de’ Medici chiese a Michelangelo di preparare nuovi piani per la chiesa. Questi progettò un impianto a croce greca, che però non fu adottato. 

Fu solo con l’architetto Giacomo della Porta che la costruzione fu finalmente realizzata, tra il 1583 e il 1602, con una pianta basilicale a croce latina, tre navate separate da archi semicircolari, cinque cappelle per lato, tre absidi e la cupola. Carlo Maderno subentrò nella direzione dei lavori dal 1602 al 1620, completando il corpo principale della chiesa e la cupola. Nel 1623-24 Giovanni Lanfranco dipinse per la cappella Sacchetti. Nel 1634 il nobile fiorentino Orazio Falconieri chiese al pittore e architetto barocco Pietro da Cortona di progettare l’abside, con un ambizioso gruppo scultoreo. Ma è un progetto diverso che fu poi realizzato, 20 anni dopo, dall’architetto barocco Francesco Borromini, con la scultura di Antonio Raggi che rappresenta il Battesimo di Cristo. La facciata in travertino fu realizzata soltanto tra il 1734 e il 1738 da Alessandro Galilei, che morì un anno prima del completamento. 

La Chiesa comprende al piano ipogeo la Cripta Falconieri, costituita da un’aula ellittica centrale con vano terminale provvisto di altare, due ambienti tombali laterali e due rampe di accesso. L’intervento interessa anche il Museo di Arte Sacra e le superfici interne della chiesa soprastante, in particolare l’abside e le cappelle laterali. Prima dell’intervento, la cripta presentava fenomeni diffusi di umidità nelle murature e criticità conservative delle superfici di finitura; alcune aree, sebbene oggetto di precedenti lavori di restauro, non risultavano ancora accessibili al pubblico. 

Le principali problematiche di degrado rilevate nella cripta erano le seguenti: 

– umidità da risalita capillare in tutte le murature, umidità igroscopica causata dalla forte salinizzazione di muri ed intonaci; 

– umidità da infiltrazioni; 

– umidità dovuta al contatto con il terreno delle murature ipogee; 

– umidità da condensazione causata dall’eccessivo livello di umidità nell’aria e da insufficiente areazione degli ambienti ipogei. 

 

L’intervento ha previsto l’effettuazione di indagini diagnostiche e operazioni di conservazione rivolte alla comprensione e al controllo dei fenomeni di degrado legati all’umidità. Sono state effettuate campagne di monitoraggio della temperatura e dell’umidità relativa negli ambienti della cripta, indagini stratigrafiche sulle superfici dell’aula centrale, rilievi geometrici e la digitalizzazione della documentazione archivistica esistente. Le attività di restauro hanno riguardato il risanamento e il consolidamento degli spazi ipogei: l’aula centrale, il vano con l’altare, gli ambienti tombali laterali e le rampe di accesso. Sono state condotte operazioni conservative sulle finiture ed è stata effettuata la rimozione di strati sovrammessi in epoca recente con materiali non compatibili con le superfici storiche, per restituire omogeneità estetica e ripristinare il corretto equilibrio chimico-fisico delle finiture. L’intervento ha permesso di rendere più fruibili e controllabili gli spazi restaurati, compresa la rimessa in funzione di sistemi di deumidificazione nella cripta. Per il Museo di Arte Sacra è stata effettuata la messa in sicurezza e il restauro degli elementi lignei di copertura. 

CUP F89D21001200006

Importo del finanziamento: € 800.000,00

Localizzazione: Municipio XII; Rione: Gianicolense; Via di Bravetta, 739; CAP 00164 Roma (RM)

Il complesso di Forte Bravetta è un manufatto fortificato a sviluppo pentagonale posto su un terrapieno con fossato perimetrale e masse terrose di protezione; si articola in rampe di accesso, piazza d’armi, caponiere laterali, un tamburo difensivo sul fronte di gola e tre polveriere, di cui una ‘in caverna’. Il Forte è stato realizzato tra il 1877 e il 1883; all’interno è presente una lapide che ricorda i 77 caduti della Resistenza romana. L’edificio, di proprietà demaniale e inserito nel Parco Comunale dei Martiri di Forte Bravetta, è vincolato ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.  

Prima dell’intervento il Forte era accessibile solo dal personale tecnico, con vegetazione d’alto fusto e arbustiva che invadeva e nascondeva ampie parti del perimetro. Il fossato, ora asciutto, poteva essere attraversato solo percorrendo il ponte, originariamente retrattile, che nel tempo ha perduto il tratto mobile, sostituito da una struttura fissa in c.a.; la parte originaria in acciaio si mantiene invece in discrete condizioni. I parapetti, da conservare per non alterare l’immagine storica del ponte, sono tuttavia inadeguati all’uso. Dal punto di vista costruttivo le murature sono in tufo e laterizi, con voltine a botte.  

Certamente il complesso scontava i decenni di sostanziale abbandono, ma non si registravano le manomissioni strutturali che hanno invece fortemente modificato le sembianze di altri forti appartenenti alla stessa cinta difensiva, o ‘campo trincerato’ come viene definito il recinto difensivo post-unitario. Le strutture militari aggiunte recentemente (presumibilmente negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale), in stato di abbandono e dirute, forse volutamente portate a tale condizione per evitare occupazioni abusive, sono collocate all’esterno del fossato e non incidono sul complesso storico. 

L’intervento è stato finalizzato al consolidamento strutturale e al restauro conservativo delle superfici e di alcuni elementi particolarmente significativi, nonché all’adeguamento impiantistico minimo per la fruizione. Le lavorazioni principali hanno previsto il recupero del ponte di accesso mediante la rimozione della soletta in c.a., la verifica, la reintegrazione o sostituzione degli elementi metallici degradati, il ripristino della funzionalità del pano di calpestio e l’inserimento di parapetti adatti alla pubblica fruizione. 

Inoltre, è stato eseguito il consolidamento strutturale della caponiera orientale mediante ancoraggi e tiranti, il restauro delle facciate prospicienti il fossato tramite pulitura, consolidamento e integrazione delle lacune con l’utilizzo di materiali compatibili, e il consolidamento locale delle volte e delle coperture. Sono stati anche condotti interventi di sistemazione delle polveriere e opere di stabilizzazione marginale del fossato. L’adeguamento impiantistico ha previsto una distribuzione elettrica essenziale, con illuminazione a LED calibrata per limitare l’impatto luminoso e predisposizioni per implementare sistemi di controllo e videosorveglianza.  

L’intervento ha permesso di raggiungere condizioni di sicurezza e visitabilità ottimali senza modificare le consistenze dell’edificio; la fruizione è intesa in chiave museale e di memoria storica, favorendo percorsi accessibili a tutti i visitatori nell’area d’ingresso, nei tunnel carrabili e in alcuni ambienti ipogei. Le soluzioni progettuali hanno privilegiato tecniche conservative e il massimo riutilizzo dei materiali esistenti, con limitato impatto sul sedime e con interventi minimamente invasivi per impianti e cablaggi (pose esterne). 

CUP F89D22001300006

Importo del finanziamento: € 900.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Borgo, Via della Conciliazione, 00193 Roma

La Chiesa di S. Maria in Traspontina e l’Oratorio della Dottrina della Fede insistono su via della Conciliazione nel Rione Borgo. Prima dell’intervento si presentava una situazione caratterizzata da degrado diffuso della copertura lignea con porzioni crollate e infiltrazioni idriche che avevano inciso sugli apparati decorativi interni; la volta affrescata da Giovanni Conca mostrava lesioni, perdite di pellicola pittorica ed efflorescenze saline. Gli intonaci e gli stucchi, in parte rinnovati nel XX secolo, evidenziavano depositi di particellato, microfratture e cadute di pellicola; gli elementi lapidei e il pavimento marmoreo risultavano in condizioni complessivamente discrete ma con vecchie stuccature inadatte e depositi incoerenti. La porzione di copertura ricostruita nel 1990 risultava anch’essa compromessa. L’immobile è sottoposto a tutela ai sensi del d.lgs. 42/2004. 

L’intervento ha comportato il restauro integrale delle coperture e il consolidamento strutturale dell’oratorio, la conservazione e il restauro degli apparati decorativi interni e il restauro dell’Oratorio della Dottrina della Fede. In si è proceduto con la rimozione del pacchetto degradato e la ricostruzione della struttura di copertura con capriate e cordolo perimetrale con adeguata continuità strutturale, la formazione di un doppio tavolato ligneo e la ricollocazione del manto di copertura. All’interno sono stati restaurati gli intonaci, gli stucchi monocromi, l’affresco nella volta e gli elementi lapidei. Anche gli infissi sono sati oggetto di un intervento di recupero. È Stato inoltre demolito il bussolotto all’ingresso, superfetazione novecentesca che aveva inglobato la prima campata dell’ambiente, con la ricostituzione delle superfici di raccordo. La balaustra marmorea antistante l’altare, manomessa anch’essa nel corso del Novecento e spostata lungo la parete laterale è stata ricollocata nella sua posizione originaria. Si è inoltre proceduto alla rimozione, al restauro in laboratorio e alla ricollocazione delle  cinque tele presenti  nella parete destra dell’aula. Sono stati infine rinnovati gli impianti elettrico e illuminotecnico al fine di garantire la piena funzionalità del bene. 

L’intervento era infatti finalizzato a ripristinare la leggibilità e la conservazione del bene garantendone la fruizione pubblica e la tutela a lungo termine 

CUP F89D22001440006

Importo del finanziamento: € 1.700.000,00

Localizzazione: Municipio I – Rione Ripa (R. XII); P.za di Sant’Alessio, 23, 00153 Roma  

L’ex Convento dei Santi Bonifacio e Alessio all’Aventino è un complesso architettonico articolato in diversi corpi di fabbrica, attualmente caratterizzati da destinazioni e funzioni diverse. La parte occidentale, sede dell’Istituto Nazionale di Studi Romani (che comprende anche  l’appartamento reale di Carlo IV di Borbone e l’antica biblioteca del convento) si sviluppa con due ali disposte ad L intorno al cortile d’ingresso, da cui si accede, procedendo verso nord-ovest, al chiostro – scandito da archi su colonne – e al loggiato prospiciente il giardino sul Tevere; la parte orientale è costituita invece dal corpo di fabbrica antistante il cortile della basilica dei Santi Bonifacio e Alessio, prospiciente via di S. Sabina e dal cortile stesso, entrambi occupati dalla comunità dei Padri Somaschi che officia la chiesa.  

La facciata principale dell’atrio della basilica, è scandita da un doppio ordine di paraste, che incorniciano – al piano terra – specchiature trabeate in cui si aprono finestre ad edicola su basamenti in travertino e – al primo piano – archi a tutto sesto; l’ingresso centrale si caratterizza per un doppio ordine di colonne incornicianti un fornice al piano terra ed una loggia al primo piano. Il partito architettonico del restante complesso è invece più semplice, delimitato da fasce marcapiano e marcadavanzale tra i piani terra e primo, su cui poggiano semplici finestre trabeate, con coronamento costituito da una cornice a gola, al di sotto del tetto a falde. 

Prima dell’intervento le facciate presentavano coloriture disomogenee, alterazioni cromatiche, erosione generalizzata degli intonaci, disgregazione e mancanze nelle cornici, ossidazione degli elementi in ferro, fatiscenza degli infissi e un diffuso disordine impiantistico. 

Il progetto, preceduto da rilievo laser scanner e fotogrammetrico e da una campagna di saggi stratigrafici, interessa principalmente le facciate esterne al fine di assicurarne il risanamento conservativo e ripristinarne la leggibilità dei partiti architettonici. Le operazioni previste comprendono: la rimozione dei depositi e il trattamento delle colonizzazioni biologiche; il consolidamento e la reintegrazione localizzata di intonaci e stucchi, con la scelta della finitura sulla base dei saggi eseguiti; limitate opere puntuali di risanamento degli intonaci all’interno del chiostro; il restauro degli elementi lapidei; il trattamento e la protezione delle opere in ferro; il restauro conservativo o, se necessario, la sostituzione degli infissi mantenendo forme e materiali coerenti con i prospetti; la revisione del sistema di smaltimento delle acque meteoriche con sostituzione dei pluviali e delle gronde inadeguati; il riordino dei cavi sulle facciate. E’ previsto anche il restauro e il risanamento conservativo del muro di cinta che separa il cortile dell’Istituto di Studi Romani da via di Santa Sabina, compreso il restauro e la revisione dei portoni lignei, per assicurare la continuità cromatica e di finitura del prospetto del complesso sul fronte urbano prospiciente la piazza dei Cavalieri di Malta. 

Il progetto si articola secondo i criteri del minimo intervento, selettività e reversibilità.  

L’immobile è tutelato ai sensi del D.lgs. 42/2004 e la disponibilità del bene è del Comune di Roma. La basilica, di proprietà del FEC, non è oggetto dell’intervento.  

Le opere sono progettate per favorire la lettura delle partizioni architettoniche dell’intero complesso, che nasce come unitario, accordandone finiture e cromie in base alle indagini storiche e stratigrafiche eseguite, nel rispetto dello stato conservativo rilevato e dell’aspetto ormai storicizzato, in ordine ai principi della tutela monumentale e paesaggistica vigente.  

CUP F87B22000670006

Importo del finanziamento: € 1.500.000,00

Localizzazione: Municipio: Roma III; Via della Marcigliana 1052; CAP: 00138

Prima dell’intervento il Parco Archeologico di Crustumerium si presentava con accesso poco visibile dalla strada, percorsi sterrati in larga parte compromessi dalla vegetazione e porzioni del Fosso della Formicola completamente invase dalla vegetazione ripariale. Gli scavi condotti a partire dagli anni ’70 del XX secolo hanno portato alla luce numerose tombe, in gran parte databili tra il IX e il VII secolo a.C., con tipologie a fossa, a camera e a tumulo; visibile è attualmente un gruppo di tombe familiari in condizioni di degrado. Il sito è soggetto a vincoli di tutela paesaggistica e archeologica e si inserisce in un contesto agricolo e naturalistico caratterizzato da forre e percorsi rurali. L’area comprende inoltre i Casali, costituiti da foresteria, ex-stalla ed ex-fienile. Il Casale uso foresteria è in buone condizioni e si prevede una sistemazione generale; nell’ex-stalla si prevede l’ultimazione della parte impiantistica e delle finiture architettoniche; mentre per l’ex-fienile, in totale stato di abbandono, si prevede una messa in sicurezza. 

Il progetto prevede il potenziamento dell’accesso principale con la creazione di un’area di ingresso attrezzata, parcheggi per auto e biciclette, segnaletica e un padiglione infopoint. Sono previsti il recupero e la sistemazione dei percorsi interni ciclopedonali e pedonali per ripristinare l’itinerario archeologico, con pavimentazioni compatibili con il paesaggio, punti di sosta e pannelli informativi. Sulle emergenze archeologiche si interviene con operazioni di bonifica della vegetazione infestante, svuotamento e pulitura delle tombe, misure di drenaggio e consolidamento delle murature in tufo e ricollocazione di adeguate protezioni sommitali; si prevede inoltre la realizzazione di una copertura protettiva ampliata e di dispositivi informativi integrati alla recinzione degli scavi. Sono inoltre previste azioni di restauro e allestimento dei Casali, la sistemazione del verde e l’installazione di sistemi di videosorveglianza, strumenti digitali di fruizione (app con audioguida) e webcam per la comunicazione del sito. 

L’intervento si concentra sulla valorizzazione e sulla fruibilità pubblica, privilegiando la mobilità dolce: non sono previsti nuovi tracciati carrabili se non quelli necessari all’ingresso esistente. Il progetto mette in rete le emergenze del Parco con percorsi didattici, naturalistici e multimediali, integrando la fruizione in loco con strumenti informativi e multilingue e favorendo collegamenti con la rete ciclabile circostante. 

CUP F89D21001310006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Via Prenestina Nuova, km 2, Montecompatri (RM). 

L’area archeologica di Gabii, situata a 20 km a est di Roma sul pianoro di Castiglione, nel comune di Montecompatri, ha avuto evidenze insediative dalla fine dell’VIII e inizi del VII secolo a.C. Il sito comprende l’area urbana dell’antica città di Gabii, che si inserisce nello scenario dei grandi centri laziali esistenti al momento della nascita di Roma e rientra tra le città che controllavano la bassa valle dell’Aniene e gli accessi alla valle del Sacco e del Liri: come tale rappresentò un epicentro politico e culturale di fondamentale rilevanza nel Latium vetus, prima dell’ascesa di Roma.  

Gabii costituisce uno dei siti archeologici più significativi del territorio, al cui interno sono ancora percepibili le caratteristiche del paesaggio storico dell’Agro Romano altrove definitivamente perdute. Per tali motivi un ampio settore dell’antica città – pari a circa 70 ettari – comprendente parte dell’antico centro urbano e alcune delle sue più dirette pertinenze – è stato acquisito nel 1987 dal Demanio dello Stato e assegnato in uso alla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma al fine di realizzare un parco archeologico suburbano.  

Dagli scavi sino ad ora svolti infatti è possibile rilevare come al di sotto del piano di campagna, a poche decine di centimetri di profondità, siano ancora in gran parte conservate le principali strutture e gli edifici dell’antica città. Infatti, successivamente all’abbandono del sito, avvenuto intorno alla metà dell’XI secolo, l’area adibita da quel momento ad uso agricolo non è più stata oggetto di interventi costruttivi e di trasformazione, che in altre aree hanno irrimediabilmente cancellato le tracce del passato.  

Attraversata dall’asse della via Prenestina, Gabii conserva un impianto termale con ambienti identificati come tepidarium, calidarium e frigidarium, pavimentazioni musive geometriche e figurate, rivestimenti marmorei e apparati pittorici parietali. Sono presenti resti di un portico in lapis gabinus, il santuario di Giunone Gabina e strutture correlate al foro e a complessi privati. L’abbandono medievale ha preservato numerose testimonianze archeologiche, mentre l’esposizione agli agenti atmosferici, la vegetazione infestante, l’umidità e la fauna hanno determinato degrado diffuso di paramenti e pavimenti. 

L’area archeologica, bene demaniale, è accessibile da Via Prenestina Nuova e l’intervento si è focalizzato su interventi di scavo mirato, restauro e consolidamento presso vari punti di interesse dell’Area (area urbana, San Primitivo) mirando a rendere le strutture fruibili nell’ambito della visita al Parco Archeologico. L’intervento ha previsto lo svolgimento di indagini diagnostiche preliminari (prelievi per analisi chimico-fisiche, sezioni sottili, analisi microbiologiche) e una documentazione grafica e fotografica puntuale.  

Le azioni conservative condotte sono state: bonifica da microflora patogena e diserbo della vegetazione infestante; rimozione dei depositi incoerenti e delle stuccature non idonee; consolidamento dei materiali costitutivi mediante prodotti compatibili (nanosoluzioni e prodotti inorganici selezionati); ristabilimento dell’adesione degli strati preparatori e delle tessere musive; operazioni specifiche sui mosaici (catalogazione, ricollocazione di frammenti, boiaccatura, integrazione a malta incisa, eventuale distacco e ricollocazione porzionata); consolidamento e ricomposizione delle pilae di sostegno dell’impianto termale. Le misure adottate hanno migliorato la sicurezza delle superfici e la conservazione preventiva, limitando l’accesso della fauna locale e contrastando la proliferazione della vegetazione infestante.  

CUP F84H21000320006

Importo del finanziamento: € 3.000.000,00

Localizzazione: Municipio VI;  Via Prenestina Nuova, Km 2; CAP 00132 Montecompatri (RM) 

L’Area Archeologica di Gabii comprende resti dell’insediamento antico distribuiti in più settori, tra cui il cosiddetto Foro Hamilton, un complesso termale e manufatti rurali tra cui l’ex fienile di Castiglione e la chiesa di San Primitivo. Prima dell’intervento si presentano elementi archeologici ben conservati sotto la campagna, con strutture stradali, ambienti termali e paramenti decorativi in diverso stato di degrado. Le indagini condotte negli ultimi anni dalla Soprintendenza Speciale e da istituzioni scientifiche hanno messo in luce sequenze edilizie e decorazioni musive; le terme sono datate tra l’età augustea e i primi decenni del I secolo d.C. e risultano frequentate almeno fino al IV secolo d.C. L’ex fienile, di impianto tardo‑ottocentesco/inizio Novecento, è stato parzialmente riedificato e necessita di completamento funzionale per l’uso come deposito e laboratorio. L’area è soggetta a vincoli archeologici e paesaggistici e rientra nelle tavole di pianificazione territoriale e paesaggistica di riferimento. 

L’intervento si articola in restauro conservativo, consolidamento strutturale, pulitura e integrazione dei paramenti, rimozione di vegetazione infestante e recupero funzionale degli spazi. Per l’ex fienile si prevede l’allestimento a deposito e laboratorio, il completamento delle finiture interne, l’adeguamento impiantistico e l’eliminazione delle barriere fisiche per l’accesso ai piani; sono previste sistemazioni esterne e percorsi di accesso pedonali e carrabili. Le operazioni sulle aree archeologiche (Terme e Foro) includono interventi di pulitura, preconsolidamento, stuccatura e ricomposizione di blocchi lapidei dove necessario, nonché il completamento degli scavi e la revisione degli interventi pregressi. Il progetto integra rilievi tridimensionali e modellazione informativa (laser scanner e BIM per l’edificio) a supporto della documentazione, della direzione lavori e della futura gestione. 

L’intervento mira a rendere fruibile e accessibile l’area attraverso misure di adeguamento degli accessi, percorsi fruibili e servizi di supporto al visitatore, mantenendo la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico. L’area è attualmente chiusa al pubblico per motivi di sicurezza; la gestione è affidata all’istituto ‘Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii’ che garantirà la gestione ordinaria e la fruizione. Il progetto è complementare ad altri interventi di tutela e restauro dell’area e prevede un piano di manutenzione e monitoraggio per il presidio conservativo nel tempo. Le opere si pongono nel rispetto delle normative di tutela e degli strumenti urbanistici e paesaggistici vigenti, con l’obiettivo di integrare la fruizione pubblica nel contesto territoriale e rurale circostante. 

CUP F89D21000750006

Importo del finanziamento: € 2.100.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Pigna; Largo delle Stimmate 1, 00186 Roma

La cripta della chiesa delle SS. Stimmate di San Francesco contiene un cimitero sotterraneo ubicato in Largo delle Stimmate 1, nel tessuto storico compreso tra Corso Vittorio Emanuele II, via del Gesù, piazza e via della Pigna e via dei Cestari. La cripta ospita un cimitero sotterraneo di frati della Confraternita: la sala principale, una cappella con altare, è rivestita in parte con elementi osteologici decorativi e pareti con pitture a finto marmo; la sala secondaria, un ossario,  con decorazioni più semplici e un dipinto della «Deposizione» in grave degrado. Sotto la pavimentazione della cripta sono presenti muri di epoca romana, forse riconducibili al complesso del Diribitorium. La chiesa attuale è documentata dal XVIII secolo; la cripta è esistita almeno dal 1710 e la chiesa fu consacrata nel 1719. 

L’intervento si concentra sul restauro conservativo delle superfici affrescate e delle decorazioni in ossa, sul completamento degli scavi archeologici, la sistemazione della pavimentazione e sulla realizzazione di un percorso di visita che renda fruibile il bene. 

Prima dell’intervento si presentava un quadro conservativo compromesso da umidità di risalita, sali, attacchi biologici. Le azioni progettuali prevedono il consolidamento e la pulitura delle pitture e delle decorazioni in ossa, la verifica e sostituzione degli ancoraggi metallici delle decorazioni osteologiche con elementi idonei, l’integrazione delle lacune tramite tecniche riconoscibili, la ricostruzione dei sottofondi e la posa di pavimentazioni compatibili, l’installazione di un impianto illuminotecnico a LED con gestione centralizzata, nonché un piano di monitoraggio e manutenzione periodica. 

L’intervento intende rendere la cripta visitabile e integrarla nei circuiti culturali, migliorandone fruibilità e sicurezza pur nel rispetto dei vincoli di tutela. Per le caratteristiche ipogee e il valore storico-archeologico non è prevista l’introduzione di dispositivi per il superamento delle barriere architettoniche, con conseguente deroga all’accessibilità verticale. La scheda tecnica non rileva complementarità con altri interventi nell’area. Sono previsti sistemi di controllo ambientale e procedure di emergenza adeguate alla classificazione a basso rischio antincendio e un programma di comunicazione scientifica e divulgativa al termine dei lavori. 

CUP F89D21000740006

Importo del finanziamento: € 900.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione III Colonna (condotto sotterraneo) e Rione II Trevi (Arco di Claudio); accesso principale in via del Nazareno; tratto di intervento compreso tra via del Nazareno e via Crispi; CAP 00187 

L’Acquedotto Vergine è un condotto idraulico romano prevalentemente sotterraneo, con tratti a cielo aperto costituiti da arcate in tufo e travertino (Arco di Claudio). Il settore oggetto d’intervento si sviluppa per circa 280 metri dall’ingresso su via del Nazareno verso via Gregoriana, passando sotto il complesso commerciale di Rinascente e oltre via dei Due Macelli. Prima dell’intervento lo speco si presentava in disuso con depositi, terriccio, fenomeni diffusi di umidità e aree con presenza d’acqua fino a 10-15 cm; le arcate in travertino dell’Arco di Claudio mostrano incrostazioni, colature e alterazioni dovute a infiltrazioni e ossidazione di elementi metallici.  

L’intervento si articola in rilievo, bonifica, restauro, consolidamento e progettazione impiantistica finalizzati all’apertura al pubblico dello speco. Sono previsti rilievi geomatici e laser-scanner, indagini conoscitive mirate e mappatura della consistenza materica; opere di pulitura e protezione delle superfici con materiali compatibili con l’esistente; risarcitura di lesioni e consolidamento mirato delle murature. Si prevede l’installazione di impianti di illuminazione e sicurezza, un sistema di areazione con elementi di estrazione e immissione d’aria posti nelle aree scoperte e dotazione per la videosorveglianza e la ripetizione del segnale cellulare. Per l’Arco di Claudio sono previste puliture, sigillature dei giunti, integrazioni puntuali e un adeguamento dell’illuminazione esterna oltre al restauro della targa. 

L’intervento mira a rendere fruibile il tratto ipogeo con accesso regolamentato dalla porta su via del Nazareno e percorsi interni adeguati per operatori e pubblico. La riqualificazione comprende il miglioramento della segnaletica esterna per mettere in relazione i due tratti, il condotto e l’arco di Caludio, elementi identificativi in corrispondenza dell’ingresso, nonché misure per garantire la sicurezza dei visitatori (illuminazione di emergenza, videosorveglianza). L’attuazione richiede interlocuzioni operative con gestori di reti e proprietà confinanti per la risoluzione delle infiltrazioni idriche e per l’accesso alle aree di cantiere; le aree di cantiere e le modalità operative sono definite per limitare l’impatto sulla viabilità e sul tessuto urbano circostante. 

CUP F89D21000730006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Colonna; Piazza Colonna, Roma; CAP 00186

La Colonna di Marco Aurelio è monumento marmoreo collocato al centro di Piazza Colonna, di fronte Palazzo Chigi e nelle adiacenze di Montecitorio. L’opera è ancora nella sua collocazione originaria; l’altezza del fusto è di 29,617 metri (pari a 100 piedi romani). Di proprietà demaniale e in consegna alla Soprintendenza, la colonna è costituita da rocchi istoriati in marmo con scala a chiocciola interna scavata nel materiale lapideo e aperture strombate che illuminano il percorso interno. Nel tempo sono stati eseguiti interventi di restauro dei rilievi e opere di manutenzione straordinaria; tuttavia, le superfici esterne risultano oggi degradate per azione degli agenti atmosferici e inquinamento urbano. Si rilevano fenomeni di decoesione, esfoliazione, croste nere e macchie da ossidazione, oltre a ruscellamenti interni legati all’ingresso di acqua dalle feritoie e presenza di depositi di guano in zone non accessibili. 

L’intervento prevede un approccio conservativo finalizzato alla massima salvaguardia materica: pulitura controllata delle superfici, rimozione di depositi non originali, trattamento biocida, rimozione di croste nere con conservazione delle patine compatibili, consolidamento coesivo e adesivo delle porzioni degradate e stuccatura delle fessurazioni. Si applicano protettivi idrorepellenti selezionati per garantire la protezione dalle acque meteoriche e si prevede la manutenzione programmata delle superfici. Per il problema del ruscellamento interno si interviene con stuccature delle fessurazioni e protezione superficiale idrorepellente. Si esegue il restauro della cancellata esistente e il rifacimento della pavimentazione in porfido nel sedime, con rimozione di infestanti e trattamento biocida. Sono previsti dispositivi di dissuasione per volatili a basso impatto visivo sulle feritoie. L’illuminazione esterna ed interna è ridisegnata con apparecchi di minimo impatto visivo, tarabili e di facile manutenzione; è prevista l’illuminazione di emergenza per la sicurezza dei visitatori. Il progetto include la produzione di un modello digitale mediante rilievo fotogrammetrico e laser per supporto gestionale e documentale. 

L’intervento migliora la fruibilità e la sicurezza del monumento senza alterarne la configurazione spaziale: la pavimentazione interna del sedime è riqualificata per garantire accessibilità a tutti i visitatori. Le soluzioni impiantistiche sono concepite per ridurre l’impatto visivo nel contesto urbano e per integrare l’illuminazione monumentale con l’illuminazione pubblica esistente. Si mantiene una distanza protettiva mediante la recinzione preservando la lettura dell’apparato decorativo. L’approccio digitale informativo assicura la conservazione della conoscenza dello stato di fatto e supporta attività gestionali, manutentive e divulgative, inclusive di una possibile pubblicazione scientifica e materiale informativo per la fruizione pubblica. 

CUP F89D21000720006

Importo del finanziamento: € 1.200.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Regola; Piazza Capo di Ferro 13; 00186 Roma

Il complesso di Palazzo Spada Capodiferro si colloca nel rione Regola.  Nell’ala nord-ovest dell’edificio sono state scoperte due aree archeologiche ipogee distinte: l’Area A (Insulae), con ambienti seminterrati che conservano la cristallizzazione di un crollo antico con piani pavimentali musivi e l’Area B (Domus), costituita da un’aula absidata con pavimentazione in opus sectile, decorazioni in stucco e intonaci in finto marmo. Le due aree sono state messe in luce in occasione delle indagini eseguite per lo scavo del parcheggio interrato e in successive campagne (anni Novanta e interventi integrativi nel 2000 e 2020). Prima dell’intervento si presentano condizioni termoigrometriche critiche, fenomeni di percolamento e presenza diffusa di depositi incoerenti e colonizzazioni biologiche che compromettono adesione, coesione e leggibilità degli apparati decorativi. 

Il progetto prevede interventi di conservazione e restauro mirati alla pulitura, consolidamento e integrazione dei materiali archeologici (paramenti murari, mosaici, sectilia, intonaci e stucchi) e alla sistemazione dei materiali di scavo. Sono previste la rimozione e l’inventariazione delle cassette archeologiche, la sostituzione o manutenzione delle vetrine espositive e la sistemazione del percorso di visita con passerelle di fruizione (manutenzione in Area A; nuova passerella metallica in Area B). Si realizza un nuovo impianto di illuminazione calibrato per la conservazione e la lettura dei reperti, nonché il monitoraggio ambientale con sonde. Si prevede la canalizzazione delle acque di percolamento nell’Area B mediante un “controsoffitto” leggero. 

Le operazioni perseguono il ripristino della fruibilità museale e della sicurezza per visitatori e operatori, nel rispetto dei criteri di minimo intervento, compatibilità e reversibilità, con documentazione fotografica e grafica delle fasi. L’accesso alle aree presenta vincoli: l’Area A è raggiungibile tramite la scala a chiocciola seicentesca, la cui integrità vieta interventi murari, mentre l’Area B è accessibile mediante pensilina e corpo scala moderno; la configurazione attuale condiziona soluzioni di accessibilità. L’intervento è inserito nel quadro di progettualità della Soprintendenza e integra lavori già avviati sull’area; la musealizzazione si completa con pannelli didattici e video multimediale. 

CUP F89D21001000006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione IV Campo Marzio; Largo S. Rocco 1; 00186 Roma (RM). 

La Chiesa di San Rocco all’Augusteo è ubicata in Largo S. Rocco n.1, Rione IV Campo Marzio, ed è soggetta a vincolo ai sensi del D.M. 02/03/1953. L’intervento riguarda le tre cappelle laterali della navata destra e le porzioni antistanti (tra cui le cappelle identificate come San Francesco di Paola, San Giuseppe e dell’Immacolata Concezione). Prima dell’intervento le superfici presentavano fenomeni diffusi di degrado degli apparati decorativi, alterazioni delle malte e umidità di risalita.  

A valle di un’accurata campagna di indagini, il restauro ha compreso azioni volte alla conservazione degli apparati decorativi e marmorei, alle quali sono state affiancante opere di risanamento dei fenomeni legati all’umidità di risalita.  

Il progetto, inoltre, ha previsto l’adeguamento degli impianti di illuminazione e ha dotato gli spazi di impianti multimediali a supporto del percorso di visita. 

CUP F89D21000850006

Importo del finanziamento: € 800.000,00

Localizzazione: Via del Corso, 528, 00186 Roma (RM) – Municipio I, Rione IV Campo Marzio

La chiesa di S. Maria dei Miracoli è un edificio di notevole interesse storico e artistico., che prima dell’intervento presentava significative criticità strutturali (in particolar modo in corrispondenza della cupola) e conservative (apparati decorativi)  

L’intervento ha compreso opere volta al miglioramento della vulnerabilità sismica prevedendo, per la cupola, l’inserimento di elementi metallici funzionali al contenimento delle sollecitazioni, oltre alla risarcitura delle lesioni e alla ricostruzione delle porzioni mancanti delle murature. 

Il progetto, infine, ha previsti interventi di conservazione e  risarcitura delle lesioni presenti all’interno della cupola. 

CUP F89D21000830006

Importo del finanziamento: € 600.000,00

Localizzazione: Via del Collegio Romano, 27 – 00186 Roma; Municipio I; Rione IX Pigna

L’intervento ha interessato l’ex Appartamento Secchi, sede dell’Osservatorio Astronomico Padre Secchi e costituisce la terza e ultima fase di un più ampio progetto di manutenzione e restauro conservativo. 

In questo contesto sono stati recuperati gli infissi interni ed esterni, limitando le sostituzioni a quelle strettamente necessarie, si è intervenuto su lucernai e abbaini che presentavano significativi fenomeni di infiltrazioni e si è proceduto con il restauro della pavimentazione in cotto e degli elementi in pietra (targhe commemorative) e stucco (busto celebrativo). 

L’intervento ha mirato a garantire e incrementare la fruibilità museale e l’accessibilità del complesso, con ricadute su visite e attività culturali, anche mediante la completa riorganizzazione degli spazi espositivi, e superare le barriere architettoniche, mediante la dotazione di scala di sicurezza e di emergenza, montascale e rampe, atti a superare dislivelli e pendenze.  

CUP F89D21000670006

Importo del finanziamento: € 1.500.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Pigna, Piazza S. Marco n. 48, ROMA 

La basilica di S. Marco, come oggi appare, è ancora sostanzialmente l’impianto voluto da Papa Gregorio IV (827-844), successivamente modificato da Paolo II (1464-1470).  Fondata nel 336 da Papa Marco, è una delle più antiche basiliche di Roma, venne ricostruita nell’833 e rifatta in forme dal veneziano Papa Paolo II come chiesa della comunità veneziana. 

 Negli anni Cinquanta (tra il 1947 -49) il Genio Civile effettuò opere di bonifica e, demolendo il pavimento della navata centrale, vennero in luce i resti della basilica paleocristiana di IV secolo costruita da Papa Marco (gennaio 336 – ottobre 336) realizzata su di una serie di murature precedenti appartenenti ad un edificio romano risalente al II e di III secolo. La basilica paleocristiana avrebbe successivamente avuto (tra V e VI secolo) un rialzamento di quota di circa un metro e una inversione di orientamento di 180 gradi.  Tre campagne di scavi condotte tra il 1988 e il 1990 hanno permesso di delineare una nuova storia delle fasi della basilica. Nell’area del sottoportico è venuta in luce la struttura dell’abside della chiesa paleocristiana di S. Marco ed il percorso stradale (I-II secolo) fino ad oggi sconosciuto che la lambiva. Gli ipogei oggi si articolano in due ambienti distinti: l’ambiente A, sottostante al portico, con volte a crociera e resti archeologici; l’ambiente B, corrispondente alla navata, con pavimentazione in opus sectile e lacune consolidate in epoca successiva.  

Il progetto prevede la verifica e la messa in sicurezza del manto di copertura, privilegiando interventi conservativi e di manutenzione delle superfici di copertura della navata centrale e del lastrico della navatella destra. Sulle falde si eseguiranno operazioni finalizzate al recupero del manto laterizio, al ripristino dello strato impermeabilizzante e al ripristino dei sistemi di raccolta e smaltimento delle acque; sulle superfici piane si interverrà sul massetto, sulla impermeabilizzazione e sulla regolarizzazione dei parapetti e dei ballatoi.  

Negli ipogei si eseguiranno puliture, consolidamenti e stuccature sulle murature e sui lacerti archeologici, il risanamento delle pavimentazioni moderne incongrue e la predisposizione di un impianto elettrico dedicato per l’illuminazione e per dispositivi di proiezione. 

Per gli ipogei si è previsto un allestimento espositivo minimale nel primo ambiente con pannelli, teche e un dispositivo multimediale rivolto alla parete destra, oltre a interventi di catalogazione e restauro dei reperti mobili; nell’ambiente secondo è prevista la rimozione del massetto cementizio incongruo e la ricostruzione di integrazioni pavimentali compatibili con l’opus sectile. L’accesso ai locali rimane mediato dalle attuali passerelle.

CUP F89D21000660006

Importo del finanziamento: € 1.300.000,00

Localizzazione: Municipio I, Rione Pigna, Via del Corso n. 306, 00186 Roma (RM) 

La Chiesa di Santa Maria in Via Lata presenta un loggiato con colonne in travertino e una volta decorata, due cappelle laterali al presbiterio (Cappella del S.S. Crocifisso e Cappella di San Ciriaco e Santa Caterina) e l’accesso a un complesso ipogeo di elevato interesse archeologico. Gli ambienti sotterranei sono riferiti all’età adrianea e conservano stratigrafie pittoriche di varie epoche, con un ciclo figurativo datato al VII secolo. Prima dell’intervento le superfici interne ed esterne evidenziavano diffusi fenomeni di degrado: risalite capillari, depositi superficiali, difetti di adesione di intonaci e lastre marmoree, lacune e reintegri non coevi; inoltre una superfetazione moderna occupa parte del loggiato oscurando superfici originarie e alterandone lo stato conservativo. 

L’intervento riguarda la verifica delle coperture e la revisione del sistema di smaltimento delle acque meteoriche, il restauro delle superfici decorate delle due cappelle presbiteriali, il restauro della pavimentazione in marmo della navata centrale, il consolidamento, pulitura e restauro con presentazione estetica delle decorazioni e delle pitture parietali nei due ambienti di accesso, la demolizione controllata della superfetazione nel loggiato e il ripristino funzionale delle superfici interne di quest’ultimo, compresa la posa di una nuova pavimentazione esterna in cotto. È prevista la redazione di un quadro fessurativo per l’angolo tra Via del Corso e Via Lata al fine di escludere meccanismi cinematici attivi. Le operazioni comprendono la messa in sicurezza delle aree degradate, il consolidamento e la pulitura delle superfici, la rimozione di interventi e materiali inidonei e le reintegrazioni materiche e cromatiche con prodotti compatibili alla materia originale; è prevista inoltre la sostituzione di elementi lignei e di grondaie danneggiate con materiali coerenti con l’impianto storico. 

CUP F89D21001370006

Importo del finanziamento: € 1.980.000,00

Localizzazione: Municipio I – Rione Parione – Piazza Navona, CAP 00186, Roma

La chiesa di Sant’Agnese in Agone è un complesso storico stratificato che affaccia su Piazza Navona e comprende la fabbrica seicentesca, l’antica cripta e il cimitero Pamphilj. La costruzione della chiesa si sviluppa tra il 1652 e il 1672; la cripta conserva fasi costruttive e materiali che vanno dall’antichità romana alle fasi medievali, rinascimentali e barocche, con evidenze legate alle sostruzioni dello Stadio di Domiziano. Lo stato attuale presenta fenomenologie conservative differenziate: infiltrazioni da coperture e finestrature, umidità negli ambienti interrati, degrado degli apparati decorativi e dissesti localizzati in elementi lapidei e superfici voltate. 

L’intervento prevede una campagna diagnostica integrata e attività di monitoraggio, seguite da opere di consolidamento e restauro conservativo. Le indagini comprendono rilievi strumentali, mappe del degrado, indagini chimico-fisiche e stratigrafiche e monitoraggio dei quadri fessurativi; i dati supportano la progettazione degli interventi mirati. Le opere progettuali riguardano la risoluzione delle infiltrazioni di copertura e degli elementi di tenuta dei finestroni, il consolidamento locale delle murature e dei paramenti lapidei, il risanamento della cripta con interventi per la mitigazione dell’umidità di risalita.  

Le attività sono pianificate in lotti funzionali per garantire sequenzialità e limitare interferenze con l’uso liturgico e con la fruizione pubblica della piazza. È prevista la sistemazione degli apparati illuminotecnici per una fruizione coerente con la tutela delle opere e la visita guidata della cripta, unitamente all’installazione di pannelli divulgativi e dispositivi di sicurezza e controllo.

CUP F89C21000420006

Importo del finanziamento: € 2.300.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I, Rione Sant’Eustachio, Corso del Rinascimento n. 40, CAP 00186 

Il complesso della Sapienza, oltre alla ben nota rilevanza storico-artistica data dalla conpresenza di opere di Giacomo della Porta (porticato), Francesco Borromini (Chiesa di S. Ivo e biblioteca alessandrina) e Pietro da Cortona (pala d’altare), risulta essere un edificio che assume una particolare rilevanza in relazione sia alle particolari funzioni che oggi ospita che a causa dei numerosi problemi di natura strutturale che hanno contraddistinto la fabbrica dal 1937 in poi. La decisione presa nel 1936 di trasformare l’antico Studium Urbis in sede dell’Archivio di Stato ha determinato tante e tali modifiche che i lavori compiuti dal 1938 al 1953 hanno generato una struttura completamente diversa da quella originaria creando, sin da subito, fenomeni fessurativi importanti. Questo stato di fatto, benché pregresso, risultava particolarmente critico se messo in relazione con le attuali destinazioni d’uso: deposito dei documenti dell’Archivio di Stato, luogo di culto, sala per mostre e convegni (biblioteca alessandrina), scuola di archivistica, Biblioteca dell’archivio di Stato aperta al pubblico. Nell’anno 2017 sono stati assegnati i fondi per la “Verifica di vulnerabilità sismica (Lv3) e intervento di miglioramento strutturale”, nel 2021 grazie a finanziamenti europei (POIN/FESR) si è iniziata la verifica degli impianti esistenti e la progettazione dei nuovi impianti. Sempre nel 2021 con fondi della SSBAP Roma è stato condotto un progetto pilota. L’obiettivo della proposta di intervento, riguardante il restauro delle superfici interne della chiesa e dei portici del cortile era quello di riequilibrare la giusta fruizione dello spazio architettonico. Il cortile presentava cromie diverse delle superfici intonacate; al piano terra i bracci sud, ovest ed nord erano giallo/ocra (coloritura risalente agli interventi del Genio Civile del 1951) mentre al piano primo il braccio sud era bianco (intervento 2000). Al piano terzo inoltre le aggiunte dell’ala nord (Busiri Vici) e quelle all’ala sud (Genio Civile 1951) sono arancio. A parte l’eterogeneità cromatica, tutte le superfici, sia quelle intonacate che quelle marmoree, presentavano un avanzato stato di degrado che in alcune zone era arrivato alla perdita di intere parti. La stessa situazione caratterizzava l’interno della chiesa, dove le risarciture, effettuate su una superficie notevolmente degradata, predominavano e percettivamente erano diventate delle vere e proprie lacune cromatiche. La lacuna si poneva come “figura” rispetto al “fondo” rappresentato dall’inviluppo architettonico della chiesa. Situazione questa enfatizzata dalla assenza totale di manutenzione ordinaria (pulitura) delle superfici architettoniche dal 1968. Sulle superfici aggettanti (cornici, nicchie, etc.) il deposito superficiale presente aveva raggiunto una corposa consistenza nera e grassa, nelle parti basse invece l’intonaco presenta fenomeni di rigonfiamento e di distacco parziale, fenomeni presenti anche alla sommità della superficie della lanterna.  

 Nel 2024 grazie ai finanziamenti PNRR le operazioni testate con il progetto pilota del 2021 sono state estese a tutte le superfici interne della chiesa e del cortile 

CUP F89D21001280006

Importo del finanziamento: € 250.000,00

Localizzazione: Municipio I (Centro), Rione S. Eustachio; Corso del Rinascimento, 40; 00186 Roma 

La pala d’altare della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza è un grande dipinto ad olio su tela (m. 8,37 x 3,80) collocato sull’altare della cappella universitaria. L’opera raffigura nella parte superiore Cristo tra figure di santi e nella parte inferiore Sant’Ivo in atteggiamento di difensore dei poveri.  

Il progetto della cappella venne commissionato da Papa Urbano VIII a Francesco Borromini nel 1632. Nel 1660 fu dato l’incarico a Pietro da Cortona di realizzare la monumentale pala che avrebbe adornato l’altare in muratura. L’opera fu completata da Giovanni Ventura Borghesi, succeduto a Pietro da Cortona alla morte di questo (1669).  

Lo stato di conservazione dell’opera, prima dell’intervento, si presentava sensibilmente alterato da densi depositi di sporco e polveri e da strati di vernici ossidate. 

Il restauro ha previsto preliminarmente un’approfondita fase diagnostica e di documentazione, compresa la realizzazione di fotografie ad alta risoluzione e l’esecuzione di indagini non invasive o micro-invasive finalizzati all’ampliamento della conoscenza inerente alla composizione dei materiali e allo stato di degrado. L’intervento, interamente eseguito in laboratorio, ha comportato lo smontaggio della pala e il suo trasporto presso i locali dell’Impresa esecutrice, che ha quindi provveduto ad eseguire le operazioni previste a progetto (messa in sicurezza della pellicola pittorica, pulitura e consolidamento del recto e del verso). Nel corso dei lavori è emersa la necessità di sostituire integralmente il telaio ligneo centinato, realizzato nei primi anni del Novecento 

Durante i lavori sull’altare è stata collocata una riproduzione in scala 1:1 della pala per preservare la percezione del luogo di culto. L’operazione ha richiesto il coordinamento con la Diocesi di Roma e con il Complesso del Palazzo della Sapienza per le autorizzazioni e la disponibilità del bene, non essendo l’immobile nella piena disponibilità dell’Amministrazione.  

CUP F89D21000560006

Importo del finanziamento: € 600.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Sant’Eustachio; Piazza di S. Agostino, 8; CAP 00186; Roma 

La Biblioteca prende nome dal vescovo agostiniano Angelo Rocca (1546-1620), scrittore erudito e appassionato collezionista di edizioni pregiate, responsabile della Tipografia Vaticana durante il pontificato di Sisto V, che negli ultimi anni del XVI secolo affidò la sua raccolta libraria (20.000 volumi circa) ai frati del convento di Sant’Agostino di Roma. Nel corso dei secoli la biblioteca, grazie alle donazioni di nobili romani ai frati del convento, si arricchì di preziosi e numerosi manoscritti sia originali che in copia trascritta. A questo pregiato e cospicuo materiale il vescovo Rocca diede una sede idonea attraverso l’istituzione di una nuova biblioteca finanziata con rendite proprie, organizzata con preciso regolamento interno e soprattutto aperta a tutti, senza limiti di stato e di censo. Nel 1762 fu acquistata la ricchissima biblioteca del cardinale Domenico Passionei (1682-1761) che raddoppiò il patrimonio della Angelica e soprattutto lo arricchì dei rari testi che il cardinale, aveva ricercato e acquistato nei vari viaggi svolti.  

 

La biblioteca è parte del grande complesso di Sant’Agostino localizzato nel versante nord del rione Sant’Eustachio. La definizione dell’isolato del complesso di Sant’Agostino è frutto di un processo di trasformazione dell’area, iniziata nel XIII secolo, e realizzata attraverso la costruzione degli edifici che, fra il XV e il XVI secolo, collegavano la chiesa di S. Trifone con la chiesa di S. Agostino. Nel 1659, per volere di Alessandro VII, la costruzione di una nuova e grande sala per la biblioteca fu affidata a Francesco Borromini, che prima di morire riuscì a realizzare la parte muraria e la copertura a tetto. Nel “vaso” borrominiano, rimasto incompiuto, fu trasferita il 21 agosto 1669 la Biblioteca. L’acquisizione nel 1762 dell’imponente raccolta appartenuta al cardinale Passionei rese necessaria una ristrutturazione della sala, che gli agostiniani affidarono all’architetto Luigi Vanvitelli, il quale nel 1765 terminò la definizione dell’attuale salone.  

 

L’intervento ha previsto il completamento delle verifiche strutturali e la realizzazione di opere di consolidamento volte a migliorare la tenuta statica delle murature portanti. Sulla base delle indagini conoscitive già eseguite (aperture, videoendoscopia, prove non distruttive) si è intervenuto con un rinforzo localizzato delle murature mediante iniezioni di malta a base di calce idraulica naturale e con l’inserimento di connettori metallici in acciaio inox per migliorare la coesione interna dei nuclei murari. E’ stato effettuato un monitoraggio in corso d’opera mediante prove non distruttive al fine di verificare il riempimento dei vuoti e l’incremento delle caratteristiche meccaniche; a campione sono state ripetute le prove strumentali per confermare i risultati. 

CUP F89C21000410006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione VIII Sant’Eustachio; Piazza di Sant’Eustachio; CAP 00186; Roma 

Non si ha certezza degli anni di edificazione, tuttavia è certo che si tratti di una struttura di origini antichissime: la prima menzione storica della chiesa risale al 795 durante il pontificato di papa Leone III ed è ricordata come un’antica diaconia romana. Secondo la leggenda la chiesa prende il nome dal martire Eustachio, al secolo Placido, centurione dell’Impero Romano vissuto durante l’impero di Adriano. Dopo aver rinnegato la neonata religione cristiana durante una battuta di caccia, ha in visione un cervo con una croce sulla fronte, immagine che successivamente diventa simbolo del santo. Con questa visione inizia la sua conversione al cristianesimo, seguita dal martirio subìto per aver rinnegato gli Dei della tradizione. Si narra, quindi, che Eustachio, con la moglie e i figli, viene ucciso divorato dai leoni. Circa due secoli dopo questa esecuzione (di cui non c’è alcuna prova storica), quando con l’Editto di Costantino la religione cristiana viene legittimata, nel luogo in cui sorgeva la sua casa e in cui è giustiziato viene edificata la chiesa che ancora oggi porta il suo nome, per volontà dell’Imperatore stesso. Della struttura originaria non si sa molto e quello che si può osservare oggi è in realtà il frutto di una serie di rifacimenti di cui il primo, in ordine storico, risale al 1195 quando, su richiesta di papa Celestino III, in cui la chiesa fu oggetto di importanti rifacimenti, tra cui l’aggiunta del campanile romanico, aperto da bifore e trifore (oggi parzialmente murate) e ancora visibile.  

 

Prima dell’intervento la chiesa presentava lesioni diffuse all’intradosso e all’estradosso delle volte, concentrate soprattutto in corrispondenza dell’aula centrale e della navata. A valle della progettazione sono state effettuate una serie di indagini preliminari (saggi murari per la definizione della tessitura muraria, indagini georadar per la verifica dello spessore delle volte, indagini endoscopiche per definire la composizione di tutto lo spessore murario, prove di schiacciamento su campioni di pietra, indagini penetrometriche sulla malta, termografie). Sui dati così acquisiti sono state effettuate le analisi strutturali, l’analisi statica delle volte della chiesa non risultava soddisfatte a causa delle tensioni di trazione della muratura sviluppate dalla spinta non contrastata delle volte e soprattutto degli archi di scarico in mattoni pieni.  

 

L’intervento progettato ha previsto il consolidamento delle volte e il risanamento delle murature per riportare le tensioni entro limiti di resistenza ammissibili, con operazioni di rimozione di malte incongrue e ricostruzione delle mancanze murarie, ripristino della planarità delle superfici voltate e trattamento sistematico delle lesioni. La progettazione ha interessato anche il dipinto murale presente sulla parete di fondo della sacrestia, si tratta di in intervento di ridipintura eseguito nel corso degli anni ‘90 e che aveva l’obiettivo di risolvere problemi strutturali e difetti di adesione e fratturazione della superficie originaria sottostante. Il dipinto necessitava di riacquisire la sua planarità, in primis per la sua conservazione e la stabilizzazione delle sue condizioni, ma anche per una unitarietà estetica. 

CUP F89D21001270006

Importo del finanziamento: € 1.100.000,00

Localizzazione: RIONE PONTE, VIA ARCO DELLA PACE 5

Inquadramento Storico 

La chiesa, con la sua architettura rinascimentale e barocca, è distinta da un’elegante facciata simmetrica in bianco travertino, nella quale la parte basamentale risulta in aggetto rispetto al fondo della quinta prospettica dello spazio urbano della piazza, così concepita da Pietro da Cortona (1597-1669) nel XVII secolo, su commissione di papa Alessandro VII della Rovere (1599-1667), con l’intento di dare il massimo risalto alla curva costituita dal portico addossato alla facciata della chiesa. L’architetto ricostruì la facciata, collegando il portico con le vie laterali e aprendo davanti uno spazio “ad imbuto” che si allarga verso via della Pace, una delle più antiche e frequentate del rione.  

Utile supporto per le scelte metodologiche e operative fatte in fase di progettazione è stato lo studio dei documenti d’archivio, che ha restituito un quadro esaustivo degli interventi di restauro e manutenzione condotti sulla fabbrica.  

Si è proposto un restauro critico-conservativo, volto alla tutela, alla salvaguardia e alla conservazione del bene culturale, considerato in forza dei suoi valori storico-artistici e di autenticità e al carattere identitario per la collettività, secondo i principi della riconoscibilità dell’intervento, della reversibilità, della compatibilità e del minimo intervento.  

 

Progetto di restauro 

La lettura architettonica dei prospetti, diversi tra loro negli elementi architettonici e decorativi, e la classificazione dei materiali costitutivi e delle tecniche esecutive e di restauro impiegate nel tempo, ha rappresentato il primo passo per la definizione dello stato di conservazione delle superfici esterne, con l’individuazione delle diverse patologie per singoli materiali. Appare immediatamente chiaro come le problematiche da affrontare siano fortemente differenziate a seconda del fronte che si esamina. 

Le principali alterazioni dei materiali rilevate permettono di caratterizzare i fenomeni di degrado, relativamente ai diversi materiali. 

Nell’intervento di restauro si è cercato di privilegiare quelle scelte che, pur conservando con il massimo rispetto, i materiali e gli elementi esistenti, portino ad una comprensione completa e profonda del monumento e contribuiscano a facilitarne la lettura

CUP F89D21001260006

Importo del finanziamento: € 900.000,00

Localizzazione: VIA GIULIA, 262 00186 ROMA (RM) 

Inquadramento Storico 

La chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte è una chiesa di Roma, nel rione Regola, situata in Via Giulia, tra l’arco Farnese e l’adiacente Palazzo Falconieri. L’edificio fu eretto dalla confraternita omonima nel 1573 insieme all’oratorio annesso; tale confraternita aveva come scopo quello di dare sepoltura ai morti, trovati in campagna o annegati nel Tevere, senza identità o comunque che non potevano ricevere degne esequie. La chiesa originaria era a navata unica, rettangolare. Poiché era troppo angusta, fu riedificata nel 1737 da Ferdinando Fuga e consacrata sotto i titoli del SS. Crocifisso e della Beata Vergine da Cristoforo d’Almeida, arcivescovo di Perge, il 20 ottobre 1738. Il Fuga contemplò la Demolizione della vecchia chiesa cinquecentesca e la realizzazione al suo posto di un nuovo impianto, a forma ellittica, con l’asse maggiore perpendicolare alla facciata, allineata su via Giulia. Sul perimetro dell’ellisse furono aperte quattro cappelle radiali, poco profonde, chiuse da semicolonne sormontate da un timpano triangolare che conferiscono un andamento leggermente concavo-convesso all’impianto. Oltre alla chiesa, vennero costruiti anche un oratorio e un vasto cimitero, in parte sotterraneo ed in parte sulle rive del Tevere, cimitero che fu quasi completamente distrutto nel 1886 con la costruzione dei muraglioni del Tevere. L’interno presenta diverse opere notevoli: Sant’Antonio Abate e San Paolo di Tebe e San Simeone Stilita, affreschi distaccati di Giovanni Lanfranco; una copia del San Michele Arcangelo di Guido Reni; all’altar maggiore la Crocifissione di Ciro Ferri (1680 circa); Riposo in Egitto di Lorenzo Masucci (1750). Ma soprattutto è da ricordare la cripta sotterranea, un tempo cimitero della confraternita dove furono inumate dal 1552 al 1896 più di 8000 salme. Oggi si presenta come un ossario, dove tutto (decorazioni, sculture e lampadari) è fatto con ossa e scheletri; nell’Ottocento serviva da scenografia per le sacre rappresentazioni che si avvalevano di statue di cera a grandezza naturale. 

La facciata 

La facciata della Chiesa di S. Maria dell’Orazione e Morte corrisponde al progetto di Fuga; si distinguono due partizioni, una orizzontale che prevede una suddivisione in due ordini sovrapposti, sormontati ciascuno da un timpano curvilineo, di cui quello inferiore spezzato, per poi essere definita superiormente da un timpano triangolare di coronamento, e una verticale che prevede una parte centrale più dilatata, comprendente inferiormente la bucatura d’ingresso, racchiusa da un timpano semicircolare, e superiormente, un finestrone centrale con balaustra. Ai lati dell’ingresso due colonne in successione ravvicinata sono chiuse lateralmente da una parasta. Il campanile, coronato in sommità da una clessidra e dalla croce, si erge sul tiburio della cupola, ma collocato in posizione arretrata rispetto alla facciata. 

Progetto di Restauro 

L’intervento di restauro degli apparati decorativi della Chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte mira a recuperare e valorizzare gli elementi costitutivi di un’architettura tardo-barocca di particolare interesse, caratterizzata da un’importante collezione di arte sacra che attraversa i secoli. L’obiettivo è potenziare l’offerta culturale e l’attrattività turistica a livello nazionale attraverso operazioni mirate al risanamento delle superfici e degli apparati decorativi della chiesa. 

Considerando la rilevanza storico-artistica del bene, il progetto di restauro mira a ristabilire le condizioni conservative degli apparati decorativi, facilitando al contempo una corretta lettura dei manufatti, in conformità con i principi del minimo intervento, della massima selettività e della reversibilità delle operazioni. 

Lo stesso approccio è stato adottato per la valutazione e il restauro della struttura interna della cantoria, dove le indagini hanno evidenziato un significativo degrado della struttura lignea. 

CUP F89D21001250006

Importo del finanziamento: € 800.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Ponte; Via Giulia 59A, 00186 Roma 

Il complesso conventuale della chiesa di Santa Maria del Suffragio, risalente ai rimi anni del Seicento, si affaccia su Via Giulia all’angolo con Via dei Bresciani, ed è costituito dall’Oratorio del Suffragio, dagli spazi secondari della chiesa e dalle abitazioni dell’Arciconfraternita. L’immobile è articolato su un piano seminterrato e quattro piani fuori terra: il piano nobile, l’ammezzato, e due livelli superiori, dai quali si giunge alla terrazza e al sottotetto; le facciate, interamente intonacate, sono incorniciate da lesene a imitazione del travertino; la fascia marcapiano e la cornice a guscio sommitale sono anch’esse intonacate con finitura a imitazione del travertino, come anche le mostre delle finestre dei due ordini superiori; le finestre dell’ammezzato, del piano nobile e del piano seminterrato, le mostre delle porte e il portale principale dell’Oratorio sono invece in travertino, così come lo zoccolino basamentale. La facciata su Via Giulia presenta tutte le finestre del mezzanino tamponate e intonacate: al di sotto della tinteggiatura rosso-bruna era possibile intravedere tracce di decorazione celeste, a rappresentare finte vetrate a trompe-l’oeil. Nell’Oratorio, riccamente decorato con affreschi e tele, si rilevano tracce di interventi ottocenteschi e modifiche avvenute nel Novecento.  

Il manto di copertura e la struttura lignea a capriate del sottotetto si presentava fortemente ammalorata e bisognosa di interventi di revisione anche sotto il profilo strutturale. 

Prima dell’intervento di restauro conservativo, entrambe le facciate dell’Oratorio presentavano diffusi fenomeni di degrado: umidità di risalita con distacchi ed esfoliazioni dell’intonaco, rappezzi e integrazioni eseguite con malte non omogenee per qualità, colore e finitura; era inoltre evidente un quadro fessurativo significativo, particolarmente rilevante su Via Giulia, con lesioni passanti presenti soprattutto nella fascia centrale. La caratteristica più evidente era però la disomogeneità cromatica delle superfici lapidee e intonacate: il colore di fondo marrone-rossiccio scuro, applicato sull’intonaco a ricomprendere anche la cornice sommitale, si era conservato solo sulla cornice stessa, protetta dall’azione delle piogge, e in alcune porzioni residuali al di sotto della fascia marcapiano e all’interno delle finestre tamponate; le vastissime aree in cui la finitura dell’intonaco era stata dilavata dagli agenti atmosferici lasciavano esposto il fondo, di prevalente colorazione violacea, e superfici giallo-brune in corrispondenza delle mostre delle finestre. 

L’intervento ha previsto il consolidamento strutturale e il restauro conservativo delle facciate e la riparazione della copertura lignea. È stato eseguito il rinforzo delle murature d’appoggio della copertura per contenere il meccanismo di apertura delle facciate angolari, il rifacimento e l’integrazione dell’orditura lignea del tetto e la sostituzione del solaio del sottotetto interessato da un importante deterioramento. Il manto di copertura è stato ricomposto secondo la tipologia tradizionale (tavelloni/pianelle e coppi), dotandolo di adeguata impermeabilizzazione. È stata inoltre realizzata la ricostruzione dei lucernari e il ripristino dei comignoli, la sostituzione dei sistemi di raccolta delle acque e il consolidamento delle murature lesionate con iniezioni a base di calce idraulica.  

Le superfici delle facciate, terminata la fase della pulitura, hanno restituito la tecnica esecutiva originale: un intonaco di fondo a calce e pozzolana (da cui il caratteristico colore violaceo) con una pregiata finitura di colore bianco in toni ‘freddi’ per il fondo, che diventa un bianco caldo con toni dorati sugli elementi trattati a imitazione del travertino. La colorazione rosso-brunastra apparteneva evidentemente a una fase tarda, e andava a obliterare le partizioni originali con una copertura a colore molto uniforme e molto lontana dall’aspetto che l’edificio originale presentava. Il fondo dell’intonaco, che mostrava una superficie completamente erosa e micro-fessurata, in particolare ai livelli inferiori, è stato consolidato e risarcito con una malta appositamente confezionata utilizzando gli stessi leganti e inerti per ottenere la massima compatibilità chimico-fisica; su questa superficie è stata stesa una serie di velature a latte di calce per restituire le colorazioni chiare originali del fondo e degli elementi architettonici, mentre gli elementi in travertino sono stati sottoposti a pulitura, imperniatura delle porzioni fratturate e stuccatura. Le finestre dipinte a trompe-l’oeil, al di sotto della tinteggiatura rosso-bruna, hanno svelato la caratteristica partizione degli infissi vetrati in legno con gli antichi ferma-vetri in ferro. Alcune finestre del piano mezzanino, sfuggite ai rifacimenti otto-novecenteschi, presentavano ancora la stessa tipologia di infissi, che sono stati anch’essi sottoposti a restauro conservativo.

CUP F89D21001240006

Importo del finanziamento: € 700.000,00

Localizzazione: Via degli Acquasparta, 2 Rione Ponte, 00100 Roma 

Inquadramento Storico 

Il Palazzo fu fatto costruire dai Gaddi, ricca famiglia di mercanti fiorentini, già affermatasi in Roma sin dal ‘400. L’autore è rimasto, purtroppo, ignoto. Attraverso una riproduzione custodita nel Museo “Albertina” di Vienna, è possibile farsi un’idea delle mirabili decorazioni, con affreschi a chiaroscuro e graffiti, che impreziosivano la facciata su via della Maschera d’Oro, successivamente andate in rovina e irrimediabilmente perdute in quanto ricoperte con vernice. Il palazzo passò, successivamente, ai Rossi di San Secondo. Poi, nel 1567, il Conte Sigismondo de ROSSI di Sansecondo lo rivendette ad Angelo Cesi, figlio di Giangiacomo Cesi e di Isabella di Alviano. Dai CESI venne, quindi, dato in locazione nel 1570 a D. Ugo Boncompagni, che lo occupò fino alla sua elezione al soglio pontificio (col nome di Gregorio XIII), dopodiché tornò nella disponibilità della famiglia Cesi. Le successive vicende dell’edificio, che da allora assunse la denominazione di Palazzo Cesi, lo videro ceduto nel 1798 ad Ulisse Pentini, quindi acquistato dal barone Camuccini (figlio del celebre pittore Vincenzo), che nel 1855 lo rivendette ad un nobile britannico, il duca di Northumberland. Fu poi ceduto ai Santarelli e, infine, nel 1929, al signor Salvatore Buffardi. Nel 1940, in seguito ad esproprio, il palazzo passò al Ministero della Guerra, per essere adibito a sede del Tribunale Militare di Roma. Oggi accoglie il Consiglio della Magistratura militare e gli Uffici giudiziari militari superiori. 

Facciata stato attuale 

Allo stato attuale le principali problematiche di degrado rilevate sulla facciata di palazzo CESI, lato via della Maschera d’Oro provengono dall’intervento edilizio, avvenuto tra gli anni 1998 e 1999, di rifacimento dell’intonaco dell’intera facciata ivi comprese le opere di restauro degli elementi di architettura: portale, finestre, marcadavanzali, e fors’anche la riedizione del cornicione. 

Elemen7 di degrado dovuto alla presenza di fili elettrici posti in vista cosi come alcune cassette, telecamere, sensori etc.. sono circoscritti nelle aree di bordo della facciata. 

Anche nell’anno 1965 era stato eseguito un intervento edilizio sulla facciata. I lavori interessarono l’intera fascia di basamento a terra per un’altezza di circa mt 2,00. Furono esegui7: la spicconatura dell’intonaco esistente, la realizzazione di nuovo intonaco, la collocazione per l’intera lunghezza del basamento di lastre di traver7no alte circa mt 1,00 – tutt’ora presente. 

Il risultato finale, ancora in a-o, e costruito da una tinteggiatura colore ocra arancio con sfumature sovrapposte colore perlaceo dato su intonaco spesso da 3 a 5 mm, materiale questo alquanto 

consistente steso con una tecnica che mantiene in evidenza gli inerti e che conferisce alla superficie un effetto granuloso. 

 

Facciata PROGETTO 

Per quanto concerne gli interventi di restauro delle pareti della facciata, essi saranno volti al recupero delle tracce, qualora esistente, delle pitture originali. 

Se la facciata risulterà essere interessata dalla presenza di decorazioni, si procederà con la rimozione degli strati sovrammessi con bisturi previa applicazione di compresse di cellulosa, imbevute con soluzioni di sali inorganici  

Per quanto concerne, invece, il trattamento superficiale delle restanti parti d’intonaco prive di decorazioni, si prevede l’esecuzione di giustapposizioni di scialbature, eseguite a base di latte di calce e terre naturali, 

 

CUP F89C22000640006

Importo del finanziamento: € 900.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione: Regola; Via dei Banchi Vecchi, 12; CAP: 00186 Roma 

La chiesa di S. Lucia del Gonfalone sorge in via dei Banchi Vecchi, nel rione Regola, centro storico di Roma. La sua storia si lega alla fondazione e allo sviluppo dell’Arciconfraternita del Gonfalone. Le notizie sulla chiesa risalgono al primo XIII secolo; l’edificio – dal ricco passato rinascimentale – si presenta oggi nel suo assetto sostanzialmente ottocentesco quale risultato programmatico dell’integrale rifacimento strutturale e decorativo avvenuto sotto il pontificato di Pio IX, tra il 1863 e il 1867. Intorno al 1761, furono intrapresi importanti lavori di restauro, coordinati dall’architetto Marco David, responsabile della facciata in laterizio con elementi in travertino. L’interno, al contrario, si presenta nella sua veste ottocentesca, frutto della radicale riforma operata dall’architetto Francesco Azzurri, il quale, pur conservando la pianta ad aula unica, ne modificò l’assetto originario, progettando una grandiosa volta a botte ed ampliando il numero delle cappelle circostanti, anch’esse voltate a botte. Inalterata nella sua configurazione ottocentesca, S. Lucia del Gonfalone si pone come emblematico esempio delle campagne di restauro promosse da papa Mastai Ferretti, offrendo un percorso intatto ed essenzialmente integro – ancorché molto deperito in conseguenza delle mancate manutenzioni – della produzione artistica e architettonica della Roma del secondo XIX secolo. E’ rimasta infatti inalterata nelle sembianze neorinascimentali; gli enfatici e vigorosi affreschi di Cesare Mariani documentano iconograficamente le attività assistenziali svolte dall’Arciconfraternita del Gonfalone nell’intercessione per la liberazione degli schiavi e nelle opere di redenzione dei peccatori, oltre a stabilire i legami della chiesa con la Vergine Santissima e con il dogma dell’Immacolata Concezione (stabilito da Pio IX), restituendo inoltre pregnanza alla visione di San Bonaventura, collegata alla fondazione del pio sodalizio romano. 

L’intervento di restauro delle superfici volge alla tutela e salvaguardia del complesso dei beni artistici, inscindibilmente legati alla storia dell’edificio. Esso ha previsto il restauro conservativo ed estetico delle superfici del presbiterio – dall’abside affrescata da Cesare Mariani con la Visione di San Bonaventura alle pareti ai lati dell’altare maggiore, all’altare ideato da Marco David nel XVIII secolo, includente la venerata icona mariana (sec. XVI) che sarà oggetto di un prossimo intervento – e di due cappelle laterali, del Crocifisso e Barbarigo, entrambe integralmente rivestite da decorazioni murali ottocentesche. I lavori sono stati preceduti da una campagna di indagini stratigrafiche per l’individuazione della metodologia operativa più appropriata e in sede di cantierizzazione hanno richiesto la realizzazione di opere provvisionali interne, complesse e articolate. Gli obiettivi e le finalità dell’intervento sono consistiti in una serie di operazioni atte a scongiurare la perdita di elementi costitutivi e decorativi che appartengono a una delle più rilevanti e significative emergenze monumentali della storia dell’arte e dell’architettura italiana. 

CUP F89D22001410006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Roma – Municipio I – Rione Ponte – Via del Gonfalone, 32 

La sua costruzione risale alla metà del XVI secolo quando viene realizzata una sopraelevazione sulla preesistente chiesa di S. Lucia Vecchia, chiesa annoverata già dal 1187 fra le filiali di S. Lorenzo in Damaso, ed in cui si riuniva la Confraternita del Gonfalone già dalla fine del XV secolo. Lo spazio dell’oratorio si articola su uno vano a pianta rettangolare preceduto da un atrio, le pareti accolgono un importante ciclo pittorico, eseguito tra il 1569 e il 1576, che rappresenta il primo esempio di quel genere di pittura ispirata agli ideali etici ed estetici della Controriforma, che continuò a dominare la cultura artistica Italiana ed Europea per almeno due secoli. Il ciclo è scandito in dodici episodi: inizia con l´entrata in Gerusalemme, prosegue con l´Ultima Cena, l´Orazione nell´orto, la Cattura di Cristo, Cristo davanti a Caifa, la Flagellazione, l´Incoronazione di spine, l´Ecce Homo, la Salita al Calvario, la Crocifissione e si conclude con la Resurrezione. Le scene sono inquadrate da una intelaiatura architettonica formata da colonne tortili ispirate alle colonne vitinee dell´antica Basilica di San Pietro, che provenivano, secondo una antica leggenda, dal Tempio di Salomone. Sopra ogni episodio sono raffigurati un Profeta e una Sibilla, suddivisi da una edicola architettonica, che racchiude una figura allegorica dipinta in monocromo. L’aula dispone di una cappella in cui è posizionato l’altare maggiore e due porte laterali situate a metà delle pareti più lunghe, una con accesso ad un cortile aperto e l’altra connessa ad ambienti che, come quelli dietro l’abside dell’Oratorio, probabilmente fungevano da sagrestia e da magazzini per il deposito di oggetti liturgici. La copertura è costituita da una struttura portante in legno con capriate, travi, travetti e manto in pianelle, strato impermeabilizzante e coppi. A seguito delle ispezioni effettuate si è preso atto dell’avanzato stato di degrado della copertura (fenomeni fessurativi presenti su puntoni e pianellato, infestazioni biologiche su travature, deformazioni plastiche di numerosi travetti e distacchi localizzati). La suddetta condizione sommata al difficile accesso al sottotetto (che avviene attraverso una piccola botola) avrebbe implicato l’utilizzo di importanti opere provvisionali operazione non attuabile con i fondi a disposizione. Tutto ciò ha indotto a stralciare quanto previsto in fase preliminare per gli interventi in copertura. La progettazione si è quindi concentrata sulle altre porzioni dell’immobile: il restauro del prospetto principale su via del Gonfalone (descialbo totale dello strato di finitura, consolidamenti dell’intonaco, stuccature, reintegrazioni volumetriche del modellato a stucco, velatura finale), il restauro della cancellata esterna in ferro e relativa pavimentazione in sanpietrini, la revisione del soffitto ligneo dell’atrio e solaio soprastante (rimozione meccanica con spazzole e bisturi, consolidamento della pellicola pittorica tramite impregnazioni, reintegrazioni materiche degli elementi lignei non più idonei, velatura finale), il restauro della pavimentazione (169,22 mq) in cotto bicromo intarsiato a campi geometrici dell’aula affrescata (reintegrazioni materiche, stuccature, consolidamenti dello strato sottostante, strato di protezione) e il recupero della statua lignea di Santa Lucia posta in una nicchia dell’atrio dell’oratorio (indagini preliminari per la verifica dell’essenza lignea, disinfezione anossica, trattamento antitarlo, pulitura con pennellesse, iniezioni di resina per consolidare la struttura lignea completamente compromessa). 

CUP F89D22001390006

Importo del finanziamento: € 2.500.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I – Rione Regola, Piazza della Trinità dei Pellegrini, 1, 00186

La Chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini insiste all’angolo tra Piazza della SS. Trinità dei Pellegrini, Via dei Pettinari e via di San Paolo alla Regola ed è inserita in un complesso articolato in chiesa, refettorio, sacrestia e oratorio le cui origini risalgono all’istituzione della cinquecentesca Arciconfraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti fondata da san Filippo Neri. L’aula della chiesa presenta una navata centrale coperta da volta, sei cappelle laterali e un sistema di copertura del transetto con cupola su tamburo. Le superfici interne sono rivestite da apparati pittorici murali del XVII, XVIII e XIX secolo, stucchi dorati, scagliola e altari in marmo policromo. La rimozione della decorazione a finti lacunari della volta, riferita all’intervento di Antonio Sarti (prima metà del XIX sec.) è avvenuta nel 1963. Il cosiddetto piccolo refettorio, parte superstite dell’antico ospedale per i Pellegrini demolito nella prima metà del XX secolo, conserva una cospicua serie di pregevoli  monumenti lapidei.  

L’intervento attuale si concentra su tre ambiti principali: riduzione della vulnerabilità sismica della navata e della copertura; restauro delle superfici decorate delle cappelle; restauro delle superfici del refettorio e sul prospetto esterno di quest’ultimo. Le azioni strutturali riguardano il consolidamento della volta della navata, il miglioramento delle capacità resistive degli elementi di copertura lignei e la riparazione di elementi strutturali connessi alla cantoria e al sottotetto, nonché l’installazione di dispositivi per la sicurezza e la manutenzione della copertura. Il progetto di restauro comprende rilievo metrico e fotografico, saggi di pulitura, indagini multispettrali e analisi stratigrafiche su micro campioni finalizzate all’individuazione di stratigrafie pittoriche e caratteristiche dei materiali. Sono previsti il restauro conservativo delle decorazioni delle sei cappelle, il trattamento delle pareti alte della navata, della controfacciata e della bussola d’ingresso, nonché il restauro delle superfici non decorate del refettorio e il rifacimento pittorico del prospetto esterno.  

Le lavorazioni sono pianificate in modo da garantire l’autonomia funzionale degli interventi nel refettorio rispetto a quelli nella chiesa e consentire l’uso dell’edificio per le funzioni liturgiche, limitando i periodi di indisponibilità. Nel refettorio è previsto anche il rinnovo dell’illuminazione con sistema a gestione programmabile per migliorare l’efficienza energetica e la tutela delle superfici decorate. Il progetto include verifiche sulla titolarità e sulla disponibilità delle aree interessate. Le indagini diagnostiche e il rilievo laser scanner supportano la programmazione degli interventi e la definizione delle priorità per la conservazione, prevedendo misure di pronto intervento per aree non immediatamente accessibili

CUP F89C21000630006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I – Rione Regola, via del Mascherone, 60, 00186 

L’edificio è stato realizzato su progetto di Ottaviano Mascherino ed è presenta una ricca decorazione interna eseguita da artisti bolognesi. Le superfici oggetto di intervento comprendono il presbiterio, l’archivolto decorato a trompe-l’oeil e le pareti laterali con rivestimenti pittorici; l’altare maggiore conserva marmi, stucchi e una pala d’altare (Madonna con Bambino e Santi) di Giovanni Andrea Sirani. La chiesa è proprietà dell’Arciconfraternita dei Santi Giovanni e Petronio dei Bolognesi, istituita con approvazione papale nel 1575 ed è sottoposta a vincoli di tutela e ad accordi di programma ai sensi della normativa vigente; la decorazione presenta stratificazioni artistiche dei secoli XVII-XIX. 

L’intervento ha previsto il restauro conservativo ed estetico delle superfici dipinte e decorate del presbiterio e degli elementi connessi, con interventi di natura conservativa ed estetica. Sono state oggetto di intervento il rivestimento trompe-l’oeil dell’archivolto attribuito ad Achille Cavazzuti (prima metà XIX secolo), le pareti laterali sempre a trompe-l’oeil attribuite a Pompeo Aldrovandini (primo quarto XVIII secolo) e il complesso dell’altare maggiore composto da marmi, stucchi e dalla pala di Giovanni Andrea Sirani (metà XVII secolo) che con l’occasione è stata accuratamente depolverata, avendo constatato la stabilità del supporto ligneo e della tela. Le operazioni sono state focalizzate quindi sul consolidamento delle superfici, la pulitura, l’integrazione pittorica e il ripristino cromatico secondo criteri di minima invasività e compatibilità con i materiali originali, al fine di assicurare la leggibilità e la stabilità delle superfici decorate. 

L’intervento ha mirato anche a migliorare la fruibilità e l’accessibilità degli spazi interni, rendendo più agevole la percezione degli apparati decorativi senza alterare l’assetto storico.  

L’azione condotta si è inserita nel solco degli interventi promossi dalla SSABAP Roma e già precedentemente eseguiti.  

CUP F89C21000620006

Importo del finanziamento: € 300.000,00

Localizzazione: Municipio I; Rione Regola (Rione VII); Via di Monserrato 111; CAP 00186 Roma 

L’Oratorio di Santa Caterina dei Senesi fa parte del complesso dell’Arciconfraternita dei Senesi ed è connesso alla chiesa che si affaccia su via Giulia. L’impianto originario risale al 1526 e venne realizzato da Baldassarre Peruzzi; a partire dal 1767 vennero condotti importanti interventi di restauro eseguiti su progetto di Paolo Posi. All’interno sono presenti affreschi attribuiti a Giovan Battista Marchetti e a Tadeus Kuntze; la pala d’altare con la Resurrezione è il capolavoro di Girolamo Genga, legato da un rapporto di fraterna amicizia con Raffaello e dalla comune provenienza urbinate, datato al primo Cinquecento.  

L’intervento ha previsto il monitoraggio strutturale e il restauro degli apparati decorativi mobili e immobili della sala principale e dell’anticamera. Fase propedeutica ai lavori è stata l’esecuzione del rilievo geometrico mediante acquisizione di nuvole di punti e ortofotografie in scala 1:1, l’individuazione dei materiali (dipinto murale, dipinto su tavola, dipinto su tela, elementi in stucco e metallici) e la lettura del degrado. Si è predisposto un sistema di monitoraggio digitale delle fessurazioni con sensori di spostamento e centralina wireless per rilevazioni continue e accesso remoto ai dati. Le azioni conservative sono state orientate all’arresto dei processi degradativi e al mantenimento dell’autenticità materiale. 

L’intervento ha interessato sia le superfici architettoniche decorate sia gli apparati mobili presenti, con l’obiettivo di preservarne conservazione e favorirne la fruizione nel rispetto delle disposizioni normative sui beni culturali. 

03 - #Lacittàcondivisa

CUP F89D22001290006

Importo del finanziamento: € 1.700.000,00

Localizzazione: Municipio:  Roma VI; Rione: Tor Vergata; Via: Viale dell’Archiginnasio / Via di Passo Lombardo; CAP: 00133 Roma (RM)

L’area di intervento si colloca nella porzione sud-occidentale del comparto denominato ‘Città dello Sport’ in località Tor Vergata, tra l’autostrada A1 e Viale dell’Archiginnasio. Prima dell’intervento si presenta come un ambito caratterizzato da preesistenze archeologiche diffuse: resti di una villa rustica (domus rustica), tracciati viari, necropoli, sistemi di drenaggio e manufatti produttivi con stratificazioni dall’età repubblicana fino all’età tardoantica. Le indagini archeologiche preventive iniziano il 24 luglio 2006 e documentano una frequentazione pluristratificata con utilizzo del territorio dal IV secolo a.C. al VI secolo d.C. 

In particolare nell’area denominata “Area Casali” i dati di scavo attestano frequentazioni del VI secolo d.c. che raccontando una fase di vita, probabilmente l’ultima, della villa rustica esistente già in età repubblicana. L’area è soggetta a vincoli paesaggistici e archeologici e risulta in prossimità di interventi moderni dovuti alla realizzazione del Palazzo dello Sport. 

L’intervento prevede scavi archeologici, operazioni di restauro conservativo e misure di protezione e valorizzazione finalizzate alla fruizione pubblica. Le attività includono il consolidamento delle strutture murarie e delle pavimentazioni superstiti, la rimozione dei depositi sovrapposti, la diserbo e il trattamento fitosanitario, nonché la sistemazione dei piani di calpestio e delle aree esterne. È prevista la realizzazione di una copertura leggera e parziale a protezione della porzione più significativa della domus, con appoggi puntuali e fondazioni discontinue per ridurre l’impatto sulle stratigrafie archeologiche. Sono inoltre previste passerelle di visita, segnaletica informativa, illuminazione e impianti autonomi per alimentazione ed irrigazione, progettati per minimizzare le interferenze con le emergenze archeologiche. Tutte le operazioni si svolgono con personale specializzato nel rispetto delle normative di settore e delle prescrizioni di tutela. 

Il progetto favorisce la fruizione mediante percorsi accessibili e privi di barriere, passerelle per l’osservazione con punti informativi e supporti multimediali (QR code) e aree di sosta ombreggiate con pergolati lignei. L’accesso è garantito dalla viabilità esistente (via di Passo Lombardo e Viale dell’Archiginnasio) e la sistemazione paesaggistica utilizza specie arbustive e arboree autoctone e filari ornamentali che richiamano la vocazione agricola storica del sito. L’intervento è progettato per limitare le interferenze con le opere presenti nell’intorno urbano e in maniera da facilitare le opere di manutenzione ordinaria. Sono previste opere di valorizzazione in grado di garantire la sostenibilità della fruizione.  

CUP F89D21000640006

Importo del finanziamento: € 700.000,00

Localizzazione: Municipio: V; Rione: Prenestino-Labicano; Via Casilina 641; CAP: 00132 

Il bene oggetto dell’intervento è il Mausoleo di S. Elena, inserito nel complesso della Chiesa SS. Marcellino e Pietro ad duas lauros, di proprietà demaniale e sottoposto a vincolo ai sensi del D.lgs. 42/2004 (DM 18/3/94). Prima dell’intervento si presentavano fenomeni di degrado sulle superfici storiche, criticità nella regimentazione delle acque meteoriche e limiti dell’allestimento espositivo che ne hanno ridotto la fruizione pubblica. Sono state effettuate indagini conoscitive, rilievi geometrici, analisi materiche e mappature del degrado finalizzate a definire gli interventi di conservazione e il completamento dell’allestimento museale. Il complesso è in gestione, per convenzione, con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. 

L’intervento ha previsto attività di manutenzione e completamento dell’allestimento con azioni mirate: miglioramento della regimentazione delle acque meteoriche e rifacimento della pavimentazione esterna; interventi sulle superfici storiche e sull’arco di ingresso; misure per l’abbattimento delle barriere architettoniche e adeguamento dell’accessibilità per persone con mobilità ridotta; mappatura degrado e schede di restauro per interventi conservativi mirati; redazione del piano di manutenzione.  

L’obiettivo dell’iniziativa era quello di migliorare la fruizione pubblica del mausoleo e l’accessibilità del complesso, mantenendo la destinazione culturale e il regime di tutela.  

CUP F89D22001450006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio XV,  Via Flaminia Km. 19,4, CAP: 00188

Il Museo e l’Area Archeologica di Malborghetto costituiscono un complesso edilizio di pertinenza demaniale lungo la Via Flaminia. Prima dell’intervento si presentavano paramenti murari interni con superfici differenziate (mattoni a vista, intonaci storicizzati, intonaci cementizi e pitture lavabili), volte a botte e a crociera in muratura faccia a vista, pavimentazione in basolato e livelli esterni dei cortili Nord e Sud. Il progetto recepisce le indicazioni degli interventi di restauro precedenti (eseguiti nel 1984 dalla Soprintendenza Archeologica di Roma) e si sviluppa tenendo conto delle indagini stratigrafiche condotte nel maggio 2024. In alcuni ambiti si riscontrano fenomeni di degrado dovuti a umidità di risalita e la presenza di intonaci non compatibili con la materia storica; sono inoltre presenti elementi architettonici di accesso con quote differenziate rispetto alla quota estradossale del basolato della Via Flaminia. 

L’intervento si articola prioritariamente in opere di restauro dei paramenti murari interni e in interventi connessi allo scavo archeologico. Sulle murature si prevede la rimozione degli intonaci cementizi e delle pitture non compatibili, la sostituzione o integrazione dei laterizi degradati, il ripristino di intonaci e finiture a base di pura calce e trattamenti specifici per i mattoni faccia a vista, volti a preservare le caratteristiche materiche originarie. Al piede delle murature è prevista la reintegrazione della fascia basamentale mediante interventi di consolidamento tradizionale (cuci-suci) per garantire la trasmissione dei carichi al terreno. Sulla pavimentazione in basolato si esegue pulitura e rimozione di depositi biologici. Sono inoltre previste opere per la revisione distributiva: rimodulazione della scala interna tra piano terra e primo con riduzione delle alzate, realizzazione di un pianerottolo di accesso e di una rampa metallica in collegamento alla scala esistente, realizzazione di una scala rimovibile per l’accesso a vani minori e parziale riconfigurazione della scala al piano attico. 

L’intervento mira a migliorare la fruibilità e l’accessibilità del complesso museale, a consentire il raccordo complanare tra gli spazi interni e i cortili esterni e a integrare il cortile Nord nel percorso di visita trasformando una finestra in varco di accesso.  il riallineamento delle soglie d’ingresso per facilitare i percorsi. Il progetto include il recupero delle superfici intradossali del solaio ligneo e la sistemazione del cortile Sud per migliorare la fruizione esterna. L’intervento è complementare ad altri investimenti realizzati e in programmazione dalla Soprintendenza Speciale di Roma e si svolge con misure di tutela dei caratteri storici e materici del bene, nel rispetto delle condizioni di disponibilità demaniale indicate nei documenti. 

CUP F89D22001460006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio XV; Rione: Prima Porta; Via: Via della Villa di Livia; CAP: 00188 

La Villa di Livia è un complesso archeologico in area periurbana presso Prima Porta, caratterizzato da opere murarie, superfici dipinte, mosaici e percorsi di visita. Prima dell’intervento si presentava in uno stato di conservazione differenziato: i dipinti e i mosaici, restaurati nel 2014, risultano in buona parte sigillati, mentre le opere murarie e le coperture moderne mostrano dissesti, fessurazioni, perdita di malta e vegetazione infestante. Le tettoie esistenti e la struttura lignea a protezione del peristilio sono gravemente ammalorate. L’area è soggetta alle disposizioni di tutela del D.Lgs. 42/2004 e connessi provvedimenti; il progetto si basa su rilievi, indagini conoscitive e sulla documentazione stratigrafica esistente. 

Il progetto prevede il consolidamento conservativo delle opere murarie, il restauro delle superfici dipinte e dei mosaici, la sostituzione delle tettoie gravemente ammalorate e la manutenzione delle passerelle di visita. Le opere di restauro includono pulitura, consolidamento delle parti distaccate, rimozione di stuccature inidonee, integrazione delle stuccature, reintegrazione cromatica nei limiti della distinzione tra originale e apporto, e trattamenti protettivi e manutentivi. Per i mosaici si prevede il ripristino degli allettamenti, interventi di microstuccatura, protezione delle superfici esposte e coperture stagionali. La nuova copertura è progettata con pendenza per evitare ristagni e con materiali e colori coerenti con l’intorno; il sistema di raccolta delle acque è dimensionato in relazione alle superfici e ai punti di scarico individuati. In fase di progettazione sono state effettuate indagini geognostiche, geotecniche, sismiche, prove soniche sui muri e tassellature ispezionarie. 

L’intervento mira a rendere il sito fruibile e sicuro per i visitatori, preservando i caratteri archeologici e garantendo misure di accessibilità e sicurezza conformi alla normativa vigente. Il percorso di visita è oggetto di manutenzione puntuale per ripristinare il calpestio e i parapetti; le operazioni prevedono anche la rimozione della vegetazione infestante e la sistemazione delle aree perimetrali. Le opere di appoggio alla nuova copertura verranno realizzate con plinti isolati previo accertamento archeologico. È prevista una programmazione della manutenzione periodica, con protezioni temporanee dei mosaici nei periodi di maggiore rischio climatico. L’intervento è complementare ad altri interventi e integrazioni in corso di gestione da parte della Soprintendenza Speciale, al fine di migliorare la fruizione del parco archeologico. 

 

CUP F89D21001050006

Importo del finanziamento: € 1.200.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Rione Esquilino; Via Giolitti; CAP 00185 

Il c.d. Tempio di Minerva Medica è un’aula monumentale a pianta centrale decagonale polilobata con cupola di circa 25 m di diametro, realizzata nei primi decenni del IV secolo d.C. Il manufatto insiste in un tessuto urbano caratterizzato da successivi impianti ortivi e da fasi di frequentazione e trasformazione che vanno dall’età repubblicana al tardoantico; il sito è attraversato da evidenze di sistemazioni idrauliche, magazzini e strutture di servizio riconducibili alle fasi pregresse. Indagini stratigrafiche e campagne di scavo condotte negli ultimi decenni hanno documentato la complessità stratigrafica e le numerose fasi costruttive e di riuso, fornendo il quadro archeologico di riferimento per gli interventi di conservazione e fruizione. 

Sono state eseguite la rimozione della vegetazione infestante e degli attacchi biologici, le risarciture puntuali degli intonaci, sono state realizzate stuccature compatibili con le tecniche di restauro, nonché la ri-creazione della pavimentazione perduta dell’aula con materiali stabilizzati idonei alla fruizione pubblica. Si è realizzato un percorso di visita accessibile e privo di barriere architettoniche, dotato di dispositivi informativi e didattici anche per ipovedenti; è stata inoltre effettuata la ristrutturazione dell’edificio moderno già presente nell’area con un allestimento museale di reperti selezionati che raccontano la storia del sito, anche prima del monumento. Le soluzioni progettuali sono state concepite per limitare al minimo gli scavi e le interferenze con le evidenze archeologiche, prevedendo procedure di cantiere compatibili con la tutela stratigrafica. 

L’intervento è stato finalizzato all’apertura regolamentata del sito al pubblico e all’inserimento del monumento in percorsi di valorizzazione urbana. La fruizione è supportata da pannelli informativi, dispositivi multimediali e contenuti accessibili a persone con disabilità visive e cognitive; sono inoltre stati inclusi strumenti per la gestione di eventi temporanei senza apportare modifiche permanenti dell’ambiente archeologico. L’intervento ha riguardato anche la sistemazione degli spazi verdi, con punti di sosta e arredi mobili per la didattica anche dei più piccoli. Le attività di valorizzazione hanno tenuto conto degli interventi di consolidamento già eseguiti e delle campagne di scavo precedenti, assicurando integrazione con la programmazione locale e con la conservazione delle testimonianze archeologiche. 

 

CUP F89D21000880006

Importo del finanziamento: € 1.300.000,00

Localizzazione: Municipio XV. Via Carlo Emery, via della Stazione di Grottarossa snc (Via Flaminia km 9); 00189 Roma 

L’intervento ha interessato due aree archeologiche che si aprono lungo la Via Flaminia tra il VI e il VII miglio.  

Provenendo da Roma, si trova per prima la piana di Grottarossa nella quale sono presenti due mausolei monumentali (del tipo a tamburo cilindrico e del tipo “a torre”), posti sui due lati dell’antico tracciato basolato della Flaminia perfettamente conservato, e un impianto idrico interpretabile come ninfeo o peschiera.  

La seconda area, poco più avanti, si trova in corrispondenza dell’ingresso al Centro RAI di Saxa Rubra, e comprende un mausoleo monumentale a tamburo cilindrico, una fornace e un altro tratto di basolato della Flaminia. 

Tutti i manufatti, conservati prevalentemente nel nucleo cementizio e pochi brani di rivestimento architettonico, prima dei lavori presentavano significativi fenomeni di degrado, legato prevalentemente alla presenza di vegetazione infestante che ha disconnesso e frammentato in diversi punti il nucleo murario. 

Gli interventi hanno previsto la rimozione e il controllo della vegetazione infestante, la pulitura dei depositi incoerenti, il consolidamento e il restauro delle strutture murarie.  

Accanto a tali opere sono state effettuate attività per la valorizzazione delle due aree archeologiche al fine di migliorarne l’accessibilità e incrementarne la fruizione.  

Per quanto riguarda l’area di Grottarossa, è stata realizzata una nuova cancellata d’ingresso e sostituita/integrata la recinzione esistente, ridisegnato il percorso di visita e sostituita la pannellistica esistente con nuovi e più performanti pannelli in doppia lingua e con caratteri anche in braille. 

Per quanto riguarda il centro RAI, è stato realizzato un percorso dedicato all’area archeologica, fino ad oggi non raggiungibile in modo diretto, ed è stata sostituita la pannellistica esistente con pannelli in doppia lingua e con caratteri anche in braille. In questo caso i pannelli sono stati posizionati sulla recinzione esterna su strada, in modo da favorire la conoscenza dell’area anche per chi transita all’esterno. 

CUP F89D21000870006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio XV; Rione: Prima Porta (Labaro); Via Flaminia km 14,400; CAP 00138 

Il sito comprende la Villa al Cimitero Prima Porta, situata nell’area del cimitero Flaminio e articolata in una parte residenziale, un complesso termale e un mausoleo, distribuiti su due terrazze digradanti. Prima dell’intervento le emergenze archeologiche erano esposte e interessate dalla vegetazione infestante, le coperture risultavano ammalorate e le pavimentazioni musive presentano presentavano distacchi, perdite di malta e depositi superficiali. Le indagini preliminari hanno compreso  rilievi tridimensionali e topografici con laser scanner e documentazione fotografica ad alta risoluzione, finalizzati alla lettura stratigrafica e allo studio dei materiali e dei danni. 

L’intervento ha avuto come obiettivo il miglioramento dello stato di conservazione e valorizzazione el contesto mediante: revisione e manutenzione delle coperture della villa restauro conservativo delle murature. 

E’ stato realizzato  un percorso di visita privo di barriere architettoniche, con nuovi pannelli didattici in lingua inglese. 

CUP F89D21000860006

Importo del finanziamento: € 6.500.000,00

Localizzazione: Comune: Roma (RM); Municipio: XV; Via di Grotta Oscura snc; CAP: 00188 

Il complesso delle cave di tufo di Grotta Oscura si estende lungo la sponda destra del Tevere, in corrispondenza dell’odierna via Tiberina (tra km 4,500 e km 8,500). L’area comprende circa 47 ettari di bosco e un articolato sistema di gallerie ipogee di estrazione del tufo, con fronti e cunicoli di elevato valore archeologico e morfologico. Il tufo estratto è documentato in edifici romani antichi; la zona, inserita nella cartografia paesaggistica regionale come ‘Paesaggio Naturale’ e tutelata, presenta fisionomie vegetazionali ad alta copertura boschiva. Dal 1934 il sito è stato demanializzato a favore del Ministero della Difesa e fino al 2009 le gallerie sono state impiegate per stoccaggio militare; la dismissione ha permesso il trasferimento al demanio dei Beni Culturali. L’area presenta accessi, manufatti d’epoca moderna e un percorso infrastrutturale sotterraneo realizzato nel Novecento. 

L’intervento ha dato priorità alla bonifica dalle coperture contenenti amianto, alla rimozione controllata di elementi pericolanti, al rilievo metrico e materico del complesso ipogeo e delle superfici esterne, alla predisposizione dei sottoservizi. Sono state eseguite attività di diserbo selettivo nelle aree di intervento, la demolizione selettiva di manufatti in precarie condizioni e la sostituzione temporanea delle coperture degli edifici considerati recuperabili con soluzioni provvisorie di protezione. Sono altresì state effettuate: l’integrazione della recinzione perimetrale, la bonifica del verde e degli ordigni bellici. Il progetto ha incluso rilievi tridimensionali e la verifica dei cunicoli della cava finalizzati alla successiva musealizzazione. 

CUP F89C21000460006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio XV; Via Flaminia- 00196 Roma 

La chiesa di S. Andrea, progettata da Jacopo Barozzi detto il Vignola, è un piccolo edificio sacro con aula centrale a cupola, presbiterio, due nicchie decorate e una sacrestia addossata. Originariamente cappella extraurbana in ambito semi-rurale, è trasformata in chiesa parrocchiale nel corso del XVI secolo; fra il XIX e il XX secolo sono documentati interventi significativi, fra cui il restauro di Giuseppe Valadier (1828-1829) e campagne di manutenzione nel XX secolo. L’interno conserva apparati pittorici nelle nicchie attribuiti a Pellegrino Tibaldi e una pavimentazione cinquecentesca in laterizi e marmi; il piccolo campanile a vela si affaccia sul retro. L’edificio è soggetto a fenomeni di risalita capillare dell’umidità nelle fasce di zoccolatura e a dissesti localizzati in corrispondenza delle finestre laterali e del tamburo della cupola. Precedenti interventi di restauro (1996-1998; 2018-2020) hanno riportato alla luce finiture antiche e ripristinato in parte il manto di copertura; permangono tuttavia criticità conservative e impiantistiche che ne limitano la piena fruizione. 

L’intervento prevede la verifica sismica dell’intero complesso e opere di consolidamento locale, fra cui l’inserimento di dispositivi di contrasto delle deformazioni murarie e il ripristino della continuità nelle lesioni strutturali mediante riempimenti e stuccature compatibili. Si prevede il recupero delle superfici interne mediante descialbo selettivo delle tinteggiature sovrapposte, consolidamento delle pellicole pittoriche, integrazioni cromatiche e pulitura delle superfici decorate. Sono programmati interventi per la bonifica dell’umidità di risalita: rimozione degli intonaci di rifacimento alla base, impermeabilizzazione della fascia muraria esterna e applicazione di intonaco macroporoso compatibile. Sulle coperture si interviene per il ripristino del manto di cocciopesto della cupola, la ripresa di porzioni crettate e la sostituzione di lastre d’ardesia danneggiate; è previsto il restauro del campanile e la revisione del sistema campanario con adeguamento del funzionamento delle campane. Il progetto include il recupero della pavimentazione in laterizi e marmi, la revisione degli infissi, l’adeguamento dell’impianto elettrico e dell’illuminazione interna, nonché l’installazione di telecamere di sicurezza. 

L’intervento mira a migliorare la fruibilità e l’accessibilità dell’edificio entro i limiti imposti dalla conformazione storica: è previsto un percorso alternativo di accesso tramite la porta laterale del recinto e la sacrestia, con minime modifiche delle soglie e pavimentazioni, per consentire l’accesso a persone con ridotta mobilità. Gli interventi impiantistici ridurranno l’impatto delle opere provvisorie sull’architettura e garantiranno punti di alimentazione certificati e un sistema di illuminazione configurabile per usi liturgici e conservativi. Il bene è nella disponibilità della Soprintendenza (SSABAP Roma) e sottoposto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004; si prevede il coinvolgimento del Vicariato per autorizzazioni e pareri. L’azione si colloca in continuità con i restauri precedenti (anni ’90 e 2018-2020) e non risulta interferire con altri interventi in corso nell’area. 

CUP F89D21001390006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio I (Centro Storico); Rione: Pinciano; Viale delle Belle Arti, 2; CAP: 00196 Roma (RM). 

Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, è un complesso storico con impianto cinquecentesco articolato intorno a un cortile pseudo-esagonale con portico e un androne voltato di accesso da Via Flaminia. L’edificio conserva testimonianze costruttive e decorative riconducibili a interventi tra il XVI e il XX secolo; tra i dati storici si segnala l’elevazione del fabbricato intorno alla fontana monumentale tra il 1561 e il 1564 su progetto di Pirro Ligorio e l’acquisizione da parte dello Stato Italiano nel 1929 per la destinazione a sede diplomatica. Prima dell’intervento si presentava uno stato di conservazione globale medio, con fenomeni diffusi di vetustà materica, lesioni e quadri locali di degrado strutturale e igrometrico, in particolare nel portico interno, nell’androne voltato e nelle murature affette da umidità di risalita. 

L’intervento prevede la verifica sismica delle strutture murarie e voltate, indagini diagnostiche e il restauro conservativo delle superfici e degli elementi decorativi del cortile e dell’ingresso voltato. Sono state effettuate operazioni conoscitive comprensive di rilievo laser scanner, tomografie geoelettriche e sismiche, prove meccaniche e materiche e rilievo del degrado per definire il livello di conoscenza LC3. Le operazioni progettuali contemplano il ricucimento delle fessurazioni, il consolidamento localizzato di volte e pilastri, il risanamento delle murature afflitte da umidità di risalita con cicli deumidificanti, il restauro di elementi lapidei e in cotto, la pulitura e integrazione delle superfici decorate e la revisione degli elementi metallici. Le scelte tecniche seguono i principi del restauro conservativo (minimo intervento, reversibilità e compatibilità) e le prescrizioni di tutela del bene. Le opere sono progettate per garantire la sicurezza strutturale e la conservazione del bene senza compromettere le funzioni istituzionali della sede. Prima dell’intervento il cortile ospita eventi istituzionali; pertanto, la programmazione esecutiva prevede misure di coordinamento con l’Ambasciata per ridurre le interferenze. Sono previste azioni per il miglioramento della fruibilità e della accessibilità nelle parti oggetto di intervento, nonché il ripristino delle pavimentazioni e dell’illuminazione esistente compatibili con il valore storico. Non risultano interferenze significative con altri interventi nell’area; le attività di cantiere sono organizzate per limitare l’impatto sulle attività istituzionali e preservare la continuità d’uso degli spazi restaurati. 

CUP F89C22000630006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio: Roma II Quartiere: Parioli (area nord di Roma); Viale della Moschea 85; CAP: 00197 

La Grande Moschea di Roma, progettata da Paolo Portoghesi con Sami Mousawi e realizzata tra il 1984 e il 1995, è un complesso di culto e centro culturale esteso su circa 30.000 m². L’edificio, a pianta quadrata con una grande cupola circondata da sedici cupole minori, può ospitare fino a 12.000 fedeli e registra significativi afflussi nelle principali festività. L’area esterna a nord‑ovest presenta due ali planimetricamente curvilinee che definiscono una sequenza di spazi su quote diverse: un piazzale trapezoidale, una zona di accoglienza antistante la moschea circondata da porticato e una terrazza a sud. I materiali costitutivi sono prevalentemente travertino, peperino, marmo e laterizi. Il complesso è situato tra Viale della Moschea e la ferrovia Roma‑Viterbo. 

L’intervento si è concentrato sulle superfici esterne lapidee e sulle infrastrutture di raccolta delle acque in tre ambiti distinti: piazzale inferiore (prospetti laterali e corpo scala principale), zona accoglienza e terrazza. Lo stato di fatto ha evidenziato patine biologiche, incrostazioni, macchie e alcuni distacchi e rotture di lastre in travertino sulla fascia di coronamento, nonché inefficienze nel deflusso delle acque meteoriche con fenomeni di ristagno. Le opere eseguite hanno compreso disinfezione e pulitura delle superfici, integrazione e consolidamento puntuale dei materiali lapidei, protezione adeguata delle superfici trattate, riparazione della fascia di coronamento in corrispondenza dei punti di distacco e interventi per il miglioramento del sistema di raccolta delle acque di prima pioggia nelle aree di accoglienza e terrazza, secondo i criteri del minimo intervento e della durabilità. 

L’intervento è stato finalizzato al recupero conservativo degli spazi esterni per garantire migliori condizioni di conservazione e fruizione del complesso, limitando il degrado dovuto all’esposizione atmosferica e alla stagnazione delle acque. Si è previsto il mantenimento delle caratteristiche materiche e formali esistenti, con soluzioni compatibili con i materiali originali. Lavori e attività progettuali sono condotti in coordinamento con la Comunità/il Centro Islamico di riferimento per minimizzare ricadute sull’uso religioso e culturale degli spazi. L’intervento si colloca nel contesto urbano nord‑romano, fra Viale della Moschea e la ferrovia Roma‑Viterbo, e contribuisce al miglioramento della qualità degli spazi esterni destinati alla frequentazione pubblica e alle celebrazioni comunitarie. 

CUP F89D22001470006

Importo del finanziamento: € 320.000,00

Localizzazione: MUNICIPIO VII Via: area compresa fra Via Belcastro, Via di Campo Romano e Via Anagnina; CAP 00173: non indicato nei documenti; Comune: Roma.

Proprietà Comune di Roma 

La Villa Anagnina è un’area archeologica situata a Roma, compresa fra Via Belcastro, Via di Campo Romano e Via Anagnina. Prima dell’intervento si presentava come un complesso di resti di una villa di età repubblicana-imperiale, con ambienti residenziali e produttivi disposti attorno ad atrii con vasche centrali, pavimentazioni in opus signinum, mosaici e sistemi idraulici; si rilevano inoltre nuclei di sepolture, due mausolei, cave e canalizzazioni idrauliche. Lo scavo ha restituito elementi architettonici, parti scultoree e materiali di corredo; le indagini consentono di datare l’insediamento al II-I secolo a.C., con una prolungata frequentazione sino al IV secolo d.C. Sono presenti sistemi di raccolta delle acque, cunicoli e doliarium con resti di dolia. L’area è sottoposta alle disposizioni di tutela previste dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. 

L’intervento prevede la pulizia dello scavo e la tutela delle emergenze mediante opere di restauro e consolidamento delle strutture esistenti e la ripresa delle creste murarie. Sono programmati interventi di diserbo, protezione e recinzione perimetrale, la rimozione controllata di depositi incoerenti, il reinterro delle aree non destinate a immediata fruizione con materiale filtrante e la posa di geotessile per la protezione delle superfici archeologiche. Per i pavimenti musivi è previsto un programma di pulitura, consolidamento, reintegrazione delle lacune e protezione superficiale, nonché la ricostruzione parziale di un lato murario per completare la ‘scatola’ dell’ambiente. Sono inoltre previsti la realizzazione di percorsi pedonali e di un accesso carrabile da Via Anagnina, la delimitazione di zone di visita e l’adozione di misure conservative finalizzate alla fruizione in sicurezza. 

L’intervento mira a restituire l’area come area archeologica e parco pubblico aperto alla cittadinanza. La zona di visita è articolata in due ambiti principali, attorno all’impluvium e verso l’ambiente con mosaico; i percorsi saranno segnalati e realizzati con materiali coerenti con il contesto, privilegiando la visibilità delle emergenze. Le opere di delimitazione e accesso sono progettate per garantire sicurezza e controllo degli accessi. L’area è censita nel N.C.E.U. del Comune di Roma; le aree interessate non risultano nella disponibilità dell’Amministrazione attuatrice e il titolare del bene è il Comune di Roma. Dalla documentazione progettuale non emergono complementarità con altri interventi nell’area. 

CUP F89D21000630006

Importo del finanziamento: € 500.000,00

Localizzazione: Municipio: IV; Via Carciano 25, CAP 00131 Roma 

L’area archeologica della Villa e delle Terme di Via Carciano, prima dei lavori, presentavano un diffuso degrado delle strutture e delle superfici e risultava solo parzialmente accessibile. 

L’intervento ha previsto sia opere di restauro conservativo che di valorizzazione: accanto ad interventi di consolidamento di parte delle murature e dei mosaici pavimentali della terrazza superiore e di pulitura delle superfici intonacate, è stata prevista la realizzazione di una passerella in struttura metallica atta a rendere accessibili i diversi livelli del complesso. Al fine di favorire una maggiore comprensione del contesto sono stati installati pannelli didattici. 

Le opere, nel loro complesso, hanno teso a migliorare la fruibilità e l’accessibilità del sito, rimuovendo barriere architettoniche e definendo un percorso di visita accessibile e sicuro  

CUP F89D21000540006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Municipio II; Rione Nomentano; Via della Lega Lombarda, CAP: 00162 Roma

L’area archeologica di via della Lega Lombarda è un complesso ipogeo collocato al di sotto del complesso residenziale e commerciale denominato ‘La Città del Sole’, sorto negli anni 2010-2020 tra il quartiere Nomentano e la Stazione ferroviaria Tiburtina, nell’area dell’ex Deposito ATAC. Prima dell’intervento PNRR l’area archeologica, che si trova al di sotto del Complesso, era stata già completamente messa in luce, ma presentava alcune superfici murarie e pavimentali bisognose di interventi conservativi, e ospitava reperti archeologici e antropologici, depositati in oltre 4.000 cassette, in attesa di studio e restauro.  Il sito archeologico offre una cronologia che va dal Pleistocene fino al VI secolo d.C,, e la fase più antica ha restituito fossili di grandi mammiferi. 

All’epoca arcaica risale un primo sistema di drenaggio e regimazione delle acque di falda realizzato attraverso cunicoli, pozzi, canalette, e la necropoli, area che ha restituito diverse sepolture. Successivamente, sorgono diverse strutture murarie, affiancate da una vasca monumentale. Tra la fine del periodo repubblicano e il periodo imperiale vengono edificati un mitreo (I-III sec. D.C.) e un colombario (IV sec. D.C.).  Gli spazi ipogei interconnessi alle consistenze archeologiche sono stati riservati all’allestimento di un Antiquarium per l’esposizione di una selezione dei materiali archeologici rinvenuti in loco. 

L’intervento ha previsto operazioni di restauro conservativo delle strutture murarie, delle superfici intonacate e dei pavimenti in tessellato, con particolare riguardo all’area del Mitreo, nel quale il pavimento in mosaico di un ambiente laterale reca il simbolo del Sole, che ha dato il nome all’intero Complesso. Le attività di restauro hanno previsto l’estrazione dei sali, la disinfezione da patine biologiche, la stuccatura e microstuccatura di fratture, la stilatura dei giunti, il consolidamento delle porzioni disgregate del nucleo murario e la reintegrazione delle lacune.  

Per la valorizzazione è stato previsto lo studio dei materiali archeologici e antropologici, la selezione dei reperti per l’allestimento delle vetrine esistenti, la realizzazione di contenuti digitali da comunicare attraverso due monitor a parete e un tavolo interattivo, la realizzazione di un plastico/diorama ricostruttivo e un sistema di proiezione scenografica. I contenuti digitali consultabili attraverso il tavolo interattivo e la proiezione scenografica sono stati pensati per favorire la comprensione del sito anche in relazione alle porzioni non direttamente accessibili da parte dei visitatori, e per comunicare anche con i visitatori più giovani; i contenuti video, che verranno trasmessi attraverso i monitor a parete anche nella lingua dei segni, favoriranno l’inclusione e la comunicazione verso tutti gli utenti del sito.

CUP F89D21000530006

Importo del finanziamento: € 150.000,00

Localizzazione: Comune di Roma; Municipio II (ex III); Rione Nomentano; c/o I Clinica Medica, Policlinico Umberto I, Viale del Policlinico; CAP 00162 

Il Sepolcro della Medusa è un mausoleo di età romana costruito in blocchi di travertino e situato all’interno del Policlinico Umberto I, tra il VII e l’VIII padiglione, in via Condorelli. Il monumento, costituito da una unica camera sepolcrale, è databile al II secolo d.C. (età adrianea), e faceva parte di un’antica necropoli che si sviluppava lungo una strada che, uscendo dal recinto delle mura Aureliane (Porta Clausa o Porta inter Aggeres), collegava il Castro Pretorio con la via Tiburtina. La struttura è a forma di dado e presenta una planimetria quasi quadrata di ca. 6 m di lato; l’ingresso avveniva dal lato Nord, attraverso una porta con cornice modanata, che, sulla soglia, conserva ancora i fori per i cardini. La copertura in cemento è moderna, frutto dei restauri del 1843 e del 1917, ma si ipotizza che in origine fosse di forma tronco-piramidale, forse a gradoni. La camera sepolcrale, coperta da una volta ribassata in mattoni sesquipedali, era articolata in quattro nicchie rettangolari, in cui erano posti tre sarcofagi in marmo con decorazioni mitologiche anepigrafi, oggi ai Musei Vaticani. La decorazione di uno di questi, con teste della Gorgone-Medusa, ha ispirato il nome del mausoleo ed è diventata il logo del Policlinico Umberto I. Il monumento è stato rinvenuto nel 1839 e nei decenni successivi è stato inglobato dalle trasformazioni edilizie del complesso ospedaliero; la posizione nascosta, l’alta recinzione e l’accumulo di rifiuti ne hanno limitato per anni la visibilità, l’accessibilità e la manutenzione, condizionando lo stato di conservazione del sito. L’intervento PNRR del 2024-2025 ha previsto la progettazione di un piccolo parco archeologico attorno al sepolcro, misure di tutela, fruizione ampliata, valorizzazione e la digitalizzazione del mausoleo. Sono stati, infatti, previsti : l’ampliamento dell’area di rispetto – mediante una nuova recinzione perimetrale in pannelli trasparenti di vetro per ripristinare visibilità e decoro – la bonifica delle aree verdi, la rimozione della vegetazione infestante, la pulizia e il trattamento conservativo delle superfici esterne. Sono stati, inoltre, previsti percorsi e pavimentazioni accessibili e arredi minimi per la fruizione e realizzati contenuti multimediali, QR code, audio video in Lingua del Segni Italiana (LIS), ricostruzioni virtuali e pannelli informativi e tattili posizionati nell’area del monumento. Si precisa che, nelle priorità operative, la revisione e il restauro integrale della cella non sono stati compresi tra le lavorazioni immediate. L’intervento ha permesso di valorizzare e ampliare la godibilità del monumento, rendendo il sito fruibile sia agli utenti dell’Ospedale sia ai visitatori, superando le barriere sensoriali (visive e uditive) e cognitive e adeguando i percorsi alle norme di accessibilità e Universal Design.  

Il progetto contempla l’integrazione con il contesto urbano e i percorsi archeologici esistenti, con collegamenti in termini di visita al Parco Archeologico dei Castra Praetoria nelle aree esterne della Biblioteca Nazionale. Dopo i lavori, l’’area è stata riconsegnata al Policlinico e non sono previste attività espropriative. L’allestimento informativo e digitale è studiato per favorire l’accesso alla conoscenza del sito e la fruizione diffusa, garantendo tutela e vigilanza del bene.

CUP F89D22001330006

Importo del finanziamento: € 900.000,00

Localizzazione: Municipio II (ex III) Viale Castro Pretorio, 105, 00185 Roma 

L’area oggetto di intervento costituisce la porzione residua ed esplorabile dell’antico complesso dei Castra Praetoria, compresa tra le Mura Aureliane e gli edifici della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Il complesso archeologico, edificato tra il 20 ed il 23 d. C. sotto l’imperatore Tiberio, occupava originariamente un’area di circa 16 ettari, racchiusa poi nelle Mura Aureliane. Il sito rappresenta un unicum nel panorama degli accampamenti militari dell’Impero Romano, essendo specificatamente dedicato alle guardie dell’imperatore. A più di 2000 anni dalla loro realizzazione, i Castra Praetoria, spesso citati nelle fonti antiche e teatro di episodi decisivi riguardanti i potenti pretoriani, costituiscono ancora oggi un complesso poco conosciuto e documentato non essendo stato mai, fino ad ora, oggetto di scavi sistematici e scientifici, nonché di restauri su larga scala e di pubblicazioni monografiche. Si tratta di uno tra i più significativi, seppur dimenticati, monumenti dell’Impero: dopo lo scioglimento del corpo dei Pretoriani il Castro fu sostanzialmente non occupato dall’età medievale sino al XVII secolo quando i Gesuiti vi impiantarono una loro vigna, dando all’area il nome di Macao (in ricordo della missione in Cina). La destinazione ad uso militare dell’area venne riconfermata poi negli ultimi anni del governo pontificio, con la creazione della caserma PIO IX e mantenuta anche con l’amministrazione Sabauda che qui scelse di posizionare le caserme Macao e Castro Pretorio. La realizzazione, negli anni 60 del secolo scorso, della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, se da un lato ha rappresentato l’obliterazione di una gran parte delle evidenze antiche, dall’altra, ha tuttavia costituito il più importante evento legato alla conoscenza del monumento, che ha portato alla dichiarazione di importante interesse archeologico del 18 maggio 1965. Le evidenze archeologiche dell’antico accampamento sono solo parzialmente conosciute e restano ancora da indagare molti settori solo parzialmente visibili o conservati nel sottosuolo, racchiusi all’interno delle Mura Aureliane. Il sito, di circa 5.000 mq, conserva infatti evidenze murarie, strutture ipogee, tratti di pavimentazioni e materiali rinvenuti durante gli scavi per la costruzione della Biblioteca. Il progetto PNRR 2024-2026 ha previsto la creazione di un Parco Archeologico in tre fasi: Fase 1 per la valorizzazione dell’area archeologica presso le mura Aureliane e i sotterranei, Fase 2 per la riqualificazione dell’area verde sovrastante, Fase 3 per la valorizzazione e fruizione dell’area compresa la c.d. “Camerella” posizionata presso l’ingresso secondario della BNCR. Nella prima fase sono stati previsti interventi di bonifica vegetazionale e delle specie infestanti, indagini e scavi archeologici stratigrafici, ricognizione e catalogazione dei reperti mobili e interventi conservativi sulle superfici lapidee e murarie scoperte.  

Nella seconda fase sono stati previsti la realizzazione di una passeggiata archeologica accessibile, l’integrazione dei parapetti esistenti, e la sistemazione di arredi quali panchine e gazebi per aree di sosta o studio. L’ultima fase ha contemplato l’inserimento di pannelli informativi e tattili con supporti multimediali e sistemi inclusivi, audio-video in Lingua dei Segni Italiana (LIS) e in Linguaggio Internazionale (ISL) oltre a schermature vegetali per gli impianti e nuovi arredi e aree di sosta. L’intervento è volto a garantire la piena restituzione dell’area al pubblico (visitatori e utenti della Biblioteca) attraverso percorsi accessibili, aree di sosta/studio, strumenti multimediali e pannellistica inclusiva; la fruizione degli ambienti ipogei è garantita tramite contenuti informativi e visite accompagnate. Il progetto ha previsto, inoltre, il recupero di manufatti impiantistici dismessi per allestimenti reversibili, la sostituzione di elementi di pavimentazione e grigliati degradati e piantumazioni con essenze mediterranee. È stata prevista una connessione dell’itinerario con l’area del Sepolcro della Medusa per favorire percorsi urbani integrati; il bene è sottoposto a tutela archeologica e inserito nel contesto urbano della Biblioteca e delle Mura Aureliane. 

CUP F89D21001040006

Importo del finanziamento: € 50.000,00

Localizzazione: Roma, Municipio I; Via delle Quattro Fontane (accesso e relazione con Circolo Ufficiali delle Forze Armate, Via XX Settembre 2); CAP: 00187 

Il Mitreo Barberini è un ambiente archeologico ipogeo collocato all’interno del comprensorio pertinente alla Galleria Nazionale di Arte Antica, nell’ambiente seminterrato della Palazzina Savorgnan di Brazzà, attuale Circolo Ufficiali delle Forze Armate d’Italia.  

Si tratta di un piccolo edificio che, riutilizzando precedenti strutture del II secolo d.C., fu dedicato al in età imperiale al culto di Mitra, divinità solare di origine iranica già garante dei patti e delle convenzioni, poi dal profilo più dichiaratamente celeste e salvifico, particolarmente seguito tra le legioni romane soprattutto nel medio e tardo Impero.  

L’ambiente, rinvenuto nel 1936 e consistente in una sala di 11,85 x 6,25 metri con volta a botte e banchine laterali (praesepia), presenta una complessa ed interessante decorazione ad affresco, con rari confronti (Mitreo di Marino e Mitreo di Capua): in alto la volta celeste con i segni zodiacali, intorno dieci quadretti (pinakes) che raccontano la storia e le sacre imprese di Mitra; le personificazioni di Sole e Luna. L’attenzione converge sulla scena centrale del taurobolio dove Mitra, affiancato come di consueto da Cautes e Cautopates, uccide ritualmente il toro. 

L’intervento ha avuto come finalità primaria la valorizzazione e il miglioramento della fruizione dal bene nel rispetto del delicato equilibrio ambientale dell’ambiente ipogeo. Sono stati eseguiti interventi per migliorare la fruizione, consistenti in un nuovo impianto illuminotecnico che valorizza in modo suggestivo l’ambiente e l’affresco, tenuti in origine in penombra, e nella realizzazione di un plastico smontabile del monumento e di un nuovo pannello didattico. 

Prima dell’intervento il luogo era normalmente chiuso o fortemente limitato nelle visite; grazie all’intervento si è riusciti a consentire visite regolamentate percorsi accessibili compatibili con il carattere archeologico dell’ambiente.  

CUP F89D21001020006

Importo del finanziamento: € 250.000,00

Localizzazione: Municipio: IV, Rione: Casal Bruciato, Via dei Cluniacensi / Via G. Cingoli, CAP: 00159 Roma 

Il Mausoleo di Aquilio Regolo è un monumento sepolcrale a pianta circolare, semi-ipogeo, inserito nel più ampio complesso archeologico attribuito alla villa di Marco Aquilio Regolo. Le strutture sono databili tra I sec. d.C. (impianto della villa) e la prima metà del II sec. d.C. (impianto del mausoleo). L’edificio si sviluppa su due livelli ed è conservato fino alla cupola; la sala interna è posta a circa 3 m sotto il piano stradale ed è accessibile da questo tramite una scala. La struttura presenta quattro finestre strombate all’imposta della cupola, tre nicchie rettangolari cui corrispondono altrettanti contrafforti esterni.  

L’intervento ha previsto opere di messa in sicurezza, restauro e consolidamento delle superfici murarie e il rifacimento di parte della copertura.  

Le opere, nel loro complesso, hanno teso a migliorare la fruibilità e la comprensione del sito anche mediante la predisposizione di un pannello didattico. 

CUP F89D21001010006

Importo del finanziamento: € 400.000,00

Localizzazione: Municipio: IV Rione: San Basilio/Borgata Tidei; Via Diego Fabbri e Via Pollenza; CAP: 00158 

L’intervento interessa due aree archeologiche vicine: la Villa denominata Podere Rosa in Via Diego Fabbri, e la Villa Romana in Via Pollenza, in località Borgata Tidei all’interno del plesso scolastico IISS J. Von Neumann, 

Prima dell’intervento le aree presentavano un degrado diffuso delle superfici murarie e delle pavimentazioni musive, aggravato dalla presenza di vegetazione infestante. 

Il progetto ha previsto opere di consolidamento e restauro delle murature e delle superfici decorate, oltre ad interventi volti al miglioramento dell’accessibilità e all’incremento della fruizione, anche attraverso la realizzazione/sistemazione di percorsi pedonali e la posa in opera di pannelli didattici, mappe tattili e testi in Braille. 

In particolare, per l’area archeologica di via Pollenza, l’intervento è stato concepito per integrare la conservazione e la valorizzazione del bene con la destinazione scolastica del complesso in cui è inserito. 

CUP F89D21000820006

Importo del finanziamento: € 800.000,00

Localizzazione: Municipio II; Rione: non indicato nei documenti; Via Nomentana, 70; 00161 Roma RM 

Le Catacombe ebraiche di Villa Torlonia costituiscono un complesso ipogeo di oltre 13.000 mq, articolato su più livelli e composto da due impianti catacombali distinti successivamente riuniti da percorsi e gallerie. Il complesso, rinvenuto nel 1920, si caratterizza per la presenza di tombe ad arcosolio e cubicoli affrescati, con decorazioni figurative e simboliche (menorah, motivi vegetali, rappresentazioni di strumenti rituali) e iscrizioni in greco.  

L’intervento ha previsto tre ambiti d’intervento: 

Intervento 1: sistemazione del soprassuolo dell’ingresso con perimetrazione dell’area, definizione di un percorso pedonale in stabilizzato e ghiaietto distinto dal verde spontaneo, piantumazione di lecci, siepe in lauroceraso lungo recinzione a staccionata in legno e illuminazione con pali bassi; collocazione di una fontanella in pietra con tre rubinetti e brocche per le necessità rituali dell’utenza. 

 Intervento 2: sistemazione del soprassuolo dell’uscita con analoghe modalità di percorso, recinzione in legno, illuminazione a palo basso; rifinitura della scala esterna con rivestimento in tufo delle pareti verticali, recinzione e portone in ferro, doppio corrimano e segnaletica identificativa. 

Intervento 3: riqualificazione del locale guardiania a bookshop/biglietteria con servizi igienici accessibili, accesso con rampa a pendenza adeguata a persone con ridotta mobilità, impianto di climatizzazione e restauro della porzione di facciata e degli infissi. 

L’intervento si è posto quale obiettivo il miglioramento dell’accessibilità e della fruibilità del sito, agevolando l’accesso ai visitatori e la gestione dei servizi di biglietteria e bookshop.  

CUP F89D21001100006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Municipio. I; Rione: Trevi; Via:  XX Settembre, 14; CAP: 00187 Roma 

Di origini antiche, la chiesa di S. Susanna ha subito nei secoli molti restauri. L’attuale aspetto si deve ai lavori promossi alla fine del XVII secolo dal cardinale Girolamo Rusticucci, titolare della chiesa dal 1570 al 1597 e protettore dell’ordine cistercense al quale l’edificio era stato concesso. È in questa fase che la chiesa fu ridotta ad una sola navata con due cappelle laterali e fu dotata di una nuova facciata, ultimata nel 1603 dall’architetto Carlo Maderno. All’intervento promosso da Rusticucci risale anche l’ampio ciclo di dipinti in stile tardomanierista che decora sia la navata che il presbiterio e la cripta, con il coinvolgimento di artisti quali Cesare Nebbia e Baldassarre Croce. Il presbiterio e l’aula sono coperti da un pregevole soffitto a cassettoni, realizzato tra il 1594 e il 1596 circa su disegno dello stesso Maderno. Qui, al centro, campeggiano l’immagine scolpita della Madonna e, più volte ripetuto, lo stemma Rusticucci.   

L’intervento di restauro promosso dalla Soprintendenza riguarda sia i dipinti murali della cripta, in avanzato stato di degrado con diffuse efflorescenze saline, distacchi, perdite di adesione, sollevamenti e lacune che interessano tutte le superfici affrescate, sia il cassettonato, interessato da problemi conservativi a carico non solo della pellicola pittorica e delle dorature ma anche degli elementi decorativi scolpiti (rosette, astragali, cornici), molti dei quali fortemente indeboliti dal massiccio attacco di insetti xilofagi. La caduta di alcuni di questi elementi è stata infatti la principale causa che ha portato nel 2013 a disporre la chiusura della chiesa per motivi di sicurezza. 

Obiettivi principali dell’intervento sono dunque garantire la salvaguardia delle opere e la riapertura al pubblico dell’edificio sacro.  

CUP F89D21001350006

Importo del finanziamento: € 585.000,00

Localizzazione: Roma – Municipio IV; Rione: Ponte Mammolo; Via Attilio Benigni; CAP 00156 

La Villa romana di Ripa Mammea è un complesso archeologico con approdo fluviale sull’Aniene, composto da resti murari su terrazzamenti degradanti verso la riva e da un piccolo casale moderno sovrapposto alle strutture antiche. Le evidenze archeologiche esposte vanno dal II secolo a.C. al IV secolo d.C. i cui resti furono messi in luce a seguito di scavi iniziati nel 1979. Il sito è inserito nel Parco dell’Aniene ed è sottoposto a vincolo ai sensi del D.lgs. 42/2004. 

L’intervento prevede azioni di conservazione e restauro delle strutture archeologiche emergenti e lavori di manutenzione straordinaria sul casale. Per le strutture antiche sono previste operazioni di restauro e integrazione delle pavimentazioni e dei paramenti. Sull’edificio moderno si prevede la bonifica, la rimozione delle superfetazioni incongrue, revisione delle coperture, rifacimento di intonaci e finiture interne, sostituzione degli infissi e adeguamento degli impianti elettrici.  

Le opere mirano a rendere il sito fruibile in sicurezza: saranno realizzati percorsi pedonali di accesso, il miglioramento della fruibilità delle scale esistenti con la predisposizione di dispositivi di sicurezza e la regolarizzazione dell’area di ingresso. Il casale sarà destinato a funzioni di accoglienza, con servizi igienici. L’intervento si integra con azioni pregresse della Soprintendenza e con la rete di aree archeologiche del Municipio IV, valorizzando il collegamento con i sentieri del Parco dell’Aniene e con i nodi di trasporto pubblico nelle immediate vicinanze. 

CUP F89D21000550006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione:  Municipio IV; Rione: Colli Aniene / Tor Sapienza; Via della Cervelletta 33

Il casale della Cervelletta sorge su un’altura tufacea, in un’area compresa fra la via Collatina e l’Aniene attraversata dal fosso di Tor Sapienza, detto “la Marrana” . Tale area della Campagna Romana è stata interessata, fin dal II-I secolo a.C., dalla presenza di insediamenti residenziali (i resti di una villa rustica risalente alla fine della repubblica-prima età imperiale sono stati trovati poco lontano dal complesso della Cervelletta), di condotte d’acqua e di antichi tracciati (come quello, in parte ancora visibile, di una strada che collegava la via Tiburtina con ponte Mammolo) ed è caratterizzata, nella parte prossima al fiume, dall’esistenza di zone fangose e umide con canneti e piccoli salici. 

Il toponimo “Cervelletta”, o “Cervaretto”, nome col quale il casale viene identificato nel Catasto Alessandrino (1660-61), viene associato a quello del vicino casale di “Tor Cervara” e 

viene fatto derivare, da G. Tomassetti, dalla presenza di cervi nella zona. Studi più recenti attribuiscono al toponimo una derivazione dal latino acervus (cumulo) per la presenza di cave di tufo, dove si creavano imponenti cumuli, dagli scarti di lavorazione ed estrazione del tufo, ancora esistenti nel medioevo e in età moderna. 

Il casale, ora disabitato, era il centro della tenuta omonima ed è costituito da un’alta torre circondata da più corpi di fabbrica costruiti, a partire dal XV secolo, intorno a due cortili, uno di piccole dimensioni e uno a forma di ampia corte quadrangolare. Il corpo principale del casale presenta una facciata scandita da due file di finestre rettangolari riquadrate in tufo e da un cordolo arrotondato e aggettante che segna il limite del piano inferiore ‘a scarpa’. Un elegante portale, delineato da bugne di tufo, costituisce l’unico accesso al casale ed immette in un lungo corridoio coperto da una volta a botte leggermente ribassata, che termina in un’ampia corte chiusa, su tre lati, da stalle coperte da volte a botte ribassata sovrastate da ambienti utilizzati come fienili. All’interno del complesso sono presenti due grotte o arnaria scavate nel tufo e intonacate a calce. La prima (7,10×7,81 metri circa) è situata a destra del portale d’ingresso, nel 1854 era ancora utilizzata come cantina-deposito; la seconda, a circa dieci metri a nord-est rispetto al complesso, molto più ampia (12×30 metri circa), è coperta da una volta a sesto ribassato ed era utilizzata, sempre nel XIX secolo, come ricovero per gli animali. 

 

L’intervento proposto è prioritariamente di messa in sicurezza e consolidamento conservativo. Le operazioni previste mirano a riportare stabilità strutturale ai paramenti murari e alle volte, ripristinare porzioni di copertura e limitare i meccanismi di degrado che compromettono la conservazione dell’organismo edilizio. Sono previste indagini diagnostiche propedeutiche, il ripristino localizzato delle murature con reintegri in conci di tufo, interventi di scuci-cuci dove necessari, il rinforzo delle piattabande e degli architravi, l’adozione di sistemi di incatenamento e la ricostruzione delle porzioni di volte e copertura crollate. Le scelte progettuali seguono criteri conservativi e le norme tecniche vigenti in materia di sicurezza e miglioramento sismico.  

CUP F89D21000790006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio: Municipio VI di Roma Capitale; Rione: Agro Tiburtino Prenestino (area); Via:  Polense S.P. n. 49A

Il presente intervento riguarda il Ponte Lupo, sito nel Municipio VI di Roma Capitale, nel Fosso dell’Acqua Rossa, accessibile da Via Polense S.P. n. 49A. Il manufatto si estende per circa 80-100 m con larghezza variabile tra 12 e 18 m e altezza fuori terra massima di circa 27 m; il progetto si concentra sulle due arcate centrali. L’opera originaria è databile tra il 144 e il 140 a.C. (Quinto Marcio Re) e presenta ampliamenti riconducibili al I secolo d.C. I materiali costituenti sono peperino, malta con pozzolana, laterizio (opus latericium) e opus reticulatum. La struttura conserva lo specus della condotta; la porzione sommitale include un camminamento oggi largamente obliterato dalla vegetazione. Il contesto è boschivo e geomorfologicamente dinamico, con presenza di deposizione alluvionale e criticità idrauliche locali. 

La progettazione è basata su rilievi digitali (fotogrammetria da drone e nuvola di punti), indagini geognostiche e strutturali e studi botanici e faunistici integrativi. A seguito della revisione è prevista la concentrazione delle risorse sul restauro e consolidamento di Ponte Lupo, rinviando gli interventi sul Castello. Le lavorazioni principali comprendono bonifica controllata della vegetazione infestante, pulitura conservativa delle superfici lapidee, consolidamento e riadesione degli elementi murari, ricostituzione puntuale di porzioni di nucleo e contrafforti con materiali compatibili, ancoraggi per elementi litici a rischio, ristilatura dei giunti e applicazione di protezioni superficiali di carattere idrofobico compatibili. Per la fruizione sono previsti il ripristino del camminamento con battuto pavimentale, l’installazione di una staccionata di protezione e pannelli informativi. 

Gli interventi si conformano ai principi del restauro conservativo: limitazione dell’intervento, compatibilità materica e reversibilità. Sono previste misure di monitoraggio della stabilità strutturale e azioni di tutela per mitigare l’impatto sulle specie vegetali e faunistiche presenti, con procedure specifiche in caso di rinvenimento di nidificazioni attive. L’area è soggetta a vincoli paesaggistici e idrogeologici e le superfici interessate non risultano nella piena disponibilità amministrativa. Si prevede pertanto la sottoscrizione di un protocollo d’intesa e di una convenzione per la valorizzazione e la fruizione del bene, nonché l’acquisizione delle necessarie autorizzazioni da parte degli altri Enti coinvolti mediante Conferenza dei Servizi. La valorizzazione include percorsi protetti, segnaletica informativa e soluzioni di fruizione che garantiscono sicurezza, accessibilità e tutela del contesto ambientale. 

CUP F89D21001380006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio II, Quartiere Trieste, Via Nomentana 349, 00162 Roma

La chiesa di Sant’Agnese fuori le Mura si colloca nel complesso monumentale lungo la Via Nomentana, affiancata dal mausoleo di Costantina (IV secolo) e da resti della basilica costantiniana. L’attuale basilica onoriana, con elementi costruttivi stratificati tra l’VIII e il XIX secolo, presenta aula rettangolare con ambulacri su due livelli, matroneo, claristorio e un’abside ornata da decorazione musiva di età bizantina attribuita al VII secolo. All’interno si trovano pavimentazioni e rivestimenti marmorei, colonne di spoglio, cappelle laterali ed un soffitto a cassettoni seicentesco. Il complesso è soggetto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004 e inserito nella maglia della città storica; è frequentato sia dal pubblico religioso sia dai residenti e connesso a spazi verdi e percorsi urbani. 

La progettazione si basa su una approfondita fase conoscitiva di livello LC2: rilievo geometrico tridimensionale con laser scanner e fotogrammetria, indagini strutturali e materiche (endoscopie, prove sclerometriche, pacometriche, prelievi e prove su armature), indagini geofisiche MASW per la classificazione del sottosuolo, campagne diagnostiche sui decori (sezioni lucide, FT/IR, dosaggio sali, termografia) e analisi sui supporti lignei. Gli interventi previsti includono la verifica e il miglioramento locale del comportamento sismico degli elementi in muratura, il consolidamento delle lesioni e il ripristino della continuità strutturale, nonché il restauro conservativo della decorazione musiva dell’abside e del rivestimento marmoreo del tamburo, delle pitture murali dell’arco trionfale e della navata, del soffitto ligneo e degli apparati lapidei. Le soluzioni privilegiano il minimo intervento, la compatibilità e la reversibilità. 

L’intervento mira a migliorare la sicurezza strutturale e la conservazione delle superfici decorative senza alterare la morfologia e il valore storico del bene. Le opere sono progettate come interventi locali e non invasivi, concentrandosi sulla navata centrale, l’abside, i matronei. Si prevede di integrare i risultati delle indagini con eventuali approfondimenti in cantiere e di coordinare le attività con la Soprintendenza e gli altri soggetti coinvolti, incluso il Vicariato per le aree di proprietà ecclesiastica. L’intervento favorisce il mantenimento della fruibilità del luogo di culto e la tutela del contesto urbano, garantendo interventi compatibili con le precedenti azioni di manutenzione eseguite sulle coperture. 

CUP F89D21000590006

Importo del finanziamento: € 300.000,00

Localizzazione: Municipio: V; Rione: Tor Tre Teste / Tor Bella Monaca; Vie: via Aquilonia, via Prenestina 780, largo Irpinia, via Tor Tre Teste; CAP: 00177

L’area interessata comprende l’area archeologica di Largo Irpinia compresa tra via Prenestina, via Aquilonia e via Tor Tre Teste, in un contesto urbano oggi frammentato e degradato. Prima dell’intervento si presentava isolata rispetto all’uso pubblico, con presenza di graffiti, rifiuti e vegetazione infestante; superfici e murature di confine mostravano un elevato livello di degrado. Sotto il piano di campagna si riconoscono porzioni di strutture antiche tra cui un complesso termale documentato da campagne di scavo concluse nel 2004. L’area è soggetta a vincolo e in parte di proprietà pubblica e privata, con materiali di scavo conservati nei depositi comunali che necessitano di ordinamento e trasferimento. L’intervento ha inteso restituire leggibilità e fruibilità controllata dell’ambito senza procedere a interventi di restauro in elevato delle strutture archeologiche in questa fase.  

Sono state eseguite operazioni preliminari di bonifica e rimozione dei rifiuti, diserbo e pulizia delle murature di confine; l’esecuzione di saggi archeologici propedeutici per definire la profondità del rinterro e la localizzazione delle strutture sotterranee; la revisione dei piani di campagna con modesti riporti terra a mano per evidenziare le quote di cresta dei resti murari. E’ stato realizzato un nuovo percorso pedonale drenante in terra stabilizzata per garantire accessibilità e fruizione, nonché elementi volumetrici temporanei a rievocazione delle volumetrie archeologiche, realizzati mediante elementi rimovibili posizionati a protezione delle porzioni sotterranee. È stata installata una nuova recinzione metallica di completamento, sono stati effettuati interventi di mitigazione ambientale con erbe tappezzanti, alberature e filari arbustivi, e sono stati installati sistemi di illuminazione e videosorveglianza autoalimentati per sicurezza e fruizione serale. Infine, è stata completata la movimentazione e il riordino delle cassette e del materiale presente nei depositi.  

L’intervento favorisce la fruizione pubblica controllata dell’area attraverso un accesso definito da due ingressi sul lato sud e un percorso che penetra il sito, migliorando la percezione urbana e la protezione delle strutture archeologiche sottostanti. Le scelte progettuali hanno privilegiato soluzioni removibili e materiali riciclabili per limitare l’impatto sull’archeologia e consentire future campagne di restauro ed esposizione delle strutture antiche. L’intervento si inserisce nel tessuto urbano circostante con azioni di decoro, verde e sicurezza che mirano a ridurre il degrado e favorire l’identificazione della comunità col bene pubblico. 

CUP F89D21000580006

Importo del finanziamento: € 200.000,00

Localizzazione: Municipio: Municipio IX; Rione: Tor dei Cenci (frazione); Via Alberto Cozzi, viale degli Eroi di Cefalonia, viale dei Caduti per la Resistenza; CAP: 00128. 

L’area archeologica di Tor dei Cenci interessa i resti di una villa romana estesa per circa 1.200 m², con fasi dall’età repubblicana (I sec. a.C.) sino all’età tardoantica (V sec. d.C.). Le indagini condotte negli anni 1982-1983 hanno messo in luce ambienti residenziali dotati di pavimenti musivi, un complesso termale privato e una struttura identificata come ninfeo successivamente trasformata in basilica con sepolture cristiane. Il sito si trova lungo il tracciato dell’antica via Laurentina, nell’ambito urbanizzato di Spinaceto. Le criticità riscontrate riguardano la scarsa manutenzione, il rinterro parziale di porzioni archeologiche e la presenza di depositi superficiali, vegetazione e patine biologiche che compromettono la leggibilità e la conservazione delle strutture emergenti.  

L’intervento ha previsto attività di tutela, manutenzione e restauro finalizzate alla conservazione delle strutture murarie e alla fruizione pubblica. La progettazione di questo intervento ha adottato criteri compatibili con i materiali originari e i principi di minimo intervento e reversibilità. Le lavorazioni hanno previsto la rimozione di depositi superficiali e patine biologiche, il trattamento e la rimozione della vegetazione, il ripristino dell’adesione delle porzioni disgregate con malte compatibili, la scarnitura e il ripristino dei giunti degradati, la riconfigurazione dei paramenti con tecniche di integrazione e il rifacimento delle copertine murarie ammalorate. Le operazioni si sono concentrate prioritariamente sugli ambiti del frigidarium termale e dell’edificio funerario (ninfeo). Per la fruizione sono stati previsti un nuovo percorso pedonale esterno con adattamento all’orografia e tratti sopraelevati per il superamento delle tracce murarie, pannellistica informativa e un sistema di illuminazione a energia solare per le visite serali.  

L’intervento ha migliorato la fruibilità e l’accessibilità del sito introducendo percorsi definiti, segnalazione informativa e illuminazione, con attenzione a garantire l’accesso mantenendo adeguata distanza dalle strutture archeologiche. 

CUP F89D21001340006

Importo del finanziamento: € 1.500.000,00

Localizzazione: Municipio: IX; Rione/area: Acqua Acetosa (zona Laurentina); Via dei Casali di S. Sisto;

Il Casale di San Sisto è un edificio rurale seicentesco situato all’interno del Parco archeologico Laurentina Acqua Acetosa. L’immobile, vincolato ai sensi della legge 1089/39 con DM 28/07/1987, insiste su un’area con stratificazioni protostoriche e archeologiche riconducibili all’abitato e alla necropoli di Politorium. Il corpo di fabbrica è rettangolare monoassiale, sviluppato su due piani con dimensioni di circa 74 x 9 m e altezza intorno a 8 m; il piano terra è caratterizzato da volta a botte, il piano primo da capriate lignee e copertura a due falde. L’edificio è il risultato di fasi costruttive successive e di mutamenti d’uso che hanno introdotto aperture e partizioni incongrue. Nel tempo ha subito degrado e isolamento rispetto al contesto agricolo originario, con recinzione perimetrale che lo separa dall’intorno. 

Il progetto costituisce il primo lotto funzionale volto al miglioramento sismico e alla messa in sicurezza dell’intero volume. Gli interventi principali prevedono il consolidamento diffuso delle murature mediante iniezioni a base di calce idraulica, il ripristino e la ricostruzione parziale di porzioni voltate, il ripristino della continuità muraria mediante opere di rinforzo verticale e la realizzazione di massetti e solette per l’adeguamento dei piani. Sono previste le predisposizioni per impianti termici, elettrici e di condizionamento, la realizzazione dei servizi igienici pubblici e dei locali tecnici, nonché le predisposizioni per l’installazione di un ascensore e di telai antisismici per nuove aperture. Le verifiche strutturali e le analisi sismiche sono condotte in conformità alle NTC2018 con obiettivo di miglioramento della classe di rischio rispetto allo stato attuale. 

Il primo lotto rende fruibile il piano terra come ampia sala espositiva (circa 200–250 m2) con servizi per il pubblico, locali per il personale e predisposizione per una piccola zona ristoro; sono previste soluzioni per l’abbattimento delle barriere architettoniche, tra cui una rampa d’ingresso e la predisposizione per collegamento verticale mediante ascensore in appalti successivi. Il piano primo è oggetto di opere strutturali e predisposizioni impiantistiche in vista della futura destinazione museale. L’intervento si inserisce nel quadro di riqualificazione del Parco archeologico Laurentina Acqua Acetosa e si integra con gli interventi previsti per l’abitato protostorico e la tensostruttura di deposito; le aree esterne comprendono opere di supporto impiantistico e percorsi d’accesso, con possibili approfondimenti per acquisizioni e parcheggi. 

CUP F89D22001280006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione: Comune: Roma; Municipio: II; Rione: Tiburtino; Piazzale del Verano 3; CAP: 00185 

Il bene oggetto dell’intervento è la Basilica di San Lorenzo fuori le Mura con il relativo chiostro romanico: uno spazio di grande suggestione, con ambulacro voltato a crociera e sostenuto, sul lato del giardino, da esili colonnine in marmo sulle quali si impostano arcatelle a tutto sesto in muratura a faccia vista. Nel corso del Novecento, questo spazio è stato adibito a ‘lapidarium’, e vi sono state incastonate oltre mille epigrafi, sia pagane (provenienti da scavi di siti di età romana) che cristiane (provenienti dalle sottostanti catacombe) sulle superfici interne dell’ambulacro.  

Il progetto di restauro conservativo e di valorizzazione si è concentrato in particolare sul chiostro, che prima dell’intervento presentava uno stato di degrado grave e diffuso: lesioni strutturali e fessurazioni sulle volte e sulle facciate interne, fenomeni di umidità di risalita su paramenti in tufo e laterizio, intonaci esfoliati e lacunosi, depositi, efflorescenze, patine biologiche e alterazioni sulle superfici lapidee di epigrafi e colonne; erano inoltre presenti interventi pregressi non compatibili con le consistenze originali, quali canaline elettriche, rappezzi in malta cementizia, macchie di vernice sulle superfici lapidee antiche. Inoltre, in un momento collocabile intorno alla metà del Novecento, le pareti intonacate erano state ricoperte con una uniforme pittura rossa, forse per evidenziare in contrasto le epigrafi secondo il gusto corrente, pittura che ha diffusamente macchiato i bordi delle stesse epigrafi e che si presentava complessivamente esfoliata, erosa e dilavata, oltre che estesamente interessata da efflorescenze saline di colore biancastro. 

Il progetto ha previsto l’esecuzione di interventi di restauro conservativo delle superfici murarie, intonacate e lapidee: la pulitura dei depositi incoerenti e coerenti, l’estrazione dei sali solubili, impacchi per l’asportazione delle incrostazioni tenaci e blandi lavaggi per le superfici lapidee; la rimozione delle patine biologiche e della vegetazione infestante, il consolidamento di profondità e la stuccatura delle lesioni e dei giunti con malte compatibili sulle superfici murarie in mattoni a faccia vista; la rimozione delle malte inappropriate, il descialbo degli strati soprammessi, il consolidamento di profondità delle lesioni e la loro stuccatura con malte compatibili, la riequilibratura cromatica degli intonaci parietali e delle volte dell’ambulacro.  

Sono state inoltre eseguite importanti opere per la regimazione delle acque provenienti dalle canaline storiche di raccolta delle acque pluviali, causa di frequenti allagamenti del giardino e dell’ambulacro in occasione di eventi piovosi intensi, tramite l’inserimento di una pompa a immersione di rilancio per impedire il rigurgito di acqua piovana nel pozzetto antistante il portico. Sempre al fine di evitare l’ostruzione del sistema di raccolta delle acque meteoriche, è stata condotta una generale risistemazione del giardino, con l’eliminazione delle partizioni contemporanee che suddividevano i quattro settori sistemati a verde in aiuole sopraelevate, cosa che ha permesso di riportare l’immagine del giardino al suo assetto originario. A questo scopo, anche la recente lastricatura dei vialetti è stata eliminata in favore del ghiaino, con funzione drenante delle acque superficiali.  

È inoltre stato sostituito l’impianto elettrico esistente, distribuito entro canaline in corrugato bianco di PVC a servizio di corpi illuminanti a neon, con una nuova distribuzione elettrica di cavi in canalina di rame, posta a servizio dell’illuminazione d’accento appositamente studiata per questo ambiente, e dell’alimentazione per i nuovi totem informativi pensati per la consultazione del patrimonio epigrafico del chiostro.

04 - #Mitingodiverde

CUP F89D21000770006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione:  Municipio I; Rione Celio; Via della Navicella, Piazza Celimontana 2-4; CAP 00184 Roma

L’area d’intervento, denominata Campo Celimontano, si estende per circa 1,2 ettari lungo le pendici del Celio e confina con il muro di Villa Celimontana, sviluppo di circa 120 m e altezza variabile tra 3,5 m e 11 m con funzione prevalente di sostruzione. All’interno si rilevano manufatti storico‑edilizi quali un ambiente voltato riconosciuto come ninfeo e resti di un bacino fontanile parzialmente interrato. L’area è di proprietà demaniale ed è attualmente in uso al CREA in base ad un accordo di collaborazione con la Soprintendenza. Dalle indagini storico‑documentarie è emerso che la sostruzione è riconducibile al belvedere della villa dei Mattei e che una parte consistente del sistema murario è crollata nel corso degli eventi del 1928. L’insieme presenta carattere paesaggistico e archeologico con vincoli di tutela paesaggistica e necessità di coordinamento con gli enti usurari e gli interventi limitrofi.  

 

Il progetto si concentra sul consolidamento e sul restauro conservativo dei manufatti e sul presidio del verde storico, prioritariamente sui tratti indicati come muro 1 e muro 2. Le indagini geognostiche, geofisiche e strutturali evidenziano condizioni di instabilità che richiedono misure di messa in sicurezza: riduzione del carico a monte, scavo di alleggerimento, posa di ancoraggi di progetto e realizzazione di drenaggi per contenere spinte idrostatiche. Si prevede il ripristino e il consolidamento dei paramenti in laterizio e del nucleo cementizio, il restauro delle superfici intonacate e del ninfeo, il recupero del bacino fontanile emergente e interventi di cucitura e integrazione muraria dove necessario. Sono altresì previsti scavi archeologici stratigrafici con assistenza specialistica, indagini integrative in corso d’opera e un sistema di monitoraggio permanente delle deformationi del fronte murario per la gestione della sicurezza durante i lavori.  

Le opere di fruibilità prevedono la realizzazione di un percorso pedonale accessibile dall’ingresso su Via della Navicella fino all’area prospiciente il ninfeo, con pendenze e aree di sosta adeguate, pannelli divulgativi e la predisposizione infrastrutturale per un futuro impianto di illuminazione. Sono pianificate attività di gestione del verde storico, comprensive di potature, trattamenti fitosanitari, consolidamento e integrazione di nuove piantumazioni, nonché interventi su essenze malate. L’attuazione richiede coordinamento con gli enti contigui per le fasi di bonifica vegetazionale e per interferenze con cantieri limitrofi; l’intervento costituisce un primo stralcio funzionale ad una più ampia riqualificazione del belvedere e a possibili aperture al pubblico, salvaguardando la compatibilità con il contesto urbano e i vincoli di tutela. 

CUP F89D22001480006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio X; Rione Acilia; Via Francesco Menzio; Via Ottone Fattiboni; CAP 00125 

L’intervento riguarda due insediamenti archeologici ubicati a Acilia nel Municipio X di Roma: la Villa F di Dragoncello e la Villa di Fralana (Acilia – Malafede). Entrambi i siti sono di proprietà pubblica e sono soggetti a vincoli archeologici e paesaggistici. La Villa F presenta una pars urbana e una pars rustica, pavimentazioni musive documentate e strutture in cattivo stato di conservazione; la Villa di Fralana mostra una pars urbana con mosaici e una pars fructuaria con torcularium. Dalla documentazione emerge che l’area è frequentata sin dalla fine del IV–inizio III secolo a.C.; la Villa F è riconducibile a una fase costruttiva del I secolo a.C. con ristrutturazioni nel II secolo d.C. Le condizioni conservative differiscono: la Villa F richiede indagini e consolidamenti estesi, mentre Fralana è parzialmente indagata e necessita di interventi mirati su porzioni emerse.  

Il progetto prevede attività archeologiche di scavo e indagine, diserbo, restauro conservativo e consolidamento delle strutture esposte, nonché interventi protettivi e di musealizzazione. Per la Villa F sono previste indagini diagnostiche, pulitura, consolidamento di muri e pavimenti e, ove necessario, coperture o reinterri protettivi per garantire la conservazione. Per la Villa di Fralana si interviene sul torcularium e sulle aree esplorate con consolidamento, sistemazione del piano di visita e strumenti espositivi. Il progetto include la realizzazione di percorsi accessibili, la predisposizione per l’illuminazione dell’area archeologica e pannelli informativi; è previsto un piano di manutenzione per la durabilità delle opere. Gli interventi sono finalizzati a ridurre il rischio per il bene e per l’incolumità pubblica senza alterare in modo definitivo la lettura del sito.  

Le sistemazioni progettuali mirano a integrare i siti nel contesto urbano e verde esistente, favorendo una fruizione pianificata e controllata. A Dragoncello si prevede la creazione di una piazza pavimentata che segnala la geometria della domus sopraterrena, sedute e percorsi di collegamento; a Fralana si privilegia la conservazione del carattere naturale dell’area con percorsi che rispettano la giacitura dei muri e la visibilità del torcularium protetto. L’accessibilità è assicurata tramite percorsi a pendenza contenuta e dispositivi informativi, compresi pannelli e mappe tattili. Le opere si inseriscono nel più ampio contesto di interventi di riqualificazione urbana e sistemazione delle aree verdi del territorio, prevedendo coordinamento con gli enti locali per la gestione e la fruizione pubblica. 

CUP F87B22000680006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Municipio: X; Località: Lido di Ostia (Pineta di Castel Fusano); Viale della Villa di Plinio / viale di Castelfusano; CAP: 00100 Roma 

Il sito è collocato nella Pineta di Castel Fusano, all’interno della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. L’ambito comprende un tratto della Via Severiana, antico tracciato litoraneo con limitati tratti in basolato affioranti, e la cosiddetta Villa di Plinio, con emergenze architettoniche, tra cui la Basilica paleocristiana e un mosaico noto come il ‘mosaico di Nettuno’. Prima dell’intervento l’area mostrava criticità legate alla scarsa riconoscibilità dei reperti, alla presenza di una recinzione provvisoria in rete metallica soggetta a danneggiamenti, ad accessi non organizzati e a fenomeni di degrado della vegetazione che copre porzioni di basolato. È presente un edificio di servizio non utilizzato, in buono stato esterno, identificato come possibile sede per la biglietteria a servizio della Villa.  

L’intervento prevede indagini archeologiche mirate, lavori di restauro conservativo delle emergenze archeologiche e opere diffuse per la fruizione controllata del parco. Sono previsti il consolidamento e la pulizia del tratto di basolato della Via Severiana, il recupero e la riadesione delle tessere del mosaico mediante interventi conservativi specialistici, il restauro delle murature e degli intonaci con criteri di compatibilità e reversibilità, e la prosecuzione dei sondaggi archeologici. A servizio della fruizione sono progettati la sistemazione dei percorsi pedonali e ciclabili, la manutenzione della futura biglietteria, l’installazione di pannellistica e arredo urbano coerenti con il contesto, e la sostituzione della recinzione provvisoria con una recinzione metallica permanente. All’interno della Villa è prevista l’integrazione del percorso di visita con una passerella in quota per la visione del mosaico, progettata in modo da non interferire con le strutture esistenti.  

Gli interventi migliorano la fruibilità dell’area promuovendo percorsi integrati tra la Via Severiana e la Villa di Plinio e prevedono segnaletica orientativa e informativa per guidare il visitatore. Le opere sono compatibili con la classificazione dell’area in ambito protetto e si svolgono nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale e paesaggistica; non sono previste acquisizioni per esproprio in quanto le aree sono di proprietà comunale o in consegna alla Soprintendenza. È prevista integrazione con le attività di manutenzione già avviate dal Comune di Roma e con i servizi locali (fermata bus, accessi carrabili), oltre a misure di contenimento dell’impatto dell’arredo e degli arredi da picnic, come indicato dalle autorizzazioni ambientali. 

CUP F87B22000700006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione:  Municipio X (Ostia Lido), Ostia, Viale degli Atlantici, 00121 

Tor San Michele è un’antica fortezza parte del sistema difensivo costiero del Lazio, costruita nei pressi della foce del fiume Tevere, oggi inserita in un’ampia area demaniale, tra via degli Atlantici e via dell’Idroscalo, a ridosso della fascia costiera.  

Secondo le fonti il progetto, avviato nel 1559, si deve a Michelangelo Buonarroti, alla morte del quale subentrò l’architetto pontificio Giovanni Lippi, anche detto Nanni di Baccio Bigio, fino all’effettivo completamento della fabbrica nel 1569.  

La torre fu utilizzata prima come dogana e postazione di difesa e avvistamento, poi come faro e infine radiofaro per l’idroscalo di Ostia; dalla fine della seconda guerra mondiale l’edificio ha perso le sue originarie funzioni difensive.   

La fortezza a pianta ottagonale, si sviluppa su tre livelli più terrazzo e torrino; l’altezza complessiva è di circa 18 m e la larghezza di base del forte è di 18 m.  

La torre presenta un paramento murario in cortina laterizia, con cantonali e cornici lapidee in travertino; su ognuno degli otto prospetti si aprono due livelli sovrapposti di finestre strombate, realizzate nei primi anni del XX, e una terrazza, originariamente destina a piazza d’armi. L’edificio è circondato da un fossato, realizzato in epoca recente, soggetto ad allagamenti periodici, che determinano fenomeni di umidità di risalita e conseguente degrado dei paramenti murari. L’area adiacente alla torre, di proprietà demaniale, non recintata e priva di una destinazione d’uso è attualmente in stato di degrado, spesso soggetta a fenomeni di occupazioni abusive. Sia la torre con la sua area di pertinenza, che il paesaggio naturalistico circostante sono oggetto di un finanziamento PNRR, finalizzato al restauro dell’antica fortezza e alla realizzazione di un parco pubblico in connessione visiva e funzionale con l’adiacente Oasi Lipu e la foce del Tevere.  

L’intervento prevede il restauro conservativo dei prospetti della torre e la realizzazione di un parco pubblico, con percorsi, aree didattiche e giardini tematici.   

Il progetto di restauro delle superfici esterne della torre si compone di una serie di attività propedeutiche alla rimozione delle patologie di degrado e alla riconfigurazione di uno stato di conservazione dei paramenti murari tale da rallentare il più possibile l’inevitabile processo di invecchiamento. Si prevede preliminarmente di rimuovere la vegetazione infestante e i depositi superficiali presenti sia sulla cortina laterizia che sugli elementi lapidei; quindi, di consolidare e risarcire i giunti di malta erosi nel tempo con malte compatibili, la cui composizione sarà definita anche in accordo con i precedenti interventi manutentivi, infine reintegrare la cortina laterizia nelle porzioni particolarmente erose dagli agenti atmosferici. Anche gli elementi lapidei saranno oggetto di restauro, attraverso la risarcitura delle lesioni con specifiche malte. Si interverrà anche sulle imbotti delle aperture con la rimozione degli elementi in ferro impropri e la sostituzione delle balaustre danneggiate con elementi nuovi, progettati in accordo con la preesistenza.   

Il progetto di rifunzionalizzazione e valorizzazione del parco pubblico comprende, oltre alle propedeutiche attività di bonifica meccanica e bellica, necessarie per eliminare ogni presenza impropria determinata dai precedenti usi, anche la realizzazione di percorsi pedonali in terra stabilizzata e in ghiaietto lavato,

piantumazioni con essenze autoctone anche al fine di ristabilire la macchia mediterranea, recinzioni e cancelli in legno, e la realizzazione di un parcheggio di pertinenza del parco, con pavimentazione drenante.  

L’area progettata è concepita per uso ricreativo, ambientale e didattico per l’intero quartiere, con attenzione all’accessibilità e alla fruizione inclusiva. Le aree esterne e i percorsi sono dimensionati e realizzati per consentire la mobilità di persone con ridotta capacità motoria; i dislivelli sono gestiti rispettando limiti di pendenza.  

Il progetto è articolato in due stralci funzionali: lo ‘stralcio 1’ riguarda l’area di pertinenza della Torre e la porzione di parco realizzabile con le risorse economiche disponibili; il secondo lotto di lavori prevederà il completamento del parco con ulteriori nuove piantumazioni, una pista ciclabile interna e la realizzazione di un secondo parcheggio su via degli Atlantici, con spazi per biciclette e un hub per futuri servizi di bike sharing.   

È prevista la consegna delle aree demaniali per uso governativo alla Soprintendenza Speciale e la gestione partecipata del parco pubblico che, si auspica, diventi un nuovo ambito naturalistico restituito alla cittadinanza. 

CUP F89D21000760006

Importo del finanziamento: € 2.000.000,00

Localizzazione: Villa di Livia (Prima Porta) – Via Flaminia; Villa Doria Pamphilj (necropoli nord-est villino Algardi) – Via Aurelia Antica 111. Municipio: non indicato; Rione: non indicato; CAP: non indicato. 

L’intervento riguarda due ambiti distinti: Villa di Livia e la necropoli di Villa Doria Pamphilj. Villa di Livia, collocata lungo la Via Flaminia all’interno del Parco Regionale di Veio, è un sito archeologico di età romana connesso alla residenza di Livia; la documentazione indica una frequentazione già nel I secolo a.C. La necropoli di Villa Doria Pamphilj, inserita nel grande parco storico di Villa Doria Pamphilj nelle adiacenze della Via Aurelia antica, riguarda un comparto archeologico circoscritto e in relazione con strutture funerarie romane; la villa di Doria Pamphilj ha origini documentate dall’età moderna (avvio lavori nel 1644). Entrambi i siti sono inseriti in vincoli paesaggistici e archeologici e presentano vegetazione autoctona e colonizzazioni spontanee che interagiscono con elementi diagnostici e strutturali emergenti.  L’intervento prevede una sistemazione paesaggistica integrata che privilegia il recupero della leggibilità archeologica, la tutela del patrimonio, la sicurezza, l’accessibilità e la fruizione pubblica. Le opere principali comprendono: il restauro conservativo della via d’accesso alla villa, costituita da resti di strutture murarie in opus reticulatum/opus incertum e da una tratto di strada basolata; il ripristino del giardino riportando in in luce la traccia del muro del portico; la realizzazione di un boschetto didattico con specie autoctone che richiamano le alberature raffigurate negli affreschi oggi conservati al Museo Nazionale Romano; la sostituzione e l’adeguamento delle balaustre, della recinzione e dei manufatti lignei per garantire standard di sicurezza e leggibilità visiva;  la risistemazione delle aree a verde, che presentavano vegetazione spontanea e nuclei arbustivi in formazione; il trasferimento al di fuori del sito dei container che costituiscono un elemento d’intralcio visuale; il riposizionamento degli elementi impiantistici relativi all’irrigazione e  la schermatura paesaggistica degli stessi.  

Per Villa Doria Pamphilj gli interventi comprendono il restauro del muro di recinzione perimetrale, il restauro delle sedute e dei cancelli d’accesso, la sostituzione della staccionata lignea, la rimozione della vegetazione infestante,; specifici interventi di consolidamento strutturale rifacimento della copertura e resaturo riguardano il cosiddetto “colombario piccolo”   

  

Gli interventi mirano a migliorare la fruibilità, la sicurezza e l’accessibilità dei due siti, conciliando conservazione e fruizione pubblica. A Villa di Livia sono previsti percorsi informativi, totem e arredi. Nella necropoli di Villa Doria Pamphilj si interviene per stabilizzare il terreno attorno al colombario, migliorare il drenaggio e ripristinare le recinzioni e gli accessi pedonali. Le lavorazioni saranno coordinate con altri cantieri e con le attività di musealizzazione dell’area per evitare interferenze; tutte le fasi operative tengono conto dei vincoli archeologici e paesaggistici e prevedono misure conservative e controlli specialistici. Tutte le operazioni di scavo e movimentazione terra sono pianificate con presidio archeologico e indagini preliminari. 

CUP F89D21000780006

Importo del finanziamento: € 1.000.000,00

Localizzazione:  Municipio I, Rione Trastevere, Largo Cristina di Svezia 23A-24, 00165 Roma (RM) 

Situato nel parco di Villa Corsini, un tempo residenza di Cristina di Svezia, e su parte dell’area archeologica denominata Horti Getae, anticamente costituita dalle terme di Settimio Severo, l’Orto Botanico, uno dei più grandi d’Italia, si inserisce a pieno titolo nella tradizione dei giardini dall’importante valore scientifico-naturalistico.  

 Il complesso oggetto d’intervento comprende la scalinata con la Fontana degli Undici Zampilli, il Nicchione di Cornelius Cornutus e l’area antistante, collocati sul margine settentrionale dell’Orto Botanico di Roma. Storicamente il Ninfeo è riconducibile alla fase pre-corsiniana della Villa Riario, poi Corsini; il progetto originario dell’assetto prospettico prevedeva il Nicchione come punto di fuga della scalinata. L’area è caratterizzata da presenza arborea storica e da percorsi che si affacciano sulla Passeggiata del Gianicolo.  

 La fontana monumentale è stata realizzata del 1742 e negli anni immediatamente successivi su progetto dell’architetto Ferdinando Fuga. La struttura è articolata su tre rampe di scale e ed è arricchita da cinque vasche sovrapposte, munite ciascuna di due zampilli e sormontate da una vasca sommitale con getto sgorgante da un delfino.   

 L’urbanizzazione postunitaria e il frazionamento della proprietà ha comportato un nuovo disegno della viabilità che si è sovrapposto ai percorsi e alle strade antiche che conducevano a Porta San Pancrazio. La conseguenza è stata la perdita dell’accessibilità del margine settentrionale dell’Orto Botanico (oggi in via di recupero), con il degrado degli arredi e delle fontane posti lungo questo confine. In particolare, il Ninfeo, originariamente interconnesso alla scalinata e che ne costituisce il punto focale della prospettiva che unifica il percorso dalle pendici alla sommità del colle, è oggi da essa fisicamente e visivamente separato da un recinto.  

 Prima dell’intervento di restauro conservativo, questi manufatti presentavano diffuse condizioni di degrado: erosione e disgregazione delle superfici lapidee, incrostazioni calcaree nelle vasche, colonizzazioni biologiche (licheni, alghe, muschi), vegetazione infestante negli interstizi, lacune di intonaco e stuccature non idonee; erano inoltre presenti graffiti e importanti fenomeni di ossidazione degli elementi metallici.   

 L’intervento è stato impostato come restauro conservativo mirato alla rimozione dei materiali non compatibili e al ristabilimento delle condizioni conservative dei manufatti e del giardino. Le attività progettuali hanno previsto il rilievo tridimensionale e la diagnostica materica, indagini stratigrafiche archeologiche preliminari e lo studio delle patologie. Le opere principali hanno previsto: puliture differenziate e rimozione di depositi incoerenti; trattamenti biocidi e diserbo selettivo; preconsolidamenti e consolidamenti localizzati; ristabilimento dell’adesione e reintegro materico dei modellati con malte idonee; rimozione e rifacimento parziale del cocciopesto delle vasche; passivazione e protezione degli elementi metallici; rimozione di stuccature inidonee e

successiva stuccatura con materiali compatibili; operazioni di protezione idrorepellente e antigraffito dopo prove preliminari. Per il Nicchione è stata eseguita la revisione integrale della copertura con sostituzione delle tegole irrecuperabili.  

 Le attività di conservazione e fruizione sono state pianificate in coordinamento con l’Università La Sapienza – Orto Botanico e con Roma Capitale. Specifica attenzione è stata dedicata alla presenza del Platanus Orientalis secolare presente nell’area e al suo apparato radicale, con l’adozione delle opportune misure per evitare danni alle radici durante i lavori. 

05 - #Roma4.0

CUP F89D21001120006

Importo del finanziamento: € 900.000,00

Localizzazione:  Municipio I; Rione Ripa (R. XII); Via Luigi Petroselli; 00186 Roma

Il complesso oggetto dell’intervento comprende il Tempio di Portunus e il Tempio di Ercole Vincitore, ubicati nell’area nota come Foro Boario lungo il Tevere. Il Tempio di Portunus conserva fasi costruttive di età tardo-repubblicana (IV-III sec. a.C.) con significativi restauri in età augustea e trasformazioni successive; il Tempio di Ercole Vincitore risale alla fine del II sec. a.C., con struttura periptera rotonda in marmo. Prima dell’intervento si presentano dislivelli e barriere che limitano l’accesso diretto alle celle e la fruizione da parte di persone con mobilità ridotta; l’area esterna presenta percorsi e giardini la cui accessibilità e organizzazione non favoriscono una visita inclusiva e integrata con gli itinerari turistici limitrofi.  

L’intervento realizza ambienti immersivi interni ai due templi mediante tecnologie di Video Mapping e ologrammi retroproiettati, integrati da sistemi informativi digitali per la promozione. Sono previste opere di sistemazione delle aree esterne per consentire nuovi accessi e percorsi senza barriere: rampe per diversamente abili, passerelle sopraelevate amovibili e sbarco sulle quote delle celle. Si prevede il rialzo e la modifica puntuale di cancelli esistenti, la predisposizione di aree per arredi e la musealizzazione di reperti lungo il perimetro verso il Tevere. Le soluzioni adottate sono reversibili, a limitata invasività e privilegiano il riuso di materiali esistenti.  

L’intervento migliora la fruibilità e l’accessibilità complessiva del sito, agevolando l’inclusione dei visitatori con mobilità ridotta e favorendo l’integrazione con i flussi turistici provenienti dall’area della Bocca della Verità. Non include interventi di restauro dei monumenti ma opere propedeutiche alla loro fruizione. Le opere richiedono coordinamento con le autorità competenti per la gestione dei giardini e degli spazi pubblici circostanti; è prevista l’illuminazione scenografica a basso impatto e materiali informativi per la visita. La progettazione privilegia interventi a rapido esecuzione e limitato impatto sul contesto archeologico. 

   

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Gruppo di Accordion [riga 1] → titolo_accordion: 01 - Patrimonio culturale di Roma per Next Generation EU
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 1] → titolo_accordion_single: id 31 - Progetto Teverever
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 1] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000520001</p> <p><strong>Importo del finanziamento</strong>: € 10.000.000,00</p> <p><strong>Localizzazione:</strong> Riva sinistra del Tevere da Ponte Garibaldi a Ponte Testaccio</p> <p>Rinsaldare il legame tra la città e il suo fiume millenario: il progetto Teverever interessa circa 3 km della banchina sinistra del Tevere, da Ponte Garibaldi a Ponte Testaccio, nel cuore storico di Roma. L’intervento si sviluppa lungo la quota inferiore, dominata dai muraglioni ottocenteschi che definiscono l’assetto urbano del fiume. L’obiettivo è trasformare questo tratto in una passeggiata continua, integrata con i percorsi già esistenti, in dialogo con il paesaggio storico e naturale. Il tracciato alterna sequenze più contemplative (in prossimità di contesti archeologici e naturalistici) e ambiti più dinamici lungo i muraglioni, adatti a usi polifunzionali. La pavimentazione impiega sanpietrini e travertino, materiali coerenti con la tradizione romana; il disegno del verde privilegia essenze autoctone, tutela le alberature storiche e introduce vegetazione igrofila nel parco lineare.</p> <p>L’intervento prevede una serie coordinata di lavorazioni finalizzate a migliorare accessibilità, sicurezza e qualità spaziale del fronte fluviale. In primo luogo, si attuano bonifiche e pulizie diffuse, con rimozione della vegetazione infestante e ripristino delle condizioni di fruibilità della quota di banchina. Contestualmente si esegue il restauro conservativo dei muraglioni ottocenteschi, tramite pulitura, trattamenti anti-biodeteriogeni, stuccature e riprese puntuali, oltre a consolidamenti localizzati dove necessario.</p> <p>Il progetto comprende il rifacimento della banchina e del piano di calpestio nei tratti degradati o discontinui, garantendo continuità del percorso e regolarità delle superfici; si prevede inoltre il recupero degli elementi lapidei e dei bordi in travertino, con integrazioni e ripristini compatibili. Per assicurare una connessione efficace tra città e quota inferiore, è prevista l’installazione di un ascensore come nuovo dispositivo di accessibilità verticale, integrato nel contesto e pensato per ampliare la fruizione anche a persone con mobilità ridotta.</p> <p>A rafforzare il rapporto diretto con l’acqua, l’intervento include l’inserimento di una piattaforma galleggiante ancorata e adattabile alle variazioni del livello del fiume, destinata a sosta, osservazione e approdo controllato. In continuità con questa logica di riconnessione e valorizzazione percettiva del paesaggio fluviale, è inoltre prevista una passerella panoramica che collega il Ponte Rotto con il Ponte Palatino, offrendo un attraversamento dedicato e un nuovo punto di vista sul fiume e sulle emergenze storiche del tratto. Completano il progetto l’illuminazione del percorso, dotazioni leggere e un impianto paesaggistico coerente, capace di coniugare tutela del patrimonio storico con una nuova esperienza continua e accessibile del Tevere.</p>
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Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 2] → titolo_accordion_single: id 32 - Chiesa SM della Consolazione al Foro Romano e Area Archeologica
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 2] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001330006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Campitelli; Piazza della Consolazione n.84; CAP 00186, Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">La Chiesa di Santa Maria della Consolazione al Foro Romano è un luogo di culto del centro storico di Roma, posta nei pressi del Foro Romano e ai piedi della rupe Tarpea. Prima dell’intervento si presentava con evidenti fenomeni di degrado diffusi sulle superfici esterne e sulle decorazioni interne. L’edificio, eretto originariamente nel 1470 e riedificato tra il 1583 e il 1606 su progetto di Giacomo della Porta e Martino Longhi il Vecchio, è a tre navate con cinque cappelle per lato e un abside cassettonato; custodisce opere pittoriche e scultoree di autori rinascimentali e seicenteschi (tra gli altri Taddeo Zuccari, Pomarancio, Cristoforo Roncalli) e un organo storico in cassa lignea. La facciata in travertino e le superfici decorate interne presentano depositi atmosferici, patine biologiche, efflorescenze saline e cedimenti dell’intonaco.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento è finalizzato alla tutela e alla conservazione del manufatto e prevede un insieme coordinato di opere, tra cui: il restauro conservativo della facciata principale; il consolidamento della parte inferiore del prospetto laterale; il risanamento delle superfici decorate dell’abside; il consolidamento degli intonaci, degli stucchi e dei manufatti lapidei; il ripristino dell’impermeabilizzazione del manto di copertura della navata laterale sinistra, finalizzato alla mitigazione delle infiltrazioni; il restauro delle due cantorie; la messa a norma dell’impianto elettrico e il rinnovamento dell’illuminazione interna mediante un sistema di gestione programmabile.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le scelte progettuali sono state definite sulla base di rilievi accurati e di indagini diagnostiche chimico-fisiche e georadar. Le opere sono concepite per garantire la fruizione sicura e la conservazione a lungo termine del bene, migliorando accessibilità, sicurezza impiantistica e qualità ambientale del luogo di culto. È prevista la movimentazione temporanea delle tele e delle componenti mobili verso sedi idonee per le fasi più invasive, con successivo rimontaggio in sito. L’intervento si colloca in un quadro di interventi integrati promossi dall’amministrazione competente e dalla Soprintendenza e non comporta espropri; è prevista documentazione fotografica e rilievi strumentali (laser scanner, fotogrammetria) per il monitoraggio. Si prevede inoltre la rimozione della vegetazione infestante e dei depositi che compromettono le murature e le superfici decorate.</span></p>
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 3] → titolo_accordion_single: id 33 - Monastero delle Oblate di S. Francesca Romana in Tor de' Specchi
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 3] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001320006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 650.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Campitelli; Via del Teatro di Marcello n.32 (prospetto anche su Via Montanara); CAP 00186, Roma</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il bene oggetto dell’intervento è il Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana in Tor de’ Specchi, con prospetti esterni affaccianti su via del Teatro di Marcello e via Montanara. Le superfici presentano intonaci, paramenti murari in laterizio, elementi lapidei e apparati decorativi tra cui un affresco settecentesco raffigurante la Madonna con San Benedetto e Santa Francesca Romana e un tondo marmoreo settecentesco attribuito ad Andrea Bergondi. Sono inoltre presenti reperti archeologici riutilizzati nel prospetto. Prima dell’intervento si riscontrano depositi superficiali coerenti e incoerenti, patine biologiche, distacchi e decoesione degli intonaci con lacune, fenomeni di risalita capillare e efflorescenze saline alle porzioni basamentali; i paramenti in laterizio mostrano piccole lacune, fratturazione e scagliatura; gli elementi lapidei presentano patine e concrezioni coerenti con l’esposizione urbana. L’affresco, da un’indagine visiva a distanza, appare in condizioni complessivamente buone, sebbene sottoposto a fattori degradativi ambientali.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede una fase conoscitiva integrativa in cantiere con saggi e indagini diagnostiche per definire tecniche e materiali. Per intonaci e paramenti murari si prevedono operazioni di rimozione dei depositi e delle croste incoerenti, disinfezione delle patine biologiche, estrazione dei sali solubili, consolidamento localizzato delle porzioni decoese, rimozione di stuccature e elementi incongrui e successiva integrazione con malte a base di calce idraulica adeguate alla granulometria e cromia esistenti; i profili architettonici compromessi vengono reintegrati e le superfici protette con idonei prodotti di protezione superficiale. Per gli elementi lapidei sono previste disinfezione, pulitura selettiva, consolidamento delle decoesioni superficiali, microstuccature e reintegri sottolivello ove necessario, seguiti da protezione superficiale. Per l’affresco si prevedono disinfezione, consolidamento degli strati pittorici decoesi, puliture differenziate, rimozione controllata dei sali e stuccature con malte compatibili; le reintegrazioni cromatiche saranno eseguite a velature acquerellate ove opportuno, lasciando sottolivello le lacune non ricostituibili. Tutte le operazioni saranno definite e adeguate in funzione dei risultati delle indagini preliminari.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento è finalizzato al risanamento conservativo dei prospetti esterni e al recupero della corretta lettura degli apparati decorativi, contribuendo alla fruizione visiva del contesto urbano. Le aree interessate sono soggette a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004; non è prevista attività espropriativa. Le aree/beni non sono nella piena disponibilità dell’Amministrazione e si prevede il coinvolgimento della Congregazione delle Oblate di Santa Francesca Romana mediante accordo o protocollo. L’intervento è integrato con investimenti già realizzati dalla Soprintendenza Speciale e non comporta interferenze segnalate. Sono previste consegne documentali finali comprensive di documentazione fotografica delle fasi operative, mappatura dello stato di conservazione e relazione di restauro con descrizione delle lavorazioni eseguite.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 4] → titolo_accordion_single: id 34 - Tempio di Apollo Sosiano: ricostruzione in anastilosi e sistemazione area dell'archeologica con recupero dei percorsi pedonali di accesso
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 4] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001400006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I; Rione XI – Sant’Angelo; Via del Teatro di Marcello, 42; CAP 00186</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il Tempio di Apollo Sosiano sorge nell’area tra il Teatro di Marcello, il tempio di Bellona e la sPorticus Octaviae. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il culto del dio si diffonde a Roma nel VI secolo a.C. e il tempio di Apollo Sosiano ne testimonia il permanere nella stessa area fino alla metà del V secolo d.C., attraverso la costruzione e il rifacimento di due templi, con diverse fasi edilizie. L’attuale edificio si sovrappone dal tempio di Apollo Medico, eretto in occasione della pestilenza del 433, ma prende il nome dal Caio Sosio, luogotenente di Cesare, che ne terminò la ricostruzione nel I sec. a.C. dedicandolo per conto di Augusto. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il tempio è stato in parte indagato tra la fine degli anni 20 e gli inizi degli anni ’30, durante i lavori per isolare e sistemare il teatro di Marcello. La sistemazione definitiva del monumento fu completata con grande celerità in occasione dell’inaugurazione dell’area per il Natale di Roma del 1940. Le tre colonne visibili crollate verso il teatro di Marcello ed un tratto della trabeazione del pronao, furono collocate sull’angolo opposto del podio rispetto a quello originario in modo da rendere visibile, con scopi celebrativi, la ricca decorazione architettonica a chi passasse sull’attuale Via Petroselli.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le varie campagne di scavo hanno portato in luce la fronte, il lato orientale ed una parte del lato di fondo del tempio nella sua fase di fine I sec. a. C.; il resto delle strutture giace tuttora sotto l’interro che circonda e sostiene il c.d. Albergo della Catena. L’elevato è pressocché inesistente, mentre è quasi integralmente conservata la massicciata che sosteneva il pavimento della cella, di cui sono stati visti, in varie occasioni, larghi brani. All’interno del podio, il cui interro è in buona parte sigillato dalla suddetta massicciata, a vari livelli di profondità sono inglobati gli avanzi delle fasi precedenti.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">I rocchi della colonna angolare nord‑orientale della cella, in travertino con rivestimento in stucco, risultano in parte in posizione primaria di crollo e in parte frammentari disseminati nell’area. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento previsto mira alla anastilosi della colonna angolare, l’unica ancora nell’originaria posizione di crollo, alla sistemazione dell’area archeologica circostante e al recupero dei percorsi pedonali di accesso. Sono previste operazioni di scavo, consolidamento, restauro e ricollocazione degli elementi lapidei originali, secondo criteri di compatibilità materica e rispetto filologico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto intende restituire leggibilità storica e coerenza volumetrica al monumento, migliorandone la fruibilità pubblica e rafforzando l’identità culturale dell’area permettendo una migliore comprensione del fronte orientale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto integra misure per la fruizione e l’accessibilità: realizzazione di percorsi facilitati in calcestre verso l’area nord‑orientale, musealizzazione di elementi lapidei non riutilizzabili in anastilosi e posa di pannelli didattici con testi e immagini. L’illuminazione del percorso è prevista con apparecchi idonei alla valorizzazione museale e alla sicurezza. L’intervento si colloca in un contesto ad alta densità monumentale e prevede modalità di cantiere volte a minimizzare interferenze con il Teatro di Marcello, il Tempio di Bellona e i flussi di visitatori; sono previste azioni per la sostenibilità ambientale del cantiere, la protezione dei reperti e la programmazione della manutenzione post‑intervento. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 5] → titolo_accordion_single: id 36 - Domus dei Valerii: rimontaggio del corridoio antico con affreschi e mosaico pavimentale, fruizione e valorizzazione
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 5] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001080006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 345.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I; Rione: Celio; Via Eleniana 2; CAP 00184</span></p> <p><span data-contrast="auto">La Domus dei Valerii è una residenza di età tardo-adrianea (primo quarto del II secolo d.C.) portata alla luce fin dalla costruzione dell’Ospedale dell’Addolorata, agli inizi del Novecento. Gli ultimi scavi condotti nell’area per la realizzazione del dipartimento di oncoematologia in livelli interrati della struttura ospedaliera hanno messo in luce una porzione della domus con un corridoio, intenzionalmente abbattuto, di cui sono stati però integralmente recuperati i rivestimenti: affreschi parietali (e soffitto) e mosaico pavimentale. Negli ultimi anni gli intonaci e il soffitto sono stati ricomposti, restaurati e custoditi entro casse di legno appositamente costruite, a cura e spese della Soprintendenza Speciale di Roma, e messi a deposito in un locale all’interno del complesso ospedaliero.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il corridoio antico era originariamente lungo oltre 8 m e largo circa 3,7 m, con altezze conservate fino a 1-1,60 m. Le pareti interne e il soffitto mostrano organici apparati decorativi a specchiature, figure umane, fregi e cornici in stucco; la parete verso il giardino è ornata a graticcio e semicolonne. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto il rimontaggio integrale del corridoio antico e la sua esposizione in un ambiente museale appositamente adattato all’interno alla Palazzina D del Comprensorio di S. Croce in Gerusalemme, una delle sedi della Soprintendenza Speciale di Roma. La ricostruzione del volume originario è stata impostata su un impalcato in struttura metallica che ha consentito anche l’alloggiamento delle reti impiantistiche; le superfici prive di lacerti di affresco sono state integrate graficamente per consentire la lettura complessiva dell’apparato decorativo originario. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’allestimento è stato organizzato secondo un percorso articolato in tre settori: introduzione, con evocazione del </span><i><span data-contrast="auto">viridarium</span></i><span data-contrast="auto"> e relativi frammenti architettonici; il corridoio ricostruito, interamente percorribile; una sezione espositiva con vetrine per reperti selezionati. È stato realizzato un nuovo impianto elettrico e illuminotecnico dedicato all’allestimento e alla conservazione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto ha integrato pannelli didattici in italiano, inglese e per ipovedenti, vetrine e supporti didattici multimediali. Particolare cura è stata rivolta all’abbattimento delle barriere architettoniche e alla sicurezza dei visitatori. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 6] → titolo_accordion_single: id 37 - Basilica Hilariana. Copertura del sito, consolidamento delle murature, didattica e valorizzazione
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 6] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000580006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 575.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I; Rione Celio; Piazza Celimontana, c/o Policlinico Militare del Celio; CAP 00184</span></p> <p><span data-contrast="auto">La Basilica Hilariana è un complesso archeologico con pianta trapezoidale e cortile centrale, emerso integralmente durante le campagne di scavo condotte in prima battuta al momento della costruzione dell’Ospedale militare del Celio (1887) e poi ancora tra il 1987 e il 2000. Costruita intorno alla metà del II secolo d.C., era la sede collegiale dei Dendrofori, associati al culto della Magna Mater (Cibele) e di Attis. L’accesso avviene dal lato orientale attraverso una scalinata marmorea che immette in un vestibolo pavimentato con mosaici, con iscrizione augurale; dal vestibolo si accede al cortile con decorazione musiva e ad ambienti laterali interpretati come aule e logge per le attività collegiali. Nel tempo l’edificio ha subito diverse trasformazioni funzionali, fino all’abbandono tardoantico. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima dell’intervento l’edificio, il cui piano di calpestio si trova a una quota media di circa -3.00 m rispetto al piazzale del Policlinico, era protetto da una copertura provvisoria realizzata con elementi in tubo-giunto e lastre in lamiera ondulata, ormai obsoleta e che impediva la lettura d’insieme del monumento. Gli apprestamenti temporanei che erano stati negli anni installati a tutela dei rinvenimenti archeologici sono stati sostituiti da un’unica copertura a protezione dell’intero edificio, garantendo la difesa del sito dagli agenti atmosferici e l’efficace allontanamento delle acque meteoriche.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento di restauro delle consistenze archeologiche ha previsto la bonifica di tutta l’area dalla vegetazione infestante e la pulizia delle murature perimetrali moderne che confinano l’area, il consolidamento puntuale delle murature e controllo e pulitura dei rivestimenti e dei pavimenti lapidei e musivi. Gli interventi di valorizzazione sono stati rivolti alla predisposizione di pannelli didattici.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">A seguito dell’intervento, la Basilica Hilariana è fruibile dal pubblico tramite accessi regolamentati, attraverso percorsi didattici e visite guidate, con attenzione all’accessibilità dei contenuti didattici per tutti. l’intervento si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del Policlinico e del quartiere Celio.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 7] → titolo_accordion_single: id 38 - Horti di Domitia Lucilla all'interno del complesso ospedaliero S. Giovanni: restauro degli edifici romani e della strada basolata, didattica e valorizzazione
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 7] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001070006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 345.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW239997855 BCX8" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW239997855 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW239997855 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW239997855 BCX8" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW239997855 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span></span><span class="TextRun SCXW239997855 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW239997855 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Roma, Municipio I; Rione: San Giovanni; Via dell’Amba Aradam; CAP 00184</span></span><span class="EOP SCXW239997855 BCX8" data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p>Gli Horti di Domitia Lucilla si collocano all’interno del complesso ospedaliero San Giovanni-Addolorata, area che fu oggetto di una importante campagna di scavi negli anni tra il 1959 e il 1964. A seguito della costruzione di nuovi corpi di fabbrica dell’Ospedale, in quegli anni è tornato alla luce un vasto complesso di strutture, in particolare presso l’Ospedale Nuovo sono emerse due residenze, separate da una strada basolata. Mentre la domus più occidentale, attribuita ai fratelli Quintilii, fu a suo tempo interrata, gli orti di Domizia Lucilla (Hoorti Domitiae Lucillae), madre dell’imperatore Marco Aurelio, identificata come proprietaria da fistualae aquariae (tubi di piombo per l’acqua potabile) con impresso il suo nome, furono lasciati in vista, a cielo aperto.</p> <p>Gli orti, così denominati perché sede di attività produttive fin dalla prima edificazione nel I secolo d.C., comprendono diversi edifici, con cortili a peristilio, vasche e un doliarium (area di stoccaggio dei dolia, grandi contenitori per olio, vino, frutta e grano), tabernae affacciate sulla strada basolata. Alcune scale conducevano al piano superiore il quale, tra l’altro, conserva ancora pavimenti musivi.</p> <p>Prima dell’intervento le aree erano visibili dall’esterno ma non accessibili al pubblico a causa di condizioni di sicurezza e collegamenti verticali non adeguati. L’intervento ha previsto il consolidamento delle strutture archeologiche emergenti, con integrazioni puntuali, bonifica dalla vegetazione infestante e revisione dei solai moderni. Sono stati realizzati percorsi di visita adeguatamente corredati da pannelli didattici.</p> <p>La fruizione prevede visite guidate ad accesso controllato, con particolare attenzione alla possibilità di fruizione da parte dei degenti dell’ospedale e dei loro accompagnatori. L’intervento si integra con altre iniziative di valorizzazione in atto nel medesimo comprensorio ospedaliero, favorendo una gestione coordinata con altri interventi e con iniziative di divulgazione (siti istituzionali e social media) per assicurare coerenza informativa e connessioni con le altre aree archeologiche del complesso.</p>
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Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 8] → titolo_accordion_single: id 39 - Mitreo di Santo Stefano Rotondo: sostituzione solaio ammalorato, interventi puntuali di restauro e consolidamento, impianto illuminotecnico, valorizzazione
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 8] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001060006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 400.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I; via di S. Stefano Rotondo, Roma; CAP: 00184</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p>Il Mitreo è un ambiente archeologico ipogeo collocato al di sotto della pavimentazione della Basilica di Santo Stefano Rotondo, fondato intorno al 180 d.C. Inizialmente era un ambiente rettangolare di circa 4 metri per 10, poi raddoppiato nel secolo successivo.</p> <p>Il Mitreo, rinvenuto negli anni ’70 del secolo scorso, era stato impiantato in un ambiente precedente, appartenente ai Castra peregrinorum, ovvero alla caserma urbana dei servizi segreti imperiali.</p> <p>Presenta un atrio e, nell’aula vera e propria, i caratteristici banconi (praesepia), dove si stendevano i fedeli. Di particolare importanza è l’affresco che rappresenta Selene, la luna, che in origine era simmetrico ad una rappresentazione del Sol, poi distrutta dall’inserimento dall’alto nel Mitreo delle fondazioni della chiesa.</p> <p>Le pareti sono coperte di intonaco dipinto a finti marmi e con alcune suggestive rappresentazioni di vasi. Il pavimento è in laterizi originali. L’altare è ancora ben conservato, come pure vari altri elementi lapidei che costituivano il corredo del luogo di culto, tra cui trapezofori e colonnine.</p> <p>L’originale rilievo con Mitra tauroctono, rinvenuto a pezzi sul pavimento e sicuramente eliminato in modo intenzionale da Cristiani, è ora stato ricomposto ed è esposto c/o il Museo Nazionale Romano, sede delle Terme di Diocleziano.</p> <p>Nello specifico il progetto ha riguardato la sostituzione integrale degli elementi lignei del solaio, affetti da carie bruna, con elementi in carpenteria metallica; il miglioramento dello stato di conservazione delle superfici archeologiche; la valorizzazione dell’ambiente con un nuovo impianto d’illuminazione e l’installazione di apparati didattici, allo scopo di riaprirlo al pubblico.</p> <p>Una delle maggiori difficoltà correlate all’intervento è stata quella della protezione delle superfici archeologiche durante il cantiere e del rispetto del delicato equilibrio ambientale dell’ambiente ipogeo durante i lavori, equilibrio che rischiava di essere compromesso durante la rimozione della pavimentazione soprastante. Sono state per questo motivo adottate misure di controllo, utili per fornire informazioni preziose sui parametri da mantenere all’interno dell’ipogeo anche in vista dell’apertura dell’ambiente ai visitatori.</p> <p>Un’altra criticità legata all’intervento è stata quella della difficoltosa riproposizione del pavimento ‘d’arte’ in terrazzo alla veneziana con inerti e inclusi marmorei, realizzato nel 2004 e da allora ‘storicizzato’ e ormai parte inscindibile della Basilica stessa.</p> <p>Prima dell’intervento il luogo era normalmente chiuso o fortemente limitato nelle visite; grazie all’intervento si è riusciti a consentire visite regolari e percorsi accessibili compatibili con la delicatezza dell’ambiente.</p>
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Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 9] → titolo_accordion_single: id 40 - SS. Quattro Coronati
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 9] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000810006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.200.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione Celio, Via dei SS. Quattro 20, 00184 Roma</span></p> <p>Il Monastero dei Santi Quattro Coronati è un complesso monumentale sito nel rione Celio caratterizzato da un’articolata stratificazione che va dell’età romana fino ai nostri giorni. Comprende oggi: una basilica a tre navate del XII secolo, che occupa la parte ovest della sola navata centrale della precedente più grande basilica di età carolingia sorta a sua volta su una paleocristiana; un monastero medievale sviluppato intorno a un chiostro cosmatesco (XII-XIII secolo); un palazzo cardinalizio (XIII-XIV secolo), in cui nota è l’Aula gotica per gli affreschi. Questo insieme fu riunito nel 1564 in un unico monastero di Monache agostiniane, che gestivano un orfanotrofio femminile.</p> <p>I due cortili interni attuali, di cui nell’intervento, sono quello a est il risultato delle trasformazioni di un grande quadriportico costruito insieme alla basilica in età carolingia, il secondo quanto avanzò della navata centrale di questa basilica, dopo la riduzione dello spazio di culto a quello attuale. La parete est del secondo cortile è quindi quella della navata della basilica carolingia. L’ultimo intervento significativo dal punto di vista architettonico in entrambi i cortili appartiene alla fase dell’orfanotrofio, quando nella prima metà del ‘600 furono dotati di loggiati decorati con intonaci a falso bugnato.</p> <p>Le superfici esterne e i loggiati presentano diffuse alterazioni dell’intonaco, depositi superficiali e fenomeni di umidità capillare concentrati sui basamenti.</p> <p>Il progetto esecutivo prevede il consolidamento strutturale dei prospetti del monastero medievale su Via dei Querceti e interventi di restauro conservativo sulle superfici intonacate del primo e del secondo cortile, nonché interventi puntuali per rimuovere le infiltrazioni di acqua meteorica dall’oculo del Salone Gotico. Le opere includono: il ripristino delle pendenze e il riassetto del sistema di smaltimento delle acque meteoriche di alcuni discendenti; il consolidamento non invasivo di lesioni interne; il restauro puntuale degli intonaci e degli apparati decorativi, che cerchi di rendere leggibili le pregevoli incisioni a finto bugnato e che raggiunga l’obiettivo della pulizia e protezione degli elementi lapidei e metallici.</p> <p>Gli interventi sono finalizzati alla conservazione del bene e al miglioramento della fruibilità e della sicurezza del complesso, garantendo il rispetto delle fasi e dei materiali storicamente esistenti. È prevista la verifica in cantiere delle soluzioni conservative e la programmazione di indagini integrative in funzione della cantierizzazione. Inoltre, per l’oratorio di San Silvestro, parte del palazzo cardinalizio e prospiciente i cortili, si prevede il ripristino di un sistema di aerazione controllata a fini conservativi delle superfici decorate. Le lavorazioni sono coordinate per ridurre interferenze con le funzioni religiose e con l’uso del complesso.</p>
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Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 10] → titolo_accordion_single: id 41 - Chiesa S. Sisto Vecchio sulla Via Appia: il restauro delle superfici dipinte dell’aula capitolare e del chiostro
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 10] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000570006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 350.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma – Municipio I – Rione Celio – P.le Numa Pompilio, 8 – CAP 00153</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p>L’attuale aspetto del complesso di San Sisto Vecchio si deve all’intervento dell’architetto Filippo Raguzzini che, negli anni Venti del Settecento per volere di papa Benedetto XIII (1724-1730), progettò la nuova facciata e il nuovo chiostro, che sostituì quello medievale. Anche l’interno della chiesa fu in quel periodo completamente restaurato e arricchito di nuovi dipinti secondo il gusto dell’epoca. Papa Orsini incaricò il pittore Andrea Casali, allievo di Francesco Trevisani, di dipingere ad affresco nel grande chiostro un ciclo di trentadue lunette raffiguranti le storie della vita di San Domenico, che rappresenta una delle testimonianze più complete dell’iconografia domenicana nel Settecento. Tra il 1728 e il 1730 l’artista realizzò opere pittoriche di elevata qualità artistica e di grande pregio.</p> <p>Episodi della vita di san Domenico sono anche dipinti sulle pareti dell’aula capitolare, cui si accede dallo stesso chiostro. I dipinti murali, realizzati dal pittore e padre missionario francese Jean Baptiste Besson tra il 1852 e il 1859, rappresentano un interessante esempio a Roma di pittura ispirata ai cosiddetti “primitivi”, ossia ai pittori operanti prima di Raffaello, come ad esempio Beato Angelico.</p> <p>Il restauro ha riguardato sia i dipinti murali settecenteschi del chiostro, opera di Andrea Casali, che quelli dell’aula capitolare di padre Besson, entrambi in avanzato stato di degrado. L’intrinseca fragilità della tecnica esecutiva con cui furono realizzati questi ultimi, ad olio su muro, spiega in parte il cattivo stato conservativo in cui si trovavano prima dell’intervento eseguito. Erano infatti visibili molti distacchi della pellicola pittorica originale, con sollevamenti di scaglie di colore che rischiavano di cadere.</p> <p>I problemi conservativi degli affreschi del chiostro erano invece dovuti, oltre che alla loro collocazione in un ambiente semiconfinato (esposto alle variazioni termoigrometriche), anche a precedenti interventi di restauro eseguiti in maniera poco controllata. Nel corso del Novecento il ciclo pittorico del chiostro aveva infatti subito due interventi di restauro durante i quali, con lo scopo di consolidare gli intonaci e fissare il colore, erano state applicate sostanze che nel tempo si erano alterate, virando sui toni del verde e falsando così completamente la lettura delle opere.</p> <p>Scopo dell’intervento è stato quindi rimuovere questi materiali alterati per restituire la corretta lettura dei valori cromatici dei dipinti. Inoltre, è stato necessario porre rimedio a tutti quei fenomeni di degrado che interessavano le opere, come il distacco degli strati di supporto, le efflorescenze saline e la decoesione della pellicola pittorica.</p> <p>Un “cantiere pilota”, realizzato nel 2021 su uno dei quattro lati del chiostro sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza, è stato alla base del progetto di restauro dell’intero ciclo pittorico, avendo permesso di esaminare approfonditamente, anche con il supporto delle indagini chimiche, le condizioni conservative dell’opera, comprendere i fattori di degrado e mettere a punto la metodologia di intervento.</p>
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Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 11] → titolo_accordion_single: id 42 – Santa Maria in Domnica alla Navicella: restauro dei dipinti murali
Gruppo di Accordion [riga 1] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 11] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000560006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I, Rione Celio, via della Navicella, 10 – 00184 Roma (RM)</span></p> <p><span data-contrast="auto">L’aspetto della chiesa nella sua struttura fondamentale è rimasto inalterato nel corso dei secoli, mantenendo la forma voluta da papa Pasquale I (817-824), che ristrutturò l’antico oratorio conferendogli l’attuale aspetto basilicale a tre navate.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Dal punto di vista decorativo, la navata centrale è il frutto di un intervento ottocentesco guidato da Andrea Busiri Vici con l’intento chiaro di realizzare una nuova decorazione in assoluto accordo e in piena armonia con il preesistente fregio di leoni che corre sopra le finestre lungo tutta la navata, fatto dipingere tra il 1489 e il 1513 da Giovanni de Medici (futuro papa Leone X), allora cardinale titolare della chiesa di S. Maria in Domnica. I lavori relativi alla decorazione delle pareti sottostanti al fregio cinquecentesco furono affidati al ferrarese Alessandro Mantovani, artista dell’entourage di papa Pio IX, che riuscì a raggiungere quell’omogeneità stilistica auspicata da Busiri Vici.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’osservazione ravvicinata di questi dipinti durante il cantiere di restauro ha rivelato una esecuzione raffinata ed accurata e, grazie ad un’attenta e graduale pulitura delle superfici, è stato possibile recuperare le originarie cromie e i passaggi chiaroscurali.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Oltre ai dipinti murali della navata maggiore, il restauro ha riguardato anche gli affreschi dell’abside al di sotto del mosaico, raffiguranti tre episodi della vita di S. Lorenzo e di S. Ciriaca. L’opera, realizzata da Lazzaro Baldi (1624-1703) ha subito nel tempo molti restauri che, con puliture poco controllate, hanno depauperato le superfici dipinte e, con pesanti ridipinture, hanno alterato il testo originario. L’intervento è stato quindi mirato a ridare ordine ed equilibrio all’intera parete dipinta.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Infine il restauro si è concentrato sulle due cappelline laterali, decorate da Gisberto Ceracchini tra il 1920 e il 1930 e che versavano in avanzato stato di degrado.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → titolo_accordion: 02 - Percorsi Giubilari 2025: dalla Roma pagana alla Roma cristiana
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 1] → titolo_accordion_single: id 101 - Necropoli Portuense
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 1] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000710006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio XI; Rione: Portuense; Via: Via Portuense 317 (Drugstore Museum). Tomba dell’Airone: via Giuseppe Ravizza. CAP: 00149</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento interessa il Circuito della Necropoli Portuense, comprendente il Drugstore Museum di via Portuense 317, l’Area Archeologica di Pozzo Pantaleo, la Necropoli di Vigna Pia e la Tomba dell’Airone in via Giuseppe Ravizza. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Gli interventi, condotti su più siti, sono stati realizzati nell’ottica di un più ampio disegno di connessione e valorizzazione degli stessi, al fine di favorire la conservazione delle aree e dei reperti archeologici e la pubblica fruizione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le operazioni eseguite sono state improntate ai principi di minimo intervento, compatibilità e reversibilità ed hanno interessato, in linea generale, il restauro degli apparati pittorici, il consolidamento dei supporti murari e il controllo microclimatico degli ambienti. Accanto a queste, sono state realizzate opere di sistemazione esterna, aree a verde e parcheggi di servizio al Circuito.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto ha integrato conservazione e fruizione, prevedendo pannellistica informativa e didattica, con possibilità di integrazione digitale (QR code, contenuti multilingue). </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 2] → titolo_accordion_single: id 102 - Area archeologica del Santuario detto Siriaco a via Dandolo (Trastevere)
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 2] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000980006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Trastevere (R. XIII); Via Dandolo n.47 (Villa Sciarra); CAP 00153, Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha interessato il piccolo Santuario detto Siriaco, scoperto nel 1906 durante i lavori per l’edificazione della casina del custode di Villa Sciarra. Questo complesso ha attratto l’interesse di archeologi e storici per oltre un secolo, offrendo un importante sguardo sui culti antichi che caratterizzavano la vita spirituale della Roma tardoantica. Costruito nel IV secolo d.C. sui resti di edifici preesistenti risalenti al I-II secolo d.C., il santuario fu a lungo considerato un luogo dedicato ai culti siriaci, ipotesi che ne ha dato il nome attuale. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Tuttavia, studi recenti suggeriscono una destinazione più complessa, forse legata al culto di Osiride, come indicato dalla scoperta di una statuetta in bronzo di una figura maschile avvolta nelle spire di un serpente, oggi custodita preso il Museo Nazionale Romano.  Situato vicino agli scali fluviali e ai mercati, il santuario si trovava in una zona che era una vera e propria porta verso il Mediterraneo, permettendo lo scambio di merci, persone e, evidentemente, anche idee religiose. Questa posizione privilegiata facilitava la diffusione dei culti orientali e dei rituali misterici che erano diffusi tra la popolazione romana, in particolare tra le classi mercantili e artigiane.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima dell’intervento il Santuario si presentava come un ambito archeologico con paramenti murari e frammenti lapidei parzialmente interrati, contiguo alla ex casa del custode, esteso su un’area di circa 1.700 m². Il complesso ricade nella città storica e risulta sottoposto ai vincoli paesaggistici e archeologici previsti dal Piano Territoriale Paesaggistico Regionale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto il rilievo digitale completo dell’area, il restauro dei paramenti murari e dei reperti marmorei ivi rinvenuti, la messa in sicurezza delle strutture e la valorizzazione della componente vegetazionale. La ex casa del custode è stata rifunzionalizzata per ospitare uno spazio espositivo sia fisico che virtuale, con l’installazione di nuovi infissi, pavimentazioni in cotto e rivestimenti in travertino. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Sono state inoltre eseguite opere di sistemazione esterne (localizzati interventi di consolidamento murario, pavimentazioni in cubetti di porfido, ripristino della cordonata, una piazzola panoramica), mentre il superamento delle barriere architettoniche è stato ottenuto mediante un percorso di accesso privo di barriere fisiche. L’allestimento museale all’interno della ex casa del custode è stato dotato di arredi per l’esposizione e la fruizione dei reperti.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 3] → titolo_accordion_single: id 103 – Museo Diffuso di Testaccio, Monte dei Cocci, Porto fluviale, Porticus Aemiliae, Nuovo Mercato_restauro e valorizzazione e percorso espositivo per l’apertura al pubblico
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 3] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000620006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione XX Testaccio; Piazza Orazio Giustiniani, Roma; CAP 00153</span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto riguarda il Rione Testaccio e si articola attorno alle emergenze archeologiche e architettoniche del Nuovo Mercato (horreum ipogeo), della Porticus Aemilia, del Porto fluviale e del Monte dei Cocci. Prima dell’intervento l’area si presentava con resti archeologici parzialmente accessibili, segnaletica insufficiente e limitata integrazione fra i luoghi emersi e lo spazio urbano contemporaneo. L’area conserva stratificazioni a partire dall’età romana (origine delle prime urbanizzazioni dall’II sec. a.C.) e ha subito una trasformazione rilevante dopo il 1870 con insediamenti industriali e la costruzione del Mattatoio, che hanno determinato la configurazione attuale del tessuto urbano. Il Museo Diffuso si propone di connettere i diversi siti del quartiere tramite un percorso tematico che valorizza la vocazione commerciale storica e la rete di luoghi di interesse pubblico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede la musealizzazione dell’area archeologica sotto il Nuovo Mercato con l’allestimento di un percorso accessibile e protetto, la sistemazione dell’ingresso su via Ghiberti e la qualificazione dello spazio didattico ‘Sottosopra’. La proposta si basa sui principi del minimo intervento, della compatibilità materica e della reversibilità. Sono previste passerelle sopraelevate per la fruizione degli scavi, affacci e punti di sosta, un adeguato progetto illuminotecnico per la lettura stratigrafica e supporti informativi integrati (pannelli, leggii, targhe, QR-code). La conoscenza del sito è supportata da rilievi 3D e restituzioni planimetriche impiegate come base per il progetto conservativo e per la modellazione delle soluzioni di fruizione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento mira a rendere stabile l’apertura al pubblico e a favorire l’inclusione: gli itinerari garantiscono accessibilità universale mediante ascensori, rampe e percorsi di larghezza adeguata; leggii tattili e testi in braille integrano le informazioni. La segnaletica identitaria collegherà i principali punti del Museo Diffuso, favorendo l’orientamento nel quartiere. Per la Porticus Aemilia è prevista la riqualificazione del perimetro, la realizzazione di percorsi pedonali in terra stabilizzata, arredi (sedute) e filtri vegetali a protezione delle aree contigue; gli allestimenti esterni consentono usi didattici e eventi open air. L’intervento si integra con le attività e i progetti in corso nell’area per restituire fruibilità quotidiana agli spazi pubblici e promuovere la conoscenza del patrimonio locale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 4] → titolo_accordion_single: id 104 - Piramide di Caio Cestio
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 4] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000570006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione XX Testaccio; Piazzale Ostiense, Roma; CAP 00154</span></p> <p><span data-contrast="auto">La Piramide di Caio Cestio è collocata in un’area sistemata a verde che si trova a una quota molto inferiore rispetto a quella dell’attuale tessuto urbano, compresa tra Piazzale Ostiense e il Cimitero Acattolico, e integrata nel tracciato delle mura Aureliane nei pressi di Porta San Paolo. Prima dell’intervento l’area presentava recinzioni verso Viale del Campo Boario non conformi alle vigenti norme di sicurezza, accessi e scale di collegamento ammalorati, impianto elettrico e illuminotecnico non funzionante, impianto idrico affetto da copiose perdite d’acqua che alimentavano la diffusa presenza di vegetazione spontanea radicatasi sia sulle murature antiche che sulle consistenze archeologiche al livello del terreno, antistanti l’ingresso della Piramide. In quest’ultimo caso, i lacerti delle murature antiche risultavano quasi del tutto obliterati dalla presenza di terriccio ed erbe infestanti, al punto da non essere più distintamente identificabili.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto la messa a norma e l’adeguamento delle recinzioni per impedire cadute accidentali dall’alto, con integrazione di reti metalliche e di pannelli illustrativi, la sostituzione del cancello su Viale del Campo Boario e l’installazione di un corrimano centrale nella scala di accesso. Le murature interessate da vegetazione spontanea sono state trattate con idonei prodotti biocidi e le piante infestanti sono state eradicate, sigillando le fessure nel tessuto murario per prevenire nuove infestazioni. Le consistenze archeologiche al livello del terreno sono state rimesse in luce con un’attenta pulizia archeologica, eliminando la vegetazione e il terriccio che le ricopriva, e sono state consolidate e restaurate per essere restituite al pubblico godimento. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">È stato ripensato l’impianto di illuminazione esistente con l’utilizzo di dispositivi a risparmio energetico volti a massimizzare la sicurezza anche nelle ore serali, minimizzare l’abbagliamento e valorizzare sia l’area esterna che gli spazi interni; è stato riqualificato l’impianto idrico esistente, ed esteso a servizio dell’innaffiamento delle nuove aiuole; è stato realizzato un nuovo percorso pedonale in battuto di calce e pozzolana, che si snoda in adiacenza alle preesistenze archeologiche per fornire ai visitatori il miglior punto di osservazione del monumento, ed è stato modificato l’esistente percorso in basoli verso l’ingresso alla Piramide, realizzato negli anni ‘80 del Novecento, armonizzandolo con le consistenze archeologiche riportate nuovamente alla luce. Gli interventi sono stati pensati per migliorare la fruibilità e la sicurezza del sito, rendendo accessibile a tutti il percorso che dalla rampa esistente conduce alla porta di accesso alla Piramide, corredandolo di pannelli informativi e dotando il monumento di un’adeguata illuminazione d’accento. </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 5] → titolo_accordion_single: id 106 - S.Pancrazio
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 5] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001230006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio XII; Rione: Trastevere; Piazza di S. Pancrazio, 5D; CAP: 00153 Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La basilica di San Pancrazio si trova sull’area sovrastante la catacomba di Ottavilla, circa 1 km fuori Porta San Pancrazio. L’edificio misura approssimativamente 55 m di lunghezza e 27 m di larghezza e conserva l’impianto seicentesco a tre navate con un prolungato presbiterio e abside, soffitto ligneo a lacunari e cassettonato. Il complesso comprende il cortile d’ingresso e il portale seicentesco; la navata destra confina con l’Istituto Casa San Pio X Opera femminile don Guanella. Si presentano fenomeni diffusi di umidità ascendente nelle murature e anomalie nelle coperture e nelle strutture lignee dovute a dissesti e cedimenti fondali. Storicamente la basilica è attestata dal VI secolo (erezione da papa Simmaco) e subisce una ricostruzione ampliativa nel VII secolo (Onorio I).</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede il restauro conservativo del prospetto e del portale d’ingresso, il risanamento delle superfici murarie interessate da umidità e il monitoraggio strutturale con revisione e messa in sicurezza delle coperture. Sono programmate indagini integrative (stratigrafiche, indagini di umidità e verifiche strutturali) e attività di monitoraggio delle fessurazioni e dei cedimenti in corrispondenza delle aree interessate dalle catacombe sottostanti. Le operazioni comprendono la bonifica degli elementi lignei degradati del cassettonato, il consolidamento delle strutture di copertura e il ripristino delle superfici esterne con tecniche compatibili con le materie originali. Le attività saranno precedute da accertamenti puntuali e monitoraggi durante la progettazione ed esecuzione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’accesso al complesso avviene mediante il portale settecentesco e il cortile antistante su Piazza di S. Pancrazio; il progetto include interventi di sistemazione del percorso d’accesso per migliorare fruibilità e sicurezza. Si prevede il coordinamento con le funzioni e gli spazi dell’Istituto adiacente per limitare interferenze durante i lavori e tutelare l’area archeologica sottostante. Il programma integra la gestione delle acque meteoriche e la manutenzione periodica delle superfici esterne per prevenire fenomeni di risalita capillare e garantire la durabilità degli interventi e la sicurezza dei visitatori.</span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 6] → titolo_accordion_single: id 108 - CHIESA DI SAN COSIMATO_RESTAURO CONSERVATIVO ED ESTETICO DELLE SUPERFICI DECORATE DELLA CHIESA RESTAURO DELLA CAPPELLA DI S. SEVERA E DEI CHIOSTRI
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 6] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000500006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">TRASTEVERE, PIAZZA DI S. COSIMATO</span></p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Inquadramento Storico</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p aria-level="2"><span data-contrast="auto">L’ex monastero dei Santi Cosma e Damiano in Mica Aurea, noto anche come San Cosimato, venne fondato tra il 936 e il 947 da Benedetto Campanino, collaboratore del princeps Alberico e fu affidato alle cure di monaci benedettini sostituiti nel 1234 da monache dell’Ordo Sancti Damiani, note poi come clarisse, che qui restarono fino alla fine del XIX secolo. La costruzione terminò nel 1069, anno in cui papa Alessandro II consacrò la chiesa, come ricorda una lapide tuttora conservata. L’intero complesso fu poi radicalmente ristrutturato da Sisto IV nel 1475. Trasformato in un ospizio, tra il 1875 e il 1892, in seguito all’unificazione del regno d’Italia e alla conseguente soppressione delle corporazioni religiose, dal 1960 è sede di un ospedale. La chiesa, preceduta da un protiro romanico su colonne di spoglio che dà accesso al cortile antistante, si presenta con una semplice facciata e un elegante portale quattrocentesco. L’interno, a navata unica e con soffitto ligneo, ha subito un totale restauro nel 1871 ma conserva alcune opere d’arte di un interesse, tra cui un affresco quattrocentesco che raffigura la “Madonna col Bambino tra San Francesco e Santa Chiara”. A sinistra dell’altare maggiore si trova la cappella di Santa Severa con volta a crociera ribassata, costruita dalle Clarisse nel 1685 con elementi dismessi del monumento funebre del cardinale Lorenzo Cybo, provenienti dalla chiesa di S. Maria del Popolo. </span><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335551550":6,"335551620":6,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Progetto di restauro</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Nel quadro degli interventi previsti nell’ambito dei lavori in oggetto, sono presenti</span><b><span data-contrast="auto"> </span></b><span data-contrast="auto">lavorazioni di tipo specialistico;</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Gli interventi sono stati suddivisi per tipologia di materiali da trattare e riguardano:</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <ol> <li><span data-contrast="auto"> Reperti lapidei, mosaici, laterizi e calchi dell’Antiquarium</span></li> <li><span data-contrast="auto"> Elementi architettonici in materiale lapideo</span></li> <li><span data-contrast="auto"> Intonaci degli ambulacri</span></li> <li><span data-contrast="auto"> Intonaci dei prospetti esterni</span></li> <li><span data-contrast="auto"> Paramento murario dei prospetti esterni</span></li> <li><span data-contrast="auto"> Pavimentazione del chiostro rinascimentale</span></li> </ol> <p><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <ol> <li><b><span data-contrast="auto"> Reperti lapidei, mosaici, laterizi e calchi dell’Antiquarium</span></b></li> </ol> <p><span data-contrast="auto">I reperti conservati nell’ambulacro nord del chiostro sono costituiti da lastre marmoree, iscrizioni, bassorilievi e sculture a tuttotondo (sarcofagi, capitelli, basi di colonne, busti), frammenti di mosaico, laterizi con bolli di epoca romana, calchi. .</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La metodologia di intervento prevede una fase preliminare con la rimozione dei depositi superficiali incoerenti a secco e la rimozione delle vecchie stuccature. Si procederà quindi al trattamento biocida con soluzioni a base di sali di ammonio quaternario con successiva rimozione dei residui con spazzolini a setole morbide.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <ol start="2"> <li><b><span data-contrast="auto"> Elementi architettonici in materiale lapideo</span></b></li> </ol> <p><span data-contrast="auto">Altri manufatti lapidei presenti nel chiostro sono le colonnine binate, le cornici marcapiano, i capitelli, le cornici delle porte ed alcune lastre più recenti in travertino. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il degrado delle opere in oggetto va ascritto a cause strutturali ed alla mancanza di manutenzione.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <ol start="3"> <li><b><span data-contrast="auto"> Intonaci degli ambulacri</span></b></li> </ol> <p><span data-contrast="auto">Causa principale del degrado degli intonaci degli ambulacri è la presenza di umidità di risalita, di infiltrazioni (apparentemente sanate) e la mancanza di manutenzione. I fenomeni di degrado si manifestano con la presenza di depositi superficiali coerenti ed incoerenti, macchie di umidità, attacchi biologici, efflorescenze e subflorescenze, difetti di adesione e di coesione, lacune, stuccature con malta cementizia, esfoliazione delle tinteggiature</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <ol start="4"> <li><b><span data-contrast="auto"> Intonaci dei prospetti esterni</span></b></li> </ol> <p><span data-contrast="auto">Gli intonaci dei prospetti esterni si presentano in maniera eterogenea e richiedono trattamenti specifici caso per caso. Possiamo rilevare le seguenti tipologie: </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <ul> <li><span data-contrast="auto">Intonaci storicizzati presenti prevalentemente nei prospetti est e sud (escluso il primo piano)</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></li> <li><span data-contrast="auto">Intonaci del primo piano dei prospetti nord e sud</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></li> <li><span data-contrast="auto">Intonaci più recenti del prospetto ovest</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></li> </ul>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 7] → titolo_accordion_single: id 109 - Speziera di S. Maria della Scala
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 7] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000480006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 800.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I – Rione Trastevere, Piazza della Scala 23, CAP: 00153</span></p> <p>L’intervento riguarda l’Antica Spezieria dei Padri Carmelitani Scalzi, posta al primo piano dell’omonimo Convento annesso alla Chiesa di Santa Maria della Scala. La Spezieria, il cui primo nucleo è databile ai primi anni del Seicento, è composta dalla Sala di Vendita, dal Magazzino delle erbe e dal Laboratorio. La Sala di Vendita è un ampio ambiente coperto da una volta ribassata dipinta con motivo a trompe-l’oeil di tendaggi in tessuto damascato marrone e oro, soffitto a fondo celeste ornato da cornici floreali e dallo stemma carmelitano; gli arredi lignei, probabilmente settecenteschi, ospitano vasi in vetro di Murano e ceramiche finemente dipinte, e i recipienti contengono ancora gli ingredienti e i preparati galenici originali.</p> <p>La Spezieria, rimasta in attività fino al 1954, è oggi fruibile da piccoli gruppi, su prenotazione. Prima dell’intervento tutti gli ambienti presentavano degradi diffusi sugli apparati decorativi e importanti criticità strutturali su volte, murature e solai, nonché fenomeni di infestazione degli arredi lignei. Già prima dell’esecuzione dei lavori erano state infatti adottate opportune misure provvisionali di puntellatura degli ambienti voltati, stante la presenza di importanti lesioni ai piani terra e primo.</p> <p>La progettazione degli interventi di consolidamento strutturale e restauro conservativo si è basata su una campagna diagnostica e su rilievi geomatici (laser scanner, ortofoto e modello BIM) finalizzati alla conoscenza geometrica e materica degli ambienti. L’intervento ha previsto il consolidamento statico delle volte (interventi dall’estradosso, al secondo piano, e dall’intradosso, dal piano terra, per minimizzare le ricadute sulle superfici decorate), l’inserimento di sistemi di collegamento tra le pareti, il rinforzo e la sostituzione delle strutture lignee degradate e la messa in sicurezza della parete di facciata tramite tirantatura con catene metalliche.</p> <p>In particolare, negli ambienti a destinazione residenziale posti al secondo piano, in corrispondenza della volta della Sala di Vendita, sono state eliminate le partizioni murarie non portanti, gravanti sulla volta stessa; sono state rimosse le pavimentazioni moderne in piastrelle e il sottostante massetto, per poter intervenire con le adeguate misure di consolidamento all’estradosso della volta dipinta. Analogamente, negli ambienti al piano terra sottostanti l’antica Spezieria, sono state inserite catene metalliche di rinforzo delle volte in muratura e con funzione anti-ribaltamento della porzione di facciata prospiciente Via della Scala.</p> <p>La copertura dell’antico Laboratorio, una falda in orditura lignea dove appoggia direttamente il manto in coppi ed embrici, sulla quale è stata successivamente realizzata una seconda copertura, è stata sottoposta a revisione e sostituzione degli elementi ammalorati e al rifacimento dell’impermeabilizzazione. Prima della ricostituzione della copertura, sulla volta in muratura del Laboratorio, che presentva importanti criticità strutturali, è stato eseguito il rinforzo estradossale. Sul muro perimetrale esterno del Laboratorio, che ospita le due grandi finestre affacciate sulla chiostrina, è stata sostituita l’architrave in legno, fortemente degradata e quasi priva di appoggi. Nel Magazzino delle Erbe è stato eseguito il rinforzo intradossale del solaio ligneo di copertura, i cui elementi alle verifiche strutturali risultavano significativamente sotto-dimensionati, e il successivo restauro conservativo del soffitto ligneo.</p> <p>Sulle superfici di murature e volte degli ambienti dell’Antica Spezieria sono stati invece eseguiti interventi specialistici di restauro conservativo quali: la rimozione controllata degli elementi estranei, la risarcitura delle lesioni, il consolidamento delle superfici e il restauro pittorico delle decorazioni; trattandosi di decorazioni eseguite con la tecnica ‘a secco’, dunque particolarmente delicate, il restauro pittorico è stato eseguito con particolare cura in relazione al fissaggio delle pellicole pittoriche e alla riadesione al supporto dei frammenti distaccati ed esfoliati. La leggibilità dei partiti decorativi è stata ripristinata con la reintegrazione pittorica a tratteggio delle lacune della pellicola pittorica.</p> <p>Gli arredi mobili sono stati catalogati, digitalizzati, smontati e trattati per la disinfestazione prima della messa a deposito. Il progetto ha previsto anche il rinnovo degli impianti elettrici e di illuminazione. L’intervento ha ripristinato le condizioni di sicurezza e di conservazione degli ambienti antichi, ora compatibili con la fruizione pubblica e la tutela del bene. Il restauro e il rimontaggio degli arredi lignei saranno oggetto di un ulteriore intervento conservativo, pensato in continuità con le opere di consolidamento dell’involucro murario e delle decorazioni pittoriche sopra descritte.</p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 8] → titolo_accordion_single: id 110 - San Giovanni Battista dei Genovesi - RESTAURO DELLE SUPERFICI ESTERNE E DELLA COPERTUNA
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 8] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000800006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">VIA ANICIA, 12, 00153 ROMA RM </span></p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Inquadramento Storico</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La chiesa di Giovanni Battista dei Genovesi è situata all’angolo tra via Anicia e via dei Genovesi; prende il nome dall’antico Ospedale, dove venivano accolti e curati i marinai genovesi non appena sbarcati nel vicino porto di Ripa Grande. L’ospedale si articolava intorno ad un chiostro realizzato nella seconda metà del XV secolo ed attribuito a Baccio Pontelli, architetto di Sisto IV, e definito dal Vasari uno dei più belli della città. Le arcate a tutto sesto che delimitano il perimetro del piano inferiore (nove in ogni lato) sono rette da pilastri ottagonali in travertino, mentre la loggia superiore, ugualmente spartita da pilastri ma di dimensioni minori, è architravata. Sotto il portico destro si trova la porta di accesso all’oratorio della Confraternita, nel quale si trova il pregevole soffitto a cassettoni seicenteschi con stemmi, un arco a tutto sesto con pilastri che divide l’ambiente in due parti, ed affreschi con “Storie della Vergine e del Battista”. Nel cortile interno, tenuto a giardino, è posto un pozzo quattrocentesco costruito con grossi blocchi di travertino e con una trabeazione sorretta da due colonne ioniche.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Progetto di consolidamento</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto di consolidamento si riferisce agli interventi di riparazione strutturale del solaio di copertura ligneo del chiostro. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il rilievo e la quantificazione del degrado presente sulle orditure lignee, hanno permesso di individuare le parti della struttura più vulnerabili anche alle azioni statiche. Dalle indagini macroscopiche condotte è emerso che il chiostro dell’Ospedale presenta carenze legate allo stato conservativo degli elementi lignei che compongono il solaio di copertura. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Gli interventi strutturali di riparazione locale previsti nel progetto di consolidamento risultano i seguenti: </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <ul> <li><span data-contrast="auto"> Sostituzione parziale degli elementi strutturali lignei maggiormente degradati, che compongono ilsolaio di copertura del chiostro.</span></li> </ul> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Progetto di restauro delle superfici</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto di restauro delle superfici riguarda le facciate del chiostro, del camminamento ai due livelli e la copertura del loggiato al primo livello.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima di procedere con il restauro delle superfici si effettuerà il descialbo controllato di alcuni</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">tasselli di intonaco liscio (cm. 10×10) per evidenziare la successione temporale dei vari strati di tinteggiatura, ove presenti. Si prevede anche l’esecuzione di sezioni lucide e sottili per conoscere la composizione mineralogico-petrografica degli intonaci. Si propone di effettuare tasselli di pulitura anche sugli elementi lignei e sui modellati in cotto.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La finalità dell’intervento è conservativa tesa ad arrestare i fenomeni di degrado e salvaguardare l’autenticità della materia esistente.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 9] → titolo_accordion_single: id 111 - Villa "La Farnesina" - soffitto della sala delle prospettive: restauro del cassettonato ligneo policromo
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 9] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001420006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 400.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I, rione Trastevere, Via della Lungara 230, 00165</span></p> <p><span data-contrast="auto">La Villa La Farnesina ospita la Sala delle Prospettive, ambiente di rappresentanza al primo piano dotato di un soffitto a cassettoni ligneo policromo. Il cassettonato è composto da una scacchiera di 35 lacunari disposti in cinque file per sette colonne; l’intradosso misura complessivamente circa 16 x 9 metri. La conformazione originaria venne modificata in occasione dell’ampliamento della sala realizzato da Baldassarre Peruzzi intorno al 1518, con l’aggiunta di un rango di lacunari e di bande lignee di raccordo; nel lacunare centrale è collocato uno scudo araldico. Le pareti della sala sono decorate da vedute prospettiche affrescate da Peruzzi nel 1519. Il bene è sede del Museo di Villa Farnesina dell’Accademia Nazionale dei Lincei.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto la verifica statico-strutturale dell’organismo ligneo e il restauro conservativo ed estetico dell’intradosso dipinto e dorato. Gli esami diagnostici esistenti sulle capriate lignee erano stati preventivamente acquisiti dall’ente proprietario; a questi è stata aggiunta l’esecuzione di analisi fisico-chimiche non invasive e micro-invasive sui materiali decorativi. Il progetto ha compreso la definizione delle fasi di conservazione, il rilievo dello stato di fatto, l’abaco delle forme di alterazione, le modalità di monitoraggio e il piano di manutenzione dell’opera. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento realizzato garantisce la conservazione del cassettonato e la fruizione pubblica della Sala delle Prospettive nell’ambito del contesto museale. </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 10] → titolo_accordion_single: id 112 - Chiesa S. Maria dell’Orto: restauro del presbiterio e degli affreschi degli Zuccari
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 10] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000490006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 200.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I – Rione Trastevere, Via Anicia, 10, 00153</span></p> <p><span data-contrast="auto">La chiesa cinquecentesca di S. Maria dell’Orto presenta un impianto a tre navate con coro decorato a stucco e affresco. L’area absidale conserva il pregevole ciclo pittorico di Taddeo e Federico Zuccari e un altare marmoreo realizzato tra XVI e XVII secolo nel quale è incastonata una icona quattrocentesca della Vergine, proveniente da una antica edicola viaria. Prima dell’intervento il presbiterio mostrava un diffuso degrado degli intonaci, degli stucchi dorati e delle superfici marmoree, in gran parte correlato a fenomeni di umidità capillare e infiltrazioni meteoriche. Nel corso dei secoli l’area è stata più volte oggetto di interventi di integrazione e ridipinture che hanno modificato la lettura stratigrafica degli apparati decorativi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento è stato quindi rivolto al recupero conservativo del presbiterio e al restauro degli affreschi e degli stucchi dorati con l’obiettivo di restituire al ciclo delle Storie mariane connesse alla Natività di Gesù leggibilità, significato e decoro estetico, rendendo l’opera nuovamente fruibile e comprensibile nel contesto sacro, recuperandone l’identità visiva e spirituale. È stato previsto un dettagliato piano diagnostico preliminare con l’esecuzione di saggi stratigrafici, analisi multispettrali e dei sali. Le operazioni hanno compreso la rimozione controllata dei depositi incoerenti, la stabilizzazione degli intonaci e della pellicola pittorica, il consolidamento delle lacune e la reintegrazione pittorica con tecniche compatibili e reversibili. Sono state previste operazioni di pulitura, stuccatura e ripristino cromatico delle reintegrazioni sulle superfici marmoree e sugli stucchi, nonché interventi specifici per la riduzione dei fattori di degrado rilevati.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il restauro ha mirato a migliorare la conservazione e la fruibilità del bene, consentendo la piena ripresa dell’uso liturgico del presbiterio. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 11] → titolo_accordion_single: id 113 - S. Cecilia in Trastevere
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 11] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000470006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 2.500.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW82712518 BCX8" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW82712518 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW82712518 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW82712518 BCX8" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW82712518 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span><span class="NormalTextRun SCXW82712518 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span><span class="NormalTextRun SCXW82712518 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Roma, Municipio I, </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW82712518 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Rione</span><span class="NormalTextRun SCXW82712518 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> Trastevere, Piazza di S. Cecilia, CAP 00153</span></span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento riguarda l’area archeologica annessa alla Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere, ubicata sotto il piano della navata e adiacente alla Cappella Ponziani. Prima dell’intervento si presentavano evidenze stratificate dall’età repubblicana all’altomedioevo: resti di una domus del II sec. a.C. inglobata in un’insula, strutture di balneum databili ai secoli III-IV con ipocausto e tubuli fittili, nonché un battistero riconducibile ai primi secoli cristiani con decorazione pittorica a velario. Il complesso conserva elementi liturgici e decorativi inglobati nelle trasformazioni successive della chiesa; tra i riferimenti storici si segnala la tradizione di consacrazione al titulus Caeciliae (sec. V), la fondazione della basilica da parte di papa Pasquale I, ispiratore del mosaico tutt’ora presente nel catino absidale (IX secolo), i restauri della fine del XIII secolo, ai quali risalgono il ciborio marmoreo di Arnolfo di Cambio (1293) e il vasto dipinto murale del Giudizio Universale di Pietro Cavallini sulla parete della controfacciata. Nel 1599, a seguito delle ricerche promosse dal cardinale titolare Paolo Emilio Sfondrati si rinvennero le presunte spoglie della martire Cecilia, ritratta da Stefano Maderno nella statua custodita nell’altare maggiore. La chiesa ha subito vari rimaneggiamenti che non ne hanno alterato la configurazione architettonica; la facciata è stata edificata nel 1725 su disegno di Ferdinando Fuga e le antiche colonne della navata sono state inglobate entro pilastri al principio del XIX secolo.   </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’area è sottoposta a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio e presenta rilevanti manufatti lapidei e pittorici da conservare e rendere accessibili al pubblico. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il progetto prevede l’aggiornamento del percorso museale dell’area retrostante la Cappella Ponziani mediante percorsi ideati per rendere leggibile la complessa stratificazione delle emergenze archeologiche venute in luce nel corso di diverse campagne di scavo, tra Otto e Novecento. Sono previste operazioni di restauro conservativo su pitture murali (velario) e su lacerti musivi, il recupero e la protezione delle superfici archeologiche, e interventi mirati sulle coperture e sugli elementi strutturali funzionali alla fruizione. L’allestimento comprende sistemi di illuminazione a basso impatto visivo per valorizzare le emergenze, superfici metalliche di delimitazione e pannellature informative per la lettura stratigrafica e sistemi di valorizzazione che preservano l’integrità delle testimonianze archeologiche e a garantiscono sicurezza e durabilità, privilegiando soluzioni reversibili e materiali compatibili con il contesto storico-archeologico. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento è pensato per garantire la fruizione inclusiva del sito: il percorso museale uniforma le quote di calpestio per ridurre barriere architettoniche e prevede soluzioni per la visita assistita con supporti multimediali multilingue e sistemi di monitoraggio termoigrometrico per la tutela conservativa delle cappelle e del balneum. La musealizzazione integra gli spazi ipogei con il museo già esistente sottostante la chiesa, migliorando la connessione fisica e informativa tra le sezioni e valorizzando i reperti esposti.  </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Le aree interessate sono vincolate e disponibili senza necessità di esproprio; le scelte progettuali privilegiano la minima invasività, la reversibilità degli interventi e la compatibilità con gli ambiti di tutela esistenti.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 12] → titolo_accordion_single: id 114 - Chiesa S. Crisogono_Area Archeologica
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 12] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000520006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW84158864 BCX8" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW84158864 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW84158864 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW84158864 BCX8" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW84158864 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span><span class="NormalTextRun SCXW84158864 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio I – </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW84158864 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Rione</span><span class="NormalTextRun SCXW84158864 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> Trastevere – Piazza Sidney </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW84158864 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Sonnino</span><span class="NormalTextRun SCXW84158864 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> 44 – 00153 Roma</span></span><span class="EOP SCXW84158864 BCX8" data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">La chiesa di Giovanni Battista dei Genovesi è situata all’angolo tra via Anicia e via dei Genovesi; prende il nome dall’antico Ospedale, dove venivano accolti e curati i marinai genovesi non appena sbarcati nel vicino porto di Ripa Grande. L’ospedale si articolava intorno ad un chiostro realizzato nella seconda metà del XV secolo ed attribuito a Baccio Pontelli, architetto di Sisto IV, e definito dal Vasari uno dei più belli della città. Le arcate a tutto sesto che delimitano il perimetro del piano inferiore (nove in ogni lato) sono rette da pilastri ottagonali in travertino, mentre la loggia superiore, ugualmente spartita da pilastri ma di dimensioni minori, è architravata. Sotto il portico destro si trova la porta di accesso all’oratorio della Confraternita, nel quale si trova il pregevole soffitto a cassettoni seicenteschi con stemmi, un arco a tutto sesto con pilastri che divide l’ambiente in due parti, ed affreschi con “Storie della Vergine e del Battista”. Nel cortile interno, tenuto a giardino, è posto un pozzo quattrocentesco costruito con grossi blocchi di travertino e con una trabeazione sorretta da due colonne ioniche.  </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’insieme costituisce un complesso archeologico con evidenti problemi di accessibilità e fruizione pubblica. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">La basilica paleocristiana di San Crisogono è un ambiente ipogeo di grandi dimensioni, con condizioni conservative complesse. Si tratta di un antico impianto basilicale paleocristiano ad unica navata eretto su murature romane preesistenti. La planimetria basilicale oggi non è percepibile a causa delle fondazioni della chiesa superiore che tagliano l’aula sfalsandone la percezione spaziale. La basilica era dotata di un’abside ai lati della quale si distinguono due ambienti con funzione di battistero e secretarium. Il presbiterio fu in seguito rialzato con tre gradini per creare la cripta con finestrella confessionis (attraverso la quale i fedeli venivano in contatto con le reliquie), accessibile da un corridoio semianulare che costeggiava la curva dell’abside. La basilica si trova a circa 6 metri al di sotto dell’attuale chiesa, la cui costruzione fu dettata dai ripetuti danneggiamenti subiti da quella originaria a causa delle piene del fiume Tevere, tanto da essere stata parzialmente interrata prima dell’anno mille, per volere del Cardinale Giovanni da Crema, fino agli inizi del XX secolo. Nella basilica paleocristiana sono presenti importanti cicli pittorici databili per la gran parte al XXI secolo, di cui si conservano quasi 100 mq di superfici dipinte, oltre ad altri pregevoli resti che ne fanno un complesso di eccezionale interesse storico-artistico ed archeologico. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none"> </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento prevede la musealizzazione dell’area archeologica mediante operazioni di catalogazione, restauro conservativo e valorizzazione di reperti selezionati e la realizzazione di un percorso sopraelevato che uniforma le quote interne e definisce il flusso di visita. Si prevede il rinnovo del sistema elettrico e dell’illuminazione con soluzioni compatibili per la tutela dei materiali e la fruizione espositiva, nonché predisposizioni impiantistiche per future installazioni multimediali. Sono inoltre previsti espositori dedicati, pannelli didattici figurativi e tattili e un’area didattica accessibile. Gli interventi mirano alla conservazione preventiva e alla messa in sicurezza dei manufatti senza alterare le strutture originarie dell’area archeologica. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">La fruibilità dell’area si realizza tramite accesso separato rispetto alla basilica soprastante, attraverso il chiostro e il percorso esistente che conduce al livello ipogeo. L’intervento ottimizza i percorsi di visita e predispone soluzioni per il superamento delle barriere architettoniche, riservando lo spazio per un futuro impianto elevatore non oggetto di questo finanziamento; la visita è progettata per essere contingentata in gruppi ridotti. Il cantiere si articola con allestimenti esterni nel chiostro. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’assetto progettuale privilegia la lettura integrata del contesto archeologico, la sicurezza dei visitatori e l’accessibilità differenziata degli spazi espositivi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 13] → titolo_accordion_single: id 116 – Domus di Via Marcella 4/6: indagini georadar, rilievo fotogrammetrico 3D, ricostruzione virtuale, restauro delle superfici pittoriche decorate, messa in sicurezza e rifunzionalizzazione dell’area archeologica ipogea
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 13] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000950006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 300.000,00</p> <p><strong>Localizzazione:</strong> Municipio I, Rione XII Ripa, Via Marcella 4/6, 00153 Roma.</p> <p><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione XII Ripa, Via Marcella 4/6, 00153 Roma.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Al piano interrato e nel giardino di pertinenza del villino di proprietà sito in via Marcella nn. 4-6 (Municipio I, Aventino), ad una profondità di circa 5 m dal piano stradale, si conservano cinque ambienti di una ricca </span><i><span data-contrast="auto">domus</span></i><span data-contrast="auto"> di età imperiale, caratterizzati da pregevoli rivestimenti parietali e pavimentali. I vani, realizzati in opera laterizia, sono disposti secondo un asse nord-sud e presentano una copertura con volte a botte a sesto ribassato. Basse e larghe aperture “a bocca di lupo” disposte lungo la parete ovest, confermano l’originaria collocazione ipogea dei locali. La decorazione pittorica risale alla fine del II e agli inizi del III sec. d. C. e costituisce uno degli esempi più significativi preservatisi a Roma per il periodo considerato. Eterogenee figure volanti riconducibili alla sfera dionisiaca, quali il Pan danzante, strumenti musicali e altri oggetti rituali (maschere teatrali, tirsi, cigni in volo, pesci, ma anche centauri, il Papposileno, le teste di Gorgone), inquadrate da semplici fasce policrome, campeggiano su un fondo monocromo bianco, atto a conferire luminosità agli ambienti. In tre stanze si conservano anche i pavimenti: uno è costituito da </span><i><span data-contrast="auto">crustae</span></i><span data-contrast="auto"> e frammenti di marmo di reimpiego, tra cui alcuni pezzi di lesene, a testimonianza dell’uso prolungato nel tempo del complesso residenziale. Gli altri due rivestimenti pavimentali sono costituiti da mosaici a tessere bianche e nere con piccoli motivi geometrici ripetitivi (svastiche e crocette), in buono stato di conservazione.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span><span data-contrast="auto">Il progetto prevede la realizzazione di un accesso indipendente all’area archeologica ipogea, l’esecuzione degli essenziali interventi di manutenzione straordinaria del sito, quali il rinforzo della scala d’accesso, localizzati interventi di restauro dei rivestimenti parietali e pavimentali, nonché l’esecuzione di indagini georadar e di rilievi 3D. I locali saranno dotati di un apposito impianto di illuminazione e di videosorveglianza.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span><span data-contrast="auto">L’obiettivo del progetto è rendere il sito accessibile e visitabile al pubblico, agli studiosi e agli addetti ai lavori in condizioni di sicurezza, consentendone l’apertura attraverso un percorso dedicato e un ingresso autonomo rispetto all’attuale.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 14] → titolo_accordion_single: id 117 - Domus Largo Arrigo
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 14] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F87B22000710006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.300.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio: Aventino; Rione: Aventino; Via: Largo Arrigo VII 4; Via di Santa Prisca 8-13; CAP: 00153 Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il complesso interessa la Domus di Largo Arrigo VII, detta Casa Bellezza, e l’adiacente area con la chiesa di S. Prisca, il Mitreo. Gli spazi ipogei comprendono ambienti residenziali antichi, criptoportici e nuclei decorativi e statuari provenienti da scavi. Le aree sono nella disponibilità dell’Amministrazione e soggette a vincolo di tutela archeologica. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento è finalizzato a rendere comprensibili le stratificazioni storiche e le emergenze archeologiche presenti nel sito e a migliorarne, e quanto possibile l’accessibilità, tenuto conto della complessa situazione storica che vede la presenza della chiesa di Santa Prisca, al di sopra del Mitreo, e di una abitazione privata al di sopra di casa Bellezza, nonché delle oggettive difficoltà dettate dal fatto che si tratta di ambienti ipogei confinati.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento mira a migliorare la fruibilità pubblica e l’accessibilità culturale del complesso, favorendo visite guidate, percorsi interpretativi e supporti didattici multimediali. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prevede la pulizia e il consolidamento degli apparati decorativi, dei muri e delle pavimentazioni, l’eliminazione delle infiltrazioni di acqua, la creazione di un migliore progetto di illuminazione e il perfezionamento, in particolare per quanto riguarda Casa Bellezza, del sistema di filtraggio, ricircolo e distribuzione dell’aria che consenta di migliorare le condizioni ambientali sia per quanto riguarda la conservazione di questi ambienti ipogei confinati che la loro visita.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 15] → titolo_accordion_single: id 118 - Complesso S. Sabina _Area Archeologica
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 15] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000930006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I – Aventino; Rione XII Ripa, Piazza Pietro d’Illiria n. 1, 00153 Roma.</span></p> <p><span data-contrast="auto">Il complesso archeologico di Santa Sabina, ubicato sulla sommità dell’Aventino, immediatamente ad ovest della basilica, si caratterizza per una straordinaria continuità stratigrafica che va dall’età arcaica (VI sec. a. C.) a quella medievale (XIII sec.). </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">I primi saggi archeologici condotti tra 1855‐1857 portarono alla scoperta di un tratto delle Mura Serviane in blocchi di tufo di Grotta Oscura del IV secolo a.C., parallelo al corso del Tevere e impostato su tre filari in tufo del Palatino, detto “cappellaccio”, risalente al VI secolo a.C. All’interno delle Mura sono stati inoltre riportati in luce edifici residenziali in opera incerta che si sviluppano a partire dalla fine del II secolo a.C. e che proseguono con rifacimenti in epoche successive, testimoniati da pregiati mosaici e pavimenti in </span><i><span data-contrast="auto">opus sectile </span></i><span data-contrast="auto">marmoreo, nonché da altre 7 strutture in opera reticolata e laterizia. È stato interpretato come un santuario domestico dedicato a Iside l’ambiente con affreschi a soggetto egizio datato al II secolo d.C., con graffiti a carattere religioso. Alla fine del III secolo d.C. è attribuibile un’ulteriore trasformazione strutturale di questo settore di indagine, con la realizzazione di due cisterne forse relative a un settore termale. Le costruzioni di epoca romana fanno da fondazione a una fortezza medievale sorta fin dal X secolo a opera della famiglia Crescenzi poi passata nel XIII secolo ai Savelli con successivi ampliamenti.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span><span data-contrast="auto">Il progetto prevede </span><i><span data-contrast="auto">in primis</span></i><span data-contrast="auto"> la realizzazione di un rilievo fotogrammetrico tridimensionale d’insieme, utile alla lettura complessiva dei resti archeologici rinvenuti, afferenti a varie epoche. I rivestimenti parietali e pavimentali necessitano, inoltre, di estesi interventi di pulizia, restauro e consolidamento. Ai fini della rifunzionalizzazione del sito e della sua conseguente apertura al pubblico, si prevede infine la sostituzione delle parti metalliche ammalorate (scale, passerelle, ringhiere, ecc.), la messa in opera di un nuovo impianto di illuminazione, la realizzazione di apparati didattici per la fruizione.  </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span><span data-contrast="auto">L’intervento è finalizzato ad incrementare la fruizione del sito archeologico mediante visite guidate e contingentate. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 16] → titolo_accordion_single: 119 - Area archeologica e complesso monumentale di Santa Balbina: rilievo fotogrammetrico, messa in sicurezza della copertura sulle Mura Serviane e restauro delle strutture archeologiche, valorizzazione
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 16] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000920006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 200.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione San Saba (Aventino Minore), Via di Santa Balbina 6, 00153 Roma (RM).</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il sito archeologico in oggetto è ubicato in Via di Santa Balbina 6, ad ovest dell’omonima chiesa. Nel 1983, durante le indagini archeologiche richieste dalla FAO, nel giardino antistante l’Istituto di Santa Margherita venne riportata alla luce un’imponente struttura in opera quadrata di tufo con resti strutturali riferibili a successive fasi di vita, identificata da alcuni come parte della </span><i><span data-contrast="auto">Porta Naevia</span></i><span data-contrast="auto">, da cui entrava in città l’importante arteria stradale denominata </span><i><span data-contrast="auto">vicus Portae Naeviae</span></i><span data-contrast="auto">. In età augustea, le fortificazioni di epoca repubblicana, ormai prive della loro originaria funzione difensiva, divennero il terrazzamento per alcuni ambienti di una </span><i><span data-contrast="auto">domus</span></i><span data-contrast="auto">, di cui restano oggi solo i livelli pavimentali, costituiti da piani di malta cementizia su cui erano allettati elementi marmorei, ora non più conservati.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima dell’intervento, l’area non risultava adeguatamente delimitata né esisteva un percorso di visita definito. La copertura a protezione dei resti archeologici versava in uno stato manutentivo precario. Il progetto ha previsto la revisione e il trattamento della struttura di copertura esistente, il restauro e il consolidamento delle strutture murarie e la realizzazione di una nuova recinzione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha avuto come ulteriore obiettivo il miglioramento della fruizione e la sicurezza dell’area, definendo un percorso di visita e una precisa delimitazione delle aree accessibili al pubblico. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 17] → titolo_accordion_single: id 120 - Chiesa di Santa Balbina: consolidamento delle capriate e rifacimento del tetto
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 17] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000400006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 800.000,00</p> <p><strong>Localizzazione:</strong> Municipio I; Rione San Saba; Via delle Terme di Caracalla, 28</p> <p>La basilica di santa Balbina è posta lungo il Clivus Delphini, la strada che conduceva<br /> dalle Terme di Caracalla all’Aventino, unendo l’Appia all’Ardeatina e alla “via Nova”.<br /> In questa area in età tardo repubblicana fu costruita un’imponente domus che,<br /> probabilmente, divenne la casa privata di Adriano prima del suo principato, il quale salito<br /> al trono, la donò all’impero. La domus fu poi donata da Settimio Severo al suo amico<br /> Lucio Fabio Cilone, che era stato due volte console, prefetto di Roma, e tutore di<br /> Caracalla. È stato ritrovato nel 1859 nelle vicinanze della chiesa un tubo di piombo<br /> dell’acqua che riporta il nome di Lucio Fabio Cilone. Ai tempi di Costantino, il salone di<br /> rappresentanza della domus fu trasformato in una chiesa, il titulus Tigridae, che nella<br /> seconda metà del VI secolo, a seguito del trasferimento delle reliquie di Balbina, fu<br /> dedicato alla martire. La prima citazione della nuova titolatura, Titulus Sanctæ appare<br /> infatti in occasione del sinodo celebrato nel 595 da papa Gregorio Magno. Nel XII secolo<br /> la chiesa versava in uno stato di grave abbandono, ci fu la caduta del catino absidale e la<br /> distruzione del mosaico che lo decorava. Nel corso del XV secolo la chiesa fu restaurata:<br /> il Cardinale Marco Barbo, nipote di Papa Paolo II, fece nel 1489 alcuni interventi di<br /> restauro e l’iscrizione commemorativa in una delle capriate centrali ne è testimonianza. A<br /> seguito di un sopralluogo effettuato dalla Soprintendenza e dalla proprietà nel settembre<br /> 2018, per verificare lo stato di conservazione delle capriate lignee e dell’orditura, si è<br /> preso atto dell’avanzato stato di degrado della struttura lignea e della rottura di parte della<br /> prima capriata prossima al catino absidale. Come constatato durante il sopralluogo buona<br /> parte della copertura è ancora quella fatta costruire nel 1489 dal cardinale Marco Barbo.<br /> Chiusa al pubblico per questioni di sicurezza e installato un ponteggio a presidio,<br /> quest’ultimo è stato utilizzato anche per effettuare indagini conoscitive sull’orditura<br /> lignea. I risultati di queste indagini insieme a quelli scaturiti da una indagine archivistica<br /> che ha dato conto di un ribaltamento della facciata tra il 1965 e il 1972, hanno reso<br /> urgente l’intervento condotto sulla copertura della navata principale.<br /> Il cinematismo innescatosi nella facciata, di cui non è ancora chiara la causa, ha coinvolto<br /> anche l’orditura principale della copertura portando a un generale disallineamento di tutte<br /> le capriate. L’intervento ha previsto l’inserimento, all’interno delle capriate doppie<br /> esistenti, di puntoni in acciaio tubolare a sezione rettangolare e di un tirante costituito da<br /> una fune spiroidale in acciaio zincato, elementi che assumono il ruolo strutturale<br /> dell’orditura primaria; il rinforzo delle murature di appoggio mediante l’inserimento di un<br /> cordolo sommitale costituito da una piastra continua, collegata alle murature tramite barre<br /> filettate; la ricucitura delle murature ed il ripristino degli intonaci interni. L’inserimento di<br /> un sistema di controventatura in acciaio zincato, posato all’intradosso delle nuove travi in<br /> acciaio ha il compito di collegare i nuovi puntoni in acciaio con le murature della chiesa.</p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 18] → titolo_accordion_single: id 121 - Basilica di Santa Balbina: restauro dei dipinti murali
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 18] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000550006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 300.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma – Municipio I, Rione San Saba, Piazza di Santa Balbina 8, 00153 Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">La Basilica di Santa Balbina, situata nel cosiddetto piccolo Aventino, è una chiesa filiale di San Pietro in Vaticano ed è di proprietà del Capitolo di San Pietro.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Al suo interno presenta pregevoli dipinti murali realizzati nel 1600 dal pittore fiorentino Anastasio Fontebuoni su incarico dal cardinal Pompeo Arrigoni, titolare della basilica.  Nel catino absidale è rappresentato </span><i><span data-contrast="auto">Cristo in gloria tra i santi Balbina, Felicissimo e Quirino</span></i><span data-contrast="auto"> mentre sull’arco campeggiano in alto lo stemma Aldobrandini e ai lati, tra finti marmi, i principi degli Apostoli, San Pietro e San Paolo. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Tali opere, che si trovavano in avanzato stato di degrado con fratture, diffuse efflorescenze saline, importanti distacchi e puntuali cadute di porzioni di intonaco dipinto, sono state oggetto di un complesso intervento di restauro che ha permesso di garantirne la salvaguardia e il recupero. Sulla superficie si erano sedimentati nel tempo notevoli depositi ed era presente uno strato di fissativo alterato, sovrammesso in precedenti restauri. La pulitura, quindi, è avvenuta per gradi, in maniera selettiva e controllata per restituire ai dipinti la loro originaria cromia ricca e brillante.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Preceduto e accompagnato da un’ampia campagna diagnostica, il restauro ha inoltre permesso lo studio dettagliato del dipinto, di grandissima qualità artistica e raffinato anche dal punto di vista della tecnica e dei materiali impiegati.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento è stato mirato a conservare anche ciò che sopravviveva dell’ampio rifacimento, eseguito negli anni Trenta del Novecento dal pittore Orlandi in una zona del catino, e a trattare la lacuna presente per ridurre l’interferenza visiva.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Infine il restauro ha riguardato l’icona del Salvatore, posta alla base del catino absidale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 19] → titolo_accordion_single: id 122 - Mausoleo detto di Cilone: restauro e consolidamento strutturale, indagine archeologica e revisione arborea.
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 19] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000910006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 250.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione San Saba (Aventino Minore), Via Lucio Fabio Cilone, 00153 Roma (RM).</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">In un paesaggio urbano di rara e notevole suggestione, circoscritto dalle Mura Aureliane, i resti dell’Acquedotto Antoniano e le Terme di Caracalla, si erge un antico e maestoso mausoleo databile all’epoca tardo repubblicana ‐ augustea,  appartenente alla necropoli della via Ardeatina. Nonostante si presenti per buona parte interrato e privo del rivestimento originario, è ancora possibile cogliere le caratteristiche monumentali della poderosa costruzione. La struttura antica si imposta su un tamburo circolare di oltre 40 metri di diametro e spicca dall’attuale piano di campagna per un’altezza compresa tra i 3 e i 5 metri. Alla camera funeraria ipogea si accede attualmente da un’apertura moderna che immette in un corridoio con rivestimento in opera reticolata lungo 14 metri. Il </span><i><span data-contrast="auto">dromos</span></i><span data-contrast="auto"> conserva buona parte della copertura a volta, dove sono ancora visibili tracce dell’originaria decorazione ad affresco con partizioni geometriche in rosso su fondo bianco. Lungo le pareti si aprono nicchie e arcosoli, forse destinati a ospitare cinerari. La camera funeraria, completamente priva dei rivestimenti originari si presenta come un ampio vano circolare con cinque nicchie rettangolari equidistanti tra loro. Lungo le pareti settentrionali sono presenti tre pilastri moderni posti a contenimento della costruzione, in parte collassata. Non si notano resti della pavimentazione originaria. L’intera costruzione doveva essere rivestita, sia all’interno che all’esterno, da blocchi di travertino alternati a elementi in peperino decorati con una sorta di rustico bugnato, come si osserva in alcuni blocchi superstiti rimasti nella sala ipogea. L’opera reticolata e i blocchi travertino del rivestimento, uniti alle osservazioni sull’architettura dell’edificio funerario “a tumulo” ‐ una tipologia che a Roma trova la sua compiuta realizzazione nel Mausoleo di Augusto in Campo Marzio ‐ ben si accordano con la datazione proposta tra lo scorcio dell’età repubblicana e i primi anni di regno di Augusto. L’attribuzione del mausoleo a Cilone non ha alcun fondamento storico e si deve alla prossimità nella zona delle proprietà di L. Fabio Cilone, personaggio di spicco dell’entourage dell’imperatore Settimio Severo (145‐211 d.C.).</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto il consolidamento strutturale dell’edificio mediante la realizzazione di opere di risanamento del paramento esterno del tamburo, l’integrazione di un’ampia lacuna muraria e il restauro della scala lapidea di accesso alla sommità, previo completamento della revisione arborea  e la rimozione della vegetazione infestante. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span><span data-contrast="auto">Le lavorazioni eseguite serviranno da punto di partenza per un più completo intervento di restauro e valorizzazione del contesto, a farsi sia all’interno che all’esterno del monumento, da condursi nel prossimo futuro.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 20] → titolo_accordion_single: id 123 - Area archeologica e complesso monumentale di San Saba e chiesa di S. Saba
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 20] → descrizione_interno_accordion: <div></div> <p><strong>CUP</strong> F89D21000900006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 200.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I – Aventino; Rione: Aventino; Piazza Gian Lorenzo Bernini 20; CAP: 00153</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p>La Basilica di San Saba sorge sul colle Aventino, su un sito precedentemente occupato da strutture di età romana e da un oratorio alto-medievale. Nel Medioevo diventa uno dei monasteri più importanti della città di Roma e nei secoli successivi si susseguono i Benedettini, i monaci di Cluny, i Cistercensi e i Canonici Regolari. Nel 1573 diventa sede del Collegio Germanico Ungarico retto dalla Compagnia di Gesù.</p> <p>Negli ambienti ipogei si conservano strutture di età romana. Al di sopra dei resti romani è stato individuato un ambiente rettangolare absidato, interpretato come l’aula a impianto basilicale di una domus di epoca tarda appartenuta secondo la tradizione a Santa Silvia, madre di Papa Gregorio Magno. Attorno al secolo VIII, tale complesso viene occupato da una comunità di monaci orientali esuli dalla Giudea che si insediano sui ruderi, ormai abbandonati. Appartiene a questo periodo la necropoli di tombe “a forno” con copertura di tegole disposte in doppio ordine, ancora oggi visibile nell’area.</p> <p>Nel X secolo il monastero probabilmente è abitato da monaci benedettini, i quali avrebbero costruito la prima chiesa al di sopra dell’oratorio, che passò invece ad accogliere le sepolture dei monaci. Il monastero non subì successivamente sostanziali trasformazioni fino al momento della ricostruzione romanica avvenuta intorno al 1145, quando il monastero fu concesso ai monaci di Cluny da Papa Lucio II. Sul vecchio oratorio a navata unica si impostò così il nuovo edificio a pianta basilicale, a somiglianza delle grandi chiese paleocristiane: tre navate, ognuna terminante con un’abside, scandite da colonne. La nuova chiesa fu dotata anche di un campanile.</p> <p>Nell’oratorio di San Saba si conserva ancora oggi uno straordinario palinsesto di pitture murali databile in un arco cronologico compreso tra VII e X secolo. Le più antiche pitture, molto frammentarie, sono state distaccate durante i lavori degli inizi del Novecento che portarono alla scoperta del complesso ecclesiastico ipogeo, mentre rimane ancora in situ la parte inferiore di una teoria di Santi che decorava l’abside.</p> <p>Nel complesso si raccoglie, inoltre, un’importante collezione di iscrizioni e di materiali lapidei di epoca romana e medievale, conservati in due locali all’interno della chiesa, che hanno assunto una funzione di esposizione museale.</p> <p>L’intervento prevede la sistemazione del percorso di accesso e visita, il restauro conservativo delle superfici e la manutenzione dei locali espositivi. In particolare si interviene per la messa in sicurezza e il consolidamento delle murature emergenti, il consolidamento e la pulitura delle pitture murali e la tutela delle tombe ‘a forno’.</p> <p>Nei locali museali la rimozione dell’intonaco cementizio non traspirante ha portato alla luce le pareti di una cisterna di epoca romana, pertanto si è proceduto a mantenerle visibili per ripristinare un microclima più adatto alla conservazione. Sulle pareti dei due ambienti e della scala d’accesso sono stati posati intonaci a calce ed è stata effettuata una nuova tinteggiatura più conforme cromaticamente. Sono stati riqualificati gli impianti elettrici e si è provveduto all’installazione di un nuovo impianto illuminotecnico a basso impatto per valorizzare reperti e pitture, nonché operazioni di manutenzione sui cancelli metallici e sugli elementi in ferro presenti. E’ stata migliorata la ventilazione naturale dei locali espositivi, compresa la sostituzione della porta lignea con porta a telaio metallico con ante microforate.</p> <p>L’accesso al complesso ipogeo avviene dall’interno della basilica tramite la scala esistente; il percorso espositivo si apre con pannelli didattici e si sviluppa nella chiesa inferiore e nei due locali seminterrati. L’intervento non garantisce l’accessibilità inclusiva integrale, a causa delle barriere esistenti, ma introduce dispositivi di segnalazione e delimitazione dei livelli e pannellistica informativa per favorire la comprensione del sito.</p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 21] → titolo_accordion_single: id 125 - Arco di Giano: restauro e consolidamento, sistemazione delle aree circostanti
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 21] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001170006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 3.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Ripa (R. XII); Via del Velabro / Piazza della Bocca della Verità; 00186 Roma</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’Arco di Giano è un monumento a pianta quadrata con quattro piloni e quattro fornici; le dimensioni sono approssimativamente 12 m di larghezza e 16 m di altezza. Il rivestimento è costituito da lastre marmoree prevalentemente di riuso, con volte a crociera interne e costolature in laterizio; l’apparato decorativo comprende nicchie, semicolonne e chiavi di volta figurate. Nel Medioevo l’opera è stata trasformata in fortificazione dalla famiglia Frangipane; nelle immediate adiacenze si trova l’Arco degli Argentari, porta architravata datata al 204 d.C. Lo stato di conservazione evidenzia degrado atmosferico, depositi biologici, fessurazioni, locali distacchi del rivestimento e fenomeni di infiltrazione e solfatazione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede operazioni finalizzate al restauro e al consolidamento dell’organismo monumentale preservandone leggibilità e autenticità. Sono previste pulizie differenziate delle superfici (chimiche, meccaniche), trattamenti per la rimozione della vegetazione e dei biofilm, consolidamento delle superfici decoese e dei legami tra rivestimento marmoreo e nucleo, stuccature compatibili delle fessure presenti. Sul coronamento si interviene per il miglioramento della tenuta della copertura e per la posa della finitura in cocciopesto. Tutte le fasi prevedono prove preliminari e monitoraggio per verificare compatibilità e stabilità del restauro. L’intervento include la sistemazione delle aree esterne per migliorare la fruizione e l’integrazione con la piazza antistante. La pavimentazione intorno all’arco viene riqualificata con un impianto in pietra a texture coerente con il contest. I lavori contemplano un piano di monitoraggio e manutenzione programmata.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 22] → titolo_accordion_single: id 128 - Chiesa Rettoria di San Francesco di Paola ai Monti
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 22] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000440006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione Monti, Piazza di S. Francesco di Paola n. 10, 00184 Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La Chiesa rettoria di San Francesco di Paola ai Monti si trova nel Rione Monti ed è annessa a un convento. L’edificio è stato realizzato tra il 1624 e il 1630 su progetto attribuito a Giovanni Pizzullo; a seguito dei lavori urbanistici del 1884 il livello stradale fu notevolmente abbassato e fu costruito un muraglione di contenimento sul fianco destro. Prima dell’intervento si presentava un quadro diffuso di degrado nelle tre cappelle adiacenti al lato destro della navata: umidità di risalita capillare, efflorescenze saline, sviluppo di biodeteriogeni e perdita di coesione dell’intonaco. Le superfici dipinte e gli stucchi manifestano abrasioni, distacchi, fessurazioni e cadute di intonaco con compromissione della leggibilità degli apparati decorativi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento si concentra sulla messa in sicurezza delle superfici decorate di due delle tre cappelle laterali destre e sul consolidamento della scatola muraria. Si prevede il consolidamento strutturale delle porzioni murarie interessate attraverso il collegamento delle componenti indebolite e l’inserimento di sistemi di ancoraggio trasversale per limitare l’evoluzione del quadro fessurativo. Le cause dell’umidità vengono rimosse e si eseguono operazioni di estrazione dei sali solubili e di consolidamento degli intonaci e della pellicola pittorica con materiali compatibili. Sono previste analisi stratigrafiche e saggi preliminari, protezione temporanea delle superfici, pulitura differenziata delle decorazioni, stuccature e reintegrazioni cromatiche distinguibili. Sono programmati controlli e monitoraggi preliminari del processo di deumidificazione prima dei restauri definitivi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le opere sono articolate in fasi di cantiere interne ed esterne con accesso previsto dal cortile posteriore di pertinenza dell’Ordine dei Minimi; la cantierizzazione prevede limitazioni temporanee all’accesso alle aree interessate. Sono previste verifiche delle coperture e la razionalizzazione della gestione delle acque meteoriche sul lato esterno per prevenire future infiltrazioni. L’intervento integra e prosegue interventi di consolidamento già eseguiti in passato sulle lesioni delle cappelle e mira a restituire condizioni di sicurezza e fruibilità degli ambienti per il culto e la visita, nel rispetto delle caratteristiche materiali e formali del bene. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 23] → titolo_accordion_single: id 130 - Santa Pudenziana
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 23] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000590006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I; Rione Monti; Via Urbana 160; CAP 00184</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p>La Basilica di Santa Pudenziana si trova nel Rione Monti, in corrispondenza dell’antico Vicus Patricius; l’edificio attuale si sviluppa su più livelli e poggia su strutture di età romana (domus/insula del II secolo d.C.) con successive trasformazioni paleocristiane e moderne. La quota del cortile d’accesso è posta circa 3,6 m sotto il piano stradale di Via Urbana; verso Via Balbo il dislivello raggiunge circa 7 m rispetto alla navata. Il complesso comprende ambienti sotterranei con gallerie di sostruzione, vasche e porzioni di pavimentazione musiva e intonaci affrescati, oltre al prospetto storico con campanile romanico e facciata rifatta nel XIX secolo. Prima dell’intervento gli ipogei presentavano problemi diffusi di umidità, saline, patine biologiche e perdita di coesione degli intonaci e dei tessellati musivi.</p> <p>Il progetto prevede il restauro e il consolidamento delle superfici musive e degli apparati pittorici degli ambienti ipogei, il consolidamento di murature e volte, il risanamento di elementi in calcestruzzo e di componenti metalliche e il completamento delle indagini conoscitive. Sono previste prime fasi di rilievo laser 3D e rilievo materico, indagini diagnostiche e un piano delle indagini per caratterizzare materiali, sali e condizioni microclimatiche; il monitoraggio ambientale e la valutazione del radon sono inseriti nel piano delle indagini. Interventi di scavo stratigrafico sono programmati per ambienti individuati; è prevista la revisione dell’impianto elettrico e illuminotecnico e la predisposizione di un sistema di ventilazione e drenaggio delle acque per contenere l’umidità.</p> <p>L’intervento include la realizzazione di un percorso di visita su passerelle reversibili che attraversa gli ambienti voltati, con punti di sosta e affacci per l’osservazione dei manufatti. I parapetti e i supporti prevedono l’inserimento di pannelli informativi con testi in italiano e inglese; i contenuti divulgativi saranno sviluppati in fase successiva. L’accessibilità motoria completa è rinviata a una fase successiva, in assenza per ora dell’installazione di ascensore. Tutte le attività archeologiche saranno svolte sotto direzione scientifica; la produzione documentale comprenderà rilievi, schede, documentazione fotografica e relazioni finali utili alla gestione e alla manutenzione futura del sito.</p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 24] → titolo_accordion_single: id 131 - Domus San Sergio e Bacco: rilievo dei resti archeologici, restauro e consolidamento delle murature e degli apparati decorativi, adeguamento impiantistico, valorizzazione e divulgazione
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 24] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001140006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p><strong>Localizzazione: </strong>Municipio I; Rione Monti; Piazza della Madonna dei Monti n. 3; CAP 00184 Roma</p> <p><span data-contrast="auto">La Domus Santi Sergio e Bacco è un complesso archeologico urbano composto da due ambienti principali (denominati Ambiente A e Ambiente B) che conservano lacerti di murature in laterizio, murature in tufo (scapoli, blocchi e blocchetti), intonaci con intarsi in terracotta, superfici dipinte, intarsi e pavimenti in marmo, elementi in stucco e travi metalliche di copertura. I supporti presentano tecniche costruttive riconducibili anche a fasi edilizie antiche (opus quadratum e opus reticulatum) e successivi interventi storici. Prima dell’intervento si riscontrano deposizioni superficiali, efflorescenze, distacchi, fessurazioni, lacune, stuccature incongrue e patine biologiche diffuse; alcune aree pavimentali risultano parzialmente occupate da reperti archeologici e materiale di risulta. L’insieme è sottoposto a vincolo ai sensi del d.lgs. 42/2004.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto prevede il rilievo dettagliato e indagini diagnostiche per la caratterizzazione dei materiali e degli apparati decorativi (analisi XRF, sezioni stratigrafiche, diffrattometria). Sulle superfici si interviene privilegiando i criteri del minimo intervento, compatibilità e reversibilità: rimozione di stuccature incongrue, pulitura dei depositi e degli efflorescenzi, trattamento di patine biologiche, estrazione dei sali, verifiche di adesione degli intonaci e consolidamento dei supporti murari e degli intarsi. Per le decorazioni pittoriche e gli intarsi si prevede la stabilizzazione delle superfici, la stuccatura delle lacune con malte compatibili e la reintegrazione cromatica compatibile e distinguibile. Si adottano interventi mirati per gli elementi in marmo, in stucco e per le travi metalliche, oltre alla rimozione degli elementi incongrui.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento comprende l’adeguamento impiantistico necessario a garantire condizioni microclimatiche idonee alla conservazione, la realizzazione di un percorso di visita interno con apparati didattici e la produzione di materiale informativo e piattaforme digitali per la promozione e la divulgazione. Le scelte progettuali tengono conto della fruibilità del sito e della tutela del contesto urbano di Piazza della Madonna dei Monti, prevedendo soluzioni che favoriscono la visita guidata e la corretta lettura degli interventi conservativi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 25] → titolo_accordion_single: id 132 - Domus Liceo Cavour
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 25] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001150006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 350.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione Monti; Via Cavour (accessi anche da Via Vittorino da Feltre e Via delle Carine n. 1); CAP 00184</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La Domus romana di epoca medio-imperiale è collocata sotto il Liceo Scientifico Statale Cavour, in un settore centrale tra le aree delle Carinae e dell’Esquilino, nei pressi del Colosseo. Prima dell’intervento si presentava in gran parte interrata, con cinque ambienti visibili, voltati e decorati, di cui due non interessati dai lavori. Le superfici parietali e le intradossi delle volte conservano intonaci decorati, motivi floreali, figure umane e stucchi monocromi; tuttavia sono presenti distacchi, lesioni e atti di vandalismo. Storicamente, durante gli scavi del 1895 fu scoperto il settore orientale della residenza, andato poi perduto per la costruzione di Via degli Annibaldi; inoltre è noto il rinvenimento di una fistula in piombo recante i nomi di Umbria Albina e L. Fabius Gallus, utile per la contestualizzazione cronologica e sociale della Domus.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede lo svuotamento archeologico parziale degli ambienti con asportazione dei riempimenti individuati mediante rilievo laser scanner, la rimozione di elementi moderni intrusivi e la vagliatura del materiale di scavo per il reperimento e la catalogazione dei rinvenimenti. Si effettuano consolidamento e restauro delle murature, delle volte e degli apparati decorativi mediante tecniche conservative adeguate allo stato di conservazione; la pulitura delle superfici, il trattamento delle colonie biologiche e la stuccatura controllata dei bordi sono previste secondo criteri di conservazione. È prevista la sistemazione dell’accesso, la modifica del collegamento con il Liceo attraverso un ambito rialzato e la realizzazione di un locale di servizio inferiore; si prevede inoltre l’adeguamento impiantistico essenziale, in particolare per la ventilazione controllata dell’area archeologica.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le opere includono la creazione di un ingresso diretto dalla strada e di un percorso di visita con apparati didattici e materiali informativi per favorire la fruizione pubblica. Prima dell’intervento la fruizione era limitata per ragioni di accessibilità e sicurezza; il progetto prevede l’abbattimento delle barriere architettoniche lungo il corridoio di accesso e la riemersione della pavimentazione romana dove conservata. Le azioni di valorizzazione comprendono la predisposizione di supporti divulgativi e piattaforme digitali per la promozione dell’area. L’intervento tiene conto del contesto urbanistico e della necessità di coordinamento con l’istituzione scolastica e le amministrazioni competenti, senza interferenze note con altri progetti nell’area.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 26] → titolo_accordion_single: id 134 - Chiesa S. Giovanni Battista Decollato e Oratorio: restauro della copertura, revisione del cassettonato ligneo della chiesa e della sagrestia, risanamento delle infiltrazioni
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 26] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C22000650006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione Ripa, Via San Giovanni Decollato 22, 00100 Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">Il complesso di San Giovanni Decollato, costituito dalla chiesa e dall’oratorio che si articolano – insieme ad altri ambienti – attorno al chiostro, è situato nel rione Ripa, nell’area del Velabro, e risulta sottoposto a vincolo monumentale ai sensi del D.Lgs. 42/2004. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La fabbrica è storicamente legata alla Compagnia omonima, poi divenuta Arciconfraternita, fondata nel 1488, che ne detiene ancora oggi la proprietà. Sia la chiesa che l’oratorio, risalenti al XVI secolo, sono caratterizzati da coperture lignee a falda, interessate a vario titolo da modifiche nelle epoche successive: in particolare la chiesa presenta un soffitto a cassettoni decorato mentre l’oratorio è copertoi da un solaio ligneo piano, rivestito all’intradosso da un velario dipinto datato alla metà del Novecento. Entrambi gli ambienti conservano inoltre importanti cicli decorativi del XVI secolo, in particolare l’oratorio con affreschi della vita di Giovanni Battista opera, tra gli altri, di Francesco Salviati e Jacopino del Conte. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il complesso ha conosciuto nel tempo diverse fasi di trasformazione, fra le quali quella conseguente, nel XX secolo, all’abbassamento del piano stradale per la costruzione della via del Mare, connessa ai relativi sventramenti, che ha inciso, oltre che sul contesto urbanistico, sulle condizioni statiche degli apparati murari. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">I restauri previsti nel progetto, ponendosi in continuità con interventi di tutela già eseguiti nel complesso, si concentrano sul consolidamento degli elementi lignei delle coperture a falda della chiesa e dell’oratorio, che presentava, specie in quest’ultimo caso, condizioni conservative più critiche, necessitanti di interventi più radicali, potendo prevedere, invece, nella chiesa, solo l’esecuzione di operazioni puntuali. Pertanto l’intervento, preceduto da opportune verifiche diagnostiche, mira – nel caso dell’oratorio – al consolidamento ed alla sostituzione parziale delle strutture lignee portanti della copertura, compreso il rifacimento del manto e del sistema di smaltimento delle acque meteoriche, mentre – nel caso della chiesa – considerata la capienza del finanziamento complessivo, ad alcuni interventi di consolidamento puntuale delle strutture lignee da eseguirsi nel sottotetto. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le operazioni prevedono inoltre il restauro di tutte le superfici murarie esterne dell’oratorio, con la reintegrazione degli intonaci, l’esecuzione dei saggi stratigrafici e delle nuove finiture cromatiche, la pulitura e il restauro degli elementi lapidei.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto privilegia infine il recupero degli elementi riutilizzabili, l’impiego di tecniche e materiali compatibili con le preesistenze e l’adozione di misure minime per la sicurezza e per la manutenzione futura (sistemi di ispezione e impianti di rilevazione fumi).</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento non modifica la destinazione d’uso: riguarda attività di manutenzione e restauro conservativo dei sottotetti, delle facciate dell’oratorio e della sagrestia, con adeguamenti impiantistici limitati alla sicurezza e all’illuminazione minima per ispezione. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’accesso operativo e l’area di cantiere sono previsti all’interno del perimetro del complesso dell’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato, con misure volte a limitare interferenze con la viabilità pubblica, senza interferenze con altri progetti nell’area. Sono previste procedure di gestione dei materiali e di riuso in cantiere nel rispetto della normativa ambientale vigente.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 27] → titolo_accordion_single: id 135 - Recinto piranesiano di piazza dei Cavalieri di Malta: completamento del restauro, sistemazione della piazza, valorizzazione illuminotecnica
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 27] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001490006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 400.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione Ripa, Piazza dei Cavalieri di Malta, 00153 Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">Il Recinto piranesiano costituisce la delimitazione muraria, articolata plasticamente e architettonicamente, della piazza dei Cavalieri di Malta antistante la Villa omonima e la chiesa di S. Maria del Priorato, progettati da Giovan Battista Piranesi nel 1765. La configurazione della piazza, con motivi ornamentali a trofei e stemmi, richiama riferimenti iconografici all’</span><i><span data-contrast="auto">Armilustrium</span></i><span data-contrast="auto"> romano. L’organismo architettonico presenta paramenti intonacati e a stucco caratterizzati da una raffinatissima decorazione a basso rilievo, manufatti lapidei in travertino e marmo, elementi fittili (sfere, anfore) connessi da ancoraggi metallici. Prima dell’intervento, il monumento versava in critico stato conservativo, con un diffuso quadro di degrado dovuto all’azione degli agenti atmosferici, alla presenza di vegetazione infestante, con diffusi fenomeni di disgregazione, efflorescenze e ossidazione degli elementi metallici. La piazza si colloca alla sommità del Colle Aventino, al termine dell’antico tracciato di via di S. Sabina, fulcro monumentale all’interno dell’importante contesto paesaggisticamente tutelato del Colle Aventino.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto prevede il completamento di precedenti interventi di restauro delle superfici decorate e delle membrature del Recinto, già condotti dalla Soprintendenza Speciale, volti a ripristinare l’integrità del monumento e a restituirne la leggibilità formale. Gli interventi comprendono: pulitura e disinfezione da microrganismi, rimozione di depositi incoerenti e di stuccature incongrue, consolidamento delle lesioni e reintegrazione puntuale degli intonaci e degli stucchi, restauro delle superfici lapidee e dei paramenti murari, riequilibratura cromatica e applicazione di protettivi superficiali. Si prevedono trattamenti antiossidanti per gli elementi metallici o sostituzione di quelli deteriorati, con revisione e ricostituzione degli ancoraggi, e, se necessario, la fornitura e la posa di nuovi elementi fittili per la reintegrazione formale dell’immagine. Le scelte progettuali mirano a ripristinare la coesione materica e le funzioni protettive degli strati superficiali nel rispetto delle tecniche conservative e dell’aspetto storicizzato del monumento.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’area oggetto dell’intervento è nella disponibilità dell’Amministrazione e non presenta complementarità con altri interventi attualmente programmati. I lavori completano fasi di restauro precedentemente eseguite e prevedono misure organizzative per la sicurezza del cantiere e la gestione degli accessi alla piazza, al fine di tutelare il bene e garantire la fruibilità durante l’esecuzione. A conclusione è prevista la definizione di un programma di manutenzione preventiva e controlli periodici per garantire la durabilità degli interventi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La valorizzazione illuminotecnica del monumento, finalizzata a migliorare la leggibilità e la fruizione notturna della piazza – considerata la capienza del finanziamento – non sarà eseguita in questa fase, mentre al termine dell’intervento sarà realizzato, in collaborazione con l’Amministrazione Capitolina, il ripristino delle pendenze stradali e della pavimentazione in sanpietrini per assicurare il corretto deflusso delle acque e scongiurare i fenomeni di degrado da umidità di risalita attualmente presenti nel Recinto monumentale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 28] → titolo_accordion_single: 136 - Clivo dei Publicii: restauro degli intonaci esterni, sostituzione infissi, restauro del mosaico esterno
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 28] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001110006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 700.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I Centro Storico; Colle Aventino; Largo Arrigo VII, 5; 00153 Roma (RM)</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Sopra le rovine di un complesso termale romano di epoca imperiale, denominato ‘Castellum Aquae’, nei primi anni del Ventennio fascista, grazie al nuovo piano regolatore, sorse un edificio adibito a ristorante, il Castello dei Cesari, che il proprietario donò a Mussolini nel 1932 e che l’architetto Gaetano Minnucci trasformò, tra gli anni 1935 e 1943, nella “Casa della Giovane Italiana” dell’Opera Nazionale Balilla.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Ubicato sul Colle Aventino con affaccio sul Circo Massimo e sul Roseto comunale, accessibile da Largo Arrigo VII, l’edificio, di notevole pregio architettonico, diventò sede dell’Accademia Nazionale di Danza nel 1954, ed è oggi sottoposto a tutela ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, vincolato come ‘Castello dei Cesari’ e per le strutture antiche delle Terme di L. Licinio Sura; ricade inoltre nell’area paesaggistica tutelata del Colle Aventino e nella porzione della Città Storica compresa nel sito UNESCO. La sua configurazione distributiva e cromatica è stata alterata in maniera significativa con interventi successivi a partire dagli anni ’70 del Novecento. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima del progetto i serramenti esterni si presentano prevalentemente in alluminio anodizzato con vetro singolo, privi di adeguate prestazioni sia estetiche che relative al contenimento dei consumi energetici; erano inoltre presenti tende parasole esterne e sistemi di oscuramento interni molto eterogenei. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto ha dato priorità alla sostituzione dei serramenti esterni e dei sistemi di oscuramento interni, prevedendo l’installazione di nuovi infissi a taglio termico in acciaio, di cromia grigio scuro, per le vetrate di minori dimensioni e in alluminio con profili ridotti, esteticamente analoghi, per le vetrate di maggiori dimensioni. Sono inoltre stati installati sistemi di oscuramento interni di aspetto omogeneo (tende a rullo in tessuto color avorio con classe di reazione al fuoco RE1). Le opere edili, di modesta entità, hanno riguardato adeguamento delle bucature, riprese murarie sottofinestra, riposizionamento delle soglie, risarcitura dei vani cassonetto, stuccature e tinteggiature nelle imbotti. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Gli interventi sono stati finalizzati alla riqualificazione formale del complesso, favorendo la rilettura della pregevole architettura degli anni Trenta, rivolgendo al contempo attenzione al miglioramento delle prestazioni energetiche degli infissi e conseguentemente del comfort interno degli ambienti, senza alterare gli elementi architettonici di pregio.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento non ha modificato la destinazione d’uso dell’immobile, di proprietà demaniale, che rimane sede della prestigiosa Accademia Nazionale di Danza. La sostituzione degli infissi ha permesso di ripristinare l’unità formale delle facciate, garantendo al contempo il raggiungimento degli standard normativi e la coerenza con gli interventi di adeguamento in corso, relativi alla sicurezza antincendio. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Gli interventi eseguiti potranno essere integrati con il restauro degli intonaci e del mosaico esterno, originariamente previsti ma differiti per dare priorità al riordino formale e funzionale degli infissi. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 29] → titolo_accordion_single: id 137 - S. Carlino alle Quattro Fontane
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 29] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001360006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 935.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Monti; Piazza delle Quattro Fontane (incrocio via XX Settembre, via del Quirinale e via delle Quattro Fontane); CAP: 00184.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il complesso di San Carlino alle Quattro Fontane comprende la chiesa, il chiostro e il convento progettati da Francesco Borromini e realizzati per fasi tra il 1634 e il 1644; la facciata in travertino è stata aggiunta tra il 1665 e il 1667. Il complesso è segnato da fenomeni di dissesto correlati alla costruzione degli edifici adiacenti,  i quali hanno determinato criticità nella porzione del convento prospiciente via delle Quattro Fontane.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto prevede interventi mirati al miglioramento della vulnerabilità sismica e al restauro conservativo degli ambienti interni e della facciata. Le azioni comprendono la stabilizzazione delle murature portanti e delle volte del vestibolo e della Sala Capitolare, la conservazione e il restauro degli apparati pittorici e degli intonaci interni, nonché la pulitura selettiva e la conservazione delle superfici lapidee della facciata in travertino. Sono previste indagini diagnostiche e monitoraggi per definire il quadro di danno e calibrare gli interventi, nonché interventi impiantistici finalizzati alla valorizzazione (illuminazione artistica della facciata e degli spazi interni). </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 30] → titolo_accordion_single: id 138 - Chiesa di SS. Nereo e Achilleo: restauro della facciata
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 30] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000390006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 600.000,00</p> <p><strong>Localizzazione:</strong> Municipio I; Rione Celio; Viale delle Terme di Caracalla; CAP 00184</p> <p>La chiesa è dedicata ai martiri Nereo e Achilleo, servi della nobile Flavia Domitilla e con lei martirizzati all’epoca di Diocleziano, per la loro fede cristiana. La fase costruttiva più antica è quella che corrisponde al Titulus Fasciolae, il primitivo luogo di culto, documentato sin dall’anno 377 da un’epigrafe ritrovata nel 1831 nella Basilica di S. Paolo fuori le mura. Sotto il papa Gregorio Magno, il nome Fasciolae si trova già mutato in quello dei SS. Nereo e Achilleo. Leone III (795-817), riedifica la Chiesa dalle fondamenta realizzando l’impianto basilicale a tre navate con abside rivolta ad ovest. Durante il giubileo del 1475, per volere di Sisto IV furono eseguiti lavori per il recupero della chiesa che verteva in uno stato di completo abbandono. In questa fase viene ricostruita la porzione di facciata centrale inserendo il semplice portale architravato, ancora in situ, un oculo centrale, che verrà successivamente rimosso per inserire la nuova finestra centrale, e vengono fatte chiudere alcune aperture sia internamente che esternamente alla facciata, le cui tracce sono state riscontrate sotto l’intonaco durante gli ultimi lavori di restauro. Nuovi restauri vennero effettuati nel XVI secolo dal cardinale Cesare Baronio, a cui si devono gli affreschi dell’abside e delle navate. Arretrata rispetto al ciglio stradale e prospiciente un piccolo sagrato, la facciata presenta pitture a graffito realizzate da Girolamo Massei, pittore lucchese della fine del 1500. La scelta della tecnica a graffito è dovuta, oltre che a problemi economici che non permettevano di realizzare una facciata in travertino, anche al rispetto delle preesistenze. La facciata si compone di due ordini architettonici sovrapposti su paraste: il secondo si innesta sulla trabeazione del primo con interposta una alta base per dare più slancio a tutto il prospetto racchiuso nel sagrato. Completano la parte superiore le volute a semplice curvatura e il timpano triangolare. Sull’asse della facciata corrisponde, nella parte bassa, la porta di accesso alla chiesa, nella parte alta una finestra rettangolare con cornice in stucco. La parte inferiore è caratterizzata da un piccolo protiro a frontone triangolare con colonne in granito che inquadra un portale quattrocentesco, con cornice di marmo modanata, fiancheggiato da paraste intonacate leggermente sporgenti che sorreggono capitelli toscani in stucco. Lo stato di degrado della facciata della chiesa dei SS. Nereo e Achilleo evidenziava vari problemi causati da fattori ambientali e interventi passati di restauro. La superficie degli intonaci era velata da una tinta di colore bruno, che, probabilmente a causa del percolamento, era visibile anche sulla superficie in stucco e sugli elementi lapidei. Le grandi mancanze dell’intonaco erano chiuse da ampie stuccature in parte debordanti e più scure dell’intonaco originale. La bicromia e l’intonaco graffito decorato della facciata mostravano segni di perdita dovuti all’esposizione continua ai fenomeni naturali, all’umidità di risalita capillare, soprattutto nella parte più bassa, e all’esposizione a Nord. Questi fattori avevano contribuito a distacchi, disgregazione e decoesione della superficie. Sono quindi stati realizzati interventi di preconsolidamento per tutta la superficie, la pulitura e il consolidamento della stessa. Le porzioni un tempo <span class="TextRun SCXW68875725 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW68875725 BCX8">dipinte sono state revisionate esteticamente e con approfonditi studi in loco e con tecniche diverse. Per il protiro si è proceduto con la pulitura dei depositi superficiali degli elementi lapidei ed il consolidamento. La pulitura degli elementi in stucco e marmo è avvenuta con acqua e tensioattivo con successiva spazzolatura e risciacquo. Gli elementi in marmo del portone sono stati interessati da una pulitura localizzata con ablatore e rifinitura meccanica mediante bisturi. Le colonne e i capitelli in travertino sono state pulite con acqua e tensioattivo applicato a pennello, e risciacquati con acqua. Gli elementi in stucco sono stati oggetto di scialbo eseguito con una boiacca liquida applicata a pennello ed equilibratura con colori a calce e pigmenti.</span></span><span class="EOP SCXW68875725 BCX8" data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 31] → titolo_accordion_single: id 139 - Chiesa dei SS. Nereo e Achilleo: restauro dei dipinti murali
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 31] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000540006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 300.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione San Saba, viale delle Terme di Caracalla 28, 00153 Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">Commissionato dal cardinal Cesare Baronio e realizzato tra il 1596 e il 1599 da un gruppo di artisti di cultura tardomanierista vicini all’ambiente oratoriano, è l’ampio e articolato ciclo pittorico della Basilica dei SS. Nereo e Achilleo. I dipinti murali ricoprono interamente le pareti della chiesa, sviluppandosi nelle tre navate, nella controfacciata e nell’abside. Partendo dalla storia dei due servi eunuchi martiri cristiani, Nereo e Achilleo, e della loro padrona Domitilla, l’erudito cardinale aveva incentrato il programma decorativo sulla glorificazione del martirio, facendo ricorso ad un ampio uso di simboli e ad un linguaggio chiaro ed immediato, intellegibile da tutti. L’idea, espressa nei suoi scritti, della pittura come </span><i><span data-contrast="auto">Biblia pauperum</span></i><span data-contrast="auto"> assumeva dunque nella basilica di cui era titolare piena concretezza. Nella navata principale, in sei distinti riquadri, raccontava la storia della vita dei due santi Nereo e Achilleo e della loro padrona Domitilla, mentre dedicava ai supplizi di tredici martiri, con scene crude e macabre, le pareti delle due navate laterali. Conclusione ideale del ciclo erano gli affreschi dell’abside e della controfacciata, celebrazione della Chiesa Trionfante.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il restauro dei dipinti murali ha rappresentato una preziosa occasione di studio della tecnica esecutiva e delle dinamiche del cantiere di fine Cinquecento. L’osservazione a luce radente dei dipinti, la campagna fotografica e le indagini chimiche effettuate hanno permesso di individuare i segni delle incisioni dirette e indirette per la costruzione delle architetture e delle scene figurative, nonché la sovrapposizione delle giornate e i passaggi tra le pontate. Ciò che emerge è un cantiere assai complesso e dinamico nel quale lavorarono contemporaneamente più squadre di artisti, ciascuna caratterizzata da un proprio </span><i><span data-contrast="auto">modus operandi</span></i><span data-contrast="auto">.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento era necessario per l’avanzato stato di degrado in cui versavano molte pitture, specialmente quelle delle navate laterali dove le diffuse efflorescenze saline avevano reso quasi illeggibile il testo figurativo. La completa alterazione dei prodotti consolidanti, applicati in maniera abbondante nel corso dell’ultimo restauro databile all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, aveva inoltre compromesso ulteriormente la lettura dei dipinti che apparivano iscuriti e macchiati.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il restauro ora completato permette di apprezzare nuovamente la ricchezza iconografica, la vivacità cromatica e la varietà figurativa di una delle più importanti committenze artistiche romane della fine del XVI secolo.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 32] → titolo_accordion_single: 140 - Cappella di S. Ignazio da Loyola presso il convento di S. Antonio alle Terme: restauro delle superfici (murarie e lignee) e nuovo sistema di illuminazione
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 32] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000380006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 180.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW177527091 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW177527091 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW177527091 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><strong><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW177527091 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span></strong><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW177527091 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW177527091 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio</span><span class="NormalTextRun SCXW177527091 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> I, Rione: Celio, Convento di S. Antonio alle Terme, Roma</span></span><span class="EOP SCXW177527091 BCX8" data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span class="NormalTextRun SCXW57462697 BCX8">L’intervento in oggetto ha interessato uno spazio situato al secondo piano del complesso conventuale di S. Antonio alle Terme: la Cappella di S. Ignazio da Loyola. Il convento con l’area annessa dell’odierno Collegio di studio dei Frati Minori Conventuali in Roma, comunemente denominato La Vigna Antoniniana appartenne prima, e per oltre due secoli, alla compagnia di Gesù che lo aveva acquistato già al tempo di Sant’Ignazio di Loyola., Nel 1555 fu acquistato dalla compagnia di Gesù ad </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW57462697 BCX8">scolasticorum</span><span class="NormalTextRun SCXW57462697 BCX8"> </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW57462697 BCX8">recreationem</span><span class="NormalTextRun SCXW57462697 BCX8">, cioè come residenza estiva del Collegio Germanico e dei novizi dell’ordine. La ragione dell’acquisto sembra quindi essere stata quella di offrire un luogo di aria salubre per la ricreazione degli studenti e per il riposo degli infermi. Lo stesso Sant’Ignazio vi andò a dimorare per breve tempo, prima della morte e ancora oggi vi si conserva con venerazione la Cappella del Santo, detta della Vigna, oggetto dell’intervento in questione. La Cappella della Vigna è uno dei primi incarichi di Andrea Pozzo a Roma e fu ricavata nelle stanze ove visse lo stesso Sant’Ignazio, a sostituzione dell’antica posta al piano inferiore. Sull’architrave della porta, che segna l’accesso alla nuova cappella, si legge: B P N IGNATII CUB ovvero Beati </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW57462697 BCX8">patris</span><span class="NormalTextRun SCXW57462697 BCX8"> Nostri </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW57462697 BCX8">Igntii</span><span class="NormalTextRun SCXW57462697 BCX8"> </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW57462697 BCX8">Cubiculum</span><span class="NormalTextRun SCXW57462697 BCX8">. L’attuale mensa d’altare marmoreo, di fattura moderna, sostituisce quella antica, di cui si riconoscono alcune lastre nel giardino esterne del convento. I dipinti murali, di pregevole le fattura, posti a decorazione della Cappella, sono stati eseguiti nel 1684-85 e rappresentano, inseriti in un’architettura dipinta, i Santi Stanislao </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW57462697 BCX8">Kostka</span><span class="NormalTextRun SCXW57462697 BCX8">, Luigi Gonzaga, Francesco Borgia e Francesco Saverio unitamente scene della vita di Sant’Ignazio di Loyola. Nel corso del tempo l’apparato pittorico e ligneo ha subito numerose e progressive alterazioni che hanno interessato: la pellicola pittorica, che presentava gravi fenomeni di degrado (bottaccioli strutturali, ridipinture alterate, scurimento da protettivi ossidati); il soffitto ligneo con in integrazioni non originali e finiture marmoree moderne incongrue. Preliminarmente sono state svolte indagini diagnostiche, saggi di pulitura e mappature del degrado. Le operazioni per l’apparato pittorico hanno incluso un </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW57462697 BCX8">pre</span><span class="NormalTextRun SCXW57462697 BCX8">-consolidamento, prove di pulitura, rimozione di materiali non idonei, stuccatura delle lacune; per il soffitto disinfestazione, pulitura, consolidamento e reintegrazione. L’intervento per l’apparato pittorico ha riguardato: la verifica strutturale, la messa in sicurezza e il consolidamento; per il soffitto ligneo policromo il restauro delle superfici; per il pavimento in marmo: il trattamento conservativo. Il ripristino dell’epigrafe nella collocazione originaria, previsto nel progetto, non è stato realizzato in quanto i fondi sono stati di destinati al completamento del restauro del soffitto ligneo. Il <span class="TextRun SCXW95637230 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW95637230 BCX8">progetto ha infine previsto l’installazione di un nuovo impianto di illuminazione con proiettori orientabili, finalizzato alla valorizzazione compatibile con la tutela e la conservazione delle superfici decorate.</span></span><span class="EOP SCXW95637230 BCX8" data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 33] → titolo_accordion_single: id 142 - Basilica di Santa Maria degli angeli e dei martiri. Restauro e valorizzazione dei grandi dipinti provenienti dalla Basilica Vaticana
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 33] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000530006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 990.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma – Municipio I – Rione Castro Pretorio – Piazza della Repubblica, 00185 Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento, che si pone a completamento di un ambizioso progetto che ha riguardato il restauro di tutte le venti grandi tele del transetto della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, ha permesso il recupero e la valorizzazione delle otto semilunette con i </span><i><span data-contrast="auto">Sette doni dello Spirito Santo</span></i><span data-contrast="auto"> e la </span><i><span data-contrast="auto">Madonna Assunta</span></i><span data-contrast="auto">, dipinte da Niccolò Ricciolini (1687-1772) tra il 1730 e il 1734. Le imponenti tele (circa 24 metri quadrati ciascuna) furono originariamente concepite come cartoni per i mosaici della Cupola della Madonna della Colonna della Basilica di San Pietro in Vaticano e poi trasferite, in occasione del Giubileo del 1750, nella Certosa di Roma, dove furono collocate ai lati dei grandi finestroni a una quota di oltre venticinque metri. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Mai restaurati prima, i dipinti presentavano problemi conservativi e alterazioni superficiali che rendevano il testo figurativo quasi del tutto illeggibili dal basso.  Il cantiere è stato svolto in quota, su un ponteggio scorrevole su binari che ha permesso di operare su due quadri alla volta, senza così ingombrare lo spazio della basilica, che è rimasta sempre aperta durante il cantiere durato circa un anno e mezzo. Tale organizzazione ha inoltre consentito di rispettare i tempi del PNRR e di ottenere un notevole risparmio economico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Con complesse operazioni di movimentazione, ogni quadro è stato rimosso dalla sua nicchia e osservato, analizzato e studiato nel suo complesso, in modo da poter verificare innanzitutto l’efficienza della sua struttura (telaio e supporto in tela). Un’ampia campagna diagnostica ha supportato ogni scelta e guidato l’intervento, che ha seguito il criterio del minimo intervento, nel rispetto dell’opera e della sua materia originale. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento si è concluso con la realizzazione di un nuovo sistema di illuminazione dei dipinti, pensato </span><i><span data-contrast="auto">ad hoc</span></i><span data-contrast="auto"> per migliorare la fruizione e la valorizzazione delle opere appena restaurate.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 34] → titolo_accordion_single: id 144 - Palazzo del Quirinale: restauro di parte degli infissi e delle superfici decorate
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 34] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001430006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Piazza del Quirinale – 00187 Roma</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha riguardato la Coffee House nel giardino del Palazzo del Quirinale, costituita da una unità edilizia con due sale di rappresentanza dotate di volte in camera a canne decorate con intonaci dipinti, tele e apparati in stucco dorato e bianco. Le volte presentano riquadrature, fasce e cornici in stucco dorato e quattro gruppi scultorei in stucco che incorniciano i tondi con tele pittoriche. Prima dell’intervento si riscontrava vetustà diffusa delle componenti lignee esterne e degrado degli apparati decorativi dovuto ad agenti atmosferici, biologici e a precedenti interventi inadeguati. Il progetto si riferisce alla complessa unità decorativa della metà del XVIII secolo legata alla fabbrica storica dell’edificio; le persiane attuali risultano un’aggiunta realizzata oltre un secolo dopo la fase originaria.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha inoltre previsto il restauro conservativo degli infissi esterni (finestre e porte-finestre), la revisione della ferramenta e la sostituzione delle persiane lignee non recuperabili con modelli conformi all’esistente. Per le superfici decorate sono previste indagini preliminari, rimozione di stuccature incongrue e depositi, consolidamento degli strati pittorici e dei supporti, stuccatura delle lacune, reintegrazione pittorica secondo criteri di riconoscibilità e protezione finale delle pellicole pittoriche. Gli elementi lignei non recuperabili sono sostituiti con essenze compatibili; le lavorazioni puntano a ripristinare funzionalità e coerenza materica mantenendo la leggibilità storica delle componenti. Sono inoltre previste opere minori di integrazione degli intonaci e manutenzione delle soglie e della piccola terrazza.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento è finalizzato nel complesso al recupero funzionale e conservativo delle componenti interessate senza modificare la fruizione degli spazi. I beni sono di proprietà demaniale e sottoposti a vincolo ai sensi del D.Lgs. 42/2004; le attività sono state coordinate dalla Soprintendenza competente. Le opere completano interventi già eseguiti dalla Soprintendenza e non presentano interferenze con altri cantieri in corso sull’edificio, come risulta dalla documentazione. Sono state previste verifiche diagnostiche integrative per definire dettagli esecutivi e fasi di cantiere compatibili con la tutela delle superfici decorate e con la conservazione degli apparati lapidei e metallici presenti.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 35] → titolo_accordion_single: id 145 - S. Nicola in Carcere
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 35] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000610006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione S. Angelo, Via del Teatro di Marcello 46, 00186 Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">La chiesa di San Nicola in Carcere si trova nell’area del Foro Olitorio, sovrapposta ai basamenti di tre templi repubblicani, ed è intitolata a San Nicola di Myra dal XII secolo. Lo stato di conservazione delle superfici pittoriche murarie è stato lungamente esposto a fenomeni di degrado dovute alle infiltrazioni di umidità, soprattutto di risalita dal sottosuolo, con gravi effetti di condensa specialmente localizzati nell’area del presbiterio. L’edificio, inserito nel centro storico e sottoposto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004, è accessibile dal portale principale su Via del Teatro Marcello e da un ingresso secondario sulla navata laterale destra prospiciente Via del Foro Olitorio. Negli ultimi anni sono stati eseguiti interventi parziali di restauro sulle due  absidi laterali e sul cassettonato ligneo del transetto.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento attuale prevede il completamento del restauro delle superfici decorate della navata centrale, del transetto (compreso il soffitto a cassettonato ligneo) e della controfacciata, risalenti all’intervento di risanamento e nuova decorazione effettuato con il patrocinio di papa Pio IX nel 1863-1865. Le operazioni includono la rimozione dei depositi incoerenti, puliture di sedimenti e ridipinture sovrapposte, disinfestazioni, risarcimenti di adesione e coesione della pellicola pittorica e degli strati preparatori, stuccature e ricostruzioni plastico-formali, reintegrazioni pittoriche e protezione finale. Sono previste attività di controllo degli ancoraggi e il trattamento degli elementi metallici. Per il contrasto dell’umidità di risalita è prevista l’installazione di apparecchiature di deumidificazione a neutralizzazione di carica. Per il superamento delle barriere architettoniche è stata prevista la realizzazione di una pedana e rampe regolamentari; per l’accessibilità cognitiva e la fruibilità è invece previsto l’allestimento di un totem con contenuti multimediali. Sono stati eseguiti rilievi laser scanner e fotogrammetrici; ulteriori indagini conoscitive sono state effettuate nel corso dell’esecuzione dei lavori. Restano esclusi gli interventi su coperture, parti esterne, impianti strutturali, la cripta e gli ambienti ipogei archeologici.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’organizzazione dei lavori è ideata per consentire la fruizione religiosa e turistica mediante opere provvisionali interne. Il sito è caratterizzato da elevata frequentazione e da vincoli archeologici e urbanistici, con ingresso principale rialzato e limitazioni operative dovute alla presenza di reperti adiacenti; la via d’accesso secondaria consente di realizzare un percorso fruibile per persone con ridotta mobilità. Il bene è di pertinenza della chiesa rettoria (Vicariato) ed è sottoposto a tutela; l’intervento evita interferenze con il livello archeologico ipogeo e con le aree esterne circostanti.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 36] → titolo_accordion_single: id 146 - S. Angelo in Pescheria e Oratorio Università Pescivendoli: restauro della cappella di S. Andrea dell'Università dei Pescivendoli e delle pale d'altare dell'Oratorio dei Pescivendoli.
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 36] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000600006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I; Rione S. Angelo; Via della Tribuna di Campitelli 6; CAP: 00186</span></p> <p><span data-contrast="auto">La Cappella di Sant’Andrea è collocata sulla testata della navata destra della chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, annidata nel Portico d’Ottavia e al centro del rione Sant’Angelo. La chiesa è attestata sin dall’VIII secolo; la cappella è stata realizzata dopo l’acquisizione di parte della navata destra da parte dell’l’Università dei Pescivendoli che volle dedicarla al patrono sant’Andrea. L’ambiente è interamente incrostata di marmi policromi, con  l’altare inquadrato dal colonne in breccia africana e coronato da un timpano marmoreo recante al centro la pala di Innocenzo Tacconi intitolata al santo titolare; le pareti sono rivestite da stucchi dorati alternati da storie di San Francesco e Santa Francesca Romana, le cui figure stanti fiancheggiano l’altare stesso e da un grande dipinto su tela raffigurante la Vocazione di Pietro attribuito a Bernardino Cesari. La volta è affrescata con le Storie di Sant’Andrea, dello stesso pittore bolognese Innocenzo Tacconi. Prima dell’intervento il sacello si presentava in uno stato di estremo degrado dovuto a fenomeni riconducibili principalmente all’umidità da risalita capillare e diffusa dalle coperture in passato lungamente ammalorate. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto il restauro conservativo e estetico delle superfici affrescate e in stucco, degli elementi lapidei, delle opere lignee, della pavimentazione a tarsie marmoree, e delle sette pale d’altare dell’adiacente Oratorio di Sant’Andrea dei Pescivendoli (sec. XVIII), il tutto improntato ai principi di riconoscibilità, minimo intervento e reversibilità.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le operazioni, inoltre, hanno mirato a restituire piena fruibilità liturgica e culturale alla cappella e a riposizionare in loco, dopo un lungo e delicato restauro, i dipinti mobili dell’Oratorio dedicati al ciclo delle Storie di San Pietro e Sant’Andrea, per oltre un secolo custodite altrove, puntando nel contempo al miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva dell’intero complesso.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 37] → titolo_accordion_single: id 147 - Villa delle Colonnacce
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 37] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001220006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio XII, Via del Quarto delle Colonne, Loc. Castel di Guido, Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La Villa delle Colonnacce, ubicata nell’Azienda Agricola Castel di Guido nel Municipio XII di Roma, ricade nel territorio dell’antica Lorium. Si tratta di un complesso di villa imperiale articolato in pars dominica e pars rustica, sviluppato su terrazzamenti con muri di sostruzione; la porzione emersa corrisponde verosimilmente a circa un terzo dell’impianto complessivo. Prima dell’intervento si presentava un quadro di degrado diffuso dovuto all’assenza di sistemi protettivi: depositi superficiali, patine biologiche, vegetazione infestante, disgregazione di massetti e distacchi di intonaco, erosione dei paramenti e perdite di materiale. Il sito venne identificato dopo scavi clandestini nel 1976 e successivamente indagato nel 1998. Nel corso degli anni, mosaici e lacerti di intonaco affrescato sono stati oggetto di indagini e successive asportazioni: reperti e porzioni dipinte risultano conservati al Museo Nazionale Romano. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto il restauro e il consolidamento di murature e rivestimenti parietali e pavimentali secondo criteri di conservazione, minimo intervento e reversibilità. Le principali azioni hanno incluso la rimozione controllata dei depositi e delle patine biologiche, la disinfezione, la reintegrazione con malte compatibili di porzioni di nucleo e paramenti disgregati, la riadesione degli intonaci mediante interventi localizzati e la stuccatura e riequilibratura cromatica dei frammenti pittorici. Sui piani pavimentali sono state eseguite operazioni di pulitura e stuccature di profondità. Sono state realizzate opere leggere di protezione e una struttura espositiva non invasiva per pannellistica illustrativa. L’intero complesso è stato dotato di un sistema di videosorveglianza alimentato da energia solare e l’adeguamento impiantistico dei moduli di accoglienza e servizi, progettati per funzionamento off-grid.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto ha mirato a migliorare la fruibilità pubblica attraverso la realizzazione di un percorso di visita, un punto di accoglienza dotato di servizi igienici accessibili e di aree coperte attrezzate, e una nuova area di sosta esterna adatta ad accogliere per un numero limitato di autovetture e motocicli, con posti riservati per persone con disabilità. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento fa parte del più ampio ciclo di opere di restauro e valorizzazione che ha ricompreso anche l’area di Castel di Guido e la vicina Polledrara di Cecanibbio.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><b><span data-contrast="auto">L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest</span></b><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 38] → titolo_accordion_single: id 148 - Villa Doria Pamphilj - Necropoli di via Aurelia antica
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 38] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001210006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio XII; Via Aurelia antica 111; CAP: 00164 Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento riguarda la necropoli romana di Villa Pamphilj, databile tra l’età tardo-repubblicana e l’età traianea e situata, un tempo, fuori dalle mura urbane, lungo la via Aurelia, coincidente con l’attuale via Aurelia antica. Il sito è ubicato all’interno nei giardini del Casino Algardi, oggi in uso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e comprende una porzione del sepolcreto riportata alla luce a partire dal Seicento dalla famiglia Doria Pamphilj. L’area conserva edifici sepolcrali del tipo detto “a colombario”, caratterizzati da piccole nicchie ricavate nelle pareti interne, per l’alloggiamento di urne cinerarie in terracotta. Sono inoltre presenti tombe a fossa, nonché numerosi cippi, stele, are e lastre sepolcrali.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Tra le circa venti tombe presenti, si distinguono il cosiddetto “Grande Colombario”, ipogeo scoperto nel 1838, i cui affreschi furono distaccati negli anni Cinquanta e in parte esposti presso il Museo Nazionale Romano; un colombario tardo-repubblicano in opera quadrata di tufo con finta porta; e il cosiddetto “Piccolo Colombario”, decorato con stucchi e mosaici pavimentali. A breve distanza dall’area recintata si trova il colombario ipogeo “di Scribonio Menofilo”, rinvenuto nel 1984 e conservato per oltre la metà nella sua configurazione originaria, non oggetto dell’intervento.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il piccolo e il grande Colombario sono stati, nel tempo, oggetto di ricostruzioni in elevato, realizzate ricalcando le murature originarie in laterizi, sormontate da tetti a falda in tegole e coppi di terracotta. Le coperture degli altri sepolcri, risalenti agli anni Ottanta, sono costituite da pilastri in muratura intonacata e tetti a capriata lignea con manto in tegole e coppi.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto prevede:</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <ul> <li aria-setsize="-1" data-leveltext="" data-font="Symbol" data-listid="10" data-list-defn-props="{"335552541":1,"335559685":720,"335559991":360,"469769226":"Symbol","469769242":[8226],"469777803":"left","469777804":"","469777815":"hybridMultilevel"}" data-aria-posinset="1" data-aria-level="1"><span data-contrast="auto">la manutenzione delle coperture dei sepolcri e la realizzazione di una nuova tettoia, </span><span data-ccp-props="{"134233118":true,"201341983":0,"335559685":714,"335559740":240,"335559991":357}"> </span></li> </ul> <ul> <li aria-setsize="-1" data-leveltext="" data-font="Symbol" data-listid="10" data-list-defn-props="{"335552541":1,"335559685":720,"335559991":360,"469769226":"Symbol","469769242":[8226],"469777803":"left","469777804":"","469777815":"hybridMultilevel"}" data-aria-posinset="2" data-aria-level="1"><span data-contrast="auto">il consolidamento, la pulitura, la stuccatura e il trattamento biocida dei materiali lapidei; la pulitura, la stuccatura e il consolidamento delle superfici dipinte,</span><span data-ccp-props="{"134233118":true,"201341983":0,"335559685":714,"335559740":240,"335559991":357}"> </span></li> </ul> <ul> <li aria-setsize="-1" data-leveltext="" data-font="Symbol" data-listid="10" data-list-defn-props="{"335552541":1,"335559685":720,"335559991":360,"469769226":"Symbol","469769242":[8226],"469777803":"left","469777804":"","469777815":"hybridMultilevel"}" data-aria-posinset="3" data-aria-level="1"><span data-contrast="auto">la revisione del sistema di deflusso delle acque, </span><span data-ccp-props="{"134233118":true,"201341983":0,"335559685":714,"335559740":240,"335559991":357}"> </span></li> </ul> <ul> <li aria-setsize="-1" data-leveltext="" data-font="Symbol" data-listid="10" data-list-defn-props="{"335552541":1,"335559685":720,"335559991":360,"469769226":"Symbol","469769242":[8226],"469777803":"left","469777804":"","469777815":"hybridMultilevel"}" data-aria-posinset="4" data-aria-level="1"><span data-contrast="auto">l’installazione dell’impianto di illuminazione,</span><span data-ccp-props="{"134233118":true,"201341983":0,"335559685":714,"335559740":240,"335559991":357}"> </span></li> </ul> <ul> <li aria-setsize="-1" data-leveltext="" data-font="Symbol" data-listid="10" data-list-defn-props="{"335552541":1,"335559685":720,"335559991":360,"469769226":"Symbol","469769242":[8226],"469777803":"left","469777804":"","469777815":"hybridMultilevel"}" data-aria-posinset="5" data-aria-level="1"><span data-contrast="auto">la realizzazione di un nuovo percorso di visita, con punti di sosta in corrispondenza di ciascun sepolcro,</span><span data-ccp-props="{"134233118":true,"201341983":0,"335559685":714,"335559740":240,"335559991":357}"> </span></li> </ul> <ul> <li aria-setsize="-1" data-leveltext="" data-font="Symbol" data-listid="10" data-list-defn-props="{"335552541":1,"335559685":720,"335559991":360,"469769226":"Symbol","469769242":[8226],"469777803":"left","469777804":"","469777815":"hybridMultilevel"}" data-aria-posinset="6" data-aria-level="1"><span data-contrast="auto">la creazione di una galleria lapidaria,</span><span data-ccp-props="{"134233118":true,"201341983":0,"335559685":714,"335559740":240,"335559991":357}"> </span></li> </ul> <p><span data-contrast="auto">La progettazione è stata preceduta da un’ampia campagna di indagini preliminari, comprendente rilievi georadar, indagini geofisiche e geotecniche, tomografia geoelettrica, analisi delle strutture lignee delle capriate.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La fase esecutiva è articolata in due fasi.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Lo Stralcio 1 comporta la rimozione della copertura del sepolcro in opera quadrata di tufo, non più idonea sotto il profilo statico; l’installazione di una tettoia provvisoria; l’esecuzione di uno scavo stratigrafico nell’area antistante, finalizzato all’individuazione dei punti di appoggio della nuova copertura e alla messa in luce del sistema di smaltimento delle acque. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Lo stralcio 2 prevede la realizzazione di una nuova tettoia per il sepolcro in opera quadrata di tufo, estesa ai due sepolcri limitrofi, nonché interventi di manutenzione sulle restanti coperture. Il percorso di visita sarà riorganizzato e valorizzato attraverso l’inserimento della galleria lapidaria, in modo da integrare l’esposizione dei materiali nel sistema complessivo dell’area archeologica. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La riqualificazione paesaggistica e la sistemazione delle scarpate, che circondano l’area, sono coordinate con l’intervento di sistemazione del verde.</span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 39] → titolo_accordion_single: id 149 - Villa romana di Casalotti: completamento degli scavi, restauro delle murature e degli apparati decorativi dell’interno, valorizzazione e divulgazione
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 39] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000700006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio: Municipio XIII; Via di Casalotti, angolo Via Borgo Ticino; CAP: 00166</span></p> <p><span data-contrast="auto">La Villa romana di Casalotti si sviluppa su due aree separate dall’attuale tracciato di Via di Casalotti, indicate come area nord e area sud. Scoperta nel 1930, è datata al II secolo d.C. e comprende una porzione rustica con </span><i><span data-contrast="auto">dolia</span></i><span data-contrast="auto">, un probabile </span><i><span data-contrast="auto">torcularium</span></i><span data-contrast="auto"> e un impianto termale articolato in più ambienti, con settore riscaldato a ipocausto, vasche e un </span><i><span data-contrast="auto">praefurnium</span></i><span data-contrast="auto">. Sono presenti pavimentazioni in mosaico a tessere bianche e nere, superfici in cocciopesto e frammenti di intonaco dipinto; sono stati inoltre rinvenuti elementi legati alla lavorazione del vetro e sepolture di età imperiale. Le strutture manifestano fasi d’uso fino al IV-V secolo d.C. e successive spoliazioni. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il sito insiste su un piccolo parco accessibile al pubblico e rappresenta l’unica area verde attrezzata del quartiere Casalotti, molto frequentata dalla comunità locale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto il completamento degli scavi e il restauro conservativo delle murature e degli apparati decorativi interni, con indagini archeologiche documentate e rilievi metrici e fotogrammetrici. Le indagini stratigrafiche hanno riguardato due settori circoscritti dell’area nord (103,79 mq) e dell’area sud (144,09 mq). Le opere di restauro hanno compreso il consolidamento e la pulitura delle superfici murarie e musive, il completamento degli interventi già avviati nel 2020-2021 e la posa di nuove pavimentazioni. Il sito è stato munito di dotazioni impiantistiche minime per illuminazione e ricambio d’aria.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento si inserisce nell’ambito di un più ampio programma di valorizzazione di siti archeologici periferici promosso dalla Soprintendenza.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><b><span data-contrast="auto">L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest</span></b><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 39] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 40] → titolo_accordion_single: id 150 - Parco culturale di Castel di Guido
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 40] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000690006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio XIII; Via di Castel di Guido, 380; CAP: 00166</span></p> <p><span data-contrast="auto">Il sito riguarda il Mausoleo di Castel di Guido, conservato nella parte ipogea della Chiesa dello Spirito Santo. Il monumento ha pianta circolare in opera laterizia con un pilastro centrale, un ambulacro anulare voltato a botte e nicchie radiali e arcosoli destinati a deposizioni funerarie. Prima dell’intervento l’area si presentava solo parzialmente accessibile, attraverso una serie gradini e accessi vetusti; gli ambienti interni conservano elementi lapidei e reperti archeologici attualmente in deposito. Il mausoleo è datato tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C.; la sovrastante Chiesa dello Spirito Santo è documentata a partire dal XVII secolo. L’area è inserita nel contesto dell’Ecomuseo di Roma Ovest e interagisce con il sistema di percorsi e testimonianze archeologiche della via Aurelia.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto opere di manutenzione, conservazione e riqualificazione finalizzate a migliorare l’accessibilità, la fruizione e la conservazione del monumento. Si è provveduto alla sostituzione dei portoni e degli infissi, al rifacimento della pavimentazione interna per l’eliminazione delle barriere architettoniche, al restauro delle murature e dei reperti archeologici, alla realizzazione di un locale front office, all’adeguamento dei sistemi di sicurezza e degli impianti oltreché all’installazione di un impianto di climatizzazione nel locale di accoglienza. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha migliorato la fruibilità del Mausoleo e la sua integrazione nel contesto urbano e naturalistico: i percorsi esterni sono stati adeguati mediante posa in opera di nuova pavimentazione, rampe e segnaletica e pannellistica didattico-illustrativa.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><b><span data-contrast="auto">L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest</span></b><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 40] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 41] → titolo_accordion_single: id 151 - I luoghi ritrovati della Cornelia (Città dei Morti, SS Persiani, Sepolcro Regina, Eco-Archeo Tour): valorizzazione ed apertura al pubblico
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 41] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000680006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Santa Maria Janua Coeli: Municipio XIII; Via di Boccea 922: Municipio XIV, Via di Boccea 922.</span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento riguarda due siti archeologici ubicati lungo l’antica Via Cornelia: il sepolcro semi‑ipogeo, unitamente al pozzo emergente all’interno della corte della chiesa di Santa Maria Janua Coeli, e il tratto di basolato romano con connessi monumenti funerari nella proprietà di Via di Boccea 922. Il sepolcro presenta murature in opera laterizia e conglomerato, intonaco dipinto, pavimentazione musiva a tessere bianche e nere e mostra fasi di defunzionalizzazione databili al X secolo d.C. L’impianto è riconducibile al III secolo d.C. Entrambe le aree risultano in gran parte prive di percorsi e strutture di accoglienza e in condizioni tali da limitarne la normale fruizione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto il restauro e la conservazione mirata delle emergenze archeologiche, l’integrazione delle strutture di protezione e la realizzazione di dispositivi per la fruizione. Per il sito Santa Maria Janua Coeli sono stati previsti, tra le altre cose, il ripristino della copertura esistente, il restauro del sepolcro e del pozzo e l’installazione di un sistema di illuminazione a basso consumo. Per l’area di Via di Boccea 922 si è eseguita l’estensione dello scavo verso ovest, la sistemazione e messa in sicurezza delle scarpate, il ripristino e l’integrazione dei percorsi pedonali. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Obiettivo dell’intervento è stato quello di migliorare l’accessibilità e la fruizione delle aree anche attraverso l’installazione di pannellistica informativa e la realizzazione di percorsi pedonali adeguati anche a soggetti con ridotta mobilità. A tal fine, è stata sviluppata anche una piattaforma web dedicata al Museo on-line della via Cornelia.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><b><span data-contrast="auto">L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest</span></b><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 41] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 42] → titolo_accordion_single: id 152 - Ipogeo degli Ottavi, Ninfeo Lucchina: restauro delle murature e consolidamento dei rivestimenti parietali e pavimentali, scavo stratigrafico, adeguamento impiantistico e valorizzazione
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 42] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000960006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 400.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio: XIV; Quartiere: Ottavia-Lucchina; Via: Via della Stazione di Ottavia, 73 e Grande Raccordo Anulare km 8,700; CAP: 00135, Roma</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento riguarda due monumenti</span><span data-contrast="none"> </span><span data-contrast="auto">di età romana entrambi situati nel quartiere Ottavia-Lucchina: l’Ipogeo degli Ottavi e il Ninfeo della Lucchina. </span><span data-ccp-props="{"134233279":true,"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’Ipogeo degli Ottavi è una tomba semipogea composta da un corridoio pavimentato in opus spicatum che conduce ad un piccolo vestibolo affrescato dal quale si accede alla camera sepolcrale a pianta quadrata con tre arcosoli sui lati. I pavimenti del vestibolo e della camera sepolcrale sono realizzati in mosaico bianco con fasce marginali nere e le pitture parietali imitano lastre di marmo colorate. Al momento della scoperta nel 1921 al suo interno furono rinvenuti quattro sarcofagi marmorei. </span><span data-ccp-props="{"134233279":true,"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il Ninfeo, scoperto nel 1990, è un edificio a pianta centrale con dromos voltato a botte che immette in una rotonda decorata da intonaci dipinti e mosaici; la struttura conserva uno zoccolo marmoreo e la pavimentazione musiva. </span><span data-ccp-props="{"134233279":true,"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Entrambi i siti ricadono in aree sottoposte a vincolo archeologico e paesaggistico e sono parte del tessuto insediativo e viario storico dell’area.</span><span data-ccp-props="{"134233279":true,"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede il consolidamento di alcuni settori della muratura e il restauro conservativo delle superfici decorate (affreschi e mosaici), lo scavo stratigrafico all’esterno, presso il Ninfeo, e l’adeguamento impiantistico. Si prevedono operazioni di diagnostica e rilievo preventivo, indagini termografiche e campionature propedeutiche alla mappatura dei materiali e dei fenomeni di degrado. Nell’Ipogeo sono previste misure per il miglioramento microclimatico, il ripristino dell’illuminazione e la chiusura delle aperture con pannellature coibentate; nel Ninfeo sono previste opere per la mitigazione dell’umidità interna e, nell’area antistante, la ripavimentazione con terra stabilizzata drenante e lo smaltimento delle acque piovane.</span><span data-contrast="none"> </span><span data-ccp-props="{"134233279":true,"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le scelte progettuali si fondano sui principi del minimo intervento, della distinguibilità e della reversibilità con approccio interdisciplinare.</span><span data-ccp-props="{"134233279":true,"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La fruizione dei manufatti è condizionata dalla natura semipogea e dagli elementi costruttivi: in entrambi i siti non è possibile l’abbattimento delle barriere architettoniche, pertanto l’accessibilità rimane limitata. Si prevede il collegamento alla rete elettrica pubblica in sostituzione dell’alimentazione a generatore. L’intervento si inserisce nel contesto urbano come azione di tutela e valorizzazione delle emergenze lungo l’antico tracciato viario (la c.d. strada romana della Lucchina, ricalcata oggi in parte da via della Stazione di Ottavia), con rilievo delle evidenze archeologiche e segnaletica informativa sul territorio. </span><span data-contrast="auto">Non risultano interferenze con altri progetti in corso sull’area.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 42] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 43] → titolo_accordion_single: id 153 - S. Spirito in Sassia
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 43] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000510006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Borgo (Borgo Santo Spirito); Via Borgo Santo Spirito; CAP 00193</span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento riguarda l’area archeologica posta sotto le Corsie Sistine del Complesso di S. Spirito in Sassia, nel Borgo Santo Spirito, Municipio I. Al di sotto di esse sono conservati i resti degli Horti di Agrippina Maggiore, nipote di Augusto, assieme ai contigui Horti di Domizia, nei quali è costruito il Mausoleo di Adriano, costituivano due grandi parchi dell’area Vaticana dotati di edifici e sontuosi giardini, all’interno dei quali si trovavano aree residenziali e pubbliche immerse nel verde. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Alla morte della madre Caligola ereditò gli Horti; dall’ambasciatore ebreo Filone abbiano notizie circostanziate circa la loro ubicazione. Filone incontrò Caligola nel 40 d.C., mentre questi stava uscendo proprio dai suoi </span><i><span data-contrast="auto">horti</span></i><span data-contrast="auto">; l’incontro avvenne probabilmente nelle prossimità del ponte che egli aveva fatto costruire per avere un comodo accesso alla sua proprietà all’incirca nell’area dell’attuale Ospedale di Santo Spirito. All’interno degli horti Caligola fece costruire il circo, che aveva al centro della spina l’obelisco che oggi si può vedere in piazza San Pietro. Il circo venne utilizzato dagli imperatori Claudio e Nerone; in esso, secondo la tradizione, venne crocifisso San Pietro.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Sono riconducibili al grande parco degli Horti di Agrippina le strutture del Teatro di Nerone, rinvenute sotto Palazzo della Rovere e quelle venute alla luce durante la realizzazione del sottopasso di Piazza Pia.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Gli ambienti sotto le Corsie Sistine conservano resti murari e apparati pavimentali che si sono salvati malgrado gli importanti lavori per la realizzazione della Schola Saxonum prima e delle Corsie Sistine poi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento si articola in opere di conservazione e valorizzazione finalizzate alla messa in sicurezza, al restauro dei materiali e al miglioramento della fruizione. Sono previste operazioni di pulitura dei depositi superficiali, rimozione di patine biologiche e delle risarciture improprie, consolidamento delle porzioni disgregate di muratura e ricomposizione delle lacune murarie e delle pavimentazioni musive. Si interviene sullo stato delle volte intradossali, sui paramenti in opera reticolata, sulle soglie e sulle gradonate; è prevista la revisione e l’adeguamento del percorso di visita e delle dotazioni impiantistiche di illuminazione e distribuzione elettrica. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le opere puntano a migliorare la fruibilità e, per quanto possibile, l’accessibilità del sito ipogeo attraverso il restauro degli accessi esistenti e il miglioramento della circolazione dell’aria negli ambienti ipogei. Sono previsti interventi sulle scale e rampe per ridurre i rischi di inciampo, il miglioramento del sistema di illuminazione e l’installazione di pannelli didattici e di vetrine e espositive.</span><span data-contrast="auto"> </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 43] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 44] → titolo_accordion_single: id 155 - Palazzo dei Penitenzieri – area archeologica: valorizzazione ed apertura al pubblico
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 44] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000970006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Borgo (R. XIV); Via della Conciliazione 29; 00193 Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Palazzo de’ Penitenzieri, di proprietà dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, si trova tra via della Conciliazione e Borgo Santo Spirito, di fronte alla chiesa di Santo Spirito in Sassia. La sua realizzazione si ebbe a partire dal 1480 per volontà del cardinale Domenico Della Rovere su progetto attribuito a Baccio Pontelli; l’edificio ospita ambienti affrescati e il celebre Soffitto dei Semidei. All’interno e nell’area esterna sono emersi resti archeologici riconducibili a un palinsesto stratigrafico compreso tra il I e il XV secolo d.C., tra cui strutture riferibili al </span><i><span data-contrast="auto">Theatrum Neronis</span></i><span data-contrast="auto"> e agli </span><i><span data-contrast="auto">Horti Agrippinae</span></i><span data-contrast="auto">. Gli scavi condotti hanno documentato reperti mobili e strutture di epoche diverse. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto la valorizzazione dell’area archeologica mediante l’allestimento di un Museo del Pellegrinaggio in locali al piano terra, con accesso da via della Conciliazione. La Soprintendenza ha curato il masterplan gestionale, la costituzione della collezione e i contenuti scientifici; la parte museografica e multimediale è stata integrata con apparati espositivi, visite multilingue e supporti digitali. Sono state previste attività di restauro e consolidamento dei reperti mobili emersi dallo scavo.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il Museo si articola in una sala multimediale immersiva e in una sala espositiva con teche tematiche che coprono un arco cronologico dall’età giulio-claudia all’età contemporanea. Le tecnologie multimediali integrano la fruizione offrendo livelli di approfondimento e strumenti di accessibilità (traduzioni multilingue, sottotitoli, video LIS, audioguide, sistemi a induzione); esso, inoltre, si inserisce nell’ambito degli interventi di valorizzazione dell’area di Santo Spirito, essendo concettualmente connesso agli altri progetti archeologici e museali. La gestione prevede forme di collaborazione tra la Soprintendenza e l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 44] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 45] → titolo_accordion_single: id 156 - Museo Paleontologico della polledrara di Cecanibbio
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 45] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F87B22000660006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 700.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Via di Cecanibbio snc; CAP: 00166 Roma (RM)</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il sito della Polledrara di Cecanibbio ospita un giacimento paleontologico con depositi pleistocenici estesi per circa 1.200 mq oltre ad una parte musealizzata di circa 900 mq. I resti faunistici comprendono numerosi esemplari di Palaeoloxodon antiquus e altre specie, con evidenze di intervento umano e reperti litici e ossei; il giacimento è stato individuato nel 1984 ed è datato a circa 325–310 ka. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto ha previsto una generale sistemazione delle aree esterne e diversi interventi interni. Le opere esterne hanno interessato la realizzazione di un parcheggio per autobus, e il consolidamento delle scarpate mediante interventi di ingegneria naturalistica. È stato prevista la riqualificazione del percorso pedonale, la realizzazione di un punto di accoglienza, e la piantumazione di specie vegetali tipiche della campagna romana. All’interno del museo è stata realizzata l’implementazione degli impianti di illuminazione e multimediali e la verifica degli impianti tecnologici esistenti.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha teso a migliorare la fruibilità, l’accessibilità e la gestione del Museo Paleontologico nell’ambito del contesto rurale in cui si trova, garantendo accesso ai gruppi scolastici e turistici mediante nuovi spazi di sosta e percorsi pedonali. La nuova costruzione per l’accoglienza e i posti riservati rendono più agevole l’accesso a persone con mobilità ridotta; le dotazioni informative e multimediali integrano le soluzioni didattiche esistenti. Le sistemazioni paesaggistiche hanno adottato specie locali e misure di mitigazione visiva. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span><b><span data-contrast="auto">L’intervento è parte del progetto Ecomuseo di Roma Ovest</span></b><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 45] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 46] → titolo_accordion_single: id 157 - San Giovanni dei Fiorentini: restauro della cripta, del Museo di Arte Sacra e delle superfici interne della chiesa
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 46] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001190006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione Ponte, Via Acciaioli 2, 00186 Roma (RM)</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La rivoluzione urbanistica immaginata da papa Giulio II Della Rovere si concretizzò nel 1508 con l’apertura di via Giulia, rettifilo che dal cuore della città portava sino in Vaticano. Proprio del 1508 è il primo progetto del Bramante per una grande chiesa dedicata a san Giovanni Battista dei Fiorentini che potesse costituire il capitolo architettonico a chiusura della via. Tale primo progetto, a pianta centrale, seppure non andato oltre la planimetria, costituirà un importante precedente, in quanto la fabbrica di San Giovanni dei Fiorentini procederà parallelamente per temi e progetti alla Fabbrica di San Pietro, copiandone addirittura i partiti decorativi. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il successore di Giulio II, il papa fiorentino Leone X de’ Medici (1513-1521), lanciò nel 1518 un concorso di architettura per sostituire la vecchia chiesa di San Pantaleo, alla quale parteciparono Baldassare Peruzzi, Jacopo Sansovino, Giuliano da Sangallo e Raffaello Sanzio. Sansovino vinse il concorso con un progetto a pianta centrale, ma fu messo da parte quando ebbe difficoltà ad affrontare il problema delle fondazioni a sostruzione nel letto del fiume Tevere. La costruzione fu poi affidata ad Antonio da Sangallo il Giovane, che risolse brillantemente il problema delle sostruzioni. Tuttavia, di fronte ad altre difficoltà, il duca di Toscana Cosimo I de’ Medici chiese a Michelangelo di preparare nuovi piani per la chiesa. Questi progettò un impianto a croce greca, che però non fu adottato.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Fu solo con l’architetto Giacomo della Porta che la costruzione fu finalmente realizzata, tra il 1583 e il 1602, con una pianta basilicale a croce latina, tre navate separate da archi semicircolari, cinque cappelle per lato, tre absidi e la cupola. Carlo Maderno subentrò nella direzione dei lavori dal 1602 al 1620, completando il corpo principale della chiesa e la cupola. Nel 1623-24 Giovanni Lanfranco dipinse per la cappella Sacchetti. Nel 1634 il nobile fiorentino Orazio Falconieri chiese al pittore e architetto barocco Pietro da Cortona di progettare l’abside, con un ambizioso gruppo scultoreo. Ma è un progetto diverso che fu poi realizzato, 20 anni dopo, dall’architetto barocco Francesco Borromini, con la scultura di Antonio Raggi che rappresenta il Battesimo di Cristo. La facciata in travertino fu realizzata soltanto tra il 1734 e il 1738 da Alessandro Galilei, che morì un anno prima del completamento.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La Chiesa comprende al piano ipogeo la Cripta Falconieri, costituita da un’aula ellittica centrale con vano terminale provvisto di altare, due ambienti tombali laterali e due rampe di accesso. L’intervento interessa anche il Museo di Arte Sacra e le superfici interne della chiesa soprastante, in particolare l’abside e le cappelle laterali. Prima dell’intervento, la cripta presentava fenomeni diffusi di umidità nelle murature e criticità conservative delle superfici di finitura; alcune aree, sebbene oggetto di precedenti lavori di restauro, non risultavano ancora accessibili al pubblico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le principali problematiche di degrado rilevate nella cripta erano le seguenti:</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">– umidità da risalita capillare in tutte le murature, umidità igroscopica causata dalla forte salinizzazione di muri ed intonaci;</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">– umidità da infiltrazioni;</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">– umidità dovuta al contatto con il terreno delle murature ipogee;</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">– umidità da condensazione causata dall’eccessivo livello di umidità nell’aria e da insufficiente areazione degli ambienti ipogei.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto l’effettuazione di indagini diagnostiche e operazioni di conservazione rivolte alla comprensione e al controllo dei fenomeni di degrado legati all’umidità. Sono state effettuate campagne di monitoraggio della temperatura e dell’umidità relativa negli ambienti della cripta, indagini stratigrafiche sulle superfici dell’aula centrale, rilievi geometrici e la digitalizzazione della documentazione archivistica esistente. Le attività di restauro hanno riguardato il risanamento e il consolidamento degli spazi ipogei: l’aula centrale, il vano con l’altare, gli ambienti tombali laterali e le rampe di accesso. Sono state condotte operazioni conservative sulle finiture ed è stata effettuata la rimozione di strati sovrammessi in epoca recente con materiali non compatibili con le superfici storiche, per restituire omogeneità estetica e ripristinare il corretto equilibrio chimico-fisico delle finiture. L’intervento ha permesso di rendere più fruibili e controllabili gli spazi restaurati, compresa la rimessa in funzione di sistemi di deumidificazione nella cripta. Per il Museo di Arte Sacra è stata effettuata la messa in sicurezza e il restauro degli elementi lignei di copertura.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 47] → titolo_accordion_single: id 158 - Forte Bravetta: restauro e consolidamento, valorizzazione dei percorsi e adeguamento impiantistico
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 47] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001200006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 800.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio XII; Rione: Gianicolense; Via di Bravetta, 739; CAP 00164 Roma (RM)</span></p> <p><span data-contrast="auto">Il complesso di Forte Bravetta è un manufatto fortificato a sviluppo pentagonale posto su un terrapieno con fossato perimetrale e masse terrose di protezione; si articola in rampe di accesso, piazza d’armi, caponiere laterali, un tamburo difensivo sul fronte di gola e tre polveriere, di cui una ‘in caverna’. Il Forte è stato realizzato tra il 1877 e il 1883; all’interno è presente una lapide che ricorda i 77 caduti della Resistenza romana. L’edificio, di proprietà demaniale e inserito nel Parco Comunale dei Martiri di Forte Bravetta, è vincolato ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima dell’intervento il Forte era accessibile solo dal personale tecnico, con vegetazione d’alto fusto e arbustiva che invadeva e nascondeva ampie parti del perimetro. Il fossato, ora asciutto, poteva essere attraversato solo percorrendo il ponte, originariamente retrattile, che nel tempo ha perduto il tratto mobile, sostituito da una struttura fissa in c.a.; la parte originaria in acciaio si mantiene invece in discrete condizioni. I parapetti, da conservare per non alterare l’immagine storica del ponte, sono tuttavia inadeguati all’uso. Dal punto di vista costruttivo le murature sono in tufo e laterizi, con voltine a botte. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Certamente il complesso scontava i decenni di sostanziale abbandono, ma non si registravano le manomissioni strutturali che hanno invece fortemente modificato le sembianze di altri forti appartenenti alla stessa cinta difensiva, o ‘campo trincerato’ come viene definito il recinto difensivo post-unitario. Le strutture militari aggiunte recentemente (presumibilmente negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale), in stato di abbandono e dirute, forse volutamente portate a tale condizione per evitare occupazioni abusive, sono collocate all’esterno del fossato e non incidono sul complesso storico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento è stato finalizzato al consolidamento strutturale e al restauro conservativo delle superfici e di alcuni elementi particolarmente significativi, nonché all’adeguamento impiantistico minimo per la fruizione. Le lavorazioni principali hanno previsto il recupero del ponte di accesso mediante la rimozione della soletta in c.a., la verifica, la reintegrazione o sostituzione degli elementi metallici degradati, il ripristino della funzionalità del pano di calpestio e l’inserimento di parapetti adatti alla pubblica fruizione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Inoltre, è stato eseguito il consolidamento strutturale della caponiera orientale mediante ancoraggi e tiranti, il restauro delle facciate prospicienti il fossato tramite pulitura, consolidamento e integrazione delle lacune con l’utilizzo di materiali compatibili, e il consolidamento locale delle volte e delle coperture. Sono stati anche condotti interventi di sistemazione delle polveriere e opere di stabilizzazione marginale del fossato. L’adeguamento impiantistico ha previsto una distribuzione elettrica essenziale, con illuminazione a LED calibrata per limitare l’impatto luminoso e predisposizioni per implementare sistemi di controllo e videosorveglianza. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha permesso di raggiungere condizioni di sicurezza e visitabilità ottimali senza modificare le consistenze dell’edificio; la fruizione è intesa in chiave museale e di memoria storica, favorendo percorsi accessibili a tutti i visitatori nell’area d’ingresso, nei tunnel carrabili e in alcuni ambienti ipogei. Le soluzioni progettuali hanno privilegiato tecniche conservative e il massimo riutilizzo dei materiali esistenti, con limitato impatto sul sedime e con interventi minimamente invasivi per impianti e cablaggi (pose esterne). </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 48] → titolo_accordion_single: id 159 - Chiesa S. Maria in Traspontina: restauro delle coperture, restauro degli apparati decorativi dell'interno, restauro dell'Oratorio della Dottrina della Fede
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 48] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001300006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 900.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione Borgo, Via della Conciliazione, 00193 Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">La Chiesa di S. Maria in Traspontina e l’Oratorio della Dottrina della Fede insistono su via della Conciliazione nel Rione Borgo. Prima dell’intervento si presentava una situazione caratterizzata da degrado diffuso della copertura lignea con porzioni crollate e infiltrazioni idriche che avevano inciso sugli apparati decorativi interni; la volta affrescata da Giovanni Conca mostrava lesioni, perdite di pellicola pittorica ed efflorescenze saline. Gli intonaci e gli stucchi, in parte rinnovati nel XX secolo, evidenziavano depositi di particellato, microfratture e cadute di pellicola; gli elementi lapidei e il pavimento marmoreo risultavano in condizioni complessivamente discrete ma con vecchie stuccature inadatte e depositi incoerenti. La porzione di copertura ricostruita nel 1990 risultava anch’essa compromessa. L’immobile è sottoposto a tutela ai sensi del d.lgs. 42/2004.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha comportato il restauro integrale delle coperture e il consolidamento strutturale dell’oratorio, la conservazione e il restauro degli apparati decorativi interni e il restauro dell’Oratorio della Dottrina della Fede. In si è proceduto con la rimozione del pacchetto degradato e la ricostruzione della struttura di copertura con capriate e cordolo perimetrale con adeguata continuità strutturale, la formazione di un doppio tavolato ligneo e la ricollocazione del manto di copertura. All’interno sono stati restaurati gli intonaci, gli stucchi monocromi, l’affresco nella volta e gli elementi lapidei. Anche gli infissi sono sati oggetto di un intervento di recupero. È Stato inoltre demolito il bussolotto all’ingresso, superfetazione novecentesca che aveva inglobato la prima campata dell’ambiente, con la ricostituzione delle superfici di raccordo. La balaustra marmorea antistante l’altare, manomessa anch’essa nel corso del Novecento e spostata lungo la parete laterale è stata ricollocata nella sua posizione originaria. Si è inoltre proceduto alla rimozione, al restauro in laboratorio e alla ricollocazione delle  cinque tele presenti  nella parete destra dell’aula. Sono stati infine rinnovati gli impianti elettrico e illuminotecnico al fine di garantire la piena funzionalità del bene.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento era infatti finalizzato a ripristinare la leggibilità e la conservazione del bene garantendone la fruizione pubblica e la tutela a lungo termine</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 49] → titolo_accordion_single: id 160 - Ex convento dei Santi Bonifacio e Alessio all'Aventino: restauro e adeguamento funzionale della sede dell'Istituto Nazionale di Studi Romani
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 49] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001440006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.700.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I – Rione Ripa (R. XII); P.za di Sant’Alessio, 23, 00153 Roma </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’ex Convento dei Santi Bonifacio e Alessio all’Aventino è un complesso architettonico articolato in diversi corpi di fabbrica, attualmente caratterizzati da destinazioni e funzioni diverse. La parte occidentale, sede dell’Istituto Nazionale di Studi Romani (che comprende anche  l’appartamento reale di Carlo IV di Borbone e l’antica biblioteca del convento) si sviluppa con due ali disposte ad L intorno al cortile d’ingresso, da cui si accede, procedendo verso nord-ovest, al chiostro – scandito da archi su colonne – e al loggiato prospiciente il giardino sul Tevere; la parte orientale è costituita invece dal corpo di fabbrica antistante il cortile della basilica dei Santi Bonifacio e Alessio, prospiciente via di S. Sabina e dal cortile stesso, entrambi occupati dalla comunità dei Padri Somaschi che officia la chiesa. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La facciata principale dell’atrio della basilica, è scandita da un doppio ordine di paraste, che incorniciano – al piano terra – specchiature trabeate in cui si aprono finestre ad edicola su basamenti in travertino e – al primo piano – archi a tutto sesto; l’ingresso centrale si caratterizza per un doppio ordine di colonne incornicianti un fornice al piano terra ed una loggia al primo piano. Il partito architettonico del restante complesso è invece più semplice, delimitato da fasce marcapiano e marcadavanzale tra i piani terra e primo, su cui poggiano semplici finestre trabeate, con coronamento costituito da una cornice a gola, al di sotto del tetto a falde.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima dell’intervento le facciate presentavano coloriture disomogenee, alterazioni cromatiche, erosione generalizzata degli intonaci, disgregazione e mancanze nelle cornici, ossidazione degli elementi in ferro, fatiscenza degli infissi e un diffuso disordine impiantistico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto, preceduto da rilievo laser scanner e fotogrammetrico e da una campagna di saggi stratigrafici, interessa principalmente le facciate esterne al fine di assicurarne il risanamento conservativo e ripristinarne la leggibilità dei partiti architettonici. Le operazioni previste comprendono: la rimozione dei depositi e il trattamento delle colonizzazioni biologiche; il consolidamento e la reintegrazione localizzata di intonaci e stucchi, con la scelta della finitura sulla base dei saggi eseguiti; limitate opere puntuali di risanamento degli intonaci all’interno del chiostro; il restauro degli elementi lapidei; il trattamento e la protezione delle opere in ferro; il restauro conservativo o, se necessario, la sostituzione degli infissi mantenendo forme e materiali coerenti con i prospetti; la revisione del sistema di smaltimento delle acque meteoriche con sostituzione dei pluviali e delle gronde inadeguati; il riordino dei cavi sulle facciate. E’ previsto anche il restauro e il risanamento conservativo del muro di cinta che separa il cortile dell’Istituto di Studi Romani da via di Santa Sabina, compreso il restauro e la revisione dei portoni lignei, per assicurare la continuità cromatica e di finitura del prospetto del complesso sul fronte urbano prospiciente la piazza dei Cavalieri di Malta.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto si articola secondo i criteri del minimo intervento, selettività e reversibilità. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’immobile è tutelato ai sensi del D.lgs. 42/2004 e la disponibilità del bene è del Comune di Roma. La basilica, di proprietà del FEC, non è oggetto dell’intervento. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le opere sono progettate per favorire la lettura delle partizioni architettoniche dell’intero complesso, che nasce come unitario, accordandone finiture e cromie in base alle indagini storiche e stratigrafiche eseguite, nel rispetto dello stato conservativo rilevato e dell’aspetto ormai storicizzato, in ordine ai principi della tutela monumentale e paesaggistica vigente. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 50] → titolo_accordion_single: id 161 - Crustumerium
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 50] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F87B22000670006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 1.500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio: Roma III; Via della Marcigliana 1052; CAP: 00138</span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima dell’intervento il Parco Archeologico di </span><i><span data-contrast="auto">Crustumerium</span></i><span data-contrast="auto"> si presentava con accesso poco visibile dalla strada, percorsi sterrati in larga parte compromessi dalla vegetazione e porzioni del Fosso della Formicola completamente invase dalla vegetazione ripariale. Gli scavi condotti a partire dagli anni ’70 del XX secolo hanno portato alla luce numerose tombe, in gran parte databili tra il IX e il VII secolo a.C., con tipologie a fossa, a camera e a tumulo; visibile è attualmente un gruppo di tombe familiari in condizioni di degrado. Il sito è soggetto a vincoli di tutela paesaggistica e archeologica e si inserisce in un contesto agricolo e naturalistico caratterizzato da forre e percorsi rurali. L’area comprende inoltre i Casali, costituiti da foresteria, ex-stalla ed ex-fienile. Il Casale uso foresteria è in buone condizioni e si prevede una sistemazione generale; nell’ex-stalla si prevede l’ultimazione della parte impiantistica e delle finiture architettoniche; mentre per l’ex-fienile, in totale stato di abbandono, si prevede una messa in sicurezza.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto prevede il potenziamento dell’accesso principale con la creazione di un’area di ingresso attrezzata, parcheggi per auto e biciclette, segnaletica e un padiglione infopoint. Sono previsti il recupero e la sistemazione dei percorsi interni ciclopedonali e pedonali per ripristinare l’itinerario archeologico, con pavimentazioni compatibili con il paesaggio, punti di sosta e pannelli informativi. Sulle emergenze archeologiche si interviene con operazioni di bonifica della vegetazione infestante, svuotamento e pulitura delle tombe, misure di drenaggio e consolidamento delle murature in tufo e ricollocazione di adeguate protezioni sommitali; si prevede inoltre la realizzazione di una copertura protettiva ampliata e di dispositivi informativi integrati alla recinzione degli scavi. Sono inoltre previste azioni di restauro e allestimento dei Casali, la sistemazione del verde e l’installazione di sistemi di videosorveglianza, strumenti digitali di fruizione (app con audioguida) e webcam per la comunicazione del sito.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento si concentra sulla valorizzazione e sulla fruibilità pubblica, privilegiando la mobilità dolce: non sono previsti nuovi tracciati carrabili se non quelli necessari all’ingresso esistente. Il progetto mette in rete le emergenze del Parco con percorsi didattici, naturalistici e multimediali, integrando la fruizione in loco con strumenti informativi e multilingue e favorendo collegamenti con la rete ciclabile circostante. </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 51] → titolo_accordion_single: id 162 - Area Archeologica di Gabii: tutela e restauro
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 51] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001310006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Via Prenestina Nuova, km 2, Montecompatri (RM).</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’area archeologica di Gabii, situata a 20 km a est di Roma sul pianoro di Castiglione, nel comune di Montecompatri, ha avuto evidenze insediative dalla fine dell’VIII e inizi del VII secolo a.C. Il sito comprende l’area urbana dell’antica città di Gabii, che si inserisce nello scenario dei grandi centri laziali esistenti al momento della nascita di Roma e rientra tra le città che controllavano la bassa valle dell’Aniene e gli accessi alla valle del Sacco e del Liri: come tale rappresentò un epicentro politico e culturale di fondamentale rilevanza nel Latium vetus, prima dell’ascesa di Roma. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Gabii costituisce uno dei siti archeologici più significativi del territorio, al cui interno sono ancora percepibili le caratteristiche del paesaggio storico dell’Agro Romano altrove definitivamente perdute. Per tali motivi un ampio settore dell’antica città – pari a circa 70 ettari – comprendente parte dell’antico centro urbano e alcune delle sue più dirette pertinenze – è stato acquisito nel 1987 dal Demanio dello Stato e assegnato in uso alla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma al fine di realizzare un parco archeologico suburbano. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Dagli scavi sino ad ora svolti infatti è possibile rilevare come al di sotto del piano di campagna, a poche decine di centimetri di profondità, siano ancora in gran parte conservate le principali strutture e gli edifici dell’antica città. Infatti, successivamente all’abbandono del sito, avvenuto intorno alla metà dell’XI secolo, l’area adibita da quel momento ad uso agricolo non è più stata oggetto di interventi costruttivi e di trasformazione, che in altre aree hanno irrimediabilmente cancellato le tracce del passato. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Attraversata dall’asse della via Prenestina, Gabii conserva un impianto termale con ambienti identificati come tepidarium, calidarium e frigidarium, pavimentazioni musive geometriche e figurate, rivestimenti marmorei e apparati pittorici parietali. Sono presenti resti di un portico in lapis gabinus, il santuario di Giunone Gabina e strutture correlate al foro e a complessi privati. L’abbandono medievale ha preservato numerose testimonianze archeologiche, mentre l’esposizione agli agenti atmosferici, la vegetazione infestante, l’umidità e la fauna hanno determinato degrado diffuso di paramenti e pavimenti.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’area archeologica, bene demaniale, è accessibile da Via Prenestina Nuova e l’intervento si è focalizzato su interventi di scavo mirato, restauro e consolidamento presso vari punti di interesse dell’Area (area urbana, San Primitivo) mirando a rendere le strutture fruibili nell’ambito della visita al Parco Archeologico. L’intervento ha previsto lo svolgimento di indagini diagnostiche preliminari (prelievi per analisi chimico-fisiche, sezioni sottili, analisi microbiologiche) e una documentazione grafica e fotografica puntuale. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le azioni conservative condotte sono state: bonifica da microflora patogena e diserbo della vegetazione infestante; rimozione dei depositi incoerenti e delle stuccature non idonee; consolidamento dei materiali costitutivi mediante prodotti compatibili (nanosoluzioni e prodotti inorganici selezionati); ristabilimento dell’adesione degli strati preparatori e delle tessere musive; operazioni specifiche sui mosaici (catalogazione, ricollocazione di frammenti, boiaccatura, integrazione a malta incisa, eventuale distacco e ricollocazione porzionata); consolidamento e ricomposizione delle pilae di sostegno dell’impianto termale. Le misure adottate hanno migliorato la sicurezza delle superfici e la conservazione preventiva, limitando l’accesso della fauna locale e contrastando la proliferazione della vegetazione infestante. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 52] → titolo_accordion_single: id 163 - Area Archeologica di Gabi
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 52] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F84H21000320006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 3.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio VI;  Via Prenestina Nuova, Km 2; CAP 00132 Montecompatri (RM)</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’Area Archeologica di Gabii comprende resti dell’insediamento antico distribuiti in più settori, tra cui il cosiddetto Foro Hamilton, un complesso termale e manufatti rurali tra cui l’ex fienile di Castiglione e la chiesa di San Primitivo. Prima dell’intervento si presentano elementi archeologici ben conservati sotto la campagna, con strutture stradali, ambienti termali e paramenti decorativi in diverso stato di degrado. Le indagini condotte negli ultimi anni dalla Soprintendenza Speciale e da istituzioni scientifiche hanno messo in luce sequenze edilizie e decorazioni musive; le terme sono datate tra l’età augustea e i primi decenni del I secolo d.C. e risultano frequentate almeno fino al IV secolo d.C. L’ex fienile, di impianto tardo‑ottocentesco/inizio Novecento, è stato parzialmente riedificato e necessita di completamento funzionale per l’uso come deposito e laboratorio. L’area è soggetta a vincoli archeologici e paesaggistici e rientra nelle tavole di pianificazione territoriale e paesaggistica di riferimento.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento si articola in restauro conservativo, consolidamento strutturale, pulitura e integrazione dei paramenti, rimozione di vegetazione infestante e recupero funzionale degli spazi. Per l’ex fienile si prevede l’allestimento a deposito e laboratorio, il completamento delle finiture interne, l’adeguamento impiantistico e l’eliminazione delle barriere fisiche per l’accesso ai piani; sono previste sistemazioni esterne e percorsi di accesso pedonali e carrabili. Le operazioni sulle aree archeologiche (Terme e Foro) includono interventi di pulitura, preconsolidamento, stuccatura e ricomposizione di blocchi lapidei dove necessario, nonché il completamento degli scavi e la revisione degli interventi pregressi. Il progetto integra rilievi tridimensionali e modellazione informativa (laser scanner e BIM per l’edificio) a supporto della documentazione, della direzione lavori e della futura gestione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento mira a rendere fruibile e accessibile l’area attraverso misure di adeguamento degli accessi, percorsi fruibili e servizi di supporto al visitatore, mantenendo la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico. L’area è attualmente chiusa al pubblico per motivi di sicurezza; la gestione è affidata all’istituto ‘Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii’ che garantirà la gestione ordinaria e la fruizione. Il progetto è complementare ad altri interventi di tutela e restauro dell’area e prevede un piano di manutenzione e monitoraggio per il presidio conservativo nel tempo. Le opere si pongono nel rispetto delle normative di tutela e degli strumenti urbanistici e paesaggistici vigenti, con l’obiettivo di integrare la fruizione pubblica nel contesto territoriale e rurale circostante.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 53] → titolo_accordion_single: id 69 – Chiesa delle SS. Stimmate di S. Francesco (cripta)
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 53] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000750006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.100.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Pigna; Largo delle Stimmate 1, 00186 Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">La cripta della chiesa delle SS. Stimmate di San Francesco contiene un cimitero sotterraneo ubicato in Largo delle Stimmate 1, nel tessuto storico compreso tra Corso Vittorio Emanuele II, via del Gesù, piazza e via della Pigna e via dei Cestari. La cripta ospita un cimitero sotterraneo di frati della Confraternita: la sala principale, una cappella con altare, è rivestita in parte con elementi osteologici decorativi e pareti con pitture a finto marmo; la sala secondaria, un ossario,  con decorazioni più semplici e un dipinto della «Deposizione» in grave degrado. Sotto la pavimentazione della cripta sono presenti muri di epoca romana, forse riconducibili al complesso del </span><i><span data-contrast="auto">Diribitorium</span></i><span data-contrast="auto">. La chiesa attuale è documentata dal XVIII secolo; la cripta è esistita almeno dal 1710 e la chiesa fu consacrata nel 1719.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento si concentra sul restauro conservativo delle superfici affrescate e delle decorazioni in ossa, sul completamento degli scavi archeologici, la sistemazione della pavimentazione e sulla realizzazione di un percorso di visita che renda fruibile il bene.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima dell’intervento si presentava un quadro conservativo compromesso da umidità di risalita, sali, attacchi biologici. Le azioni progettuali prevedono il consolidamento e la pulitura delle pitture e delle decorazioni in ossa, la verifica e sostituzione degli ancoraggi metallici delle decorazioni osteologiche con elementi idonei, l’integrazione delle lacune tramite tecniche riconoscibili, la ricostruzione dei sottofondi e la posa di pavimentazioni compatibili, l’installazione di un impianto illuminotecnico a LED con gestione centralizzata, nonché un piano di monitoraggio e manutenzione periodica.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento intende rendere la cripta visitabile e integrarla nei circuiti culturali, migliorandone fruibilità e sicurezza pur nel rispetto dei vincoli di tutela. Per le caratteristiche ipogee e il valore storico-archeologico non è prevista l’introduzione di dispositivi per il superamento delle barriere architettoniche, con conseguente deroga all’accessibilità verticale. La scheda tecnica non rileva complementarità con altri interventi nell’area. Sono previsti sistemi di controllo ambientale e procedure di emergenza adeguate alla classificazione a basso rischio antincendio e un programma di comunicazione scientifica e divulgativa al termine dei lavori.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 54] → titolo_accordion_single: id 70 - Acquedotto Vergine
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 54] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000740006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 900.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione III Colonna (condotto sotterraneo) e Rione II Trevi (Arco di Claudio); accesso principale in via del Nazareno; tratto di intervento compreso tra via del Nazareno e via Crispi; CAP 00187</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’Acquedotto Vergine è un condotto idraulico romano prevalentemente sotterraneo, con tratti a cielo aperto costituiti da arcate in tufo e travertino (Arco di Claudio). Il settore oggetto d’intervento si sviluppa per circa 280 metri dall’ingresso su via del Nazareno verso via Gregoriana, passando sotto il complesso commerciale di Rinascente e oltre via dei Due Macelli. Prima dell’intervento lo speco si presentava in disuso con depositi, terriccio, fenomeni diffusi di umidità e aree con presenza d’acqua fino a 10-15 cm; le arcate in travertino dell’Arco di Claudio mostrano incrostazioni, colature e alterazioni dovute a infiltrazioni e ossidazione di elementi metallici. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento si articola in rilievo, bonifica, restauro, consolidamento e progettazione impiantistica finalizzati all’apertura al pubblico dello speco. Sono previsti rilievi geomatici e laser-scanner, indagini conoscitive mirate e mappatura della consistenza materica; opere di pulitura e protezione delle superfici con materiali compatibili con l’esistente; risarcitura di lesioni e consolidamento mirato delle murature. Si prevede l’installazione di impianti di illuminazione e sicurezza, un sistema di areazione con elementi di estrazione e immissione d’aria posti nelle aree scoperte e dotazione per la videosorveglianza e la ripetizione del segnale cellulare. Per l’Arco di Claudio sono previste puliture, sigillature dei giunti, integrazioni puntuali e un adeguamento dell’illuminazione esterna oltre al restauro della targa.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento mira a rendere fruibile il tratto ipogeo con accesso regolamentato dalla porta su via del Nazareno e percorsi interni adeguati per operatori e pubblico. La riqualificazione comprende il miglioramento della segnaletica esterna per mettere in relazione i due tratti, il condotto e l’arco di Caludio, elementi identificativi in corrispondenza dell’ingresso, nonché misure per garantire la sicurezza dei visitatori (illuminazione di emergenza, videosorveglianza). L’attuazione richiede interlocuzioni operative con gestori di reti e proprietà confinanti per la risoluzione delle infiltrazioni idriche e per l’accesso alle aree di cantiere; le aree di cantiere e le modalità operative sono definite per limitare l’impatto sulla viabilità e sul tessuto urbano circostante.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 55] → titolo_accordion_single: id 71 - Colonna Marco Aurelio
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 55] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000730006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Colonna; Piazza Colonna, Roma; CAP 00186</span></p> <p><span data-contrast="auto">La Colonna di Marco Aurelio è monumento marmoreo collocato al centro di Piazza Colonna, di fronte Palazzo Chigi e nelle adiacenze di Montecitorio. L’opera è ancora nella sua collocazione originaria; l’altezza del fusto è di 29,617 metri (pari a 100 piedi romani). Di proprietà demaniale e in consegna alla Soprintendenza, la colonna è costituita da rocchi istoriati in marmo con scala a chiocciola interna scavata nel materiale lapideo e aperture strombate che illuminano il percorso interno. Nel tempo sono stati eseguiti interventi di restauro dei rilievi e opere di manutenzione straordinaria; tuttavia, le superfici esterne risultano oggi degradate per azione degli agenti atmosferici e inquinamento urbano. Si rilevano fenomeni di decoesione, esfoliazione, croste nere e macchie da ossidazione, oltre a ruscellamenti interni legati all’ingresso di acqua dalle feritoie e presenza di depositi di guano in zone non accessibili.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede un approccio conservativo finalizzato alla massima salvaguardia materica: pulitura controllata delle superfici, rimozione di depositi non originali, trattamento biocida, rimozione di croste nere con conservazione delle patine compatibili, consolidamento coesivo e adesivo delle porzioni degradate e stuccatura delle fessurazioni. Si applicano protettivi idrorepellenti selezionati per garantire la protezione dalle acque meteoriche e si prevede la manutenzione programmata delle superfici. Per il problema del ruscellamento interno si interviene con stuccature delle fessurazioni e protezione superficiale idrorepellente. Si esegue il restauro della cancellata esistente e il rifacimento della pavimentazione in porfido nel sedime, con rimozione di infestanti e trattamento biocida. Sono previsti dispositivi di dissuasione per volatili a basso impatto visivo sulle feritoie. L’illuminazione esterna ed interna è ridisegnata con apparecchi di minimo impatto visivo, tarabili e di facile manutenzione; è prevista l’illuminazione di emergenza per la sicurezza dei visitatori. Il progetto include la produzione di un modello digitale mediante rilievo fotogrammetrico e laser per supporto gestionale e documentale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento migliora la fruibilità e la sicurezza del monumento senza alterarne la configurazione spaziale: la pavimentazione interna del sedime è riqualificata per garantire accessibilità a tutti i visitatori. Le soluzioni impiantistiche sono concepite per ridurre l’impatto visivo nel contesto urbano e per integrare l’illuminazione monumentale con l’illuminazione pubblica esistente. Si mantiene una distanza protettiva mediante la recinzione preservando la lettura dell’apparato decorativo. L’approccio digitale informativo assicura la conservazione della conoscenza dello stato di fatto e supporta attività gestionali, manutentive e divulgative, inclusive di una possibile pubblicazione scientifica e materiale informativo per la fruizione pubblica.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 55] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 56] → titolo_accordion_single: id 72 - Palazzo Spada
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 56] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000720006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.200.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Regola; Piazza Capo di Ferro 13; 00186 Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">Il complesso di Palazzo Spada Capodiferro si colloca nel rione Regola.  Nell’ala nord-ovest dell’edificio sono state scoperte due aree archeologiche ipogee distinte: l’Area A (</span><i><span data-contrast="auto">Insulae</span></i><span data-contrast="auto">), con ambienti seminterrati che conservano la cristallizzazione di un crollo antico con piani pavimentali musivi e l’Area B (</span><i><span data-contrast="auto">Domus</span></i><span data-contrast="auto">), costituita da un’aula absidata con pavimentazione in </span><i><span data-contrast="auto">opus sectile</span></i><span data-contrast="auto">, decorazioni in stucco e intonaci in finto marmo. Le due aree sono state messe in luce in occasione delle indagini eseguite per lo scavo del parcheggio interrato e in successive campagne (anni Novanta e interventi integrativi nel 2000 e 2020). Prima dell’intervento si presentano condizioni termoigrometriche critiche, fenomeni di percolamento e presenza diffusa di depositi incoerenti e colonizzazioni biologiche che compromettono adesione, coesione e leggibilità degli apparati decorativi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto prevede interventi di conservazione e restauro mirati alla pulitura, consolidamento e integrazione dei materiali archeologici (paramenti murari, mosaici, </span><i><span data-contrast="auto">sectilia</span></i><span data-contrast="auto">, intonaci e stucchi) e alla sistemazione dei materiali di scavo. Sono previste la rimozione e l’inventariazione delle cassette archeologiche, la sostituzione o manutenzione delle vetrine espositive e la sistemazione del percorso di visita con passerelle di fruizione (manutenzione in Area A; nuova passerella metallica in Area B). Si realizza un nuovo impianto di illuminazione calibrato per la conservazione e la lettura dei reperti, nonché il monitoraggio ambientale con sonde. Si prevede la canalizzazione delle acque di percolamento nell’Area B mediante un “controsoffitto” leggero.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le operazioni perseguono il ripristino della fruibilità museale e della sicurezza per visitatori e operatori, nel rispetto dei criteri di minimo intervento, compatibilità e reversibilità, con documentazione fotografica e grafica delle fasi. L’accesso alle aree presenta vincoli: l’Area A è raggiungibile tramite la scala a chiocciola seicentesca, la cui integrità vieta interventi murari, mentre l’Area B è accessibile mediante pensilina e corpo scala moderno; la configurazione attuale condiziona soluzioni di accessibilità. L’intervento è inserito nel quadro di progettualità della Soprintendenza e integra lavori già avviati sull’area; la musealizzazione si completa con pannelli didattici e video multimediale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 56] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 57] → titolo_accordion_single: id 73 - S. Rocco all'Augustea
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 57] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001000006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione IV Campo Marzio; Largo S. Rocco 1; 00186 Roma (RM).</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La Chiesa di San Rocco all’Augusteo è ubicata in Largo S. Rocco n.1, Rione IV Campo Marzio, ed è soggetta a vincolo ai sensi del D.M. 02/03/1953. L’intervento riguarda le tre cappelle laterali della navata destra e le porzioni antistanti (tra cui le cappelle identificate come San Francesco di Paola, San Giuseppe e dell’Immacolata Concezione). Prima dell’intervento le superfici presentavano fenomeni diffusi di degrado degli apparati decorativi, alterazioni delle malte e umidità di risalita. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">A valle di un’accurata campagna di indagini, il restauro ha compreso azioni volte alla conservazione degli apparati decorativi e marmorei, alle quali sono state affiancante opere di risanamento dei fenomeni legati all’umidità di risalita. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto, inoltre, ha previsto l’adeguamento degli impianti di illuminazione e ha dotato gli spazi di impianti multimediali a supporto del percorso di visita.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 57] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 58] → titolo_accordion_single: id 75 - S. Maria dei Miracoli
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 58] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000850006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 800.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Via del Corso, 528, 00186 Roma (RM) – Municipio I, Rione IV Campo Marzio</span></p> <p><span data-contrast="auto">La chiesa di S. Maria dei Miracoli è un edificio di notevole interesse storico e artistico., che prima dell’intervento presentava significative criticità strutturali (in particolar modo in corrispondenza della cupola) e conservative (apparati decorativi) </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha compreso opere volta al miglioramento della vulnerabilità sismica prevedendo, per la cupola, l’inserimento di elementi metallici funzionali al contenimento delle sollecitazioni, oltre alla risarcitura delle lesioni e alla ricostruzione delle porzioni mancanti delle murature.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto, infine, ha previsti interventi di conservazione e  risarcitura delle lesioni presenti all’interno della cupola.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 58] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 59] → titolo_accordion_single: id 77 - Museo Astronomico Padre Secchi: completamento del restauro e accessibilità
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 59] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000830006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 600.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Via del Collegio Romano, 27 – 00186 Roma; Municipio I; Rione IX Pigna</span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha interessato l’ex Appartamento Secchi, sede dell’Osservatorio Astronomico Padre Secchi e costituisce la terza e ultima fase di un più ampio progetto di manutenzione e restauro conservativo.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">In questo contesto sono stati recuperati gli infissi interni ed esterni, limitando le sostituzioni a quelle strettamente necessarie, si è intervenuto su lucernai e abbaini che presentavano significativi fenomeni di infiltrazioni e si è proceduto con il restauro della pavimentazione in cotto e degli elementi in pietra (targhe commemorative) e stucco (busto celebrativo).</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha mirato a garantire e incrementare la fruibilità museale e l’accessibilità del complesso, con ricadute su visite e attività culturali, anche mediante la completa riorganizzazione degli spazi espositivi, e superare le barriere architettoniche, mediante la dotazione di scala di sicurezza e di emergenza, montascale e rampe, atti a superare dislivelli e pendenze. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 60] → titolo_accordion_single: id 78 - Chiesa S. Marco Evangelista al Campidoglio: verifica e messa in sicurezza del manto di copertura e del cassettonato ligneo
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 60] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000670006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione Pigna, Piazza S. Marco n. 48, ROMA</span><span data-ccp-props="{"335559685":-851,"335559737":-999}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La basilica di S. Marco, come oggi appare, è ancora sostanzialmente l’impianto voluto da Papa Gregorio IV (827-844), successivamente modificato da Paolo II (1464-1470).  Fondata nel 336 da Papa Marco, è una delle più antiche basiliche di Roma, venne ricostruita nell’833 e rifatta in forme dal veneziano Papa Paolo II come chiesa della comunità veneziana.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559685":-851,"335559737":-999,"335559739":0,"335559740":360}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto"> Negli anni Cinquanta (tra il 1947 -49) il Genio Civile effettuò opere di bonifica e, demolendo il pavimento della navata centrale, vennero in luce i resti della basilica paleocristiana di IV secolo costruita da Papa Marco (</span><span data-contrast="auto">gennaio 336 – ottobre 336)</span><span data-contrast="auto"> realizzata su di una serie di murature precedenti appartenenti ad un edificio romano risalente al II e di III secolo. La basilica paleocristiana avrebbe successivamente avuto (tra V e VI secolo) un rialzamento di quota di circa un metro e una inversione di orientamento di 180 gradi.  Tre campagne di scavi condotte tra il 1988 e il 1990 hanno permesso di delineare una nuova storia delle fasi della basilica. Nell’area del sottoportico è venuta in luce la struttura dell’abside della chiesa paleocristiana di S. Marco ed il percorso stradale (I-II secolo) fino ad oggi sconosciuto che la lambiva. Gli ipogei oggi si articolano in due ambienti distinti: l’ambiente A, sottostante al portico, con volte a crociera e resti archeologici; l’ambiente B, corrispondente alla navata, con pavimentazione in opus sectile e lacune consolidate in epoca successiva. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559685":-851,"335559737":-999,"335559739":0,"335559740":360}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto prevede la verifica e la messa in sicurezza del manto di copertura, privilegiando interventi conservativi e di manutenzione delle superfici di copertura della navata centrale e del lastrico della navatella destra. Sulle falde si eseguiranno operazioni finalizzate al recupero del manto laterizio, al ripristino dello strato impermeabilizzante e al ripristino dei sistemi di raccolta e smaltimento delle acque; sulle superfici piane si interverrà sul massetto, sulla impermeabilizzazione e sulla regolarizzazione dei parapetti e dei ballatoi. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559685":-851,"335559737":-999,"335559739":0,"335559740":360}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Negli ipogei si eseguiranno puliture, consolidamenti e stuccature sulle murature e sui lacerti archeologici, il risanamento delle pavimentazioni moderne incongrue e la predisposizione di un impianto elettrico dedicato per l’illuminazione e per dispositivi di proiezione.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559685":-851,"335559737":-999,"335559739":0,"335559740":360}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Per gli ipogei si è previsto un allestimento espositivo minimale nel primo ambiente con pannelli, teche e un dispositivo multimediale rivolto alla parete destra, oltre a interventi di catalogazione e restauro dei reperti mobili; nell’ambiente secondo è prevista la rimozione del massetto cementizio incongruo e la ricostruzione di integrazioni pavimentali compatibili con l’opus sectile. L’accesso ai locali rimane mediato dalle attuali passerelle.</span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 61] → titolo_accordion_single: id 79 - S. Maria in Via Lata
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 61] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000660006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.300.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I, Rione Pigna, Via del Corso n. 306, 00186 Roma (RM)</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La Chiesa di Santa Maria in Via Lata presenta un loggiato con colonne in travertino e una volta decorata, due cappelle laterali al presbiterio (Cappella del S.S. Crocifisso e Cappella di San Ciriaco e Santa Caterina) e l’accesso a un complesso ipogeo di elevato interesse archeologico. Gli ambienti sotterranei sono riferiti all’età adrianea e conservano stratigrafie pittoriche di varie epoche, con un ciclo figurativo datato al VII secolo. Prima dell’intervento le superfici interne ed esterne evidenziavano diffusi fenomeni di degrado: risalite capillari, depositi superficiali, difetti di adesione di intonaci e lastre marmoree, lacune e reintegri non coevi; inoltre una superfetazione moderna occupa parte del loggiato oscurando superfici originarie e alterandone lo stato conservativo.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento riguarda la verifica delle coperture e la revisione del sistema di smaltimento delle acque meteoriche, il restauro delle superfici decorate delle due cappelle presbiteriali, il restauro della pavimentazione in marmo della navata centrale, il consolidamento, pulitura e restauro con presentazione estetica delle decorazioni e delle pitture parietali nei due ambienti di accesso, la demolizione controllata della superfetazione nel loggiato e il ripristino funzionale delle superfici interne di quest’ultimo, compresa la posa di una nuova pavimentazione esterna in cotto. È prevista la redazione di un quadro fessurativo per l’angolo tra Via del Corso e Via Lata al fine di escludere meccanismi cinematici attivi. Le operazioni comprendono la messa in sicurezza delle aree degradate, il consolidamento e la pulitura delle superfici, la rimozione di interventi e materiali inidonei e le reintegrazioni materiche e cromatiche con prodotti compatibili alla materia originale; è prevista inoltre la sostituzione di elementi lignei e di grondaie danneggiate con materiali coerenti con l’impianto storico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 62] → titolo_accordion_single: id 81 – Chiesa di S. Agnese in Agone
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 62] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001370006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 1.980.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I – Rione Parione – Piazza Navona, CAP 00186, Roma</span></p> <p><span data-contrast="auto">La chiesa di Sant’Agnese in Agone è un complesso storico stratificato che affaccia su Piazza Navona e comprende la fabbrica seicentesca, l’antica cripta e il cimitero Pamphilj. La costruzione della chiesa si sviluppa tra il 1652 e il 1672; la cripta conserva fasi costruttive e materiali che vanno dall’antichità romana alle fasi medievali, rinascimentali e barocche, con evidenze legate alle sostruzioni dello Stadio di Domiziano. Lo stato attuale presenta fenomenologie conservative differenziate: infiltrazioni da coperture e finestrature, umidità negli ambienti interrati, degrado degli apparati decorativi e dissesti localizzati in elementi lapidei e superfici voltate.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede una campagna diagnostica integrata e attività di monitoraggio, seguite da opere di consolidamento e restauro conservativo. Le indagini comprendono rilievi strumentali, mappe del degrado, indagini chimico-fisiche e stratigrafiche e monitoraggio dei quadri fessurativi; i dati supportano la progettazione degli interventi mirati. Le opere progettuali riguardano la risoluzione delle infiltrazioni di copertura e degli elementi di tenuta dei finestroni, il consolidamento locale delle murature e dei paramenti lapidei, il risanamento della cripta con interventi per la mitigazione dell’umidità di risalita. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le attività sono pianificate in lotti funzionali per garantire sequenzialità e limitare interferenze con l’uso liturgico e con la fruizione pubblica della piazza. È prevista la sistemazione degli apparati illuminotecnici per una fruizione coerente con la tutela delle opere e la visita guidata della cripta, unitamente all’installazione di pannelli divulgativi e dispositivi di sicurezza e controllo.</span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 63] → titolo_accordion_single: id 82 - Complesso di S. Ivo alla Sapienza: restauro delle superfici del cortile interno e delle superfici interne della chiesa
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 63] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000420006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.300.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW107313345 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW107313345 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW107313345 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW107313345 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW107313345 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Roma</span><span class="NormalTextRun SCXW107313345 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">, Municipio I, Rione Sant’Eustachio, Corso del Rinascimento n. 40, CAP 00186</span></span><span class="EOP SCXW107313345 BCX8" data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span class="NormalTextRun SCXW25346470 BCX8">Il complesso della Sapienza, oltre alla ben nota rilevanza storico-artistica data dalla </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW25346470 BCX8">conpresenza</span><span class="NormalTextRun SCXW25346470 BCX8"> di opere di Giacomo della Porta (porticato), Francesco Borromini (Chiesa di S. Ivo e biblioteca alessandrina) e Pietro da Cortona (pala d’altare), risulta essere un edificio che assume una particolare rilevanza in relazione sia alle particolari funzioni che oggi ospita che a causa dei numerosi problemi di natura strutturale che hanno contraddistinto la fabbrica dal 1937 in poi. La decisione presa nel 1936 di trasformare l’antico Studium </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW25346470 BCX8">Urbis</span><span class="NormalTextRun SCXW25346470 BCX8"> in sede dell’Archivio di Stato ha determinato tante e tali modifiche che i lavori compiuti dal 1938 al 1953 hanno generato una struttura completamente diversa da quella originaria creando, sin da subito, fenomeni fessurativi importanti. Questo stato di fatto, benché pregresso, risultava particolarmente critico se messo in relazione con le attuali destinazioni d’uso: deposito dei documenti dell’Archivio di Stato, luogo di culto, sala per mostre e convegni (biblioteca alessandrina), scuola di archivistica, Biblioteca dell’archivio di Stato aperta al pubblico. Nell’anno 2017 sono stati assegnati i fondi per la “Verifica di vulnerabilità sismica (Lv3) e intervento di miglioramento strutturale”, nel 2021 grazie a finanziamenti europei (POIN/FESR) si è iniziata la verifica degli impianti esistenti e la progettazione dei nuovi impianti. Sempre nel 2021 con fondi della SSBAP Roma è stato condotto un progetto pilota. L’obiettivo della proposta di intervento, riguardante il restauro delle superfici interne della chiesa e dei portici del cortile era quello di riequilibrare la giusta fruizione dello spazio architettonico. Il cortile presentava cromie diverse delle superfici intonacate; al piano terra i bracci sud, ovest </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW25346470 BCX8">ed</span><span class="NormalTextRun SCXW25346470 BCX8"> nord erano giallo/ocra (coloritura risalente agli interventi del Genio Civile del 1951) mentre al piano primo il braccio sud era bianco (intervento 2000). Al piano </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW25346470 BCX8">terzo inoltre</span><span class="NormalTextRun SCXW25346470 BCX8"> le aggiunte dell’ala nord (</span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW25346470 BCX8">Busiri</span><span class="NormalTextRun SCXW25346470 BCX8"> Vici) e quelle all’ala sud (Genio Civile 1951) sono arancio. A parte l’eterogeneità cromatica, tutte le superfici, sia quelle intonacate che quelle marmoree, presentavano un avanzato stato di degrado che in alcune zone era arrivato alla perdita di intere parti. La stessa situazione caratterizzava l’interno della chiesa, dove le risarciture, effettuate su una superficie notevolmente degradata, predominavano e percettivamente erano diventate delle vere e proprie lacune cromatiche. La lacuna si poneva come “figura” rispetto al “fondo” rappresentato dall’inviluppo architettonico della chiesa. Situazione questa enfatizzata dalla assenza totale di manutenzione ordinaria (pulitura) delle superfici architettoniche dal 1968. Sulle superfici aggettanti (cornici, nicchie, etc.) il deposito </span><span data-contrast="none">superficiale presente aveva raggiunto una corposa consistenza nera e grassa, nelle parti basse invece l’intonaco presenta fenomeni di rigonfiamento e di distacco parziale, fenomeni presenti anche alla sommità della superficie della lanterna. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span><span data-contrast="none">Nel 2024 grazie ai finanziamenti PNRR le operazioni testate con il progetto pilota del 2021 sono state estese a tutte le superfici interne della chiesa e del cortile</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 64] → titolo_accordion_single: id 83 - Chiesa di S. Ivo alla Sapienza: restauro della pala d'altare
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 64] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001280006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 250.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I (Centro), Rione S. Eustachio; Corso del Rinascimento, 40; 00186 Roma</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La pala d’altare della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza è un grande dipinto ad olio su tela (m. 8,37 x 3,80) collocato sull’altare della cappella universitaria. L’opera raffigura nella parte superiore Cristo tra figure di santi e nella parte inferiore Sant’Ivo in atteggiamento di difensore dei poveri. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto della cappella venne commissionato da Papa Urbano VIII a Francesco Borromini nel 1632. Nel 1660 fu dato l’incarico a Pietro da Cortona di realizzare la monumentale pala che avrebbe adornato l’altare in muratura. L’opera fu completata da Giovanni Ventura Borghesi, succeduto a Pietro da Cortona alla morte di questo (1669). </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Lo stato di conservazione dell’opera, prima dell’intervento, si presentava sensibilmente alterato da densi depositi di sporco e polveri e da strati di vernici ossidate.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il restauro ha previsto preliminarmente un’approfondita fase diagnostica e di documentazione, compresa la realizzazione di fotografie ad alta risoluzione e l’esecuzione di indagini non invasive o micro-invasive finalizzati all’ampliamento della conoscenza inerente alla composizione dei materiali e allo stato di degrado. L’intervento, interamente eseguito in laboratorio, ha comportato lo smontaggio della pala e il suo trasporto presso i locali dell’Impresa esecutrice, che ha quindi provveduto ad eseguire le operazioni previste a progetto (messa in sicurezza della pellicola pittorica, pulitura e consolidamento del </span><i><span data-contrast="auto">recto</span></i><span data-contrast="auto"> e del </span><i><span data-contrast="auto">verso</span></i><span data-contrast="auto">). Nel corso dei lavori è emersa la necessità di sostituire integralmente il telaio ligneo centinato, realizzato nei primi anni del Novecento</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Durante i lavori sull’altare è stata collocata una riproduzione in scala 1:1 della pala per preservare la percezione del luogo di culto. L’operazione ha richiesto il coordinamento con la Diocesi di Roma e con il Complesso del Palazzo della Sapienza per le autorizzazioni e la disponibilità del bene, non essendo l’immobile nella piena disponibilità dell’Amministrazione. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 65] → titolo_accordion_single: id 84 - Biblioteca Angelica completamento delle verifiche e adeguamento strutturale.
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 65] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000560006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 600.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW126148436 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW126148436 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione: </span></span></strong><span class="TextRun SCXW126148436 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW126148436 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio</span><span class="NormalTextRun SCXW126148436 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> I; Rione Sant’Eustachio; Piazza di S. Agostino, 8; CAP 00186; Roma</span></span><span class="EOP SCXW126148436 BCX8" data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">La Biblioteca prende nome dal vescovo agostiniano Angelo Rocca (1546-1620), scrittore erudito e appassionato collezionista di edizioni pregiate, responsabile della Tipografia Vaticana durante il pontificato di Sisto V, che negli ultimi anni del XVI secolo affidò la sua raccolta libraria (20.000 volumi circa) ai frati del convento di Sant’Agostino di Roma. Nel corso dei secoli la biblioteca, grazie alle donazioni di nobili romani ai frati del convento, si arricchì di preziosi e numerosi manoscritti sia originali che in copia trascritta. A questo pregiato e cospicuo materiale il vescovo Rocca diede una sede idonea attraverso l’istituzione di una nuova biblioteca finanziata con rendite proprie, organizzata con preciso regolamento interno e soprattutto aperta a tutti, senza limiti di stato e di censo. Nel 1762 fu acquistata la ricchissima biblioteca del cardinale Domenico Passionei (1682-1761) che raddoppiò il patrimonio della Angelica e soprattutto lo arricchì dei rari testi che il cardinale, aveva ricercato e acquistato nei vari viaggi svolti. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">La biblioteca è parte del grande complesso di Sant’Agostino localizzato nel versante nord del rione Sant’Eustachio. La definizione dell’isolato del complesso di Sant’Agostino è frutto di un processo di trasformazione dell’area, iniziata nel XIII secolo, e realizzata attraverso la costruzione degli edifici che, fra il XV e il XVI secolo, collegavano la chiesa di S. Trifone con la chiesa di S. Agostino. Nel 1659, per volere di Alessandro VII, la costruzione di una nuova e grande sala per la biblioteca fu affidata a Francesco Borromini, che prima di morire riuscì a realizzare la parte muraria e la copertura a tetto. Nel “vaso” borrominiano, rimasto incompiuto, fu trasferita il 21 agosto 1669 la Biblioteca. L’acquisizione nel 1762 dell’imponente raccolta appartenuta al cardinale Passionei rese necessaria una ristrutturazione della sala, che gli agostiniani affidarono all’architetto Luigi Vanvitelli, il quale nel 1765 terminò la definizione dell’attuale salone. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento ha previsto il completamento delle verifiche strutturali e la realizzazione di opere di consolidamento volte a migliorare la tenuta statica delle murature portanti. Sulla base delle indagini conoscitive già eseguite (aperture, videoendoscopia, prove non distruttive) si è intervenuto con un rinforzo localizzato delle murature mediante iniezioni di malta a base di calce idraulica naturale e con l’inserimento di connettori metallici in acciaio inox per migliorare la coesione interna dei nuclei murari. E’ stato effettuato un monitoraggio in corso <span class="TextRun SCXW155549591 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW155549591 BCX8">d’opera mediante prove non distruttive al fine di verificare il riempimento dei vuoti e l’incremento delle caratteristiche meccaniche; a campione sono state ripetute le prove strumentali per confermare i risultati.</span></span><span class="EOP SCXW155549591 BCX8" data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 66] → titolo_accordion_single: id 85 - Chiesa di S. Eustachio
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 66] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000410006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW254989100 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW254989100 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW254989100 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW254989100 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW254989100 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio</span><span class="NormalTextRun SCXW254989100 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> I; Rione VIII Sant’Eustachio; Piazza di Sant’Eustachio; CAP 00186; Roma</span></span><span class="EOP SCXW254989100 BCX8" data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Non si ha certezza degli anni di edificazione, tuttavia è certo che si tratti di una struttura di origini antichissime: la prima menzione storica della chiesa risale al 795 durante il pontificato di papa Leone III ed è ricordata come un’antica diaconia romana. Secondo la leggenda la chiesa prende il nome dal martire Eustachio, al secolo Placido, centurione dell’Impero Romano vissuto durante l’impero di Adriano. Dopo aver rinnegato la neonata religione cristiana durante una battuta di caccia, ha in visione un cervo con una croce sulla fronte, immagine che successivamente diventa simbolo del santo. Con questa visione inizia la sua conversione al cristianesimo, seguita dal martirio subìto per aver rinnegato gli Dei della tradizione. Si narra, quindi, che Eustachio, con la moglie e i figli, viene ucciso divorato dai leoni. Circa due secoli dopo questa esecuzione (di cui non c’è alcuna prova storica), quando con l’Editto di Costantino la religione cristiana viene legittimata, nel luogo in cui sorgeva la sua casa e in cui è giustiziato viene edificata la chiesa che ancora oggi porta il suo nome, per volontà dell’Imperatore stesso. Della struttura originaria non si sa molto e quello che si può osservare oggi è in realtà il frutto di una serie di rifacimenti di cui il primo, in ordine storico, risale al 1195 quando, su richiesta di papa Celestino III, in cui la chiesa fu oggetto di importanti rifacimenti, tra cui l’aggiunta del campanile romanico, aperto da bifore e trifore (oggi parzialmente murate) e ancora visibile. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Prima dell’intervento la chiesa presentava lesioni diffuse all’intradosso e all’estradosso delle volte, concentrate soprattutto in corrispondenza dell’aula centrale e della navata. A valle della progettazione sono state effettuate una serie di indagini preliminari (saggi murari per la definizione della tessitura muraria, indagini georadar per la verifica dello spessore delle volte, indagini endoscopiche per definire la composizione di tutto lo spessore murario, prove di schiacciamento su campioni di pietra, indagini penetrometriche sulla malta, termografie). Sui dati così acquisiti sono state effettuate le analisi strutturali, l’analisi statica delle volte della chiesa non risultava soddisfatte a causa delle tensioni di trazione della muratura sviluppate dalla spinta non contrastata delle volte e soprattutto degli archi di scarico in mattoni pieni. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento progettato ha previsto il consolidamento delle volte e il risanamento delle murature per riportare le tensioni entro limiti di resistenza ammissibili, con operazioni di rimozione di malte incongrue e ricostruzione delle mancanze murarie, ripristino della planarità delle superfici voltate e trattamento sistematico delle lesioni. La progettazione ha interessato anche il dipinto murale presente sulla parete di fondo della sacrestia, si tratta di in intervento di ridipintura eseguito nel corso degli anni ‘90 e che aveva l’obiettivo di risolvere problemi <span class="TextRun SCXW60470935 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW60470935 BCX8">strutturali e difetti di adesione e fratturazione della superficie originaria sottostante. Il dipinto necessitava di riacquisire la sua planarità, in primis per la sua conservazione e la stabilizzazione delle sue condizioni, ma anche per una unitarietà estetica.</span></span><span class="EOP SCXW60470935 BCX8" data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 67] → titolo_accordion_single: id 90-SM della Pace - RESTAURO DELLA FACCIATA E DEI PROSPETTI LATERALI, RIQUALIFICAZIONE DELLA PIAZZA
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 67] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001270006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 1.100.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">RIONE PONTE, VIA ARCO DELLA PACE 5</span></p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Inquadramento Storico</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La chiesa, con la sua architettura rinascimentale e barocca, è distinta da un’elegante facciata simmetrica in bianco travertino, nella quale la parte basamentale risulta in aggetto rispetto al fondo della quinta prospettica dello spazio urbano della piazza, così concepita da Pietro da Cortona (1597-1669) nel XVII secolo, su commissione di papa Alessandro VII della Rovere (1599-1667), con l’intento di dare il massimo risalto alla curva costituita dal portico addossato alla facciata della chiesa. L’architetto ricostruì la facciata, collegando il portico con le vie laterali e aprendo davanti uno spazio “ad imbuto” che si allarga verso via della Pace, una delle più antiche e frequentate del rione. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":276}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Utile supporto per le scelte metodologiche e operative fatte in fase di progettazione è stato lo studio dei documenti d’archivio, che ha restituito un quadro esaustivo degli interventi di restauro e manutenzione condotti sulla fabbrica. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":276}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Si è proposto un restauro critico-conservativo, volto alla tutela, alla salvaguardia e alla conservazione del bene culturale, considerato in forza dei suoi valori storico-artistici e di autenticità e al carattere identitario per la collettività, secondo i principi della riconoscibilità dell’intervento, della reversibilità, della compatibilità e del minimo intervento. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":276}"> </span></p> <p aria-level="2"><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Progetto di restauro</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La lettura architettonica dei prospetti, diversi tra loro negli elementi architettonici e decorativi, e la classificazione dei materiali costitutivi e delle tecniche esecutive e di restauro impiegate nel tempo, ha rappresentato il primo passo per la definizione dello stato di conservazione delle superfici esterne, con l’individuazione delle diverse patologie per singoli materiali. Appare immediatamente chiaro come le problematiche da affrontare siano fortemente differenziate a seconda del fronte che si esamina.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le principali alterazioni dei materiali rilevate permettono di caratterizzare i fenomeni di degrado, relativamente ai diversi materiali.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Nell’intervento di restauro si è cercato di privilegiare quelle scelte che, pur conservando con il massimo rispetto, i materiali e gli elementi esistenti, portino ad una comprensione completa e profonda del monumento e contribuiscano a facilitarne la lettura</span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 68] → titolo_accordion_single: PNRR_CM_91-SM Orazione e Morte - RESTAURO DEGLI APPARATI DECORATIVI INTERNI
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 68] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001260006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 900.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">VIA GIULIA, 262 00186 ROMA (RM)</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Inquadramento Storico</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte è una chiesa di Roma, nel rione Regola, situata in Via Giulia, tra l’arco Farnese e l’adiacente Palazzo Falconieri. L’edificio fu eretto dalla confraternita omonima nel 1573 insieme all’oratorio annesso; tale confraternita aveva come scopo quello di dare sepoltura ai morti, trovati in campagna o annegati nel Tevere, senza identità o comunque che non potevano ricevere degne esequie. La chiesa originaria era a navata unica, rettangolare. Poiché era troppo angusta, fu riedificata nel 1737 da Ferdinando Fuga e consacrata sotto i titoli del SS. Crocifisso e della Beata Vergine da Cristoforo d’Almeida, arcivescovo di Perge, il 20 ottobre 1738. Il Fuga contemplò la Demolizione della vecchia chiesa cinquecentesca e la realizzazione al suo posto di un nuovo impianto, a forma ellittica, con l’asse maggiore perpendicolare alla facciata, allineata su via Giulia. Sul perimetro dell’ellisse furono aperte quattro cappelle radiali, poco profonde, chiuse da semicolonne sormontate da un timpano triangolare che conferiscono un andamento leggermente concavo-convesso all’impianto. Oltre alla chiesa, vennero costruiti anche un oratorio e un vasto cimitero, in parte sotterraneo ed in parte sulle rive del Tevere, cimitero che fu quasi completamente distrutto nel 1886 con la costruzione dei muraglioni del Tevere. L’interno presenta diverse opere notevoli: Sant’Antonio Abate e San Paolo di Tebe e San Simeone Stilita, affreschi distaccati di Giovanni Lanfranco; una copia del San Michele Arcangelo di Guido Reni; all’altar maggiore la Crocifissione di Ciro Ferri (1680 circa); Riposo in Egitto di Lorenzo Masucci (1750). Ma soprattutto è da ricordare la cripta sotterranea, un tempo cimitero della confraternita dove furono inumate dal 1552 al 1896 più di 8000 salme. Oggi si presenta come un ossario, dove tutto (decorazioni, sculture e lampadari) è fatto con ossa e scheletri; nell’Ottocento serviva da scenografia per le sacre rappresentazioni che si avvalevano di statue di cera a grandezza naturale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La facciata</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La facciata della Chiesa di S. Maria dell’Orazione e Morte corrisponde al progetto di Fuga; si distinguono due partizioni, una orizzontale che prevede una suddivisione in due ordini sovrapposti, sormontati ciascuno da un timpano curvilineo, di cui quello inferiore spezzato, per poi essere definita superiormente da un timpano triangolare di coronamento, e una verticale che prevede una parte centrale più dilatata, comprendente inferiormente la bucatura d’ingresso, racchiusa da un timpano semicircolare, e superiormente, un finestrone centrale con balaustra. Ai lati dell’ingresso due colonne in successione ravvicinata sono chiuse lateralmente da una parasta. Il campanile, coronato in sommità da una clessidra e dalla croce, si erge sul tiburio della cupola, ma collocato in posizione arretrata rispetto alla facciata.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Progetto di Restauro</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento di restauro degli apparati decorativi della Chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte mira a recuperare e valorizzare gli elementi costitutivi di un’architettura tardo-barocca di particolare interesse, caratterizzata da un’importante collezione di arte sacra che attraversa i secoli. L’obiettivo è potenziare l’offerta culturale e l’attrattività turistica a livello nazionale attraverso operazioni mirate al risanamento delle superfici e degli apparati decorativi della chiesa.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":276}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Considerando la rilevanza storico-artistica del bene, il progetto di restauro mira a ristabilire le condizioni conservative degli apparati decorativi, facilitando al contempo una corretta lettura dei manufatti, in conformità con i principi del minimo intervento, della massima selettività e della reversibilità delle operazioni.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":276}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Lo stesso approccio è stato adottato per la valutazione e il restauro della struttura interna della cantoria, dove le indagini hanno evidenziato un significativo degrado della struttura lignea.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":276}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 69] → titolo_accordion_single: id 92 - Chiesa di S. Maria del Suffragio: restauro conservativo della facciata principale della chiesa e del complesso conventuale su via dei Bresciani e monitoraggio strutturale
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 69] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001250006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 800.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Ponte; Via Giulia 59A, 00186 Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il complesso conventuale della chiesa di Santa Maria del Suffragio, risalente ai rimi anni del Seicento, si affaccia su Via Giulia all’angolo con Via dei Bresciani, ed è costituito dall’Oratorio del Suffragio, dagli spazi secondari della chiesa e dalle abitazioni dell’Arciconfraternita. L’immobile è articolato su un piano seminterrato e quattro piani fuori terra: il piano nobile, l’ammezzato, e due livelli superiori, dai quali si giunge alla terrazza e al sottotetto; le facciate, interamente intonacate, sono incorniciate da lesene a imitazione del travertino; la fascia marcapiano e la cornice a guscio sommitale sono anch’esse intonacate con finitura a imitazione del travertino, come anche le mostre delle finestre dei due ordini superiori; le finestre dell’ammezzato, del piano nobile e del piano seminterrato, le mostre delle porte e il portale principale dell’Oratorio sono invece in travertino, così come lo zoccolino basamentale. La facciata su Via Giulia presenta tutte le finestre del mezzanino tamponate e intonacate: al di sotto della tinteggiatura rosso-bruna era possibile intravedere tracce di decorazione celeste, a rappresentare finte vetrate a trompe-l’oeil. Nell’Oratorio, riccamente decorato con affreschi e tele, si rilevano tracce di interventi ottocenteschi e modifiche avvenute nel Novecento. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il manto di copertura e la struttura lignea a capriate del sottotetto si presentava fortemente ammalorata e bisognosa di interventi di revisione anche sotto il profilo strutturale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima dell’intervento di restauro conservativo, entrambe le facciate dell’Oratorio presentavano diffusi fenomeni di degrado: umidità di risalita con distacchi ed esfoliazioni dell’intonaco, rappezzi e integrazioni eseguite con malte non omogenee per qualità, colore e finitura; era inoltre evidente un quadro fessurativo significativo, particolarmente rilevante su Via Giulia, con lesioni passanti presenti soprattutto nella fascia centrale. La caratteristica più evidente era però la disomogeneità cromatica delle superfici lapidee e intonacate: il colore di fondo marrone-rossiccio scuro, applicato sull’intonaco a ricomprendere anche la cornice sommitale, si era conservato solo sulla cornice stessa, protetta dall’azione delle piogge, e in alcune porzioni residuali al di sotto della fascia marcapiano e all’interno delle finestre tamponate; le vastissime aree in cui la finitura dell’intonaco era stata dilavata dagli agenti atmosferici lasciavano esposto il fondo, di prevalente colorazione violacea, e superfici giallo-brune in corrispondenza delle mostre delle finestre.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto il consolidamento strutturale e il restauro conservativo delle facciate e la riparazione della copertura lignea. È stato eseguito il rinforzo delle murature d’appoggio della copertura per contenere il meccanismo di apertura delle facciate angolari, il rifacimento e l’integrazione dell’orditura lignea del tetto e la sostituzione del solaio del sottotetto interessato da un importante deterioramento. Il manto di copertura è stato ricomposto secondo la tipologia tradizionale (tavelloni/pianelle e coppi), dotandolo di adeguata impermeabilizzazione. È stata inoltre realizzata la ricostruzione dei lucernari e il ripristino dei comignoli, la sostituzione dei sistemi di raccolta delle acque e il consolidamento delle murature lesionate con iniezioni a base di calce idraulica. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le superfici delle facciate, terminata la fase della pulitura, hanno restituito la tecnica esecutiva originale: un intonaco di fondo a calce e pozzolana (da cui il caratteristico colore violaceo) con una pregiata finitura di colore bianco in toni ‘freddi’ per il fondo, che diventa un bianco caldo con toni dorati sugli elementi trattati a imitazione del travertino. La colorazione rosso-brunastra apparteneva evidentemente a una fase tarda, e andava a obliterare le partizioni originali con una copertura a colore molto uniforme e molto lontana dall’aspetto che l’edificio originale presentava. Il fondo dell’intonaco, che mostrava una superficie completamente erosa e micro-fessurata, in particolare ai livelli inferiori, è stato consolidato e risarcito con una malta appositamente confezionata utilizzando gli stessi leganti e inerti per ottenere la massima compatibilità chimico-fisica; su questa superficie è stata stesa una serie di velature a latte di calce per restituire le colorazioni chiare originali del fondo e degli elementi architettonici, mentre gli elementi in travertino sono stati sottoposti a pulitura, imperniatura delle porzioni fratturate e stuccatura. Le finestre dipinte a trompe-l’oeil, al di sotto della tinteggiatura rosso-bruna, hanno svelato la caratteristica partizione degli infissi vetrati in legno con gli antichi ferma-vetri in ferro. Alcune finestre del piano mezzanino, sfuggite ai rifacimenti otto-novecenteschi, presentavano ancora la stessa tipologia di infissi, che sono stati anch’essi sottoposti a restauro conservativo.</span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 70] → titolo_accordion_single: id 93-Palazzo Cesi - restauro del portale e verifica dello stato della facciata e costituzione di un itinerario tematico della Roma Picta
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 70] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001240006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 700.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Via degli Acquasparta, 2 Rione Ponte, 00100 Roma</span><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Inquadramento Storico</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p aria-level="2"><span data-contrast="auto">Il Palazzo fu fatto costruire dai Gaddi, ricca famiglia di mercanti fiorentini, già affermatasi in Roma sin dal ‘400. L’autore è rimasto, purtroppo, ignoto. Attraverso una riproduzione custodita nel Museo “Albertina” di Vienna, è possibile farsi un’idea delle mirabili decorazioni, con affreschi a chiaroscuro e graffiti, che impreziosivano la facciata su via della Maschera d’Oro, successivamente andate in rovina e irrimediabilmente perdute in quanto ricoperte con vernice. Il palazzo passò, successivamente, ai Rossi di San Secondo. Poi, nel 1567, il Conte Sigismondo de ROSSI di Sansecondo lo rivendette ad Angelo Cesi, figlio di Giangiacomo Cesi e di Isabella di Alviano. Dai CESI venne, quindi, dato in locazione nel 1570 a D. Ugo Boncompagni, che lo occupò fino alla sua elezione al soglio pontificio (col nome di Gregorio XIII), dopodiché tornò nella disponibilità della famiglia Cesi. Le successive vicende dell’edificio, che da allora assunse la denominazione di Palazzo Cesi, lo videro ceduto nel 1798 ad Ulisse Pentini, quindi acquistato dal barone Camuccini (figlio del celebre pittore Vincenzo), che nel 1855 lo rivendette ad un nobile britannico, il duca di Northumberland. Fu poi ceduto ai Santarelli e, infine, nel 1929, al signor Salvatore Buffardi. Nel 1940, in seguito ad esproprio, il palazzo passò al Ministero della Guerra, per essere adibito a sede del Tribunale Militare di Roma. Oggi accoglie il Consiglio della Magistratura militare e gli Uffici giudiziari militari superiori.</span><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Facciata stato attuale</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Allo stato attuale le principali problematiche di degrado rilevate sulla facciata di palazzo CESI, lato via della Maschera d’Oro provengono dall’intervento edilizio, avvenuto tra gli anni 1998 e 1999, di rifacimento dell’intonaco dell’intera facciata ivi comprese le opere di restauro degli elementi di architettura: portale, finestre, marcadavanzali, e fors’anche la riedizione del cornicione.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Elemen7 di degrado dovuto alla presenza di fili elettrici posti in vista cosi come alcune cassette, telecamere, sensori etc.. sono circoscritti nelle aree di bordo della facciata.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Anche nell’anno 1965 era stato eseguito un intervento edilizio sulla facciata. I lavori interessarono l’intera fascia di basamento a terra per un’altezza di circa mt 2,00. Furono esegui7: la spicconatura dell’intonaco esistente, la realizzazione di nuovo intonaco, la collocazione per l’intera lunghezza del basamento di lastre di traver7no alte circa mt 1,00 – tutt’ora presente.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il risultato finale, ancora in a-o, e costruito da una tinteggiatura colore ocra arancio con sfumature sovrapposte colore perlaceo dato su intonaco spesso da 3 a 5 mm, materiale questo alquanto</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">consistente steso con una tecnica che mantiene in evidenza gli inerti e che conferisce alla superficie un effetto granuloso.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Facciata PROGETTO</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Per quanto concerne gli interventi di restauro delle pareti della facciata, essi saranno volti al recupero delle tracce, qualora esistente, delle pitture originali.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Se la facciata risulterà essere interessata dalla presenza di decorazioni, si procederà con la rimozione degli strati sovrammessi con bisturi previa applicazione di compresse di cellulosa, imbevute con soluzioni di sali inorganici </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Per quanto concerne, invece, il trattamento superficiale delle restanti parti d’intonaco prive di decorazioni, si prevede l’esecuzione di giustapposizioni di scialbature, eseguite a base di latte di calce e terre naturali,</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p> </p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 71] → titolo_accordion_single: id 94 - S. Lucia del Gonfalone
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 71] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C22000640006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 900.000,00</p> <p><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="none">Municipio I; Rione: Regola; Via dei Banchi Vecchi, 12; CAP: 00186 Roma</span><span data-ccp-props="{"134233117":true,"134233118":false,"201341983":0,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La chiesa di S. Lucia del Gonfalone sorge in via dei Banchi Vecchi, nel rione Regola, centro storico di Roma. La sua storia si lega alla fondazione e allo sviluppo dell’Arciconfraternita del Gonfalone. Le notizie sulla chiesa risalgono al primo XIII secolo; l’edificio – dal ricco passato rinascimentale – si presenta oggi nel suo assetto sostanzialmente ottocentesco quale risultato programmatico dell’integrale rifacimento strutturale e decorativo avvenuto sotto il pontificato di Pio IX, tra il 1863 e il 1867. Intorno al 1761, furono intrapresi importanti lavori di restauro, coordinati dall’architetto Marco David, responsabile della facciata in laterizio con elementi in travertino. L’interno, al contrario, si presenta nella sua veste ottocentesca, frutto della radicale riforma operata dall’architetto Francesco Azzurri, il quale, pur conservando la pianta ad aula unica, ne modificò l’assetto originario, progettando una grandiosa volta a botte ed ampliando il numero delle cappelle circostanti, anch’esse voltate a botte. Inalterata nella sua configurazione ottocentesca, S. Lucia del Gonfalone si pone come emblematico esempio delle campagne di restauro promosse da papa Mastai Ferretti, offrendo un percorso intatto ed essenzialmente integro – ancorché molto deperito in conseguenza delle mancate manutenzioni – della produzione artistica e architettonica della Roma del secondo XIX secolo. E’ rimasta infatti inalterata nelle sembianze neorinascimentali; gli enfatici e vigorosi affreschi di Cesare Mariani documentano iconograficamente le attività assistenziali svolte dall’Arciconfraternita del Gonfalone nell’intercessione per la liberazione degli schiavi e nelle opere di redenzione dei peccatori, oltre a stabilire i legami della chiesa con la Vergine Santissima e con il dogma dell’Immacolata Concezione (stabilito da Pio IX), restituendo inoltre pregnanza alla visione di San Bonaventura, collegata alla fondazione del pio sodalizio romano.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento di restauro delle superfici volge alla tutela e salvaguardia del complesso dei beni artistici, inscindibilmente legati alla storia dell’edificio. Esso ha previsto il restauro conservativo ed estetico delle superfici del presbiterio – dall’abside affrescata da Cesare Mariani con la Visione di San Bonaventura alle pareti ai lati dell’altare maggiore, all’altare ideato da Marco David nel XVIII secolo, includente la venerata icona mariana (sec. XVI) che sarà oggetto di un prossimo intervento – e di due cappelle laterali, del Crocifisso e Barbarigo, entrambe integralmente rivestite da decorazioni murali ottocentesche. I lavori sono stati preceduti da una campagna di indagini stratigrafiche per l’individuazione della metodologia operativa più appropriata e in sede di cantierizzazione hanno richiesto la realizzazione di opere provvisionali interne, complesse e articolate. Gli obiettivi e le finalità dell’intervento sono consistiti in una serie di operazioni atte a scongiurare la perdita di elementi costitutivi e decorativi che appartengono a una delle più rilevanti e significative emergenze monumentali della storia dell’arte e dell’architettura italiana.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 72] → titolo_accordion_single: id 95 - Oratorio di S. Lucia del Gonfalone: restauro delle superfici decorate interne
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 72] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001410006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 400.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW189988699 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW189988699 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW189988699 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW189988699 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW189988699 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Roma</span><span class="NormalTextRun SCXW189988699 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> – Municipio I – Rione Ponte – Via del Gonfalone, 32</span></span><span class="EOP SCXW189988699 BCX8" data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span class="NormalTextRun SCXW131853836 BCX8">La sua costruzione risale alla metà del XVI secolo quando viene realizzata una sopraelevazione sulla preesistente chiesa di S. Lucia Vecchia, chiesa annoverata già dal 1187 fra le filiali di S. Lorenzo in Damaso, ed in cui si riuniva la Confraternita del Gonfalone già dalla fine del XV secolo. Lo spazio dell’oratorio si articola su uno vano a pianta rettangolare preceduto da un atrio, le pareti accolgono un importante ciclo pittorico, eseguito tra il 1569 e il 1576, che rappresenta il primo esempio di quel genere di pittura ispirata agli ideali etici ed estetici della Controriforma, che continuò a dominare la cultura artistica </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW131853836 BCX8">Italiana</span><span class="NormalTextRun SCXW131853836 BCX8"> ed Europea per almeno due secoli. Il ciclo è scandito in dodici episodi: inizia con </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW131853836 BCX8">l´entrata</span><span class="NormalTextRun SCXW131853836 BCX8"> in Gerusalemme, prosegue con </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW131853836 BCX8">l´Ultima</span><span class="NormalTextRun SCXW131853836 BCX8"> Cena, </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW131853836 BCX8">l´Orazione</span><span class="NormalTextRun SCXW131853836 BCX8"> </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW131853836 BCX8">nell´orto</span><span class="NormalTextRun SCXW131853836 BCX8">, la Cattura di Cristo, Cristo davanti a Caifa, la Flagellazione, </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW131853836 BCX8">l´Incoronazione</span><span class="NormalTextRun SCXW131853836 BCX8"> di spine, </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW131853836 BCX8">l´Ecce</span><span class="NormalTextRun SCXW131853836 BCX8"> Homo, la Salita al Calvario, la Crocifissione e si conclude con la Resurrezione. Le scene sono inquadrate da una intelaiatura architettonica formata da colonne tortili ispirate alle colonne vitinee </span><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW131853836 BCX8">dell´antica</span><span class="NormalTextRun SCXW131853836 BCX8"> Basilica di San Pietro, che provenivano, secondo una antica leggenda, dal Tempio di Salomone. Sopra ogni episodio sono raffigurati un Profeta e una Sibilla, suddivisi da una edicola architettonica, che racchiude una figura allegorica dipinta in monocromo. L’aula dispone di una cappella in cui è posizionato l’altare maggiore e due porte laterali situate a metà delle pareti più lunghe, una con accesso ad un cortile aperto e l’altra connessa ad ambienti che, come quelli dietro l’abside dell’Oratorio, probabilmente fungevano da sagrestia e da magazzini per il deposito di oggetti liturgici. La copertura è costituita da una struttura portante in legno con capriate, travi, travetti e manto in pianelle, strato impermeabilizzante e coppi. A seguito delle ispezioni effettuate si è preso atto dell’avanzato stato di degrado della copertura (fenomeni fessurativi presenti su puntoni e pianellato, infestazioni biologiche su travature, deformazioni plastiche di numerosi travetti e distacchi localizzati). La suddetta condizione sommata al difficile accesso al sottotetto (che avviene attraverso una piccola botola) avrebbe implicato l’utilizzo di importanti opere provvisionali operazione non attuabile con i fondi a disposizione. Tutto ciò ha indotto a stralciare quanto previsto in fase preliminare per gli interventi in copertura. La progettazione si è quindi concentrata sulle altre porzioni dell’immobile: il restauro del prospetto principale su via del Gonfalone (</span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW131853836 BCX8">descialbo</span><span class="NormalTextRun SCXW131853836 BCX8"> totale dello strato di finitura, consolidamenti dell’intonaco, stuccature, reintegrazioni volumetriche del modellato a stucco, velatura finale), il restauro della cancellata esterna in ferro e relativa pavimentazione in sanpietrini, la revisione del soffitto ligneo dell’atrio e solaio soprastante (rimozione meccanica con spazzole e bisturi, consolidamento della pellicola pittorica tramite impregnazioni, reintegrazioni materiche degli elementi lignei non più idonei, velatura finale), il restauro della pavimentazione (169,22 mq) in cotto bicromo intarsiato a <span class="TextRun SCXW28802157 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW28802157 BCX8">campi geometrici dell’aula affrescata (reintegrazioni materiche, stuccature, consolidamenti dello strato sottostante, strato di protezione) e il recupero della statua lignea di Santa Lucia posta in una nicchia dell’atrio dell’oratorio (indagini preliminari per la verifica dell’essenza lignea, disinfezione anossica, trattamento antitarlo, pulitura con pennellesse, iniezioni di resina per consolidare la struttura lignea completamente compromessa).</span></span><span class="EOP SCXW28802157 BCX8" data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 73] → titolo_accordion_single: id 96 - Chiesa SS. Trinità dei Pellegrini: verifica sismica e miglioramento della vulnerabilità dell'intero complesso, consolidamento della crociera, impianti tecnologici, restauro delle superfici decorate dell’interno, con recupero e sistemazione dei beni dell’arciconfraternita fondata da S. Filippo Neri
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 73] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001390006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.500.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW121249326 BCX8" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW121249326 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW121249326 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW121249326 BCX8" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW121249326 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span><span class="NormalTextRun SCXW121249326 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Roma, Municipio I – </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW121249326 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Rione</span><span class="NormalTextRun SCXW121249326 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW121249326 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Regola</span><span class="NormalTextRun SCXW121249326 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">, Piazza della Trinità </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW121249326 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">dei</span><span class="NormalTextRun SCXW121249326 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> Pellegrini, 1, 00186</span></span></p> <p><span data-contrast="none">La Chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini insiste all’angolo tra Piazza della SS. Trinità dei Pellegrini, Via dei Pettinari e via di San Paolo alla Regola ed è inserita in un complesso articolato in chiesa, refettorio, sacrestia e oratorio le cui origini risalgono all’istituzione della cinquecentesca Arciconfraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti fondata da san Filippo Neri. L’aula della chiesa presenta una navata centrale coperta da volta, sei cappelle laterali e un sistema di copertura del transetto con cupola su tamburo. Le superfici interne sono rivestite da apparati pittorici murali del XVII, XVIII e XIX secolo, stucchi dorati, scagliola e altari in marmo policromo. La rimozione della decorazione a finti lacunari della volta, riferita all’intervento di Antonio Sarti (prima metà del XIX sec.) è avvenuta nel 1963. Il cosiddetto piccolo refettorio, parte superstite dell’antico ospedale per i Pellegrini demolito nella prima metà del XX secolo, conserva una cospicua serie di pregevoli  monumenti lapidei. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento attuale si concentra su tre ambiti principali: riduzione della vulnerabilità sismica della navata e della copertura; restauro delle superfici decorate delle cappelle; restauro delle superfici del refettorio e sul prospetto esterno di quest’ultimo. Le azioni strutturali riguardano il consolidamento della volta della navata, il miglioramento delle capacità resistive degli elementi di copertura lignei e la riparazione di elementi strutturali connessi alla cantoria e al sottotetto, nonché l’installazione di dispositivi per la sicurezza e la manutenzione della copertura. Il progetto di restauro comprende rilievo metrico e fotografico, saggi di pulitura, indagini multispettrali e analisi stratigrafiche su micro campioni finalizzate all’individuazione di stratigrafie pittoriche e caratteristiche dei materiali. Sono previsti il restauro conservativo delle decorazioni delle sei cappelle, il trattamento delle pareti alte della navata, della controfacciata e della bussola d’ingresso, nonché il restauro delle superfici non decorate del refettorio e il rifacimento pittorico del prospetto esterno. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Le lavorazioni sono pianificate in modo da garantire l’autonomia funzionale degli interventi nel refettorio rispetto a quelli nella chiesa e consentire l’uso dell’edificio per le funzioni liturgiche, limitando i periodi di indisponibilità. Nel refettorio è previsto anche il rinnovo dell’illuminazione con sistema a gestione programmabile per migliorare l’efficienza energetica e la tutela delle superfici decorate. Il progetto include <span class="TextRun SCXW206044259 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW206044259 BCX8">verifiche sulla titolarità e sulla disponibilità delle aree interessate. Le indagini diagnostiche e il rilievo laser scanner supportano la programmazione degli interventi e la definizione delle priorità per la conservazione, prevedendo misure di pronto intervento per aree non immediatamente accessibili</span></span></span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 74] → titolo_accordion_single: id 97 - Chiesa SS. Giovanni Evangelista e Petronio dei Bolognesi: restauro delle superfici dipinte, miglioramento della fruibilità e dell’accessibilità
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 74] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000630006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 400.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I – Rione Regola, via del Mascherone, 60, 00186</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’edificio è stato realizzato su progetto di Ottaviano Mascherino ed è presenta una ricca decorazione interna eseguita da artisti bolognesi. Le superfici oggetto di intervento comprendono il presbiterio, l’archivolto decorato a trompe-l’oeil e le pareti laterali con rivestimenti pittorici; l’altare maggiore conserva marmi, stucchi e una pala d’altare (Madonna con Bambino e Santi) di Giovanni Andrea Sirani. La chiesa è proprietà dell’Arciconfraternita dei Santi Giovanni e Petronio dei Bolognesi, istituita con approvazione papale nel 1575 ed è sottoposta a vincoli di tutela e ad accordi di programma ai sensi della normativa vigente; la decorazione presenta stratificazioni artistiche dei secoli XVII-XIX.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto il restauro conservativo ed estetico delle superfici dipinte e decorate del presbiterio e degli elementi connessi, con interventi di natura conservativa ed estetica. Sono state oggetto di intervento il rivestimento trompe-l’oeil dell’archivolto attribuito ad Achille Cavazzuti (prima metà XIX secolo), le pareti laterali sempre a trompe-l’oeil attribuite a Pompeo Aldrovandini (primo quarto XVIII secolo) e il complesso dell’altare maggiore composto da marmi, stucchi e dalla pala di Giovanni Andrea Sirani (metà XVII secolo) che con l’occasione è stata accuratamente depolverata, avendo constatato la stabilità del supporto ligneo e della tela. Le operazioni sono state focalizzate quindi sul consolidamento delle superfici, la pulitura, l’integrazione pittorica e il ripristino cromatico secondo criteri di minima invasività e compatibilità con i materiali originali, al fine di assicurare la leggibilità e la stabilità delle superfici decorate.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha mirato anche a migliorare la fruibilità e l’accessibilità degli spazi interni, rendendo più agevole la percezione degli apparati decorativi senza alterare l’assetto storico. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’azione condotta si è inserita nel solco degli interventi promossi dalla SSABAP Roma e già precedentemente eseguiti. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 75] → titolo_accordion_single: id 98 - Oratorio di Santa Caterina dei Senesi: monitoraggio strutturali e restauro degli apparati decorativi mobili e immobili
Gruppo di Accordion [riga 2] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 75] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000620006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 300.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio I; Rione Regola (Rione VII); Via di Monserrato 111; CAP 00186 Roma</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’Oratorio di Santa Caterina dei Senesi fa parte del complesso dell’Arciconfraternita dei Senesi ed è connesso alla chiesa che si affaccia su via Giulia. L’impianto originario risale al 1526 e venne realizzato da Baldassarre Peruzzi; a partire dal 1767 vennero condotti importanti interventi di restauro eseguiti su progetto di Paolo Posi. All’interno sono presenti affreschi attribuiti a Giovan Battista Marchetti e a Tadeus Kuntze; la pala d’altare con la Resurrezione è il capolavoro di Girolamo Genga, legato da un rapporto di fraterna amicizia con Raffaello e dalla comune provenienza urbinate, datato al primo Cinquecento. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto il monitoraggio strutturale e il restauro degli apparati decorativi mobili e immobili della sala principale e dell’anticamera. Fase propedeutica ai lavori è stata l’esecuzione del rilievo geometrico mediante acquisizione di nuvole di punti e ortofotografie in scala 1:1, l’individuazione dei materiali (dipinto murale, dipinto su tavola, dipinto su tela, elementi in stucco e metallici) e la lettura del degrado. Si è predisposto un sistema di monitoraggio digitale delle fessurazioni con sensori di spostamento e centralina wireless per rilevazioni continue e accesso remoto ai dati. Le azioni conservative sono state orientate all’arresto dei processi degradativi e al mantenimento dell’autenticità materiale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha interessato sia le superfici architettoniche decorate sia gli apparati mobili presenti, con l’obiettivo di preservarne conservazione e favorirne la fruizione nel rispetto delle disposizioni normative sui beni culturali.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → titolo_accordion: 03 - #Lacittàcondivisa
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 1] → titolo_accordion_single: id 222 – Area archeologica Sud Ovest della Città Sport nell'area di Tor Vergata: scavi archeologici, restauri e valorizzazione
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 1] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001290006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.700.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW151601327 BCX8" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW151601327 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW151601327 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW151601327 BCX8" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW151601327 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span></span><span class="TextRun SCXW151601327 BCX8" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW151601327 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio:  Roma</span><span class="NormalTextRun SCXW151601327 BCX8" data-ccp-parastyle="Subtitle"> VI; Rione: Tor Vergata; Via: Viale dell’Archiginnasio / Via di Passo Lombardo; CAP: 00133 Roma (RM)</span></span></p> <p><span data-contrast="none">L’area di intervento si colloca nella porzione sud-occidentale del comparto denominato ‘Città dello Sport’ in località Tor Vergata, tra l’autostrada A1 e Viale dell’Archiginnasio. Prima dell’intervento si presenta come un ambito caratterizzato da preesistenze archeologiche diffuse: resti di una villa rustica (domus rustica), tracciati viari, necropoli, sistemi di drenaggio e manufatti produttivi con stratificazioni dall’età repubblicana fino all’età tardoantica. Le indagini archeologiche preventive iniziano il 24 luglio 2006 e documentano una frequentazione pluristratificata con utilizzo del territorio dal IV secolo a.C. al VI secolo d.C.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">In particolare nell’area denominata “Area Casali” i dati di scavo attestano frequentazioni del VI secolo d.c. che raccontando una fase di vita, probabilmente l’ultima, della villa rustica esistente già in età repubblicana. L’area è soggetta a vincoli paesaggistici e archeologici e risulta in prossimità di interventi moderni dovuti alla realizzazione del Palazzo dello Sport.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento prevede scavi archeologici, operazioni di restauro conservativo e misure di protezione e valorizzazione finalizzate alla fruizione pubblica. Le attività includono il consolidamento delle strutture murarie e delle pavimentazioni superstiti, la rimozione dei depositi sovrapposti, la diserbo e il trattamento fitosanitario, nonché la sistemazione dei piani di calpestio e delle aree esterne. È prevista la realizzazione di una copertura leggera e parziale a protezione della porzione più significativa della domus, con appoggi puntuali e fondazioni discontinue per ridurre l’impatto sulle stratigrafie archeologiche. Sono inoltre previste passerelle di visita, segnaletica informativa, illuminazione e impianti autonomi per alimentazione ed irrigazione, progettati per minimizzare le interferenze con le emergenze archeologiche. Tutte le operazioni si svolgono con personale specializzato nel rispetto delle normative di settore e delle prescrizioni di tutela.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il progetto favorisce la fruizione mediante percorsi accessibili e privi di barriere, passerelle per l’osservazione con punti informativi e supporti multimediali (QR code) e aree di sosta ombreggiate con pergolati lignei. L’accesso è garantito dalla viabilità esistente (via di Passo Lombardo e Viale dell’Archiginnasio) e la sistemazione paesaggistica utilizza specie arbustive e arboree autoctone e filari ornamentali che richiamano la vocazione agricola storica del sito. L’intervento è progettato per limitare le interferenze con le opere presenti nell’intorno urbano e in maniera da facilitare le opere di manutenzione ordinaria. Sono previste opere di valorizzazione in grado di garantire la sostenibilità della fruizione.</span><span data-contrast="none"> </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 2] → titolo_accordion_single: id 224 - Chiesa SS Marcellino e Pietro ad duas lauros - Mausoleo di S. Elena: manutenzione e completamento dell'allestimento
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 2] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000640006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 700.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="auto">Municipio: V; Rione: Prenestino-Labicano; Via Casilina 641; CAP: 00132 </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il bene oggetto dell’intervento è il Mausoleo di S. Elena, inserito nel complesso della Chiesa SS. Marcellino e Pietro ad duas lauros, di proprietà demaniale e sottoposto a vincolo ai sensi del D.lgs. 42/2004 (DM 18/3/94). Prima dell’intervento si presentavano fenomeni di degrado sulle superfici storiche, criticità nella regimentazione delle acque meteoriche e limiti dell’allestimento espositivo che ne hanno ridotto la fruizione pubblica. Sono state effettuate indagini conoscitive, rilievi geometrici, analisi materiche e mappature del degrado finalizzate a definire gli interventi di conservazione e il completamento dell’allestimento museale. Il complesso è in gestione, per convenzione, con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto attività di manutenzione e completamento dell’allestimento con azioni mirate: miglioramento della regimentazione delle acque meteoriche e rifacimento della pavimentazione esterna; interventi sulle superfici storiche e sull’arco di ingresso; misure per l’abbattimento delle barriere architettoniche e adeguamento dell’accessibilità per persone con mobilità ridotta; mappatura degrado e schede di restauro per interventi conservativi mirati; redazione del piano di manutenzione. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’obiettivo dell’iniziativa era quello di migliorare la fruizione pubblica del mausoleo e l’accessibilità del complesso, mantenendo la destinazione culturale e il regime di tutela. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 3] → titolo_accordion_single: id 225 - Museo di Malborghetto restauro
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 3] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001450006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Municipio XV,  Via Flaminia Km. 19,4, CAP: 00188</span></p> <p><span data-contrast="auto">Il Museo e l’Area Archeologica di Malborghetto costituiscono un complesso edilizio di pertinenza demaniale lungo la Via Flaminia. Prima dell’intervento si presentavano paramenti murari interni con superfici differenziate (mattoni a vista, intonaci storicizzati, intonaci cementizi e pitture lavabili), volte a botte e a crociera in muratura faccia a vista, pavimentazione in basolato e livelli esterni dei cortili Nord e Sud. Il progetto recepisce le indicazioni degli interventi di restauro precedenti (eseguiti nel 1984 dalla Soprintendenza Archeologica di Roma) e si sviluppa tenendo conto delle indagini stratigrafiche condotte nel maggio 2024. In alcuni ambiti si riscontrano fenomeni di degrado dovuti a umidità di risalita e la presenza di intonaci non compatibili con la materia storica; sono inoltre presenti elementi architettonici di accesso con quote differenziate rispetto alla quota estradossale del basolato della Via Flaminia.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento si articola prioritariamente in opere di restauro dei paramenti murari interni e in interventi connessi allo scavo archeologico. Sulle murature si prevede la rimozione degli intonaci cementizi e delle pitture non compatibili, la sostituzione o integrazione dei laterizi degradati, il ripristino di intonaci e finiture a base di pura calce e trattamenti specifici per i mattoni faccia a vista, volti a preservare le caratteristiche materiche originarie. Al piede delle murature è prevista la reintegrazione della fascia basamentale mediante interventi di consolidamento tradizionale (cuci-suci) per garantire la trasmissione dei carichi al terreno. Sulla pavimentazione in basolato si esegue pulitura e rimozione di depositi biologici. Sono inoltre previste opere per la revisione distributiva: rimodulazione della scala interna tra piano terra e primo con riduzione delle alzate, realizzazione di un pianerottolo di accesso e di una rampa metallica in collegamento alla scala esistente, realizzazione di una scala rimovibile per l’accesso a vani minori e parziale riconfigurazione della scala al piano attico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento mira a migliorare la fruibilità e l’accessibilità del complesso museale, a consentire il raccordo complanare tra gli spazi interni e i cortili esterni e a integrare il cortile Nord nel percorso di visita trasformando una finestra in varco di accesso.  il riallineamento delle soglie d’ingresso per facilitare i percorsi. Il progetto include il recupero delle superfici intradossali del solaio ligneo e la sistemazione del cortile Sud per migliorare la fruizione esterna. L’intervento è complementare ad altri investimenti realizzati e in programmazione dalla Soprintendenza Speciale di Roma e si svolge con misure di tutela dei caratteri storici e materici del bene, nel rispetto delle condizioni di disponibilità demaniale indicate nei documenti.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 4] → titolo_accordion_single: id 226 - Villa di Livia
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 4] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001460006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Municipio XV; Rione: Prima Porta; Via: Via della Villa di Livia; CAP: 00188</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La Villa di Livia è un complesso archeologico in area periurbana presso Prima Porta, caratterizzato da opere murarie, superfici dipinte, mosaici e percorsi di visita. Prima dell’intervento si presentava in uno stato di conservazione differenziato: i dipinti e i mosaici, restaurati nel 2014, risultano in buona parte sigillati, mentre le opere murarie e le coperture moderne mostrano dissesti, fessurazioni, perdita di malta e vegetazione infestante. Le tettoie esistenti e la struttura lignea a protezione del peristilio sono gravemente ammalorate. L’area è soggetta alle disposizioni di tutela del D.Lgs. 42/2004 e connessi provvedimenti; il progetto si basa su rilievi, indagini conoscitive e sulla documentazione stratigrafica esistente.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto prevede il consolidamento conservativo delle opere murarie, il restauro delle superfici dipinte e dei mosaici, la sostituzione delle tettoie gravemente ammalorate e la manutenzione delle passerelle di visita. Le opere di restauro includono pulitura, consolidamento delle parti distaccate, rimozione di stuccature inidonee, integrazione delle stuccature, reintegrazione cromatica nei limiti della distinzione tra originale e apporto, e trattamenti protettivi e manutentivi. Per i mosaici si prevede il ripristino degli allettamenti, interventi di microstuccatura, protezione delle superfici esposte e coperture stagionali. La nuova copertura è progettata con pendenza per evitare ristagni e con materiali e colori coerenti con l’intorno; il sistema di raccolta delle acque è dimensionato in relazione alle superfici e ai punti di scarico individuati. In fase di progettazione sono state effettuate indagini geognostiche, geotecniche, sismiche, prove soniche sui muri e tassellature ispezionarie.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento mira a rendere il sito fruibile e sicuro per i visitatori, preservando i caratteri archeologici e garantendo misure di accessibilità e sicurezza conformi alla normativa vigente. Il percorso di visita è oggetto di manutenzione puntuale per ripristinare il calpestio e i parapetti; le operazioni prevedono anche la rimozione della vegetazione infestante e la sistemazione delle aree perimetrali. Le opere di appoggio alla nuova copertura verranno realizzate con plinti isolati previo accertamento archeologico. È prevista una programmazione della manutenzione periodica, con protezioni temporanee dei mosaici nei periodi di maggiore rischio climatico. L’intervento è complementare ad altri interventi e integrazioni in corso di gestione da parte della Soprintendenza Speciale, al fine di migliorare la fruizione del parco archeologico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p> </p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 5] → titolo_accordion_single: id 227 - Tempio di Minerva Medica: restauro, sistemazione del verde, adeguamento impianti, valorizzazione
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 5] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001050006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 1.200.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I; Rione Esquilino; Via Giolitti; CAP 00185</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il c.d. Tempio di Minerva Medica è un’aula monumentale a pianta centrale decagonale polilobata con cupola di circa 25 m di diametro, realizzata nei primi decenni del IV secolo d.C. Il manufatto insiste in un tessuto urbano caratterizzato da successivi impianti ortivi e da fasi di frequentazione e trasformazione che vanno dall’età repubblicana al tardoantico; il sito è attraversato da evidenze di sistemazioni idrauliche, magazzini e strutture di servizio riconducibili alle fasi pregresse. Indagini stratigrafiche e campagne di scavo condotte negli ultimi decenni hanno documentato la complessità stratigrafica e le numerose fasi costruttive e di riuso, fornendo il quadro archeologico di riferimento per gli interventi di conservazione e fruizione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Sono state eseguite la rimozione della vegetazione infestante e degli attacchi biologici, le risarciture puntuali degli intonaci, sono state realizzate stuccature compatibili con le tecniche di restauro, nonché la ri-creazione della pavimentazione perduta dell’aula con materiali stabilizzati idonei alla fruizione pubblica. Si è realizzato un percorso di visita accessibile e privo di barriere architettoniche, dotato di dispositivi informativi e didattici anche per ipovedenti; è stata inoltre effettuata la ristrutturazione dell’edificio moderno già presente nell’area con un allestimento museale di reperti selezionati che raccontano la storia del sito, anche prima del monumento. Le soluzioni progettuali sono state concepite per limitare al minimo gli scavi e le interferenze con le evidenze archeologiche, prevedendo procedure di cantiere compatibili con la tutela stratigrafica.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento è stato finalizzato all’apertura regolamentata del sito al pubblico e all’inserimento del monumento in percorsi di valorizzazione urbana. La fruizione è supportata da pannelli informativi, dispositivi multimediali e contenuti accessibili a persone con disabilità visive e cognitive; sono inoltre stati inclusi strumenti per la gestione di eventi temporanei senza apportare modifiche permanenti dell’ambiente archeologico. L’intervento ha riguardato anche la sistemazione degli spazi verdi, con punti di sosta e arredi mobili per la didattica anche dei più piccoli. Le attività di valorizzazione hanno tenuto conto degli interventi di consolidamento già eseguiti e delle campagne di scavo precedenti, assicurando integrazione con la programmazione locale e con la conservazione delle testimonianze archeologiche.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p> </p>
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 5] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 6] → titolo_accordion_single: id 230 - Mausoleo Centro Rai, Area archeologica di Grottarossa
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 6] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000880006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.300.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Municipio XV. Via Carlo Emery, via della Stazione di Grottarossa snc (Via Flaminia km 9); 00189 Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha interessato due aree archeologiche che si aprono lungo la Via Flaminia tra il VI e il VII miglio. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Provenendo da Roma, si trova per prima la piana di Grottarossa nella quale sono presenti due mausolei monumentali (del tipo a tamburo cilindrico e del tipo “a torre”), posti sui due lati dell’antico tracciato basolato della Flaminia perfettamente conservato, e un impianto idrico interpretabile come ninfeo o peschiera. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La seconda area, poco più avanti, si trova in corrispondenza dell’ingresso al Centro RAI di Saxa Rubra, e comprende un mausoleo monumentale a tamburo cilindrico, una fornace e un altro tratto di basolato della Flaminia.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Tutti i manufatti, conservati prevalentemente nel nucleo cementizio e pochi brani di rivestimento architettonico, prima dei lavori presentavano significativi fenomeni di degrado, legato prevalentemente alla presenza di vegetazione infestante che ha disconnesso e frammentato in diversi punti il nucleo murario.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Gli interventi hanno previsto la rimozione e il controllo della vegetazione infestante, la pulitura dei depositi incoerenti, il consolidamento e il restauro delle strutture murarie. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Accanto a tali opere sono state effettuate attività per la valorizzazione delle due aree archeologiche al fine di migliorarne l’accessibilità e incrementarne la fruizione. </span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Per quanto riguarda l’area di Grottarossa, è stata realizzata una nuova cancellata d’ingresso e sostituita/integrata la recinzione esistente, ridisegnato il percorso di visita e sostituita la pannellistica esistente con nuovi e più performanti pannelli in doppia lingua e con caratteri anche in braille.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Per quanto riguarda il centro RAI, è stato realizzato un percorso dedicato all’area archeologica, fino ad oggi non raggiungibile in modo diretto, ed è stata sostituita la pannellistica esistente con pannelli in doppia lingua e con caratteri anche in braille. In questo caso i pannelli sono stati posizionati sulla recinzione esterna su strada, in modo da favorire la conoscenza dell’area anche per chi transita all’esterno.</span><span data-ccp-props="{"201341983":0,"335551550":6,"335551620":6,"335559739":0,"335559740":240}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 7] → titolo_accordion_single: id 231 - Villa al Cimitero Prima Porta (Labaro): revisione delle coperture, restauro della muratura e dei pavimenti musivi, fruizione e divulgazione
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 7] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000870006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p><b><span data-contrast="none">Localizzazione:</span></b><span data-contrast="none"> Municipio XV; Rione: Prima Porta (Labaro); Via Flaminia km 14,400; CAP 00138</span><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il sito comprende la Villa al Cimitero Prima Porta, situata nell’area del cimitero Flaminio e articolata in una parte residenziale, un complesso termale e un mausoleo, distribuiti su due terrazze digradanti. Prima dell’intervento le emergenze archeologiche erano esposte e interessate dalla vegetazione infestante, le coperture risultavano ammalorate e le pavimentazioni musive presentano presentavano distacchi, perdite di malta e depositi superficiali. Le indagini preliminari hanno compreso  rilievi tridimensionali e topografici con laser scanner e documentazione fotografica ad alta risoluzione, finalizzati alla lettura stratigrafica e allo studio dei materiali e dei danni.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento ha avuto come obiettivo il miglioramento dello stato di conservazione e valorizzazione el contesto mediante: revisione e manutenzione delle coperture della villa restauro conservativo delle murature.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">E’ stato realizzato  un percorso di visita privo di barriere architettoniche, con nuovi pannelli didattici in lingua inglese.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 8] → titolo_accordion_single: id 232 - Cave di Grotta Oscura
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 8] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000860006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 6.500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Comune: Roma (RM); Municipio: XV; Via di Grotta Oscura snc; CAP: 00188</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il complesso delle cave di tufo di Grotta Oscura si estende lungo la sponda destra del Tevere, in corrispondenza dell’odierna via Tiberina (tra km 4,500 e km 8,500). L’area comprende circa 47 ettari di bosco e un articolato sistema di gallerie ipogee di estrazione del tufo, con fronti e cunicoli di elevato valore archeologico e morfologico. Il tufo estratto è documentato in edifici romani antichi; la zona, inserita nella cartografia paesaggistica regionale come ‘Paesaggio Naturale’ e tutelata, presenta fisionomie vegetazionali ad alta copertura boschiva. Dal 1934 il sito è stato demanializzato a favore del Ministero della Difesa e fino al 2009 le gallerie sono state impiegate per stoccaggio militare; la dismissione ha permesso il trasferimento al demanio dei Beni Culturali. L’area presenta accessi, manufatti d’epoca moderna e un percorso infrastrutturale sotterraneo realizzato nel Novecento.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha dato priorità alla bonifica dalle coperture contenenti amianto, alla rimozione controllata di elementi pericolanti, al rilievo metrico e materico del complesso ipogeo e delle superfici esterne, alla predisposizione dei sottoservizi. Sono state eseguite attività di diserbo selettivo nelle aree di intervento, la demolizione selettiva di manufatti in precarie condizioni e la sostituzione temporanea delle coperture degli edifici considerati recuperabili con soluzioni provvisorie di protezione. Sono altresì state effettuate: l’integrazione della recinzione perimetrale, la bonifica del verde e degli ordigni bellici. Il progetto ha incluso rilievi tridimensionali e la verifica dei cunicoli della cava finalizzati alla successiva musealizzazione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 9] → titolo_accordion_single: id 234 - Chiesa S. Andrea del Vignola: verifica sismica, restauro interni, illuminazione, installazione di telecamere di sicurezza
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 9] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C21000460006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">Municipio XV; Via Flaminia- 00196 Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La chiesa di S. Andrea, progettata da Jacopo Barozzi detto il Vignola, è un piccolo edificio sacro con aula centrale a cupola, presbiterio, due nicchie decorate e una sacrestia addossata. Originariamente cappella extraurbana in ambito semi-rurale, è trasformata in chiesa parrocchiale nel corso del XVI secolo; fra il XIX e il XX secolo sono documentati interventi significativi, fra cui il restauro di Giuseppe Valadier (1828-1829) e campagne di manutenzione nel XX secolo. L’interno conserva apparati pittorici nelle nicchie attribuiti a Pellegrino Tibaldi e una pavimentazione cinquecentesca in laterizi e marmi; il piccolo campanile a vela si affaccia sul retro. L’edificio è soggetto a fenomeni di risalita capillare dell’umidità nelle fasce di zoccolatura e a dissesti localizzati in corrispondenza delle finestre laterali e del tamburo della cupola. Precedenti interventi di restauro (1996-1998; 2018-2020) hanno riportato alla luce finiture antiche e ripristinato in parte il manto di copertura; permangono tuttavia criticità conservative e impiantistiche che ne limitano la piena fruizione.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede la verifica sismica dell’intero complesso e opere di consolidamento locale, fra cui l’inserimento di dispositivi di contrasto delle deformazioni murarie e il ripristino della continuità nelle lesioni strutturali mediante riempimenti e stuccature compatibili. Si prevede il recupero delle superfici interne mediante descialbo selettivo delle tinteggiature sovrapposte, consolidamento delle pellicole pittoriche, integrazioni cromatiche e pulitura delle superfici decorate. Sono programmati interventi per la bonifica dell’umidità di risalita: rimozione degli intonaci di rifacimento alla base, impermeabilizzazione della fascia muraria esterna e applicazione di intonaco macroporoso compatibile. Sulle coperture si interviene per il ripristino del manto di cocciopesto della cupola, la ripresa di porzioni crettate e la sostituzione di lastre d’ardesia danneggiate; è previsto il restauro del campanile e la revisione del sistema campanario con adeguamento del funzionamento delle campane. Il progetto include il recupero della pavimentazione in laterizi e marmi, la revisione degli infissi, l’adeguamento dell’impianto elettrico e dell’illuminazione interna, nonché l’installazione di telecamere di sicurezza.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento mira a migliorare la fruibilità e l’accessibilità dell’edificio entro i limiti imposti dalla conformazione storica: è previsto un percorso alternativo di accesso tramite la porta laterale del recinto e la sacrestia, con minime modifiche delle soglie e pavimentazioni, per consentire l’accesso a persone con ridotta mobilità. Gli interventi impiantistici ridurranno l’impatto delle opere provvisorie sull’architettura e garantiranno punti di alimentazione certificati e un sistema di illuminazione configurabile per usi liturgici e conservativi. Il bene è nella disponibilità della Soprintendenza (SSABAP Roma) e sottoposto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004; si prevede il coinvolgimento del Vicariato per autorizzazioni e pareri. L’azione si colloca in continuità con i restauri precedenti (anni ’90 e 2018-2020) e non risulta interferire con altri interventi in corso nell’area.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 10] → titolo_accordion_single: id 235 - Palazzo Borromeo: verifica sismica, restauro e conservazione del cortile interno e dell'ingresso voltato
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 10] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001390006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Municipio I (Centro Storico); Rione: Pinciano; Viale delle Belle Arti, 2; CAP: 00196 Roma (RM).</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, è un complesso storico con impianto cinquecentesco articolato intorno a un cortile pseudo-esagonale con portico e un androne voltato di accesso da Via Flaminia. L’edificio conserva testimonianze costruttive e decorative riconducibili a interventi tra il XVI e il XX secolo; tra i dati storici si segnala l’elevazione del fabbricato intorno alla fontana monumentale tra il 1561 e il 1564 su progetto di Pirro Ligorio e l’acquisizione da parte dello Stato Italiano nel 1929 per la destinazione a sede diplomatica. Prima dell’intervento si presentava uno stato di conservazione globale medio, con fenomeni diffusi di vetustà materica, lesioni e quadri locali di degrado strutturale e igrometrico, in particolare nel portico interno, nell’androne voltato e nelle murature affette da umidità di risalita.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede la verifica sismica delle strutture murarie e voltate, indagini diagnostiche e il restauro conservativo delle superfici e degli elementi decorativi del cortile e dell’ingresso voltato. Sono state effettuate operazioni conoscitive comprensive di rilievo laser scanner, tomografie geoelettriche e sismiche, prove meccaniche e materiche e rilievo del degrado per definire il livello di conoscenza LC3. Le operazioni progettuali contemplano il ricucimento delle fessurazioni, il consolidamento localizzato di volte e pilastri, il risanamento delle murature afflitte da umidità di risalita con cicli deumidificanti, il restauro di elementi lapidei e in cotto, la pulitura e integrazione delle superfici decorate e la revisione degli elementi metallici. Le scelte tecniche seguono i principi del restauro conservativo (minimo intervento, reversibilità e compatibilità) e le prescrizioni di tutela del bene. Le opere sono progettate per garantire la sicurezza strutturale e la conservazione del bene senza compromettere le funzioni istituzionali della sede. Prima dell’intervento il cortile ospita eventi istituzionali; pertanto, la programmazione esecutiva prevede misure di coordinamento con l’Ambasciata per ridurre le interferenze. Sono previste azioni per il miglioramento della fruibilità e della accessibilità nelle parti oggetto di intervento, nonché il ripristino delle pavimentazioni e dell’illuminazione esistente compatibili con il valore storico. Non risultano interferenze significative con altri interventi nell’area; le attività di cantiere sono organizzate per limitare l’impatto sulle attività istituzionali e preservare la continuità d’uso degli spazi restaurati.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 11] → titolo_accordion_single: id 236 - Moschea di Roma: restauro e risanamento degli spazi esterni
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 11] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89C22000630006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Municipio: Roma II Quartiere: Parioli (area nord di Roma); Viale della Moschea 85; CAP: 00197</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La Grande Moschea di Roma, progettata da Paolo Portoghesi con Sami Mousawi e realizzata tra il 1984 e il 1995, è un complesso di culto e centro culturale esteso su circa 30.000 m². L’edificio, a pianta quadrata con una grande cupola circondata da sedici cupole minori, può ospitare fino a 12.000 fedeli e registra significativi afflussi nelle principali festività. L’area esterna a nord‑ovest presenta due ali planimetricamente curvilinee che definiscono una sequenza di spazi su quote diverse: un piazzale trapezoidale, una zona di accoglienza antistante la moschea circondata da porticato e una terrazza a sud. I materiali costitutivi sono prevalentemente travertino, peperino, marmo e laterizi. Il complesso è situato tra Viale della Moschea e la ferrovia Roma‑Viterbo.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento si è concentrato sulle superfici esterne lapidee e sulle infrastrutture di raccolta delle acque in tre ambiti distinti: piazzale inferiore (prospetti laterali e corpo scala principale), zona accoglienza e terrazza. Lo stato di fatto ha evidenziato patine biologiche, incrostazioni, macchie e alcuni distacchi e rotture di lastre in travertino sulla fascia di coronamento, nonché inefficienze nel deflusso delle acque meteoriche con fenomeni di ristagno. Le opere eseguite hanno compreso disinfezione e pulitura delle superfici, integrazione e consolidamento puntuale dei materiali lapidei, protezione adeguata delle superfici trattate, riparazione della fascia di coronamento in corrispondenza dei punti di distacco e interventi per il miglioramento del sistema di raccolta delle acque di prima pioggia nelle aree di accoglienza e terrazza, secondo i criteri del minimo intervento e della durabilità.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento è stato finalizzato al recupero conservativo degli spazi esterni per garantire migliori condizioni di conservazione e fruizione del complesso, limitando il degrado dovuto all’esposizione atmosferica e alla stagnazione delle acque. Si è previsto il mantenimento delle caratteristiche materiche e formali esistenti, con soluzioni compatibili con i materiali originali. Lavori e attività progettuali sono condotti in coordinamento con la Comunità/il Centro Islamico di riferimento per minimizzare ricadute sull’uso religioso e culturale degli spazi. L’intervento si colloca nel contesto urbano nord‑romano, fra Viale della Moschea e la ferrovia Roma‑Viterbo, e contribuisce al miglioramento della qualità degli spazi esterni destinati alla frequentazione pubblica e alle celebrazioni comunitarie.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 12] → titolo_accordion_single: id 237 - Villa di Anagnina: restauro e il consolidamento delle strutture e la ripresa delle creste dei muri, valorizzazione e fruizione
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 12] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001470006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 320.000,00</p> <p><strong>Localizzazione:</strong> MUNICIPIO VII Via: area compresa fra Via Belcastro, Via di Campo Romano e Via Anagnina; CAP 00173: non indicato nei documenti; Comune: Roma.</p> <p><span data-contrast="auto">Proprietà Comune di Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La Villa Anagnina è un’area archeologica situata a Roma, compresa fra Via Belcastro, Via di Campo Romano e Via Anagnina. Prima dell’intervento si presentava come un complesso di resti di una villa di età repubblicana-imperiale, con ambienti residenziali e produttivi disposti attorno ad atrii con vasche centrali, pavimentazioni in opus signinum, mosaici e sistemi idraulici; si rilevano inoltre nuclei di sepolture, due mausolei, cave e canalizzazioni idrauliche. Lo scavo ha restituito elementi architettonici, parti scultoree e materiali di corredo; le indagini consentono di datare l’insediamento al II-I secolo a.C., con una prolungata frequentazione sino al IV secolo d.C. Sono presenti sistemi di raccolta delle acque, cunicoli e doliarium con resti di dolia. L’area è sottoposta alle disposizioni di tutela previste dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede la </span><span data-contrast="auto">pulizia</span><span data-contrast="auto"> dello scavo e la tutela delle emergenze mediante opere di restauro e consolidamento delle strutture esistenti e la ripresa delle creste murarie. Sono programmati interventi di diserbo, protezione e recinzione perimetrale, la rimozione controllata di depositi incoerenti, il reinterro delle aree non destinate a immediata fruizione con materiale filtrante e la posa di geotessile per la protezione delle superfici archeologiche. Per i pavimenti musivi è previsto un programma di pulitura, consolidamento, reintegrazione delle lacune e protezione superficiale, nonché la ricostruzione parziale di un lato murario per completare la ‘scatola’ dell’ambiente. Sono inoltre previsti la realizzazione di percorsi pedonali e di un accesso carrabile da Via Anagnina, la delimitazione di zone di visita e l’adozione di misure conservative finalizzate alla fruizione in sicurezza.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento mira a restituire l’area come area archeologica e parco pubblico aperto alla cittadinanza. La zona di visita è articolata in due ambiti principali, attorno all’impluvium e verso l’ambiente con mosaico; i percorsi saranno segnalati e realizzati con materiali coerenti con il contesto, privilegiando la visibilità delle emergenze. Le opere di delimitazione e accesso sono progettate per garantire sicurezza e controllo degli accessi. L’area è censita nel N.C.E.U. del Comune di Roma; le aree interessate non risultano nella disponibilità dell’Amministrazione attuatrice e il titolare del bene è il Comune di Roma. Dalla documentazione progettuale non emergono complementarità con altri interventi nell’area.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 13] → titolo_accordion_single: id 238 - La Villa e le Terme di Via Carciano: restauro e valorizzazione
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 13] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000630006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 500.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Municipio: IV; Via Carciano 25, CAP 00131 Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’area archeologica della Villa e delle Terme di Via Carciano, prima dei lavori, presentavano un diffuso degrado delle strutture e delle superfici e risultava solo parzialmente accessibile.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto sia opere di restauro conservativo che di valorizzazione: accanto ad interventi di consolidamento di parte delle murature e dei mosaici pavimentali della terrazza superiore e di pulitura delle superfici intonacate, è stata prevista la realizzazione di una passerella in struttura metallica atta a rendere accessibili i diversi livelli del complesso. Al fine di favorire una maggiore comprensione del contesto sono stati installati pannelli didattici.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le opere, nel loro complesso, hanno teso a migliorare la fruibilità e l’accessibilità del sito, rimuovendo barriere architettoniche e definendo un percorso di visita accessibile e sicuro </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 14] → titolo_accordion_single: id 239 – Area archeologica di via della Lega Lombarda: ultimazione degli scavi, restauro delle strutture e dei reperti, piattaforma digitale, illuminazione scenografica e plastico ricostruttivo
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 14] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000540006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 400.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW238397248 BCX2" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW238397248 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW238397248 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span></strong> <span class="TextRun SCXW238397248 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW238397248 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio II; Rione Nomentano; Via della Lega Lombarda, CAP: 00162 Roma</span></span></p> <p><span data-contrast="none">L’area archeologica di via della Lega Lombarda è un complesso ipogeo collocato al di sotto del complesso residenziale e commerciale denominato ‘La Città del Sole’, sorto negli anni 2010-2020 tra il quartiere Nomentano e la Stazione ferroviaria Tiburtina, nell’area dell’ex Deposito ATAC. Prima dell’intervento PNRR l’area archeologica, che si trova al di sotto del Complesso, era stata già completamente messa in luce, ma presentava alcune superfici murarie e pavimentali bisognose di interventi conservativi, e ospitava reperti archeologici e antropologici, depositati in oltre 4.000 cassette, in attesa di studio e restauro.  Il sito archeologico offre una cronologia che va dal Pleistocene fino al VI secolo d.C,, e la fase più antica ha restituito fossili di grandi mammiferi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">All’epoca arcaica risale un primo sistema di drenaggio e regimazione delle acque di falda realizzato attraverso cunicoli, pozzi, canalette, e la necropoli, area che ha restituito diverse sepolture. Successivamente, sorgono diverse strutture murarie, affiancate da una vasca monumentale. Tra la fine del periodo repubblicano e il periodo imperiale vengono edificati un mitreo (I-III sec. D.C.) e un colombario (IV sec. D.C.).  Gli spazi ipogei interconnessi alle consistenze archeologiche sono stati riservati all’allestimento di un Antiquarium per l’esposizione di una selezione dei materiali archeologici rinvenuti in loco.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento ha previsto operazioni di restauro conservativo delle strutture murarie, delle superfici intonacate e dei pavimenti in tessellato, con particolare riguardo all’area del Mitreo, nel quale il pavimento in mosaico di un ambiente laterale reca il simbolo del Sole, che ha dato il nome all’intero Complesso. Le attività di restauro hanno previsto l’estrazione dei sali, la disinfezione da patine biologiche, la stuccatura e microstuccatura di fratture, la stilatura dei giunti, il consolidamento delle porzioni disgregate del nucleo murario e la reintegrazione delle lacune. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Per la valorizzazione è stato previsto lo studio dei materiali archeologici e antropologici, la selezione dei reperti per l’allestimento delle vetrine esistenti, la realizzazione di contenuti digitali da comunicare attraverso due monitor a parete e un tavolo interattivo, la realizzazione di un plastico/diorama ricostruttivo e un sistema di proiezione scenografica. I contenuti digitali consultabili attraverso il tavolo interattivo e la proiezione scenografica sono stati pensati per favorire la comprensione del sito anche in relazione alle porzioni non direttamente accessibili da parte dei visitatori, e per comunicare anche con i visitatori più giovani; i contenuti video, che verranno trasmessi attraverso i monitor a parete anche nella lingua dei segni, favoriranno l’inclusione e la comunicazione verso tutti gli utenti del sito.</span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 15] → titolo_accordion_single: id 240 - Sepolcro della Medusa: progettazione del parco archeologico, restauro e digitalizzazione mausoleo
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 15] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000530006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 150.000,00</p> <p><b><span data-contrast="none">Localizzazione:</span></b><span data-contrast="none"> Comune di Roma; Municipio II (ex III); Rione Nomentano; c/o I Clinica Medica, Policlinico Umberto I, Viale del Policlinico; CAP 00162</span><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il Sepolcro della Medusa è un mausoleo di età romana costruito in blocchi di travertino e situato all’interno del Policlinico Umberto I, tra il VII e l’VIII padiglione, in via Condorelli. Il monumento, costituito da una unica camera sepolcrale, è databile al II secolo d.C. (età adrianea), e faceva parte di un’antica necropoli che si sviluppava lungo una strada che, uscendo dal recinto delle mura Aureliane (Porta Clausa o Porta inter Aggeres), collegava il Castro Pretorio con la via Tiburtina. La struttura è a forma di dado e presenta una planimetria quasi quadrata di ca. 6 m di lato; l’ingresso avveniva dal lato Nord, attraverso una porta con cornice modanata, che, sulla soglia, conserva ancora i fori per i cardini. La copertura in cemento è moderna, frutto dei restauri del 1843 e del 1917, ma si ipotizza che in origine fosse di forma tronco-piramidale, forse a gradoni. La camera sepolcrale, coperta da una volta ribassata in mattoni sesquipedali, era articolata in quattro nicchie rettangolari, in cui erano posti tre sarcofagi in marmo con decorazioni mitologiche anepigrafi, oggi ai Musei Vaticani. La decorazione di uno di questi, con teste della Gorgone-Medusa, ha ispirato il nome del mausoleo ed è diventata il logo del Policlinico Umberto I. Il monumento è stato rinvenuto nel 1839 e nei decenni successivi è stato inglobato dalle trasformazioni edilizie del complesso ospedaliero; la posizione nascosta, l’alta recinzione e l’accumulo di rifiuti ne hanno limitato per anni la visibilità, l’accessibilità e la manutenzione, condizionando lo stato di conservazione del sito. L’intervento PNRR del 2024-2025 ha previsto la progettazione di un piccolo parco archeologico attorno al sepolcro, misure di tutela, fruizione ampliata, valorizzazione e la digitalizzazione del mausoleo. Sono stati, infatti, previsti : l’ampliamento dell’area di rispetto – mediante una nuova recinzione perimetrale in pannelli trasparenti di vetro per ripristinare visibilità e decoro – la bonifica delle aree verdi, la rimozione della vegetazione infestante, la pulizia e il trattamento conservativo delle superfici esterne. Sono stati, inoltre, previsti percorsi e pavimentazioni accessibili e arredi minimi per la fruizione e realizzati contenuti multimediali, QR code, audio video in Lingua del Segni Italiana (LIS), ricostruzioni virtuali e pannelli informativi e tattili posizionati nell’area del monumento. Si precisa che, nelle priorità operative, la revisione e il restauro integrale della cella non sono stati compresi tra le lavorazioni immediate. L’intervento ha permesso di valorizzare e ampliare la godibilità del monumento, rendendo il sito fruibile sia agli utenti dell’Ospedale sia ai visitatori, superando le barriere sensoriali (visive e uditive) e cognitive e adeguando i percorsi alle norme di accessibilità e Universal Design. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il progetto contempla l’integrazione con il contesto urbano e i percorsi archeologici esistenti, con collegamenti in termini di visita al Parco Archeologico dei Castra Praetoria nelle aree esterne della Biblioteca Nazionale. Dopo i lavori, l’’area è stata riconsegnata al Policlinico e non sono previste attività espropriative. L’allestimento informativo e digitale è studiato per favorire l’accesso alla conoscenza del sito e la fruizione diffusa, garantendo tutela e vigilanza del bene.</span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 16] → titolo_accordion_single: id 241 - Castro pretorio-Biblioteca Nazionale
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 16] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001330006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 900.000,00</p> <p><b><span data-contrast="none">Localizzazione:</span></b><span data-contrast="none"> Municipio II (ex III) Viale Castro Pretorio, 105, 00185 Roma</span><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’area oggetto di intervento costituisce la porzione residua ed esplorabile dell’antico complesso dei Castra Praetoria, compresa tra le Mura Aureliane e gli edifici della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Il complesso archeologico, edificato tra il 20 ed il 23 d. C. sotto l’imperatore Tiberio, occupava originariamente un’area di circa 16 ettari, racchiusa poi nelle Mura Aureliane. Il sito rappresenta un unicum nel panorama degli accampamenti militari dell’Impero Romano, essendo specificatamente dedicato alle guardie dell’imperatore. A più di 2000 anni dalla loro realizzazione, i Castra Praetoria, spesso citati nelle fonti antiche e teatro di episodi decisivi riguardanti i potenti pretoriani, costituiscono ancora oggi un complesso poco conosciuto e documentato non essendo stato mai, fino ad ora, oggetto di scavi sistematici e scientifici, nonché di restauri su larga scala e di pubblicazioni monografiche. Si tratta di uno tra i più significativi, seppur dimenticati, monumenti dell’Impero: dopo lo scioglimento del corpo dei Pretoriani il Castro fu sostanzialmente non occupato dall’età medievale sino al XVII secolo quando i Gesuiti vi impiantarono una loro vigna, dando all’area il nome di Macao (in ricordo della missione in Cina). La destinazione ad uso militare dell’area venne riconfermata poi negli ultimi anni del governo pontificio, con la creazione della caserma PIO IX e mantenuta anche con l’amministrazione Sabauda che qui scelse di posizionare le caserme Macao e Castro Pretorio. La realizzazione, negli anni 60 del secolo scorso, della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, se da un lato ha rappresentato l’obliterazione di una gran parte delle evidenze antiche, dall’altra, ha tuttavia costituito il più importante evento legato alla conoscenza del monumento, che ha portato alla dichiarazione di importante interesse archeologico del 18 maggio 1965. Le evidenze archeologiche dell’antico accampamento sono solo parzialmente conosciute e restano ancora da indagare molti settori solo parzialmente visibili o conservati nel sottosuolo, racchiusi all’interno delle Mura Aureliane. Il sito, di circa 5.000 mq, conserva infatti evidenze murarie, strutture ipogee, tratti di pavimentazioni e materiali rinvenuti durante gli scavi per la costruzione della Biblioteca. Il progetto PNRR 2024-2026 ha previsto la creazione di un Parco Archeologico in tre fasi: Fase 1 per la valorizzazione dell’area archeologica presso le mura Aureliane e i sotterranei, Fase 2 per la riqualificazione dell’area verde sovrastante, Fase 3 per la valorizzazione e fruizione dell’area compresa la c.d. “Camerella” posizionata presso l’ingresso secondario della BNCR. Nella prima fase sono stati previsti interventi di bonifica vegetazionale e delle specie infestanti, indagini e scavi archeologici stratigrafici, ricognizione e catalogazione dei reperti mobili e interventi conservativi sulle superfici lapidee e murarie scoperte. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Nella seconda fase sono stati previsti la realizzazione di una passeggiata archeologica accessibile, l’integrazione dei parapetti esistenti, e la sistemazione di arredi quali panchine e gazebi per aree di sosta o studio. L’ultima fase ha contemplato l’inserimento di pannelli informativi e tattili con supporti multimediali e sistemi inclusivi, audio-video in Lingua dei Segni Italiana (LIS) e in Linguaggio Internazionale (ISL) oltre a schermature vegetali per gli impianti e nuovi arredi e aree di sosta. L’intervento è volto a garantire la piena restituzione dell’area al pubblico (visitatori e utenti della Biblioteca) attraverso percorsi accessibili, aree di sosta/studio, strumenti multimediali e pannellistica inclusiva; la fruizione degli ambienti ipogei è garantita tramite contenuti informativi e visite accompagnate. Il progetto ha previsto, inoltre, il recupero di manufatti impiantistici dismessi per allestimenti reversibili, la sostituzione di elementi di pavimentazione e grigliati degradati e piantumazioni con essenze mediterranee. È stata prevista una connessione dell’itinerario con l’area del Sepolcro della Medusa per</span> <span class="TextRun SCXW238253380 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW238253380 BCX2">favorire percorsi urbani integrati; il bene è sottoposto a tutela archeologica e inserito nel contesto urbano della Biblioteca e delle Mura Aureliane.</span></span><span class="TextRun Highlight SCXW238253380 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW238253380 BCX2"> </span></span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 17] → titolo_accordion_single: id 242 - Mitreo Barberini: valorizzazione e fruizione
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 17] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001040006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 50.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Roma, Municipio I; Via delle Quattro Fontane (accesso e relazione con Circolo Ufficiali delle Forze Armate, Via XX Settembre 2); CAP: 00187</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il Mitreo Barberini è un ambiente archeologico ipogeo collocato all’interno del comprensorio pertinente alla Galleria Nazionale di Arte Antica, nell’ambiente seminterrato della Palazzina Savorgnan di Brazzà, attuale Circolo Ufficiali delle Forze Armate d’Italia. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Si tratta di un piccolo edificio che, riutilizzando precedenti strutture del II secolo d.C., fu dedicato al in età imperiale al culto di Mitra, divinità solare di origine iranica già garante dei patti e delle convenzioni, poi dal profilo più dichiaratamente celeste e salvifico, particolarmente seguito tra le legioni romane soprattutto nel medio e tardo Impero. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’ambiente, rinvenuto nel 1936 e consistente in una sala di 11,85 x 6,25 metri con volta a botte e banchine laterali (</span><i><span data-contrast="auto">praesepia</span></i><span data-contrast="auto">), presenta una complessa ed interessante decorazione ad affresco, con rari confronti (Mitreo di Marino e Mitreo di Capua): in alto la volta celeste con i segni zodiacali, intorno dieci quadretti (</span><i><span data-contrast="auto">pinakes</span></i><span data-contrast="auto">) che raccontano la storia e le sacre imprese di Mitra; le personificazioni di Sole e Luna. L’attenzione converge sulla scena centrale del taurobolio dove Mitra, affiancato come di consueto da Cautes e Cautopates, uccide ritualmente il toro.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha avuto come finalità primaria la valorizzazione e il miglioramento della fruizione dal bene nel rispetto del delicato equilibrio ambientale dell’ambiente ipogeo. Sono stati eseguiti interventi per migliorare la fruizione, consistenti in un nuovo impianto illuminotecnico che valorizza in modo suggestivo l’ambiente e l’affresco, tenuti in origine in penombra, e nella realizzazione di un plastico smontabile del monumento e di un nuovo pannello didattico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima dell’intervento il luogo era normalmente chiuso o fortemente limitato nelle visite; grazie all’intervento si è riusciti a consentire visite regolamentate percorsi accessibili compatibili con il carattere archeologico dell’ambiente. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 18] → titolo_accordion_single: id 243 - Mausoleo di Aquilio Regolo: restauro della struttura e rifacimento della copertura, valorizzazione
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 18] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001020006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 250.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Municipio: IV, Rione: Casal Bruciato, Via dei Cluniacensi / Via G. Cingoli, CAP: 00159 Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il Mausoleo di Aquilio Regolo è un monumento sepolcrale a pianta circolare, semi-ipogeo, inserito nel più ampio complesso archeologico attribuito alla villa di Marco Aquilio Regolo. Le strutture sono databili tra I sec. d.C. (impianto della villa) e la prima metà del II sec. d.C. (impianto del mausoleo). L’edificio si sviluppa su due livelli ed è conservato fino alla cupola; la sala interna è posta a circa 3 m sotto il piano stradale ed è accessibile da questo tramite una scala. La struttura presenta quattro finestre strombate all’imposta della cupola, tre nicchie rettangolari cui corrispondono altrettanti contrafforti esterni. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto opere di messa in sicurezza, restauro e consolidamento delle superfici murarie e il rifacimento di parte della copertura. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le opere, nel loro complesso, hanno teso a migliorare la fruibilità e la comprensione del sito anche mediante la predisposizione di un pannello didattico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 19] → titolo_accordion_single: id 244 - Villa Podere Rosa, via Diego Fabbri e villa romana di via Pollenza in loc. Borgata Tidei: messa in sicurezza aree, restauro delle strutture, interventi per la fruizione e valorizzazione.
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 19] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001010006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 400.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Municipio: IV Rione: San Basilio/Borgata Tidei; Via Diego Fabbri e Via Pollenza; CAP: 00158</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento interessa due aree archeologiche vicine: la Villa denominata Podere Rosa in Via Diego Fabbri, e la Villa Romana in Via Pollenza, in località Borgata Tidei all’interno del plesso scolastico IISS J. Von Neumann,</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Prima dell’intervento le aree presentavano un degrado diffuso delle superfici murarie e delle pavimentazioni musive, aggravato dalla presenza di vegetazione infestante.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Il progetto ha previsto opere di consolidamento e restauro delle murature e delle superfici decorate, oltre ad interventi volti al miglioramento dell’accessibilità e all’incremento della fruizione, anche attraverso la realizzazione/sistemazione di percorsi pedonali e la posa in opera di pannelli didattici, mappe tattili e testi in Braille.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">In particolare, per l’area archeologica di via Pollenza, l’intervento è stato concepito per integrare la conservazione e la valorizzazione del bene con la destinazione scolastica del complesso in cui è inserito.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 20] → titolo_accordion_single: id 245 - Catacombe ebraiche di Villa Torlonia: sistemazione esterna dell'area sopra suolo e accesso da via Spallanzani alle catacombe e restauro del locale guardiania ad uso bookshop
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 20] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000820006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 800.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Municipio II; Rione: non indicato nei documenti; Via Nomentana, 70; 00161 Roma RM</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le Catacombe ebraiche di Villa Torlonia costituiscono un complesso ipogeo di oltre 13.000 mq, articolato su più livelli e composto da due impianti catacombali distinti successivamente riuniti da percorsi e gallerie. Il complesso, rinvenuto nel 1920, si caratterizza per la presenza di tombe ad arcosolio e cubicoli affrescati, con decorazioni figurative e simboliche (menorah, motivi vegetali, rappresentazioni di strumenti rituali) e iscrizioni in greco. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento ha previsto tre ambiti d’intervento:</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Intervento 1: sistemazione del soprassuolo dell’ingresso con perimetrazione dell’area, definizione di un percorso pedonale in stabilizzato e ghiaietto distinto dal verde spontaneo, piantumazione di lecci, siepe in lauroceraso lungo recinzione a staccionata in legno e illuminazione con pali bassi; collocazione di una fontanella in pietra con tre rubinetti e brocche per le necessità rituali dell’utenza.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto"> Intervento 2: sistemazione del soprassuolo dell’uscita con analoghe modalità di percorso, recinzione in legno, illuminazione a palo basso; rifinitura della scala esterna con rivestimento in tufo delle pareti verticali, recinzione e portone in ferro, doppio corrimano e segnaletica identificativa.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Intervento 3: riqualificazione del locale guardiania a bookshop/biglietteria con servizi igienici accessibili, accesso con rampa a pendenza adeguata a persone con ridotta mobilità, impianto di climatizzazione e restauro della porzione di facciata e degli infissi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento si è posto quale obiettivo il miglioramento dell’accessibilità e della fruibilità del sito, agevolando l’accesso ai visitatori e la gestione dei servizi di biglietteria e bookshop. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 20] → galleria_accordion:
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 21] → titolo_accordion_single: id 246 – Chiesa di Santa Susanna: messa in sicurezza e restauro del cassettonato ligneo, restauro della decorazione della cripta
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 21] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001100006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Municipio. I; Rione: Trevi; Via:  XX Settembre, 14; CAP: 00187 Roma</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Di origini antiche, la chiesa di S. Susanna ha subito nei secoli molti restauri. L’attuale aspetto si deve ai lavori promossi alla fine del XVII secolo dal cardinale Girolamo Rusticucci, titolare della chiesa dal 1570 al 1597 e protettore dell’ordine cistercense al quale l’edificio era stato concesso. È in questa fase che la chiesa fu ridotta ad una sola navata con due cappelle laterali e fu dotata di una nuova facciata, ultimata nel 1603 dall’architetto Carlo Maderno. All’intervento promosso da Rusticucci risale anche l’ampio ciclo di dipinti in stile tardomanierista che decora sia la navata che il presbiterio e la cripta, con il coinvolgimento di artisti quali Cesare Nebbia e Baldassarre Croce. Il presbiterio e l’aula sono coperti da un pregevole soffitto a cassettoni, realizzato tra il 1594 e il 1596 circa su disegno dello stesso Maderno. Qui, al centro, campeggiano l’immagine scolpita della Madonna e, più volte ripetuto, lo stemma Rusticucci.  </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento di restauro promosso dalla Soprintendenza riguarda sia i dipinti murali della cripta, in avanzato stato di degrado con diffuse efflorescenze saline, distacchi, </span><span data-contrast="auto">perdite di adesione, sollevamenti e lacune che interessano tutte le superfici affrescate</span><span data-contrast="auto">, sia il cassettonato, interessato da problemi conservativi a carico non solo della pellicola pittorica e delle dorature ma anche degli elementi decorativi scolpiti (rosette, astragali, cornici), molti dei quali fortemente indeboliti dal massiccio attacco di insetti xilofagi. La caduta di alcuni di questi elementi è stata infatti la principale causa che ha portato nel 2013 a disporre la chiusura della chiesa per motivi di sicurezza.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Obiettivi principali dell’intervento sono dunque garantire la salvaguardia delle opere e la riapertura al pubblico dell’edificio sacro. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 22] → titolo_accordion_single: id 247 – Villa Romana di Ripa Mammea
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 22] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001350006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 585.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Roma – Municipio IV; Rione: Ponte Mammolo; Via Attilio Benigni; CAP 00156</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La Villa romana di Ripa Mammea è un complesso archeologico con approdo fluviale sull’Aniene, composto da resti murari su terrazzamenti degradanti verso la riva e da un piccolo casale moderno sovrapposto alle strutture antiche. Le evidenze archeologiche esposte vanno dal II secolo a.C. al IV secolo d.C. i cui resti furono messi in luce a seguito di scavi iniziati nel 1979. Il sito è inserito nel Parco dell’Aniene ed è sottoposto a vincolo ai sensi del D.lgs. 42/2004.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">L’intervento prevede azioni di conservazione e restauro delle strutture archeologiche emergenti e lavori di manutenzione straordinaria sul casale. Per le strutture antiche sono previste operazioni di restauro e integrazione delle pavimentazioni e dei paramenti. Sull’edificio moderno si prevede la bonifica, la rimozione delle superfetazioni incongrue, revisione delle coperture, rifacimento di intonaci e finiture interne, sostituzione degli infissi e adeguamento degli impianti elettrici. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Le opere mirano a rendere il sito fruibile in sicurezza: saranno realizzati percorsi pedonali di accesso, il miglioramento della fruibilità delle scale esistenti con la predisposizione di dispositivi di sicurezza e la regolarizzazione dell’area di ingresso. Il casale sarà destinato a funzioni di accoglienza, con servizi igienici. L’intervento si integra con azioni pregresse della Soprintendenza e con la rete di aree archeologiche del Municipio IV, valorizzando il collegamento con i sentieri del Parco dell’Aniene e con i nodi di trasporto pubblico nelle immediate vicinanze.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 23] → titolo_accordion_single: id 248 – Casale della Cervelletta: recupero e riqualificazione del casale e del borgo
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 23] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000550006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW148665027 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW148665027 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW148665027 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><strong><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW148665027 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span></strong> <span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW148665027 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio</span><span class="NormalTextRun SCXW148665027 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> IV; Rione: Colli Aniene / Tor Sapienza; Via della </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW148665027 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Cervelletta</span><span class="NormalTextRun SCXW148665027 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> 33</span></span></p> <p><span data-contrast="none">Il casale della Cervelletta sorge su un’altura tufacea, in un’area compresa fra la via Collatina e l’Aniene attraversata dal fosso di Tor Sapienza, detto “la Marrana” . Tale area della Campagna Romana è stata interessata, fin dal II-I secolo a.C., dalla presenza di insediamenti residenziali (i resti di una villa rustica risalente alla fine della repubblica-prima età imperiale sono stati trovati poco lontano dal complesso della Cervelletta), di condotte d’acqua e di antichi tracciati (come quello, in parte ancora visibile, di una strada che collegava la via Tiburtina con ponte Mammolo) ed è caratterizzata, nella parte prossima al fiume, dall’esistenza di zone fangose e umide con canneti e piccoli salici.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il toponimo “Cervelletta”, o “Cervaretto”, nome col quale il casale viene identificato nel Catasto Alessandrino (1660-61), viene associato a quello del vicino casale di “Tor Cervara” e</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">viene fatto derivare, da G. Tomassetti, dalla presenza di cervi nella zona. Studi più recenti attribuiscono al toponimo una derivazione dal latino acervus (cumulo) per la presenza di cave di tufo, dove si creavano imponenti cumuli, dagli scarti di lavorazione ed estrazione del tufo, ancora esistenti nel medioevo e in età moderna.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il casale, ora disabitato, era il centro della tenuta omonima ed è costituito da un’alta torre circondata da più corpi di fabbrica costruiti, a partire dal XV secolo, intorno a due cortili, uno di piccole dimensioni e uno a forma di ampia corte quadrangolare. Il corpo principale del casale presenta una facciata scandita da due file di finestre rettangolari riquadrate in tufo e da un cordolo arrotondato e aggettante che segna il limite del piano inferiore ‘a scarpa’. Un elegante portale, delineato da bugne di tufo, costituisce l’unico accesso al casale ed immette in un lungo corridoio coperto da una volta a botte leggermente ribassata, che termina in un’ampia corte chiusa, su tre lati, da stalle coperte da volte a botte ribassata sovrastate da ambienti utilizzati come fienili. All’interno del complesso sono presenti due grotte o arnaria scavate nel tufo e intonacate a calce. La prima (7,10×7,81 metri circa) è situata a destra del portale d’ingresso, nel 1854 era ancora utilizzata come cantina-deposito; la seconda, a circa dieci metri a nord-est rispetto al complesso, molto più ampia (12×30 metri circa), è coperta da una volta a sesto ribassato ed era utilizzata, sempre nel XIX secolo, come ricovero per gli animali.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento proposto è prioritariamente di messa in sicurezza e consolidamento conservativo. Le operazioni previste mirano a riportare stabilità strutturale ai paramenti murari e alle volte, ripristinare porzioni di copertura e limitare i meccanismi di degrado che compromettono la conservazione dell’organismo edilizio. Sono previste indagini diagnostiche propedeutiche, il ripristino localizzato delle murature con reintegri in conci di tufo, interventi di scuci-cuci dove necessari, il rinforzo delle piattabande e degli architravi, l’adozione di sistemi di incatenamento e la ricostruzione delle porzioni di volte e copertura crollate. Le scelte progettuali seguono criteri conservativi e le norme tecniche vigenti in materia di sicurezza e miglioramento sismico. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 24] → titolo_accordion_single: id 249 - Castello di S. Vittorino e Ponte Lupo
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 24] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000790006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Localizzazione</span></b><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559738":200,"335559739":0}">: </span><span data-contrast="auto">Municipio: Municipio VI di Roma Capitale; Rione: Agro Tiburtino Prenestino (area); Via:  Polense S.P. n. 49A</span></p> <p><span data-contrast="auto">Il presente intervento riguarda il Ponte Lupo, sito nel Municipio VI di Roma Capitale, nel Fosso dell’Acqua Rossa, accessibile da Via Polense S.P. n. 49A. Il manufatto si estende per circa 80-100 m con larghezza variabile tra 12 e 18 m e altezza fuori terra massima di circa 27 m; il progetto si concentra sulle due arcate centrali. L’opera originaria è databile tra il 144 e il 140 a.C. (Quinto Marcio Re) e presenta ampliamenti riconducibili al I secolo d.C. I materiali costituenti sono peperino, malta con pozzolana, laterizio (opus latericium) e opus reticulatum. La struttura conserva lo specus della condotta; la porzione sommitale include un camminamento oggi largamente obliterato dalla vegetazione. Il contesto è boschivo e geomorfologicamente dinamico, con presenza di deposizione alluvionale e criticità idrauliche locali.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">La progettazione è basata su rilievi digitali (fotogrammetria da drone e nuvola di punti), indagini geognostiche e strutturali e studi botanici e faunistici integrativi. A seguito della revisione è prevista la concentrazione delle risorse sul restauro e consolidamento di Ponte Lupo, rinviando gli interventi sul Castello. Le lavorazioni principali comprendono bonifica controllata della vegetazione infestante, pulitura conservativa delle superfici lapidee, consolidamento e riadesione degli elementi murari, ricostituzione puntuale di porzioni di nucleo e contrafforti con materiali compatibili, ancoraggi per elementi litici a rischio, ristilatura dei giunti e applicazione di protezioni superficiali di carattere idrofobico compatibili. Per la fruizione sono previsti il ripristino del camminamento con battuto pavimentale, l’installazione di una staccionata di protezione e pannelli informativi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="auto">Gli interventi si conformano ai principi del restauro conservativo: limitazione dell’intervento, compatibilità materica e reversibilità. Sono previste misure di monitoraggio della stabilità strutturale e azioni di tutela per mitigare l’impatto sulle specie vegetali e faunistiche presenti, con procedure specifiche in caso di rinvenimento di nidificazioni attive. L’area è soggetta a vincoli paesaggistici e idrogeologici e le superfici interessate non risultano nella piena disponibilità amministrativa. Si prevede pertanto la sottoscrizione di un protocollo d’intesa e di una convenzione per la valorizzazione e la fruizione del bene, nonché l’acquisizione delle necessarie autorizzazioni da parte degli altri Enti coinvolti mediante Conferenza dei Servizi. La valorizzazione include percorsi protetti, segnaletica informativa e soluzioni di fruizione che garantiscono sicurezza, accessibilità e tutela del contesto ambientale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 25] → titolo_accordion_single: id 250 - Chiesa S. Agnese Fuori le Mura: verifica sismica esterni, copertura del matroneo, cappelle, interni, restauro abside e tampuro con mosaici e marmi del VII sec. e scalone monumentale con decorazioni, murali ed elementi lapidei medievali
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 25] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001380006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW93290735 BCX2" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW93290735 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW93290735 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span></strong> <span class="TextRun SCXW93290735 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW93290735 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio II, Quartiere Trieste, Via Nomentana 349, 00162 Roma</span></span></p> <p><span data-contrast="none">La chiesa di Sant’Agnese fuori le Mura si colloca nel complesso monumentale lungo la Via Nomentana, affiancata dal mausoleo di Costantina (IV secolo) e da resti della basilica costantiniana. L’attuale basilica onoriana, con elementi costruttivi stratificati tra l’VIII e il XIX secolo, presenta aula rettangolare con ambulacri su due livelli, matroneo, claristorio e un’abside ornata da decorazione musiva di età bizantina attribuita al VII secolo. All’interno si trovano pavimentazioni e rivestimenti marmorei, colonne di spoglio, cappelle laterali ed un soffitto a cassettoni seicentesco. Il complesso è soggetto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004 e inserito nella maglia della città storica; è frequentato sia dal pubblico religioso sia dai residenti e connesso a spazi verdi e percorsi urbani.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">La progettazione si basa su una approfondita fase conoscitiva di livello LC2: rilievo geometrico tridimensionale con laser scanner e fotogrammetria, indagini strutturali e materiche (endoscopie, prove sclerometriche, pacometriche, prelievi e prove su armature), indagini geofisiche MASW per la classificazione del sottosuolo, campagne diagnostiche sui decori (sezioni lucide, FT/IR, dosaggio sali, termografia) e analisi sui supporti lignei. Gli interventi previsti includono la verifica e il miglioramento locale del comportamento sismico degli elementi in muratura, il consolidamento delle lesioni e il ripristino della continuità strutturale, nonché il restauro conservativo della decorazione musiva dell’abside e del rivestimento marmoreo del tamburo, delle pitture murali dell’arco trionfale e della navata, del soffitto ligneo e degli apparati lapidei. Le soluzioni privilegiano il minimo intervento, la compatibilità e la reversibilità.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento mira a migliorare la sicurezza strutturale e la conservazione delle superfici decorative senza alterare la morfologia e il valore storico del bene. Le opere sono progettate come interventi locali e non invasivi, concentrandosi sulla navata centrale, l’abside, i matronei. Si prevede di integrare i risultati delle indagini con eventuali approfondimenti in cantiere e di coordinare le attività con la Soprintendenza e gli altri soggetti coinvolti, incluso il Vicariato per le aree di proprietà ecclesiastica. L’intervento favorisce il mantenimento della fruibilità del luogo di culto e la tutela del contesto urbano, garantendo interventi compatibili con le precedenti azioni di manutenzione eseguite sulle coperture.</span><span data-contrast="none"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 26] → titolo_accordion_single: id 251 - Area Archeologica Tor Tre Teste e Tor Bella Monaca: interventi per la manutenzione e la fruizione dell'area
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 26] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000590006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 300.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW107455203 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW107455203 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW107455203 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW107455203 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"> <span class="NormalTextRun SCXW107455203 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio: V; Rione: Tor Tre Teste / Tor Bella Monaca; Vie: via Aquilonia, via Prenestina 780, largo Irpinia, via Tor Tre Teste; CAP: 00177</span></span></p> <p><span data-contrast="none">L’area interessata comprende l’area archeologica di Largo Irpinia compresa tra via Prenestina, via Aquilonia e via Tor Tre Teste, in un contesto urbano oggi frammentato e degradato. Prima dell’intervento si presentava isolata rispetto all’uso pubblico, con presenza di graffiti, rifiuti e vegetazione infestante; superfici e murature di confine mostravano un elevato livello di degrado. Sotto il piano di campagna si riconoscono porzioni di strutture antiche tra cui un complesso termale documentato da campagne di scavo concluse nel 2004. L’area è soggetta a vincolo e in parte di proprietà pubblica e privata, con materiali di scavo conservati nei depositi comunali che necessitano di ordinamento e trasferimento. L’intervento ha inteso restituire leggibilità e fruibilità controllata dell’ambito senza procedere a interventi di restauro in elevato delle strutture archeologiche in questa fase. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Sono state eseguite operazioni preliminari di bonifica e rimozione dei rifiuti, diserbo e pulizia delle murature di confine; l’esecuzione di saggi archeologici propedeutici per definire la profondità del rinterro e la localizzazione delle strutture sotterranee; la revisione dei piani di campagna con modesti riporti terra a mano per evidenziare le quote di cresta dei resti murari. E’ stato realizzato un nuovo percorso pedonale drenante in terra stabilizzata per garantire accessibilità e fruizione, nonché elementi volumetrici temporanei a rievocazione delle volumetrie archeologiche, realizzati mediante elementi rimovibili posizionati a protezione delle porzioni sotterranee. È stata installata una nuova recinzione metallica di completamento, sono stati effettuati interventi di mitigazione ambientale con erbe tappezzanti, alberature e filari arbustivi, e sono stati installati sistemi di illuminazione e videosorveglianza autoalimentati per sicurezza e fruizione serale. Infine, è stata completata la movimentazione e il riordino delle cassette e del materiale presente nei depositi. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento favorisce la fruizione pubblica controllata dell’area attraverso un accesso definito da due ingressi sul lato sud e un percorso che penetra il sito, migliorando la percezione urbana e la protezione delle strutture archeologiche sottostanti. Le scelte progettuali hanno privilegiato soluzioni removibili e materiali riciclabili per limitare l’impatto sull’archeologia e consentire future campagne di restauro ed esposizione delle strutture antiche. L’intervento si inserisce nel tessuto urbano circostante con azioni di decoro, verde e sicurezza che mirano a ridurre il degrado e favorire l’identificazione della comunità col bene pubblico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 27] → titolo_accordion_single: id 252 - Area Archeologica Tor dei Cenci: attività di tutela e manutenzione degli ambiti archeologici - Municipio IX
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 27] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000580006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 200.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW13458149 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW13458149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW13458149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW13458149 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"> <span class="NormalTextRun SCXW13458149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio: Municipio IX; Rione: Tor dei Cenci (frazione); Via Alberto Cozzi, viale degli Eroi di Cefalonia, viale dei Caduti per la Resistenza; CAP: 00128.</span><span class="NormalTextRun SCXW13458149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span></span></p> <p><span data-contrast="none">L’area archeologica di Tor dei Cenci interessa i resti di una villa romana estesa per circa 1.200 m², con fasi dall’età repubblicana (I sec. a.C.) sino all’età tardoantica (V sec. d.C.). Le indagini condotte negli anni 1982-1983 hanno messo in luce ambienti residenziali dotati di pavimenti musivi, un complesso termale privato e una struttura identificata come ninfeo successivamente trasformata in basilica con sepolture cristiane. Il sito si trova lungo il tracciato dell’antica via Laurentina, nell’ambito urbanizzato di Spinaceto. Le criticità riscontrate riguardano la scarsa manutenzione, il rinterro parziale di porzioni archeologiche e la presenza di depositi superficiali, vegetazione e patine biologiche che compromettono la leggibilità e la conservazione delle strutture emergenti. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento ha previsto attività di tutela, manutenzione e restauro finalizzate alla conservazione delle strutture murarie e alla fruizione pubblica. La progettazione di questo intervento ha adottato criteri compatibili con i materiali originari e i principi di minimo intervento e reversibilità. Le lavorazioni hanno previsto la rimozione di depositi superficiali e patine biologiche, il trattamento e la rimozione della vegetazione, il ripristino dell’adesione delle porzioni disgregate con malte compatibili, la scarnitura e il ripristino dei giunti degradati, la riconfigurazione dei paramenti con tecniche di integrazione e il rifacimento delle copertine murarie ammalorate. Le operazioni si sono concentrate prioritariamente sugli ambiti del frigidarium termale e dell’edificio funerario (ninfeo). Per la fruizione sono stati previsti un nuovo percorso pedonale esterno con adattamento all’orografia e tratti sopraelevati per il superamento delle tracce murarie, pannellistica informativa e un sistema di illuminazione a energia solare per le visite serali. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento ha migliorato la fruibilità e l’accessibilità del sito introducendo percorsi definiti, segnalazione informativa e illuminazione, con attenzione a garantire l’accesso mantenendo adeguata distanza dalle strutture archeologiche. </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 28] → titolo_accordion_single: id 253 - Casale San Sisto
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 28] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001340006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 1.500.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW23104742 BCX2" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW23104742 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW23104742 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span></strong> <span class="TextRun SCXW23104742 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW23104742 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio: IX; Rione/area: Acqua Acetosa (zona Laurentina); Via dei Casali di S. Sisto;</span></span></p> <p><span data-contrast="none">Il Casale di San Sisto è un edificio rurale seicentesco situato all’interno del Parco archeologico Laurentina Acqua Acetosa. L’immobile, vincolato ai sensi della legge 1089/39 con DM 28/07/1987, insiste su un’area con stratificazioni protostoriche e archeologiche riconducibili all’abitato e alla necropoli di Politorium. Il corpo di fabbrica è rettangolare monoassiale, sviluppato su due piani con dimensioni di circa 74 x 9 m e altezza intorno a 8 m; il piano terra è caratterizzato da volta a botte, il piano primo da capriate lignee e copertura a due falde. L’edificio è il risultato di fasi costruttive successive e di mutamenti d’uso che hanno introdotto aperture e partizioni incongrue. Nel tempo ha subito degrado e isolamento rispetto al contesto agricolo originario, con recinzione perimetrale che lo separa dall’intorno.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il progetto costituisce il primo lotto funzionale volto al miglioramento sismico e alla messa in sicurezza dell’intero volume. Gli interventi principali prevedono il consolidamento diffuso delle murature mediante iniezioni a base di calce idraulica, il ripristino e la ricostruzione parziale di porzioni voltate, il ripristino della continuità muraria mediante opere di rinforzo verticale e la realizzazione di massetti e solette per l’adeguamento dei piani. Sono previste le predisposizioni per impianti termici, elettrici e di condizionamento, la realizzazione dei servizi igienici pubblici e dei locali tecnici, nonché le predisposizioni per l’installazione di un ascensore e di telai antisismici per nuove aperture. Le verifiche strutturali e le analisi sismiche sono condotte in conformità alle NTC2018 con obiettivo di miglioramento della classe di rischio rispetto allo stato attuale.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il primo lotto rende fruibile il piano terra come ampia sala espositiva (circa 200–250 m2) con servizi per il pubblico, locali per il personale e predisposizione per una piccola zona ristoro; sono previste soluzioni per l’abbattimento delle barriere architettoniche, tra cui una rampa d’ingresso e la predisposizione per collegamento verticale mediante ascensore in appalti successivi. Il piano primo è oggetto di opere strutturali e predisposizioni impiantistiche in vista della futura destinazione museale. L’intervento si inserisce nel quadro di riqualificazione del Parco archeologico Laurentina Acqua Acetosa e si integra con gli interventi previsti per l’abitato protostorico e la tensostruttura di deposito; le aree esterne comprendono opere di supporto impiantistico e percorsi d’accesso, con possibili approfondimenti per acquisizioni e parcheggi.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 29] → titolo_accordion_single: id 254 - Chiesa San Lorenzo fuori le mura: restauro della chiesa e del chiostro romanico
Gruppo di Accordion [riga 3] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 29] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001280006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p><b><span data-contrast="none">Localizzazione:</span></b> <span data-contrast="none">Comune: Roma; Municipio: II; Rione: Tiburtino; Piazzale del Verano 3; CAP: 00185</span><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il bene oggetto dell’intervento è la Basilica di San Lorenzo fuori le Mura con il relativo chiostro romanico: uno spazio di grande suggestione, con ambulacro voltato a crociera e sostenuto, sul lato del giardino, da esili colonnine in marmo sulle quali si impostano arcatelle a tutto sesto in muratura a faccia vista. Nel corso del Novecento, questo spazio è stato adibito a ‘lapidarium’, e vi sono state incastonate oltre mille epigrafi, sia pagane (provenienti da scavi di siti di età romana) che cristiane (provenienti dalle sottostanti catacombe) sulle superfici interne dell’ambulacro. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il progetto di restauro conservativo e di valorizzazione si è concentrato in particolare sul chiostro, che prima dell’intervento presentava uno stato di degrado grave e diffuso: lesioni strutturali e fessurazioni sulle volte e sulle facciate interne, fenomeni di umidità di risalita su paramenti in tufo e laterizio, intonaci esfoliati e lacunosi, depositi, efflorescenze, patine biologiche e alterazioni sulle superfici lapidee di epigrafi e colonne; erano inoltre presenti interventi pregressi non compatibili con le consistenze originali, quali canaline elettriche, rappezzi in malta cementizia, macchie di vernice sulle superfici lapidee antiche. Inoltre, in un momento collocabile intorno alla metà del Novecento, le pareti intonacate erano state ricoperte con una uniforme pittura rossa, forse per evidenziare in contrasto le epigrafi secondo il gusto corrente, pittura che ha diffusamente macchiato i bordi delle stesse epigrafi e che si presentava complessivamente esfoliata, erosa e dilavata, oltre che estesamente interessata da efflorescenze saline di colore biancastro.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il progetto ha previsto l’esecuzione di interventi di restauro conservativo delle superfici murarie, intonacate e lapidee: la pulitura dei depositi incoerenti e coerenti, l’estrazione dei sali solubili, impacchi per l’asportazione delle incrostazioni tenaci e blandi lavaggi per le superfici lapidee; la rimozione delle patine biologiche e della vegetazione infestante, il consolidamento di profondità e la stuccatura delle lesioni e dei giunti con malte compatibili sulle superfici murarie in mattoni a faccia vista; la rimozione delle malte inappropriate, il descialbo degli strati soprammessi, il consolidamento di profondità delle lesioni e la loro stuccatura con malte compatibili, la riequilibratura cromatica degli intonaci parietali e delle volte dell’ambulacro. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Sono state inoltre eseguite importanti opere per la regimazione delle acque provenienti dalle canaline storiche di raccolta delle acque pluviali, causa di frequenti allagamenti del giardino e dell’ambulacro in occasione di eventi piovosi intensi, tramite l’inserimento di una pompa a immersione di rilancio per impedire il rigurgito di acqua piovana nel pozzetto antistante il portico. Sempre al fine di evitare l’ostruzione del sistema di raccolta delle acque meteoriche, è stata condotta una generale risistemazione del giardino, con l’eliminazione delle partizioni contemporanee che suddividevano i quattro settori sistemati a verde in aiuole sopraelevate, cosa che ha permesso di riportare l’immagine del giardino al suo assetto originario. A questo scopo, anche la recente lastricatura dei vialetti è stata eliminata in favore del ghiaino, con funzione drenante delle acque superficiali. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">È inoltre stato sostituito l’impianto elettrico esistente, distribuito entro canaline in corrugato bianco di PVC a servizio di corpi illuminanti a neon, con una nuova distribuzione elettrica di cavi in canalina di rame, posta a servizio dell’illuminazione d’accento appositamente studiata per questo ambiente, e dell’alimentazione per i nuovi totem informativi pensati per la consultazione del patrimonio epigrafico del chiostro.</span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 4] → titolo_accordion: 04 - #Mitingodiverde
Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 1] → titolo_accordion_single: id 324 - Villa Celimontana
Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 1] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000770006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW225465219 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW225465219 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW225465219 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW225465219 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span> <span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW225465219 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio</span><span class="NormalTextRun SCXW225465219 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> I; Rione Celio; Via della Navicella, Piazza Celimontana 2-4; CAP 00184 Roma</span></span></p> <p><span data-contrast="none">L’area d’intervento, denominata Campo Celimontano, si estende per circa 1,2 ettari lungo le pendici del Celio e confina con il muro di Villa Celimontana, sviluppo di circa 120 m e altezza variabile tra 3,5 m e 11 m con funzione prevalente di sostruzione. All’interno si rilevano manufatti storico‑edilizi quali un ambiente voltato riconosciuto come ninfeo e resti di un bacino fontanile parzialmente interrato. L’area è di proprietà demaniale ed è attualmente in uso al CREA in base ad un accordo di collaborazione con la Soprintendenza. Dalle indagini storico‑documentarie è emerso che la sostruzione è riconducibile al belvedere della villa dei Mattei e che una parte consistente del sistema murario è crollata nel corso degli eventi del 1928. L’insieme presenta carattere paesaggistico e archeologico con vincoli di tutela paesaggistica e necessità di coordinamento con gli enti usurari e gli interventi limitrofi. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il progetto si concentra sul consolidamento e sul restauro conservativo dei manufatti e sul presidio del verde storico, prioritariamente sui tratti indicati come muro 1 e muro 2. Le indagini geognostiche, geofisiche e strutturali evidenziano condizioni di instabilità che richiedono misure di messa in sicurezza: riduzione del carico a monte, scavo di alleggerimento, posa di ancoraggi di progetto e realizzazione di drenaggi per contenere spinte idrostatiche. Si prevede il ripristino e il consolidamento dei paramenti in laterizio e del nucleo cementizio, il restauro delle superfici intonacate e del ninfeo, il recupero del bacino fontanile emergente e interventi di cucitura e integrazione muraria dove necessario. Sono altresì previsti scavi archeologici stratigrafici con assistenza specialistica, indagini integrative in corso d’opera e un sistema di monitoraggio permanente delle deformationi del fronte murario per la gestione della sicurezza durante i lavori. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Le opere di fruibilità prevedono la realizzazione di un percorso pedonale accessibile dall’ingresso su Via della Navicella fino all’area prospiciente il ninfeo, con pendenze e aree di sosta adeguate, pannelli divulgativi e la predisposizione infrastrutturale per un futuro impianto di illuminazione. Sono pianificate attività di gestione del verde storico, comprensive di potature, trattamenti fitosanitari, consolidamento e integrazione di nuove piantumazioni, nonché interventi su essenze malate. L’attuazione richiede coordinamento con gli enti contigui per le fasi di bonifica vegetazionale e per interferenze con cantieri limitrofi; l’intervento costituisce un primo stralcio funzionale ad una più ampia riqualificazione del belvedere e a possibili aperture al pubblico, salvaguardando la compatibilità con il contesto urbano e i vincoli di tutela.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 2] → titolo_accordion_single: id 326 - Ville di Dragoncello e Fralana interventi archeologici di recupero e restauro e messa in sicurezza dei siti
Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 2] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D22001480006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="none">Municipio X; Rione Acilia; Via Francesco Menzio; Via Ottone Fattiboni; CAP 00125</span><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento riguarda due insediamenti archeologici ubicati a Acilia nel Municipio X di Roma: la Villa F di Dragoncello e la Villa di Fralana (Acilia – Malafede). Entrambi i siti sono di proprietà pubblica e sono soggetti a vincoli archeologici e paesaggistici. La Villa F presenta una pars urbana e una pars rustica, pavimentazioni musive documentate e strutture in cattivo stato di conservazione; la Villa di Fralana mostra una pars urbana con mosaici e una pars fructuaria con torcularium. Dalla documentazione emerge che l’area è frequentata sin dalla fine del IV–inizio III secolo a.C.; la Villa F è riconducibile a una fase costruttiva del I secolo a.C. con ristrutturazioni nel II secolo d.C. Le condizioni conservative differiscono: la Villa F richiede indagini e consolidamenti estesi, mentre Fralana è parzialmente indagata e necessita di interventi mirati su porzioni emerse. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il progetto prevede attività archeologiche di scavo e indagine, diserbo, restauro conservativo e consolidamento delle strutture esposte, nonché interventi protettivi e di musealizzazione. Per la Villa F sono previste indagini diagnostiche, pulitura, consolidamento di muri e pavimenti e, ove necessario, coperture o reinterri protettivi per garantire la conservazione. Per la Villa di Fralana si interviene sul torcularium e sulle aree esplorate con consolidamento, sistemazione del piano di visita e strumenti espositivi. Il progetto include la realizzazione di percorsi accessibili, la predisposizione per l’illuminazione dell’area archeologica e pannelli informativi; è previsto un piano di manutenzione per la durabilità delle opere. Gli interventi sono finalizzati a ridurre il rischio per il bene e per l’incolumità pubblica senza alterare in modo definitivo la lettura del sito. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Le sistemazioni progettuali mirano a integrare i siti nel contesto urbano e verde esistente, favorendo una fruizione pianificata e controllata. A Dragoncello si prevede la creazione di una piazza pavimentata che segnala la geometria della domus sopraterrena, sedute e percorsi di collegamento; a Fralana si privilegia la conservazione del carattere naturale dell’area con percorsi che rispettano la giacitura dei muri e la visibilità del torcularium protetto. L’accessibilità è assicurata tramite percorsi a pendenza contenuta e dispositivi informativi, compresi pannelli e mappe tattili. Le opere si inseriscono nel più ampio contesto di interventi di riqualificazione urbana e sistemazione delle aree verdi del territorio, prevedendo coordinamento con gli enti locali per la gestione e la fruizione pubblica.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 3] → titolo_accordion_single: id 327 - La via Severiana e la Villa di Plinio: interventi archeologici
Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 3] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F87B22000680006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p><b><span data-contrast="none">Localizzazione: </span></b><span data-contrast="none">Municipio: X; Località: Lido di Ostia (Pineta di Castel Fusano); Viale della Villa di Plinio / viale di Castelfusano; CAP: 00100 Roma</span><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il sito è collocato nella Pineta di Castel Fusano, all’interno della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. L’ambito comprende un tratto della Via Severiana, antico tracciato litoraneo con limitati tratti in basolato affioranti, e la cosiddetta Villa di Plinio, con emergenze architettoniche, tra cui la Basilica paleocristiana e un mosaico noto come il ‘mosaico di Nettuno’. Prima dell’intervento l’area mostrava criticità legate alla scarsa riconoscibilità dei reperti, alla presenza di una recinzione provvisoria in rete metallica soggetta a danneggiamenti, ad accessi non organizzati e a fenomeni di degrado della vegetazione che copre porzioni di basolato. È presente un edificio di servizio non utilizzato, in buono stato esterno, identificato come possibile sede per la biglietteria a servizio della Villa. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento prevede indagini archeologiche mirate, lavori di restauro conservativo delle emergenze archeologiche e opere diffuse per la fruizione controllata del parco. Sono previsti il consolidamento e la pulizia del tratto di basolato della Via Severiana, il recupero e la riadesione delle tessere del mosaico mediante interventi conservativi specialistici, il restauro delle murature e degli intonaci con criteri di compatibilità e reversibilità, e la prosecuzione dei sondaggi archeologici. A servizio della fruizione sono progettati la sistemazione dei percorsi pedonali e ciclabili, la manutenzione della futura biglietteria, l’installazione di pannellistica e arredo urbano coerenti con il contesto, e la sostituzione della recinzione provvisoria con una recinzione metallica permanente. All’interno della Villa è prevista l’integrazione del percorso di visita con una passerella in quota per la visione del mosaico, progettata in modo da non interferire con le strutture esistenti. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Gli interventi migliorano la fruibilità dell’area promuovendo percorsi integrati tra la Via Severiana e la Villa di Plinio e prevedono segnaletica orientativa e informativa per guidare il visitatore. Le opere sono compatibili con la classificazione dell’area in ambito protetto e si svolgono nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale e paesaggistica; non sono previste acquisizioni per esproprio in quanto le aree sono di proprietà comunale o in consegna alla Soprintendenza. È prevista integrazione con le attività di manutenzione già avviate dal Comune di Roma e con i servizi locali (fermata bus, accessi carrabili), oltre a misure di contenimento dell’impatto dell’arredo e degli arredi da picnic, come indicato dalle autorizzazioni ambientali.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 4] → titolo_accordion_single: id 329 - Connessione Tor San Michele: realizzazione di parco pubblico e valorizzazione
Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 4] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F87B22000700006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW82040704 BCX2" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW82040704 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW82040704 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span><span class="TextRun SCXW82040704 BCX2" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW82040704 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span> </span></strong><span class="TextRun SCXW82040704 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW82040704 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio X (Ostia Lido), Ostia, Viale degli Atlantici, 00121 </span></span></p> <p><span data-contrast="none">Tor San Michele è un’antica fortezza parte del sistema difensivo costiero del Lazio, costruita nei pressi della foce del fiume Tevere, oggi inserita in un’ampia area demaniale, tra via degli Atlantici e via dell’Idroscalo, a ridosso della fascia costiera. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Secondo le fonti il progetto, avviato nel 1559, si deve a Michelangelo Buonarroti, alla morte del quale subentrò l’architetto pontificio Giovanni Lippi, anche detto Nanni di Baccio Bigio, fino all’effettivo completamento della fabbrica nel 1569. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">La torre fu utilizzata prima come dogana e postazione di difesa e avvistamento, poi come faro e infine radiofaro per l’idroscalo di Ostia; dalla fine della seconda guerra mondiale l’edificio ha perso le sue originarie funzioni difensive.  </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">La fortezza a pianta ottagonale, si sviluppa su tre livelli più terrazzo e torrino; l’altezza complessiva è di circa 18 m e la larghezza di base del forte è di 18 m. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">La torre presenta un paramento murario in cortina laterizia, con cantonali e cornici lapidee in travertino; su ognuno degli otto prospetti si aprono due livelli sovrapposti di finestre strombate, realizzate nei primi anni del XX, e una terrazza, originariamente destina a piazza d’armi. L’edificio è circondato da un fossato, realizzato in epoca recente, soggetto ad allagamenti periodici, che determinano fenomeni di umidità di risalita e conseguente degrado dei paramenti murari. L’area adiacente alla torre, di proprietà demaniale, non recintata e priva di una destinazione d’uso è attualmente in stato di degrado, spesso soggetta a fenomeni di occupazioni abusive. Sia la torre con la sua area di pertinenza, che il paesaggio naturalistico circostante sono oggetto di un finanziamento PNRR, finalizzato al restauro dell’antica fortezza e alla realizzazione di un parco pubblico in connessione visiva e funzionale con l’adiacente Oasi Lipu e la foce del Tevere. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento prevede il restauro conservativo dei prospetti della torre e la realizzazione di un parco pubblico, con percorsi, aree didattiche e giardini tematici.  </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il progetto di restauro delle superfici esterne della torre si compone di una serie di attività propedeutiche alla rimozione delle patologie di degrado e alla riconfigurazione di uno stato di conservazione dei paramenti murari tale da rallentare il più possibile l’inevitabile processo di invecchiamento. Si prevede preliminarmente di rimuovere la vegetazione infestante e i depositi superficiali presenti sia sulla cortina laterizia che sugli elementi lapidei; quindi, di consolidare e risarcire i giunti di malta erosi nel tempo con malte compatibili, la cui composizione sarà definita anche in accordo con i precedenti interventi manutentivi, infine reintegrare la cortina laterizia nelle porzioni particolarmente erose dagli agenti atmosferici. Anche gli elementi lapidei saranno oggetto di restauro, attraverso la risarcitura delle lesioni con specifiche malte. Si interverrà anche sulle imbotti delle aperture con la rimozione degli elementi in ferro impropri e la sostituzione delle balaustre danneggiate con elementi nuovi, progettati in accordo con la preesistenza.  </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il progetto di rifunzionalizzazione e valorizzazione del parco pubblico comprende, oltre alle propedeutiche attività di bonifica meccanica e bellica, necessarie per eliminare ogni presenza impropria determinata dai precedenti usi, anche la realizzazione di percorsi pedonali in terra stabilizzata e in ghiaietto lavato,</span></p> <p><span data-contrast="none">piantumazioni con essenze autoctone anche al fine di ristabilire la macchia mediterranea, recinzioni e cancelli in legno, e la realizzazione di un parcheggio di pertinenza del parco, con pavimentazione drenante. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’area progettata è concepita per uso ricreativo, ambientale e didattico per l’intero quartiere, con attenzione all’accessibilità e alla fruizione inclusiva. Le aree esterne e i percorsi sono dimensionati e realizzati per consentire la mobilità di persone con ridotta capacità motoria; i dislivelli sono gestiti rispettando limiti di pendenza. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Il progetto è articolato in due stralci funzionali: lo ‘stralcio 1’ riguarda l’area di pertinenza della Torre e la porzione di parco realizzabile con le risorse economiche disponibili; il secondo lotto di lavori prevederà il completamento del parco con ulteriori nuove piantumazioni, una pista ciclabile interna e la realizzazione di un secondo parcheggio su via degli Atlantici, con spazi per biciclette e un hub per futuri servizi di bike sharing.  </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">È prevista la consegna delle aree demaniali per uso governativo alla Soprintendenza Speciale e la gestione partecipata del parco pubblico che, si auspica, diventi un nuovo ambito naturalistico restituito alla cittadinanza.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 5] → titolo_accordion_single: id 330 - Sistemazione a verde aree archeologiche (Villa di Livia, Necropoli di Villa Pamphili)
Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 5] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000760006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 2.000.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW236228149 BCX2" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione</span><span class="NormalTextRun SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW236228149 BCX2" lang="EN-US" xml:lang="EN-US" data-contrast="none"> <span class="NormalTextRun SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Villa di Livia (Prima Porta) – Via Flaminia; Villa Doria </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Pamphilj</span><span class="NormalTextRun SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> (</span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">necropoli</span> <span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">nord</span><span class="NormalTextRun SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">-est </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">villino</span> <span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Algardi</span><span class="NormalTextRun SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">) – Via Aurelia Antica 111. Municipio: non </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">indicato</span><span class="NormalTextRun SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">; </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Rione</span><span class="NormalTextRun SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">: non </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">indicato</span><span class="NormalTextRun SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">; CAP: non </span><span class="NormalTextRun SpellingErrorV2Themed SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">indicato</span><span class="NormalTextRun SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">.</span></span><span class="TextRun SCXW236228149 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun SCXW236228149 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span></span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento riguarda due ambiti distinti: Villa di Livia e la necropoli di Villa Doria Pamphilj. Villa di Livia, collocata lungo la Via Flaminia all’interno del Parco Regionale di Veio, è un sito archeologico di età romana connesso alla residenza di Livia; la documentazione indica una frequentazione già nel I secolo a.C. La necropoli di Villa Doria Pamphilj, inserita nel grande parco storico di Villa Doria Pamphilj nelle adiacenze della Via Aurelia antica, riguarda un comparto archeologico circoscritto e in relazione con strutture funerarie romane; la villa di Doria Pamphilj ha origini documentate dall’età moderna (avvio lavori nel 1644). Entrambi i siti sono inseriti in vincoli paesaggistici e archeologici e presentano vegetazione autoctona e colonizzazioni spontanee che interagiscono con elementi diagnostici e strutturali emergenti.  L’intervento prevede una sistemazione paesaggistica integrata che privilegia il recupero della leggibilità archeologica, la tutela del patrimonio, la sicurezza, l’accessibilità e la fruizione pubblica. Le opere principali comprendono: il restauro conservativo della via d’accesso alla villa, costituita da resti di strutture murarie in opus reticulatum/opus incertum e da una tratto di strada basolata; il ripristino del giardino riportando in in luce la traccia del muro del portico; la realizzazione di un boschetto didattico con specie autoctone che richiamano le alberature raffigurate negli affreschi oggi conservati al Museo Nazionale Romano; la sostituzione e l’adeguamento delle balaustre, della recinzione e dei manufatti lignei per garantire standard di sicurezza e leggibilità visiva;  la risistemazione delle aree a verde, che presentavano vegetazione spontanea e nuclei arbustivi in formazione; il trasferimento al di fuori del sito dei container che costituiscono un elemento d’intralcio visuale; il riposizionamento degli elementi impiantistici relativi all’irrigazione e  la schermatura paesaggistica degli stessi. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Per Villa Doria Pamphilj gli interventi comprendono il restauro del muro di recinzione perimetrale, il restauro delle sedute e dei cancelli d’accesso, la sostituzione della staccionata lignea, la rimozione della vegetazione infestante,; specifici interventi di consolidamento strutturale rifacimento della copertura e resaturo riguardano il cosiddetto “colombario piccolo”  </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none"> </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">Gli interventi mirano a migliorare la fruibilità, la sicurezza e l’accessibilità dei due siti, conciliando conservazione e fruizione pubblica. A Villa di Livia sono previsti percorsi informativi, totem e arredi. Nella necropoli di Villa Doria Pamphilj si interviene per stabilizzare il terreno attorno al colombario, migliorare il drenaggio e ripristinare le recinzioni e gli accessi pedonali. Le lavorazioni saranno coordinate con altri cantieri e con le attività di musealizzazione dell’area per evitare interferenze; tutte le fasi operative tengono conto dei vincoli archeologici e paesaggistici e prevedono misure conservative e controlli specialistici. Tutte le operazioni di scavo e movimentazione terra sono pianificate con presidio archeologico e indagini preliminari. </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 6] → titolo_accordion_single: id 331 - Ninfeo dell’Orto Botanico e giardino storico: restauro conservativo dei manufatti e del giardino
Gruppo di Accordion [riga 4] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 6] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21000780006</p> <p><strong> Importo del finanziamento:</strong> € 1.000.000,00</p> <p><strong><span class="TextRun SCXW2725228 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW2725228 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Localizzazione:</span></span></strong><span class="TextRun SCXW2725228 BCX2" lang="IT-IT" xml:lang="IT-IT" data-contrast="none"><strong><span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW2725228 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span></strong> <span class="NormalTextRun ContextualSpellingAndGrammarErrorV2Themed SCXW2725228 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle">Municipio</span><span class="NormalTextRun SCXW2725228 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> I, Rione Trastevere, Largo Cristina di Svezia 23A-24, 00165 Roma (RM)</span><span class="NormalTextRun SCXW2725228 BCX2" data-ccp-parastyle="Subtitle"> </span></span></p> <p><span data-contrast="none">Situato nel parco di Villa Corsini, un tempo residenza di Cristina di Svezia, e su parte dell’area archeologica denominata Horti Getae, anticamente costituita dalle terme di Settimio Severo, l’Orto Botanico, uno dei più grandi d’Italia, si inserisce a pieno titolo nella tradizione dei giardini dall’importante valore scientifico-naturalistico. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span><span data-contrast="none">Il complesso oggetto d’intervento comprende la scalinata con la Fontana degli Undici Zampilli, il Nicchione di Cornelius Cornutus e l’area antistante, collocati sul margine settentrionale dell’Orto Botanico di Roma. Storicamente il Ninfeo è riconducibile alla fase pre-corsiniana della Villa Riario, poi Corsini; il progetto originario dell’assetto prospettico prevedeva il Nicchione come punto di fuga della scalinata. L’area è caratterizzata da presenza arborea storica e da percorsi che si affacciano sulla Passeggiata del Gianicolo. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span><span data-contrast="none">La fontana monumentale è stata realizzata del 1742 e negli anni immediatamente successivi su progetto dell’architetto Ferdinando Fuga. La struttura è articolata su tre rampe di scale e ed è arricchita da cinque vasche sovrapposte, munite ciascuna di due zampilli e sormontate da una vasca sommitale con getto sgorgante da un delfino.  </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span><span data-contrast="none">L’urbanizzazione postunitaria e il frazionamento della proprietà ha comportato un nuovo disegno della viabilità che si è sovrapposto ai percorsi e alle strade antiche che conducevano a Porta San Pancrazio. La conseguenza è stata la perdita dell’accessibilità del margine settentrionale dell’Orto Botanico (oggi in via di recupero), con il degrado degli arredi e delle fontane posti lungo questo confine. In particolare, il Ninfeo, originariamente interconnesso alla scalinata e che ne costituisce il punto focale della prospettiva che unifica il percorso dalle pendici alla sommità del colle, è oggi da essa fisicamente e visivamente separato da un recinto. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span><span data-contrast="none">Prima dell’intervento di restauro conservativo, questi manufatti presentavano diffuse condizioni di degrado: erosione e disgregazione delle superfici lapidee, incrostazioni calcaree nelle vasche, colonizzazioni biologiche (licheni, alghe, muschi), vegetazione infestante negli interstizi, lacune di intonaco e stuccature non idonee; erano inoltre presenti graffiti e importanti fenomeni di ossidazione degli elementi metallici.  </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span><span data-contrast="none">L’intervento è stato impostato come restauro conservativo mirato alla rimozione dei materiali non compatibili e al ristabilimento delle condizioni conservative dei manufatti e del giardino. Le attività progettuali hanno previsto il rilievo tridimensionale e la diagnostica materica, indagini stratigrafiche archeologiche preliminari e lo studio delle patologie. Le opere principali hanno previsto: puliture differenziate e rimozione di depositi incoerenti; trattamenti biocidi e diserbo selettivo; preconsolidamenti e consolidamenti localizzati; ristabilimento dell’adesione e reintegro materico dei modellati con malte idonee; rimozione e rifacimento parziale del cocciopesto delle vasche; passivazione e protezione degli elementi metallici; rimozione di stuccature inidonee e</span></p> <p><span data-contrast="none">successiva stuccatura con materiali compatibili; operazioni di protezione idrorepellente e antigraffito dopo prove preliminari. Per il Nicchione è stata eseguita la revisione integrale della copertura con sostituzione delle tegole irrecuperabili. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span><span data-contrast="none">Le attività di conservazione e fruizione sono state pianificate in coordinamento con l’Università La Sapienza – Orto Botanico e con Roma Capitale. Specifica attenzione è stata dedicata alla presenza del Platanus Orientalis secolare presente nell’area e al suo apparato radicale, con l’adozione delle opportune misure per evitare danni alle radici durante i lavori.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
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Gruppo di Accordion [riga 5] → ripetitore_di_singolo_accordion [riga 1] → descrizione_interno_accordion: <p><strong>CUP</strong> F89D21001120006</p> <p><strong>Importo del finanziamento:</strong> € 900.000,00</p> <p><b><span data-contrast="none">Localizzazione:</span></b><span data-contrast="none">  Municipio I; Rione Ripa (R. XII); Via Luigi Petroselli; 00186 Roma</span></p> <p><span data-contrast="none">Il complesso oggetto dell’intervento comprende il Tempio di Portunus e il Tempio di Ercole Vincitore, ubicati nell’area nota come Foro Boario lungo il Tevere. Il Tempio di Portunus conserva fasi costruttive di età tardo-repubblicana (IV-III sec. a.C.) con significativi restauri in età augustea e trasformazioni successive; il Tempio di Ercole Vincitore risale alla fine del II sec. a.C., con struttura periptera rotonda in marmo. Prima dell’intervento si presentano dislivelli e barriere che limitano l’accesso diretto alle celle e la fruizione da parte di persone con mobilità ridotta; l’area esterna presenta percorsi e giardini la cui accessibilità e organizzazione non favoriscono una visita inclusiva e integrata con gli itinerari turistici limitrofi. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento realizza ambienti immersivi interni ai due templi mediante tecnologie di Video Mapping e ologrammi retroproiettati, integrati da sistemi informativi digitali per la promozione. Sono previste opere di sistemazione delle aree esterne per consentire nuovi accessi e percorsi senza barriere: rampe per diversamente abili, passerelle sopraelevate amovibili e sbarco sulle quote delle celle. Si prevede il rialzo e la modifica puntuale di cancelli esistenti, la predisposizione di aree per arredi e la musealizzazione di reperti lungo il perimetro verso il Tevere. Le soluzioni adottate sono reversibili, a limitata invasività e privilegiano il riuso di materiali esistenti. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">L’intervento migliora la fruibilità e l’accessibilità complessiva del sito, agevolando l’inclusione dei visitatori con mobilità ridotta e favorendo l’integrazione con i flussi turistici provenienti dall’area della Bocca della Verità. Non include interventi di restauro dei monumenti ma opere propedeutiche alla loro fruizione. Le opere richiedono coordinamento con le autorità competenti per la gestione dei giardini e degli spazi pubblici circostanti; è prevista l’illuminazione scenografica a basso impatto e materiali informativi per la visita. La progettazione privilegia interventi a rapido esecuzione e limitato impatto sul contesto archeologico.</span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p> <p><span data-contrast="none">  </span><span data-ccp-props="{"134245418":true,"134245529":true,"335559739":160}"> </span></p>
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